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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 665 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Alfonso De Marco

IL PENTAGONO, A.D. 2003
RACCONTO (QUASI) AUTOBIOGRAFICO (QUASI) DI FANTASIA

CAPITOLO I - LANCUSI
Caro lettore,
voglio raccontarti, nel pi breve spazio possibile, una curiosa vicenda che mi ha coinvolto nellultimo scorcio di questa primavera. Forse ti lascia perplesso laudacia di questo esordio alla Dostoevskij, ma la vicenda si svolge a Lancusi e dintorni, che nemmeno San Pietroburgo, quindi siamo quasi pari. Eppure la citt degli zar e questo piccolo borgo nella valle dellIrno hanno un importante particolare in comune, il loro essere protagonisti della vicenda, quanto io stesso lo sono, se non di pi. Ma sarai tu a giudicare.
Ignoro chi abbia avuto la brillante idea di costruire una universit, centro del sapere, in un posto che pi decentrato non si pu. Questo paese tanto vicino a Salerno, quanto ne sono lontani i costumi e tutto il resto.
Lo vedi apparire allorizzonte, ai piedi di una brulla montagna, mentre uno sbuffante trenino diesel, gloria probabile degli anni che furono, si arrampica a fatica sul dislivello che conduce dalla pianura alla depressione di Lancusi, e depressione sar, in tutti i sensi. Mentre lasci il capoluogo costiero alla spalle ti chiedi dove e quando finir quella corsa. A Lancusi, appunto, frazione del comune di Fisciano. Negli ultimi anni le case si sono trasformate e moltiplicate, gli studenti sono diventati un business piuttosto lucrativo, case, scantinati e catapecchie sono state rimesse a nuovo e date in affitto agli stessi prezzi di corso Buenos Aires.
In questo paesino gli studenti non sono una sparuta minoranza confusa nella moltitudine, ma il contrario, sono la maggioranza, e alcuni tra cui il sottoscritto vi dimorano da cos tanto tempo che diventa difficile dissociarli nettamente dalla popolazione indigena. Dopo qualche anno il verduriere, il salumiere, il barista non sono pi estranei, ti riconoscono per strada, volente o nolente lo studente diventa membro della comunit locale.
Le occasioni di svago, unione, aggregazione sono poche, gli studenti preferiscono socializzare tra loro, si inventano i passatempi, solidarizzano o si scannano per i motivi pi disparati; c quasi un sottosuolo massonico in questo atteggiamento. Non di rado i gruppi hanno un leader, un elemento trainante che sappia sempre cosa dire o cosa fare per combattere la noia sempre in agguato; o pi semplicemente il presunto leader ha una macchina che possa sopperire alla cronica mancanza di mezzi pubblici per raggiungere la citt o la zona costiera.
Perch lo studente appiedato, in queste zone, somiglia molto a Carlo Levi nel suo confino lucano, senza esagerazioni. Il paradosso che qui, allo stesso tempo lo studente appena scappato di casa trova la libert, quella disponibilit di spazio e di tempo che giocoforza la vita in famiglia non concede, pu fare tutto, proprio tutto, senza rendere conto a nessuno. Molti hanno imparato ad amare questo luogo per il solo fatto di avervi scoperto aspetti e piaceri della vita che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti.
Per alcuni si tratta di piccoli passi avanti, ma per molti si tratta del primo volo libero attraverso un cielo sconosciuto, folleggiare allegramente, adagiarsi nellestasi del non controllo, dellassenza di confini visibili. Tutto sembra possibile, tutto nuovo, da provare e riprovare. Quelli che in questo modo si perdono, perch il dosaggio delle componenti riesce male, non si contano; ma non di questo caro lettore, che voglio parlarti. Lo puoi ben immaginare da te.
Lancusi ha la sua primavera, i ragazzi e le ragazze aspettano quasi con ansia lallungarsi delle giornate, respirano aria nuova, i balconi e le finestre si spalancano per far uscire il torpore dellinverno, rubano qualche ora allo studio, si slanciano nellaria nuova che sale dalla valle, nascono nuovi amori, le coppiette ritornano a fare capolino sulla via, ci sono quelle storiche, che nemmeno sanno pi da quanti anni stanno insieme, quelle appena nate e piene di speranze, quelle scoppiate, per i motivi pi diversi e che cercano il modo per risorgere a nuova vita; c chi attraverso questo deserto dei Tartari si guarda intorno alla ricerca di quello sguardo che in un momento possa cancellare mesi di letargo e solitudine, che possa effondere nell aria intorno a s profumo di gioia e nuove sensazioni.
Per quanto breve, Lancusi ha la sua estate, con i suoi esami da sostenere e le giornate afose. Ti accorgi dellapprossimarsi dellestate quando per strada si iniziano ad incrociare le ragazze un po in carne che sudano coraggiosamente con la speranza nel cuore di tornare in forma costume, potenza della fede; e i ragazzi che a petto in fuori e scarpette ai piedi corrono come invasati sui campi di calcetto, o sudano nelle palestre, gli esami sono sacri, spesso litalica maschia bandiera lo di pi.
Caro lettore, non storcere il naso, che altro vuoi fare a Lancusi prima dellarrivo dellestate, quando la forza e la volont di studiare iniziano a scarseggiare, si attende la sera, che il sole cali, che si alzi una bava di vento per ricominciare a respirare, ci si siede nei giardini per fare quattro chiacchiere, per sentirsi meno soli, si vagheggiano nei letti sudati poemi infiniti e prati fioriti su cui correre mano nella mano, ci si addormenta a fatica con lincubo del prossimo professore che aspetta dietro la cattedra.
E come dimenticare lautunno, che in questo luogo ho imparato ad amare. Camminare in silenzio, svogliato e assente a me stesso sul far della sera, sentire che ancora presto ma il sole gi fugge dietro i monti, il vento pi fresco, poche persone sulla via che frettolosamente rincasano, il passo che incede faticosamente e scosta le prime foglie morte dai marciapiedi, le braccia si intrecciano, chiss se vero amore, o la coperta pesante ancora a casa e i primi freddi sono arrivati allimprovviso, sentire che il cuore geme e sorride mestamente, il bavero si alza e passano davanti agli occhi le primavere passate, desiderio di un buon caff caldo, prendere la penna e scrivere quattro versi per ricordare che un altro ramo si spogliato, aprire il solito romanzo, da troppo tempo alla stessa pagina. Autunno a Lancusi.
Da queste parti ogni inverno ha la sua storia, con o senza neve, con temperature mai troppo basse, e con una costante: il vento. Una tramontana gelida. Alla fermata dellautobus le imprecazioni si sprecano, aumenta il consumo di t e latte caldo, stipati nel giaccone imbottito solo pochi temerari fagotti si aggirano per il paese. Frequenti scrosci di pioggia completano lopera di dissuasione.
Arrivai in questo paesello tanti, troppi anni fa. Non ero uno sprovveduto, avevo girato, come si usa dire, e in parte la mia esperienza di strada lavevo fatta. Ma avevo molto da imparare, e lho fatto a mie spese; la libert bella, ma ha un prezzo: per fortuna nel mio primo periodo a Lancusi dovevano esserci i saldi.
Al di l delle battute idiote, devo confessare che i primi sei mesi complici i corsi annuali batterono la bandiera dello sciopero, conducevo una esistenza a met tra lozio e la dissolutezza. Alcune mattine mi alzavo talmente rintronato che nemmeno ricordavo dove cavolo mi ero addormentato la sera prima. Non rimpiango quel periodo, ma capisco oggi di aver esagerato spesso la misura.
Basti pensare che per tre mesi ho convissuto con una figliola che mi faceva da balia: colazione a letto, pranzo e cena, bucato e varie ed eventuali; tra di noi non intercorreva nessun legame amoroso o sessuale. E oggi cosa rimane di quei tre mesi? Niente, questo il dramma. Fu ozio puro, una dannazione per lo spirito.
Le cose presero una piega diversa quando ho incontrato una ragazza con cui ho condiviso gioie e dolori per il non breve periodo di dieci anni. Mi spron a ritornare sui miei passi, a riprendere possesso dei miei principi, a non disperdere le mie forze migliori.
Per lei scrissi Malinconia, e quello fu latto iniziale della nostra storia damore. Questo mi serve solo per dire che in questo luogo puoi persino incontrare quella che potrebbe essere la donna della tua vita; ho visto tanti amici che qui si sono incontrati e poi sposati e oggi hanno anche dei bambini. Mi basta pensare a Marcello, tutto sembr cominciare quasi per scherzo, oggi quello scherzo ha avuto un seguito dolcissimo, di nome Luca.
E veniamo a oggi. Il paese che avevo davanti agli occhi dieci anni fa non pi tale, sono stati eretti interi quartieri, persone che ormai conoscevo bene sono passate a miglior vita, altre stanno venendo su, i bambini della vicina, a cui insegnavo a fare le divisioni, hanno la patente, la vecchia padrona di casa ha qualche ruga in pi e altre storie da raccontare alle nipotine.
Gli studenti vanno e vengono, chi rimane poco e chi rimane molto, Lancusi per sempre l. Ed proprio l che una delle cose pi strane di questa mia lunghissima permanenza avvenuta.

CAPITOLO II ANGELO E RAFFAELE
Lo scorso anno, nel mese di maggio, si chiusa una storia damore durata ben dieci anni, con tutte le immaginabili conseguenze. I miei amici pi cari hanno fatto quadrato intorno a me, lo stesso la mia famiglia. La ragazza con cui ho rotto dopo dieci anni si chiama Miranda , con lei ho trascorso gli anni pi belli e importanti della mia vita, da 20 a 30, quelli che non tornano pi. Ci sarebbe stato da impazzire, e questo ognuno lo capiva.
Ma nessuno capiva perch abbia speso tutta lestate su una vecchia bicicletta a fare sempre lo stesso percorso.
semplice: andavo al Ponte, il ponte con la P maiuscola, dove la strada inizia a salire, la strada che porta al paese dellentroterra cilentano dove abita Juliet .
Percorrevo la strada da casa al ponte tutta dun fiato, arrivavo al ponte mezzo morto e mi sedevo sul guardrail; laria calda del pomeriggio risaliva il greto asciutto della fiumara, la montagna mi sovrastava e la salita impossibile per le mie gambe quasi mi irrideva; spedivo un messaggio a Juliet e tornavo a casa. Per lei ho continuato a cumulare notti insonni e giorni grami per circa otto mesi. Salvo poi sentirla affermare senza nessuna compassione che alla sincerit e buona fede dei miei sentimenti non aveva mai creduto
Nel mese di dicembre Juliet mi propose di partecipare alla realizzazione di una commedia da tenersi nei pressi di Lancusi. Ovviamente rifiutai, mi opprimeva lidea di vedere Juliet troppo spesso, per quanto ragionevolmente desiderassi il contrario. Tra i protagonisti della commedia cerano Thurio e Lorenzo , entrambi pretendenti la mano di Juliet. Fu proprio Lorenzo a chiedermi di partecipare alla commedia, sottolineandone lo scopo benefico: a quel punto non potei tirarmi indietro, mi aveva toccato sul vivo; pi di Juliet pot la beneficenza.
Lorenzo uno studente in farmacia, quello che si definisce di solito un bravo ragazzo. Per lui il fatto stesso che la commedia si tenesse in parrocchia, sotto la supervisione di un sacerdote, era un impegno con il Padreterno, la sua tenacia e volont riuscivano a stupirmi.
Thurio era un tipo molto pi ermetico nellespressione delle sue opinioni, sebbene dotato di altrettanta forza di volont, ateo convinto, partecipava alla commedia a prescindere, o forse perch era amico di molti della combriccola, o forse perch la riteneva una buona occasione per vedere Juliet, chi potr mai dirlo.
Degli attori conoscevo gi Juliet, come ho detto, Lorenzo me lo aveva presentato proprio lei qualche tempo prima, ma soprattutto Angelo, mio fedele amico dal 1987. Tieni bene in mente questo nome, amico lettore, lo risentirai spesso.
Le prove della commedia si tenevano in piccolo teatro, o in casa del regista attore, qualcuno arrivava sempre in ritardo, qualcun altro si arrabbiava, si facevano delle cose ridicole come mettere ai voti lesclusione di qualcuno, senza avere la bench minima idea di come sostituirlo; la cosa mi faceva sentire a met strada tra lostracismo greco e limbecillit pura, con la netta sensazione che fosse la seconda a prevalere.
Finire le prove era sempre unimpresa: tutti studiavano la parte, o almeno cos dicevano, ma nessuno la ricordava tutta, le improvvisazioni si sarebbero sprecate persino alla rappresentazione, non cera mai completo silenzio, chi non era in scena pensava agli affari suoi, a volte presenziavano le prove persino gli scalmanati ragazzini di Lancusi.
Ma quello che rileva il contorno della commedia, le uscite collettive al bar, le cene in pizzeria, gli intrecci pi o meno amichevoli, e pi o meno disinteressati, che stavano nascendo.
Tutti vedevano gli sguardi languidi tra il regista Bernardo e una cantante del coro - Jessica ma tutto sommato non importava niente a nessuno; daltra parte non era un mistero che Bernardo avesse un debole per il sesso femminile in generale, e che Jessica avesse un debole per Bernardo in particolare, sebbene fosse fidanzata da 5 anni con Claudio anche questo un nome di fantasia. Si faceva del pettegolezzo, ma nullaltro.
Io non nutrivo nessun interesse per nessuna delle attrici della commedia, sebbene Angelo mi torturasse in occasione di ogni prova dicendo di aver individuato nella Diavola la ragazza che faceva per me.
Per farci quattro sincere risate dicevamo lo stesso a Lorenzo, il quale protestava il suo disinteresse per tutte le ragazze in genere in quel periodo: non riusciva ad ammettere che Juliet fosse ancora una ferita aperta. E cos, di prova in prova, di serata in serata, i legami si stringono, le persone si conoscono e si frequentano anche al di fuori del teatro.
Avevo conosciuto Jessica lanno scorso, sempre tramite Juliet, la fonte di tutti i miei guai! Un bel viso, molto socievole. Mi trovava simpatico.
Tra me e Jessica comincia a crescere un buon rapporto, si esce volentieri insieme, gusti musicali in comune, la passione per la birra, stesse idee politiche, lo stesso sfrontato atteggiamento verso le cose della vita.
Lei abitava in una dependance della casa abitata da Bernardo, la stessa casa dove avevo abitato con Angelo e altri ragazzi qualche anno prima di loro.
La casa, la commedia, gli interessi, fatto sta che io e Jessica iniziammo a vederci sempre pi spesso, con o senza gli altri. Non posso nasconderlo, a me faceva al tempo stesso piacere e anche comodo. Piacere perch la vita da single mi andava ogni giorno pi stretta, lei era di una simpatia coinvolgente e a tratti affascinante, sapeva parlare a un uomo nonostante avesse quasi 9 anni meno di me, piacere perch la sua sensualit era evidente, le sue provocazioni deliberate, un rapporto platonicamente erotico quanto basta per scacciare il pericolo della noia. E mi faceva comodo perch era fidanzata, un rapporto che coinvolgeva da cinque anni anche le rispettive famiglie, da me non pretendeva nullaltro che compagnia, non si sarebbe innamorata di me perch era chiaro che il suo cuore era gi a met del guado tra Claudio e Bernardo, e io non mi sarei mai innamorato di lei: troppo lontana da quella che sar la donna che mi far innamorare. Potevo preparare il mio esame di storia economica senza troppi pensieri o fastidi, almeno questo era quello che pensavo allora, caro lettore.
La storia che mi appresto a raccontarti, caro lettore, avrebbe avuto risvolti diversi senza i preziosi consigli e la vicinanza dei miei due Amici, Angelo e Raffaele.
Durante la carriera universitaria ho conosciuto centinaia di persone, con molte intrattengo ancora rapporti pi che dignitosi, con altri durato il tempo di un caff, senza nemmeno sentire il bisogno di chiederci il nome. Questi due ragazzi rappresentano un baluardo di fronte alla precariet e transitoriet dei rapporti umani, fiumi di inchiostro non renderebbero loro giustizia; sar breve per questo, anche a penne pi avventurate riuscirebbe difficile dire tutto.
Lamicizia un sentimento, si prova, non si scrive.
Angelo un concentrato di simpatia, goliardico per natura e vocazione, la persona che nei momenti di allegria non pu mancare, le sue battute sono esilaranti, conoscerlo significa innamorarsene. Un ragazzo di intelligenza fine e di sentimenti profondi, parla poco di s, ma basta saperlo ascoltare per coglierne lumanit sconfinata, ascolta con pazienza, i suoi consigli non sono mai banali o di circostanza, grande osservatore e conoscitore della natura umana, su di lui ho sempre potuto contare ciecamente. Quanto mi sia stato vicino nella vicenda Juliet da ricordare per tutta la vita, arduo da descrivere; una sera gli mandai un sms in cui scrissi sto male: dopo pochi minuti era alla mia porta, con il viso coperto dallaffetto e dalla collera dei giusti. Jessica lo sottovaluter, credeva di poter nascondere qualcosa ad Angelo, credo nemmeno immaginasse di quanto potesse sbagliarsi.
Quando Raffaele mi presenta a qualche amico mi diverto a sottolineare come io ricordi il giorno della sua nascita! Beh, forse proprio quel giorno non lho presente, ma ho ancora impressa la sua immagine nel passeggino sotto casa. Questo spilungone di una furbizia letale, pragmatico e calcolatore; sempre in vena di fare scherzi, collerico e rissoso quanto profondamente innamorato della vita e dei suoi sentimenti migliori, buono fino allosso, di una tenerezza imbarazzante. Dopo la rottura con Miranda ho sentito la sua spalla come un bastione, non cera sera in cui non mi chiamasse, non prendeva un caff senza che fossimo insieme, e anche oggi la nostra, insieme ad Angelo, pi che una amicizia una vera e propria alleanza.
Emblematico di ci, un fatto: durante linverno 2001 Raffaele ha fatto una corte spietata a Juliet, proprio la stessa del Ponte, e il suo alleato in questa tenzone sono stato proprio io. Insieme abbiamo scelto i regali, i fiori, i tempi degli attacchi; capitava che qualche sera Raffaele mi chiamasse e mi chiedesse di scendere da lei: non me lo sono mai fatto ripetere due volte, mi bastavano in genere pochi minuti, qualcosa di pi se ero gi in pigiama. Il 26 dicembre 2000, allinsaputa del mondo, ci avventurammo su per le colline, fino a casa di Juliet, e con delle risibili scuse ci impiantammo a casa sua. Limbarazzo generale era tangibile. Al ritorno era calato un nebbione da non lasciar vedere nulla; furono i 30 km pi lunghi della nostra vita: eravamo insieme, non avevamo paura. Quando ho cominciato a pedalare in direzione di Juliet, la prima persona con cui mi sono confidato stato proprio Raffaele, rimasto stupito, questo comprensibile, ma ha fatto esattamente quello che io avevo fatto per lui .
Tra laltro Raffaele non vedeva di buon occhio il legame sempre pi stretto che si stava instaurando tra me e Jessica, mi metteva in guardia dalla possibilit che si innamorasse di me, che poi sarebbe stato difficile scollarmela di dosso. Jessica non lo teneva moltissimo in considerazione, se non per la sua prestanza fisica e la sua bellezza.
Una piccola digressione mi sia a questo punto consentita. Quando sono stato in Piemonte a lavorare, giovane e poco convinto emigrante, studente in crisi e abbandonato al proprio destino, immagineresti, caro lettore, chi mi chiamava con regolarit, affetto e voce rotta: Angelo e Raffaele; chi abbia gioito del mio ritorno e della ripresa dei miei studi: Angelo e Raffaele, sempre loro.
Ecco perch parlo di questi due ragazzi in termini di Amicizia.
Quando Bernardo parlava di amicizia con tanta disinvoltura davanti a un piatto di melanzane, per questi e tanti altri motivi, mi faceva accapponare la pelle. Sensazione che i fatti avalleranno in modo sconvolgente. La stessa Jessica aveva un concetto dellamicizia particolare, molto legato alla tattilit, al contatto fisico. Una sera, dopo una delle innumerevoli sessioni di prova della commedia, ci recammo alla pizzeria di Tonino per concludere la serata in bellezza. Ovvero davanti a una pizza fumante. Fu una serata di curiose scoperte. Silvia scopr che io scrivevo poesie, disse francamente che non lo avrebbe mai immaginato, non percepiva in me la sensibilit necessaria, il suo atteggiamento cambi radicalmente, la sua quasi ingenua ammissione mi fece sorridere benignamente, come non mi capitava da tempo.
Si inizi cos, quasi per caso, a parlare di amicizia; Jessica parl in termini a dir poco aulici del rapporto amichevole instaurato con Bernardo, dopo un disastroso avvio, e volle avvalorare questa tesi in modo convincente: gli diede un bacio sulle labbra, di fronte alla mia indifferenza, allimbarazzo di Silvia e allevidente disgusto di Lorenzo.
In quel momento, per quanto non condividessi per nessun motivo quel comportamento, il sentimento prevalente era di invidia nei confronti di Lorenzo, capace ancora di meravigliarsi. Mi ritenevo ormai toccato da tutte le esperienze per potermi stupire; pochi mesi dopo Jessica sarebbe riuscita a sorprendere anche me, e nel peggiore dei modi.
Una notte buia e tempestosa, pieno inverno, si provava la commedia a casa di Bernardo. Avevo parcheggiato la mia vecchia macchina nel vicolo cieco in fondo al quale c la casa di Bernardo, quando feci per uscire da quel cul de sac a marcia indietro, sotto il diluvio, si prov piuttosto difficile. Nel frattempo era salita in macchina con me anche la Diavola; le prove erano allinizio, almeno per me, e in pratica nemmeno la conoscevo. Stavo in silenzio, non desideravo aggredirla, sebbene mi incuriosisse questa ragazza che era spesso schiva e silenziosa. A lei invece bast il breve percorso da casa di Bernardo alla stazione di Lancusi per farmi un conciso ma approfondito interrogatorio, mi sentivo a met tra lo stupito - e compiaciuto e lirritato per laudacia. Per mi risult simpatica, la prima sensazione non mi ha tradito quasi mai, e non lo fece nemmeno stavolta.
Bene, caro lettore, lintroduzione finita. Adesso sai dove si sono svolti i fatti, conosci i personaggi principali gli altri te li presenter pi avanti - , le circostanze in cui tutto ha avuto inizio, e soprattutto credo che la tua pazienza sia arrivata al limite, adesso ti aspetti giustamente di capire perch mi stia affannando su questa tastiera, quale arcano frangente mi sia toccato in sorte; ci stiamo arrivando Prosegui pagina, e sii magnanimo.

CAPITOLO III LA NOTTE E IL MARE
Dal mese di settembre 2002 alla met di febbraio dellanno successivo, a parte qualche sporadico diversivo, il mio cuore e la mia mente avevano coltivato un solo pensiero, ossia superare lesame di politica economica, quello scoglio su cui troppi anni addietro si era arenata la mia carriera universitaria. Cero riuscito, ma la mia felicit non era completa, portavo a spasso con me le scorie dei dieci anni buttati al vento, del perduto amore per Juliet, della mancanza di un gesto di affetto da parte di una mano femminile. E proprio a questo pensava Raffaele quando mi metteva in guardia da Jessica, conosceva la mia debolezza in quel periodo, percepiva il mio bisogno, non gli era ignota la mia particolare sensibilit a certi argomenti; e considerava una follia un eventuale attaccamento a Jessica. Aveva ragione in tutto, ma non conosceva lepisodio del bacio in pizzeria, ovvero la prova che gli interessi di Jessica erano appuntati altrove; conoscere questo fatto avrebbe significato per Raf la certezza che in quel momento Jessica si era auto-esclusa dal mio orizzonte; su certe cose non sarei passato nemmeno con un carro armato. Quando glielo raccontai il suo viso si rasseren.
Mese dopo mese la primavera era arrivata a inondare le strade e i cuori, la primavera di Lancusi, caro lettore. Si stava bevendo un caff, o altro, al Rogers bar, io e Angelo, Bernardo e Jessica, Juliet. Qualcuno propose una passeggiata in qualche localit della costiera amalfitana, poche titubanze ed eravamo gi nella macchina di Jessica. Angelo guidava, io al suo fianco; dietro Bernardo si barcamenava allegramente tra le due fanciulle. Le battutacce e i doppi sensi osceni si sprecavano, laria era abbastanza calda; guardavo Angelo e sorridevo, lui sorrideva a me: sarebbe successo qualcosa, si trattava solo di aspettare.
Una notte di fine aprile, il paesaggio bellissimo, profumo di mare calmo, luci della costa e della citt di Salerno in lontananza, il cielo punteggiato di stelle. Silenzio. Solo le nostre voci stridule ed eccitate. Passeggiavamo ebbri tra la strada e gli scogli, ci piaceva stare l, ma forse nessuno sapeva il perch, o pi realisticamente ognuno aveva il suo, profondo e inconfessabile.
Mancavo da quei luoghi da tantissimo tempo, sette o otto anni, il fiume dei ricordi scorreva impetuoso davanti agli occhi, spesso mi assentavo, per ritrovare i miei compagni che avevano gi cambiato posto o posizione. Non mi mossi per raggiungerli, mi sedetti sullo scoglio pi vicino alle onde, sentivo la marea crescere, il vento risalire verso lentroterra. Jessica venne vicino, sedette accanto a me, mi osservava in silenzio, si approssim sempre pi fino a quando non si adagi tra le mie ginocchia.
Mi chiedeva a cosa stessi pensando, cosa provassi in quei momenti, se mi infastidisse la sua presenza, e mille altre cose, soprattutto non smetteva di chiedermi cosa mi passasse per la mente nelle pause di silenzio. Sentivo il suo corpo premere contro il mio, caldo e abbandonato, parlammo tanto senza dire quasi nulla. Si girava e rigirava con noncurante malizia, parlava di s e del suo passato, del suo futuro. Desiderava penetrare nella mia vita, sembrava coltivasse una volont di possesso dei miei pensieri, sopra ogni cosa bramava di conoscere i miei gusti, e le mie esperienze passate, in fatto di donne e di sesso, un pensiero che per lei era quasi ossessione.
Poco lontano Angelo metteva in croce Juliet, come suo solito, mentre Bernardo passeggiava nervosamente. Jessica lo vedeva, faceva finta di non vederlo, ed io facevo finta di non accorgermi di questa piccola e stupida guerra di nervi, ero proprio curioso di vedere come si sarebbe conclusa la serata.
La mia curiosit dovette aspettare un bel po, Jessica non sembrava avesse intenzione di alzarsi, a me tutto sommato la cosa non dispiaceva, sebbene col passare dei minuti diventasse sempre pi difficile controllare le reazioni della carne.
Sul lungomare poco distante, Bernardo andava su e gi sempre pi nervosamente, Angelo sorrideva divertito e osservava, nemmeno sfiorato da quello che stava accadendo, Juliet disapprovava ma taceva. A Jessica interessava che Bernardo vedesse chiaramente la scena, che si rendesse di come lei stesse bene anche tra le mie braccia; era un grottesco gioco delle parti, al limite della stupidit. E dellarroganza: erano convinti che nessuno avesse capito lo scopo della commedia, che noi fossimo meccanismi involontari del loro gioco perverso.
Bernardo un personaggio tronfio, pieno di s, con una sconfinata autostima, talmente barocca da non poter essere considerata presunzione, per innalzarsi al di sopra del suo interlocutore racconta delle stolidezze incredibili, forse convincendosene egli stesso; di assolutamente patologico aveva il senso del possesso nei confronti delle persone. Fu lui stesso a dire, in una occasione successiva, di non prendere nemmeno in considerazione lidea che qualche persona a lui vicina potesse essere lo stesso anche per qualcun altro; intendeva i rapporti in modo morbosamente esclusivo, che si trattasse di uomini o di donne, dallalto della presunzione che solo lui potesse dare alle persone quello che agli altri non concesso nemmeno concepire. A mio avviso, un infantile megalomane. Secondo Raffaelesentenza un utile idiota.
Jessica era stata letteralmente plagiata dalla luce propria che questuomo emanava da s, vedeva in lui il compiersi di ogni umano sforzo nellavvicinamento allinfinito, aveva per lui quasi una forma di adorazione. Per lui avrebbe fatto qualunque cosa, avrebbe messo in discussione Dio e il mondo. E cos far. In comune con Bernardo aveva la morbosa gelosia nei confronti delle persone, la volont di possesso dello spirito e della carne altrui. Mentre si stava su quello scoglio mi chiese se i miei sentimenti per Juliet fossero ancora in qualche modo in vita. Negai, e avevo almeno due motivi per farlo: in primo luogo non parlo con la prima persona capitata dei miei sentimenti pi profondi; inoltre per me Juliet rappresentava un paradigma umano che lei non avrebbe potuto capire, sarebbe stato tempo perso.
E poi a lei interessava solo sentire che per me il capitolo Juliet fosse chiuso, che fossi una persona libera e in grado di ricominciare da qualche altra parte le serviva per poter attirare a s Bernardo, sarei stato in quel caso libero di amare chiunque, e comunque ne godeva perch percepiva il potere che le derivava dallavermi tutto per s.
Ma Jessica era una donna, e la avrei trattata comunque come tale, le mie convinzioni non erano avallate dai fatti, in teoria avrei anche potuto sbagliarmi sul suo conto, eravamo solo amici, o meglio poco pi che buoni conoscenti, e poi lei si mostrava dolce come lo zucchero, si lasciava andare come una ninfea alla corrente del fiume, mi sciolsi su di lei in mille coccole, la accarezzai dolcemente, le guardavo il viso e le splendide labbra, sudavo e mi chiedevo in quale direzione muovere il passo successivo, come e quando tutto avrebbe avuto fine, tutte considerazioni ragionevoli, ma era una donna: il mio spirito e il mio corpo ne erano consapevoli.
Ci sollevammo dallo scoglio, la guardavo e lei sorrideva, Bernardo, Angelo e Juliet si volsero verso di noi, li raggiungemmo, lanciai uno sguardo dintesa ad Angelo, Jessica si avvicin ad Bernardo; li lasciammo da soli a parlare, noi tre ci avviammo verso la fine del pontile.
Sentimmo improvvisamente una voce rotta dal pianto, lacrime grosse scendevano copiose sul viso di Jessica, singhiozzava e diceva delle frasi incomprensibili, almeno per me, mi abbracci con forza sotto lo sguardo attonito di Angelo e Juliet, la strinsi al petto, le carezzai i capelli, sollevai il suo viso per parlarle, la abbracciai ancora e la portai pi avanti sul pontile, gli altri fecero si incamminarono verso lauto, le parlavo ancora, continuava a piangere, continuavo ad accarezzarla.
Non capivo, o non mi interessava capire, non saprei. Ho visto troppe donne piangere per nulla. O per finta.
Si calm, ci rimettemmo in macchina, sempre Angelo al volante e io accanto a lui, e tornammo a Lancusi. Un silenzio irreale, Bernardo taceva e diceva di avere mal di pancia. Era tardi, e tutti avevamo solo voglia di andare a letto. Bernardo mi spedir un sms in cui affermava di essere riuscito a dominare il dolore addominale sulla via del ritorno ricorrendo a una antica pratica yoga; se ammettessi che non era lui il primo a credere a queste fesserie, mi rimarrebbe un dubbio: crede di essere pi intelligente degli altri, o che gli altri siano pi stupidi di lui? Ai posteri lardua sentenza, noi ci facciamo una bella risata e andiamo avanti.
Ormai Jessica faceva parte della nostra rectius, della mia - vita quotidiana in pianta stabile, veniva a mensa con noi, mi aspettava alluscita dei corsi, prendeva il caff al bar con noi, appena tornavo a casa mi mandava un sms o mi chiamava perch andassi da lei, con le scuse pi futili; al tempo stesso non trascurava di coltivare Angelo e Raffaele, aveva individuato in loro i miei migliori amici e fedeli consiglieri. Aveva capito e non aveva torto che avrei parlato con loro di tutti i miei dubbi rispetto alla situazione in corso, che avrei tenuto nella massima considerazione i loro consigli. E quando non puoi combattere un nemico, alleati con lui, questo Bernardo lo aveva certamente insegnato a Jessica. Ma aveva fatto male i conti: non li avrebbe mai corrotti, ma non poteva saperlo o immaginarlo, troppo lontana dalla sua concezione della vita una amicizia cos forte e leale.
Ad ogni modo, caro il mio lettore, cos stavano le cose. La serata sullo scoglio era linizio della tessitura della tela di ragno intorno a me e ai miei amici, peccato che Bernardo non sia Bismarck, e tanto meno lo sia Jessica, la loro era una guerra persa in partenza.
Il nostro rapporto avrebbe potuto andare avanti per anni, in quelle condizioni, senza impegni o pretese, compagni di giochi nel tempo libero, reciproco rimedio allo stress, ma lei volle tirare in ballo i miei sentimenti, usarli per uno scopo personale e non giudico lo scopo, ma i mezzi e questa stata una dichiarazione di guerra. Le avrei perdonato tante cose, questo mai.
Alle 11:51 del 10 maggio mi arriva questo sms: Mi sento un subacqueo, le lenzuola sono una grotta sotto lacqua. buio, vado avanti e indietro, mi volto, vorrei uscire ma non capisco da che parte si trova la superficie, se c il cielo dov? Un bacio e buona giornata.
Non lo nego, non ho capito cosa voglia dire, ma sicuramente uno dei pi curiosi che Jessica mi avesse inviato fino a quel punto; gli sms tra noi si sprecavano, i suoi messaggi di buongiorno o buonanotte, i miei di pura poesia, le provocazioni, quelli per stabilire dove e a che ora si pranzava non si vive di solo sentimento!
La tela cominciava a infittirsi, le truppe nemiche uscivano oramai allo scoperto, lun contro laltro armato eravamo rassegnati alla battaglia; presto sarebbe successo qualcosa.
Io considero il mondo per quello che , Graziano: un palcoscenico dove ogni uomo deve recitare una parte, (). [William Shakespeare, Il mercante di Venezia]
Bernardo e Jessica non conoscono Shakespeare, ma credono di essere gli unici a saper calpestare il palcoscenico.

CAPITOLO IV IL 13 MAGGIO
13 maggio, un anno esatto dalla rottura con Miranda. Sentivo dentro una strana serenit, quel giorno maledetto rimarr impresso a lungo nella memoria; la notte trascorse tranquilla, di buon mattino Jessica mi invi un sms, doveva essersi appena svegliata. Rimaneva comunque un anniversario importante, non potevo non pensarci.
La sera precedente ero stato a casa di Angelo, lo avevo visto provare gli ultimi passi di ballo per lesame; proprio cos, caro lettore, il 13 maggio Angelo avrebbe dato lesame per diventare maestro di ballo, categoria oro nazionale, il coronamento di anni e anni di sacrifici, di impegno, di rinunce. Era sereno, cosciente di aver lavorato bene. Gli feci un sentito in bocca al lupo e tornai a casa.
Intorno alle 22 di questo 13 maggio, squilla il cellulare: Angelo, arrivato a Salerno col titolo di maestro in tasca, ma rimasto a piedi, lultimo autobus per Lancusi era appena partito. Ci diamo appuntamento dinanzi alla stazione, sarei sceso immediatamente. Ero con Jessica, le proposi di accompagnarmi a Salerno, cos avremmo potuto dare le nostre congratulazioni ad Angelo in anteprima; prendemmo la sua macchina e ci avviammo, non ci fu bisogno di chiederglielo una seconda volta.
Jessica ne avr combinate di cotte e di crude, ma una persona di una generosit straordinaria, riesce a dare serenamente senza mai chiedere praticamente nulla in cambio. La sua disponibilit imbarazzante, a volte riesce difficile parlare di qualcosa o proporla, lei gi sul piede di partenza. Non ho mai saputo interpretare bene questo lato del suo carattere.
Mi metto al volante della sua auto, lei stranamente silenziosa, i nostri discorsi sono quasi di circostanza, tutto abbastanza strano. Per conta poco per me, Angelo aveva superato lesame, ero troppo felice per pensare ad altro.
Arriviamo alla stazione di Salerno, esce Angelo dallatrio partenze, camicia nera e cravatta grigia, scarpe e pantaloni da ballo, pettinato perfettamente, simpaticissimo come sempre nel suo sorriso, sfinito ma soddisfatto. Era raggiante, raccontava dellesame e dellesito pi che positivo, dei complimenti ricevuti dai giudici, mi sentivo felice.
E come ogni sogno ha il triste mattino, anche questo racconto epico elegiaco ebbe fine: il neo maestro aveva fame, a pancia vuota diventava sempre pi difficile coordinare le parole. E allora pizzeria!
Angelo mangiava e raccontava, gioiva e noi con lui, si beveva in allegria, si vedevano le sue palpebre che diventavano sempre pi pesanti. Mezzanotte, passata da poco. Angelo torna a casa.
Jessica non aveva sonno, mi propose di fare una passeggiata a Salerno, le sarebbe riuscito difficile quella notte cos diceva prendere sonno, accettai di buon grado; lallergia non mi avrebbe fatto comunque dormire. E poi ero curioso, terribilmente curioso
I pochi km che separano Lancusi da Salerno trascorsero in fretta, in vista delluscita stavamo ancora a discutere per decidere dove andare, il lampo di genio finale ci condusse al castello di Arechi; non conoscevo nemmeno la strada per arrivarci, non me lavesse indicata Jessica potevo fare mattina a vagare per la citt, non ci sarei comunque arrivato.
Ovviamente a quellora il castello era chiuso, cerano solo macchine parcheggiate negli angoli bui, persone che evidentemente avevano scelto quei luoghi ameni e silenziosi per discutere di filosofia teoretica o altro.
Il panorama che si apre davanti agli occhi da quellaltura bellissimo, da rimanere senza fiato, la citt mollemente adagiata tra il litorale e le colline dellentroterra, le luci del lungomare che sbiadiscono tra le onde, la curva del golfo che nelle notti serene lo sguardo abbraccia fino al faro del nocchiero di Enea. Silenzio, solo una bava di vento, primavera incompiuta.
Cosa pensi?, mi chiese Jessica; nulla, risposi, troppo bello qui per pensare.
Ma non potevamo stare l in eterno a guardare il panorama, qualche filosofo sarebbe sceso dalla macchina infastidito, di l a poco. E allora, quasi ovviamente, ci spostammo sul lungomare.
Da quelle parti deve esserci qualche erbaccia che eleva allennesima potenza le sofferenze dovute alla mia allergia, gli occhi si fecero rossi e gonfi, il naso colava allegramente, senza sosta, consumavo fazzoletti di carta in quantit industriale, nel parlare mi toccava dosare bene il fiato per non strangolarmi, ma ero l e tutto sommato ero anche felice di esserci. Finiva comunque bene un 13 maggio che un anno prima avrei immaginato assolutamente diverso.
Abbiamo passeggiato un po, lentamente, gomito a gomito, come due vecchi amici che non si incontrano da tanto tempo, capitati l quasi per caso. Credo che luno cercasse di capire cosa stesse pensando laltro, o questo era solo il mio caso, la menomazione fisica mi impediva di essere completamente lucido, avevo un terribile timore di dire o fare qualcosa di sbagliato. Sicuramente non sapevo perch ero l a quellora.
Intimamente non mi fidavo di Jessica, e non me ne fidavo perch troppi suoi comportamenti, anche della normale vita quotidiana, andavano a cozzare con i miei principi irrinunciabili, ma sebbene tra noi non ci fosse fiducia, o amore o altro, non volevo perderla, mi stava bene quel poco che riusciva a darmi, quel suo modo semplice e quasi gioioso di riempire gli spazi vuoti e desolati delle mie giornate, quando tutto sembrava avere il valore di niente.
Si preoccupava di me, dei miei bisogni immediati, mi ascoltava, mi parlava, mi coccolava, e sebbene tutto avrebbe potuto essere solo trama e ordito della tela del ragno, a me, in quel momento, bastava. Mi sentivo abbastanza tetragono ad eventuali attacchi, protetto dai miei amici, preparato da sempre a tutte le battaglie, incorruttibile e testardo, ma non abbastanza da essere sempre insensibile alla compagnia di cui Jessica mi rendeva soggetto e oggetto.
Scavalcammo la transenna che delimita il lungomare e salimmo su un masso frangiflutti, il mare era calmo, il cielo stellato e limpido, allorizzonte si distinguevano le luci delle navi in attesa di entrare nel porto, dentro sentivo lallergia peggiorare ogni istante di pi, le ossa sembravano scricchiolare, avevo dolori dappertutto.
Il gioco delle parti era divertente, lei si aspettava che io prendessi qualche iniziativa di qualunque tipo, ma facevo finta di nulla e non me ne davo per inteso, finch fu lei a chiedermi di sedere sul masso. Si scherzava e si rideva di cuore, a volte dimenticavamo il perch eravamo l, la nostra condizione reale e attuale, e lasciavamo che le cose ci scorressero addosso, qualche momento ce lo siamo goduto per davvero, e in fondo credo questo lo dico col senno di poi che Jessica sia una persona irresponsabile e non troppo intelligente, ma non cattiva.
Mi accarezzava le spalle, il torace, il petto, mi tirava i peli delle braccia, mi faceva il solletico, tutto per provocarmi, poi si fece coraggio, tir su la maglietta e prese a fare lo stesso sulla pelle; ogni movimento era studiato, mirato, una continua istigazione, sentivo la carne bollire, mi poggiava le labbra sul collo o sulla schiena, un brivido freddo mi correva lungo la schiena, e pi questa mia sensazione era evidente, pi lei ci prendeva gusto.
Si fermava in silenzio, faceva ben altro o diceva qualche cosa, giusto il tempo che mi tranquillizzassi, salvo ricominciare con pi malizia di prima, inginocchiandosi dietro di me, facendo sentire il suo respiro caldo, o poggiando delicatamente il petto dietro la testa, mi faceva desiderare di reclinare la testa e affondarvi i pensieri, resistevo, ma quanta fatica; mi mordeva le mani, le ginocchia, le caviglie, ovunque ci fosse un osso da poter afferrare con i denti.
Aveva una autentica fissazione per le mie mani, le trovava belle perch lunghe e sottili, mani da artista le definiva, non me ne capacitavo, poi ricollegai a questo il fatto che Bernardo avesse delle mani tozze e corte. Una volta disse anche: mi piacciono gli uomini con le mani grandi, riescono a contenere tutto il mio seno, me lo fanno sentire normale, dimentico che troppo grande; era la prima volta che mi capitava di sentire la questione posta in questi termini.
Erano ormai le 3, bisognava rientrare, e cos facemmo; il ragno avrebbe dovuto aspettare ancora perch qualcosa finisse nella rete, per accelerare i tempi avrebbe dovuto venire allo scoperto, ma poteva essere pericoloso. Questa situazione un po grottesca, e un po erotica, mi affascinava, e non poco, mi figuravo di essere uno psicologo chiamato a scoprire un lato sconosciuto della mente umana, probabilmente sconosciuto solo alla mia dabbenaggine.
A pensarci bene, per, non avevo nulla da perdere, poteva capitare al massimo che Bernardo o Claudio, per motivi diversi, mi facessero qualche appunto, ma non me ne poteva fregare meno, e non li temevo; ero pronto a negare anche levidenza e, se fosse stato necessario, anche a prendere altre iniziative.
Il nervosismo sul volto di Jessica era testimone di come le cose non fossero andate come previsto, di come quella serata per lei fosse andata sprecata, forse non del tutto, ma era evidente che si aspettava di pi. Per tutto il tragitto da Salerno a Lancusi quasi non profer verbo, dal canto mio lallergia e il sonno bastavano per farmi desiderare di dormire molto e parlare poco.
Caro lettore, adesso sar chiaro anche a te che Jessica fosse solo nominalmente fidanzata con Claudio, appartenesse di fatto a Bernardo, e che io fossi terzo ma non imparziale. Ma perch?
E non credere che tutte le volte che mi soffermassi a ponderare gli eventuali sviluppi di questa situazione non pensassi a Claudio, un ragazzo che correva contro il tempo e contro le distanze (Claudio lavora a Torino) pur di poter stare accanto a Jessica; o che non pensassi a Mora , la ragazza di Bernardo da quasi dieci anni.
Ho pranzato e cenato insieme a Claudio pi volte, dopo quel 13 maggio, lo avevo di fronte e parlavo con lui, recitavo la mia parte con diligenza e soprattutto attenzione. Un pomeriggio, fu organizzata una partita di calcetto, della stessa squadra facevamo parte: io, Bernardo, Claudio e altri due; Jessica assisteva dalla panchina. Cosa ci sia di incredibile in questo, caro lettore, lo scoprirai quando arriverai a leggere la fine di maggio, e ricorderai questo episodio che qui ho voluto anticiparti.
Mora una bella ragazza, alta e slanciata, legatissima a Bernardo, e gelosissima di lui, che ha sempre ricambiato il suo affetto coprendone la dolce testolina con selve di corna ramificate nei modi pi impensabili, con tradimenti durati una sera o qualche anno. Su questo potrei scrivere molto, in tanti conoscono le attitudini e le avventure di Bernardo, ma dare risalto a questo aspetto non lo scopo di queste pagine, oltre allo squallore della cosa. Ormai il dado era tratto, una volta di pi, a breve qualcosa doveva succedere.

CAPITOLO V AMICI E NEMICI
Caro lettore, siamo ormai quasi alla met del guado, e avrai capito che la mia capacit di prosatore piuttosto scarsa, ma non importa: il fatto rileva, in questo caso, pi dello stile. E permettimi di dire unaltra cosa: tanti episodi, dialoghi, interventi pi o meno importanti di altre persone, sono stati volutamente omessi; inserire tutto, giorno per giorno, dettaglio per dettaglio, cos come lucidamente ricordo, avrebbe certamente incrementato il numero delle pagine e avrebbe avuto un maggiore impatto visivo ma, ti ripeto, lo scopo non era questo e non lo diventato. Quindi credo proprio che dovrai accontentarti di questo breve resoconto, e ti invito a un altro piccolo sforzo, del quale spero non ti pentirai: continua a leggere
La mia permanenza a casa di Jessica era ormai un fatto abituale, a qualunque ora del giorno e della notte, si beveva una birra, si stava a giocare col pc, ascoltare musica, parlare delle cose pi disparate, della vita attuale e passata, pettegolezzi o profonde e personalissime confessioni, sport e politica.
Qualche sera ha preparato cena per me, era imbarazzata, lo faceva con impegno ma temeva il confronto con la mia ex Miranda, di cui avevo sempre narrato la maestria culinaria, i risultati erano pi che accettabili, per quanto tradisse scarsa abitudine. E preparare cena era un altro modo perch non mi allontanassi, non tornassi a casa. Quel mercoled uscimmo insieme dopo cena, quasi tutti gli amici e conoscenti comuni malignavano allegramente, credevano che tra noi intercorresse qualche segreto rapporto, ma si sbagliavano, i miei amici facevano il tifo, i suoi non mi conoscevano bene e forse proprio per questo credevano considerata la mia et e le circostanze che avessi dei secondi fini.
Luscita serale si concluse abbastanza presto, tornammo a casa sua, avevo sulla pelle il vago sentore del 13 maggio a Salerno, troppi silenzi, domande apparentemente senza senso. Con la differenza che era passato del tempo, il rapporto era cresciuto, e soprattutto si erano moltiplicate quelle ambigue provocazioni che avrebbero gi da tempo potuto rendermi audace; non lo ero stato perch non mi fidavo pi del mio istinto, non in quel caso, troppe cose mi sfuggivano. E la cosa mi dava non poco fastidio. E ancora una volta mi chiedevo: cosa sarebbe successo?
Per commemorare la serata sulla costiera la famosa uscita a cinque avevo scritto The cliff, niente di particolarmente bello, ma sentito; ero cosciente che tra il contenuto della poesia e la realt delle cose intercorresse un abisso, ma non ne rinnego del tutto il contenuto: fu una bella serata, da ricordare.
Con il testo di The cliff creai una presentazione in Power Point, a Jessica piacque molto, amava tutto quello che fosse musica o immagine. Avevo messo come base musicale della presentazione Rain and tears, una canzone bellissima, di una dolcezza traboccante, Jessica ne rimase affascinata.
Al soffitto della stanza di Jessica erano attaccate le stelle, quelle fosforescenti, a luce spenta brillano di luce propria, la prima volta che le vidi ne fui colpito come un bambino che vede il mare per la prima volta.
Quella sera fu diversa da tutte le altre. Spegnemmo la luce, nellaria si effondeva Rain and tears, le stelle brillavano e con un po di fantasia si poteva immaginare di essere altrove, ovunque.
Mi sedetti a terra, poggiai le spalle al balcone, buio e stelle, silenzio e musica, solo nel buio, aspettavo che Jessica tornasse dalla cucina o dal bagno, curioso e inquieto, quando arriva nemmeno mi vede, segue la mia voce, si siede tra le mie gambe, ascoltiamo Rain and tears, parliamo a bassa voce della nostra voglia di momenti romantici, di quelli passati, del futuro.
La stanza tappezzata neanche a dirlo - di fotografie di Claudio, momenti felici che quei due ragazzi avevano trascorso insieme, ragazzi che oggi, evidentemente, non esistono pi al di l dei nomi. Tutto scorre. E pensavo a come e quando anche qualcun altro avesse preso il mio posto qualche tempo addietro, come io stessi facendo lo stesso con Claudio. La coscienza, purtroppo e per fortuna non ha un interruttore da spegnere o accendere a piacimento, c e basta, ed io mi sentivo a disagio, non posso negarlo. Ma al tempo stesso ero indurito da una duplice considerazione: se non ci fossi stato io quella sera, non cera comunque motivo di dubitare che ci sarebbe stato qualcun altro, quindi meglio che ci fossi io; tristemente ed egoisticamente calcolato, ma se Jessica non se ne faceva un problema, io me ne ero fatti gi abbastanza. Senza quel residuo di coscienza, mi sarei tuffato sulla sua bocca gi alla prima provocazione. E sentivo anche di aver perso ogni senso della piet per alcuno, per la vita; quello che era capitato a me, poteva capitare a chiunque, non sarebbero state le mie gesta eroiche o le mie rinunce a cambiare il corso delle cose o a salvare il mondo. E allora morisse pure Sansone con tutti i filistei.
Tra laltro, quello che mi aveva profondamente fatto riflettere nei mesi passati era questo: credere ancora allamore, con tutto quello che ne segue e consegue. Dopo una sofferta introspezione avevo risposto di si. Desideravo amare ancora, e lo desidero ancora oggi con tutto il cuore, costi quel che costi. Ma quello non era, e non poteva essere, amore, ma questo lo abbiamo gi detto.
Jessica sussurr che ormai da anni non trascorreva un momento romantico come quello, che il suo rapporto con Claudio si era rovinato qualche tempo prima a causa di un certo accidente, e che da allora tutto il loro stare insieme era ridotto a un triste vivere alla giornata, a un carpe diem in attesa di giorni migliori. Tra parentesi, Bernardo era del parere che stessero ancora insieme perch nessuno dei due trovava il coraggio di mettere la parola fine alla storia.
Ci buttammo sul letto, mi accarezzava con ostentata ingenuit, scherzava e rideva, mi guardava negli occhi e spesso rimaneva in silenzio. Aspettava. Aspettava anche lei che qualcosa succedesse. Forse per quelle foto alla parete, forse per vigliaccheria, forse perch stavo agendo in territorio nemico, coltivavo dentro mille dubbi sul da farsi, dovevo in ogni caso trovare uno stratagemma per arrivare allo scopo e avere anche una eventuale via di fuga.
Cominciai a parlare di lei come della donna dei miei sogni, del fatto che se solo lavessi incontrata qualche anno prima tutto per me sarebbe stato diverso, e cose di questo tipo, mi stavo rifacendo deliberatamente alla lezione di un grande maestro della letteratura russa , e per quanto potesse sentire che non ero sincero fino in fondo, o per quanto potesse essere sicura esattamente del contrario cio che mi stessi innamorando di lei le piaceva sentirmelo dire.
Il lungo preambolo fin quando presi il coraggio a due mani e le dissi vorrei tanto baciarti, ma capisco che non e non sar mai possibile. Mi guard e sorrise, mi chiese come mai lo desiderassi e perch avessi aspettato tanto a chiederle una cosa che mi leggeva negli occhi gi da tanto tempo; avrei voluto rispondere vorrei vedere te al posto mio di fronte a quelle labbra, ma ovviamente non lo feci. Le dissi che rispettavo lei e il suo rapporto con Claudio, che non potevo anteporre i miei interessi a tutto il resto, e che comunque mi ero deciso a rivelarle questo mio desiderio perch, alla fine di una lunga riflessione, non vi avevo trovato nulla di male.
Mi sentivo un po cretino, lo devo ammettere, ma certo non potevo nemmeno dirle se mi autorizzi tu un conto, se ti salto addosso io, e tu nel frattempo hai cambiato idea, succede un casino che non me ne esco pi, insomma facevo lo scemo per non andare alla guerra.
Ridere e scherzare, silenzio e musica. Poi sempre pi silenzio. E il caos.
Ci siamo finalmente baciati. Poi altre volte. Prima di uscire dalla sua stanza per tornare a casa lanciai unaltra occhiata alle foto di Claudio alla parete, non ero soddisfatto pienamente di me stesso, ma la vita anche questo che ci piaccia o meno. Ognuno d allamore il significato che ritiene; per me si ama una persona alla volta, per Jessica evidentemente non cos.
Il dado era tratto. Il giorno dopo, alla mensa delluniversit, ci siamo incontrati per il pranzo, poi siamo tornati a Lancusi per il caff, quindi di nuovo a casa sua. In ogni luogo e in ogni occasione ci baciavamo e ci stringevamo con passione, come chi si conosce da tempo, e da tempo si ama. Ma lei non mi amava, ed io non amavo lei, era solo uno strano limbo che si allargava col passare delle ore, a lei non importava nulla di essere legata a un altro uomo, a me piaceva come donna, tanto bastava. In tutta la sua desolante tristezza.
Trascorremmo la serata, ovviamente, a casa sua. Tutto si intensifica, sembra quasi normale, alla fine cadono le ultime barriere, ma non successe quasi nulla, e non mi vergogno a dire che forse fu leffetto del cortisone che assumevo massicciamente per lallergia. Non desidero scendere nei dettagli. Per il resto fu una serata banale, non avevamo molto da dire o da fare.
Intanto gli altri abitanti della casa, amici e compagni di giochi, iniziano a sospettare che il rapporto sia gi stato approfondito, troppo spesso e ad ore troppo tarde, la mia bicicletta stazionava davanti al cancello di Jessica, nessuno parlava esplicitamente ma le voci correvano. Non me ne importava nulla, avrei negato anche levidenza, se mi avesse fatto comodo; tra laltro io non mettevo il naso negli affari di nessuno, e non avrei ammesso intrusioni da parte di alcuno. Se fosse stato necessario, ero pronto anche a sedare le insinuazioni con le cattive. Che il giocattolo prima o poi si sarebbe rotto da s era logico, che lo rompesse il pettegolo di turno era unidea che non mi riusciva accettabile.
Al tempo stesso, per, decidemmo di tenere il nostro rapporto in uno stato di semi - clandestinit, per quanto possibile, per evitare che qualcosa giungesse allorecchio di Claudio o di Bernardo, il quale si era sempre professato amico di Claudio. In questo periodo Bernardo inizia a parlare con frasi sibilline, esprime il rammarico per la nomea che Jessica stava acquistando presso i suoi amici per il solo fatto di frequentare me, sicuro che prima o poi Claudio sarebbe venuto a conoscenza della cosa (quale cosa?), e via cianciando in tutta la sua tronfia logorrea. Mi metteva in guardia dalle possibili conseguenze del mio atteggiamento, dai rischi che esso comportava, mi consigliava di stare alla larga dalla sua amica carissima. Ovviamente non gli ho dato ascolto.
Parlai di questo dialogo con Bernardo a Raffaele, sintetizzo la sua risposta in poche parole: quello la meglio se si fa i cazzi suoi, e se non se li fa puoi sempre spaccargli la faccia. Chiaro e sintetico.
Il giorno dopo arriv Roberto ed io tornai ad Omignano, ebbi il tempo di riflettere un po'... e di scrivere una lettera, una lunga e intensa lettera damore.
Durante i due giorni ad Omignano iniziai a prendere in considerazione le possibili mosse da mettere in atto al ritorno a Lancusi, e le eventuali contromosse; la scacchiera non era molto grande, ma piuttosto affollata. Ero agitato, qualcosa non quadrava e questo mi rendeva nervoso.
La sera di sabato inizia uno scambio di sms con Jessica, mi scrive che per lei rappresento una figura fondamentale e indispensabile nel frangente attuale della sua vita, che trova preziosi i miei consigli, ecc., e poi infine io con te ci sto bene e penso che si vede! Ti mando due baci: uno sulle labbra e uno. Ciao ciao. Audacia e provocazione, non raccolsi e deviai il discorso sullallergia che non mi permetteva di riposare come avrei voluto; la risposta fu pi che adeguata Comunque cerca di riposare, fallo anche per me! Ti aspetta una settimana intensa, ti dispiace?
Tutto sembrerebbe chiaro e logico, una ragazza mi desidera, stiamo bene insieme, senza pretese, io sono single, tutto quelle che viene in pi rispetto alla monotonia corrente, si prosegue nellattesa che gli eventi si sviluppino, ovvero finch dura, mi trovo a mio agio nella parte che mi toccata in sorte, non dovrei desiderare di meglio. Ma non cos. Sottraggo tempo allo studio, come se non bastassero le notti insonni per lallergia, - anche se lontanamente - ho paura di legarmi a lei, c un fidanzato ufficiale, c Bernardo con le sue pressioni, forse meglio rivendicazioni, e i suoi sospetti. E poi mi sto gi accorgendo che dentro di me sta crescendo una forte attrazione, non fisica ma realmente sentimentale, per unaltra ragazza, una situazione assurda in cui mi ero ficcato a testa bassa.
Decido di parlarne con Raffaele.
Avevo pensato che un pomeriggio al mare avrebbe fatto bene al mio cervelletto affaticato, e chiesi a Raffaele di venire con me; inizialmente era un po titubante per via dellesame incombente, cos trovammo una soluzione media: portammo i libri in spiaggia, per quanto fosse debole la convinzione di farne buon uso.
Una giornata splendida di maggio inoltrato, il sole appena tiepido, venti di mare che sembravano carezze, tutto portava a indulgere nel godimento del luogo, ma il libro incombeva come una minaccia, e Raf si adeguava e sfogliava, non saprei con quanta voglia.
La pelle era diventata gi calda, le prime perle di sudore scendevano, le palpebre diventavano pesanti; ridestai il mio amico dal torpore chiedendogli a bruciapelo come si sarebbe comportato di fronte a un comportamento ambiguo di Jessica. La risposta fu quella che mi aspettavo, infatti mi disse: se continua a rompere le scatole a un 30enne, provaci, e se non ci sta mandala al diavolo. Gli confermai di averci gi provato, che lei aveva respinto le mie avances, sebbene continuasse ad accarezzarmi e starmi addosso; Raf chiuse il libro visibilmente infastidito, gli raccontai di come per le cose fossero andate avanti e ci fossimo gi baciati, si drizz seduto come un cobra ed esplose in un: ti do una settimana per farti fare almeno (), dopo ti spacco la faccia!, mi si avvicin, mi guardava con aria interrogativa, feci una faccia tristissima, recitavo bene, cambi umore, si aspettava una rivelazione negativa, sorrisi e gli sparai in fronte e secondo te cera bisogno di unaltra settimana?, si ritrasse quasi stupito, ridemmo fragorosamente, e fu in quel momento che Raf scatt in piedi e url: compare, questa cosa deve essere festeggiata, andiamo a farci immediatamente una birra fredda. Nello spazio tra la riva e il lido fece qualche riferimento a mezza voce sulle abbondanti dotazioni di Jessica, e mi appellava in tutti i modi possibili. Avevamo lumore alle stelle.
La domenica sera ero molto pi sereno, il pomeriggio con Raffaele era stato un vero toccasana, sentivo che qualunque cosa sarebbe successa avevo un faro verso cui rivolgere la prua della mia malandata imbarcazione; non che avessi bisogno di ulteriori conferme sulla via da percorrere, ma latteggiamento spavaldo di Raffaele mi aveva messo le ali ai piedi, mi aveva reso fortemente audace. Inutile negarlo, certi atteggiamenti nei confronti di queste situazioni non mi erano pi familiari, avevo vissuto per dieci anni un rapporto di perfetta fedelt, senza deviazioni, sapevo essere audace e persino incosciente in altri frangenti, ma con le ragazze, soprattutto cos giovani, mi trovavo in un imbarazzante stato di minorit. Quel pomeriggio mi ha catapultato quindici anni indietro, quando correvo con il mio motorino truccato per valli e colline alla ricerca del primo amore e di un po di carne, con lincoscienza dentro al basso ventre, per dirla alla Guccini.
Il luned mattina seguente ho incontrato Jessica a Salerno, lontano da occhi indiscreti, e le ho consegnato una lettera, testimonianza cartacea e imperitura del mio amore. Vi esprimevo i miei sentimenti, il mio rammarico per il passato che la incatenava a Bernardo, la mia volont di elevarla al di sopra del passato tutto, e tante altre belle cose. troppo lunga per pensare di inserirla qui peccato che questa lettera sia stata scritta a macchina e non ci sia nessuna firma a testimoniare che lautore sia proprio io. In teoria potrebbe averla scritta chiunque .
Volevano la guerra? E allora guerra.
CAPITOLO VI IGNIS ARDENS
Quel pomeriggio facemmo l'amore, almeno per me fu cos . Era la fine di quello strano percorso, iniziammo quasi per gioco, adesso desideravamo farlo ovunque capitasse, e in qualunque circostanza, senza badare a nulla. Non cera un solo momento in cui le nostre labbra non si unissero, non ci importava poi tanto che qualcuno ci vedesse, cercavamo a fatica di tenere tutto nascosto, spesso la voglia era troppo forte, lincoscienza superava la ragionevolezza.
Se quelle mura potessero parlare, quanti baci e quante carezze, i corpi che sembravano compenetrarsi, schiacciati luno contro laltro, rubarsi il calore dal sangue, bere fino in fondo dalle labbra avide, il respiro affannoso, le mani che non trovano pace e riposo, cercare i fianchi per sollevare il suo corpo fino al cielo, tenerla in braccio e buttarsi ogni dove, sentire la pelle ardere dal desiderio di avere qualcosa di pi, sentire crescere la voglia, e non sempre poter dare libero corso al proprio istinto, sudare, sbattere contro un muro per potersi stringere con pi forza, senza cadere, tenersi le mani e stringerle, baciarle, succhiarle, mettere le mani tra i capelli per sentirli scorrere leggeri tra le dita, cercare il collo avidamente, poggiarvi la bocca leggermente, come un sussurro, un velo di seta portato dal vento, mordere la pelle, scoprire lentamente il seno bianchissimo, scaldarlo col fuoco della passione, stringerlo con la forza delicata della giovent.
E baciarsi, baciarsi ancora, quelli erano i baci che solo Jessica sapeva dare, guardandomi negli occhi, e quanto siano inadeguate le mie parole nemmeno saprei spiegare.
Fare lamore di notte, di mattina o di pomeriggio, non cera differenza. Si cominciava sempre ridendo per qualche battuta idiota, volavano gli abiti tutto intorno per la stanza, eravamo irrequieti, capaci di non trovare il tempo di metterci sul letto, di fare tutto dove ci trovassimo in quel momento, che fosse in piedi o su una sedia o un tavolo, e che la branda facesse rumore, o che la sedia cigolasse, che tutti gli altri della casa sentissero non ci toccava affatto.
Le mani di Jessica, le sue labbra, tutto il suo corpo, un ordigno sempre pronto a esplodere, d tutto senza remore, afferra mani e piedi con una tale forza da immobilizzare anche un peso massimo come me, affonda le mani nelle spalle, si lascia andare con dolcezza e volutt.
Con lei ho colto quei frutti che solo una ventiduenne pu dare, e in pi quella malizia che appartiene ad alcune donne per nascita, o che altrimenti non sar mai loro. Quante volte abbiamo fatto lamore? E chi lo sa. Giusto o meno che fosse, era cos. Contarle, inutile.
Poco tempo dopo ne parlai con Angelo, mi ascolt con interesse, ma non rimase molto stupito. Intendiamoci, non rimase molto stupito nemmeno Raffaele quella domenica, sospettavano da tempo che la tresca fosse gi in fase avanzata, ne erano testimoni i loro sorrisi sornioni ma, col rispetto che loro proprio, non dicevano nulla. Sapevano che, al momento opportuno, se me lo avessero chiesto, non avrei negato. Non potevo pi negare, non lo feci con Raffaele e non lo avrei certamente fatto con Angelo.
A proposito di Amici lappartamento che condividevo a Lancusi era davvero carino, ma i ragazzi erano troppo acerbi per i miei gusti, per quanto socievoli e simpatici. Appena potevo, a qualunque ora successiva allorario lavorativo scappavo da Angelo o da Raffaele per qualche sana ora di vita extra campus. E non mancavo mai di andare alla Godfathers House, da Marco e Consolato.
Chi sono costoro? Sarebbe troppo lungo raccontare le nostre giornate, quando tutto sembrava dover finire bene, quando la carriera universitaria sembrava filare liscia, quando il Piemonte era lontano, quando questi ragazzi abitavano nella mia stessa casa e il loro sincero affetto era una delle scoperte pi belle degli ultimi anni. Marco pratica parapendio, la sua vita sempre a met tra il cielo e la terra, tra il paradiso in terra e la furia del cielo, ama le donne come il buon vino, e se non s capito Marco non astemio. Consolato arriva in un giorno dove altri non arrivano in una vita, focoso e ribelle quanto intelligente e buono, simpatico istrione mezzo calabro e mezzo cilentano. Lui ha un solo grande amore, le donne gli ronzano intorno, ma rimane aggrappato alla voglia di essere ci che , un uomo, prima di tutto. Una sera portai Jessica a casa loro, la presentai come la mia ragazza. Si leggeva nei loro occhi la voglia di dire tante cose, anche tanta incredulit, ma tacquero, bastava il loro sorriso al di l di ogni eloquenza. Marco osservava con la dovuta attenzione le dotazioni fisionomiche di Jessica, sicuramente spinto da qualche osservazione scientifica conseguente gli studi in Farmacia il Cons sembrava dire con gli occhi ma questa dove cavolo lavr trovata?. Grazie ragazzi, meravigliosamente sinceri come sempre.
Eravamo ormai una vera e propria coppia clandestina, ci sentivamo per telefono quando non cera nessuno che potesse ascoltare, prendevamo accordi per vederci a Salerno o a Fisciano o altrove, ovunque fosse possibile sottrarsi allo sguardo vigile di Bernardo, giunto alle soglie della follia, pazzo di una gelosia che a me appariva chiara nella sua strumentalit, ma che a volte mi lasciava perplesso; agiva come un invasato, rischiava di essere legnato per qualche frase di troppo, parlava, sconsigliava, minacciava. Era fuori di s. Jessica continuava a dire che la sua infatuazione per Bernardo apparteneva al passato, ma queste scenate continue, i sotterfugi per vederci, il continuo parlare di lui palesavano tuttaltro substrato; faceva la spola tra me, Angelo e Raffaele, per lamentarsi, anche con amare lacrime, di come Bernardo le rendesse la vita difficile, la controllasse, le impedisse di coltivare lamicizia con persone che lei riteneva diverse e migliori di lui. Lamentava il fatto che le mandasse degli sms al vetriolo, che le faceva delle scenate assurde appellandola come puttana o zoccola, che la minacciava e che era arrivato a darle delle sberle. Che non poteva pi di subire le sue angherie, per una passione ormai seppellita.
Un tranquillo venerd pomeriggio, stavo studiando, di l a poco sarei andato a giocare a calcetto con Bernardo e Claudio (s, caro lettore, la vita carogna). Arriva una telefonata, Baker , un mio carissimo amico che lavora a Roma, di passaggio per Lancusi e dice che si sarebbe fermato per salutarmi. Questa visita mi fece immensamente piacere, conosco Baker da quasi ventanni, e ho in lui la stessa fiducia che ho per Angelo o Raffaele, sebbene giocoforza non lo stesso rapporto, visto che non ci vediamo quasi mai. Approfittai del suo arrivo per presentarlo a Bernardo, Jessica e al resto della banda, tutti ne avevano sentito parlare, di quando era uno studente di informatica molto sui generis. Quando uscii dalla casa di Bernardo per accompagnarlo alla sua auto, Baker disse: quale delle due ti mantieni ?
Risposi che era quella con i capelli pi scuri. La domanda di Baker fu una fucilata che non ammetteva repliche, mi conosceva e mi leggeva come un libro aperto. Non provai nessun imbarazzo, piuttosto un sottile piacere per quel feeling che negli anni non era venuto meno.
E finalmente la partita, era davvero curiosa una squadra con Bernardo, il passato (?) di Jessica me, il presente e Claudio (il futuro). Jessica assisteva, io mi impegnavo nel gioco e cercavo di non pensare ad altro, ma era difficile. E non fu pi semplice cenare di fianco a Bernardo e di fronte ad Claudio.
La cena fin, con mio grande sollievo, e ci congedammo, ma il sipario non voleva saperne di chiudersi su quella farsa; nonostante fosse a Salerno con Claudio, Jessica continuava a mandarmi sms appassionati. E in fondo al cuore sentii un tonfo, per la prima volta ebbi una precisa cognizione di quello che in contumacia stava subendo quel poveretto, lui che ogni fine settimana si sobbarcava migliaia di km pur di vederla, e che certamente lamava.
E fu sabato e fu domenica. E quella domenica si decise il destino di molte persone.
Pranzo a casa di Bernardo. Per una sciocchezza Jessica aggredisce verbalmente Bernardo, poi scappa in lacrime nella sua stanza; mai come quella volta Bernardo aveva solo fatto una delle sue battute imbecilli. Claudio intuisce qualcosa, si chiede perch la battuta prendesse le mosse da una possibile relazione tra me e Jessica. La tensione cresce, limbarazzo cresceva, tanto in chi sapeva che in chi immaginava o sospettava.
Il giorno seguente avrei dovuto sostenere lesame di storia economica, se qualcosa doveva accadere, aveva scelto il giorno sbagliato; mi fiondo nella stanza di Jessica, la trovo in lacrime, Claudio arrabbiato e perplesso: cerco di fare da paciere, di spiegare tutto come un equivoco, un gioco di parole male interpretato, tutto purch la cosa non degeneri. Fatto il possibile per non avere grane, giro i tacchi e cambio aria.
Tutto quel trambusto era un semplice casus belli: serviva a Jessica per dare il benservito a Claudio. Per completare la messa in scena, raccoglie le masserizie e scappa al paesello; prima della partenza mi chiama, ci incontriamo alluscita dellautostrada. ufficiale: con Claudio ha chiuso. Me ne torno ai miei bravi volumi di storia economica, lo stomaco ormai sottosopra.
Intorno alle 21, dopo una cena frugale, uscii per fare una passeggiata, ero tranquillo, desideravo solo riempire il cuore e la mente del respiro della notte, armonizzare la mia esistenza con quella delluniverso, sentire la vita tornare a scorrere nelle vene. Mi torn in mente una poesia che avevo scritto qualche mese addietro, tempo.
Mentre vagavo leggero, immerso nei miei pensieri, arriva la telefonata di Jessica, che dur quasi due ore. Non fu una conversazione piacevole o significativa Durante la nostra conversazione arriv un sms di Bernardo: Botte da orbi alla Casa (X) poi lui se ne va ma lei non soffre. Tutto per una cazzata! I particolari quando ci vediamo. In bocca al lupo per domani. Lo lessi a Jessica, che non perse loccasione per inveire contro i giudizi affrettati e non richiesti di Bernardo, e via contumeliando.
In un momento fiacco di quella conversazione, quando sembrava si avviasse a concludersi, Jessica mi chiese se avessi voluto sposarla. Caro lettore, tu cosa avresti risposto al posto mio? Se fossi stato davvero innamorato di lei, cos come lei credeva che fossi, questo sarebbe stato un giocare davvero sporco con i sentimenti altrui. E allora non feci altro che rispondere si certo, anche domani. E ritornai a pensare allesame dellindomani pomeriggio, e alla faccia che avrebbe fatto Angelo quando glielo avrei raccontato.
Difatti, il mattino seguente incontrai Angelo, facemmo colazione e lo ragguagliai sugli ultimi sviluppi della telenovela; ormai la chiamavo cos, visto che Raffaele mi chiamava Ridge
Mentre mi preparavo per andare a sostenere lesame, arrivano questi due sms da Jessica: vorrei chiamarti, ma ora non posso, mi piace parlare con te perch mi capisci e perch sei sincero con me e mi vuoi bene per quella che sono. Si, come no Il secondo: in bocca al lupo piccolo e scusa se a volte manco di sensibilit nei tuoi confronti parlandoti di me, ma ricordati che ti voglio bene. Vale il commento al messaggio precedente.
Lunica nota positiva di questa settimana appena iniziata che Bernardo in vacanza nel nord Italia, con la ragazza e gli amici al seguito. Bombardava Jessica di sms rigurgitanti, a seconda del momento, gelosia, amore, insulti, ma pi di quello non poteva fare. Lei me li mostrava, e ostentava sempre maggiore fastidio. Nellappartamento di Lancusi dove ho dimorato ci sono quattro letti in due stanze, in quella con il poster di Stalin dormivamo io e Pino, nellaltra Francesco dormiva da solo perch il precedente occupante, Alessandro, per motivi personali, veniva solo di rado.
Lassenza di Bernardo mi aveva messo in testa di far dormire Jessica a casa mia, Francesco avrebbe dormito nel mio letto. I miei compagni di casa erano gli unici a sapere tutto dallinizio, troppe volte avevano trovato la porta della mia stanza chiusa a chiave, avevano udito ludibile, e addirittura Francesco mi aveva visto uscire dalla doccia insieme a lei. Ma per solidariet o per altri motivi, le loro bocche erano rimaste cucite. Ma non poteva andare tutto liscio, e infatti a tarda sera arriv Alessandro tutto a monte.
Si fece tardi, non riuscivo a decidermi ad accompagnarla a casa, e lei non si decideva ad andarsene, il soffio della sera dal suo sogno estivo non risvegliava un fremito; non cera rugiada sullerba rinsecchita, non cera umidore nellombra degli alberi , un peccato davvero veder finire in quel modo deludente la serata.
Era tardi, cera a questo punto solo da salutarsi. Ma si sa come vanno poi queste cose, un bacio tira laltro, per la testa avevamo tanti pensieri, la passione ci travolse, non pensammo pi a dove fossimo e perch, e facemmo lamore sul balcone, avvolti solo dallalito notturno, dal suo sudario di stelle e di brezze.
E fu notte e fu mattino. E di nuovo la solita giornata, mi godevo un po di riposo dopo aver superato lesame di storia, in attesa delle tenebre.
Era quella lultima sera prima del ritorno di Bernardo, desideravo viverla fino in fondo, darle un senso diverso, capire fin dove ci potessimo spingere, quanto lessere umano, sotto il peso delle circostanze , potesse davvero trasformare s stesso, dove fossimo giunti.
Scesi a Salerno con Jessica , guidavo pianissimo, avevo la mente letteralmente ottenebrata, provo sempre un grande fastidio quando non riesco ad avere il pieno controllo di quello che mi succede intorno, e devo aspettare che gli eventi si verifichino senza poterli prevedere o gestire.
Come tante altre volte siamo rimasti su una panchina del lungomare, limmagine tipo di due fidanzatini, uno spettacolo davvero tenero per gli avventori del luogo, due ragazzi sorridenti e teneramente abbracciati, lamore che divampa nei loro occhi, la tenerezza delle loro mani giunte sotto le stelle, le loro labbra che si baciano dolcemente, come il mare bacia la terra fin dalla creazione. Pi bella lapparenza, pi feroce linganno .
Tornammo a Lancusi, a casa mia, Alessandro non cera pi, facemmo lamore immersi nel silenzio della notte, dormimmo abbracciati luno allaltro fino a tarda mattina. Dopo aver fatto lamore mi sussurra: non potr mai amarti, ma ti voglio davvero molto bene, e mi abbraccia teneramente. Anche in questa occasione ho rinnovato a Jessica il giuramento di eterno amore: mentivo, ma non mi sentivo in colpa per questo. Chi semina vento, prima o poi raccoglie tempesta. Il sipario stava per calare, anche gli attori erano ormai stanchi. Ricominciavo a respirare.

CAPITOLO VII ALLA STAZIONE
Nel pomeriggio siamo stati un po a casa mia, sebbene Pino entrasse e uscisse dalla stanza, noi continuavamo tranquillamente a stare sul letto, con addosso pochi vestiti e un lenzuolo ballerino. Poco dopo ho chiuso la porta a chiave. Pi di tutte le altre volte ci siamo dati con frenesia quasi irrazionale, le mani instancabili, le sue dita che affondavano ovunque, fino a quando, esausta, mi ha bloccato mani e piedi in una morsa definitiva. La carne persa nella carne, il sudore che scorreva a fiumi, la bocche che si cercavano senza tregua, il respiro stroncato dalle sensazioni, la voglia di non fermarsi mai chiss che senso ha tutto questo.
Tutto fin annegato in un caff, in compagnia di Angelo, che presto si ecliss. Arrivano sms e chiamate di Bernardo in continuazione, Jessica me li mostra infastidita.
Stare nel bar mi era diventato insostenibile, invitai la pulzella a fare una passeggiata sulla stazione l vicino, volevo parlarle a quattrocchi, sapevo che dopo larrivo di Bernardo non avrei potuto pi farlo, e mentre mi sforzavo di interpretare al meglio la mia parte, sentivo nel cuore che iniziavo a odiarla.
Caro lettore, adesso provo brevemente a raccontarti quello che facemmo e dicemmo, non quello che pensavamo o avremmo voluto fare. Ci incamminammo fino alla fine del marciapiedi, un pomeriggio tiepido e sereno, mi scrutava, aspettava che prendessi la parola, non dovette attendere a lungo, feci una lunghissima introduzione sul valore dei sentimenti, con digressioni personali e letterarie, mi divertivo come una scimmia, vedevo che lei si convinceva sempre pi di avermi in pugno, al tempo stesso il mio odio saliva come una marea impazzita, desideravo essere un attore perfetto, degno del palcoscenico del Globe
Lei stava appoggiata al palo del lampione, fumava una sigaretta dopo laltra, la guardavo fisso negli occhi, le sollevavo la testa con sguardo languido, le carezzavo le mani e il viso, mi dimenavo quasi piangendo, protestavo la difficolt nel trovare le parole giuste per esprimere in tutta la sua grandezza il mio amore per lei; lei mi lasciava fare, come mi disse successivamente: ero certa che sarei riuscita a farti innamorare di me mostrava grande difficolt nel sostenere il peso del dialogo e della responsabilit che le stavo scaraventando addosso. Il colloquio sulla stazione non stato altro che una guerra di nervi, una commedia per vedere chi lavesse sparata pi grossa o avesse ceduto prima. Quando la situazione forse non le appar pi sostenibile, mi confess che di essere spaventata dall'idea di potersi innamorare di me, che la cosa le riusciva inspiegabile ma che comunque sentiva una forte attrazione. Era stato toccato il fondo almeno cos credevo, sbagliando e quindi non mi restava che ritirarmi in buon ordine.
E tornarono le tenebre.
Il programma della serata prevedeva una pizza in un locale della vicina provincia di Avellino. Questi i commensali: io, Jessica, Angelo, la Diavola, Silvestro , Pan08 e suo fratello.
Durante la cena Jessica prese da parte Angelo e inizi la serie delle litanie di lamentele sul comportamento ossessivo di Bernardo, di come lei volesse liberarsene senza per riuscirci, di come noi fossimo diversi e migliori, ecc., ma con Angelo aveva fatto davvero male i conti. Se in me aveva trovato uno scoglio arduo da superare, con Angelo aveva cozzato contro una montagna. Beata ingenuit, e suprema presunzione.
Sulla via del ritorno Angelo guidava, la Diavola era accanto a lui; tenevo le mani sotto le mutandine di Jessica, lei sui miei pantaloni, quando trovai il punto giusto la sua voce si spezz, e mi fulmin con lo sguardo. Come ebbe a dire Angelo, quella cosa come una chitarra, si tratta di toccare la corda giusta! Arrivati in piazza a Lancusi, nei pressi dei giardini, affollatissimi, ci siamo baciati.
Conclusione della serata al bar Rogers, eravamo in tanti, nei suoi occhi limpazienza per larrivo di Bernardo. Aspettavo che mi accompagnasse a casa, era ormai tutto chiaro, e allora come mi avrebbe salutato? Tutto come sempre. Ci siamo baciati ancora. Le augurai buon fine settimana, io me ne sarei tornato a Omignano con le prime luci dellalba; fu in questo momento che mi chiese di ritardare la partenza per vedermi una volta ancora.
Alle 8 l'ho chiamata - e poi diverse altre volte per strada - ma non mi ha mai risposto. E allora ho iniziato a mandarle degli sms teneri e dolci. Le ricordavo che quel venerd cadeva il nostro anniversario, un mese da quella serata a Salerno, e via di questo passo.
Nel primo pomeriggio ho provato di nuovo a chiamare. Rispondeva a mezze parole, era confusa e si sentiva in sottofondo la voce di Bernardo, il quale poco dopo mi manda un sms nel quale chiede spiegazioni sul motivo della mia telefonata, era piuttosto irritato. Mi invitava a rispondere, giurava che il contenuto della conversazione sarebbe rimasto tra noi, che Jessica non era con lui. Ho finto di abboccare, ma il caso ha voluto che cadesse la linea... E allora ho chiamato Jessica. Mentre parlavo con lei, dopo averle fatto affermare e confermare che Bernardo non era presente, me lo sono fatto passare... ammette a mezza voce che tra loro c' stato qualcosa, si sente che ha voglia di dire di pi, ma non dice altro.
Poco pi tardi Bernardo decide di spedirmi questo sms: Non sono un amico se non ti dico la verit fino in fondo: forse con ritardo, ma meglio tardi che mai. giusto che tu sappia, ed io non so nemmeno dirti perch sia giusto, che io e Jessica stiamo insieme da un mese e mezzo. Dorme con me e mangia con me... Ho litigato col mondo per lei e oggi anche con Mora. Non so che mi preso ma oggi ero tornato per dirle... Tante cose... Quando mi ritrovo questa sorpresa ... capisci ora perch sono cos geloso.
E qui davvero ho sentito che, dopo aver toccato il fondo, avevo anche iniziato a scavare, Jessica aveva sempre parlato di un consapevole errore da far terminare al pi presto per non fare la fine di G. Non ci ha creduto mai nessuno, questo lho gi detto mille volte, ma che facesse lamore e non uso altre espressioni solo per rispetto del lettore con me da un mese e con Bernardo da un mese e mezzo era inaccettabile, andai su tutte le furie, desideravo con tutto il cuore prenderli per il collo e sbatterli mille volte con la testa nel muro, il sangue gridava vendetta, non era pi la tela del ragno o una guerra di nervi, mi avevano offeso e non li avrei mai perdonati. E fosse solo questo, il peggio doveva ancora venire.
Ancora oggi, mentre scrivo, non posso affermare con certezza che, se li dovessi incontrare vis a vis, non cambierei loro i connotati. Ma torniamo ai fatti.
Ho chiamato di nuovo per parlare con entrambe. Jessica sosteneva che tra loro c'era stato poco pi di un bacio, ma sull'insistenza di Bernardo che in sottofondo le sussurrava delle belle parole - ha dovuto ammettere che invece copulavano allegramente, l'ultima volta quella stessa mattina. Della sua conferma non mi importava un fico secco, ho solo preso tempo per poter registrare questa candida affermazione nella memoria del mio cellulare (verba volant, registrationes manent), ovviamente a loro insaputa.
I due compari, verosimilmente, avevano tenuto nascosta la loro relazione per non provocare le ire di Claudio e di Mora, e avevano lasciato che si palesasse la nostra un innamoramento si sarebbe prestato meglio allo scopo cosicch, nel caso Claudio avesse fiutato qualcosa, avrebbe fatto il 48 con me. Stupidi e vigliacchi.
A tarda sera inviai un sms a Jessica in cui le chiedevo di fare una scelta definitiva, di decidere con chi avrebbe trascorso la notte successiva; solo cos non sarebbero rimasti margini di manovra a nessuno, la corda era ormai troppo tesa. La risposta, inviata a notte inoltrata, non mi stup affatto: Devo scusarmi con te. Credo di averti illuso e non poco (credeva male). importante che tu sappia che non ho scelte da fare e che se stanotte passer con Bernardo solo perch io lo amo e tu lo sai bene (non lo sapevo affatto, ma questo non mi avrebbe cambiato la vita). Non ho mai voluto farti male e nemmeno adesso. Visto per come si sono messe le cose questo diventa il modo di farti meno male. Non posso lasciarti sperare che una amicizia diventi amore, almeno non la mia. Tu lo sai bene, io sono gi innamorata. Perdonami.
E magari finisse qui

CAPITOLO VIII - FINE
Luned, 16 giugno 2003, primo pomeriggio. Con la mia fedelissima bicicletta arrivo a casa di Bernardo, deciso a mettere fine una volta per tutte a questa storia, ma non era in casa, cerano solo Pan08 e Pipino.
Loro conoscevano parte della vicenda, sospettavano anche di me, Pan08 non riusciva a credere che alla mia et potessi frequentare una ragazza tanto assiduamente solo per amicizia, troppo spesso la mia bici rimaneva sotto casa sua fino a tardi, troppo spesso insieme; ma si fidavano di Jessica, e prendevano per buone le mie smentite. Tenevano in disprezzo Bernardo per il suo comportamento nei confronti di Jessica, a cui attribuivano la sola colpa di essersi troppo attaccata proprio a lui nei momenti di crisi con Claudio. Ma erano fiduciosi in due cose, Bernardo non avrebbe tradito lamicizia, di cui si era sempre vantato, con Claudio, e Jessica non lo avrebbe mai tradito, perch non era la tipa.
Quei due ragazzi sono davvero amici di Claudio, quando parlavano delle notti trascorse attaccati ai videogiochi, o a ridere e scherzare fino allalba, una chiara luce riverberava nei loro occhi.
Mi sono sentito un verme. Ho raccontato tutto. Lacrime amare giravano nei loro occhi.
Laria si era fatta davvero pesante, larrivo di Bernardo non fece altro che peggiorare le cose, lui non immaginava che gli sguardi di Pan08 e Pipino fossero di disprezzo nei suoi confronti.
Sono stato due ore a parlare con Bernardo, lipocrisia imperava, lui dalla sua poltrona sapeva dire poco altro che io, di tanto in tanto chiamava in causa Jessica per confermare o smentire delle circostanze, certo che dai nostri sguardi avrebbe capito senza ombra di dubbio chi stava mentendo, potenza del discernimento. Non ero certo se mi facesse pi schifo o pi pena. Jessica negava tutto, credo sapesse inconsciamente che non mi sarei mai abbassato al livello di dire ricordi quando e schifezze simili. Ero certo per di una cosa: ero pronto a picchiarli, se fosse stato necessario, perch era evidente che loro erano pronti a fare altrettanto con me.
Da questa parvenza di dialogo ho avuto una sola conferma, che Jessica faceva lamore con me da un mese e con Bernardo da un mese e mezzo; lo sapevo, lo avevo registrato, ma il disgusto che si prova a sentirselo dire in faccia, a percepire di aver mangiato nello stesso piatto di quellanimale era rivoltante.
ma non basta, Jessica raccontava tutto a Bernardo, tutto di noi, persino quante volte, cosa, come, quando Bernardo era a conoscenza di troppi dettagli per pensare che si trattasse di una provocazione Che tristezza.
E lui insisteva nel dire che io avevo sempre saputo della loro relazione, e che nonostante ci avessi continuato ad approfittare del momento di debolezza della puerpera. Non ci ho visto pi, gli ho risposto testualmente: ma credi davvero che, se avessi saputo della vostra relazione, avrei messo la bocca dove tu mettevi le palle? Non siamo mica tutti animali come te. E sono tornato a casa, inferocito.
Jessica follemente cotta di Bernardo, che sta al gioco e nel frattempo raccoglie quei frutti che solo una ragazza cos giovane pu dare; ma tanto Bernardo non lascer mai Mora, su questo non ci piove. E cos Jessica rimarr senza Claudio, senza Bernardo, e senza di me, ovviamente; per non parlare di tutti quelli che sono diventati ex amici.
Queste sono delle ovvie e razionali considerazioni, conclusioni gi scritte della vicenda. Ma io non riuscivo a trovare o a darmi pace, mi sentivo impazzire, la violazione della mia intimit mi risultava inaccettabile, vivevo male per questo fatto. Ne parlai a pi riprese con Angelo e Raffaele. Il primo mi consigli di essere superiore a queste cose, poich ad avere messo il piede in fallo erano stati loro, a me poteva interessare ben poco, e nel caso mi avessero dato fastidio, mi sarei regolato al momento. Raffaele fu, come sempre, pi drastico, mi disse che piuttosto che continuare ad accumulare una dannosa tensione nervosa, avrei fatto meglio a scaricarla su Bernardo sotto forma di legnate, forse la cosa mi avrebbe fatto stare meglio.
Cercavo di non pensarci, per quanto mi riuscisse difficile.
La mattina del 18 giugno, appena acceso il cellulare, mi arrivano questi due simpatici sms:
- Il primo delle ore 01:58 Ok ora basta. Sono solo e posso scrivere. Jessica ha perso la faccia di fronte a un suo amico importante per cose assurde dette da te in sua presenza e in presenza di Pan08. Dovresti spiegarmi che uomo uno che mette le proprie storie in piazza. Ma ora non tempo per la morale. Devi ricordare 2 cose: io ho rispettato Jessica e il suo rapporto col fidanzato, mio amico. Tu no. Ricorda per che come dici tu Jessica sa tutto di te. E a me dice tutto. Ora fai tu.
- Il secondo delle ore 02:32 Punto 2, per raggiungere i tuoi scopi hai screditato e infangato me, ben sapendo che questa era lunica cosa che faceva breccia su di lei e quando ti si presentata loccasione anzich evitare da amico come ho fatto io ne hai approfittato da vile. Almeno adesso sii uomo e taci per tutto. Un saluto
Al mio amico lettore, le considerazioni del caso
Mentre mi radevo pensavo al da farsi, lentamente mi decidevo di dargli una bella sveglia, quelle idiozie mi avevano messo una gran voglia di menare le mani.Ma non potevo picchiarlo in casa sua, mi sarei messo dalla parte del torto. E poi non menavo le mani da oltre dieci anni, perch ricominciare per un utile idiota come Bernardo presi il cellulare e risposi ai suoi sms:
- Un favore, modera i termini. Comunque per me questa schifezza finita luned. Per Jessica mi ha usato, questo non bello. Io posso tacere, e lo faccio, ma quante persone, non solo gioved sera, hanno visto i nostri baci, dati ovunque? E le nostre macchine imboscate di notte non amo la pubblicit, ma ero innamorato e tutto andava bene. Poi niente minacce, please ricordi quando ho preteso da Jessica la conferma dei vostri rapporti? Giusto il tempo di registrare le vostre ammissioni sul cellulare. E poi non ho tempo da perdere, approfitta tu, se ne hai. SVBE.
Un po male, nel leggere questa risposta, ci sar rimasto; e la conferma potrebbe essere nel contenuto dei suoi sms successivi. Al mio ormai stanco lettore, il giudizio insindacabile:
- Pochissime persone hanno visto i vostri baci perch qui nessuno sapeva niente. Jessica era rispettata da tutti. Fosse vero quello che dici, oggi Pan08 non sarebbe sorpreso dai fatti. Non lavrebbe ascoltata piangere mentre diceva di essere innamorata di me. Ma comunque basta cos. normale che tu sia nervoso. Ma questa storia deve chiudersi qui per sempre. Un tuo squillo mi dir che sei daccordo e tutti dimenticheremo. Ma sappi: tengo pi a Jessica che alla mia dignit.
- Niente pi sms, per nessuno e niente parole. Credo sia tutto inutile. Non c che da dimenticare e se tutti saranno rispettosi verso gli altri, nessuno perder nulla. Tutto quello che stato appartiene al passato. Piano piano staremo tutti meglio. Ti pare? Ma stiamo tutti attenti a non degenerare mai. Mi spiace per tutto e sappi che ti capisco. Forse con Jessica non ci sar mai pi nulla, per io la protegger fino allinverosimile. Fallo anche tu. Un abbraccio.

Infine la mia riposta, sempre tristemente via sms:
- Forse non hanno visto niente quelli di casa tua ma io ho negato anche levidenza pur di proteggerla, fino a quando non ho scoperto tutto. Ripeto, per me la questione si chiusa luned, ma non voglio fastidi, di nessun tipo. In ultimo: tu continui a pensare che io sapevo, e la cosa mi d fastidio, e sai perch: come puoi pensare che avrei messo la bocca dove tu mettevi altro? Una richiesta personale: tieni Angelo fuori, mercoled non uscita con lui, ma con me. E qui concludo assicurandoti che quel file rimarr segreto, se non mi seccate. Buona fortuna e addio. SVBEEV

Alla fine di questa storia mi rimangono due sole certezze: Angelo e Raffaele.

POST SCRIPTUM

Queste poche righe potrebbero sembrare il resoconto di un periodo bravo, di un pezzo di vita universitaria, di sesso fine a s stesso, di mistificazione dei sentimenti, e via blaterando ebbene, nelle mie intenzioni non c mai stato nulla di tutto ci. Questo raccontino, semplice quando non stupido, pretendeva in tutta buona fede di sciogliere un inno allamicizia, alle persone come Angelo, Raffaele, Consolato, Marco, Andrea Baker, Patrizia la Diavola, come a tutti gli altri Amici che per motivi diversi non sono presenti in questo racconto, che sono e saranno sempre al di sopra e al di l della inconsistente pochezza di certe cose e di certi personaggi.
Ringrazio per lamicizia dimostratami, e la simpatica insistenza a cui dovuto questo breve racconto, Angelo, Raffaele, Consolato, Marco; ringrazio inoltre Patrizia la Diavola per i preziosi consigli sulla stesura dello stesso.


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