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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 756 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Alfredo Bianchi
IL LIUTAIO
Storia di uno scalzacane degli anni '20

Umberto girava per Viareggio nei negozi pi in voga e prendeva a riparare violini e violoncelli. Se li portava dietro sul tram nel trambusto degli operai che scendevano e salivano con le loro sportine, sacramentando per quelle matrone gonfie, vestite di verde, che Umberto portava abbracciate.
Ma se aveva soltanto violini Umberto tornava a piedi, l'involucro sulle spalle come un frate zuccotto la bisaccia del pane. Del resto anche per lui quelle erano le bisacce del pane. Guadagnava pochi centesimi per le piccole riparazioni, qualche lira per le verniciature. Il bello era che a forza di maneggiare padelle e matrone s'era messo anche a suonare. Cavava fuori mazurche e valzer dalle padelle, che eran belle un fotto e mezzo e mandavano in brodo di giuggiole Cosimo.
- Questa la sai?
e seguitava per un po', sia che avesse abbracciato un violoncello o che avesse sotto gola un violino.
Qualche volta il vecchio Cosimo si metteva a ballare come un macaco ebbro.
Una di quelle volte l che Umberto era andato a Viareggio a cercare lavoro e il Verri l'aveva mandato a ritirare da un lattoniere della Via Regia una sordina da cornetta, fu fermato dai Carabinieri.
Era il suo solito modo di fare, di camminare, che gli attirava addosso i guai. Passare per le strade ammodino, come tutti i cristi della terra, no, per niente. Umberto doveva passare di costo, occhi furtivi, il cappello sugli occhi.
Per lui era naturale ma per i carabinieri, vedere uno che fa la barba ai muri, mani in tasca e un gonfio sospetto sotto la giacca, non era normale per nulla.
- Che hai l ?
- Nulla
- Fai vedere
Presero quella pera lucida con fare circospetto e quello pi anziano disse:
- una bomba
- No, la sordina di una cornetta.
- Non mi persuade. Chi sei che non t'ho mai visto da queste parti?
- Sono di fuori
- Volevo ben dire. Vieni con noi!
Lo portarono, uno di qui, uno di l, fino alla caserma, sul Fosso. C'erano i calafati in sciopero che occhieggiavano dall'altra riva e lui, cos nero, cos pallido, sembrava, alla distanza, un rivoluzionario.
- Svelto, su, che se sei davvero un capo, ti si fa la festa - disse un carabiniere. E lo spinsero in una stanzetta buia appena illuminata da una spera di sole occiduo.
Il maresciallo era nervoso per la giornataccia.
- Generalit... E gi il cappello, gaglioffo!
Umberto depose il cappello sul tavolo.
- Che ha fatto?
- Aveva questa
Il maresciallo guard di sotto in su, divent rosso come un gambero.
- Coglioni, coglioni! L'avete portato qui per questa sordina da tromba? Ma guarda che gente!
- Maresciallo, noi non si sapeva che roba fosse, ci pareva una bomba!
- Via, via, imbecilli! - urlava il maresciallo.
Invece di essere contento, Umberto tremava, confuso da tutti quegli urli, dall'imperversare delle parole di quel sacro testimone del potere che era capace di strapazzare i carabinieri.
- E tu, spicciati: nome, cognome, paternit, maternit...
Il maresciallo aveva ripreso fiato, ma era ancora rosso come un tacchino.
- Padulani Umberto
- Tuo padre?
- Padulani Achille
- Achille, coglione, basta Achille.
- Tua madre?
- Canipugliori Tatiana
- Come?
- Canipugliori Tatiana
- Che nome cretino...Vai via, imbecille, tu e tutti i tuoi nomi cretini! E porta via la bomba...
Umberto vol gi per le scale come un fulmine, spingendo a destra e a manca quelli che salivano. E salivano in diversi: scioperanti fermati dai carabinieri, calafati...
A vedere come scendeva di corsa altri carabinieri lasciarono la preda e ripresero Umberto scapigliato e sconvolto, lo riportarono su di peso.
- Sei ancora qui? - Il maresciallo era furente.
- Scappava
- Via, via - url il maresciallo e quelli lo riportarono gi, ma sull'uscio lui si ricord che aveva lasciato il cappello sul tavolo del maresciallo. Rifece la scala di corsa fra la sorpresa degli arrestati.
Quando lo vide il maresciallo gli tir il cappello sui denti...
Scendendo, adagio, adagio, Umberto si teneva le mani davanti all'apertura dei calzoni. Dalla emozione s'era pisciato addosso.

(Dalla raccolta di racconti inedita: "INTERVISTA CON LA MEMORIA" - Storie di scalzacani)


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