La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 555 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Bartolomeo Di Monaco
LE MURA DI LUCCA

"Oggi si pu tranquillamente affermare che Lucca si salvata, almeno quale eccezionale complesso urbano, grazie alla presenza e alla protezione delle sue mura. Non sarebbero bastati n la volont di pochi n l'amore di molti; non sarebbero bastate le leggi n la inerzia demografica della citt. Si sarebbero verificate tangenze, infiltrazioni, sostituzioni, ammodernamenti; si sarebbero avuti sventramenti e "correzioni" viarie in un tempo in cui per malintesa modernit sembr ad alcuni indilazionabile la immissione del traffico motorizzato attraverso la serrata maglia dei percorsi medioevali. Ma la prima condizione perch tali "interventi" potessero apparire in qualche modo giustificabili e materialmente possibili era l'abbattimento delle mura. E fino a tanto non si arriv. Le mura rimasero a distinguere l'ordine e la bellezza del centro storico dal disordine e dalle battute degli immediati dintorni: dentro, l'armonia; fuori la confusione e l'impotenza."
Pier Carlo Santini: "Ci difenderanno ancora" (in: "La fiera letteraria", 20 luglio 1967)


Non meravigliarti, amico lettore, se apprenderai che le mura di Lucca, che sono il vanto della citt e tutto il mondo ce le invidia, devono la loro esistenza ad una donna. Nemmeno io lo avrei mai creduto, finch qualcuno non mi narr questa storia.
Devi sapere, dunque, che tanti e tanti anni fa Giove decise di non mettere mai pi piede sulla Terra. Ammetto che il fatto pare incredibile anche a me, ma and cos. Giove, convocati innanzi a s gli Dei dell'Olimpo, chiam a sedere alla sua destra l'ignara Giunone e, dopo averla fissata bene negli occhi, con sorpresa generale dichiar che non avrebbe mai pi visitato la Terra. Il motivo? Le sue scappatelle - disse proprio cos - arrecavano ogni volta un grande dispiacere alla sua adoratissima sposa, e perci era giunto il momento di non farla pi soffrire. Come puoi facilmente immaginare, Giunone non riusciva a credere alle proprie orecchie, infine si dimen tutta contenta sul trono dorato e non nascose davanti a quel consesso straordinario la sua immensa felicit.
Guai, per, a fare certe promesse!
Infatti, passa oggi, passa domani, ecco che Giove cominci ad annoiarsi e a convincersi che non era giusto che il padrone del mondo fosse ridotto a condurre un'esistenza tanto miserabile. Cos, un bel giorno, convoc presso di s Giunone e le confid che non ne poteva proprio pi di quella vita, e lei per prima, se veramente lo amava, doveva capire che sarebbe potuto diventare addirittura pazzo se non avesse riconquistato la sua libert. Quella segregazione era durata abbastanza, e ora era tempo di ritornare alle dolci abitudini che lo avevano reso tanto felice.
"Mi avevi giurato che ti saresti dimenticato della Terra" gli rispose risentita lei, che aveva creduto alla sua promessa.
Quegli anni, infatti, erano trascorsi molto felici, e Giunone aveva ricevuto mille attenzioni dal potente marito.
Oh, lo si vedeva bene che le altre donne, con certe occhiate e certe moine, cercavano di insidiarle lo sposo, ma lui si mostrava a tal punto insensibile ai loro corteggiamenti che non c'era bellezza che riuscisse a rivaleggiare con lei.
Ora, per, Giove era diventato irrequieto, nervoso, irascibile; e Giunone conosceva bene quei segni, sapeva che erano quelli i sintomi che precedevano le sue scappatelle!
Dopo quella confidenza, perci, prese di nuovo a sorvegliarlo, sia di giorno che di notte.
Si sforz anche di apparire pi bella che mai, chiese consiglio ad alcune ninfe del mare, cosparse il suo corpo di rari unguenti e profumi, si adoper di mostrarsi allegra anche se era triste, si fece suggerire da Cupido le frasi amorose pi seducenti e infine, con la consapevolezza di una moglie che sa di dover badare a troppe rivali, si mise l'animo in pace e attese.
Giove, infatti, non se n'era stato con le mani in mano, e aveva pensato bene di inviare sulla Terra, in gran segreto, due suoi fidatissimi messaggeri: Apollo e Venere.
"Da voi esigo un lavoro del tutto speciale. Dovete trovarmi la donna pi bella della Terra, e guai se Giunone verr a sapere di questa missione."
Alla partenza, che avvenne di notte, lui stesso volle accompagnarli di nascosto e raddoppi le sue raccomandazioni:
"Non vi dar pace se fallirete."
Nei giorni seguenti, non fu possibile a nessuno di scambiare una sola parola con Giove.
Divenne ancora di pi insopportabile, irrequieto, iracondo.
Solo Cupido aveva udienza presso di lui, e Giove gli domandava consiglio e s'informava se c'erano state novit nell'arte della seduzione.
Confabulavano per delle ore. Giunone osservava tutto questo in gran segreto, e correva subito incontro a Cupido quando era lasciato libero di andarsene. Si appostava per parlargli di nascosto!
"Riferiscimi che cosa ti ha detto" lo aggrediva.
" un segreto che non posso svelare" rispondeva il bimbo, che era furbo pi di Mercurio(1).
"Dimentichi chi sono io?"
" lo stesso Giove che me lo proibisce."
"Parla marmocchio! O andr su tutte le furie" rompeva ogni indugio, incollerita, la donna.
E allora Cupido le rivelava con malizia solo alcune parti del suo colloquio con Giove, ma le altre pi interessanti le teneva ancora per s, e vedeva bene che Giunone si inquietava e soffriva!
"Tu non mi dici tutta la verit."
"Lo giuro!" faceva lui, e si voltava per andarsene.
Ma Giunone l'afferrava per un braccio e si metteva a guardarlo fisso negli occhi.
"Non ci credo" continuava a ripetere, strattonandolo senza alcun riguardo.
C'erano dei giorni che quella tiritera andava avanti per delle ore!
Intanto Giove stava coi piedi sui carboni. Erano trascorsi vari giorni e non aveva ancora ricevuto notizie dai suoi messaggeri.
"Ah, se avessi inviato Mercurio e Cupido!" si lamentava.
Trascorse inutilmente altro tempo.
Giove ora domandava notizie qua e l ostentando indifferenza. Ma tutti invece gi sapevano e si burlavano di lui.
Avvicinandosi a Diana, che al mattino si esercitava con il suo arco nel vicino boschetto, le domandava notizie di Venere con malcelata noncuranza.
E Diana, come tutti gli altri Dei, si divertiva a tenerlo sulle spine.
"Venere? Non si pi vista da quel giorno che se n' andata. E nemmeno si pi visto Apollo. Non si saranno per caso innamorati di qualcuno sulla Terra? Allora s che ce ne vorr di tempo prima di poterli rivedere quass!"
"Se sono scesi sulla Terra, come si mormora" gli diceva Bacco quando Giove andava a trovarlo apposta nella sua vigna "temo che non ritornino pi. Sulla Terra, tu lo sai bene che ci sono mille tentazioni che fanno gola anche a noi Dei dell'Olimpo."
And perfino a far visita a Vulcano, sebbene non riuscisse a sopportare tutto quel fuoco che avvampava nella sua fucina.
Ma quando ne usc, non aveva cavato da quell'uomo scorbutico se non risposte spigolose e cattive.
Solo con Mercurio riusciva a scaricare la sua tensione. Infatti, lo scaltro uccisore di Argo, il terribile mostro dai cento occhi, sapeva prenderlo in giro con tale grazia e furberia che anche Giove rideva dei propri difetti.
"Lo sanno tutti del delicatissimo incarico che hai loro affidato, e forse lo sa anche Giunone, poich da qualche giorno non rivolge pi la parola ad alcuno di noi."
"Dove si saranno mai cacciati quei due balordi?" s'inquietava Giove. "Ah, se avessi inviato te!"
"Vedrai che tutto andr bene anche questa volta."
"Sapessi quanto soffro, mio diletto Mercurio!" sospirava infine Giove, allontanandosi.
Venere e Apollo in effetti stavano facendo scrupolosamente il loro dovere, e sebbene si rendessero conto che di tempo n'era passato abbastanza, pur tuttavia sapevano che era meglio procedere con cautela piuttosto che deludere il potente Giove. La donna che avrebbero scelto per lui doveva essere senza alcun dubbio la pi bella e perfetta della Terra. Ci avrebbe pensato altrimenti Giunone a svelare il loro inganno, se avessero avuto troppa fretta di concludere la loro missione!
Si erano stupiti che nel mondo ci fossero cos tante donne belle.
In pi di una occasione si erano trovati sul punto di credere di avere tra le mani il gioiello che cercavano.
Talune erano addirittura pi belle di Venere; lei stessa lo aveva riconosciuto, e si era affidata al buon gusto e all'esperienza di Apollo per un pi approfondito giudizio.
Poi, alla fine, avevano riscontrato un piccolo, e qualche volta davvero insignificante difetto, e la mente era andata subito alla sospettosa Giunone, che senza alcun dubbio lo avrebbe scoperto da s e rivelato al suo sposo.
Non c'era niente di pi terribile che ingannare Giove sulle qualit di una donna ed incorrere nella sua ira!
Cos Apollo e Venere ogni volta riprendevano il cammino alla ricerca d'un'altra bella giovane in tutto degna di lui.
Arrivarono finalmente in Italia, e presto furono a Roma che, con la sua potenza militare, proprio in quegli anni stava conquistando il mondo.
"Da qui non ce ne andremo senza la nostra compagna" disse sicuro di s Apollo.
Quindi si misero a spiare in ogni casa, in ogni palazzo; anche dei tuguri visitarono, poich avevano sentito decantare che a Roma pure tra la povera gente si trovava qualche bellezza rara.
Furono pi di una volta sul punto di riuscire nell'impresa anche in questa citt. Ma alla fine se ne dovettero partire a mani vuote.
Altre citt attraversarono, altri paesi, altre campagne, perfino sui monti si arrampicarono i due infaticabili mssi dell'Olimpo, finch giunsero a Lucca.
Questa citt, a quel tempo molto, molto piccola, la si poteva scorgere tutta in un sol colpo d'occhio adagiata sulle rive del Serchio, se si arrivava dalla cima di una delle sue colline che la circondano.
Apollo era molto stanco e, vedendola da lass (la bella collina di Farneta da dove addirittura si possono scorgere e Lucca e Pisa insieme!), confid a Venere che avrebbe fatto volentieri a meno di scendere a visitarla.
"Sono poche case," le disse "non troveremo niente di interessante. Riposiamo qui per questa notte, e domattina molto presto proseguiremo verso nord."
Venere invece avvertiva in cuor suo un fremito insolito, una curiosit tutta speciale per quella citt, e implor il compagno di fare un ultimo sforzo e di scendere con lei quella collina.
"Riposeremo laggi" lo rassicur.
Si avviarono lungo il pendio e presto giunsero alle prime case.
Erano soprattutto contadini e pescatori le prime persone che incontrarono.
Domandarono loro chi fosse il padrone di quelle terre e appresero che in quel luogo era stanziata una centuria romana, e proprio al centurione faceva capo ogni cosa della citt.
Sulle rive del fiume trovarono una piccola locanda che faceva al caso loro.
Entrarono e si accomodarono ad uno dei tavoli apparecchiati proprio in mezzo alla stanza. Intorno c'era altra gente, soprattutto soldati, ma anche pellegrini che si trovavano in viaggio per Roma o diretti a nord, anche oltre le Alpi.
Chiacchieravano volentieri tra loro, e l'oste, un omaccione bello grosso, li osservava mangiare e li serviva soddisfatto.
Tutti notarono, senza per riconoscerla, la presenza di Venere. Cominci cos un mormorio che dai primi tavoli piano piano si estese agli altri.
Ammiravano la sua bellezza e specialmente i soldati non mancavano di rivolgerle qualche ammiccamento.
Venere si divertiva, abituata com'era a queste cose; e ancora se ne compiaceva e si sentiva enormemente lusingata.
Le giunse per, all'improvviso, un commento quasi impercettibile, appena sussurrato, che ella, da femmina attenta e vanesia qual era, intese subito. Si mise in allarme quando cap che qualcuno diceva:
"Ne abbiamo anche noi di donne belle come quella" e quel tale, che era seduto poco distante da lei, si chin a bisbigliare all'orecchio di un compagno.
Il quale fu subito pronto a rispondere ad alta voce:
"Hai proprio ragione! Pare anche a me che questa abbia il naso troppo piccino. Bisognerebbe vedere le sue gambe, per. Le gambe sono la cosa che conta di pi in una donna."
"Per non dimenticare che anche un bel faccino e due occhi intriganti hanno la loro importanza. E questa donna mi pare che abbia i pi begli occhi della Terra" rispose uno che era magro come un uscio.
"E il seno dove lo metti?" s'intromise un altro che se ne stava un po' pi lontano e giocava ai dadi con altri tre compagni. "Questa mi sembra che non ne abbia poi molto da mostrare."
"Ah, un bel seno mi fa impazzire" comment subito uno di quei tre giocatori, senza voltarsi e gettando i dadi.
L'oste si avvicin allora a Venere, e con tutta la delicatezza di cui era capace, le mormor all'orecchio che forse quella locanda non era adatta a lei, e le sugger di recarsi al centro della citt, vicino al palazzo del centurione, dove c'era un altro albergo pi confacente al suo rango.
"Mi sembrate due ricchi forestieri, e questo non mi pare posto per voi."
"Non ti devi preoccupare, brav'uomo" lo rassicur Venere, lasciandolo esterrefatto. "Mi piace ascoltare questa gente" sorrise.
Quelli che udirono e poterono vedere la faccia sbigottita dell'oste, scoppiarono in una grande risata e batterono le mani all'indirizzo di quella sconosciuta che aveva il coraggio, ma anche la buona creanza, di restare con loro. Venere li ringrazi con un cenno del capo; quindi si alz e mostr tutta intera la sua bella figura.
"Lo pensate davvero che ci possano essere donne pi belle di me?" domand con malizia. E mosse con la sua arte ammaliatrice qualche passo, dimodoch tutti poterono ancora una volta ammirarla.
"Ti chiediamo scusa, signora" fece uno che stava proprio in fondo alla stanza "ma abbiamo donne bellissime nella nostra citt, e pi d'una pu starti a paragone."
"Ne siete proprio sicuri?" sussurr Venere, e assunse una di quelle pose incantatrici che avevano fatto cadere ai suoi piedi gli uomini pi potenti della Terra.
"Una addirittura anche pi bella di te!" si fece coraggio un altro, che doveva essere un mercante, e lo grid ad alta voce.
Era quello che Venere voleva sentirsi dire.
"Ah, forse questa volta ci siamo!" pens, e lo fece intendere con un'occhiata al suo compagno, che se n'era stato per tutto quel tempo zitto zitto ad ammirarla. Erano rarissimi, infatti, i casi in cui quella bella femmina non avesse fatto centro con le sue moine. Poteva tenere testa non solo ad una centuria, ma ad un'intera legione di soldati!
Non ci volle perci molto per scucire quelle bocche, che gi avevano voglia di parlare da sole, e cos Venere e Apollo appresero che una certa Lavinia, moglie dello scrivano Tiberio, che abitava non molto lontano dalla locanda, era la donna che la superava in bellezza; sicuramente era tra le donne pi affascinanti del mondo, e forse addirittura proprio la pi bella.
" probabile che il nostro viaggio si compia qui" bisbigli ad Apollo, che era tutto contento di riuscire in quell'impresa che avrebbe meritato chiss quanti elogi e ricompense da Giove.
Andarono quindi a letto assai soddisfatti, e quella notte dormirono come non era pi accaduto da moltissimi anni.
Al mattino, il canto del gallo li svegli molto presto.
Scesero le scale e trovarono l'oste gi alzato e, insieme con la moglie, una grassona ciarliera e simpatica, stava tagliuzzando gli odori e le verdure occorrenti per la zuppa di quel giorno.
"Oggi cuciniamo la nostra specialit. Vengono apposta molti clienti per assaggiarla. Ci piacerebbe che rimaneste con noi."
I nostri viaggiatori ringraziarono, ma confidarono all'oste che proprio quella stessa mattina erano sicuri di poter fare ritorno a casa.
"Il nostro viaggio finito" disse tutto contento Apollo.
Quindi s'incamminarono nella direzione che era stata loro indicata, e giunsero cos alla casa di Tiberio, il quale a quell'ora era gi uscito per il suo lavoro.
Prima di bussare, curiosarono attraverso una bassa finestra che dava proprio in cucina. Non videro nessuno, ma restarono in attesa finch entr una giovane che teneva la gonna sollevata e infilata nella cintura della vita, cos da sentirsi pi libera nei movimenti e poter sbrigare meglio le numerose faccende domestiche.
Venere cap subito che era quella la femmina che stavano cercando. Apollo conferm col capo che era pienamente d'accordo con lei.
Tutti elettrizzati, felici, decisero quindi di bussare.
Quando la poverina si vide davanti Venere e Apollo, che avevano l'aspetto di ricchi viaggiatori, rimase sbigottita.
"Cerchiamo proprio te" principi a dire Venere con voce rassicurante.
La donna li fece entrare, e una volta che furono seduti, Venere, per farla corta, riusc a convincere Lavinia a spogliarsi.
"Stiamo cercando la donna pi bella del mondo, e quando l'avremo trovata, ella ricever una tale ricompensa che non dovr pi preoccuparsi del suo avvenire."
Aggiunse poi altre cose che stuzzicarono a tal punto la vanit di Lavinia, che questa in tutta fretta si tolse gli abiti e si lasci ammirare da quei due singolari giudici.
"Sei davvero bella" le diceva ogni tanto Venere, mentre le toccava i seni, e chiedeva anche il parere di Apollo.
Il viso di Lavinia era d'una bellezza incomparabile, e quel naso era cos perfetto che davvero aveva ragione il soldato a dire che quello di Venere non le poteva stare a paragone. Gli occhi poi avevano il colore del mare ed i neri capelli le scendevano lungo la schiena con leggere, soffici ondulazioni. Le gambe avevano la perfezione che gi Venere aveva ammirato quando Lavinia s'era mostrata la prima volta in cucina. Erano superbe. Perfino i piedi emanavano un loro fascino incantatore!
Apollo concluse che non ci poteva essere nessun'altra donna pi bella di quella, e che quindi era giunto il momento di annunciarle il premio che le spettava.
Lavinia intanto s'era empita di frivolezza e di piacere a sentire tutti quei complimenti, e quando giunse il tempo di rivestirsi:
"Visto che mi avete esaminata da cima a fondo e che mi trovate degna del vostro premio, ora ditemi di che si tratta" non si trattenne dal chiedere, non nascondendo tutta la sua curiosit di femmina.
"Sarai per una notte la sposa dell'onnipotente Giove" le rispose subito Venere, immaginando i salti di gioia che avrebbe fatto quella donna.
"La sposa di Giove!?" esclam invece tutta delusa e indispettita Lavinia, meravigliando i due visitatori "Ma io mi credevo che tante belle monete d'oro sonanti fossero il premio per me!" E il suo viso si avvamp.
Venere stava per svenire; prese fiato per riaversi dallo stupore.
"Ma come!" intervenne Apollo " un grande onore riservato a pochissime donne della Terra!"
"Non per questa che avete davanti!"
" una bestemmia bell'e buona!" esclam preoccupato Apollo.
"Bestemmia o non bestemmia, le cose stanno cos" cominci ad infuriarsi Lavinia.
"Ferma, ferma!" grid Venere, parandosi il volto con le braccia, quando vide che la donna stava brandendo una scopa e si avventava su di loro.
"Non finisce qui!" minacci Apollo che, afferrato per un braccio la sua compagna, riusc finalmente a trascinarla fuori da quella casa.
"Tu non hai idea di quello che pu farti Giove" grid quando fu in strada.
"Ci saranno bastonate anche per lui; e quando lo verr a sapere mio marito, le bastonate saranno doppie!" rispose Lavinia, affacciandosi sull'uscio.
Non ci fu nulla da fare.
Apollo e Venere si convinsero cos che avevano trovato davvero la donna pi bella della Terra, e che quindi potevano ora interrompere il loro viaggio e fare ritorno all'Olimpo; solo per che questa donna era anche la pi cocciuta tra quelle che avevano incontrato, e non c'era alcun dubbio che non ci stava proprio a giacere con Giove!
Chi avrebbe avuto il coraggio di dirglielo?
Era la peggiore risposta che potevano portare al padrone del mondo!
Mogi mogi lasciarono la citt e, questa volta usando le loro arti divine, rapidamente raggiunsero l'Olimpo.
Di nascosto, per non farsi udire da alcuno, s'introdussero nelle stanze di Giove.
"Siamo qua" bisbigliarono.
Giove intu al volo com'erano andate le cose.
"Avete fatto fiasco, fannulloni! Avete speso tutto questo tempo per non concludere nulla!" e gi stava per lanciare fulmini e saette contro di loro, quando Venere si fece coraggio e...
"L'abbiamo trovata la donna che fa per te!" disse in tutta fretta, prevenendo a tempo l'ira di Giove.
"E allora? Che aspettate? Dov' questa donna? Perch me la nascondete? Portatela subito qua!"
E quando Venere, tutta tremante, gli rivel la verit, e cio che Lavinia lo aveva anche sbeffeggiato, e non voleva proprio saperne di lui, immaginatevi quello che successe per tutto l'Olimpo!
Lampi, tuoni, grandine, tempeste di vento, nubifragi, grida mostruose percorsero il cielo in lungo e in largo, e ciascuno degli Dei, ovunque si trovasse, qualunque cosa facesse, si ferm atterrito. Capirono tutti che una punizione terribile si stava rovesciando sulle teste sventurate di Venere e Apollo, rei di aver fallito l'impresa.
Giunone fu la prima ad accorrere e, sebbene nessuno volesse dirle niente, intu la verit.
"Che ti serva di lezione! Era ora che qualche pollastrella ti dicesse di no."
"Taci, vecchia scimmiona!" le rispose Giove, imprecando anche contro di lei. "Stai certa che quella giovinetta pagher cara la sua superbia. E lo voglia o no, la porter nel mio letto."
La notizia di quello smacco si diffuse con la rapidit del fulmine e la citt di Lucca e il nome di Lavinia furono per giorni e giorni sulla bocca di tutti gli Dei dell'Olimpo.
Giove pass notti terribili, e durante il giorno non riusciva a sopportare gli sguardi di nessuno. Vi leggeva il dileggio, il sarcasmo, l'ironia.
Decise quindi di agire con la massima celerit per porre fine a tutto quel clamore che recava grave pregiudizio alla sua fama.
Intanto, Lavinia aveva confidato a Tiberio quel che le era capitato.
Tiberio l'aveva rimproverata per aver ceduto alle lusinghe di quei due visitatori straordinari, ma si era anche compiaciuto del rifiuto che aveva saputo opporre alla loro sfacciata proposta. Si sent orgoglioso di quella donna assennata e bella.
Ma ora si doveva correre ai ripari, poich certamente quelle minacce non erano state pronunciate invano.
Eppoi, non lo sapevano tutti che Giove era vendicativo?
Si confidarono pertanto con degli amici. Tiberio ne parl anche con il centurione, e tutti lodarono il comportamento di Lavinia che aveva difeso, con il suo rifiuto, la dignit di tutte le donne del mondo. Se ce ne fosse stato bisogno, l'intera popolazione l'avrebbe aiutata!
Tiberio e Lavinia tornarono a casa soddisfatti delle assicurazioni ricevute dagli amici e da tutta la citt e ripresero a vivere i loro giorni serenamente.
Vollero anche documentarsi sulla vita di Giove; e cos Tiberio, che era uno scrivano e quindi aveva libero accesso ai molti manoscritti che si trovavano presso il palazzo del centurione, si convinse ancora di pi che non si doveva abbassare la guardia dopo quel fatto che era accaduto, e prima o poi Giove si sarebbe fatto vivo per prendersi la sua rivincita.
E infatti una sera, quando meno se l'aspettavano e Lavinia era sul punto di andare a letto a raggiungere il suo sposo, ecco che sentono picchiettare alla porta.
Lavinia avverte subito Tiberio, che si alza e va lui stesso ad aprire.
Davanti alla porta stava un bellissimo cigno tutto bianco che, con il suo atteggiamento, lasciava intendere di voler entrare.
"Avr fame" ebbe compassione Lavinia, che era subito accorsa a vedere anche lei, pronta a prestare tutte le cure necessarie a quell'animale.
"Altro che cigno tutto bianco e bisognoso di cure!" esclam invece Tiberio, che aveva rammentato qualcuna delle sue letture "Questo qui Giove in persona, furbo e maledetto!" e subito raccolse dietro l'uscio il bastone che aveva preparato e gi botte da orbi a quel delicato e superbo volatile.
Il quale non ristette sulla porta pi di tanto. D'un lampo svan e fece ritorno all'Olimpo, dove tutti poterono vedere Giove coperto di ferite e di bernoccoli. Perfino l'occhio aveva tumefatto!
Rise, gonfia di soddisfazione, l'inquieta Giunone, che si precipit comunque in camera sua a cercare le bende con cui medicare il povero sposo.
"Non finita qui!" esclamava inviperito Giove, mentre Giunone gli fasciava quasi tutto il viso e il tronco.
"Lascia perdere, ti dico. Quella donna non fa per te."
"Non ancora nata la femmina che pu resistermi!"
Lavinia, intanto, ora stava in guardia anche di giorno, e quando il marito andava al lavoro, lei o usciva insieme con qualche amica, o se ne restava sprangata in casa. Aveva sigillato perfino le finestre, e non apriva pi a nessuno fintanto che non ritornava il suo Tiberio.
Una sera, sentirono di nuovo qualche rumore sospetto.
Si alz Tiberio, guard dappertutto, spalanc la porta, ma non not niente di particolare.
Quando per si rinchiuse in camera con la sua Lavinia, ecco che da sotto la porta vide strisciare ed avanzare nella stanza una piccola, piccolissima serpe, che si diresse in tutta fretta verso il loro letto.
Lavinia, quando se ne accorse, cacci un urlo. Ma Tiberio aveva gi preso quel suo bastone ed anche questa volta ne men a destra e a sinistra, cos tante che manc poco che quella serpe non rimanesse schiacciata sul pavimento.
Giove ebbe bisogno ancora una volta delle cure amorevoli della sua Giunone.
"Non ne hai abbastanza?" continuava a dirgli mentre lo medicava.
"Prima o poi dovr cedermi!" ribatteva il signore dell'Olimpo.
Al terzo tentativo fallito, Giove si risolse di prendere un'altra strada, perch si convinse che quella era pi che consumata, dato che ormai tutti sapevano dei suoi mascheramenti, i quali erano diventati, perci, il segreto di Pulcinella.
Cos decise di farla rapire da una spedizione di suoi soldati al comando nientemeno che dell'invincibile Marte.
Ne parl con il superbo eroe, e a questi non parve vero di essere impiegato in un'operazione che aveva tutta l'aria di potergli meritare delle grandi ricompense.
Furono in tutta fretta allestiti i preparativi necessari e formato alla fine un bel drappello di soldati, addestrati di tutto punto.
Calarono dunque sulla Terra e arrivarono alla citt.
Si presentarono davanti alla casa di Tiberio di primo mattino.
La gente si era fermata ad osservare quello strano drappello di soldati sconosciuti. Ora si accalcava intorno a loro.
Quando Tiberio venne alla porta e apr l'uscio, subito lo richiuse alla svelta, rendendosi conto di ci che stava realmente accadendo, e si mise a gridare a squarciagola:
"Aiuto! Aiuto! Sono venuti a rapire Lavinia!"
Marte dette immediatamente l'ordine di forzare la porta.
"Dobbiamo entrare a tutti i costi. Svelti, svelti! Non perdiamo tempo."
Stavano per eseguire quel comando i suoi soldati, quando la gente si rese finalmente conto del pericolo in cui si trovava la loro bella concittadina.
"Vogliono portarsi via la nostra Lavinia!" url uno, scagliandosi contro il primo soldato che si era mosso.
Di l a poco, tutti gli altri fecero altrettanto e si gettarono inferociti su quel piccolo manipolo di forestieri.
Marte si batteva tenacemente e teneva testa a sette o otto persone da solo, con invidiabile coraggio e anche con molta destrezza. Ma non altrettanto capaci erano i suoi compagni che, essendo abituati alla vita pacifica e oziosa dell'Olimpo, mal riuscivano a scansare sassi e pugni di quella plebaglia.
Alla fine accorsero in aiuto di Lavinia anche i soldati della guarnigione romana, e a quel punto non ci fu proprio pi niente da fare per Marte e i suoi compari.
Senza onore, ma anche senza alcuna titubanza, misero le gambe in spalla e d'un botto non si seppe pi niente di loro: spariti, ingoiati dall'aria.
"Torneranno, purtroppo" disse alla gente il povero Tiberio, mentre ringraziava tutti per il coraggio e la solidariet dimostrati.
"Si vogliono portare via la mia Lavinia. Che diritto ha Giove di compiere questa nefandezza?" E si lamentava con la Dea Fortuna che ancora una volta s'era schierata dalla parte del pi forte e mostrava di non curarsi affatto della sua umiliazione.
"Verranno pi numerosi, e allora dovremo cedere" e di nuovo ringraziava la citt per il soccorso ricevuto ma, piangendo, non nascondeva la sua disperazione sentendo la sconfitta vicina.
"Non ancora detta l'ultima parola!" grid a tutti il centurione che, facendosi largo tra la folla, ora si trovava proprio davanti alla porta della casa di Tiberio.
Guard Lavinia, che s'era avvicinata al suo sposo e lo abbracciava, anche lei piangente, e le promise ad alta voce che tutta la citt avrebbe fatto resistenza, e lui metteva a disposizione l'intera centuria per la riuscita dell'impresa.
"Per prima cosa dovremo erigere delle difese" sugger ai suoi genieri.
E cos in un batter d'occhio, chiamati in aiuto tutti i muratori, i manovali, i fabbri, i falegnami e ogni altra specie di operai che si trovava nella citt, fu dato inizio alla costruzione di una cinta muraria, che circond la casa di Tiberio e quelle di molte altre famiglie attorno.
L'operazione si concluse in pochi giorni, tanto febbrilmente ciascuno si adoper per portarla a termine nel pi breve tempo possibile.
Quando fu finita, tutti si compiacquero del lavoro compiuto.
Furono messe delle sentinelle alle tre porte della muraglia, ed anche la dimora della bella Lavinia fu sorvegliata notte e d da un nutrito drappello di guardie.
Cos, quando Marte torn coi suoi soldati deciso a farla finita una volta per tutte, trov a sbarrargli la strada quella muraglia imprevista.
"Abbattetela!" fu l'ordine perentorio che diede ad alcuni dei suoi.
Ma al momento di avvicinarsi, ecco che un nugolo di lance piomba addosso a quegli sprovveduti, i quali subito, senza pensarci su due volte, fanno immediatamente marcia indietro.
Li sprona ad insistere, Marte, con voce tuonante; e ordina anche agli altri che sono rimasti nelle retrovie di sostenere l'assalto, ma dalle porte sbucano infine dei fanti romani cos ben equipaggiati ed usi alla guerra, che tutto l'esercito di Marte d'un solo colpo si squaglia e se la d a gambe levate. E Marte stesso, anche lui, il fiero vincitore di molte battaglie, questa volta li precede tutti quanti, spaventato dalla caparbia resistenza della citt!
Furono inseguiti e alla fine, come quella prima volta, i fuggitivi non trovarono di meglio che dileguarsi nell'aria e comparire con la coda tra le gambe al cospetto dell'onnipotente Giove.
Il quale li rimprover ferocemente, e soprattutto se la prese con Marte, definendolo codardo e indegno della sua fama.
Ci volle molto tempo perch la profonda ferita inferta all'orgoglio di Giove si rimarginasse.
"Nessuno mi ha mai trattato in questo modo" si lamentava. "Mai nessuno mi ha fatto fare una tale misera figura."
E cos, mentre a Lucca si festeggiava la splendida vittoria conseguita dalla citt, Giove scoppiava in un pianto dirotto, vedendosi costretto a rinunciare ormai per sempre alla bella Lavinia.
Di quel pianto resta ancora oggi il ricordo.
Qualcuno infatti sostiene che quelle lacrime caddero proprio nel territorio lucchese e formarono i due laghetti che ancora si possono ammirare: l'uno ha nome Sibolla e l'altro Massaciuccoli.
I lucchesi non rinunciarono mai pi a quelle mura, che furono le prime di Lucca.
Esse furono ampliate continuamente, irrobustite secondo i tempi, e infine anche illeggiadrite.
Oggi, chiunque venga a visitare la citt, le pu vedere ed ammirare.
Quelle Mura sono l, magnifiche e imponenti, a ricordare tanta parte di storia lucchese, ed anche quella lontana e superba avventura di Lavinia, la bella sposa che diede scacco matto a Giove.


(1)Nel Libro primo dei "Carmi" di Orazio contenuta una bellissima composizione dedicata a Mercurio, in cui si ricorda anche la simpatia che Apollo nutriva per lui ("Quand'eri bimbo Apollo si prov/a spaventarti con tremende voci/se non gli riportavi le giovenche/da te rapite/con inganno, ma rise nell'accorgersi/che gli avevi sottratto la faretra."), Orazio: "Tutte le opere", Sansoni Editore, traduzione di Enzio Cetrangolo, 1968. (ritorna)


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Racconti inediti e/o celebri più letti

» Oscar Wilde LA BALLATA DEL CARCERE DI READING
» Howard Phillips Lovecraft LESTRANEO
» Saint Germain IO SONO COSCIENZA, INTELLIGENZA, VOLONTA 3
» Saint Germain PENSARE E CREARE 5
» Marchese de Sade SERAPHINE
Gli ultimi Racconti inediti e/o celebri pubblicati

» monik elena _ io e te
» Sandrino Aquilani - Gli alberi
» Marina Lolli - Aprile 1949-Giugno 2012
» Ferruccio Frontini-Acca
» Non Tutti sanno chi sono - Desiree Dal Pin
» ZioPier - I colori del buio


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
Poesie giovanili 1899. Poeta tedesco Rainer Maria Rilke.

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6543
Autori registrati
3082
Totali visite
9973107
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.