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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 618 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Bartolomeo Di Monaco
LA SIGNORA DELLA LEGGENDA

Era giunta la sera quasi all'improvviso e Mattia non aveva fatto in tutto quel tempo che pochi passi; ora se ne stava seduto in via Roma, sopra una panchina di palazzo Cenami; non si vedeva nessuno per strada, le luci erano rade, fioche.
Quand'ecco apparire, a pochi passi di distanza, proprio davanti a lui, senza che l per l se ne avvedesse, un'elegante signora dal passo lento ma distinto, la testa leggermente piegata, il collo avvolto da un delicato nastro di seta.
Gli sorrise: "Questa la mia citt!" sospir, e fece cenno a Mattia di aiutarla a sedersi accanto a lui.
"Non vedi come tutto qui mi ricordi: le strade che mi hanno ammirata bella e superba, le luci, i palazzi. Come potrei andarmene, lasciarla sola la mia citt?"
Doveva essere stata molto bella la donna, e molto amata; tutto lo diceva di quel corpo che sembrava alla fine aver vinto il tempo.
"Ogni notte vago per le strade della citt e ne godo a rivedere gli angoli che mi conobbero piena di giovent. Ritornano a volte le immagini dolci della mia vita."
Quindi non parl pi, finch non fu Mattia a domandare chi fosse; non l'aveva mai notata per la citt, che pure conosceva.
"Sei stato fortunato ad incontrarmi" disse. "Ti ho visto arrivare dal tuo paese ed affacciarti alle porte della citt. Sapevo che, calando la sera, ti avrei ritrovato qui."
"Siete restata per me?" domand incerto, sorpreso.
La sconosciuta torn a sorridere e, guardandolo, pos lievemente la mano sulla sua; e allora, a quel nuovo contatto, Mattia la vide illuminarsi, diventare bella, altera, come diceva di essere stata.
Sprofondarono i suoi sentimenti in quello sguardo tanto dolce e riconobbe la donna della leggenda, inghiottita dalla terra, non del demonio ma della sua citt prigioniera, regina, custode.
Stava seduta accanto a lui come se fossero stati cancellati i secoli che li dividevano: neri i capelli, gli occhi grandi, smaniosi; il corpo stracolmo di giovinezza.
Lo condusse con s per la citt. Gli parl dei segreti che conosceva, di ci che lei sola riusciva a vedere nelle sue passeggiate notturne, degli angoli della citt carichi di storia.
Via Fillungo si apriva davanti a loro, poco illuminata, stretta e dritta; i palazzi vicini, quasi congiunti i tetti. Appena si intravedeva il cielo stellato.
"Adorata mia citt!" ripeteva, e la sua bocca si apriva a respirarne l'aria, si gonfiava il petto di piacere.
La donna si era fatta dolcissima.
Quanto e quale orgoglio provava Mattia a starle accanto, misurare la sua Lucca, percepirne i segreti attraverso quella donna! Era tale la tenerezza che ne sprigionava che anche Mattia si struggeva al pensiero che tutto quell'affetto, tutta quella bellezza sfuggissero all'attenzione degli uomini; che nessuno sapesse delle innumerevoli notti d'amore trascorse tra Lucida e la sua citt.
Lo condusse infine davanti alla Cattedrale, al bel San Martino, duomo di squisita eleganza che affascina il cuore e la mente del visitatore.
Era notte; la piazza s'era fatta suggestiva, immersa nel silenzio, appena illuminata da rade luci.
La donna, dopo aver toccato quasi con volutt le colonne scolpite della facciata, scivol dentro la chiesa. Anche Mattia vi entr, condotto per mano dalla donna.
Ma Lucida non si curava pi di lui; andava da sola, ora; lo precedeva come per una visita intima nella quale nessun altro poteva aver parte. La veste morbida si apriva ai lenti movimenti, frusciava in mezzo al silenzio.
Certo, l stavano altre anime della citt, insieme con Lucida restate a vegliare per amore. Mattia lo percepiva dal sussulto che la sua anima provava a mano a mano che il silenzio della chiesa si faceva profondo, assoluto; la mente stava come al di fuori del suo corpo, tutto precipitato in una quiete che non aveva pi difese, disponibile a farsi occupare da un alito, da un sospiro.
Lucida si era inginocchiata davanti al Volto Santo.
Il suo stato di abbandono era tale che Mattia la suppose in contatto direttamente con Dio, e prov allora amore per quella donna, che la leggenda dei lucchesi vuole unita al diavolo e che, al contrario, sta dalla parte di Dio.
Quando uscirono, le prime luci dell'alba gi lambivano la piazza. Palazzo Micheletti mostrava al giorno il bel muro di glicini; Lucida vi pass sotto, mai pi voltandosi.
Mattia la vide piano piano svanire e avvert che il suo spirito si faceva grande.
Ogni azione del passato che aveva costruito, preso parte in qualche modo alla vita della citt, la sent di nuovo vivere nella sua anima. Sent che li amava tutti quegli uomini, e quei fatti, piccoli e grandi, che avevano colmato di storia e di sentimenti la sua citt che, pur bella, non avrebbe potuto sopravvivere senza il cuore dell'uomo.
Mai si sarebbe staccato da lei.
Non solo avrebbe voluto morire tra le sue braccia, cullato dagli alberi delle sue Mura, dalle torri, dalle piazze, dagli stretti vicoli; ma anche avrebbe voluto portarla con s, la citt, nella nuova esistenza abitare ancora nella sua Lucca, conversare e vivere coi suoi fantasmi.


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