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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 491 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Bartolomeo Di Monaco
LA RIVOLTA DEGLI ANIMALI

Sorgeva nella pianura lucchese, appena fuori delle mura della citt, un bellissimo e grande castello.
Come si usava allora, appena si era varcato il ponte levatoio, prima di arrivare al palazzo vero e proprio, si incontravano altre costruzioni, quasi sempre di difesa e destinate ai soldati, ma anche casupole riservate ai contadini al servizio del signore.
Costoro allevavano animali soprattutto da cortile in gran quantit, anche se quasi tutti i giorni dal contado salivano altri servi a donare bestie, cacciagione e grano.
Maiali, oche, galline, conigli, fagiani, tacchini erano le vittime pi ricercate.
Trascorrevano la loro giornata nell'ansia che fosse l'ultima della loro vita!
Quando il bifolco si avvicinava tremavano di spavento. C'era chi fuggiva, sperando di salvarsi, e c'era chi, invece, riusciva a nascondersi dentro la stalla tra le zampe del bue, e se ne restava l immobile, illudendosi di farla franca.
Ma a qualcuno purtroppo ogni giorno toccava di morire.
A volte venivano a cacciarli anche in due o tre. E allora non c'era proprio speranza di cavarsela.
Cos un giorno, mentre tutti insieme se ne stavano nel cortile a godersi il sole, alla gallina venne un'idea.
"Perch non scappiamo?"
"Ma che dici!" si risent subito l'oca, alla quale faceva paura anche solo il pensiero di sobbarcarsi la fatica di una difficile fuga.
Il coniglio cominci a battere i denti.
"Ma che idea mai questa! Siete impazziti tutti quanti?"
Furono invece d'accordo e lo proclamarono ad alta voce i gruppi dei fagiani, dei tacchini e delle anatre.
Il maiale si trovava pi lontano. Non aveva sentito niente.
La gallina lo chiam.
Il maiale si limit a voltare pigramente solo la testa verso di lei, seduto com'era tra i suoi porcellini.
Allora la gallina lo scosse con un urlo.
Gli grid che non era tempo di poltrire, e che trascinasse fino a lei e agli altri compagni quella ingombrante massa di lardo.
"Proprio a te" gli disse, sventolandogli le ali sul viso quando gli fu davanti "dovrebbero interessare questi nostri discorsi, che sei il pi ricercato alla tavola del padrone. Non vedi che sei bell'e pronto per il fuoco della sua cucina?"
"Non mi merito affatto i tuoi rimproveri" la redargu molto sorpreso il maiale, che gi si era disteso, per, e sbadigliava.
Ma quando gli altri gli esposero il loro piano, e soprattutto gli manifestarono la loro insofferenza per quella vita tribolata, anche il maiale convenne che si trattava di un'idea coraggiosa, che meritava la pi grande attenzione.
Perci quella prima sera, calato il buio, si radunarono nella stalla attorno ai buoi e alle mucche che stavano ancora ruminando.
"Bisogna decidersi in fretta perch gi domani qualcuno di noi non ci sar pi."
"Usciremo a piccoli gruppi dalla porta laterale che d verso il bosco. poco sorvegliata. Di sera non sar difficile nascondersi dietro il grosso portone e attendere l'occasione buona per allontanarci."
"Vieni anche tu" disse la gallina al bue, sotto le cui zampe si era ben riparata.
"S s" fecero tutti gli altri, alzando gli occhi verso quei grossi animali. "Venite anche voi!"
Ma se fare uscire una gallina dal castello era pur sempre un'impresa disperata, come avrebbe fatto a passare inosservato un bue?
Lo fece notare proprio il maiale, che gi stava pensando alle difficolt che gli procurava la sua grossa mole. La quale era nulla a confronto di quella del bue.
"Vorrei tanto venire con voi" si lasci scappare il bue, che vagheggiava anche lui una vita spensierata all'aria aperta.
"Ci raggiungerai coi tuoi compagni in un secondo tempo, quando ci saremo organizzati sulla collina" lo consol il maiale.
Cos il giorno seguente, dopo una mattinata trascorsa a perfezionare il progetto di fuga, quando cal la sera, pochi per volta, piano piano, di soppiatto, si avviarono verso quella porta secondaria, che sempre rimaneva spalancata fino a tardi.
Le guardie non c'erano, e una stava seduta poco distante, distratta dal gioco di un gruppo di bambini. Rideva a crepapelle.
Cos, fu fin troppo facile abbandonare quella loro prigione.
Non lo avrebbero potuto mai immaginare che tutto sarebbe andato liscio come l'olio.
Appena fuori nei campi, infatti, favoriti dall'oscurit, si diressero di corsa verso la vicina collina, e raggiunti i primi arbusti, i primi rovi, l si fermarono ad attendere gli altri compagni.
Sentivano in quel momento di avercela proprio fatta e che non li avrebbe potuti scoprire pi nessuno!
Anche il gruppo dei maiali riusc a sbrigarsela con relativa facilit, sebbene dietro il portone fosse veramente scomodo stare nascosti uno alla volta, in attesa del momento propizio!
Infine, quando tutti gli animali furono giunti, si rallegrarono di quel primo successo e decisero di mettersi in cammino.
Ora anche il maiale procedeva pomposamente e pareva gi godere di quella dilagante libert.
Apriva la strada la gallina. A lei tutti riconoscevano il merito dell'impresa. La guardavano con molto rispetto.
Saliti un bel po' in alto, il bosco s'infittiva.
Camminavano sotto alberi bellissimi, dalle chiome spiegate al vento.
Per quei fuggiaschi in cerca della libert, tutto ci sembrava un sogno.
Lo spettacolo che si apriva davanti ai loro occhi era cos incantevole che doveva sicuramente trattarsi del loro paradiso, pensavano.
Ora toccava al maiale, bello tronfio, dritto sulle zampe, a battere la strada.
Dietro aveva i suoi porcellini tutti contenti, che di quando in quando per se ne andavano in giro a curiosare.
Giunsero, infine, quasi sulla cima.
"Fermiamoci qua" sugger la gallina.
Un po' per la stanchezza, un po' perch il luogo era davvero incantevole, tutti subito acconsentirono.
Si abbandonarono al piacere del riposo.
Ci fu chi si butt a terra proprio nel punto in cui s'era fermato, senza fare un solo passo in pi.
Che esercito di sbandati!
Ma il bello, anzi il brutto, il pi difficile, doveva ancora incominciare.
Non c'era pi infatti il bifolco ad assisterli. Il cibo dovevano procurarselo da s!
"Faremo come gli altri animali che vivono in libert" disse il fagiano, che avvertiva forse pi di tutti il piacere di quella nuova vita.
"Ci organizzeremo" aggiunse la gallina.
E cos il giorno dopo, al mattino molto presto, tutti furono in piedi a lavorare.
Un gruppo fu incaricato di andare in giro per il bosco a cercare del cibo, un altro di procurare l'occorrente per costruire un rifugio che li proteggesse dai pericoli della notte, altri si misero a fare pulizia.
Intanto, qualche uccello che volava in quei paraggi li vide, e rimase stupito di incontrare tutta quella gente.
In principio se ne stette zitto zitto sull'albero a spiare, poi pens bene di volarsene via ad informare i compagni.
Cos nel bosco si diffuse rapidamente la notizia di quel gruppo di fuggiaschi, e da ogni parte accorsero, dapprima gli uccelli e poi anche gli altri animali.
"Ma che cosa avete intenzione di fare quass?" domand al fagiano un grosso merlo nero.
E il fagiano narr per filo e per segno, aiutato dalla gallina, com'erano andate le cose.
Ci fu meraviglia e anche tanta ammirazione per quell'impresa coraggiosa che li aveva esposti a molti rischi.
" bello vivere in libert..." confid con un lungo sospiro la lepre al coniglio.
Il maiale volle sapere come facevano a procurarsi il cibo tutti i giorni.
"Qui non manca niente. Basta andare un po' in giro per trovarne" li rassicur il piccolo passerotto.
In quei primi giorni ebbero cos l'aiuto necessario dai nuovi amici che abitavano quel bosco, i quali fecero a gara per insegnare loro in fretta tutti i segreti e le attenzioni che richiedeva un'esistenza libera.
Cominciarono per anche i guai.
Infatti, una volta costruito il rifugio comune, ci fu chi non si accontent del posto assegnatogli e preferiva dormire magari all'angolo opposto, dove se ne stava comodamente insediato un altro animale, che non ci pensava proprio a lasciarsi cacciar via!
Oppure litigavano per i bocconi di cibo pi prelibati, o sui turni delle pulizie, e chi pi ne ha, pi ne metta.
Ci fu anche chi, non sentendosi accontentato, minacci di abbandonare i compagni.
"Noi tacchini ce ne andremo tutti, se continuerete ad approfittare di noi."
Neppure i conigli erano soddisfatti, sebbene avessero tanta paura a rimanere soli, e un giorno anch'essi protestarono che non sarebbero restati un giorno di pi, se le galline avessero continuato a rubare il cibo.
La moglie del maiale, la scrofa, sugger che bisognava darsi un'organizzazione, se si voleva evitare il malcontento.
Approvarono tutti, e la scrofa, che aveva gi in mente qualcosa, espose il suo piano.
"Nomineremo un capo che dar ordini a tutti. Se qualcuno avr da protestare su qualcosa, lo far davanti ad un comitato costituito da alcuni di noi."
"Chi far parte del comitato?" domand subito il coniglio, che gi aveva delle lagnanze da presentare.
"Toccher a noi eleggerne i componenti" precis la scrofa, la quale sugger anche di nominare come presidente suo marito, il grosso maiale, che lei assicurava essere in grado di mantenere l'ordine in quel luogo. E cos dicendo, volse con tenerezza lo sguardo a lui che se ne stava sdraiato poco distante. Il maiale scosse subito la testa, e fece intendere alla sua sposa che quel posto proprio non gli interessava, e che gli pareva assai meglio non occuparsene affatto dei problemi altrui. Quelli della sua famiglia erano pi che sufficienti a rendergli complicata la vita!
Ma la cara mogliettina insist a tal punto, e cos teneramente lo implor, che quel grosso pancione alla fine dovette cedere.
Venne eletto anche il comitato, che fu composto da un tacchino, da un fagiano e da una piccola anatra.
In verit, quella modesta e rudimentale organizzazione port subito i suoi frutti.
Scomparvero le liti e ogni cosa prese a funzionare meravigliosamente.
Ora si cantava sempre pi spesso nel campo e c'era molta pi allegria di prima.
Si trov il tempo anche di ricevere gli amici di quel bosco e di fare una vera e propria festa in ringraziamento della collaborazione ricevuta.
Il numero dei loro amici si era intanto vistosamente accresciuto. Anche dagli altri boschi, dalla grande foresta vicina, tanti erano accorsi a vedere, e tutti continuavano a testimoniare grande ammirazione per quell'impresa.
Si poteva dire che fossero riusciti, finalmente, ad organizzare la vita di una simpatica comunit!
La frequentazione divenne pi assidua, ricevettero visite provenienti da ogni parte. Pure degli orsi vennero a trovarli. Eppoi le volpi! S, proprio loro. E anche dei lupi! Erano venuti con altri scopi, come si pu immaginare, ma quando si trovarono in mezzo a quell'allegria spontanea, a quella gioia che si trasmetteva facilmente a tutti, restarono sbigottiti. Forzando un po' la loro natura, pensarono bene di lasciarli in pace.
Vennero i cinghiali, delle capre selvatiche, i daini, le marmotte, gli scoiattoli, alcune civette, i ghiri, insomma ogni specie di animali si sent attratta da quella compagnia.
La vita vi scorreva lieta e spensierata.
Intanto, al castello, quella sparizione improvvisa di animali non era passata inosservata.
Il signore chiam i bifolchi e chiese conto dell'accaduto.
Ma essi non sapevano che dire.
"Ma come?" urlava il padrone "Sono spariti pi di cento animali e nessuno di voi sa dirmi niente!"
Chiam le guardie, ma anche queste cadevano dalle nuvole.
Ordin di mettersi alla ricerca degli animali.
"Guai se non me li riporterete qui. Domandate dappertutto. Qualcuno deve pur aver visto pi di cento animali in fuga!"
Si cominci a frugare fuori del castello, nella pianura e nei boschi vicini.
Giungeva a volte, lass al rifugio, il latrato dei cani che annusavano la terra.
Fu un pettirosso a dare per primo l'allarme.
"Domani arriveranno quass!"
"Stanno perlustrando la collina vicina" aggiunse un tordo, arrivato di corsa subito dopo.
Il maiale radun tutti.
"Ci nasconderemo" decisero.
L'indomani stettero sul chi va l.
Il coniglio si era appostato dietro una siepe in avanscoperta, e insieme a lui stava la piccola lepre, che aveva giurato di non lasciarlo solo in quei terribili momenti.
Sugli alberi, pronti a dare l'allarme, si erano radunati gli uccelli.
"Eccoli, eccoli!" si sent alla fine gridare da un ramo.
Di l a poco sopraggiunsero i primi latrati, e si udirono le voci dei soldati.
Gli animali, intanto, si erano nascosti nei nascondigli meglio riparati alla vista e all'odorato dei cani. Erano stati i loro amici della foresta a indicarglieli.
Se ne stavano zitti zitti acquattati.
Giunsero i cani, infine.
Abbaiavano pi forte, si erano di pi agitati.
"Sono stati qui!" esclam un soldato, quando scorse la loro grande casa di legno.
"Cerchiamo qua intorno. Non devono essere lontani."
I cani tiravano il guinzaglio. Avevano fretta di scavare, di annusare.
Nei loro nascondigli, i fuggiaschi tremavano di paura.
Qualcuno non aveva nemmeno il coraggio di spiare, serrava gli occhi!
La scrofa teneva stretti a s i suoi porcellini terrorizzati.
"Maledizione!" esclam infine un soldato "Dove mai si saranno cacciati?"
Alla fine, dopo aver frugato inutilmente in lungo e in largo, decisero di andarsene.
I cani invece volevano ancora restare.
Li zittirono con urla e colpi di frusta.
"Ritorneremo domani."
"Abbattiamo intanto questa casa" disse un altro.
La grande casa si afflosci come fosse stata di paglia.
Videro tutto questo gli uccelli appollaiati sui rami intorno al rifugio, zitti anch'essi, addolorati per quanto stava accadendo sotto i loro occhi.
Quando i soldati furono finalmente lontani coi loro cani, tutti uscirono fuori dai nascondigli e si radunarono davanti alla casa distrutta.
Stavano sparsi per terra i legni costati tanta fatica!
Il maiale cerc di dare conforto.
Ma la gallina non lo lasci finire.
Con le ali sui fianchi, piena di stizza, si volt verso i compagni e pronunci una tale invettiva contro il padrone e i suoi spietati scherani che alla fine tutti gli animali si sentirono presi dal desiderio di farsi giustizia.
Applaudirono anche gli uccelli, che promisero il loro aiuto, e subito se ne volarono nel cielo, chi prendendo una direzione, chi un'altra.
"Chiederemo aiuto a tutti i compagni della foresta. Anche agli orsi. E anche i cinghiali dovranno venire" url il tordo pieno di rabbia, mentre spiccava il volo dal ramo.
Ed ecco infatti la sorpresa, il fatto sovrannaturale! Che riguarda proprio il modo di quella vendetta, veramente straordinario.
Il mattino dopo, un viaggiatore che si recava al castello quale ospite del signore, con sua meraviglia non riesce a scorgerlo.
Si guarda intorno.
Addirittura controlla la mappa che ha con s.
Alza gli occhi al sole, verifica il luogo, riconosce le colline che fanno corona alla citt di Lucca. Scorge le sue Mura.
Ma il castello che stava proprio davanti alle Mura non c' pi!
Resosi conto del prodigio, lesto sprona il cavallo.
Varca la porta che introduce alla citt.
Qui nota un subbuglio insolito, e apprende che anche in citt si saputo della improvvisa sparizione del castello.
Nessuno per sa dare a tutto ci una spiegazione ragionevole.
Cos, dopo quei primi giorni di sgomento, di incredulit, alla fine la gente cominci a pensare che forse il castello non era mai esistito, e presto lo dimentic. Proprio cos! Avete inteso molto bene: lo dimentic!
Dunque, il desiderio della libert non solo aveva finalmente vinto, ma aveva vinto a quel modo! Quale punizione maggiore, infatti, avrebbe potuto colpire il castello e il suo crudele signore, se non quella dell'oblio?
Quei minuscoli animali impauriti non avevano chiesto aiuto a nessuno. Spontaneamente ne avevano ricevuto. E questo era gi di per s molto bello, e da solo sarebbe bastato a generare la loro felicit. Ma ricevere un aiuto tanto grande da riuscire a cancellare dalla mente umana tutto ci che aveva rappresentato il loro passato di schiavit, beh, di arrivare addirittura fino a questo punto non ci avrebbero potuto mai sperare, nemmeno se avessero avuto il pi fantastico e ostinato ottimismo di questo mondo.


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