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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 587 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Bartolomeo Di Monaco
IL REGALO DELL'ANGELO

Sono davvero pochi i lucchesi che conoscono la storia della gemma che sta nella mano sinistra dell'arcangelo Michele, la bella statua posta in cima alla chiesa che porta il suo nome.
Chi desideri osservarla pu recarsi davanti alla Banca Commerciale Italiana, da dove, ma in un solo punto, la si pu intravedere.
Occorre per molta pazienza, insistere, chinarsi pi volte.
Certi giorni passando da l vi ho sorpreso qualche straniero che tenta l'impresa. Vicino a lui dei lucchesi incuriositi, ignari invece del gioiello.
In un tempo lontano, quando ancora la piazza era attraversata da un canale e per accedere alla chiesa si doveva varcare un ponticello, viveva a Lucca un uomo molto semplice e buono di nome Costantino.
Era gi avanti con gli anni. La moglie era morta quand'erano ancora giovani e non aveva avuto figli da lei.
La sua anima traboccava di amore per il prossimo.
Si pu dire che da sempre, sin da quand'era ragazzo, Costantino si adoperava per fare del bene. Gli nasceva spontaneo questo sentimento ricco di carit e non riusciva a stare chiuso in casa se sapeva che altrove qualcuno aveva bisogno di lui.
Era molto povero e spesso non aveva niente da mangiare, ma la sua ricchezza interiore era incomparabile e dovunque egli si recava portava sempre la gioia con s.
I poveri della citt, i sofferenti, gli ultimi degli ultimi avevano parole di stima e di riconoscenza per lui che, malridotto pi di loro, sapeva egualmente trovare il modo di consolarli.
I ricchi naturalmente non sapevano nemmeno che Costantino esistesse.
Vivevano in quegli anni una loro opulenza tranquilla.
Nessun disordine turbava la citt e le guerre con Pisa e qualche volta con Firenze sembravano un ricordo lontano.
Ma pi della pace dilagava la povert.
Dentro le Mura si ingrossava sempre di pi il numero dei mendicanti che si appostavano sulla porta delle chiese vestiti di stracci per domandare la carit.
Costantino si adoperava con tutte le sue forze per aiutare i pi deboli.
Sentiva che da quell'impegno gliene veniva una grande serenit.
Spesso al mattino molto presto, prima di incominciare la nuova giornata tra i suoi poveri, attraversava il ponticello ed entrava in chiesa a pregare.
Quando ne usciva, rivolgeva lo sguardo all'arcangelo Michele che stava lass in cima, sentinella della citt, e supplicava che si facesse suo interprete presso Dio, affinch gli desse la forza necessaria per compiere anche quel giorno il suo lavoro.
Poi se ne andava tra i poveri.
Dietro la bella piazza sorgevano piccole vecchie case, alcune molto malandate, quasi cadenti. Era l che soprattutto si svolgeva la sua opera di carit.
I ricchi, i mercanti rifuggivano invece quei luoghi. Parevano ignorarli.
Un anno Lucca fu colpita da una grande sciagura: fame e malattie si erano diffuse rapidamente per la citt.
I pi miserabili morivano come cavallette.
Costantino non sapeva che fare.
Quel poco cibo che aveva lo donava ai pi gravi, cercava di alleviarne le sofferenze.
Si rendeva conto per che poteva fare ben poco per loro.
Quella calamit era davvero imponente per le sue deboli forze.
Ogni persona che gli moriva tra le braccia la sentiva come sua, e sua sentiva la colpa per non aver fatto abbastanza.
In chiesa, quando nessuno era presente, levava forte la voce a Dio, implorava la grazia per i suoi sventurati.
Lui stesso intanto era stato colpito.
Le sue energie scemavano. Il passo s'era fatto lento. I suoi anni si erano tutti svelati.
Doveva far presto.
Sentiva che non era pi quello di prima.
Una mattina uscendo di chiesa si rivolse all'angelo.
Gli grid, lo implor di aiutarlo.
"Devo morire" gli disse. "Chi aiuter i miei sventurati a vincere questa miseria?"
E si doleva ad alta voce che la sua vita non era bastata.
L'angelo restava lass muto, e Costantino ancora lo supplicava.
"Fai tu qualcosa per loro. Io non ce la faccio pi. Ti chiedo perdono."
Nei giorni seguenti nessuno incontr pi Costantino.
I suoi poveri mormoravano tra loro, manifestavano con disperazione il loro stupore.
" morto" disse qualcuno dopo che un mendicante era stato alla sua casa.
Solo come un cane nel chiuso della sua stanza senza che alcuno gli recasse aiuto era morto.
Non c'era pi Costantino ora per le viuzze della citt.
Nessuno lo avrebbe pi visto coperto di stracci, dal cuore grande come il mondo.
Ma una mattina, ecco che alzando gli occhi alla volta dell'angelo sopra la bella chiesa, qualcuno vede un brillio che prima non c'era.
sfolgorante e pare che l'angelo ora sorrida.
Rapida come il fulmine corre la voce e anche si diffonde la notizia che la carestia scomparsa, la pestilenza come per miracolo non piaga pi la citt.
I malati sono tutti guariti, percorrono le strade, si dirigono verso la piazza.
Si radunano sotto l'angelo che ha le ali spalancate. Sorride a loro.
Tutti vedono il brillio della gemma.
Qualcuno grida di salire lass.
Quel gioiello per loro, per i poveri, per alleviare le loro sofferenze.
" l'aiuto implorato da Costantino!" esclama qualcuno.
E il parroco dice di s, che bisogna andare a vedere, che quello davvero un miracolo.
Alcuni uomini salgono la scaletta. La folla li segue attenta, tutti i visi rivolti all'ins.
" grande la gemma" si sente dire.
" gioiello d'una bellezza rara."
Poi si leva il mormorio.
Non si riesce a staccarlo dal dito dell'angelo!
Nessuna forza vi riesce.
Hanno provato, provano ancora in tanti. No, il gioiello non viene. Si deve desistere.
Scendono gli uomini. La folla li incalza, domanda, si meraviglia.
" una gemma stupenda. Non ne esiste eguale al mondo. Il suo valore inestimabile."
Nei giorni seguenti con pi calma e con attrezzi pi adatti si tenta ancora.
Di nuovo la folla l sotto coi visi all'ins.
Assistono anche i membri del Consiglio degli Anziani; mercanti e nobili famosi sostano sulla piazza.
Anch'essi sono attratti dallo straordinario prodigio.
Ma la gemma resta l, resiste. Nessuno capace di toglierla.
Ancora oggi lass.
Si dice che Costantino, invisibile, stia dietro l'angelo e lo implori di trattenerla, di non lasciarla cadere.
La gemma dovr restare lass fino a quando la citt di nuovo ne avr bisogno.


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