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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 582 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Bartolomeo Di Monaco
LA PICCOLA STREGA

Forse non hai mai visto una di quelle belle processioni che si tenevano a Lucca intorno agli anni '50.
Una di queste si celebra ancora oggi la vigilia di Santa Croce, il 13 settembre, ed antichissima.
Accorrono da fuori per assistervi.
Vi partecipano, recando i ceri al Volto Santo, immagine sacra della citt, tutte le parrocchie della diocesi e vengono anche rappresentanze di altre localit coi propri labari.
Quel giorno Lucca si gonfia di gente, di addobbi e di luci.
Ma in quegli anni ve n'era un'altra oltremodo suggestiva, che vedeva essa pure un grande concorso di folla: la processione del "Ges morto" che la sera del Venerd Santo partiva dal rione di Pelleria, uno dei pi vecchi della citt.
Su di una barella trasportata a spalla da uomini robusti, veniva condotta in giro per le strade pi importanti la scena della Crocifissione: Ges sulla croce e ai suoi piedi la Madonna, San Giovanni e la Maddalena.
Queste immagini scolpite si conservano ancora oggi dentro la piccola chiesa di San Tommaso in Pelleria sopra il primo altare a destra.
Ancora qualcuno vi si ferma talvolta a pregare.
In quel tempo viveva nel rione di Pelleria una ragazza di nome Alipia.
Era deforme sin dalla nascita, molto piccola, quasi nana, magrissima, dal viso orripilante, simile in tutto a quello di una capra.
La chiamavano la piccola strega.
Se avessero potuto l'avrebbero uccisa, tanto a vederla salivano alla mente tristi pensieri.
Quando defilata lungo il muro passava per via Pelleria, chi la incontrava si faceva il segno della croce. Se era un uomo, le gridava dietro. Qualche volta le lanciava dei sassi.
Qualcuno l'aveva pure bastonata.
La sera del Venerd Santo anche Alipia stava in mezzo alla folla.
Non si curava dei frizzi che le lanciava la gente, dei calci che riceveva di nascosto. Con ostinazione restava tra loro e a suo modo cercava lo svago, il divertimento.
Nessuno saliva a trovarla.
Certe volte per dispetto le avevano inchiodato l'uscio di casa e Alipia per qualche giorno era restata rinchiusa, aveva domandato aiuto ai vicini sulle scale.
Eppoi da sola aveva dovuto liberarsi.
Ma nel giorno della processione il suo corpo deforme si caricava di una speciale energia e nessuno poteva fermarla.
Correva e rideva tra la gente.
Entrava in chiesa. Intorno alla barella gi pronta sostava a contemplare quella scena di dolore. Il suo viso si apriva ad una smorfia di speranza.
"Guardate, c' la piccola strega" sussurravano i fedeli che si trovavano in chiesa con lei.
Dalle finestre illuminate la gente l'additava.
"Alipia, Alipia!" gridavano.
Si raccontavano maldicenze sul suo conto.
Quando qualcuno al mattino trovava intrecciata la lana del cuscino diceva che quella notte Alipia era stata da lui a fare il malocchio, a stregare la casa. E allora usciva in strada a cercarla, e appena la trovava la minacciava col bastone.
"Devi levare subito il malocchio" urlava. "Non tornare mai pi a casa mia!"
Alipia giurava che niente di ci che la gente diceva era vero, che lei era una disgraziata di cui nessuno aveva piet.
A lei era stato fatto il malocchio! Perch invece non aiutavano lei a cercare chi l'aveva conciata cos?
Quando in famiglia una cosa andava storta e la scarogna piombava su quella casa, si dava la colpa ad Alipia.
"Morisse quella strega!" imprecavano.
Un giorno che avevano rubato in chiesa, tutti andarono da lei.
Rivolevano l'elemosina sottratta. La minacciavano, e Alipia da dietro l'uscio supplicava che era innocente, che la lasciassero in pace.
Certi giorni con prepotenza per scendeva in strada. Presa da irresistibile vertigine ballava e cantava. La gente le si radunava intorno e si divertiva ad insultarla.
Ma Alipia continuava.
Il parroco aveva piet di lei.
Il destino l'aveva umiliata troppo presto.
Qualche volta discorreva con la ragazza.
In quelle rare occasioni, Alipia stava a guardarlo come incantata. I suoi occhi si illuminavano, e senza parole udiva il sacerdote il suo tenero ringraziamento.
Poi Alipia subito scappava, correva fuori dalla chiesa, andava nella strada. Agile si muoveva nella danza ed alto, penetrante, si levava il suo canto stridulo al cielo.
Quel Venerd Santo, dunque, i maestri delle confraternite avevano un gran daffare per dare ordine alla processione.
Ci si baloccava intorno alle numerose bancarelle che esponevano ogni ben di Dio. Molti incappucciati sgranocchiavano noccioline!
L'ora si avvicinava.
Il parroco infine diede ordine ai portatori di far uscire la barella.
Con fatica e molta precauzione, poich la scena del Golgota era assai imponente, si riusc a farla passare dalla porta.
Solenne, suggestiva la barella apparve sul sagrato.
Dalle finestre illuminate la gente ammirava in silenzio.
Fu dato l'ordine della partenza.
Si chinarono i portatori sotto le stanghe. Si sollevarono da terra le statue della Crocifissione. Lass in alto sopra la gente parvero vive.
Si levarono i canti.
Per le strade la folla si accalcava, chinava il capo, s'inginocchiava.
Ogni tanto i portatori si davano il cambio.
Giunsero in piazza San Michele.
Che mare di folla!
La barella all'improvviso per tutti si fece pesante, insopportabile.
Si guardarono sorpresi i portatori.
Ammisero quel nuovo peso imprevisto, misterioso.
Scrutarono la scena della Crocifissione. Tutto pareva in ordine come quando erano partiti.
Ad un tratto non ce la fecero pi.
Rapidamente si passarono la voce e subito la barella fu posata a terra.
Respirarono profondamente, si asciugarono il sudore che grondava dalla fronte.
Sotto gli archi di palazzo Pretorio, confusa tra la folla, vide per un portatore, la riconobbe, Alipia inginocchiata.
Aveva gli occhi levati al Crocifisso. Fissi su di Lui, non li muoveva.
Qualcun altro dei portatori la scorse.
Alipia stava ancora inginocchiata, piccola piccola appena si vedeva.
Infine si sciolsero i suoi occhi dalla scena del Golgota, dalla scena del dolore, e lesta si rialz, scomparve.
I portatori di nuovo si misero sotto le stanghe, di nuovo alzarono la barella.
Dopo la funzione conclusiva, che sempre si celebrava nella cattedrale di San Martino, i portatori si parlarono tra di loro, cercarono una spiegazione al fatto straordinario che per non riuscivano a capire.
Davvero era accaduto?
Tutti confermarono quell'improvviso sovrappeso che aveva fiaccato la loro forza.
Difficile per trovarne la ragione.
Qualcuno ricord di aver sorpreso Alipia tra la folla.
"Anch'io l'ho vista!" intervennero altri.
"Che ci stava a fare l inginocchiata?"
"Proprio lei, Alipia, inginocchiata!" esclam qualcuno incredulo, con sarcasmo.
Alla fine l'argomento fu lasciato cadere. Si and a dormire. Ciascuno ritorn a casa.
L'indomani, non si fecero altro che commenti entusiastici sulla bella processione.
Dappertutto era piaciuta.
Vanto del rione quel successo che si ripeteva da anni.
Il chiacchiericcio dur per tutto il Sabato Santo, e anche il mattino di Pasqua, prima della Messa solenne, la gente davanti alla chiesa ancora commentava.
Qualcuno ricord Alipia.
Non s'era pi vista.
Da quella sera che era ritornata a casa dopo la processione, nemmeno i vicini l'avevano pi incontrata per le scale.
Si accrebbe l'interesse su di lei, che sempre si vedeva in strada.
Vollero salire a casa sua. Bussarono e ribussarono. Ma niente. La casa sembrava vuota.
Allora una delle vicine ricord all'improvviso un particolare e lo narr.
Quella notte, la notte del Sabato Santo, aveva sentito il suono delle campane, che sempre si leva durante la Messa di mezzanotte e annuncia la resurrezione del Signore.
Essendo ancora sveglia, aveva potuto percepire un flebile rumore proveniente dal pianerottolo di sopra, dove abitava Alipia. Come se la ragazza stesse chiudendo la porta per uscire.
Piano piano, attenta a non farsi scorgere, la vicina aveva socchiuso l'uscio e s'era messa a spiare.
Ma non era Alipia che scendeva, bens una ragazza che non aveva mai visto.
La ricordava molto bene perch era bellissima.
E lei si era domandata come potesse Alipia, quello sgorbio della natura, intrattenere amicizie cos raffinate.
La giovane per, scesi gli scalini, si era fermata proprio sul suo pianerottolo per un istante, e voltata verso di lei.
La donna aveva trattenuto il fiato per non lasciarsi sorprendere.
Aveva occhi azzurri grandi, quella sconosciuta, e mai avrebbe potuto dimenticare il bel sorriso, tenero e dolce, che le era uscito dalle labbra.
La gente ascoltava a bocca aperta.
Mai nessuno aveva notato per strada una ragazza simile.
Si guardarono l'un l'altro.
In silenzio, infine, ridiscesero le scale.
Nessuno voleva credere a ci che ora si rivelava in modo tanto prepotente.
Quella ragazza cos straordinariamente bella era proprio Alipia!
Eppure, nemmeno il parroco seppe mai trovare il bandolo di quell'affascinante miracolo che si era compiuto sotto i loro occhi.


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