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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 540 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Alfredo Bianchi
LA NOTTE DEL DUCA

Il Duca era di bocca buona, per era assai se trovava avanzi da mettere sotto i denti. Soltanto se andava ai pubblici macelli gli buttavano l due occhi di bestia o un pezzetto di trippa. Allora il Duca faceva Pasqua.
Misero come era, senza casa, con gli abiti sbrindellati, faceva onore al suo nome. Alto, capelli lunghi, occhi azzurri, denti candidi. Si pu dire che era bello ed imponente, il Duca.
Per dormire si accontentava di un angolo nell'ingresso dei cessi pubblici, una coperta per terra, il sonno lungo di chi non ha da pensare a nulla. Questo in cattiva stagione ma d'estate nessun problema per lui che dormiva sotto una pianta o sull'erba dei prati profumati delle Silerchie.
Il Duca, dunque, viveva la sua felicit alla giornata, la sua vita nella felicit. Non era raro sentirlo cantare - lui diceva - come gli uccelli dell'aria.
Alle Silerchie c'era una villa i padroni della quale gli avevano regalato pi volte vestiti smessi o scarpe sfondate.
And su verso sera come tante altre volte e lo colp il fatto che tutto fosse buio e come abbandonato. Allora si azzard dentro il giardino e vide l'uscio della cantina dimenticato aperto.
L'odore degli insaccati appesi alle travi gli penetr dentro come una truppa all'assalto e annull i pensieri antiladro che l'avevano spinto a socchiudere la porta.
Lui ladro non si sentiva, non era mai stato, ma assaggiare un po' di quelle salsicce non gli sembr reato e... mangiarne una, mangiane due, ne fin una filza.
Gli venne una sete atroce che gli allegava le labbra.
Cerc fra le bottiglie dello scaffale e trov del vino, dolce, profumato di rose. Scendeva gi per la gola come un ruscello fresco e scatenava nello stomaco luci di gioia, risa sfrenate, un dolce sopore.
Forse ne bevve due, tre bottiglie, non lo seppe mai. Fatto sta che si addorment di un sonno profondo, popolato di immagini. Lui, che non aveva mai visto il mare, si sogn che le onde gli lambivano i piedi; decine di ragazze procaci gli si facevano intorno e lo chiamavano: "Duca, Duca, vieni un po' qui da noi ..."
Grandi uccelli bianchi volavano come aquiloni e lui li passeggiava per aria dove voleva. Un cane, sceso dal cielo, gli lecc le guance barbose... I pescatori gli offrivano grossi pesci e siccome lui non li degnava, "Duca, Duca - gli dicevano - "svegliati... " e gli andavano dietro, gli urlavano nelle orecchie, lo scuotevano per le spalle: "Duca, Duca!"
- Lasciatemi in pace! - url il Duca e allora soltanto, nella foschia della sbornia, si accorse che erano due carabinieri.
- Che ho fatto?
- Effrazione di propriet privata, furto...
Il Duca fece una smorfia. Non capiva, ma quando i carabinieri lo portavano via, disse:
- Meno male che ho trovato un vero letto, stanotte!
(Dalla raccolta inedita. " GLI SCALZACANI")


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