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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 564 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
INCONTRO CON DIO

Tu non ci crederai, amico lettore, ma a forza di nominarlo, una mattina che proprio non me l'aspettavo Dio mi comparve davanti e, svelando un animo tanto nobile e generoso, mi invit a salire con lui in cielo.
Proprio cos!
Me ne stavo nel mio giardino, seduto sotto i bei pini, che gi in primavera mandano una consolante frescura, e svagavo con lo sguardo un po' di qua e un po' di l oltre la recinzione, quand'ecco che apparve proprio l davanti a me Dio, allegro, esuberante, scherzoso.
Resto immobile. Non possibile che sia proprio lui, Dio in persona!, mi dico. Ma l'aspetto quello che conosco, che ho appreso dalle belle pitture e dai libri.
"Sono proprio io, il Padreterno" mi rassicura, e si siede accanto a me, e insieme guardiamo la strada, che in quei giorni era trafficata come non mai.
"Vedete, mio Signore, com' diventata insopportabile la vita! Voi pensaste di edificare per gli uomini l'Eden, il Paradiso terrestre, e alla fine rimasta questa Terra devastata."
Qualcuno dei passanti mi osservava gesticolare, e si fermava incuriosito davanti alla recinzione. Non potendo scorgere Iddio accanto a me, restava l impalato, incredulo di ci che vedeva. Aspettava un po', eppoi, scuotendo il capo, si allontanava.
"Vorrei che conosceste il mio paese" dissi ad un tratto.
Mi sorrise. Fece cenno di s e insieme uscimmo nella strada. Quel vecchio imponente parve ancora di pi ingigantirsi. Le auto passavano e quell'uomo diveniva sempre pi grande.
Giunti sul ponte, volle chinarsi a guardare l'Ozzeri, il corso d'acqua antico.
Davanti al piccolo cimitero si ferm. Entr e chiam quei morti ad uno ad uno. Mi parve che essi rispondessero a lui, e infine comparvero e gli si radunarono intorno.
Scherzava e rideva con loro.
Salimmo sul piccolo colle, dove sorge la parte pi antica del paese. Lass ci raggiunsero i rintocchi del vecchio campanile.
Fu proprio in quel preciso momento, mentre scoccava l'ultimo rintocco, che mi accorsi che il paese sotto di me si faceva piccino piccino, ed io stavo volando, e Dio era sopra di me e con le braccia mi teneva sospeso nell'aria, ed io scorgevo il paese e la mia citt allontanarsi, e a poco a poco svanire.
"Ho paura, mio Signore."
Ma Dio arriv in un istante.
"Siediti qua" mi disse.
Stavo in un bel giardino, colmo di piante e di fiori, e Dio si sedette accanto a me.
"Ora non avrai pi bisogno di fantasticare su quello che dico e che faccio. Guardati intorno, e sazia finalmente ogni tua curiosit. Questo in cui ti trovi il giardino della mia casa. qui che vengono a trovarmi gli angeli e i trapassati che vivono con me."
Era un luogo meraviglioso, ricco di colori e di silenzio. Sentivo che l si poteva essere felici.
Domandai notizie dell'arcangelo Michele.
"Vorrei tanto vedere se somiglia alla statua che si trova in cima alla chiesa della mia citt."
"Lo vedrai, ma non avere fretta."
"Sono morto, mio Signore?" balbettai.
"Ritornerai sulla Terra" mi rispose sorridendo. "Ti ho portato quass perch voglio che quando parli di me tu conosca davvero ci che sono."
"Non siete contento di me?"
"Parli a vanvera, a volte. E ti burli del tuo Dio."
"Eppure vi ho sempre dentro il mio cuore."
"Perch allora mi tratti come se fossi un bambino capriccioso, e non il Dio di Mos, di Abramo, di Giacobbe?"
"La verit che non riesco ad aver paura di voi, mio Signore. cos bello immaginarvi allegro, burlone, capace anche di commettere qualche imbroglio pur di raddrizzare le cose sulla Terra."
"Pensi male di me quando le cose non vanno per il verso giusto, non vero, briccone?"
"A volte non mi riesce di frenare il pensiero."
"E chi ci rimette sono sempre io!"
"Mi acceca il troppo dolore che vedo sulla Terra. Soprattutto la sofferenza che colpisce gli innocenti, i bambini che non hanno colpa. Allora mi prende una grande tristezza, un grande sconforto. Perch fate nascere degli innocenti ciechi, storpi, senza gambe n braccia? Perch permettete che i grandi facciano tutta quella violenza sulla Terra? Non immaginate quanto sia difficile per un uomo semplice come me accettare questa vostra verit cos spietata."
Dio si fece pensieroso e triste e non parl pi.
Un gruppo di persone si stava avvicinando. Avevano l'aspetto di uomini in tutto simili a me, e compresi che erano dei trapassati.
Dio fece loro cenno di avvicinarsi, e vennero intorno a noi e Dio parl a uno di loro.
"Vedi?" gli disse "Ancora sulla Terra ci si interroga sul dolore. Quanti millenni dovranno trascorrere perch l'uomo riesca a scorgere l'anima che ha dentro di s? Ah, se cercasse di dialogare con lei, cadrebbe tutta la sua incredulit!"
Quegli uomini si sedettero accanto a noi, conversando con Dio. Dal modo di parlare e dalle cose che dicevano riconobbi Platone, a cui Dio s'era prima rivolto, e Aristotele, e Dante, Milton, e Goethe.
"Sarete fiero, mio Signore, di avere quass ingegni come questi, che hanno fatto grande la Terra" sospirai, quando quegli uomini si furono allontanati.
Ma Dio m'indic un uomo che si stava avvicinando.
"L'amore che costui sparse sulla Terra ancora cos grande che egli ne inonda quass tutto il Paradiso. Si fece il pi povero tra i poveri. Fu il pi umile tra gli umili."
San Francesco pass davanti a noi e non disse nulla.
"Perch, mio Signore, avete resa cos complicata la vita? A mano a mano che trascorrono i secoli, tutto diventa pi difficile. Serve davvero all'uomo il progresso? O esso invece non ci allontana sempre di pi da voi?"
"Perch l'uomo mi sfida?"
"Vuole essere simile a voi."
Dio si alz e mi condusse in giro per il suo giardino e mi indicava tutti i fiori pi belli. Si chinava, li contemplava e poi, rivolgendosi a me, mi ripeteva sorridendo:
"Che cos' l'intelligenza dell'uomo a paragone delle meraviglie che stanno nascoste nella Creazione."
"Ma voi lo amate, l'uomo..."
Giungemmo vicino ad un limpido ruscello, e Dio mi invit a sedere sulla riva; quindi mi preg di osservare, laggi in basso, la Terra, che appariva azzurra e splendente.
Per uno strano prodigio, essa d'un tratto, a poco a poco, parve avvicinarsi e potei distinguere nitidamente i continenti, e poi, piano piano, riconoscere le citt; e infine divennero grandissime le strade e le case.
Vi si agitava un'umanit disperata, frenetica, la quale, vista da lass, faceva contrasto con la quiete e la bellezza della natura che le stava intorno.
"Lo puoi vedere da te ci che sta succedendo sulla Terra per colpa dell'uomo."
"Voi lo avete fatto cos."
Ci mettemmo a correre per i campi, e attraversammo boschi, foreste, fiumi, praterie sconfinate.
"Sono contento di trovarmi qui con voi" gli gridai al colmo della felicit.
E Dio mi sorrideva, mentre mi sollevava nel cielo e mi faceva volare con lui, a fianco delle aquile, dei falchi, delle rondini, dei gabbiani.
"Ti piace quass?" mi diceva sorridendo.
"Fatemi restare con voi" lo supplicai.
Dio mi accompagn sulla cima di un monte e di nuovo mi mostr la Terra.
"Che devo fare, mio Signore, tornando sulla Terra, per rendervi felice?"
Dio non mi rispose. Mi tese invece la mano e insieme ci inoltrammo per un sentiero. Qua e l sorgevano piccole case, davanti alle quali la gente si radunava e conversava. Tutti quelli che ci incontravano, ci salutavano con grande calore.
" bello qui. Se gli uomini lo sapessero, non avrebbero paura della morte."
"Anche tu un giorno verrai quass."
"Ditemi dov' mio padre" domandai.
Sbuc proprio in quel momento da un sentiero un gruppo di angeli. Tutto contento, Dio esclam:
"Questi l'arcangelo Michele, che volevi incontrare!"
"Eccolo," prosegu rivolto all'angelo "il lucchese che spesso si prende gioco di noi."
L'angelo si stacc dal gruppo, e con le braccia spalancate mi venne incontro. Mi baci.
"Non fatela andare in malora quella mia statua, lass in cima alla bella chiesa della tua citt" mi disse sorridendo.
Per un attimo mi sembr di ritrovarmi proprio dentro la mia Lucca, nella bella piazza San Michele, e di avere il viso rivolto all'ins, verso l'angelo.
"Parla di me tutte le volte che vorrai" mi sussurr all'orecchio, lasciandomi. "E parla anche di Dio, perch lui contento di te."
Dio stava zitto in disparte, e quando San Michele se ne fu andato, mi si avvicin.
"Non ti ho condotto qui per mostrarti tuo padre."
" felice mio padre?"
Dio non mi rispose.
Da quella cima di nuovo mi mostr la Terra, e la cara sfera azzurra sembr risplendere, farsi pi bella.
Dio allora mi prese per mano e ancora una volta mi ritrovai sospeso nel vuoto. Sentivo il vento soffiare da ogni parte, e cos compresi che il mio viaggio era per finire e Dio, a quella grande velocit, mi stava riaccompagnando a casa.
Mi ritrovai infatti nel mio giardino, e Dio era in piedi davanti a me.
"Sono stato pi volte sul punto di annientare l'uomo."
"Abbiamo tanto bisogno di voi, mio Signore. Come dobbiamo vivere? Non ci abbandonate."
Ma Dio se n'era gi andato.
Spesso mi domando, ancora oggi, se egli abbia udito quelle mie parole.
Lo penso lass, in mezzo a quei boschi che io ho visitato con lui, su quei campi, tra i fiori, lo odo parlare con gli angeli, raccontare a mio padre di quella mia visita straordinaria, e vedo il mio vecchio genitore sorridere, ringraziarlo e scherzare con lui. E allora voglio credere di s, che Dio mi abbia udito quel giorno e stia per confidare agli uomini il modo di conoscere, apprezzare e conservare per sempre l'amore, la pace, il silenzio, la gioia, la bellezza della Creazione, l'umilt e la dolcezza dei nostri sentimenti.
E vedo l'arcangelo Michele che gli sta intorno, non lo abbandona un istante, e ogni volta lo incoraggia nei momenti in cui Dio prova dolore e sconforto per noi.
Con la pi grande ostinazione lo supplica di non rinunciare ad amarci.


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