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Pubblicata il: gennaio 28, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 914 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Carlo Collodi

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO


COME AND CHE MAESTRO CILIEGIA, FALEGNAME,
TROV UN PEZZO DI LEGNO,
CHE PIANGEVA E RIDEVA COME UN BAMBINO.

Cera una volta...
Un re! diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. Cera una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che dinverno si
mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli che un bel giorno questo pezzo di legno capit
nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastrAntonio, se non che
tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre
lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegr tutto e dandosi
una fregatina di mani per la contentezza, borbott a mezza voce:
Questo legno capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, prese subito lascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a
digrossarlo, ma quando fu l per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio
sospeso in aria, perch sent una vocina sottile, che disse raccomandandosi:
Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Gir gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita
quella vocina, e non vide nessuno! Guard sotto il banco, e nessuno; guard dentro un
armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guard nel corbello dei trucioli e della
segatura, e nessuno; apri luscio di bottega per dare unocchiata anche sulla strada, e
nessuno! O dunque?...
Ho capito; disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, si vede che quella
vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.
E ripresa lascia in mano, tir gi un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
Ohi! tu mhai fatto male! grid rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia rest di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura,
colla bocca spalancata e colla lingua gi ciondoloni fino al mento, come un mascherone
da fontana. Appena riebbe luso della parola, cominci a dire tremando e balbettando
dallo spavento:
Ma di dove sar uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c anima
viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi
come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; un pezzo di
legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c da far bollire una
pentola di fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c nascosto
qualcuno, tanto peggio per lui. Ora laccomodo io!
E cos dicendo, agguant con tutte due le mani quel povero pezzo di legno e si pose
a sbatacchiarlo senza carit contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se cera qualche vocina che si lamentasse. Aspett
due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
Ho capito, disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, si vede
che quella vocina che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare.
E perch gli era entrata addosso una gran paura, si prov a canterellare per farsi un
po di coraggio.
Intanto, posata da una parte lascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a
pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in gi, senti la solita
vocina che gli disse ridendo:
Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde gi come fulminato. Quando riapr gli
occhi, si trov seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di paonazza come era
quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura.


II
MAESTRO CILIEGIA REGALA IL PEZZO DI LEGNO AL SUO AMICO GEPPETTO,
IL QUALE LO PRENDE PER FABBRICARSI UN BURATTINO MARAVIGLIOSO
CHE SAPPIA BALLARE, TIRAR DI SCHERMA E FARE I SALTI MORTALI.

In quel punto fu bussato alla porta.
Passate pure, disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi.
Allora entr in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma
i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col
soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo
alla polendina di granturco.
Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito una bestia
e non cera pi verso di tenerlo.
Buon giorno, mastrAntonio, disse Geppetto. Che cosa fate cost per terra?
Insegno labbaco alle formicole.
Buon pro vi faccia!
Chi vi ha portato da me, compar Geppetto?
Le gambe. Sappiate, mastrAntonio, che son venuto da voi, per chiedervi un favore.
Eccomi qui, pronto a servirvi, replic il falegname, rizzandosi su i ginocchi.
Stamani m piovuta nel cervello unidea.
Sentiamola.
Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno; ma un burattino
maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo
burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino;
che ve ne pare?
Bravo Polendina! grid la solita vocina, che non si capiva di dove uscisse.
A sentirsi chiamar Polendina, compar Geppetto divent rosso come un peperone
dalla bizza, e voltandosi verso il falegname, gli disse imbestialito:
Perch mi offendete?
Chi vi offende?
Mi avete detto Polendina!...
Non sono stato io.
Sta un po a vedere che sar stato io! Io dico che siete stato voi.
No!
Si!
No!
Si!
E riscaldandosi sempre pi, vennero dalle parole ai fatti, e acciuffatisi fra di loro, si
graffiarono, si morsero e si sbertucciarono.
Finito il combattimento, mastrAntonio si trov fra le mani la parrucca gialla di
Geppetto, e Geppetto si accorse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname.
Rendimi la mia parrucca! grid mastrAntonio.
E tu rendimi la mia, e rifacciamo la pace.
I due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca, si strinsero la
mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.
Dunque, compar Geppetto, disse il falegname in segno di pace fatta, qual il
piacere che volete da me?
Vorrei un po di legno per fabbricare il mio burattino; me lo date?
MastrAntonio, tutto contento, and subito a prendere sul banco quel pezzo di legno
che era stato cagione a lui di tante paure. Ma quando fu l per consegnarlo allamico, il
pezzo di legno dette uno scossone e sgusciandogli violentemente dalle mani, and a
battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero Geppetto.
Ah! gli con questo bel garbo, mastrAntonio, che voi regalate la vostra roba?
Mavete quasi azzoppito!...
Vi giuro che non sono stato io!
Allora sar stato io!...
La colpa tutta di questo legno...
Lo so che del legno: ma siete voi che me lavete tirato nelle gambe!
Io non ve lho tirato!
Bugiardo!
Geppetto, non mi offendete; se no vi chiamo Polendina!...
Asino!
Polendina!
Somaro!
Polendina!
Brutto scimmiotto!
Polendina!
A sentirsi chiamar Polendina per la terza volta, Geppetto perse il lume degli occhi, si
avvento sul falegname; e l se ne dettero un sacco e una sporta.
A battaglia finita, mastrAntonio si trovo due graffi di pi sul naso, e quellaltro due
bottoni di meno al giubbetto. Pareggiati in questo modo i loro conti, si strinsero la mano
e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.
Intanto Geppetto prese con se il suo bravo pezzo di legno, e ringraziato
mastrAntonio, se ne torn zoppicando a casa.

III
GEPPETTO, TORNATO A CASA,
COMINCIA SUBITO A FABBRICARSI IL BURATTINO
E GLI METTE IL NOME DI PINOCCHIO.
PRIME MONELLERIE DEL BURATTINO.

La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala. La
mobilia non poteva essere pi semplice: una seggiola cattiva, un letto poco buono e un
tavolino tutto rovinato. Nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso;
ma il fuoco era dipinto, e accanto al fuoco cera dipinta una pentola che bolliva
allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo, che pareva fumo davvero.
Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a
fabbricare il suo burattino.
Che nome gli metter? disse fra s e s. Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo
nome gli porter fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il
padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il pi ricco di
loro chiedeva lelemosina.
Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominci a lavorare a buono, e
gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi.
Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si
muovevano e che lo guardavano fisso fisso.
Geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se nebbe quasi per male, e
disse con accento risentito:
Occhiacci di legno, perch mi guardate?
Nessuno rispose.
Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, appena fatto, cominci a crescere: e
cresci, cresci, cresci divent in pochi minuti un nasone che non finiva mai.
Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma pi lo ritagliava e lo scorciva, e pi
quel naso impertinente diventava lungo.
Dopo il naso, gli fece la bocca.
La bocca non era ancora finita di fare, che cominci subito a ridere e a canzonarlo.
Smetti di ridere! disse Geppetto impermalito; ma fu come dire al muro.
Smetti di ridere, ti ripeto! url con voce minacciosa.
Allora la bocca smesse di ridere, ma cacci fuori tutta la lingua.
Geppetto, per non guastare i fatti suoi, finse di non avvedersene, e continu a lavorare.
Dopo la bocca, gli fece il mento, poi il collo, le spalle, lo stomaco, le braccia e le
mani.
Appena finite le mani, Geppetto senti portarsi via la parrucca dal capo. Si volt in su,
e che cosa vide? Vide la sua parrucca gialla in mano del burattino.
Pinocchio!... rendimi subito la mia parrucca!
E Pinocchio, invece di rendergli la parrucca, se la messe in capo per s, rimanendovi
sotto mezzo affogato.
A quel garbo insolente e derisorio, Geppetto si fece triste e melanconico, come non
era stato mai in vita sua, e voltandosi verso Pinocchio, gli disse:
Birba dun figliuolo! Non sei ancora finito di fare, e gi cominci a mancar di
rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male!
E si rasciug una lacrima.
Restavano sempre da fare le gambe e i piedi.
Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sent arrivarsi un calcio sulla punta del
naso.
Me lo merito! disse allora fra s. Dovevo pensarci prima! Ormai tardi!
Poi prese il burattino sotto le braccia e lo pos in terra, sul pavimento della stanza,
per farlo camminare.
Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Geppetto lo
conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro laltro.
Quando le gambe gli si furono sgranchite, Pinocchio cominci a camminare da s e a
correre per la stanza; finch, infilata la porta di casa, salt nella strada e si dette a
scappare.
E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere, perch quel
birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre, e battendo i suoi piedi di legno sul
lastrico della strada, faceva un fracasso, come venti paia di zoccoli da contadini.
Piglialo! piglialo! urlava Geppetto; ma la gente che era per la via, vedendo questo
burattino di legno, che correva come un barbero, si fermava incantata a guardarlo, e
rideva, rideva e rideva, da non poterselo figurare.
Alla fine, e per buona fortuna, capit un carabiniere, il quale, sentendo tutto quello
schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si
piant coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, collanimo risoluto di
fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie.
Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la
strada, singegn di passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe, e invece fece fiasco.
Il carabiniere, senza punto smoversi, lo acciuff pulitamente per il naso (era un
nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri), e
lo riconsegn nelle proprie mani di Geppetto; il quale, a titolo di correzione, voleva
dargli subito una buona tiratina dorecchi. Ma figuratevi come rimase quando, nel
cercargli gli orecchi, non gli riusc di poterli trovare: e sapete perch? Perch, nella furia
di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli.
Allora lo prese per la collottola, e, mentre lo riconduceva indietro, gli disse
tentennando minacciosamente il capo:
Andiamo a casa. Quando saremo a casa, non dubitare che faremo i nostri conti!
Pinocchio, a questa antifona, si butt per terra, e non volle pi camminare. Intanto i
curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi l dintorno e a far capannello.
Chi ne diceva una, chi unaltra.
Povero burattino! dicevano alcuni, ha ragione a non voler tornare a casa! Chi lo
sa come lo picchierebbe quellomaccio di Geppetto!...
E gli altri soggiungevano malignamente:
Quel Geppetto pare un galantuomo! ma un vero tiranno coi ragazzi! Se gli
lasciano quel povero burattino fra le mani, capacissimo di farlo a pezzi!...
Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che il carabiniere rimise in libert Pinocchio e
condusse in prigione quel poveruomo di Geppetto. Il quale, non avendo parole l per l
per difendersi, piangeva come un vitellino, e nellavviarsi verso il carcere, balbettava
singhiozzando:
Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene!
Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci prima!...
Quello che accadde dopo, una storia da non potersi credere, e ve la racconter in
questaltri capitoli.

IV
LA STORIA DI PINOCCHIO COL GRILLO-PARLANTE,
DOVE SI VEDE COME I RAGAZZI CATTIVI HANNO A NOIA
DI SENTIRSI CORREGGERE DA CHI NE SA PI DI LORO.

Vi dir dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa
in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la
dava a gambe gi attraverso ai campi, per far pi presto a tornarsene a casa; e nella gran
furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni dacqua, tale e quale
come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori.
Giunto dinanzi a casa, trov luscio di strada socchiuso. Lo spinse, entr dentro, e
appena ebbe messo tanto di paletto, si gett a sedere per terra, lasciando andare un gran
sospirone di contentezza.
Ma quella contentezza dur poco, perch sent nella stanza qualcuno che fece:
Cr - cr - cr!
Chi che mi chiama? disse Pinocchio tutto impaurito.
Sono io!
Pinocchio si volt e vide un grosso Grillo che saliva lentamente su su per il muro.
Dimmi, Grillo: e tu chi sei?
Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da pi di centanni.
Oggi per questa stanza mia, disse il burattino, e se vuoi farmi un vero
piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
Io non me ne ander di qui, rispose il Grillo, se prima non ti avr detto una
gran verit.
Dimmela e spcciati.
Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano
capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi
dovranno pentirsene amaramente.
Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, allalba, voglio
andarmene di qui, perch se rimango qui, avverr a me quel che avviene a tutti gli altri
ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccher
studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto pi
a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.
Povero grullerello! Ma non sai che, facendo cos, diventerai da grande un bellissimo
somaro e che tutti si piglieranno gioco di te?
Chtati. Grillaccio del malaugurio! grid Pinocchio. Pinocchio Carlo Collodi
11
Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa
impertinenza, continu con lo stesso tono di voce:
E se non ti garba di andare a scuola, perch non impari almeno un mestiere, tanto
da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?
Vuoi che te lo dica? replic Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza.
Fra tutti i mestieri del mondo non ce n che uno solo, che veramente mi vada a genio.
E questo mestiere sarebbe?...
Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del
vagabondo.
Per tua regola, disse il Grillo-parlante con la sua solita calma, tutti quelli che
fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione.
Bada, Grillaccio del malaugurio!... se mi monta la bizza, guai a te!
Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!...
Perch ti faccio compassione?
Perch sei un burattino e, quel che peggio, perch hai la testa di legno.
A queste ultime parole, Pinocchio salt su tuttinfuriato e preso sul banco un martello
di legno lo scagli contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per lappunto
nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare cr - cr - cr, e poi rimase l
stecchito e appiccicato alla parete. Pinocchio Carlo Collodi

V
PINOCCHIO HA FAME, E CERCA UN UOVO
PER FARSI UNA FRITTATA; MA SUL PI BELLO,
LA FRITTATA GLI VOLA VIA DALLA FINESTRA.

Intanto cominci a farsi notte, e Pinocchio, ricordandosi che non aveva mangiato
nulla, senti unuggiolina allo stomaco, che somigliava moltissimo allappetito.
Ma lappetito nei ragazzi cammina presto; e di fatti dopo pochi minuti lappetito
divent fame, e la fame, dal vedere al non vedere, si converti in una fame da lupi, una
fame da tagliarsi col coltello.
Il povero Pinocchio corse subito al focolare, dove cera una pentola che bolliva e fece
latto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse dentro, ma la pentola era dipinta sul
muro. Figuratevi come rest. Il suo naso, che era gi lungo, gli divent pi lungo almeno
quattro dita.
Allora si dette a correre per la stanza e a frugare per tutte le cassette e per tutti i
ripostigli in cerca di un po di pane, magari un po di pan secco, un crosterello, un osso
avanzato al cane, un po di polenta muffita, una lisca di pesce, un nocciolo di ciliegia,
insomma di qualche cosa da masticare: ma non trov nulla, il gran nulla, proprio nulla.
E intanto la fame cresceva, e cresceva sempre: e il povero Pinocchio non aveva altro
sollievo che quello di sbadigliare: e faceva degli sbadigli cos lunghi, che qualche volta la
bocca gli arrivava fino agli orecchi. E dopo avere sbadigliato, sputava, e sentiva che lo
stomaco gli andava via.
Allora piangendo e disperandosi, diceva:
Il Grillo-parlante aveva ragione. Ho fatto male a rivoltarmi al mio babbo e a fuggire
di casa... Se il mio babbo fosse qui, ora non mi troverei a morire di sbadigli! Oh! che
brutta malattia che la fame!
Quandecco gli parve di vedere nel monte della spazzatura qualche cosa di tondo e di
bianco, che somigliava tutto a un uovo di gallina. Spiccare un salto e gettarvisi sopra, fu
un punto solo. Era un uovo davvero.
La gioia del burattino impossibile descriverla: bisogna sapersela figurare. Credendo
quasi che fosse un sogno, si rigirava questuovo fra le mani, e lo toccava e lo baciava, e
baciandolo diceva:
E ora come dovr cuocerlo? Ne far una frittata?... No, meglio cuocerlo nel
piatto!... O non sarebbe pi saporito se lo friggessi in padella? O se invece lo cuocessi a
uso uovo da bere? No, la pi lesta di tutte di cuocerlo nel piatto o nel tegamino: ho
troppa voglia di mangiarmelo!
Detto fatto, pose un tegamino sopra un caldano pieno di brace accesa: messe nel
tegamino, invece dolio o di burro, un po dacqua: e quando lacqua principi a fumare,
tac!... spezz il guscio delluovo, e fece latto di scodellarvelo dentro.
Ma invece della chiara e del torlo, scapp fuori un pulcino tutto allegro e
complimentoso, il quale, facendo una bella riverenza, disse:
Mille grazie, signor Pinocchio, davermi risparmiata la fatica di rompere il guscio!
Arrivedella, stia bene e tanti saluti a casa!
Ci detto distese le ali e, infilata la finestra che era aperta, se ne vol via a perdita
docchio.
Il povero burattino rimase l, come incantato, cogli occhi fissi, colla bocca aperta e
coi gusci delluovo in mano. Riavutosi, peraltro, dal primo sbigottimento, cominci a
piangere, a strillare, a battere i piedi in terra, per la disperazione, e piangendo diceva:
Eppure il Grillo-parlante aveva ragione! Se non fossi scappato di casa e se il mio
babbo fosse qui, ora non mi troverei a morire di fame! Oh! che brutta malattia che la
fame!...
E perch il corpo gli seguitava a brontolare pi che mai, e non sapeva come fare a
chetarlo, pens di uscir di casa e di dare una scappata al paesello vicino, nella speranza di
trovare qualche persona caritatevole che gli avesse fatto lelemosina di un po di pane.

VI
PINOCCHIO SI ADDORMENTA COI PIEDI SUL CALDANO,
E LA MATTINA DOPO SI SVEGLIA
COI PIEDI TUTTI BRUCIATI.

Per lappunto era una nottataccia dinferno. Tuonava forte forte, lampeggiava come
se il cielo pigliasse fuoco, e un ventaccio freddo e strapazzone, fischiando rabbiosamente
e sollevando un immenso nuvolo di polvere, faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della
campagna.
Pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi: se non che la fame era pi forte
della paura: motivo per cui accost luscio di casa, e presa la carriera, in un centinaio di
salti arriv fino al paese, colla lingua fuori e col fiato grosso, come un cane da caccia.
Ma trov tutto buio e tutto deserto. Le botteghe erano chiuse; le porte di casa chiuse;
le finestre chiuse; e nella strada nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Allora Pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attacc al campanello duna
casa, e cominci a suonare a distesa, dicendo dentro di s:
Qualcuno si affaccier.
Difatti si affacci un vecchino, col berretto da notte in capo, il quale grid tutto
stizzito:
Che cosa volete a questora?
Che mi fareste il piacere di darmi un po di pane?
Aspettami cost che torno subito, rispose il vecchino, credendo di aver da fare
con qualcuno di quei ragazzacci rompicollo che si divertono di notte a suonare i
campanelli delle case, per molestare la gente per bene, che se la dorme tranquillamente.
Dopo mezzo minuto la finestra si riapr e la voce del solito vecchino grid a
Pinocchio:
Fatti sotto e para il cappello.
Pinocchio si lev subito il suo cappelluccio; ma mentre faceva latto di pararlo, sent
pioversi addosso unenorme catinellata dacqua che lo annaffi tutto dalla testa ai piedi,
come se fosse un vaso di giranio appassito.
Torn a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchezza e dalla fame e
perch non aveva pi forza di reggersi ritto, si pose a sedere, appoggiando i piedi fradici
e impillaccherati sopra un caldano pieno di brace accesa.
E l si addorment; e nel dormire, i piedi che erano di legno, gli presero fuoco e
adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono cenere.
E Pinocchio seguitava a dormire e a russare, come se i suoi piedi fossero quelli dun
altro. Finalmente sul far del giorno si svegli, perch qualcuno aveva bussato alla porta
Chi ? domand sbadigliando e stropicciandosi gli occhi.
Sono io, rispose una voce.
Quella voce era la voce di Geppetto.

VII
GEPPETTO TORNA A CASA,
E D AL BURATTINO LA COLAZIONE
CHE IL POVERUOMO AVEVA PORTATA CON S.

Il povero Pinocchio, che aveva sempre gli occhi fra il sonno, non sera ancora avvisto
dei piedi, che gli si erano tutti bruciati: per cui appena sent la voce di suo padre, schizz
gi dallo sgabello per correre a tirare il paletto; ma invece, dopo due o tre traballoni,
cadde di picchio tutto lungo disteso sul pavimento.
E nel battere in terra fece lo stesso rumore, che avrebbe fatto un sacco di mestoli.
cascato da un quinto piano.
Aprimi! intanto gridava Geppetto dalla strada.
Babbo mio, non posso, rispondeva il burattino piangendo e ruzzolandosi per
terra.
Perch non puoi?
Perch mi hanno mangiato i piedi.
E chi te li ha mangiati?
Il gatto, disse Pinocchio, vedendo il gatto che colle zampine davanti si divertiva a
far ballare alcuni trucioli di legno.
Aprimi, ti dico! ripet Geppetto, se no quando vengo in casa, il gatto te lo do
io!
Non posso star ritto, credetelo. O povero me! povero me che mi toccher a
camminare coi ginocchi per tutta la vita!...
Geppetto, credendo che tutti questi piagnistei fossero unaltra monelleria del
burattino, pens bene di farla finita, e arrampicatosi su per il muro, entr in casa dalla
finestra.
Da principio voleva dire e voleva fare: ma poi quando vide il suo Pinocchio sdraiato
in terra e rimasto senza piedi davvero, allora sent intenerirsi; e presolo subito in collo, si
dette a baciarlo e a fargli mille carezze e mille moine, e, coi luccioloni che gli cascavano
gi per le gote, gli disse singhiozzando:
Pinocchiuccio mio! Com che ti sei bruciato i piedi?
Non lo so, babbo, ma credetelo che stata una nottata dinferno e me ne ricorder
fin che campo. Tonava, balenava e io avevo una gran fame e allora il Grillo-parlante mi
disse: Ti sta bene; sei stato cattivo, e te lo meriti, e io gli dissi: Bada, Grillo!..., e lui mi
disse: Tu sei un burattino e hai la testa di legno e io gli tirai un martello di legno, e lui
mor ma la colpa fu sua, perch io non volevo ammazzarlo, prova ne sia che messi un
tegamino sulla brace accesa del caldano, ma il pulcino scapp fuori e disse: Arrivedella...

e tanti saluti a casa e la fame cresceva sempre, motivo per cui quel vecchino col berretto
da notte, affacciandosi alla finestra mi disse: Fatti sotto e para il cappello e io con
quella catinellata dacqua sul capo, perch il chiedere un po di pane non vergogna, non
vero? me ne tornai subito a casa, e perch avevo sempre una gran fame, messi i piedi
sul caldano per rasciugarmi, e voi siete tornato, e me li sono trovati bruciati, e intanto la
fame lho sempre e i piedi non li ho pi! Ih!... ih!... ih!... ih!...
E il povero Pinocchio cominci a piangere e a berciare cos forte, che lo sentivano da
cinque chilometri lontano.
Geppetto, che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa sola, cio che il
burattino sentiva morirsi dalla gran fame, tir fuori di tasca tre pere, e porgendogliele,
disse:
Queste tre pere erano per la mia colazione: ma io te le do volentieri. Mangiale, e
buon pro ti faccia.
Se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle.
Sbucciarle? replic Geppetto meravigliato. Non avrei mai creduto, ragazzo,
mio, che tu fossi cos boccuccia e cos schizzinoso di palato. Male! In questo mondo, fin
da bambini, bisogna avvezzarsi abboccati e a saper mangiare di tutto, perch non si sa
mai quel che ci pu capitare. I casi son tanti!...
Voi direte bene, soggiunse Pinocchio, ma io non manger mai una frutta, che
non sia sbucciata. Le bucce non le posso soffrire.
E quel buon uomo di Geppetto, cavato fuori un coltellino, e armatosi di santa
pazienza, sbucci le tre pere, e pose tutte le bucce sopra un angolo della tavola.
Quando Pinocchio in due bocconi ebbe mangiata la prima pera, fece latto di buttar
via il torsolo: ma Geppetto gli trattenne il braccio, dicendogli:
Non lo buttar via: tutto in questo mondo pu far comodo.
Ma io il torsolo non lo mangio davvero!... grid il burattino, rivoltandosi come
una vipera.
Chi lo sa! I casi son tanti!... ripet Geppetto, senza riscaldarsi.
Fatto sta che i tre torsoli, invece di essere gettati fuori dalla finestra, vennero posati
sullangolo della tavola in compagnia delle bucce.
Mangiate o, per dir meglio, divorate le tre pere, Pinocchio fece un lunghissimo
sbadiglio e disse piagnucolando:
Ho dellaltra fame!
Ma io, ragazzo mio, non ho pi nulla da darti.
Proprio nulla, nulla?
Ci avrei soltanto queste bucce e questi torsoli di pera.
Pazienza! disse Pinocchio, se non c altro, manger una buccia.
E cominci a masticare. Da principio storse un po la bocca; ma poi, una dietro
laltra, spolver in un soffio tutte le bucce: e dopo le bucce, anche i torsoli, e quandebbe
finito di mangiare ogni cosa, si batt tutto contento le mani sul corpo, e disse
gongolando:
Ora s che sto bene!
Vedi dunque, osserv Geppetto, che avevo ragione io quando ti dicevo che
non bisogna avvezzarsi n troppo sofistici n troppo delicati di palato. Caro mio, non si
sa mai quel che ci pu capitare in questo mondo. I casi son tanti!...

VIII
GEPPETTO RIF I PIEDI A PINOCCHIO
E VENDE LA PROPRIA CASACCA
PER COMPRARGLI LABBECEDARIO.

Il burattino, appena che si fu levata la fame, cominci subito a bofonchiare e a
piangere, perch voleva un paio di piedi nuovi.
Ma Geppetto, per punirlo della monelleria fatta lo lasci piangere e disperarsi per una
mezza giornata: poi gli disse:
E perch dovrei rifarti i piedi? Forse per vederti scappar di nuovo da casa tua?
Vi prometto, disse il burattino singhiozzando, che da oggi in poi sar buono...
Tutti i ragazzi, replic Geppetto, quando vogliono ottenere qualcosa, dicono
cos.
Vi prometto che ander a scuola, studier e mi far onore...
Tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia.
Ma io non sono come gli altri ragazzi! Io sono pi buono di tutti e dico sempre la
verit. Vi prometto, babbo, che imparer unarte e che sar la consolazione e il bastone
della vostra vecchiaia.
Geppetto che, sebbene facesse il viso di tiranno, aveva gli occhi pieni di pianto e il
cuore grosso dalla passione di vedere il suo povero Pinocchio in quello stato
compassionevole, non rispose altre parole: ma, presi in mano gli arnesi del mestiere e
due pezzetti di legno stagionato, si pose a lavorare di grandissimo impegno.
E in meno dunora, i piedi erano belle fatti; due piedini svelti, asciutti e nervosi,
come se fossero modellati da un artista di genio.
Allora Geppetto disse al burattino:
Chiudi gli occhi e dormi!
E Pinocchio chiuse gli occhi e fece finta di dormire. E nel tempo che si fingeva
addormentato, Geppetto con un po di colla sciolta in un guscio duovo gli appiccic i
due piedi al loro posto, e glieli appiccic cos bene, che non si vedeva nemmeno il segno
dellattaccatura.
Appena il burattino si accorse di avere i piedi, salt gi dalla tavola dove stava
disteso, e principi a fare mille sgambetti e mille capriole, come se fosse ammattito dalla
gran contentezza.
Per ricompensarvi di quanto avete fatto per me, disse Pinocchio al suo babbo,
voglio subito andare a scuola.
Bravo ragazzo!
Ma per andare a scuola ho bisogno dun po di vestito.
Geppetto, che era povero e non aveva in tasca nemmeno un centesimo, gli fece allora
un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza di albero e un berrettino di
midolla di pane.
Pinocchio corse subito a specchiarsi in una catinella piena dacqua e rimase cos
contento di s, che disse pavoneggiandosi:
Paio proprio un signore!
Davvero, replic Geppetto, perch, tienlo a mente, non il vestito bello che fa
il signore. ma piuttosto il vestito pulito.
A proposito, soggiunse il burattino, per andare alla scuola mi manca sempre
qualcosa: anzi mi manca il pi e il meglio.
Cio?
Mi manca lAbbecedario.
Hai ragione: ma come si fa per averlo?
facilissimo: si va da un libraio e si compra.
E i quattrini?
Io non ce lho.
Nemmeno io, soggiunse il buon vecchio, facendosi tristo.
E Pinocchio, sebbene fosse un ragazzo allegrissimo, si fece tristo anche lui: perch la
miseria, quando miseria davvero, la intendono tutti: anche i ragazzi.
Pazienza! grid Geppetto tutta un tratto rizzandosi in piedi; e infilatasi la vecchia
casacca di fustagno, tutta toppe e rimendi, usc correndo di casa.
Dopo poco torn: e quando torn aveva in mano lAbbecedario per il figliuolo, ma la
casacca non laveva pi. Il poveruomo era in maniche di camicia, e fuori nevicava.
E la casacca, babbo?
Lho venduta.
Perch lavete venduta?
Perch mi faceva caldo.
Pinocchio cap questa risposta a volo, e non potendo frenare limpeto del suo buon
cuore, salt al collo di Geppetto e cominci a baciarlo per tutto il viso.

IX
PINOCCHIO VENDE LABBECEDARIO
PER ANDARE A VEDERE IL TEATRINO DEI BURATTINI.

Smesso che fu di nevicare, Pinocchio col suo bravo Abbecedario nuovo sotto il
braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada facendo, fantasticava nel suo
cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria, uno pi bello dellaltro.
E discorrendo da s solo diceva:
Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: domani poi imparer a scrivere e
domani laltro imparer a fare i numeri. Poi, colla mia abilit, guadagner molti quattrini
e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella
casacca di panno. Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta dargento e doro, e coi
bottoni di brillanti. E quel poveruomo se la merita davvero: perch, insomma, per
comprarmi i libri e per farmi istruire, rimasto in maniche di camicia... a questi freddi!
Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!...
Mentre tutto commosso diceva cos gli parve di sentire in lontananza una musica di
pifferi e di colpi di grancassa: p-p-p, p-p-p zum, zum, zum, zum.
Si ferm e stette in ascolto. Quei suoni venivano di fondo a una lunghissima strada
traversa, che conduceva a un piccolo paesetto fabbricato sulla spiaggia del mare.
Che cosa sia questa musica? Peccato che io debba andare a scuola, se no...
E rimase l perplesso. A ogni modo, bisognava prendere una risoluzione: o a scuola, o
a sentire i pifferi.
Oggi ander a sentire i pifferi, e domani a scuola: per andare a scuola c sempre
tempo, disse finalmente quel monello facendo una spallucciata.
Detto fatto, infil gi per la strada traversa, e cominci a correre a gambe. Pi
correva e pi sentiva distinto il suono dei pifferi e dei tonfi della grancassa: p-p-p, p-
p-p zum, zum, zum, zum.
Quandecco che si trov in mezzo a una piazza tutta piena di gente, la quale si
affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela dipinta di mille colori.
Che cos quel baraccone? domand Pinocchio, voltandosi a un ragazzetto che
era l del paese.
Leggi il cartello, che c scritto, e lo saprai.
Lo leggerei volentieri, ma per lappunto oggi non so leggere.
Bravo bue! Allora te lo legger io. Sappi dunque che in quel cartello a lettere rosse
come il fuoco c scritto: GRAN TEATRO DEI BURATTINI...
molto che incominciata la commedia?
Comincia ora.
E quanto si spende per entrare?
Quattro soldi.
Pinocchio, che aveva addosso la febbre della curiosit, perse ogni ritegno, e disse
senza vergognarsi al ragazzetto, col quale parlava:
Mi daresti quattro soldi fino a domani?
Te li darei volentieri, gli rispose laltro canzonandolo, ma oggi per lappunto
non te li posso dare.
Per quattro soldi, ti vendo la mia giacchetta, gli disse allora il burattino.
Che vuoi che mi faccia di una giacchetta di carta fiorita? Se ci piove su, non c pi
verso di cavartela da dosso.
Vuoi comprare le mie scarpe?
Sono buone per accendere il fuoco.
Quanto mi dai del berretto?
Bellacquisto davvero! Un berretto di midolla di pane! C il caso che i topi me lo
vengano a mangiare in capo!
Pinocchio era sulle spine. Stava l l per fare unultima offerta: ma non aveva coraggio;
esitava, tentennava, pativa. Alla fine disse:
Vuoi darmi quattro soldi di questAbbecedario nuovo?
Io sono un ragazzo, e non compro nulla dai ragazzi, gli rispose il suo piccolo
interlocutore, che aveva molto pi giudizio di lui.
Per quattro soldi lAbbecedario lo prendo io, grid un rivenditore di panni usati,
che sera trovato presente alla conversazione.
E il libro fu venduto l sui due piedi. E pensare che quel poveruomo di Geppetto era
rimasto a casa, a tremare dal freddo in maniche di camicia, per comprare lAbbecedario
al figliuolo!

X
I BURATTINI RICONOSCONO IL LORO FRATELLO PINOCCHIO
E GLI FANNO UNA GRANDISSIMA FESTA;
MA SUL PI BELLO, ESCE FUORI IL BURATTINAIO MANGIAFOCO,
E PINOCCHIO CORRE IL PERICOLO DI FARE UNA BRUTTA FINE.

Quando Pinocchio entr nel teatrino delle marionette, accadde un fatto che dest
mezza rivoluzione.
Bisogna sapere che il sipario era tirato su e la commedia era gi incominciata.
Sulla scena si vedevano Arlecchino e Pulcinella, che bisticciavano fra di loro e,
secondo il solito, minacciavano da un momento allaltro di scambiarsi un carico di
schiaffi e di bastonate.
La platea, tutta attenta, si mandava a male dalle grandi risate, nel sentire il battibecco
di quei due burattini, che gestivano e si trattavano dogni vitupero con tanta verit, come
se fossero proprio due animali ragionevoli e due persone di questo mondo.
Quando allimprovviso, che che non , Arlecchino smette di recitare, e voltandosi
verso il pubblico e accennando colla mano qualcuno in fondo alla platea, comincia a
urlare in tono drammatico:
Numi del firmamento! sogno o son desto? Eppure quello laggi Pinocchio!...
Pinocchio davvero! grida Pulcinella.
proprio lui! strilla la signora Rosaura, facendo capolino di fondo alla scena.
Pinocchio! Pinocchio! urlano in coro tutti i burattini, uscendo a salti fuori
delle quinte.
Pinocchio! il nostro fratello Pinocchio! Evviva Pinocchio.
Pinocchio, vieni quass da me, grida Arlecchino, vieni a gettarti fra le braccia
dei tuoi fratelli di legno!
A questo affettuoso invito Pinocchio spicca un salto, e di fondo alla platea va nei
posti distinti; poi con un altro salto, dai posti distinti monta sulla testa del direttore
dorchestra, e di l schizza sul palcoscenico.
impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i pizzicotti
dellamicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza, che Pinocchio ricev in mezzo a
tanto arruffio dagli attori e dalle attrici di quella compagnia drammatico-vegetale.
Questo spettacolo era commovente, non c che dire: ma il pubblico della platea,
vedendo che la commedia non andava pi avanti, simpazient e prese a gridare:
Vogliamo la commedia, vogliamo la commedia!
Tutto fiato buttato via, perch i burattini, invece di continuare la recita,
raddoppiarono il chiasso e le grida, e, postosi Pinocchio sulle spalle, se lo portarono in
trionfo davanti ai lumi della ribalta.
Allora usc fuori il burattinaio, un omone cos brutto, che metteva paura soltanto a
guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio dinchiostro, e tanto lunga
che gli scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava
coi piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di
vetro rosso, col lume acceso di dietro, e con le mani faceva schioccare una grossa frusta,
fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme.
Allapparizione inaspettata del burattinaio, ammutolirono tutti: nessuno fiat pi. Si
sarebbe sentito volare una mosca. Quei poveri burattini, maschi e femmine, tremavano
tutti come tante foglie.
Perch sei venuto a mettere lo scompiglio nel mio teatro? domand il burattinaio
a Pinocchio, con un vocione dOrco gravemente infreddato di testa.
La creda, illustrissimo, che la colpa non stata mia!...
Basta cos! Stasera faremo i nostri conti.
Difatti, finita la recita della commedia, il burattinaio and in cucina, dovegli sera
preparato per cena un bel montone, che girava lentamente infilato nello spiedo. E perch
gli mancavano la legna per finirlo di cuocere e di rosolare, chiam Arlecchino e
Pulcinella e disse loro:
Portatemi di qua quel burattino che troverete attaccato al chiodo. Mi pare un
burattino fatto di un legname molto asciutto, e sono sicuro che, a buttarlo sul fuoco, mi
dar una bellissima fiammata allarrosto.
Arlecchino e Pulcinella da principio esitarono; ma impauriti da unocchiataccia del
loro padrone, obbedirono: e dopo poco tornarono in cucina, portando sulle braccia il
povero Pinocchio, il quale, divincolandosi come unanguilla fuori dellacqua, strillava
disperatamente:
Babbo mio, salvatemi! Non voglio morire, non voglio morire!...

XI
MANGIAFOCO STARNUTISCE E PERDONA A PINOCCHIO,
IL QUALE POI DIFENDE DALLA MORTE IL SUO AMICO ARLECCHINO.

Il burattinaio Mangiafoco che (questo era il suo nome) pareva un uomo spaventoso,
non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso grembiale, gli copriva
tutto il petto e tutte le gambe; ma nel fondo poi non era un cattivuomo. Prova ne sia
che quando vide portarsi davanti quel povero Pinocchio, che si dibatteva per ogni verso,
urlando Non voglio morire, non voglio morire!, principi subito a commuoversi e a
impietosirsi e, dopo aver resistito un bel pezzo, alla fine non ne pot pi, e lasci andare
un sonorissimo starnuto.
A quello starnuto, Arlecchino, che fin allora era stato afflitto e ripiegato come un
salcio piangente, si fece tutto allegro in viso, e chinatosi verso Pinocchio, gli bisbigli
sottovoce:
Buone nuove, fratello. Il burattinaio ha starnutito, e questo segno che s mosso a
compassione per te, e oramai sei salvo.
Perch bisogna sapere che, mentre tutti gli uomini, quando si sentono impietositi per
qualcuno, o piangono o per lo meno fanno finta di rasciugarsi gli occhi, Mangiafoco,
invece, ogni volta che sinteneriva davvero, aveva il vizio di starnutire. Era un modo
come un altro, per dare a conoscere agli altri la sensibilit del suo cuore.
Dopo aver starnutito, il burattinaio, seguitando a fare il burbero, grid a Pinocchio:
Finiscila di piangere! I tuoi lamenti mi hanno messo unuggiolina in fondo allo
stomaco... Sento uno spasimo, che quasi quasi... Etc! etc! e fece altri due starnuti.
Felicit! disse Pinocchio.
Grazie! E il tuo babbo e la tua mamma sono sempre vivi? gli domand
Mangiafoco.
Il babbo, s la mamma non lho mai conosciuta.
Chi lo sa che dispiacere sarebbe per il tuo vecchio padre, se ora ti facessi gettare fra
quei carboni ardenti! Povero vecchio! lo compatisco!.. Etc, etc, etc, e fece altri tre
starnuti.
Felicit! disse Pinocchio.
Grazie! Del resto bisogna compatire anche me, perch, come vedi, non ho pi
legna per finire di cuocere quel montone arrosto, e tu, dico la verit, in questo caso mi
avresti fatto un gran comodo! Ma oramai mi sono impietosito e ci vuol pazienza. Invece
di te, metter a bruciare sotto lo spiedo qualche burattino della mia Compagnia... Ol,
giandarmi A questo comando comparvero subito due giandarmi di legno, lunghi lunghi, secchi
secchi, col cappello a lucerna in testa e colla sciabola sfoderata in mano.
Allora il burattinaio disse loro con voce rantolosa:
Pigliatemi l quellArlecchino, legatelo ben bene, e poi gettatelo a bruciare sul fuoco.
Io voglio che il mio montone sia arrostito bene!
Figuratevi il povero Arlecchino! Fu tanto il suo spavento, che le gambe gli si
ripiegarono e cadde bocconi per terra.
Pinocchio, alla vista di quello spettacolo straziante, and a gettarsi ai piedi del
burattinaio e piangendo dirottamente e bagnandogli di lacrime tutti i peli della
lunghissima barba, cominci a dire con voce supplichevole:
Piet, signor Mangiafoco!...
Qui non ci son signori! replic duramente il burattinaio.
Piet, signor Cavaliere!...
Qui non ci son cavalieri!
Piet, signor Commendatore!...
Qui non ci son commendatori!
Piet, Eccellenza!...
A sentirsi chiamare Eccellenza il burattinaio fece subito il bocchino tondo, e
diventato tutta un tratto pi umano e pi trattabile, disse a Pinocchio:
Ebbene, che cosa vuoi da me?
Vi domando grazia per il povero Arlecchino!...
Qui non c grazia che tenga. Se ho risparmiato te, bisogna che faccia mettere sul
fuoco lui, perch io voglio che il mio montone sia arrostito bene.
In questo caso, grid fieramente Pinocchio, rizzandosi e gettando via il suo
berretto di midolla di pane, in questo caso conosco qual il mio dovere. Avanti,
signori giandarmi! Legatemi e gettatemi l fra quelle fiamme. No, non giusta che il
povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me!...
Queste parole, pronunziate con voce alta e con accento eroico, fecero piangere tutti i
burattini che erano presenti a quella scena. Gli stessi giandarmi, sebbene fossero di
legno, piangevano come due agnellini di latte.
Mangiafoco, sul principio, rimase duro e immobile come un pezzo di ghiaccio: ma
poi, adagio adagio, cominci anche lui a commuoversi e a starnutire. E fatti quattro o
cinque starnuti, apr affettuosamente le braccia e disse a Pinocchio:
Tu sei un gran bravo ragazzo! Vieni qua da me e dammi un bacio.
Pinocchio corse subito, e arrampicandosi come uno scoiattolo su per la barba del
burattinaio, and a posargli un bellissimo bacio sulla punta del naso.
Dunque la grazia fatta? domand il povero Arlecchino, con un fil di voce che si
sentiva appena.
La grazia fatta! rispose Mangiafoco: poi soggiunse sospirando e tentennando il
capo: Pazienza! Per questa sera mi rassegner a mangiare il montone mezzo crudo, ma
unaltra volta, guai a chi toccher!...
Alla notizia della grazia ottenuta, i burattini corsero tutti sul palcoscenico e, accesi i
lumi e i lampadari come in serata di gala, cominciarono a saltare e a ballare. Era lalba e
ballavano sempre.

XII
IL BURATTINAIO MANGIAFOCO
REGALA CINQUE MONETE DORO A PINOCCHIO,
PERCH LE PORTI AL SUO BABBO GEPPETTO:
E PINOCCHIO, INVECE, SI LASCIA ABBINDOLARE DALLA VOLPE E DAL
GATTO
E SE NE VA CON LORO.

Il giorno dipoi Mangiafoco chiam in disparte Pinocchio e gli domand:
Come si chiama tuo padre?
Geppetto.
E che mestiere fa?
Il povero.
Guadagna molto?
Guadagna tanto, quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca. Si figuri
che per comprarmi lAbbecedario della scuola dov vendere lunica casacca che aveva
addosso: una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga.
Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui cinque monete doro. Vai
subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia.
Pinocchio, com facile immaginarselo, ringrazi mille volte il burattinaio, abbracci,
a uno a uno, tutti i burattini della Compagnia, anche i giandarmi: e fuori di s dalla
contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua.
Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontr per la strada una Volpe
zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutte due gli occhi, che se ne andavano l l,
aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di sventura. La Volpe che era zoppa,
camminava appoggiandosi al Gatto: e il Gatto, che era cieco, si lasciava guidare dalla
Volpe.
Buon giorno, Pinocchio, gli disse la Volpe, salutandolo garbatamente.
Com che sai il mio nome? domand il burattino.
Conosco bene il tuo babbo.
Dove lhai veduto?
Lho veduto ieri sulla porta di casa sua.
E che cosa faceva?
Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.
Povero babbo! Ma, se Dio vuole, da oggi in poi non tremer pi!...
Perch? Perch io sono diventato un gran signore.
Un gran signore tu? disse la Volpe, e cominci a ridere di un riso sguaiato e
canzonatore: e il Gatto rideva anche lui, ma per non darlo a vedere, si pettinava i baffi
colle zampe davanti.
C poco da ridere, grid Pinocchio impermalito. Mi dispiace davvero di farvi
venire lacquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime
monete doro.
E tir fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco.
Al simpatico suono di quelle monete la Volpe, per un moto involontario, allung la
gamba che pareva rattrappita, e il Gatto spalanc tutte due gli occhi, che parvero due
lanterne verdi: ma poi li richiuse subito, tant vero che Pinocchio non si accorse di nulla.
E ora, gli domand la Volpe, che cosa vuoi farne di codeste monete?
Prima di tutto, rispose il burattino, voglio comprare per il mio babbo una bella
casacca nuova, tutta doro e dargento e coi bottoni di brillanti: e poi voglio comprare un
Abbecedario per me.
Per te?
Davvero: perch voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono.
Guarda me! disse la Volpe. Per la passione sciocca di studiare ho perduto una
gamba.
Guarda me! disse il Gatto. Per la passione sciocca di studiare ho perduto la vista
di tutti e due gli occhi.
In quel mentre un Merlo bianco, che se ne stava appollaiato sulla siepe della strada,
fece il solito verso e disse:
Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni: se no, te ne pentirai!
Povero Merlo, non lavesse mai detto! Il Gatto, spiccando un gran salto, gli si avvent
addosso, e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi se lo mangi in un boccone, con le
penne e tutto.
Mangiato che lebbe e ripulitasi la bocca, chiuse gli occhi daccapo e ricominci a fare
il cieco, come prima.

Povero Merlo! disse Pinocchio al Gatto, perch lhai trattato cos male?
Ho fatto per dargli una lezione. Cos unaltra volta imparer a non metter bocca nei
discorsi degli altri.
Erano giunti pi che a mezza strada, quando la Volpe, fermandosi di punto in bianco,
disse al burattino:
Vuoi raddoppiare le tue monete doro?
Cio?
Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?
Magari! E la maniera?
La maniera facilissima. Invece di tornartene a casa tua, dovresti venire con noi.
E dove mi volete condurre?
Nel paese dei Barbagianni.
Pinocchio ci pens un poco, e poi disse risolutamente:
No, non ci voglio venire. Oramai sono vicino a casa, e voglio andarmene a casa,
dove c il mio babbo che maspetta. Chi lo sa, povero vecchio, quanto ha sospirato ieri,
a non vedermi tornare. Pur troppo io sono stato un figliolo cattivo, e il Grillo-parlante
aveva ragione quando diceva: I ragazzi disobbedienti non possono aver bene in questo
mondo. E io lho provato a mie spese, Perch mi sono capitate dimolte disgrazie, e
anche ieri sera in casa di Mangiafoco, ho corso pericolo... Brrr! mi viene i bordoni
soltanto a pensarci!
Dunque, disse la Volpe, vuoi proprio andare a casa tua? Allora vai pure, e tanto
peggio per te!
Tanto peggio per te! ripet il Gatto.
Pensaci bene, Pinocchio, perch tu dai un calcio alla fortuna.
Alla fortuna! ripet il Gatto.
I tuoi cinque zecchini, dalloggi al domani sarebbero diventati duemila.
Duemila! ripet il Gatto.
Ma com mai possibile che diventino tanti? domand Pinocchio, restando a
bocca aperta dallo stupore.
Te lo spiego subito, disse la Volpe. Bisogna sapere che nel paese dei
Barbagianni c un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in
questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino doro. Poi
ricuopri la buca con un po di terra: lannaffi con due secchie dacqua di fontana, ci getti
sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la
notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel
campo, che cosa trovi? Trovi un bellalbero carico di tanti zecchini doro, quanti chicchi
di grano pu avere una bella spiga nel mese di giugno.
Sicch dunque, disse Pinocchio sempre pi sbalordito, se io sotterrassi in quel
campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti zecchini ci troverei?
un conto facilissimo, rispose la Volpe, un conto che puoi farlo sulla punta
delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini:
moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila
cinquecento zecchini lampanti e sonanti.
Oh che bella cosa! grid Pinocchio, ballando dallallegrezza. Appena che questi
zecchini gli avr raccolti, ne prender per me duemila e gli altri cinquecento di pi li
dar in regalo a voi altri due.
Un regalo a noi? grid la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. Dio te ne
liberi!
Te ne liberi! ripet il Gatto.
Noi, riprese la Volpe, non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo
unicamente per arricchire gli altri.
Gli altri! ripet il Gatto.
Che brave persone! pens dentro di s Pinocchio: e dimenticandosi l sul
tamburo, del suo babbo, della casacca nuova, dellAbbecedario e di tutti i buoni
proponimenti fatti, disse alla Volpe e al Gatto:
Andiamo pure. Io vengo con voi.

XIII
LOSTERIA DEL GAMBERO ROSSO.

Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti
allosteria del Gambero Rosso.
Fermiamoci un po qui, disse la Volpe, tanto per mangiare un boccone e per
riposarci qualche ora. A mezzanotte poi ripartiremo per essere domani, allalba, nel
Campo dei miracoli.
Entrati nellosteria, si posero tutti e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito.
Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non pot mangiare
altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla
parmigiana: e perch la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a
chiedere il burro e il formaggio grattato!
La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il
medico le aveva ordinato una grandissima dieta, cos dov contentarsi di una semplice
lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di
primo canto. Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di
starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e duva paradisa; e poi non volle altro. Aveva
tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi nulla alla bocca.
Quello che mangi meno di tutti fu Pinocchio. Chiese uno spicchio di noce e un
cantuccino di pane, e lasci nel piatto ogni cosa. Il povero figliuolo col pensiero sempre
fisso al Campo dei miracoli, aveva preso unindigestione anticipata di monete doro.
Quandebbero cenato, la Volpe disse alloste:
Dateci due buone camere, una per il signor Pinocchio e unaltra per me e per il mio
compagno. Prima di ripartire schiacceremo un sonnellino. Ricordatevi per che a
mezzanotte vogliamo essere svegliati per continuare il nostro viaggio.
Sissignori, rispose loste e strizz locchio alla Volpe e al Gatto, come dire: Ho
mangiata la foglia e ci siamo intesi!....
Appena che Pinocchio fu entrato nel letto, si addorment a colpo e principi a
sognare. E sognando gli pareva di essere in mezzo a un campo, e questo campo era
pieno di arboscelli carichi di grappoli, e questi grappoli erano carichi di zecchini doro
che, dondolandosi mossi dal vento, facevano zin, zin, zin, quasi volessero dire: Chi ci
vuole venga a prenderci. Ma quando Pinocchio fu sul pi bello, quando, cio, allung la
mano per prendere a manciate tutte quelle belle monete e mettersele in tasca, si trov
svegliato allimprovviso da tre violentissimi colpi dati nella porta di camera.
Era loste che veniva a dirgli che la mezzanotte era suonata.
E i miei compagni sono pronti? gli domand il burattino.
Altro che pronti! Sono partiti due ore fa.
Perch mai tanta fretta?
Perch il Gatto ha ricevuto unimbasciata, che il suo gattino maggiore, malato di
geloni ai piedi, stava in pericolo di vita.
E la cena lhanno pagata?
Che vi pare? Quelle l sono persone troppo educate perch facciano un affronto
simile alla signoria vostra.
Peccato! Questaffronto mi avrebbe fatto tanto piacere! disse Pinocchio,
grattandosi il capo. Poi domand:
E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici?
Al Campo dei miracoli, domattina, allo spuntare del giorno.
Pinocchio pag uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni, e dopo
part.
Ma si pu dire che partisse a tastoni, perch fuori dellosteria cera un buio cos buio,
che non ci si vedeva da qui a l. Nella campagna allintorno non si sentiva alitare una
foglia. Solamente alcuni uccellacci notturni, traversando la strada da una siepe allaltra,
venivano a sbattere le ali sul naso di Pinocchio, il quale, facendo un salto indietro per la
paura, gridava: Chi va l? e leco delle colline circostanti ripeteva in lontananza: Chi
va l? chi va l? chi va l?
Intanto, mentre camminava, vide sul tronco di un albero un piccolo animaletto che
riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da notte dentro una lampada di
porcellana trasparente.
Chi sei? gli domand Pinocchio.
Sono lombra del Grillo-parlante, rispose lanimaletto, con una vocina fioca fioca,
che pareva venisse dal mondo di l.
Che vuoi da me? disse il burattino.
Voglio darti un consiglio. Ritorna indietro e porta i quattro zecchini, che ti sono
rimasti, al tuo povero babbo che piange e si dispera per non averti pi veduto.
Domani il mio babbo sar un gran signore, perch questi quattro zecchini
diventeranno duemila.
Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla
sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni! Dai retta a me, ritorna indietro.
E io, invece, voglio andare avanti.
Lora tarda!...
Voglio andare avanti.
La nottata scura...
Voglio andare avanti.
La strada pericolosa...
Voglio andare avanti.
Ricordati che i ragazzi che vogliono fare di loro capriccio e a modo loro, prima o
poi se ne pentono.
Le solite storie. Buona notte, Grillo.
Buona notte, Pinocchio, e che il cielo ti salvi dalla guazza e dagli assassini!
Appena dette queste ultime parole, il Grillo-parlante si spense a un tratto, come si
spenge un lume soffiandoci sopra, e la strada rimase pi buia di prima.

XIV
PINOCCHIO, PER NON AVER DATO RETTA
AI BUONI CONSIGLI DEL GRILLO-PARLANTE,
SIMBATTE NEGLI ASSASSINI.

Davvero, disse fra s il burattino rimettendosi in viaggio, come siamo
disgraziati noialtri poveri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno
consigli. A lasciarli dire, tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri
maestri; tutti: anche i Grilli-parlanti. Ecco qui: perch io non ho voluto dar retta a
quelluggioso di Grillo, chi lo sa quante disgrazie, secondo lui, mi dovrebbero accadere!
Dovrei incontrare anche gli assassini! Meno male che agli assassini io non ci credo, n ci
ho creduto mai. Per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi, per far paura
ai ragazzi che vogliono andare fuori la notte. E poi se anche li trovassi qui sulla strada,
mi darebbero forse soggezione? Neanche per sogno. Anderei loro sul viso, gridando:
Signori assassini, che cosa vogliono da me? Si rammentino che con me non si scherza!
Se ne vadano dunque per i fatti loro, e zitti!. A questa parlantina fatta sul serio, quei
poveri assassini, mi par di vederli, scapperebbero via come il vento. Caso poi fossero
tanto ineducati da non voler scappare, allora scapperei io, e cos la farei finita...
Ma Pinocchio non pot finire il suo ragionamento, perch in quel punto gli parve di
sentire dietro di s un leggerissimo fruscio di foglie.
Si volt a guardare e vide nel buio due figuracce nere tutte imbacuccate in due sacchi
da carbone, le quali correvano dietro a lui a salti e in punta di piedi, come se fossero due
fantasmi.
Eccoli davvero! disse dentro di s: e non sapendo dove nascondere i quattro
zecchini, se li nascose in bocca e precisamente sotto la lingua.
Poi si prov a scappare. Ma non aveva ancor fatto il primo passo, che sent
agguantarsi per le braccia e intese due voci orribili e cavernose, che gli dissero:
O la borsa o la vita!
Pinocchio non potendo rispondere con le parole, a motivo delle monete che aveva in
bocca, fece mille salamelecchi e mille pantomime per dare ad intendere a quei due
incappati, di cui si vedevano soltanto gli occhi attraverso i buchi dei sacchi, che lui era un
povero burattino, e che non aveva in tasca nemmeno un centesimo falso.
Via, via! Meno ciarle e fuori i denari! gridavano minacciosamente i due briganti.
E il burattino fece col capo e colle mani un segno come dire: Non ne ho.
Metti fuori i denari o sei morto, - disse lassassino pi alto di statura.
- Morto! - ripet laltro.
E dopo ammazzato te, ammazzeremo anche tuo padre!
Anche tuo padre!
No, no, no, il mio povero babbo no! grid Pinocchio con accento disperato: ma
nel gridare cos, gli zecchini gli suonarono in bocca.
Ah! furfante! Dunque i denari te li sei nascosti sotto la lingua? Sputali subito!
E Pinocchio, duro!
Ah! tu fai il sordo? Aspetta un poco, che penseremo noi a farteli sputare!
Difatti, uno di loro afferr il burattino per la punta del naso e quellaltro lo prese per
la bazza, e l cominciarono a tirare screanzatamente, uno per in qua e laltro per in l,
tanto da costringerlo a spalancare la bocca: ma non ci fu verso. La bocca del burattino
pareva inchiodata e ribadita.
Allora lassassino pi piccolo di statura, cavato fuori un coltellaccio, prov a
conficcarglielo, a guisa di leva e di scalpello, fra le labbra: ma Pinocchio, lesto come un
lampo, gli azzann la mano coi denti, e dopo avergliela con un morso staccata di netto,
la sput; e figuratevi la sua maraviglia quando, invece di una mano, si accorse di aver
sputato in terra uno zampetto di gatto.
Incoraggiato da questa prima vittoria, si liber a forza dalle unghie degli assassini e,
saltata la siepe della strada, cominci a fuggire per la campagna. E gli assassini a correre
dietro a lui, come due cani dietro una lepre: e quello che aveva perduto uno zampetto
correva con una gamba sola, n si saputo mai come facesse.
Dopo una corsa di quindici chilometri, Pinocchio non ne poteva pi. Allora, vistosi
perso, si arrampic su per il fusto di un altissimo pino e si pose a sedere in vetta ai rami.
Gli assassini tentarono di arrampicarsi anche loro, ma giunti a met del fusto
sdrucciolarono e, ricascando a terra, si spellarono le mani e i piedi.
Non per questo si dettero per vinti: che anzi, raccolto un fastello di legna secche a pi
del pino, vi appiccarono il fuoco. In men che non si dice, il pino cominci a bruciare e a
divampare, come una candela agitata dal vento. Pinocchio, vedendo che le fiamme
salivano sempre pi, e non volendo far la fine del piccione arrosto, spicc un bel salto di
vetta allalbero, e via a correre daccapo attraverso ai campi e ai vigneti. E gli assassini
dietro, sempre dietro, senza stancarsi mai.
Intanto cominciava a baluginare il giorno e si rincorrevano sempre; quandecco che
Pinocchio si trov sbarrato il passo da un fosso largo e profondissimo, tutto pieno di
acquaccia sudicia, color del caff e latte. Che fare? Una, due, tre! grid il burattino, e
slanciandosi con una gran rincorsa, salt dallaltra parte. E gli assassini saltarono anche
loro, ma non avendo preso bene la misura, patatunfete!... cascarono gi nel bel mezzo del
fosso. Pinocchio che sent il tonfo e gli schizzi dellacqua, url ridendo e seguitando a
correre:
Buon bagno, signori assassini.
E gi si figurava che fossero belle affogati, quando invece, voltandosi a guardare, si
accrse che gli correvano dietro tutti e due, sempre imbacuccati nei loro sacchi e
grondanti acqua come due panieri sfondati.

XV
GLI ASSASSINI INSEGUONO PINOCCHIO;
E, DOPO AVERLO RAGGIUNTO,
LO IMPICCANO A UN RAMO DELLA QUERCIA GRANDE.

Allora il burattino, perdutosi danimo, fu proprio sul punto di gettarsi in terra e di
darsi per vinto, quando nel girare gli occhi allintorno vide fra mezzo al verde cupo degli
alberi biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve.
Se io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei salvo, disse dentro
di s.
E senza indugiare un minuto riprese a correre per il bosco a carriera distesa. E gli
assassini sempre dietro.
E dopo una corsa disperata di quasi due ore, finalmente tutto trafelato arriv alla
porta di quella casina e buss.
Nessuno rispose.
Torn a bussare con maggior violenza, perch sentiva avvicinarsi il rumore dei passi e
il respiro grosso e affannoso de suoi persecutori.
Lo stesso silenzio.
Avvedutosi che il bussare non giovava a nulla, cominci per disperazione a dare calci
e zuccate nella porta. Allora si affacci alla finestra una bella bambina, coi capelli turchini
e il viso bianco come unimmagine di cera, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto,
la quale senza muovere punto le labbra, disse con una vocina che pareva venisse
dallaltro mondo:
In questa casa non c nessuno. Sono tutti morti.
Aprimi almeno tu! grid Pinocchio piangendo e raccomandandosi.
Sono morta anchio.
Morta? e allora che cosa fai cost alla finestra?
Aspetto la bara che venga a portarmi via.
Appena detto cos, la bambina disparve, e la finestra si richiuse senza far rumore.
O bella bambina dai capelli turchini, gridava Pinocchio, aprimi per carit! Abbi
compassione di un povero ragazzo inseguito dagli assass...
Ma non pot finir la parola, perch sent afferrarsi per il collo, e le solite due vociaccie
che gli brontolarono minacciosamente:
Ora non ci scappi pi!
Il burattino, vedendosi balenare la morte dinanzi agli occhi, fu preso da un tremito
cos forte, che nel tremare, gli sonavano le giunture delle sue gambe di legno e i quattro
zecchini che teneva nascosti sotto la lingua.
Dunque? gli domandarono gli assassini, vuoi aprirla la bocca, s o no? Ah! non
rispondi?... Lascia fare: ch questa volta te la faremo aprir noi!...
E cavato fuori due coltellacci lunghi lunghi e affilati come rasoi, zaff... gli affibbiarono
due colpi nel mezzo alle reni.
Ma il burattino per sua fortuna era fatto dun legno durissimo, motivo per cui le lame,
spezzandosi, andarono in mille schegge e gli assassini rimasero col manico dei coltelli in
mano, a guardarsi in faccia.
Ho capito, disse allora uno di loro, bisogna impiccarlo! Impicchiamolo!
Impicchiamolo, ripet laltro.
Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle e passatogli un nodo scorsoio intorno
alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande.
Poi si posero l, seduti sullerba, aspettando che il burattino facesse lultimo
sgambetto: ma il burattino, dopo tre ore, aveva sempre gli occhi aperti, la bocca chiusa e
sgambettava pi che mai.
Annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a Pinocchio e gli dissero
sghignazzando:
Addio a domani. Quando domani torneremo qui, si spera che ci farai la garbatezza
di farti trovare belle morto e con la bocca spalancata.
E se ne andarono.
Intanto sera levato un vento impetuoso di tramontana, che soffiando e mugghiando
con rabbia, sbatacchiava in qua e in l il povero impiccato, facendolo dondolare
violentemente come il battaglio di una campana che suona a festa. E quel dondolo gli
cagionava acutissimi spasimi, e il nodo scorsoio, stringendosi sempre pi alla gola, gli
toglieva il respiro.
A poco a poco gli occhi gli si appannavano; e sebbene sentisse avvicinarsi la morte,
pure sperava sempre che da un momento allaltro sarebbe capitata qualche anima pietosa
a dargli aiuto. Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio
nessuno, allora gli torn in mente il suo povero babbo... e balbett quasi moribondo:
Oh babbo mio! se tu fossi qui!...
E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, apr la bocca, stir le gambe e, dato
un grande scrollone, rimase l come intirizzito.

XVI
LA BELLA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
FA RACCOGLIERE IL BURATTINO:
LO METTE A LETTO, E CHIAMA TRE MEDICI
PER SAPERE SE SIA VIVO O MORTO.

In quel mentre che il povero Pinocchio impiccato dagli assassini a un ramo della
Quercia grande, pareva oramai pi morto che vivo, la bella Bambina dai capelli turchini
si affacci daccapo alla finestra, e impietositasi alla vista di quellinfelice che, sospeso per
il collo, ballava il trescone alle ventate di tramontana, batt per tre volte le mani insieme,
e fece tre piccoli colpi.
A questo segnale si sent un gran rumore di ali che volavano con foga precipitosa, e
un grosso falco venne a posarsi sul davanzale della finestra.
Che cosa comandate, mia graziosa Fata? disse il Falco abbassando il becco in atto
di reverenza (perch bisogna sapere che la Bambina dai capelli turchini non era altro, in
fin dei conti, che una buonissima Fata, che da pi di millanni abitava nelle vicinanze di
quel bosco):
Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia grande?
Lo vedo.
Orbene: vola subito laggi: rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene
sospeso in aria e posalo delicatamente sdraiato sullerba a pi della Quercia.
Il Falco vol via e dopo due minuti torn dicendo:
Quel che mi avete comandato, fatto.
E come lhai trovato? Vivo o morto?
A vederlo, pareva morto, ma non devessere ancora morto perbene, perch, appena
gli ho sciolto il nodo scorsoio che lo stringeva intorno alla gola, ha lasciato andare un
sospiro, balbettando a mezza voce: Ora mi sento meglio!.
Allora la Fata, battendo le mani insieme, fece due piccoli colpi, e apparve un
magnifico Can-barbone, che camminava ritto sulle gambe di dietro, tale e quale come se
fosse un uomo.
Il Can-barbone era vestito da cocchiere in livrea di gala. Aveva in capo un
nicchiettino a tre punte gallonato doro, una parrucca bianca coi riccioli che gli
scendevano gi per il collo, una giubba color di cioccolata coi bottoni di brillanti e con
due grandi tasche per tenervi gli ossi che gli regalava a pranzo la padrona, un paio di
calzoni corti di velluto cremisi, le calze di seta, gli scarpini scollati, e di dietro una specie
di fodera da ombrelli, tutta di raso turchino, per mettervi dentro la coda, quando il
tempo cominciava a piovere.
Su da bravo, Medoro! disse la Fata al Can-barbone; Fai subito attaccare la pi
bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. Arrivato che sarai sotto la
Quercia grande, troverai disteso sullerba un povero burattino mezzo morto. Raccoglilo
con garbo, posalo pari pari su i cuscini della carrozza e portamelo qui. Hai capito?
Il Can-barbone, per fare intendere che aveva capito, dimen tre o quattro volte la
fodera di raso turchino, che aveva dietro, e part come un barbero.
Di l a poco, si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color dellaria, tutta
imbottita di penne di canarino e foderata nellinterno di panna montata e di crema coi
savoiardi. La carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi, e il Can-barbone,
seduto a cassetta, schioccava la frusta a destra e a sinistra, come un vetturino quandha
paura di aver fatto tardi.
Non era ancora passato un quarto dora, che la carrozzina torn, e la Fata, che stava
aspettando sulluscio di casa, prese in collo il povero burattino, e portatolo in una
cameretta che aveva le pareti di madreperla, mand subito a chiamare i medici pi
famosi del vicinato.
E i medici arrivarono subito, uno dopo laltro: arriv, cio, un Corvo, una Civetta e
un Grillo-parlante.
Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno
al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia
morto o vivo!...
A questinvito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tast il polso a Pinocchio: poi
gli tast il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quandebbe tastato ben bene, pronunzi
solennemente queste parole:
A mio credere il burattino belle morto: ma se per disgrazia non fosse morto,
allora sarebbe indizio sicuro che sempre vivo!
Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e
collega: per me, invece, il burattino sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo,
allora sarebbe segno che morto davvero!
E lei non dice nulla? domand la Fata al Grillo-parlante.
Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che
possa fare, quella di stare zitto. Del resto quel burattino l non m fisonomia nuova: io
lo conosco da un pezzo!...
Pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una
specie di fremito convulso, che fece scuotere tutto il letto.
Quel burattino l, seguit a dire il Grillo-parlante, una birba matricolata...
Pinocchio apr gli occhi e li richiuse subito.
un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo. Pinocchio si nascose la faccia
sotto i lenzuoli.
Quel burattino l un figliuolo disubbidiente, che far morire di crepacuore il suo
povero babbo!...
A questo punto si sent nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi.
Figuratevi come rimasero tutti, allorch sollevati un poco i lenzuoli, si accorsero che
quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio.
Quando il morto piange, segno che in via di guarigione, disse solennemente il
Corvo.
Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, soggiunse la Civetta, ma
per me, quando il morto piange segno che gli dispiace a morire.

XVII
PINOCCHIO MANGIA LO ZUCCHERO, MA NON VUOL PURGARSI:
PER QUANDO VEDE I BECCHINI CHE VENGONO A PORTARLO VIA,
ALLORA SI PURGA.
POI DICE UNA BUGIA E PER GASTIGO GLI CRESCE IL NASO.

Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accost a Pinocchio e, dopo
averlo toccato sulla fronte, si accrse che era travagliato da un febbrone da non si dire.
Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier dacqua, e porgendolo
al burattino, gli disse amorosamente:
Bevila, e in pochi giorni sarai guarito.
Pinocchio guard il bicchiere, storse un po la bocca, e poi dimanda con voce di
piagnisteo:
dolce o amara?
amara, ma ti far bene.
Se amara, non la voglio.
Da retta a me: bevila.
A me lamaro non mi piace.
Bevila: e quando lavrai bevuta, ti dar una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.
Dov la pallina di zucchero?
Eccola qui, disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera doro.
Prima voglio la pallina di zucchero, e poi bever quellacquaccia amara...
Me lo prometti?
S...
La fata gli dette la pallina, e Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un
attimo, disse leccandosi i labbri:
Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina!... Mi purgherei tutti i giorni.
Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole dacqua, che ti renderanno
la salute.
Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficc dentro la punta del
naso: poi se laccost alla bocca: poi torn a ficcarci la punta del naso: finalmente disse:
troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.
Come fai a dirlo se non lhai nemmeno assaggiata?
Me lo figuro! Lho sentita allodore. Voglio prima unaltra pallina di zucchero... e
poi la bever!...
Allora la Fata, con tutta la pazienza di una buona mamma, gli pose in bocca un altro
po di zucchero; e dopo gli present daccapo il bicchiere.
Cos non la posso bere! disse il burattino, facendo mille smorfie.
Perch?
Perch mi d noia quel guanciale che ho laggi sui piedi.
La Fata gli lev il guanciale.
inutile! Nemmeno cos la posso bere...
Che cosaltro ti d noia?
Mi d noia luscio di camera, che mezzo aperto.
La Fata and e chiuse luscio di camera.
Insomma, grid Pinocchio, dando in uno scoppio di pianto, questacquaccia
amara, non la voglio bere, no, no, no!...
Ragazzo mio, te ne pentirai...
Non me nimporta...
La tua malattia grave...
Non me nimporta...
La febbre ti porter in poche ore allaltro mondo...
Non me nimporta...
Non hai paura della morte?
Punto paura!... Piuttosto morire, che bevere quella medicina cattiva.
A questo punto, la porta della camera si spalanc ed entrarono dentro quattro conigli
neri come linchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto.
Che cosa volete da me? grid Pinocchio, rizzandosi tutto impaurito a sedere sul
letto.
Siamo venuti a prenderti, rispose il coniglio pi grosso.
A prendermi?... Ma io non sono ancora morto!...
Ancora no: ma ti restano pochi minuti di vita avendo tu ricusato di bevere la
medicina, che ti avrebbe guarito dalla febbre!...
O Fata, o Fata mia, cominci allora a strillare il burattino, datemi subito quel
bicchiere. Spicciatevi, per carit, perch non voglio morire no... non voglio morire...
E preso il bicchiere con tutte due le mani, lo vot in un fiato.
Pazienza! dissero i conigli. Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo.
E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle, uscirono di camera bofonchiando e
mormorando fra i denti.
Fatto sta che di l a pochi minuti, Pinocchio salt gi dal letto, belle guarito; perch
bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio di ammalarsi di rado e di
guarire prestissimo.
E la Fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro come un
gallettino di primo canto, gli disse:
Dunque la mia medicina tha fatto bene davvero?
Altro che bene! Mi ha rimesso al mondo!...
E allora come mai ti sei fatto tanto pregare a beverla?
Egli che noi ragazzi siamo tutti cos! Abbiamo pi paura delle medicine che del
male.
Vergogna! I ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento preso a tempo
pu salvarli da una grave malattia e forsanche dalla morte...
Oh! ma unaltra volta non mi far tanto pregare! Mi rammenter di quei conigli
neri, colla bara sulle spalle... e allora piglier subito il bicchiere in mano, e gi!...
Ora vieni un po qui da me e raccontami come and che ti trovasti fra le mani degli
assassini.
Gli and che il burattinaio Mangiafoco mi dette alcune monete doro, e mi disse:
To, portale al tuo babbo! e io, invece, per la strada trovai una Volpe e un Gatto, due
persone molto per bene, che mi dissero: Vuoi che codeste monete diventino mille e
duemila? Vieni con noi, e ti condurremo al Campo dei Miracoli. E io dissi: Andiamo;
e loro dissero: Fermiamoci qui allosteria del Gambero Rosso e dopo la mezzanotte
ripartiremo. Ed io, quando mi svegliai, loro non cerano pi, perch erano partiti. Allora
io cominciai a camminare di notte, che era un buio che pareva impossibile, per cui trovai
per la strada due assassini dentro due sacchi da carbone, che mi dissero: Metti fuori i
quattrini; e io dissi: Non ce nho; perch le quattro monete doro me lero nascoste in
bocca, e uno degli assassini si prov a mettermi le mani in bocca, e io con un morso gli
staccai la mano e poi la sputai, ma invece di una mano sputai uno zampetto di gatto. E
gli assassini a corrermi dietro e, io corri che ti corro, finch mi raggiunsero, e mi
legarono per il collo a un albero di questo bosco, col dire: Domani torneremo qui, e
allora sarai morto e colla bocca aperta, e cos ti porteremo via le monete doro che hai
nascoste sotto la lingua.
E ora le quattro monete dove le hai messe? gli domand la Fata.
Le ho perdute! rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perch invece le aveva in
tasca. Appena detta la bugia, il suo naso, che era gi lungo, gli crebbe subito due dita di
pi.
E dove le hai perdute?
Nel bosco qui vicino.
A questa seconda bugia il naso seguit a crescere.
Se le hai perdute nel bosco vicino, disse la Fata, le cercheremo e le ritroveremo:
perch tutto quello che si perde nel vicino bosco, si ritrova sempre.
Ah! ora che mi rammento bene, replic il burattino, imbrogliandosi, le quattro
monete non le ho perdute, ma senza avvedermene le ho inghiottite mentre bevevo la
vostra medicina.
A questa terza bugia, il naso gli si allung in un modo cos straordinario, che il
povero Pinocchio non poteva pi girarsi da nessuna parte. Se si voltava di qui batteva il
naso nel letto o nei vetri della finestra, se si voltava di l, lo batteva nelle pareti o nella
porta di camera, se alzava un po di pi il capo, correva il rischio di ficcarlo in un occhio
alla Fata.
E la Fata lo guardava e rideva.
Perch ridete? gli domand il burattino, tutto confuso e impensierito di quel suo
naso che cresceva a occhiate.
Rido della bugia che hai detto.
Come mai sapete che ho detto una bugia?
Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perch ve ne sono di due specie: vi
sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per
lappunto di quelle che hanno il naso lungo.
Pinocchio, non sapendo pi dove nascondersi per la vergogna, si prov a fuggire di
camera; ma non gli riusc. Il suo naso era cresciuto tanto, che non passava pi dalla
porta.

XVIII
PINOCCHIO RITROVA LA VOLPE E IL GATTO,
E VA CON LORO A SEMINARE LE QUATTRO MONETE
NEL CAMPO DE MIRACOLI.

Come potete immaginarvelo, la Fata lasci che il burattino piangesse e urlasse una
buona mezzora, a motivo di quel suo naso che non passava pi dalla porta di camera; e
lo fece per dargli una severa lezione perch si correggesse dal brutto vizio di dire le
bugie, il pi brutto vizio che possa avere un ragazzo. Ma quando lo vide trasfigurato e
cogli occhi fuori della testa dalla gran disperazione, allora, mossa a piet, batt le mani
insieme, e a quel segnale entrarono in camera dalla finestra un migliaio di grossi uccelli
chiamati Picchi, i quali, posatisi tutti sul naso di Pinocchio, cominciarono a beccarglielo
tanto e poi tanto, che in pochi minuti quel naso enorme e spropositato si trov ridotto
alla sua grandezza naturale.
Quanto siete buona, Fata mia, disse il burattino, asciugandosi gli occhi, e
quanto bene vi voglio!
Ti voglio bene anchio, rispose la Fata, e se tu vuoi rimanere con me, tu sarai il
mio fratellino e io la tua buona sorellina...
Io resterei volentieri... ma il mio povero babbo?
Ho pensato a tutto. Il tuo babbo stato digi avvertito: e prima che faccia notte,
sar qui.
Davvero?... grid Pinocchio, saltando dallallegrezza. Allora, Fatina mia, se vi
contentate, vorrei andargli incontro! Non vedo lora di poter dare un bacio a quel povero
vecchio, che ha sofferto tanto per me!
Vai pure, ma bada di non ti sperdere. Prendi la via del bosco, e sono sicurissima
che lo incontrerai.
Pinocchio part: e appena entrato nel bosco, cominci a correre come un capriolo.
Ma quando fu arrivato a un certo punto, quasi in faccia alla Quercia grande, si ferm,
perch gli parve di aver sentito gente fra mezzo alle frasche. Difatti vide apparire sulla
strada, indovinate chi?... la Volpe e il Gatto, ossia i due compagni di viaggio, coi quali
aveva cenato allosteria del Gambero Rosso.
Ecco il nostro caro Pinocchio! grid la Volpe, abbracciandolo e baciandolo.
Come mai sei qui?
Come mai sei qui? ripet il Gatto.
una storia lunga, disse il burattino, e ve la racconter a comodo. Sappiate
per che laltra notte, quando mi avete lasciato solo nellosteria, ho trovato gli assassini
per la strada...
Gli assassini?... O povero amico! E che cosa volevano?
Mi volevano rubare le monete doro.
Infami!... disse la Volpe.
Infamissimi! ripet il Gatto.
Ma io cominciai a scappare, continu a dire il burattino, e loro sempre dietro:
finch mi raggiunsero e mimpiccarono a un ramo di quella quercia.
E Pinocchio accenn la Quercia grande, che era l a due passi.
Si pu sentir di peggio? disse la Volpe. In che mondo siamo condannati a
vivere? Dove troveremo un rifugio sicuro noi altri galantuomini?...
Nel tempo che parlavano cos, Pinocchio si accorse che il Gatto era zoppo dalla
gamba destra davanti, perch gli mancava in fondo tutto lo zampetto cogli unghioli: per
cui gli domand:
Che cosa hai fatto del tuo zampetto?
Il Gatto voleva rispondere qualche cosa, ma simbrogli. Allora la Volpe disse subito:
Il mio amico troppo modesto, e per questo non risponde. Risponder io per lui.
Sappi dunque che unora fa abbiamo incontrato sulla strada un vecchio lupo, quasi
svenuto dalla fame, che ci ha chiesto un po delemosina. Non avendo noi da dargli
nemmeno una lisca di pesce, che cosa ha fatto lamico mio, che ha davvero un cuore di
Cesare?... Si staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e lha gettato a
quella povera bestia, perch potesse sdigiunarsi.
E la Volpe nel dir cos, si asciug una lacrima.
Pinocchio, commosso anche lui, si avvicin al Gatto, sussurrandogli negli orecchi:
Se tutti i gatti ti somigliassero, fortunati i topi!...
E ora che cosa fai in questi luoghi? domand la Volpe al burattino.
Aspetto il mio babbo, che deve arrivare qui di momento in momento.
E le tue monete doro?
Le ho sempre in tasca, meno una che la spesi allosteria del Gambero Rosso.
E pensare che, invece di quattro monete, potrebbero diventare domani mille e
duemila! Perch non dai retta al mio consiglio? Perch non vai a seminarle nel Campo
dei miracoli?
Oggi impossibile: vi ander un altro giorno.
Un altro giorno sar tardi, disse la Volpe.
Perch?
Perch quel campo stato comprato da un gran signore e da domani in l non sar
pi permesso a nessuno di seminarvi i denari.
Quant distante di qui il Campo dei miracoli?
Due chilometri appena. Vuoi venire con noi? Fra mezzora sei l: semini subito le
quattro monete: dopo pochi minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui colle tasche
piene. Vuoi venire con noi?
Pinocchio esit un poco a rispondere, perch gli torn in mente la buona Fata, il
vecchio Geppetto e gli avvertimenti del Grillo-parlante; ma poi fin col fare come fanno
tutti i ragazzi senza un fil di giudizio e senza cuore; fin, cio, col dare una scrollatina di
capo, e disse alla Volpe e al Gatto:
Andiamo pure: io vengo con voi.
E partirono.
Dopo aver camminato una mezza giornata arrivarono a una citt che aveva nome
Acchiappa-citrulli. Appena entrato in citt, Pinocchio vide tutte le strade popolate di
cani spelacchiati, che sbadigliavano dallappetito, di pecore tosate che tremavano dal
freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano lelemosina dun
chicco di granturco, di grosse farfalle, che non potevano pi volare, perch avevano
venduto le loro bellissime ali colorite, di pavoni tutti scodati, che si vergognavano a farsi
vedere, e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne
doro e dargento, oramai perdute per sempre.
In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi passavano di tanto in
tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche volpe, o qualche gazza ladra o
qualche uccellaccio di rapina.
E il Campo dei miracoli dov? domand Pinocchio.
qui a due passi.
Detto fatto traversarono la citt e, usciti fuori dalle mura, si fermarono in un campo
solitario che, su per gi, somigliava a tutti gli altri campi.
Eccoci giunti, disse la Volpe al burattino. Ora chinati gi a terra, scava con le
mani una piccola buca nel campo e mettici dentro le monete doro.
Pinocchio ubbid. Scav la buca, ci pose le quattro monete doro che gli erano
rimaste: e dopo ricopr la buca con un po di terra.
Ora poi, disse la Volpe, vai alla gora qui vicina, prendi una secchia dacqua e
annaffia il terreno dove hai seminato.
Pinocchio and alla gora, e perch non aveva l per l una secchia, si lev di piedi una
ciabatta e, riempitala dacqua, annaffi la terra che copriva la buca. Poi domand:
C altro da fare?
Nientaltro, rispose la Volpe. Ora possiamo andar via. Tu poi ritorna qui fra
una ventina di minuti e troverai larboscello gi spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi
di monete.
Il povero burattino, fuori di s dalla contentezza, ringrazi mille volte la Volpe e il
Gatto, e promise loro un bellissimo regalo.
Noi non vogliamo regali, risposero quei due malanni. A noi ci basta di averti
insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e siamo contenti come pasque.
Ci detto salutarono Pinocchio, e augurandogli una buona raccolta, se ne andarono
per i fatti loro.

XIX
PINOCCHIO DERUBATO DELLE SUE MONETE DORO
E, PER GASTIGO, SI BUSCA QUATTRO MESI DI PRIGIONE.

Il burattino, ritornato in citt, cominci a contare i minuti a uno a uno; e, quando gli
parve che fosse lora, riprese subito la strada che menava al Campo dei miracoli.
E mentre camminava con passo frettoloso, il cuore gli batteva forte e gli faceva tic,
tac, tic, tac, come un orologio da sala, quando corre davvero. E intanto pensava dentro
di s:
E se invece di mille monete, ne trovassi su i rami dellalbero duemila?... E se invece
di duemila, ne trovassi cinquemila?... E se invece di cinquemila ne trovassi centomila?
Oh che bel signore, allora, che diventerei!... Vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di
legno e mille scuderie, per potermi baloccare, una cantina di rosoli e di alchermes, e una
libreria tutta piena di canditi, di torte, di panettoni, di mandorlati e di cialdoni colla
panna.
Cos fantasticando, giunse in vicinanza del campo, e l si ferm a guardare se per caso
avesse potuto scorgere qualche albero coi rami carichi di monete: ma non vide nulla.
Fece altri cento passi in avanti, e nulla: entr sul campo... and proprio su quella piccola
buca, dove aveva sotterrato i suoi zecchini, e nulla. Allora divent pensieroso e,
dimenticando le regole del Galateo e della buona creanza, tir fuori una mano di tasca e
si dette una lunghissima grattatina di capo.
In quel mentre sent fischiare negli orecchi una gran risata: e voltatosi in su, vide
sopra un albero un grosso pappagallo che si spollinava le poche penne che aveva
addosso.
Perch ridi? gli domand Pinocchio con voce di bizza.
Rido, perch nello spollinarmi mi son fatto il solletico sotto le ali.
Il burattino non rispose. And alla gora e riempita dacqua la solita ciabatta, si pose
nuovamente ad annaffiare la terra che ricuopriva le monete doro.
Quandecco che unaltra risata, anche pi impertinente della prima, si fece sentire
nella solitudine silenziosa di quel campo.
Insomma, grid Pinocchio, arrabbiandosi, si pu sapere, Pappagallo mal
educato, di che cosa ridi?
Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano
trappolare da chi pi furbo di loro.
Parli forse di me?
S, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei cos dolce di sale, da credere che i
denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le
zucche. Anchio lho creduto una volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!)
mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi, bisogna
saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o collingegno della propria testa.
Non ti capisco, disse il burattino, che gi cominciava a tremare dalla paura.
Pazienza! Mi spiegher meglio, soggiunse il Pappagallo. Sappi dunque che,
mentre tu eri in citt, la Volpe e il Gatto sono tornati in questo campo: hanno preso le
monete doro sotterrate, e poi sono fuggiti come il vento. E ora chi li raggiunge, bravo!
Pinocchio rest a bocca aperta, e non volendo credere alle parole del Pappagallo,
cominci colle mani e colle unghie a scavare il terreno che aveva annaffiato. E scava,
scava, scava, fece una buca cos profonda, che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio:
ma le monete non ci erano pi.
Allora, preso dalla disperazione, torn di corsa in citt e and difilato in tribunale, per
denunziare al giudice i due malandrini, che lo avevano derubato.
Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione
rispettabile per la sua grave et, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali
doro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione
docchi, che lo tormentava da parecchi anni.
Pinocchio, alla presenza del giudice, raccont per filo e per segno liniqua frode, di
cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e fin col
chiedere giustizia.
Il giudice lo ascolt con molta benignit: prese vivissima parte al racconto: sintener,
si commosse: e quando il burattino non ebbe pi nulla da dire, allung la mano e suon
il campanello.
A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi.
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:
Quel povero diavolo stato derubato di quattro monete doro: pigliatelo dunque e
mettetelo subito in prigione.
Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di princisbecco
e voleva protestare: ma i giandarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca
e lo condussero in gattabuia.
E l vebbe a rimanere quattro mesi: quattro lunghissimi mesi: e vi sarebbe rimasto
anche di pi, se non si fosse dato un caso fortunatissimo. Perch bisogna sapere che il
giovane Imperatore che regnava nella citt di Acchiappa-citrulli, avendo riportato una
gran vittoria contro i suoi nemici, ordin grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi
artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza, volle che
fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.
Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anchio, disse Pinocchio al carceriere.
Voi no, rispose il carceriere, perch voi non siete del bel numero...
Domando scusa, replic Pinocchio, sono un malandrino anchio.
In questo caso avete mille ragioni, disse il carceriere; e levandosi il berretto
rispettosamente e salutandolo, gli apr le porte della prigione e lo lasci scappare.

XX
LIBERATO DALLA PRIGIONE,
SI AVVIA PER TORNARE A CASA DELLA FATA;
MA LUNGO LA STRADA TROVA UN SERPENTE ORRIBILE,
E POI RIMANE PRESO ALLA TAGLIUOLA.

Figuratevi lallegrezza di Pinocchio, quando si sent libero. Senza stare a dire che e
che non , usc subito fuori della citt e riprese la strada che doveva ricondurlo alla
Casina della Fata.
A motivo del tempo piovigginoso, la strada era diventata tutta un pantano e ci si
andava fino a mezza gamba.
Ma il burattino non se ne dava per inteso.
Tormentato dalla passione di rivedere il suo babbo e la sua sorellina dai capelli
turchini, correva a salti come un cane levriero, e nel correre le pillacchere gli schizzavano
fin sopra il berretto. Intanto andava dicendo fra s e s:
Quante disgrazie mi sono accadute... E me le merito! perch io sono un burattino
testardo e piccoso... e voglio far sempre tutte le cose a modo mio, senza dar retta a quelli
che mi voglion bene e che hanno mille volte pi giudizio di me!... Ma da questa volta in
l, faccio proponimento di cambiar vita e di diventare un ragazzo ammodo e
ubbidiente... Tanto ormai ho belle visto che i ragazzi, a essere disubbidienti, ci scapitano
sempre e non ne infilano mai una per il su verso. E il mio babbo mi avr aspettato?... Ce
lo trover a casa della Fata? tanto tempo, poveruomo, che non lo vedo pi, che mi
struggo di fargli mille carezze e di finirlo dai baci! E la Fata mi perdoner la brutta azione
che le ho fatto?... E pensare che ho ricevuto da lei tante attenzioni e tante cure
amorose... e pensare che se oggi son sempre vivo, lo debbo a lei! Ma si pu dare un
ragazzo pi ingrato e pi senza cuore di me?...
Nel tempo che diceva cos, si ferm tutta un tratto spaventato e fece quattro passi
indietro.
Che cosa aveva veduto?...
Aveva veduto un grosso Serpente, disteso attraverso alla strada, che aveva la pelle
verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntuta, che gli fumava come una cappa di camino.
Impossibile immaginarsi la paura del burattino: il quale, allontanatosi pi di mezzo
chilometro, si mise a sedere sopra un monticello di sassi, aspettando che il Serpente se
ne andasse una buona volta per i fatti suoi e lasciasse libero il passo della strada.
Aspett unora; due ore; tre ore; ma il Serpente era sempre l, e, anche di lontano, si
vedeva il rosseggiare de suoi occhi di fuoco e la colonna di fumo che gli usciva dalla
punta della coda.
Allora Pinocchio, figurandosi di aver coraggio, si avvicin a pochi passi di distanza, e
facendo una vocina dolce, insinuante e sottile, disse al Serpente:
Scusi, signor Serpente, che mi farebbe il piacere di tirarsi un pochino da una parte,
tanto da lasciarmi passare?
Fu lo stesso che dire al muro. Nessuno si mosse.
Allora riprese colla solita vocina:
Deve sapere, signor Serpente, che io vado a casa, dove c il mio babbo che mi
aspetta e che tanto tempo che non lo vedo pi!... Si contenta dunque che io seguiti per
la mia strada?
Aspett un segno di risposta a quella dimanda: ma la risposta non venne: anzi il
Serpente, che fin allora pareva arzillo e pieno di vita, divent immobile e quasi irrigidito.
Gli occhi gli si chiusero e la coda gli smesse di fumare.
Che sia morto davvero?... disse Pinocchio, dandosi una fregatina di mani dalla
gran contentezza: e senza mettere tempo in mezzo, fece latto di scavalcarlo, per passare
dallaltra parte della strada. Ma non aveva ancora finito di alzare la gamba, che il Serpente
si rizz allimprovviso, come una molla scattata: e il burattino, nel tirarsi indietro,
spaventato, inciamp e cadde per terra.
E per lappunto cadde cos male, che rest col capo conficcato nel fango della strada
e con le gambe ritte su in aria.
Alla vista di quel burattino, che sgambettava a capofitto con una velocit incredibile il
Serpente fu preso da una tal convulsione di risa, che ridi, ridi, ridi, alla fine, dallo sforzo
del troppo ridere, gli si strapp una vena sul petto: e quella volta mor davvero.
Allora Pinocchio ricominci a correre per arrivare a casa della Fata prima che si
facesse buio. Ma lungo la strada non potendo pi reggere ai morsi terribili della fame,
salt in un campo collintenzione di cogliere poche ciocche duva moscadella. Non
lavesse mai fatto!
Appena giunto sotto la vite, crac... sent stringersi le gambe da due ferri taglienti, che
gli fecero vedere quante stelle cerano in cielo.
Il povero burattino era rimasto preso da una tagliuola appostata l da alcuni contadini
per beccarvi alcune grosse faine, che erano il flagello di tutti i pollai del vicinato.

XXI
PINOCCHIO PRESO DA UN CONTADINO,
IL QUALE LO COSTRINGE A FAR DA CAN DA GUARDIA A UN POLLAIO.

Pinocchio, come potete figurarvelo, si dette a piangere, a strillare, a raccomandarsi:
ma erano pianti e grida inutili, perch l allintorno non si vedevano case, e dalla strada
non passava anima viva.
Intanto si fece notte.
Un po per lo spasimo della tagliuola, che gli segava gli stinchi, e un po per la paura
di trovarsi solo e al buio in mezzo a quei campi, il burattino principiava quasi a svenirsi;
quando a un tratto vedendosi passare una Lucciola di sul capo, la chiam e le disse:
O Lucciolina, mi faresti la carit di liberarmi da questo supplizio?...
Povero figliuolo! replic la Lucciola, fermandosi impietosita a guardarlo. Come
mai sei rimasto colle gambe attanagliate fra codesti ferri arrotati?
Sono entrato nel campo per cogliere due grappoli di questuva moscadella, e...
Ma luva era tua?
No...
E allora chi tha insegnato a portar via la roba degli altri?...
Avevo fame...
La fame, ragazzo mio, non una buona ragione per potere appropriarsi la roba che
non nostra...
vero, vero! grid Pinocchio piangendo, ma unaltra volta non lo far pi.
A questo punto il dialogo fu interrotto da un piccolissimo rumore di passi, che si
avvicinavano.
Era il padrone del campo che veniva in punta di piedi a vedere se qualcuna di quelle
faine, che mangiavano di nottetempo i polli, fosse rimasta al trabocchetto della tagliuola.
E la sua maraviglia fu grandissima quando, tirata fuori la lanterna di sotto il pastrano,
saccorse che, invece di una faina, cera rimasto preso un ragazzo.
Ah, ladracchilo! disse il contadino incollerito, dunque sei tu che mi porti via le
galline?
Io no, io no! grid Pinocchio, singhiozzando. Io sono entrato nel campo per
prendere soltanto due grappoli duva!...
Chi ruba luva capacissimo di rubare anche i polli. Lascia fare a me, che ti dar
una lezione da ricordartene per un pezzo.
E aperta la tagliuola, afferr il burattino per la collottola e lo port di peso fino a
casa, come si porterebbe un agnellino di latte.
Arrivato che fu sullaia dinanzi alla casa, lo scaravent in terra: e tenendogli un piede
sul collo, gli disse:
Oramai tardi e voglio andare a letto. I nostri conti li aggiusteremo domani.
Intanto, siccome oggi mi morto il cane che mi faceva la guardia di notte, tu prenderai
subito il suo posto. Tu mi farai da cane di guardia.
Detto fatto, glinfil al collo un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone, e
glielo strinse in modo da non poterselo levare passandoci la testa dentro. Al collare cera
attaccata una lunga catenella di ferro: e la catenella era fissata nel muro.
Se questa notte, disse il contadino, cominciasse a piovere, tu puoi andare a
cuccia in quel casotto di legno, dove c sempre la paglia che ha servito di letto per
quattranni al mio povero cane. E se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a
orecchi ritti e di abbaiare.
Dopo questultimo avvertimento, il contadino entr in casa chiudendo la porta con
tanto di catenaccio: e il povero Pinocchio rimase accovacciato sullaia, pi morto che
vivo, a motivo del freddo, della fame e della paura. E di tanto in tanto, cacciandosi
rabbiosamente le mani dentro al collare, che gli serrava la gola, diceva piangendo:
Mi sta bene!... Pur troppo mi sta bene! Ho voluto fare lo svogliato, il vagabondo...
ho voluto dar retta ai cattivi compagni, e per questo la sfortuna mi perseguita sempre. Se
fossi stato un ragazzino per bene, come ce n tanti, se avessi avuto voglia di studiare e di
lavorare, se fossi rimasto in casa col mio povero babbo, a questora non mi troverei qui,
in mezzo ai campi, a fare il cane di guardia alla casa dun contadino. Oh, se potessi
rinascere unaltra volta!... Ma oramai tardi, e ci vuol pazienza!
Fatto questo piccolo sfogo, che gli venne proprio dal cuore, entr dentro il casotto e
si addorment.

XXII
PINOCCHIO SCUOPRE I LADRI E,
IN RICOMPENSA DI ESSERE STATO FEDELE,
VIEN POSTO IN LIBERT.

Ed era gi pi di due ore che dormiva saporitamente; quando verso la mezzanotte fu
svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine strane, che gli parve di sentire
nellaia. Messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto, vide riunite a consiglio
quattro bestiuole di pelame scuro, che parevano gatti. Ma non erano gatti: erano faine,
animaletti carnivori, ghiottissimi specialmente di uova e di pollastrine giovani. Una di
queste faine, staccandosi dalle sue compagne, and alla buca del casotto e disse
sottovoce:
Buona sera, Melampo.
Io non mi chiamo Melampo, rispose il burattino.
O dunque chi sei?
Io sono Pinocchio.
E che cosa fai cost?
Faccio il cane di guardia.
O Melampo dov? dov il vecchio cane, che stava in questo casotto?
morto questa mattina.
Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudicandoti alla fisonomia, anche te
mi sembri un cane di garbo.
Domando scusa, io non sono un cane!...
O chi sei?
Io sono un burattino.
E fai da cane di guardia?
Purtroppo: per mia punizione!...
Ebbene, io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai
contento.
E questi patti sarebbero?
Noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a visitare di notte questo
pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la
daremo a te, a condizione, sintende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga
mai lestro di abbaiare e di svegliare il contadino.
E Melampo faceva proprio cos? domand Pinocchio.
Faceva cos, e fra noi e lui siamo andati sempre daccordo. Dormi dunque
tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo sul casotto una
gallina belle pelata, per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene?
Anche troppo bene!... rispose Pinocchio: e tentenn il capo in un certo modo
minaccioso, come se avesse voluto dire: Fra poco ci riparleremo!.
Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono difilato al
pollaio, che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del cane, e aperta a furia di denti e
di unghioli la porticina di legno, che ne chiudeva lentratina, vi sgusciarono dentro, una
dopo laltra. Ma non erano ancora finite dentrare, che sentirono la porticina richiudersi
con grandissima violenza.
Quello che laveva richiusa era Pinocchio; il quale, non contento di averla richiusa, vi
pos davanti per maggior sicurezza una grossa pietra, a guisa di puntello.
E poi cominci ad abbaiare: e, abbaiando proprio come se fosse un cane di guardia,
faceva colla voce bu-bu-bu-bu.
A quellabbaiata, il contadino salt dal letto e, preso il fucile e affacciatosi alla finestra,
domand:
Che c di nuovo?
Ci sono i ladri! rispose Pinocchio.
Dove sono?
Nel pollaio.
Ora scendo subito.
E infatti, in men che non si dice amen, il contadino scese: entr di corsa nel pollaio e,
dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le quattro faine, disse loro con accento di
vera contentezza:
Alla fine siete cascate nelle mie mani! Potrei punirvi, ma s vil non sono! Mi
contenter, invece, di portarvi domani alloste del vicino paese, il quale vi speller e vi
cuciner a uso lepre dolce e forte. un onore che non vi meritate, ma gli uomini
generosi come me non badano a queste piccolezze!...
Quindi, avvicinatosi a Pinocchio, cominci a fargli molte carezze, e, fra le altre cose,
gli domand:
Comhai fatto a scuoprire il complotto di queste quattro ladroncelle? E dire che
Melampo, il mio fido Melampo, non sera mai accorto di nulla...
Il burattino, allora, avrebbe potuto raccontare quel che sapeva: avrebbe potuto, cio,
raccontare i patti vergognosi che passavano fra il cane e le faine: ma ricordatosi che il
cane era morto, pens subito dentro di s: A che serve accusare i morti?... I morti son
morti, e la miglior cosa che si possa fare quella di lasciarli in pace!...
Allarrivo delle faine sullaia, eri sveglio o dormivi? continu a chiedergli il
contadino.
Dormivo, rispose Pinocchio, ma le faine mi hanno svegliato coi loro
chiacchiericci, e una venuta fin qui al casotto per dirmi: Se prometti di non abbaiare e
di non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra belle pelata!.... Capite, eh?
Avere la sfacciataggine di fare a me una simile proposta! Perch bisogna sapere che io
sono un burattino, che avr tutti i difetti di questo mondo: ma non avr mai quello di
star di balla e di reggere il sacco alla gente disonesta!
Bravo ragazzo! grid il contadino, battendogli sur una spalla. Cotesti sentimenti
ti fanno onore: e per provarti la mia grande soddisfazione, ti lascio libero fin dora di
tornare a casa.
E gli lev il collare da cane.

XXIII
PINOCCHIO PIANGE LA MORTE
DELLA BELLA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI:
POI TROVA UN COLOMBO CHE LO PORTA SULLA RIVA DEL MARE,
E L SI GETTA NELLACQUA
PER ANDARE IN AIUTO DEL SUO BABBO GEPPETTO.

Appena Pinocchio non sent pi il peso durissimo e umiliante di quel collare intorno
al collo, si pose a scappare attraverso i campi, e non si ferm un solo minuto, finch non
ebbe raggiunta la strada maestra, che doveva ricondurlo alla Casina della Fata.
Arrivato sulla strada maestra, si volt in gi a guardare nella sottoposta pianura, e
vide benissimo a occhio nudo il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe
e il Gatto: vide, fra mezzo agli alberi, inalzarsi la cima di quella Quercia grande, alla quale
era stato appeso ciondoloni per il collo: ma guarda di qua, guarda di l, non gli fu
possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe una specie di tristo presentimento e datosi a correre con quanta forza gli
rimaneva nelle gambe, si trov in pochi minuti sul prato, dove sorgeva una volta la
Casina bianca. Ma la Casina bianca non cera pi. Cera, invece, una piccola pietra di
marmo sulla quale si leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:
QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA
DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO
Come rimanesse il burattino, quandebbe compitate alla peggio quelle parole, lo lascio
pensare a voi. Cadde bocconi a terra e coprendo di mille baci quel marmo mortuario,
dette in un grande scoppio di pianto. Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del
giorno, piangeva sempre, sebbene negli occhi non avesse pi lacrime: e le sue grida e i
suoi lamenti erano cos strazianti e acuti, che tutte le colline allintorno ne ripetevano
leco.
E piangendo diceva:
O Fatina mia, perch sei morta?... perch, invece di te, non sono morto io, che
sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?... E il mio babbo, dove sar? O Fatina
mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio stare sempre con lui, e non lasciarlo pi! pi!
pi!... O Fatina mia, dimmi che non vero che sei morta!... Se davvero mi vuoi bene... se
vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci... ritorna viva come prima!... Non ti dispiace a
vedermi solo e abbandonato da tutti? Se arrivano gli assassini. mi attaccheranno daccapo
al ramo dellalbero... e allora morir per sempre. Che vuoi che faccia qui, solo in questo
mondo? Ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi dar da mangiare? Dove ander a
dormire la notte? Chi mi far la giacchettina nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte
meglio, che morissi anchio! S, voglio morire!... ih! ih! ih!...
E mentre si disperava a questo modo, fece latto di volersi strappare i capelli: ma i
suoi capelli, essendo di legno, non pot nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le
dita.
Intanto pass su per aria un grosso Colombo, il quale soffermatosi, a ali distese, gli
grid da una grande altezza:
Dimmi, bambino, che cosa fai costaggi?
Non lo vedi? piango! disse Pinocchio alzando il capo verso quella voce e
strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta.
Dimmi, soggiunse allora il Colombo non conosci per caso fra i tuoi compagni,
un burattino, che ha nome Pinocchio?
Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? ripet il burattino saltando subito in piedi.
Pinocchio sono io!
Il Colombo, a questa risposta, si cal velocemente e venne a posarsi a terra. Era pi
grosso di un tacchino.
Conoscerai dunque anche Geppetto? domand al burattino.
Se lo conosco? il mio povero babbo! Ti ha forse parlato di me? Mi conduci da
lui? Ma sempre vivo? Rispondimi per carit: sempre vivo?
Lho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
Che cosa faceva?
Si fabbricava da s una piccola barchetta per traversare lOceano. Quel poveruomo
sono pi di quattro mesi che gira per il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto
trovare, ora si messo in capo di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.
Quanto c di qui alla spiaggia? domand Pinocchio con ansia affannosa.
Pi di mille chilometri.
Mille chilometri? O Colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!...
Se vuoi venire, ti ci porto io.
Come?
A cavallo sulla mia groppa. Sei peso di molto?...
Peso? tuttaltro! Son leggiero come una foglia.
E l, senza stare a dir altro, Pinocchio salt sulla groppa al Colombo e messa una
gamba di qua e laltra di l, come fanno i cavallerizzi, grid tutto contento: Galoppa,
galoppa, cavallino, ch mi preme di arrivar presto!...
Il Colombo prese laire e in pochi minuti arriv col volo tanto in alto, che toccava
quasi le nuvole. Giunto a quellaltezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosit di
voltarsi in gi a guardare: e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il
pericolo di venir disotto, si avviticchi colle braccia, stretto stretto, al collo della sua
piumata cavalcatura.
Volarono tutto il giorno. Sul far della sera, il Colombo disse:
Ho una gran sete!
E io una gran fame! Soggiunse Pinocchio.
Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per
essere domattina allalba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove cera soltanto una catinella piena dacqua e
un cestino ricolmo di veccie.
Il burattino, in tempo di vita sua, non aveva mai potuto patire le veccie: a sentir lui,
gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco: ma quella sera ne mangi a strippapelle,
e quando lebbe quasi finite, si volt al Colombo e gli disse:
Non avrei mai creduto che le veccie fossero cos buone!
Bisogna persuadersi, ragazzo mio, replic il Colombo, che quando la fame dice
davvero e non c altro da mangiare, anche le veccie diventano squisite! La fame non ha
capricci n ghiottonerie!
Fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio, e via! La mattina dopo
arrivarono sulla spiaggia del mare.
Il Colombo pos a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi
ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e spar.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare.
Che cos accaduto? domand Pinocchio a una vecchina.
Gli accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliolo, gli voluto entrare
in una barchetta per andare a cercarlo di l dal mare; e il mare oggi molto cattivo e la
barchetta sta per andare sottacqua...
Dov la barchetta?
Eccola laggi, diritta al mio dito, disse la vecchia, accennando una piccola barca
che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino
piccino.
Pinocchio appunt gli occhi da quella parte, e dopo aver guardato attentamente,
cacci un urlo acutissimo gridando:
Gli il mi babbo! gli il mi babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dallinfuriare dellonde, ora spariva fra i grossi cavalloni,
ora tornava a galleggiare: e Pinocchio ritto sulla punta di un alto scoglio non finiva pi
dal chiamare il suo babbo per nome e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino
da naso e perfino col berretto che aveva in capo.
E parve che Geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia, riconoscesse il
figliuolo, perch si lev il berretto anche lui e lo salut e, a furia di gesti, gli fece capire
che sarebbe tornato volentieri indietro, ma il mare era tanto grosso, che glimpediva di
lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra.
Tutta un tratto, venne una terribile ondata, e la barca spar.
Aspettarono che la barca tornasse a galla: ma la barca non si vide pi tornare.
Poveromo! dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia: e
brontolando sottovoce una preghiera si mossero per tornarsene alle loro case.
Quandecco che udirono un urlo disperato, e, voltandosi indietro, videro un
ragazzetto che, di vetta a uno scoglio, si gettava in mare gridando:
Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce.
Ora si vedeva sparire sottacqua, portato dallimpeto dei flutti, ora riappariva fuori con
una gamba o con un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine lo persero
docchio e non lo videro pi.
Povero ragazzo! - dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia: e
brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle loro case.

XXIV
PINOCCHIO ARRIVA ALLISOLA DELLE API INDUSTRIOSE
E RITROVA LA FATA.

Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero
babbo, nuot tutta quanta la notte.
E che orribile nottata fu quella! Diluvi, grandin, tuon spaventosamente, e con
certi lampi che pareva di giorno.
Sul far del mattino, gli riusc di vedere poco distante una lunga striscia di terra. Era
unisola in mezzo al mare.
Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia: ma inutilmente. Le onde,
rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di loro, come se fosse stato un
fuscello o un filo di paglia. Alla fine, e per sua buona fortuna, venne unondata tanto
prepotente e impetuosa, che lo scaravent di peso sulla rena del lido.
Il colpo fu cos forte che, battendo in terra, gli crocchiarono tutte le costole e tutte le
congiunture: ma si consol subito col dire:
Anche per questa volta lho proprio scampata bella!
Intanto a poco a poco il cielo si rasseren; il sole apparve fuori in tutto il suo
splendore e il mare divent tranquillissimo e buono come un olio.
Allora il burattino distese i suoi panni al sole per rasciugarli e si pose a guardare di
qua e di l se per caso avesse potuto scorgere su quella immensa spianata dacqua una
piccola barchetta con un omino dentro. Ma dopo aver guardato ben bene, non vide altro
dinanzi a s che cielo, mare e qualche vela di bastimento, ma cos lontana, che pareva
una mosca.
Sapessi almeno come si chiama questisola! andava dicendo. Sapessi almeno se
questisola abitata da gente di garbo, voglio dire da gente che non abbia il vizio di
attaccare i ragazzi ai rami degli alberi; ma a chi mai posso domandarlo? A chi, se non c
nessuno?...
Questidea di trovarsi solo, solo, solo in mezzo a quel gran paese disabitato, gli messe
addosso tanta malinconia, che stava l l per piangere; quando tutta un tratto vide
passare, a poca distanza dalla riva, un grosso pesce, che se ne andava tranquillamente per
i fatti suoi, con tutta la testa fuori dellacqua.
Non sapendo come chiamarlo per nome, il burattino gli grid a voce alta, per farsi
sentire:
Ehi, signor pesce, che mi permetterebbe una parola?
Anche due, rispose il pesce, il quale era un Delfino cos garbato, come se ne
trovano pochi in tutti i mari del mondo.
Mi farebbe il piacere di dirmi se in questisola vi sono dei paesi dove si possa
mangiare, senza pericolo desser mangiati?
Ve ne sono sicuro, rispose il Delfino. Anzi, ne troverai uno poco lontano di
qui.
E che strada si fa per andarvi?
Devi prendere quella viottola l, a mancina, e camminare sempre diritto al naso.
Non puoi sbagliare.
Mi dica unaltra cosa. Lei che passeggia tutto il giorno e tutta la notte per il mare,
non avrebbe incontrato per caso una piccola barchettina con dentro il mi babbo?
E chi il tuo babbo?
Gli il babbo pi buono del mondo, come io sono il figliuolo pi cattivo che si
possa dare.
Colla burrasca che ha fatto questa notte, rispose il delfino, la barchettina sar
andata sottacqua.
E il mio babbo?
A questora lavr inghiottito il terribile Pesce-cane, che da qualche giorno venuto
a spargere lo sterminio e la desolazione nelle nostre acque.
Che grosso di molto questo Pesce-cane? domand Pinocchio, che digi
cominciava a tremare dalla paura.
Se gli grosso!... replic il Delfino. Perch tu possa fartene unidea, ti dir che
pi grosso di un casamento di cinque piani, ed ha una boccaccia cos larga e profonda,
che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa.
Mamma mia! grid spaventato il burattino: e rivestitosi in fretta e furia, si volt al
delfino e gli disse: Arrivedella, signor pesce: scusi tanto lincomodo e mille grazie della
sua garbatezza.
Detto ci, prese subito la viottola e cominci a camminare di un passo svelto; tanto
svelto, che pareva quasi che corresse. E a ogni pi piccolo rumore che sentiva, si voltava
subito a guardare indietro, per la paura di vedersi inseguire da quel terribile pesce-cane
grosso come una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca.
Dopo mezzora di strada, arriv a un piccolo paese detto Il paese delle Api
industriose. Le strade formicolavano di persone che correvano di qua e di l per le loro
faccende: tutti lavoravano, tutti avevano qualche cosa da fare. Non si trovava un ozioso
o un vagabondo nemmeno a cercarlo col lumicino.
Ho capito, disse subito quello svogliato di Pinocchio, questo paese non fatto
per me! Io non son nato per lavorare!
Intanto la fame lo tormentava, perch erano oramai passate ventiquattrore che non
aveva mangiato pi nulla; nemmeno una pietanza di veccie.
Che fare?
Non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare: o chiedere un po di lavoro, o
chiedere in elemosina un soldo o un boccone di pane.
A chiedere lelemosina si vergognava: perch il suo babbo gli aveva predicato sempre
che lelemosina hanno il diritto di chiederla solamente i vecchi e glinfermi. I veri poveri,
in questo mondo, meritevoli di assistenza e di compassione, non sono altro che quelli
che, per ragione det o di malattia, si trovano condannati a non potersi pi guadagnare il
pane col lavoro delle proprie mani. Tutti gli altri hanno lobbligo di lavorare: e se non
lavorano e patiscono la fame, tanto peggio per loro.
In quel frattempo, pass per la strada un uomo tutto sudato e trafelato, il quale da s
tirava con gran fatica due carretti carichi di carbone.
Pinocchio, giudicandolo dalla fisonomia per un buon uomo, gli si accost e,
abbassando gli occhi dalla vergogna, gli disse sottovoce:
Mi fareste la carit di darmi un soldo, perch mi sento morir dalla fame?
Non un soldo solo, rispose il carbonaio, ma te ne do quattro, a patto che tu
maiuti a tirare fino a casa questi due carretti di carbone.
Mi meraviglio! rispose il burattino quasi offeso, per vostra regola io non ho
fatto mai il somaro: io non ho mai tirato il carretto!...
Meglio per te! rispose il carbonaio. Allora, ragazzo mio, se ti senti davvero
morir dalla fame, mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere
unindigestione.
Dopo pochi minuti pass per la via un muratore, che portava sulle spalle un corbello
di calcina.
Fareste, galantuomo, la carit dun soldo a un povero ragazzo, che sbadiglia
dallappetito?
Volentieri; vieni con me a portar calcina, rispose il muratore, e invece dun
soldo, te ne dar cinque.
Ma la calcina pesa, replic Pinocchio, e io non voglio durar fatica.
Se non vuoi durar fatica, allora, ragazzo mio, divertiti a sbadigliare, e buon pro ti
faccia.
In men di mezzora passarono altre venti persone, e a tutte Pinocchio chiese un po
delemosina, ma tutte gli risposero:
Non ti vergogni? Invece di fare il bighellone per la strada, v piuttosto a cercarti un
po di lavoro, e impara a guadagnarti il pane!
Finalmente pass una buona donnina che portava due brocche dacqua.
Vi contentate, buona donna, che io beva una sorsata dacqua alla vostra brocca?
disse Pinocchio, che bruciava dallarsione della sete.
Bevi pure, ragazzo mio! disse la donnina, posando le due brocche in terra.
Quando Pinocchio ebbe bevuto come una spugna, borbott a mezza voce,
asciugandosi la bocca:
La sete me la sono levata! Cos mi potessi levar la fame!...
La buona donnina, sentendo queste parole, soggiunse subito:
Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche dacqua, ti dar un bel pezzo di
pane.
Pinocchio guard la brocca, e non rispose n s n no.
E insieme col pane ti dar un bel piatto di cavolfiore condito collolio e collaceto,
soggiunse la buona donna.
Pinocchio dette unaltra occhiata alla brocca, e non rispose n s n no.
E dopo il cavolfiore ti dar un bel confetto ripieno di rosolio.
Alle seduzioni di questultima ghiottoneria, Pinocchio non seppe pi resistere e, fatto
un animo risoluto, disse:
Pazienza! Vi porter la brocca fino a casa!
La brocca era molto pesa, e il burattino, non avendo forza da portarla colle mani, si
rassegn a portarla in capo.
Arrivati a casa, la buona donnina fece sedere Pinocchio a una piccola tavola
apparecchiata e gli pose davanti il pane, il cavolfiore condito e il confetto.
Pinocchio non mangi, ma diluvi. Il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto
e disabitato da cinque mesi.
Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame, allora alz il capo per ringraziare la
sua benefattrice; ma non aveva ancora finito di fissarla in volto, che cacci un
lunghissimo ohhh!... di maraviglia e rimase l incantato, cogli occhi spalancati, colla
forchetta per aria e colla bocca piena di pane e di cavolfiore.
Che cos mai tutta questa maraviglia? disse ridendo la buona donna.
Egli ... rispose balbettando Pinocchio, egli ... egli ... che voi somigliate... voi
mi rammentate... s, s, s, la stessa voce... gli stessi occhi.. gli stessi capelli... s, s, s...
anche voi avete i capelli turchini... come lei!... O Fatina mia!... O Fatina mia!... ditemi che
siete voi, proprio voi!... Non mi fate pi piangere! Se sapeste!... Ho pianto tanto, ho
patito tanto..
E nel dir cos, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettandosi ginocchioni per terra,
abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa.

XXV
PINOCCHIO PROMETTE ALLA FATA
DI ESSERE BUONO E DI STUDIARE,
PERCH STUFO DI FARE IL BURATTINO
E VUOL DIVENTARE UN BRAVO RAGAZZO.

In sulle prime la buona donnina cominci col dire che lei non era la piccola Fata dai
capelli turchini: ma poi, vedendosi oramai scoperta e non volendo mandare pi a lungo
la commedia, fini col farsi riconoscere, e disse a Pinocchio:
Birba dun burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?
Gli il gran bene che vi voglio quello che me lha detto.
Ti ricordi? Mi lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna; tanto donna, che potrei
quasi farti da mamma.
Lho caro dimolto, perch cos, invece di sorellina, vi chiamer la mia mamma. Gli
tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi!... Ma
come avete fatto a crescere cos presto?
un segreto.
Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anchio. Non lo vedete? Sono sempre
rimasto alto come un soldo di cacio.
Ma tu non puoi crescere, replic la Fata.
Perch?
Perch i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini e
muoiono burattini.
Oh! sono stufo di far sempre il burattino! grid Pinocchio, dandosi uno
scappellotto. Sarebbe ora che diventassi anchio un uomo come tutti gli altri.
E lo diventerai, se saprai meritartelo...
Davvero? E che posso fare per meritarmelo?
Una cosa facilissima: avvezzarti a essere un ragazzino perbene.
O che forse non sono?
Tuttaltro! I ragazzi perbene sono ubbidienti, e tu invece...
E io non ubbidisco mai.
I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro, e tu...
E io, invece, faccio il bighellone e il vagabondo tutto lanno.
I ragazzi perbene dicono sempre la verit...
E io sempre le bugie.
I ragazzi perbene vanno volentieri alla scuola...
E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo. Ma da oggi in poi voglio mutar vita.
Me lo prometti?
Lo prometto. Voglio diventare un ragazzino perbene e voglio essere la
consolazione del mio babbo... Dove sar il mio povero babbo a questora?
Non lo so.
Avr mai la fortuna di poterlo rivedere e abbracciare?
Credo di s: anzi ne sono sicura.
A questa risposta fu tale e tanta la contentezza di Pinocchio, che prese le mani alla
Fata e cominci a baciargliele con tanta foga, che pareva quasi fuori di s. Poi, alzando il
viso e guardandola amorosamente, le domand:
Dimmi, mammina: dunque non vero che tu sia morta?
Par di no, rispose sorridendo la Fata.
Se tu sapessi, che dolore e che serratura alla gola che provai, quando lessi qui giace...
Lo so: ed per questo che ti ho perdonato. La sincerit del tuo dolore mi fece
conoscere che tu avevi il cuore buono: e dai ragazzi buoni di cuore, anche se sono un po
monelli e avvezzati male, c sempre da sperar qualcosa: ossia, c sempre da sperare che
rientrino sulla vera strada. Ecco perch son venuta a cercarti fin qui. Io sar la tua
mamma...
Oh! che bella cosa! grid Pinocchio saltando dallallegrezza.
Tu mi ubbidirai e farai sempre quello che ti dir io.
Volentieri, volentieri, volentieri!
Fino da domani, soggiunse la Fata, tu comincerai collandare a scuola.
Pinocchio divent subito un po meno allegro.
Poi sceglierai a tuo piacere unarte o un mestiere...
Pinocchio divent serio.
Che cosa brontoli fra i denti? domand la Fata con accento risentito.
Dicevo... mugol il burattino a mezza voce, che oramai per andare a scuola mi
pare un po tardi...
Nossignore. Tieni a mente che per istruirsi e per imparare non mai tardi.
Ma io non voglio fare n arti n mestieri...
Perch?
Perch a lavorare mi par fatica.
Ragazzo mio, disse la Fata, quelli che dicono cos, finiscono quasi sempre o in
carcere o allospedale. Luomo, per tua regola, nasca ricco o povero, obbligato in
questo mondo a far qualcosa, a occuparsi, a lavorare. Guai a lasciarsi prendere dallozio!
Lozio una bruttissima malattia, e bisogna guarirla subito, fin da ragazzi: se no, quando
siamo grandi, non si guarisce pi.
Queste parole toccarono lanimo di Pinocchio, il quale rialzando vivacemente la testa
disse alla Fata:
Io studier, io lavorer, io far tutto quello che mi dirai, perch, insomma, la vita
del burattino mi venuta a noia, e voglio diventare un ragazzo a tutti i costi. Me lhai
promesso, non vero?
Te lho promesso, e ora dipende da te.
XXVI
PINOCCHIO VA CO SUOI COMPAGNI DI SCUOLA IN RIVA AL MARE,
PER VEDERE IL TERRIBILE PESCECANE.
Il giorno dopo Pinocchio and alla scuola comunale.
Figuratevi quelle birbe di ragazzi, quando videro entrare nella loro scuola un
burattino! Fu una risata, che non finiva pi. Chi gli faceva uno scherzo, chi un altro; chi
gli levava il berretto di mano; chi gli tirava il giubbettino di dietro; chi si provava a fargli
collinchiostro due grandi baffi sotto il naso; e chi si attentava perfino a legargli dei fili ai
piedi e alle mani per farlo ballare.
Per un poco Pinocchio us disinvoltura e tir via; ma finalmente, sentendosi scappar
la pazienza, si rivolse a quelli, che pi lo tafanavano e si pigliavano gioco di lui, e disse
loro a muso duro:
Badate, ragazzi: io non son venuto qui per essere il vostro buffone. Io rispetto gli
altri e voglio essere rispettato.
Bravo berlicche! Hai parlato come un libro stampato! urlarono quei monelli,
buttandosi via dalle matte risate: e uno di loro, pi impertinente degli altri allung la
mano collidea di prendere il burattino per la punta del naso.
Ma non fece a tempo: perch Pinocchio stese la gamba sotto la tavola e gli consegn
una pedata negli stinchi.
Ohi! che piedi duri! url il ragazzo stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il
burattino.
E che gomiti!... anche pi duri dei piedi! disse un altro che, per i suoi scherzi
sguaiati, sera beccata una gomitata nello stomaco.
Fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata Pinocchio acquist subito la stima e
la simpatia di tutti i ragazzi di scuola: e tutti gli facevano mille carezze e tutti gli volevano
un bene dellanima.
E anche il maestro se ne lodava, perch lo vedeva attento, studioso, intelligente,
sempre il primo a entrare nella scuola, sempre lultimo a rizzarsi in piedi, a scuola finita.
Il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni: e fra questi, cerano
molti monelli conosciutissimi per la loro poca voglia di studiare e di farsi onore.
Il maestro lo avvertiva tutti i giorni, e anche la buona Fata non mancava di dirgli e di
ripetergli pi volte:
Bada, Pinocchio! Quei tuoi compagnacci di scuola finiranno prima o poi col farti
perdere lamore allo studio e, forse forse, col tirarti addosso qualche grossa disgrazia.
Non c pericolo! rispondeva il burattino, facendo una spallucciata e toccandosi
collindice in mezzo alla fronte, come per dire: C tanto giudizio qui dentro!.
Ora avvenne che un bel giorno, mentre camminava verso scuola, incontr un branco
dei soliti compagni, che andandogli incontro, gli dissero:
Sai la gran notizia?
No.
Qui nel mare vicino arrivato un Pesce-cane, grosso come una montagna.
Davvero?... Che sia quel medesimo Pesce-cane di quando affog il mio povero
babbo?
Noi andiamo alla spiaggia per vederlo. Vieni anche tu?
Io, no: voglio andare a scuola.
Che timporta della scuola? Alla scuola ci anderemo domani. Con una lezione di pi
o con una di meno, si rimane sempre gli stessi somari.
E il maestro che dir?
Il maestro si lascia dire. pagato apposta per brontolare tutto il giorno.
E la mia mamma?...
Le mamme non sanno mai nulla, risposero quei malanni.
Sapete che cosa far? disse Pinocchio. Il Pesce-cane voglio vederlo per certe
mie ragioni... ma ander a vederlo dopo la scuola.
Povero giucco! ribatt uno del branco. Che credi che un pesce di quella
grossezza voglia star l a fare il comodo tuo? Appena s annoiato, piglia il dirizzone per
unaltra parte, e allora chi s visto s visto.
Quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia? domand il burattino.
Fra unora, siamo belle andati e tornati.
Dunque, via! e chi pi corre, pi bravo! grid Pinocchio.
Dato cos il segnale della partenza, quel branco di monelli, coi loro libri e i loro
quaderni sotto il braccio, si messero a correre attraverso ai campi; e Pinocchio era
sempre avanti a tutti: pareva che avesse le ali ai piedi.
Di tanto in tanto, voltandosi indietro, canzonava i suoi compagni rimasti a una bella
distanza, e nel vederli, ansanti, trafelati, polverosi e con tanto di lingua fuori, se la rideva
proprio di cuore. Lo sciagurato in quel momento non sapeva a quali paure e a quali
orribili disgrazie andava incontro!...

XXVII
GRAN COMBATTIMENTO FRA PINOCCHIO E I SUOI COMPAGNI:
UNO DE QUALI ESSENDO RIMASTO FERITO,
PINOCCHIO VIENE ARRESTATO DAI CARABINIERI.

Giunto che fu sulla spiaggia, Pinocchio dette subito una grande occhiata sul mare; ma
non vide nessun Pesce-cane.
Il mare era tutto liscio come un gran cristallo da specchio.
O il Pesce-cane dov? domand, voltandosi ai compagni.
Sar andato a far colazione, rispose uno di loro, ridendo.
O si sar buttato sul letto per far un sonnellino, soggiunse un altro, ridendo pi
forte che mai.
Da quelle risposte sconclusionate e da quelle risatacce grulle, Pinocchio cap che i
suoi compagni gli avevano fatto una brutta celia, dandogli ad intendere una cosa che non
era vera; e pigliandosela a male, disse a loro con voce di bizza:
E ora? Che sugo ci avete trovato a darmi ad intendere la storiella del Pesce-cane?
Il sugo c sicuro!... risposero in coro quei monelli.
E sarebbe?...
Quello di farti perdere la scuola e di farti venire con noi. Non ti vergogni a
mostrarti tutti i giorni cos preciso e cos diligente alle lezioni? Non ti vergogni a studiar
tanto, come fai?
E se io studio, che cosa ve ne importa?
A noi ce ne importa moltissimo perch ci costringi a fare una brutta figura col
maestro...
Perch?
Perch gli scolari che studiano fanno sempre scomparire quelli, come noi, che non
hanno voglia di studiare. E noi non vogliamo scomparire! Anche noi abbiamo il nostro
amor proprio!...
E allora che cosa devo fare per contentarvi?
Devi prendere a noia, anche tu, la scuola, la lezione e il maestro, che sono i nostri
tre grandi nemici.
E se io volessi seguitare a studiare?
Noi non ti guarderemo pi in faccia, e alla prima occasione ce la pagherai!...
In verit mi fate quasi ridere, disse il burattino con una scrollatina di capo.
Ehi, Pinocchio! grid allora il pi grande di quei ragazzi, andandogli sul viso.
Non venir qui a fare lo smargiasso: non venir qui a far tanto il galletto!... Perch se tu
non hai paura di noi, noi non abbiamo paura di te! Ricordati che tu sei solo e noi siamo
in sette.
Sette come i peccati mortali, disse Pinocchio con una gran risata.
Avete sentito? Ci ha insultati tutti! Ci ha chiamati col nome di peccati mortali!...
Pinocchio! chiedici scusa delloffesa... se no, guai a te!...
Cuc! fece il burattino, battendosi collindice sulla punta del naso, in segno di
canzonatura.
Pinocchio! la finisce male!...
Cuc!
Ne toccherai quanto un somaro!...
Cuc!
Ritornerai a casa col naso rotto!...
Cuc!
Ora il cuc te lo dar io! grid il pi ardito di quei monelli. Prendi intanto
questacconto e serbalo per la cena di stasera.
E nel dir cos gli appiccic un pugno sul capo.
Ma fu, come si suol dire, botta e risposta; perch il burattino, come cera da
aspettarselo, rispose con un altro pugno: e l, da un momento allaltro, il combattimento
divent generale e accanito.
Pinocchio, sebbene fosse solo, si difendeva come un eroe. Con quei suoi piedi di
legno durissimo lavorava cos bene, da tener sempre i suoi nemici a rispettosa distanza.
Dove i suoi piedi potevano arrivare e toccare, ci lasciavano sempre un livido per ricordo.
Allora i ragazzi, indispettiti di non potersi misurare col burattino a corpo a corpo,
pensarono bene di metter mano ai proiettili, e sciolti i fagotti de loro libri di scuola,
cominciarono a scagliare contro di lui i Sillabari, le Grammatiche, i Giannettini, i Minuzzoli, i
Racconti del Thouar, il Pulcino della Baccini e altri libri scolastici: ma il burattino, che era
docchio svelto e ammalizzito, faceva sempre civetta a tempo, sicch i volumi,
passandogli di sopra al capo, andavano tutti a cascare nel mare.
Figuratevi i pesci! I pesci, credendo che quei libri fossero roba da mangiare,
correvano a frotte a fior dacqua; ma dopo avere abboccata qualche pagina o qualche
frontespizio, la risputavano subito facendo con la bocca una certa smorfia, che pareva
volesse dire: Non roba per noi: noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio!
Intanto il combattimento sinferociva sempre pi, quandecco che un grosso
Granchio, che era uscito fuori dellacqua e sera adagio adagio arrampicato fin sulla
spiaggia, grid con una vociaccia di trombone infreddato:
Smettetela, birichini che non siete altro! Queste guerre manesche fra ragazzi e
ragazzi raramente vanno a finir bene. Qualche disgrazia accade sempre!...
Povero Granchio! Fu lo stesso che avesse predicato al vento. Anzi quella birba di
Pinocchio, voltandosi indietro a guardarlo in cagnesco, gli disse sgarbatamente:
Chtati, Granchio delluggia!... Faresti meglio a succiare due pasticche di lichene per
guarire da codesta infreddatura di gola. Vai piuttosto a letto e cerca di sudare!
In quel frattempo i ragazzi, che avevano finito oramai di tirare tutti i loro libri,
occhiarono l a poca distanza il fagotto dei libri del burattino, e se ne impadronirono in
men che non si dice.
Fra questi libri, vera un volume rilegato in cartoncino grosso, colla costola e colle
punte di cartapecora. Era un Trattato di Aritmetica. Vi lascio immaginare se era peso
dimolto!
Uno di quei monelli agguant quel volume e, presa di mira la testa di Pinocchio, lo
scagli con quanta forza aveva nel braccio: ma invece di cogliere il burattino, colse nella
testa uno dei compagni; il quale divent bianco come un panno lavato, e non disse altro
che queste parole:
O mamma mia, aiutatemi... perch muoio!
Poi cadde disteso sulla rena del lido.
Alla vista di quel morticino, i ragazzi spaventati si dettero a scappare a gambe e in
pochi minuti non si videro pi.
Ma Pinocchio rimase l, e sebbene per il dolore e per lo spavento, anche lui fosse pi
morto che vivo, nondimeno corse a inzuppare il suo fazzoletto nellacqua del mare e si
pose a bagnare la tempia del suo povero compagno di scuola. E intanto piangendo
dirottamente e disperandosi, lo chiamava per nome e gli diceva:
Eugenio!... povero Eugenio mio!... apri gli occhi, e guardami!... Perch non mi
rispondi? Non sono stato io, sai, che ti ho fatto tanto male! Credilo, non sono stato io!...
Apri gli occhi, Eugenio... Se tieni gli occhi chiusi, mi farai morire anche me... O Dio mio!
come far ora a tornare a casa?... Con che coraggio potr presentarmi alla mia buona
mamma? Che sar di me?... Dove fuggir?... Dove andr a nascondermi?... Oh! quantera
meglio, mille volte meglio che fossi andato a scuola!... Perch ho dato retta a questi
compagni, che sono la mia dannazione?... E il maestro me laveva detto!... e la mia
mamma me lo aveva ripetuto: Gurdati dai cattivi compagni!. Ma io sono un testardo...
un caparbiaccio... lascio dir tutti, e poi fo sempre a modo mio!... E dopo mi tocca a
scontarle... E cos, da che sono al mondo, non ho mai avuto un quarto dora di bene.
Dio mio! Che sar di me, che sar di me, che sar di me?...
E Pinocchio continuava a piangere, e berciare, a darsi pugni nel capo e a chiamar per
nome il povero Eugenio: quando sent a un tratto un rumore sordo di passi che si
avvicinavano.
Si volt: erano due carabinieri
Che cosa fai cos sdraiato per terra? domandarono a Pinocchio.
Assisto questo mio compagno di scuola.
Che gli venuto male?
Par di s!..
Altro che male! disse uno dei carabinieri, chinandosi e osservando Eugenio da
vicino. Questo ragazzo stato ferito in una tempia: chi che lha ferito?
Io no, balbett il burattino che non aveva pi fiato in corpo.
Se non sei stato tu, chi stato dunque che lha ferito?
Io no, ripet Pinocchio.
E con che cosa stato ferito?
Con questo libro. E il burattino raccatt di terra il Trattato di Aritmetica, rilegato in
cartone e cartapecora, per mostrarlo al carabiniere.
E questo libro di chi ?
Mio.
Basta cos: non occorre altro. Rzzati subito e vieni via con noi.
Ma io...
Via con noi!
Ma io sono innocente...
Via con noi!
Prima di partire, i carabinieri chiamarono alcuni pescatori, che in quel momento
passavano per lappunto colla loro barca vicino alla spiaggia, e dissero loro:
Vi affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo. Portatelo a casa vostra e assistetelo.
Domani torneremo a vederlo.
Quindi si volsero a Pinocchio, e dopo averlo messo in mezzo a loro due,
glintimarono con accento soldatesco:
Avanti! e cammina spedito! se no, peggio per te!
Senza farselo ripetere, il burattino cominci a camminare per quella viottola, che
conduceva al paese. Ma il povero diavolo non sapeva pi nemmeno lui in che mondo si
fosse. Gli pareva di sognare, e che brutto sogno! Era fuori di s. I suoi occhi vedevano
tutto doppio: le gambe gli tremavano: la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non
poteva pi spiccicare una sola parola. Eppure, in mezzo a quella specie di stupidit e di
rintontimento, una spina acutissima gli bucava il cuore: il pensiero, cio, di dover passare
sotto le finestre di casa della sua buona Fata, in mezzo ai carabinieri. Avrebbe preferito
piuttosto di morire.
Erano gi arrivati e stavano per entrare in paese, quando una folata di vento
strapazzone lev di testa a Pinocchio il berretto, portandoglielo lontano una decina di
passi.
Si contentano, disse il burattino ai carabinieri, che vada a riprendere il mio
berretto?
Vai pure: ma facciamo una cosa lesta.
Il burattino and, raccatt il berretto... ma invece di metterselo in capo, se lo mise in
bocca fra i denti, e poi cominci a correre di gran carriera verso la spiaggia del mare.
Andava via come una palla di fucile.
I carabinieri, giudicando che fosse difficile raggiungerlo, gli aizzarono dietro un
grosso cane mastino, che aveva guadagnato il primo premio in tutte le corse dei cani.
Pinocchio correva, e il cane correva pi di lui: per cui tutta la gente si affacciava alle
finestre e si affollava in mezzo alla strada, ansiosa di veder la fine di questo palio feroce.
Ma non pot levarsi questa voglia, perch il cane mastino e Pinocchio sollevarono
lungo la strada un tal polverone, che dopo pochi minuti non fu pi possibile di veder
nulla.

XXVIII
PINOCCHIO CORRE PERICOLO
DI ESSERE FRITTO IN PADELLA COME UN PESCE.

Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un momento in cui
Pinocchio si cred perduto: perch bisogna sapere che Alidoro (era questo il nome del
can-mastino) a furia di correre e correre, laveva quasi raggiunto.
Basti dire che il burattino sentiva dietro di s, alla distanza dun palmo, lansare
affannoso di quella bestiaccia e ne sentiva perfino la vampa calda delle fiatate.
Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina e il mare si vedeva l a pochi passi.
Appena fu sulla spiaggia, il burattino spicc un bellissimo salto, come avrebbe potuto
fare un ranocchio, e and a cascare in mezzo allacqua. Alidoro invece voleva fermarsi;
ma trasportato dallimpeto della corsa, entr nellacqua anche lui. E quel disgraziato non
sapeva nuotare; per cui cominci subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla:
ma pi annaspava e pi andava col capo sottacqua.
Quando torno a rimettere il capo fuori, il povero cane aveva gli occhi impauriti e
stralunati, e, abbaiando, gridava.
Affogo! Affogo!
Crepa! gli rispose Pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai sicuro da ogni
pericolo.
Aiutami, Pinocchio mio!... salvami dalla morte!...
A quelle grida strazianti, il burattino, che in fondo aveva un cuore eccellente, si mosse
a compassione, e voltosi al cane gli disse:
Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi pi noia e di non corrermi
dietro?
Te lo prometto! Te lo prometto! Spicciati per carit, perch se indugi un altro
mezzo minuto, son belle morto.
Pinocchio esit un poco: ma poi ricordandosi che il suo babbo gli aveva detto tante
volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai, and nuotando a raggiungere
Alidoro, e, presolo per la coda con tutte e due le mani, lo port sano e salvo sulla rena
asciutta del lido.
Il povero cane non si reggeva pi in piedi. Aveva bevuto, senza volerlo, tantacqua
salata, che era gonfiato come un pallone. Per altro il burattino, non volendo fare a fidarsi
troppo, stim cosa prudente di gettarsi novamente in mare; e, allontanandosi dalla
spiaggia, grid allamico salvato:
Addio, Alidoro, fai buon viaggio e tanti saluti a casa.
Addio, Pinocchio, rispose il cane; mille grazie di avermi liberato dalla morte. Tu
mi hai fatto un gran servizio: e in questo mondo quel che fatto reso. Se capita
loccasione, ci riparleremo.
Pinocchio seguit a nuotare, tenendosi sempre vicino alla terra. Finalmente gli parve
di esser giunto in un luogo sicuro; e dando un occhiata alla spiaggia, vide sugli scogli una
specie di grotta, dalla quale usciva un lunghissimo pennacchio di fumo.
In quella grotta, disse allora fra s, ci deve essere del fuoco. Tanto meglio!
Ander a rasciugarmi e a riscaldarmi, e poi?... E poi sar quel che sar.
Presa questa risoluzione, si avvicin alla scogliera; ma quando fu l per arrampicarsi,
sent qualche cosa sotto lacqua che saliva, saliva, saliva e lo portava per aria. Tent
subito di fuggire, ma oramai era tardi, perch con sua grandissima maraviglia si trov
rinchiuso dentro a una grossa rete in mezzo a un brulichio di pesci dogni forma e
grandezza, che scodinzolando si dibattevano come tantanime disperate.
E nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore cos brutto, ma tanto brutto,
che pareva un mostro marino. Invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo
di erba verde; verde era la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima,
che gli scendeva fin quaggi. Pareva un grosso ramarro ritto su i piedi di dietro.
Quando il pescatore ebbe tirata fuori la rete dal mare, grid tutto contento:
Provvidenza benedetta! Anchoggi potr fare una bella scorpacciata di pesce!
Manco male, che io non sono un pesce! disse Pinocchio dentro di s, ripigliando
un po di coraggio.
La rete piena di pesci fu portata dentro la grotta, una grotta buia e affumicata, in
mezzo alla quale friggeva una gran padella dolio, che mandava un odorino di moccolaia
da mozzare il respiro.
Ora vediamo un po che pesci abbiamo presi! disse il pescatore verde; e ficcando
nella rete una manona cos spropositata, che pareva una pala da fornai, tir fuori una
manciata di triglie.
Buone queste triglie! disse, guardandole e annusandole con compiacenza. E dopo
averle annusate, le scaravent in una conca senzacqua.
Poi ripet pi volte la solita operazione; e via via che cavava fuori gli altri pesci,
sentiva venirsi lacquolina in bocca e gongolando diceva:
Buoni questi naselli!...
Squisiti questi muggini!...
Deliziose queste sogliole!...
Prelibati questi ragnotti!...
Carine queste acciughe col capo!...
Come potete immaginarvelo, i naselli, i muggini, le sogliole, i ragnotti e le acciughe,
andarono tutti alla rinfusa nella conca, a tener compagnia alle triglie.
Lultimo che rest nella rete fu Pinocchio.
Appena il pescatore lebbe cavato fuori, sgran dalla maraviglia i suoi occhioni verdi,
gridando quasi impaurito:
Che razza di pesce questo? Dei pesci fatti a questo modo non mi ricordo di
averne mai mangiati!
E torn a guardarlo attentamente, e dopo averlo guardato ben bene per ogni verso,
fin col dire Ho gi capito: devessere un granchio di mare.
Allora Pinocchio mortificato di sentirsi scambiare per un granchio, disse con accento
risentito:
Ma che granchio e non granchio? Guardi come lei mi tratta! Io per sua regola sono
un burattino.
Un burattino? replic il pescatore. Dico la verit, il pesce burattino per me un
pesce nuovo! Meglio cos! Ti manger pi volentieri.
Mangiarmi? Ma la vuol capire che io non sono un pesce? O non sente che parlo, e
ragiono come lei?
verissimo, soggiunse il pescatore, e siccome vedo che sei un pesce, che hai la
fortuna di parlare e di ragionare, come me, cos voglio usarti anchio i dovuti riguardi.
E questi riguardi sarebbero?...
In segno di amicizia e di stima particolare, lascer a te la scelta del come vuoi essere
cucinato. Desideri essere fritto in padella, oppure preferisci di essere cotto nel tegame
colla salsa di pomidoro?
A dir la verit, rispose Pinocchio, se io debbo scegliere, preferisco piuttosto di
essere lasciato libero, per potermene tornare a casa mia.
Tu scherzi? Ti pare che io voglia perdere loccasione di assaggiare un pesce cos
raro? Non capita mica tutti i giorni un pesce burattino in questi mari. Lascia fare a me: ti
frigger in padella assieme a tutti gli altri pesci, e te ne troverai contento. Lesser fritto in
compagnia sempre una consolazione.
Linfelice Pinocchio, a questantifona, cominci a piangere, a strillare, a
raccomandarsi e piangendo diceva: Quantera meglio, che fossi andato a scuola!... Ho
voluto dar retta ai compagni, e ora la pago! Ih!... Ih!... Ih!...
E perch si divincolava come un anguilla e faceva sforzi incredibili, per isgusciare
dalle grinfie del pescatore verde, questi prese una bella buccia di giunco, e dopo averlo
legato per le mani e per i piedi, come un salame, lo gett in fondo alla conca cogli altri.
Poi, tirato fuori un vassoiaccio di legno, pieno di farina, si dette a infarinare tutti quei
pesci; e man mano che li aveva infarinati, li buttava a friggere dentro la padella.
I primi a ballare nellolio bollente furono i poveri naselli: poi tocc ai ragnotti, poi ai
muggini, poi alle sogliole e alle acciughe, e poi venne la volta di Pinocchio. Il quale a
vedersi cos vicino alla morte (e che brutta morte!) fu preso da tanto tremito e da tanto
spavento, che non aveva pi n voce n fiato per raccomandarsi.
Il povero figliuolo si raccomandava cogli occhi! Ma il pescatore verde, senza badarlo
neppure, lo avvoltol cinque o sei volte nella farina, infarinandolo cos bene dal capo ai
piedi, che pareva diventato un burattino di gesso.
Poi lo prese per il capo, e...

XXIX
RITORNA A CASA DELLA FATA,
LA QUALE GLI PROMETTE CHE IL GIORNO DOPO
NON SAR PI UN BURATTINO, MA DIVENTER UN RAGAZZO.
GRAN COLAZIONE DI CAFF-E-LATTE
PER FESTEGGIARE QUESTO GRANDE AVVENIMENTO.

Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio nella padella, entr
nella grotta un grosso cane condotto l dallodore acutissimo e ghiotto della frittura.
Passa via! gli grid il pescatore minacciandolo e tenendo sempre in mano il
burattino infarinato.
Ma il povero cane aveva una fame per quattro, e mugolando e dimenando la coda,
pareva che dicesse: Dammi un boccon di frittura e ti lascio in pace.
Passa via, ti dico! gli ripet il pescatore; e allung la gamba per tirargli una pedata.
Allora il cane che, quando aveva fame davvero, non era avvezzo a lasciarsi posar
mosche sul naso, si rivolt ringhioso al pescatore, mostrandogli le sue terribili zanne.
In quel mentre si ud nella grotta una vocina fioca fioca, che disse:
Salvami, Alidoro!... Se non mi salvi, son fritto!
Il cane riconobbe subito la voce di Pinocchio e si accorse con sua grandissima
maraviglia che la vocina era uscita da quel fagotto infarinato che il pescatore teneva in
mano.
Allora che cosa fa? Spicca un gran lancio da terra, abbocca quel fagotto infarinato e
tenendolo leggermente coi denti, esce correndo dalla grotta, e via come un baleno!
Il pescatore, arrabbiatissimo di vedersi strappar di mano un pesce, che egli avrebbe
mangiato tanto volentieri, si prov a rincorrere il cane; ma fatti pochi passi, gli venne un
nodo di tosse e dov tornarsene indietro.
Intanto Alidoro, ritrovata che ebbe la viottola che conduceva al paese, si ferm e
pos delicatamente in terra lamico Pinocchio.
Quanto ti debbo ringraziare! disse il burattino.
Non c bisogno, replic il cane. Tu salvasti me, e quel che fatto, reso. Si sa:
in questo mondo bisogna tutti aiutarsi luno collaltro.
Ma come mai sei capitato in quella grotta?
Ero sempre qui disteso sulla spiaggia pi morto che vivo, quando il vento mi ha
portato da lontano un odorino di frittura. Quellodorino mi ha stuzzicato lappetito, e io
gli sono andato dietro. Se arrivavo un minuto pi tardi!...
Non me lo dire! url Pinocchio che tremava ancora dalla paura. Non me lo
dire! Se tu arrivavi un minuto pi tardi, a questora io ero belle fritto, mangiato e
digerito. Brrr!... mi vengono i brividi soltanto a pensarvi!...
Alidoro, ridendo, stese la zampa destra verso il burattino, il quale gliela strinse forte
forte in segno di grande amicizia: e dopo si lasciarono.
Il cane riprese la strada di casa: e Pinocchio, rimasto solo, and a una capanna l poco
distante, e domand a un vecchietto che stava sulla porta a scaldarsi al sole:
Dite, galantuomo, sapete nulla di un povero ragazzo ferito nel capo e che si
chiamava Eugenio?...
Il ragazzo stato portato da alcuni pescatori in questa capanna, e ora...
Ora sar morto!... interruppe Pinocchio con gran dolore.
No: ora vivo, ed gi ritornato a casa sua.
Davvero, davvero? grid il burattino, saltando dallallegrezza. Dunque la ferita
non era grave?
Ma poteva riuscire gravissima e anche mortale, rispose il vecchietto, perch gli
tirarono sul capo un grosso libro rilegato in cartone.
E chi glielo tir?
Un suo compagno di scuola: un certo Pinocchio...
E chi questo Pinocchio? domand il burattino facendo lo gnorri.
Dicono che sia un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo...
Calunnie! Tutte calunnie!
Lo conosci tu questo Pinocchio?
Di vista! rispose il burattino.
E tu che concetto ne hai? gli chiese il vecchietto.
A me mi pare un gran buon figliuolo, pieno di voglia di studiare, ubbidiente,
affezionato al suo babbo e alla sua famiglia...
Mentre il burattino sfilava a faccia fresca tutte queste bugie, si tocc il naso e si
accorse che il naso gli sera allungato pi dun palmo. Allora tutto impaurito cominci a
gridare:
Non date retta, galantuomo, a tutto il bene che ve ne ho detto: perch conosco
benissimo Pinocchio e posso assicurarvi anchio che davvero un ragazzaccio, un
disubbidiente e uno svogliato, che invece di andare a scuola, va coi compagni a fare lo
sbarazzino!
Appena ebbe pronunziate queste parole, il suo naso raccorc e torn della grandezza
naturale, come era prima.
E perch sei tutto bianco a codesto modo? gli domand a un tratto il vecchietto.
Vi dir... senza avvedermene, mi sono strofinato a un muro, che era imbiancato di
fresco, rispose il burattino, vergognandosi a confessare che lo avevano infarinato come
un pesce, per poi friggerlo in padella.
O della tua giacchetta, de tuoi calzoncini e del tuo berretto che cosa ne hai fatto?
Ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non avreste per
caso da darmi un po di vestituccio, tanto perch io possa ritornare a casa?
Ragazzo mio, in fatto di vestiti, io non ho che un piccolo sacchetto, dove ci tengo i
lupini. Se vuoi, piglialo: eccolo l.
E Pinocchio non se lo fece dire due volte: prese subito il sacchetto dei lupini che era
vuoto, e dopo averci fatto colle forbici una piccola buca nel fondo e due buche dalle
parti, se lo infil a uso camicia. E vestito leggerino a quel modo, si avvi verso il paese.
Ma, lungo la strada, non si sentiva punto tranquillo; tant vero che faceva un passo
avanti e uno indietro e, discorrendo da se solo, andava dicendo:
Come far a presentarmi alla mia buona Fatina? Che dir quando mi vedr?... Vorr
perdonarmi questa seconda birichinata?... Scommetto che non me la perdona!... Oh!
Non me la perdona di certo... E mi sta il dovere: perch io sono un monello che
prometto sempre di correggermi, e non mantengo mai!...
Arriv al paese che era gi notte buia, e perch faceva tempaccio e lacqua veniva gi
a catinelle, and diritto diritto alla casa della Fata collanimo risoluto di bussare alla porta
e di farsi aprire.
Ma, quando fu l, sent mancarsi il coraggio, e invece di bussare si allontan,
correndo, una ventina di passi. Si avvicin una seconda volta alla porta, e non concluse
nulla: si avvicin una terza volta, e nulla: la quarta volta prese, tremando, il battente di
ferro in mano, e buss un piccolo colpettino.
Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezzora si apr una finestra dellultimo piano (la
casa era di quattro piani) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa Lumaca, che aveva un
lumicino acceso sul capo, la quale disse:
Chi a questora?
La Fata in casa? domand il burattino.
La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
Sono io!
Chi io?
Pinocchio.
Chi Pinocchio?
Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.
Ah! ho capito, disse la Lumaca. Aspettami cost, che ora scendo gi e ti apro
subito.
Spicciatevi, per carit, perch io muoio dal freddo.
Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta.
Intanto pass unora, ne passarono due, e la porta non si apriva: per cui Pinocchio,
che tremava dal freddo, dalla paura e dallacqua che aveva addosso, si fece cuore e buss
una seconda volta, e buss pi forte. A quel secondo colpo si apr una finestra del piano
di sotto e si affacci la solita Lumaca.
Lumachina bella, grid Pinocchio dalla strada, sono due ore che aspetto! E due
ore, a questa serataccia, diventano pi lunghe di due anni. Spicciatevi, per carit.
Ragazzo mio gli rispose dalla finestra quella bestiola tutta pace e tutta flemma,
ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta.
E la finestra si richiuse.
Di l a poco suon la mezzanotte: poi il tocco, poi le due dopo mezzanotte, e la porta
era sempre chiusa.
Allora Pinocchio, perduta la pazienza, afferr con rabbia il battente della porta per
bussare un gran colpo da far rintronare tutto il casamento: ma il battente che era di ferro,
divent a un tratto unanguilla viva, che sgusciandogli dalle mani spar nel rigagnolo
dacqua in mezzo alla strada.
Ah, s? grid Pinocchio sempre pi accecato dalla collera. Se il battente
sparito, io seguiter a bussare a furia di calci.
E tiratosi un poco indietro, lasci andare una solennissima pedata nelluscio della
casa. Il colpo fu cos forte, che il piede penetr nel legno fino a mezzo: e quando il
burattino si prov a ricavarlo fuori, fu tutta fatica inutile: perch il piede cera rimasto
conficcato dentro, come un chiodo ribadito.
Figuratevi il povero Pinocchio! Dov passare tutto il resto della notte con un piede in
terra e con quellaltro per aria.
La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si apr.
Quella brava bestiola della Lumaca, a scendere dal quarto piano fino alluscio di
strada, ci aveva messo solamente nove ore. Bisogna proprio dire che avesse fatto una
sudata!
Che cosa fate con codesto piede conficcato nelluscio? domand ridendo al
burattino.
stata una disgrazia. Vedete un po, Lumachina bella, se vi riesce di liberarmi da
questo supplizio.
Ragazzo mio, cos ci vuole un legnaiolo, e io non ho mai fatto la legnaiola.
Pregate la Fata da parte mia!...
La Fata dorme e non vuol essere svegliata.
Ma che cosa volete che io faccia inchiodato tutto il giorno a questa porta?
Divrtiti a contare le formicole che passano per la strada.
Portatemi almeno qualche cosa da mangiare, perch mi sento rifinito.
Subito! disse la Lumaca.
Difatti dopo tre ore e mezzo Pinocchio la vide tornare con un vassoio dargento in
capo. Nel vassoio cera un pane, un pollastro arrosto e quattro albicocche mature.
Ecco la colazione che vi manda la Fata, disse la Lumaca.
Alla vista di quella grazia di Dio, il burattino sent consolarsi tutto.
Ma quale fu il suo disinganno, quando incominciando a mangiare, si dov accorgere
che il pane era di gesso, il pollastro di cartone e le quattro albicocche di alabastro,
colorite al naturale.
Voleva piangere, voleva darsi alla disperazione, voleva buttar via il vassoio e quel che
cera dentro: ma invece, o fosse il gran dolore o la gran languidezza di stomaco, fatto sta
che cadde svenuto.
Quando si riebbe, si trov disteso sopra un sof, e la Fata era accanto a lui.
Anche per questa volta ti perdono, gli disse la Fata, ma guai a te se me ne fai
unaltra delle tue!...
Pinocchio promise e giur che avrebbe studiato, e che si sarebbe condotto sempre
bene. E mantenne la parola per tutto il resto dellanno. Difatti, agli esami delle vacanze,
ebbe lonore di essere il pi bravo della scuola; e i suoi portamenti, in generale, furono
giudicati cos lodevoli e soddisfacenti, che la Fata, tutta contenta, gli disse:
Domani finalmente il tuo desiderio sar appagato!
Cio?
Domani finirai di essere un burattino di legno, e diventerai un ragazzo perbene.
Chi non ha veduto la gioia di Pinocchio, a questa notizia tanto sospirata, non potr
mai figurarsela. Tutti i suoi amici e compagni di scuola dovevano essere invitati per il
giorno dopo a una gran colazione in casa della Fata, per festeggiare insieme il grande
avvenimento: e la Fata aveva fatto preparare dugento tazze di caff-e-latte e quattrocento
panini imburrati di sotto e di sopra. Quella giornata prometteva dessere molto bella e
molto allegra, ma...
Disgraziatamente, nella vita dei burattini c sempre un ma, che sciupa ogni cosa.


XXX
PINOCCHIO, INVECE DI DIVENTARE UN RAGAZZO,
PARTE DI NASCOSTO COL SUO AMICO LUCIGNOLO
PER IL PAESE DEI BALOCCHI.

Com naturale, Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di andare in giro per la
citt a fare gli inviti: e la Fata gli disse:
Vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani: ma ricordati di
tornare a casa prima che faccia notte. Hai capito?
Fra unora prometto di essere belle ritornato, replic il burattino.
Bada, Pinocchio! I ragazzi fanno presto a promettere: ma il pi delle volte, fanno
tardi a mantenere.
Ma io non sono come gli altri: io, quando dico una cosa, la mantengo.
Vedremo. Caso poi tu disubbidissi, tanto peggio per te.
Perch?
Perch i ragazzi che non danno retta ai consigli di chi ne sa pi di loro, vanno
sempre incontro a qualche disgrazia.
E io lho provato! disse Pinocchio. Ma ora non ci ricasco pi!
Vedremo se dici il vero.
Senza aggiungere altre parole, il burattino salut la sua buona Fata, che era per lui una
specie di mamma, e cantando e ballando usc fuori della porta di casa.
In poco pi dunora, tutti i suoi amici furono invitati. Alcuni accettarono subito e di
gran cuore: altri da principio si fecero un po pregare; ma quando seppero che i panini da
inzuppare nel caff-e-latte sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori, finirono
tutti col dire: Verremo anche noi, per farti piacere.
Ora bisogna sapere che Pinocchio, fra i suoi amici e compagni di scuola, ne aveva
uno prediletto e carissimo, il quale si chiamava di nome Romeo: ma tutti lo chiamavano
col soprannome di Lucignolo, per via del suo personalino asciutto, secco e allampanato,
tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.
Lucignolo era il ragazzo pi svogliato e pi birichino di tutta la scuola: ma Pinocchio
gli voleva un gran bene. Difatti and subito a cercarlo a casa, per invitarlo alla colazione,
e non lo trov: torn una seconda volta, e Lucignolo non cera: torn una terza volta, e
fece la strada invano.
Dove poterlo ripescare? Cerca di qua, cerca di l, finalmente lo vide nascosto sotto il
portico di una casa di contadini.
Che cosa fai cost? gli domand Pinocchio, avvicinandosi.
Aspetto la mezzanotte, per partire...
Dove vai?
Lontano, lontano, lontano!
E io che son venuto a cercarti a casa tre volte!...
Che cosa volevi da me?
Non sai il grande avvenimento? Non sai la fortuna che mi toccata?
Quale?
Domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te, e come tutti
gli altri.
Buon pro ti faccia.
Domani, dunque, ti aspetto a colazione a casa mia.
Ma se ti dico che parto questa sera.
A che ora?
Fra poco.
E dove vai?
Vado ad abitare in un paese... che il pi bel paese di questo mondo: una vera
cuccagna!...
E come si chiama?
Si chiama il Paese dei Balocchi. Perch non vieni anche tu?
Io? no davvero!
Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se non vieni, te ne pentirai. Dove vuoi
trovare un paese pi salubre per noialtri ragazzi? L non vi sono scuole: l non vi sono
maestri: l non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il gioved non si
fa scuola: e ogni settimana composta di sei gioved e di una domenica. Figrati che le
vacanze dellautunno cominciano col primo di gennaio e finiscono collultimo di
dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere
tutti i paesi civili!...
Ma come si passano le giornate nel Paese dei Balocchi?
Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a
letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo. Che te ne pare?
Uhm!... fece Pinocchio: e tentenn leggermente il capo, come dire: una vita
che farei volentieri anchio!.
Dunque, vuoi partire con me? S o no? Risolviti.
No, no, no e poi no. Oramai ho promesso alla mia buona Fata di diventare un
ragazzo perbene, e voglio mantenere la promessa. Anzi, siccome vedo che il sole va
sotto, cos ti lascio subito e scappo via. Dunque addio e buon viaggio.
Dove corri con tanta furia?
A casa. La mia buona Fata vuole che ritorni prima di notte.
Aspetta altri due minuti.
Faccio troppo tardi.
Due minuti soli.
E se poi la Fata mi grida?
Lasciala gridare. Quando avr gridato ben bene, si cheter, disse quella birba di
Lucignolo.
E come fai? Parti solo o in compagnia?
Solo? Saremo pi di cento ragazzi.
E il viaggio lo fate a piedi?
A mezzanotte passer di qui il carro che ci deve prendere e condurre fin dentro ai
confini di quel fortunatissimo paese.
Che cosa pagherei che ora fosse mezzanotte!...
Perch?
Per vedervi partire tutti insieme.
Rimani qui un altro poco e ci vedrai.
No, no: voglio ritornare a casa.
Aspetta altri due minuti.
Ho indugiato anche troppo. La Fata star in pensiero per me.
Povera Fata! Che ha paura forse che ti mangino i pipistrelli?
Ma dunque, soggiunse Pinocchio, tu sei veramente sicuro che in quel paese non
ci sono punte scuole?...
Neanche lombra.
E nemmeno maestri?...
Nemmenuno.
E non c mai lobbligo di studiare?
Mai, mai, mai!
Che bel paese! disse Pinocchio, sentendo venirsi lacquolina in bocca. Che bel
paese! Io non ci sono stato mai, ma me lo figuro!...
Perch non vieni anche tu?
inutile che tu mi tenti! Oramai ho promesso alla mia buona Fata di diventare un
ragazzo di giudizio, e non voglio mancare alla parola.
Dunque addio, e salutami tanto le scuole ginnasiali!... E anche quelle liceali, se le
incontri per la strada.
Addio, Lucignolo: fai buon viaggio, divertiti e rammentati qualche volta degli amici.
Ci detto, il burattino fece due passi in atto di andarsene: ma poi, fermandosi e
voltandosi allamico, gli domand:
Ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte le settimane sieno composte di sei
gioved e di una domenica?
Sicurissimo.
Ma lo sai di certo che le vacanze abbiano principio col primo di gennaio e finiscano
collultimo di dicembre?
Di certissimo!
Che bel paese! ripet Pinocchio, sputando dalla soverchia consolazione.
Poi, fatto un animo risoluto, soggiunse in fretta e furia:
Dunque, addio davvero: e buon viaggio.
Addio.
Fra quanto partirete?
Fra due ore!
Peccato! Se alla partenza mancasse unora sola, sarei quasi quasi capace di aspettare.
E la Fata?...
Oramai ho fatto tardi!... E tornare a casa unora prima o unora dopo, lo stesso.
Povero Pinocchio! E se la Fata ti grida?
Pazienza! La lascer gridare. Quando avr gridato ben bene, si cheter.
Intanto si era gi fatta notte e notte buia: quando a un tratto videro muoversi in
lontananza un lumicino... e sentirono un suono di bubboli e uno squillo di trombetta,
cos piccolino e soffocato, che pareva il sibilo di una zanzara!
Eccolo! grid Lucignolo, rizzandosi in piedi.
Chi ? domand sottovoce Pinocchio.
il carro che viene a prendermi. Dunque, vuoi venire, s o no?
Ma proprio vero, domand il burattino, che in quel paese i ragazzi non hanno
mai lobbligo di studiare?
Mai, mai, mai!
Che bel paese!... che bel paese!... che bel paese!.

XXXI
DOPO CINQUE MESI DI CUCCAGNA,
PINOCCHIO, CON SUA GRANDE MARAVIGLIA,
SENTE SPUNTARSI UN BEL PAIO DORECCHIE ASININE
E DIVENTA UN CIUCHINO, CON LA CODA E TUTTO.

Finalmente il carro arriv: e arriv senza fare il pi piccolo rumore, perch le sue
ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.
Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso
pelame.
Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi
strisce gialle e turchine. Ma la cosa pi singolare era questa: che quelle dodici pariglie,
ossia quei ventiquattro ciuchini, invece di essere ferrati come tutti le altre bestie da tiro o
da soma, avevano ai piedi degli stivali da uomo di vacchetta bianca.
E il conduttore del carro?...
Figuratevi un omino pi largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro,
con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e
carezzevole, come quella dun gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di
casa.
Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel
montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella
carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi.
Difatti il carro era gi tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i dodici anni,
ammonticchiati gli uni sugli altri, come tante acciughe nella salamoia. Stavano male,
stavano pigiati, non potevano quasi respirare: ma nessuno diceva ohi!, nessuno si
lamentava. La consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese,
dove non cerano n libri, n scuole, n maestri, li rendeva cos contenti e rassegnati, che
non sentivano n i disagi, n gli strapazzi, n la fame, n la sete, n il sonno.
Appena che il carro si fu fermato, lomino si volse a Lucignolo e con mille smorfie e
mille manierine, gli domand sorridendo:
Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu in quel fortunato paese?
Sicuro che ci voglio venire.
Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c pi posto. Come vedi, tutto
pieno!...
Pazienza! replic Lucignolo, se non c posto dentro, io mi adatter a star
seduto sulle stanghe del carro.
E spiccato un salto, mont a cavalcioni sulle stanghe.
E tu, amor mio?... disse lomino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio.
Che intendi fare? Vieni con noi, o rimani?...
Io rimango, rispose Pinocchio. Io voglio tornarmene a casa mia: voglio studiare
e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i ragazzi perbene.
Buon pro ti faccia!
Pinocchio! disse allora Lucignolo. Dai retta a me: vieni via con noi e staremo
allegri.
No, no, no!
Vieni via con noi e staremo allegri, gridarono altre quattro voci di dentro al carro.
Vieni via con noi e staremo allegri, urlarono tutte insieme un centinaio di voci di
dentro al carro.
E se vengo con voi, che cosa dir la mia buona Fata? disse il burattino che
cominciava a intenerirsi e a ciurlar nel manico.
Non ti fasciare il capo con tante melanconie. Pensa che andiamo in un paese dove
saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla sera!
Pinocchio non rispose: ma fece un sospiro: poi fece un altro sospiro: poi un terzo
sospiro; finalmente disse:
Fatemi un po di posto: voglio venire anchio!...
I posti son tutti pieni, replic lomino, ma per mostrarti quanto sei gradito,
posso cederti il mio posto a cassetta...
E voi?...
E io far la strada a piedi.
No, davvero, che non lo permetto. Preferisco piuttosto di salire in groppa a
qualcuno di questi ciuchini! grid Pinocchio.
Detto fatto, si avvicin al ciuchino manritto della prima pariglia e fece latto di volerlo
cavalcare: ma la bestiola, voltandosi a secco, gli dette una gran musata nello stomaco e lo
gett a gambe allaria.
Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi presenti alla
scena.
Ma lomino non rise. Si accost pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle, e, facendo
finta di dargli un bacio, gli stacc con un morso la met dellorecchio destro.
Intanto Pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, schizz con un salto sulla groppa
di quel povero animale. E il salto fu cos bello, che i ragazzi, smesso di ridere,
cominciarono a urlare: Viva Pinocchio! e a fare una smanacciata di applausi, che non
finivano pi.
Quandecco che allimprovviso il ciuchino alz tutte due le gambe di dietro, e dando
una fortissima sgropponata, scaravent il povero burattino in mezzo alla strada sopra un
monte di ghiaia.
Allora grandi risate daccapo: ma lomino, invece di ridere, si sent preso da tanto
amore per quellirrequieto asinello, che, con un bacio, gli port via di netto la met di
quellaltro orecchio. Poi disse al burattino:
Rimonta pure a cavallo e non aver paura. Quel ciuchino aveva qualche grillo per il
capo: ma io gli ho detto due paroline negli orecchi e spero di averlo reso mansueto e
ragionevole.
Pinocchio mont: e il carro cominci a muoversi: ma nel tempo che i ciuchini
galoppavano e che il carro correva sui ciotoli della via maestra, gli parve al burattino di
sentire una voce sommessa e appena intelligibile, che gli disse:
Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai!
Pinocchio, quasi impaurito, guard di qua e di l, per conoscere da qual parte
venissero queste parole; ma non vide nessuno: i ciuchini galoppavano, il carro correva, i
ragazzi dentro al carro dormivano, Lucignolo russava come un ghiro e lomino seduto a
cassetta, canterellava fra i denti:
Tutti la notte dormono
E io non dormo mai...
Fatto un altro mezzo chilometro, Pinocchio sent la solita vocina fioca che gli disse:
Tienlo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai
libri, alle scuole e ai maestri, per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti, non
possono far altro che una fine disgraziata!... Io lo so per prova!... E te lo posso dire!
Verr un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io... ma allora sar tardi!...
A queste parole bisbigliate sommessamente, il burattino, spaventato pi che mai,
salt gi dalla groppa della cavalcatura e and a prendere il suo ciuchino per il muso.
E immaginatevi come rest, quando saccorse che il suo ciuchino piangeva... e
piangeva proprio come un ragazzo!
Ehi, signor omino, grid allora Pinocchio al padrone del carro, sapete che cosa
c di nuovo? Questo ciuchino piange.
Lascialo piangere: rider quando sar sposo
Ma che forse gli avete insegnato anche a parlare ?
No: ha imparato da s a borbottare qualche parola, essendo stato tre anni in una
compagnia di cani ammaestrati.
Povera bestia!...
Via, via, disse lomino, non perdiamo il nostro tempo a veder piangere un
ciuco. Rimonta a cavallo, e andiamo: la notte fresca e la strada lunga.
Pinocchio obbed senza rifiatare. Il carro riprese la sua corsa: e la mattina, sul far
dellalba, arrivarono felicemente nel Paese dei Balocchi.
Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era
tutta composta di ragazzi. I pi vecchi avevano quattordici anni: i pi giovani ne avevano
otto appena. Nelle strade, unallegria, un chiasso, uno strillo da levar di cervello! Branchi
di monelli dappertutto. Chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava
in velocipede, chi sopra a un cavallino di legno; questi facevano a mosca-cieca, quegli
altri si rincorrevano; altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava,
chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e
colle gambe in aria; chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale collelmo
di foglio e lo squadrone di cartapesta; chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le
mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto lovo; insomma un tal
pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone
negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela,
affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte
col carbone delle bellissime cose come queste: Viva i balocci (invece di balocchi): non
voglamo pi schole (invece di non vogliamo pi scuole): abbasso Larin Metica (invece di
laritmetica) e altri fiori consimili.
Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevano fatto il viaggio collomino,
appena ebbero messo il piede dentro la citt, si ficcarono subito in mezzo alla gran
baraonda, e in pochi minuti, come facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti.
Chi pi felice, chi pi contento di loro?
In mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane,
passavano come tanti baleni.
Oh! che bella vita! diceva Pinocchio tutte le volte che per caso simbatteva in
Lucignolo.
Vedi, dunque, se avevo ragione?... ripigliava questultimo. E dire che tu non
volevi partire! E pensare che teri messo in capo di tornartene a casa dalla tua Fata, per
perdere il tempo a studiare!.... Se oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole, lo
devi a me, ai miei consigli, alle mie premure, ne convieni? Non vi sono che i veri amici
che sappiano rendere di questi grandi favori.
vero, Lucignolo! Se oggi io sono un ragazzo veramente contento, tutto merito
tuo. E il maestro, invece, sai che cosa mi diceva, parlando di te? Mi diceva sempre: Non
praticare quella birba di Lucignolo perch Lucignolo un cattivo compagno e non pu
consigliarti altro che a far del male!....
Povero maestro! replic laltro tentennando il capo. Lo so purtroppo che mi
aveva a noia e che si divertiva sempre a calunniarmi, ma io sono generoso e gli perdono!
Anima grande! disse Pinocchio, abbracciando affettuosamente lamico e dandogli
un bacio in mezzo agli occhi.
Intanto era gi da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di baloccarsi e di
divertirsi le giornate intere, senza mai vedere in faccia n un libro, n una scuola, quando
una mattina Pinocchio, svegliandosi, ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa
che lo messe proprio di malumore.


XXXII
A PINOCCHIO GLI VENGONO GLI ORECCHI DI CIUCO,
E POI DIVENTA UN CIUCHINO VERO E COMINCIA A RAGLIARE.

E questa sorpresa quale fu?
Ve lo dir io, miei cari e piccoli lettori: la sorpresa fu che Pinocchio, svegliandosi, gli
venne fatto naturalmente di grattarsi il capo; e nel grattarsi il capo si accorse...
Indovinate un po di che cosa si accorse?
Si accorse con sua grandissima maraviglia che gli orecchi gli erano cresciuti pi dun
palmo.
Voi sapete che il burattino, fin dalla nascita, aveva gli orecchi piccini piccini: tanto
piccini che, a occhio nudo, non si vedevano neppure! Immaginatevi dunque come rest,
quando si pot scorgere che i suoi orecchi, durante la notte, erano cos allungati, che
parevano due spazzole di padule.
And subito in cerca di uno specchio, per potersi vedere: ma non trovando uno
specchio, emp dacqua la catinella del lavamano, e specchiandovisi dentro, vide quel che
non avrebbe mai voluto vedere: vide, cio, la sua immagine abbellita di un magnifico
paio di orecchi asinini.
Lascio pensare a voi il dolore, la vergogna e la disperazione del povero Pinocchio!
Cominci a piangere, a strillare, a battere la testa nel muro: ma quanto pi si
disperava, e pi i suoi orecchi crescevano, crescevano e diventavano pelosi verso la cima.
Al rumore di quelle grida acutissime, entr nella stanza una bella Marmottina, che
abitava il piano di sopra: la quale, vedendo il burattino in cos grandi smanie, gli
domand premurosamente:
Che coshai, mio caro casigliano?
Sono malato, Marmottina mia, molto malato... e malato duna malattia che mi fa
paura! Te ne intendi tu del polso?
Un pochino.
Senti dunque se per caso avessi la febbre.
La Marmottina alz la zampa destra davanti: e dopo aver tastato il polso di Pinocchio
gli disse sospirando:
Amico mio, mi dispiace doverti dare una cattiva notizia!...
Cio?
Tu hai una gran brutta febbre!...
E che febbre sarebbe?
la febbre del somaro.
Non la capisco questa febbre! rispose il burattino, che laveva pur troppo capita.
Allora te la spiegher io, soggiunse la Marmottina. Sappi dunque che fra due o
tre ore tu non sarai pi burattino, n un ragazzo...
E che cosa sar?
Fra due o tre ore, tu diventerai un ciuchino vero e proprio, come quelli che tirano il
carretto e che portano i cavoli e linsalata al mercato.
Oh! Povero me! Povero me! grid Pinocchio pigliandosi con le mani tutte due gli
orecchi, e tirandoli e strapazzandoli rabbiosamente, come se fossero gli orecchi di un
altro.
Caro mio, replic la Marmottina per consolarlo, che cosa ci vuoi tu fare?
Oramai destino. Oramai scritto nei decreti della sapienza, che tutti quei ragazzi
svogliati che, pigliando a noia i libri, le scuole e i maestri, passano le loro giornate in
balocchi, in giochi e in divertimenti, debbano finire prima o poi col trasformarsi in tanti
piccoli somari.
Ma davvero proprio cos? domand singhiozzando il burattino.
Purtroppo cos! E ora i pianti sono inutili. Bisognava pensarci prima!
Ma la colpa non mia: la colpa, credilo, Marmottina, tutta di Lucignolo!...
E chi questo Lucignolo!...
Un mio compagno di scuola. Io volevo tornare a casa: io volevo essere ubbidiente:
io volevo seguitare a studiare e a farmi onore... ma Lucignolo mi disse: Perch vuoi
annoiarti a studiare? Perch vuoi andare alla scuola? Vieni piuttosto con me, nel Paese
dei Balocchi: l non studieremo pi: l ci divertiremo dalla mattina alla sera e staremo
sempre allegri.
E perch seguisti il consiglio di quel falso amico? di quel cattivo compagno?
Perch?... Perch, Marmottina mia, io sono un burattino senza giudizio... e senza
cuore. Oh! se avessi avuto un zinzino di cuore, non avrei mai abbandonato quella buona
Fata, che mi voleva bene come una mamma e che aveva fatto tanto per me!... E a
questora non sarei pi un burattino... ma sarei invece un ragazzino a modo, come ce n
tanti! Oh!... ma se incontro Lucignolo, guai a lui! Gliene voglio dire un sacco e una
sporta!
E fece latto di volere uscire. Ma quando fu sulla porta, si ricord che aveva gli
orecchi dasino, e vergognandosi di mostrarli al pubblico, che cosa invent?... Prese un
gran berretto di cotone, e, ficcatoselo in testa, se lo ingozz fin sotto la punta del naso.
Poi usc: e si dette a cercar Lucignolo dappertutto. Lo cerc nelle strade, nelle piazze,
nei teatrini, in ogni luogo: ma non lo trov. Ne chiese notizia a quanti incontr per la
via, ma nessuno laveva veduto.
Allora and a cercarlo a casa: e arrivato alla porta buss.
Chi ? domand Lucignolo di dentro.
Sono io! rispose il burattino.
Aspetta un poco, e ti aprir.
Dopo mezzora la porta si apr: e figuratevi come rest Pinocchio quando, entrando
nella stanza, vide il suo amico Lucignolo con un gran berretto di cotone in testa, che gli
scendeva fin sotto il naso.
Alla vista di quel berretto, Pinocchio sent quasi consolarsi e pens subito dentro di
s: Che lamico sia malato della mia medesima malattia? Che abbia anche lui la febbre
del ciuchino?...
E facendo finta di non essersi accorto di nulla, gli domand sorridendo:
Come stai, mio caro Lucignolo?
Benissimo: come un topo in una forma di cacio parmigiano.
Lo dici proprio sul serio?
E perch dovrei dirti una bugia?
Scusami, amico: e allora perch tieni in capo codesto berretto di cotone che ti
cuopre tutti gli orecchi?
Me lha ordinato il medico, perch mi sono fatto male a questo ginocchio. E tu,
caro burattino, perch porti codesto berretto di cotone ingozzato fin sotto il naso?
Me lha ordinato il medico, perch mi sono sbucciato un piede.
Oh! povero Pinocchio!...
Oh! povero Lucignolo!...
A queste parole tenne dietro un lunghissimo silenzio, durante il quale i due amici non
fecero altro che guardarsi fra loro in atto di canzonatura.
Finalmente il burattino, con una vocina melliflua e flautata, disse al suo compagno:
Levami una curiosit, mio caro Lucignolo: hai mai sofferto di malattia agli orecchi?
Mai!... E tu?
Mai! Per altro da questa mattina in poi ho un orecchio, che mi fa spasimare.
Ho lo stesso male anchio.
Anche tu?... E qual lorecchio che ti duole?
Tutte due. E tu?
Tutte due. Che sia la medesima malattia?
Ho paura di s?
Vuoi farmi un piacere, Lucignolo?
Volentieri! Con tutto il cuore.
Mi fai vedere i tuoi orecchi?
Perch no? Ma prima voglio vedere i tuoi, caro Pinocchio.
No: il primo devi essere tu.
No, carino! Prima tu, e dopo io!
Ebbene, disse allora il burattino, facciamo un patto da buoni amici.
Sentiamo il patto.
Leviamoci tutte due il berretto nello stesso tempo: accetti?
Accetto.
Dunque attenti!
E Pinocchio cominci a contare a voce alta:
Uno! Due! Tre!
Alla parola tre! i due ragazzi presero i loro berretti di capo e li gettarono in aria.
E allora avvenne una scena, che parrebbe incredibile, se non fosse vera. Avvenne,
cio, che Pinocchio e Lucignolo, quando si videro colpiti tutte due dalla medesima
disgrazia, invece di restar mortificati e dolenti, cominciarono ad ammiccarsi i loro
orecchi smisuratamente cresciuti, e dopo mille sguaiataggini finirono col dare in una
bella risata.
E risero, risero, risero da doversi reggere il corpo: se non che, sul pi bello del ridere,
Lucignolo tutta un tratto si chet, e barcollando e cambiando colore, disse allamico:
Aiuto, aiuto, Pinocchio!
Che coshai?
Ohim. Non mi riesce pi di star ritto sulle gambe.
Non mi riesce pi neanche a me, grid Pinocchio, piangendo e traballando.
E mentre dicevano cos, si piegarono tutte due carponi a terra e, camminando con le
mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza. E intanto che
correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi
e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro, brizzolato di nero.
Ma il momento pi brutto per que due sciagurati sapete quando fu? Il momento pi
brutto e pi umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda. Vinti allora
dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino.
Non lavessero mai fatto! Invece di gemiti e di lamenti, mandavano fuori dei ragli
asinini: e ragliando sonoramente, facevano tutte due coro: j-a, j-a, j-a.
In quel frattempo fu bussato alla porta, e una voce di fuori disse:
Aprite! Sono lOmino, sono il conduttore del carro che vi port in questo paese.
Aprite subito, o guai a voi!



XXXIII
DIVENTATO UN CIUCHINO VERO, PORTATO A VENDERE,
E LO COMPRA IL DIRETTORE DI UNA COMPAGNIA DI PAGLIACCI
PER INSEGNARGLI A BALLARE E A SALTARE I CERCHI;
MA UNA SERA AZZOPPISCE E ALLORA LO RICOMPRA UN ALTRO,
PER FAR CON LA SUA PELLE UN TAMBURO.

Vedendo che la porta non si apriva, lOmino la spalanc con un violentissimo calcio:
ed entrato che fu nella stanza, disse col suo solito risolino a Pinocchio e a Lucignolo:
Bravi ragazzi! Avete ragliato bene, e io vi ho subito riconosciuti alla voce. E per
questo eccomi qui.
A tali parole, i due ciuchini rimasero mogi mogi, colla testa gi, con gli orecchi bassi e
con la coda fra le gambe.
Da principio lOmino li lisci, li accarezz, li palpeggi: poi, tirata fuori la striglia,
cominci a strigliarli perbene.
E quando a furia di strigliarli, li ebbe fatti lustri come due specchi, allora messe loro la
cavezza e li condusse sulla piazza del mercato, con la speranza di venderli e di beccarsi
un discreto guadagno.
E i compratori, difatti, non si fecero aspettare.
Lucignolo fu comprato da un contadino, a cui era morto il somaro il giorno avanti, e
Pinocchio fu venduto al direttore di una compagnia di pagliacci e di saltatori di corda, il
quale lo compr per ammaestrarlo e per farlo poi saltare e ballare insieme con le altre
bestie della compagnia.
E ora avete capito, miei piccoli lettori, qual era il bel mestiere che faceva lOmino?
Questo brutto mostriciattolo, che aveva una fisionomia tutta latte e miele, andava di
tanto in tanto con un carro a girare per il mondo: strada facendo raccoglieva con
promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole: e
dopo averli caricati sul suo carro, li conduceva nel Paese dei Balocchi, perch passassero
tutto il loro tempo in giochi, in chiassate e in divertimenti. Quando poi quei poveri
ragazzi illusi, a furia di baloccarsi sempre e di non studiare mai, diventavano tanti
ciuchini, allora tutto allegro e contento simpadroniva di loro e li portava a vendere sulle
fiere e sui mercati. E cos in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato
milionario.
Quel che accadesse di Lucignolo, non lo so: so, per altro, che Pinocchio and
incontro fin dai primi giorni a una vita durissima e strapazzata.
Quando fu condotto nella stalla, il nuovo padrone gli emp la greppia di paglia: ma
Pinocchio, dopo averne assaggiata una boccata, la risput.
Allora il padrone, brontolando, gli emp la greppia di fieno: ma neppure il fieno gli
piacque.
Ah! non ti piace neppure il fieno? grid il padrone imbizzito. Lascia fare,
ciuchino bello, che se hai dei capricci per il capo, penser io a levarteli!...
E a titolo di correzione, gli affibbi subito una frustata nelle gambe.
Pinocchio dal gran dolore, cominci a piangere e a ragliare, e ragliando, disse:
J-a, j-a, la paglia non la posso digerire!...
Allora mangia il fieno! replic il padrone che intendeva benissimo il dialetto
asinino.
J-a, j-a, il fieno mi fa dolere il corpo!...
Pretenderesti, dunque, che un somaro, par tuo, lo dovessi mantenere a petti di
pollo e cappone in galantina? soggiunse il padrone arrabbiandosi sempre pi e
affibbiandogli una seconda frustata.
A quella seconda frustata Pinocchio, per prudenza, si chet subito e non disse altro.
Intanto la stalla fu chiusa e Pinocchio rimase solo: e perch erano molte ore che non
aveva mangiato cominci a sbadigliare dal grande appetito. E, sbadigliando, spalancava
una bocca che pareva un forno.
Alla fine, non trovando altro nella greppia, si rassegn a masticare un po di fieno: e
dopo averlo masticato ben bene, chiuse gli occhi e lo tir gi.
Questo fieno non cattivo, poi disse dentro di s, ma quanto sarebbe stato
meglio che avessi continuato a studiare!... A questora, invece di fieno, potrei mangiare
un cantuccio di pan fresco e una bella fetta di salame!... Pazienza!
La mattina dopo, svegliandosi, cerc subito nella greppia un altro po di fieno; ma
non lo trov perch laveva mangiato tutto nella notte.
Allora prese una boccata di paglia tritata: ma in quel mentre che la masticava si dov
accorgere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto n al risotto alla milanese
n ai maccheroni alla napoletana.
Pazienza! ripet, continuando a masticare. Che almeno la mia disgrazia possa
servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti e che non hanno voglia di studiare.
Pazienza!... pazienza!
Pazienza un corno! url il padrone, entrando in quel momento nella stalla.
Credi forse, mio bel ciuchino, chio ti abbia comprato unicamente per darti da bere e da
mangiare? Io ti ho comprato perch tu lavori e perch tu mi faccia guadagnare molti
quattrini. Su, dunque, da bravo! Vieni con me nel Circo, e l ti insegner a saltare i cerchi,
a rompere col capo le botti di foglio e a ballare il valzer e la polca, stando ritto sulle
gambe di dietro.
Il povero Pinocchio, per amore o per forza, dov imparare tutte queste bellissime
cose; ma, per impararle, gli ci vollero tre mesi di lezioni, e molte frustate da levare il pelo.
Venne finalmente il giorno, in cui il suo padrone pot annunziare uno spettacolo
veramente straordinario. I cartelloni di vario colore, attaccati alle cantonate delle strade,
dicevano cos:

<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<*****>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
GRANDE
SPETTACOLO DI GALA
PER QUESTA SERA
AVRANNO LUOGO I SOLITI SALTI
ED ESERCIZI SORPRENDENTI
ESEGUITI DA TUTTI GLI ARTISTI E
DA TUTTI I CAVALLI DAMBO I SESSI
DELLA COMPAGNIA
E PI SAR PRESENTATO
PER LA PRIMA VOLTA IL FAMOSO
CIUCHINO
PINOCCHIO
DETTO
LA STELLA DELLA DANZA
####
IL TEATRO SAR ILLUMINATO A GIORNO

<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<*****>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Quella sera, come potete figurarvelo, unora prima che cominciasse lo spettacolo, il
teatro era pieno stipato.
Non si trovava pi n un posto distinto, n un palco, nemmeno a pagarlo a peso
doro.
Le gradinate del Circo formicolavano di bambini, di bambine e di ragazzi di tutte le
et, che avevano la febbre addosso per la smania di veder ballare il famoso ciuchino
Pinocchio.
Finita la prima parte dello spettacolo, il direttore della compagnia, vestito in giubba
nera, calzoni bianchi a coscia e stivaloni di pelle fin sopra ai ginocchi, si present
allaffollatissimo pubblico, e, fatto un grande inchino, recit con molta solennit il
seguente spropositato discorso:
Rispettabile pubblico, cavalieri e dame!
Lumile sottoscritto essendo di passaggio per questa illustre metropolitana, ho
voluto procrearmi lonore nonch il piacere di presentare a questo intelligente e cospicuo
uditorio un celebre ciuchino, che ebbe gi lonore di ballare al cospetto di Sua Maest
lImperatore di tutte le Corti principali dEuropa.
E col ringraziandoli, aiutateci della vostra animatrice presenza e compatiteci!
Questo discorso fu accolto da molte risate e da molti applausi: ma gli applausi
raddoppiarono e diventarono una specie di uragano alla comparsa del ciuchino
Pinocchio in mezzo al Circo. Egli era tutto agghindato a festa. Aveva una briglia nuova
di pelle lustra, con fibbie e borchie dottone; due camelie bianche agli orecchi; la criniera
divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini dargento attraverso alla vita, e la coda tutta
intrecciata con nastri di velluto amaranto e celeste. Era, insomma, un ciuchino da
innamorare!
Il direttore, nel presentarlo al pubblico, aggiunse queste parole:
Miei rispettabili auditori! Non star qui a farvi menzogne delle grandi difficolt da
me soppressate per comprendere e soggiogare questo mammifero, mentre pascolava
liberamente di montagna in montagna nelle pianure della zona torrida. Osservate, vi
prego, quanta selvaggina trasudi d suoi occhi, conciossiach essendo riusciti vanitosi
tutti i mezzi per addomesticarlo al vivere dei quadrupedi civili, ho dovuto pi volte
ricorrere allaffabile dialetto della frusta. Ma ogni mia gentilezza invece di farmi da lui
benvolere, me ne ha maggiormente cattivato lanimo. Io per, seguendo il sistema di
Galles, trovai nel suo cranio una piccola cartagine ossea che la stessa Facolt Medicea di
Parigi riconobbe essere quello il bulbo rigeneratore dei capelli e della danza pirrica. E per
questo io lo volli ammaestrare nel ballo nonch nei relativi salti dei cerchi e delle botti
foderate di foglio. Ammiratelo, e poi giudicatelo! Prima per di prendere cognato da voi,
permettete, o signori, che io vinviti al diurno spettacolo di domani sera: ma nellapoteosi
che il tempo piovoso minacciasse acqua, allora lo spettacolo invece di domani sera, sar
posticipato a domattina, alle ore undici antimeridiane del pomeriggio.
E qui il direttore fece unaltra profondissima riverenza: quindi rivolgendosi a
Pinocchio, gli disse:
Animo, Pinocchio!... Avanti di dar principio ai vostri esercizi, salutate questo
rispettabile pubblico, cavalieri, dame e ragazzi!
Pinocchio, ubbidiente, pieg subito i due ginocchi davanti, fino a terra, e rimase
inginocchiato fino a tanto che il direttore, schioccando la frusta, non gli grid:
Al passo!
Allora il ciuchino si rizz sulle quattro gambe, e cominci a girare intorno al Circo,
camminando sempre di passo.
Dopo un poco il direttore grido:
Al trotto! e Pinocchio, ubbidiente al comando, cambi il passo in trotto.
Al galoppo!... e Pinocchio stacc il galoppo.
Alla carriera! e Pinocchio si dette a correre di gran carriera.
Ma in quella che correva come un barbero, il direttore, alzando il braccio in aria,
scaric un colpo di pistola.
A quel colpo il ciuchino, fingendosi ferito, cadde disteso nel Circo, come se fosse
moribondo davvero.
Rizzatosi da terra, in mezzo a uno scoppio di applausi, durli e di battimani, che
andavano alle stelle, gli venne naturalmente di alzare la testa e di guardare in su... e
guardando, vide in un palco una bella signora, che aveva al collo una grossa collana
doro, dalla quale pendeva un medaglione.
Nel medaglione cera dipinto il ritratto dun burattino.
Quel ritratto il mio!... quella signora la Fata! disse dentro di s Pinocchio,
riconoscendola subito: e lasciandosi vincere dalla gran contentezza, si prov a gridare:
Oh Fatina mia! oh Fatina mia!
Ma invece di queste parole, gli usc dalla gola un raglio cos sonoro e prolungato, che
fece ridere tutti gli spettatori, e segnatamente tutti i ragazzi che erano in teatro.
Allora il direttore, per insegnargli e per fargli intendere che non buona creanza
mettersi a ragliare in faccia al pubblico, gli di col manico della frusta una bacchettata sul
naso.
Il povero ciuchino, tirato fuori un palmo di lingua, dur a leccarsi il naso almeno
cinque minuti, credendo forse cos di rasciugarsi il dolore che aveva sentito.
Ma quale fu la sua disperazione quando, voltandosi in su una seconda volta, vide che
il palco era vuoto e che la Fata era sparita!...
Si sent come morire: gli occhi gli si empirono di lacrime e cominci a piangere
dirottamente. Nessuno per se ne accorse e, meno degli altri, il direttore, il quale, anzi,
schioccando la frusta, grid:
Da bravo, Pinocchio! Ora farete vedere a questi signori con quanta grazia sapete
saltare i cerchi.
Pinocchio si prov due o tre volte: ma ogni volta che arrivava davanti al cerchio,
invece di attraversarlo, ci passava pi comodamente di sotto. Alla fine spicc un salto e
lattravers: ma le gambe di dietro gli rimasero disgraziatamente impigliate nel cerchio:
motivo per cui ricadde in terra dallaltra parte tutto in un fascio.
Quando si rizz, era azzoppito, e a malapena pot ritornare alla scuderia.
Fuori Pinocchio! Vogliamo il ciuchino! Fuori il ciuchino! gridavano i ragazzi dalla
platea, impietositi e commossi al tristissimo caso.
Ma il ciuchino per quella sera non si fece rivedere.
La mattina dopo il veterinario, ossia il medico delle bestie, quando lebbe visitato,
dichiar che sarebbe rimasto zoppo per tutta la vita.
Allora il direttore disse al suo garzone di stalla:
Che vuoi tu che mi faccia dun somaro zoppo? Sarebbe un mangiapane a ufo.
Portalo dunque in piazza e rivendilo.
Arrivati in piazza, trovarono subito il compratore, il quale domand al garzone di
stalla:
Quanto vuoi di cotesto ciuchino zoppo?
Venti lire.
Io ti do venti soldi. Non credere che io lo compri per servirmene: lo compro
unicamente per la sua pelle. Vedo che ha la pelle molto dura, e con la sua pelle voglio
fare un tamburo per la banda musicale del mio paese.
Lascio pensare a voi, ragazzi, il bel piacere che fu per il povero Pinocchio, quando
sent che era destinato a diventare un tamburo!
Fatto sta che il compratore, appena pagati i venti soldi, condusse il ciuchino sopra
uno scoglio chera sulla riva del mare; e messogli un sasso al collo e legatolo per una
zampa con una fune che teneva in mano, gli di improvvisamente uno spintone e lo
gett nellacqua.
Pinocchio, con quel macigno al collo, and subito a fondo; e il compratore, tenendo
sempre stretta in mano la fune, si pose a sedere sullo scoglio, aspettando che il ciuchino
avesse tutto il tempo di morire affogato, per poi levargli la pelle.


XXXV
PINOCCHIO RITROVA IN CORPO AL PESCE-CANE...
CHI RITROVA?
LEGGETE QUESTO CAPITOLO E LO SAPRETE.

Pinocchio, appena che ebbe detto addio al suo buon amico Tonno, si mosse
brancolando in mezzo a quel buio, e cominci a camminare a tastoni dentro il corpo del
Pesce-cane, avviandosi un passo dietro laltro verso quel piccolo chiarore che vedeva
baluginare lontano lontano.
E nel camminare sent che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera dacqua
grassa e sdrucciolona, e quellacqua sapeva di un odore cos acuto di pesce fritto che gli
pareva di essere a mezza quaresima.
E pi andava avanti, e pi il chiarore si faceva rilucente e distinto: finch, cammina
cammina, alla fine arriv: e quando fu arrivato... che cosa trov? Ve lo do a indovinare in
mille: trov una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una
bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco, come se fosse
di neve o di panna montata, il quale se ne stava l biascicando alcuni pesciolini vivi, ma
tanto vivi, che alle volte mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca.
A quella vista il povero Pinocchio ebbe unallegrezza cos grande e cos inaspettata,
che ci manc un ette non cadesse in delirio. Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire
un monte di cose; e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e
sconclusionate. Finalmente gli riusc di cacciar fuori un grido di gioia e spalancando le
braccia e gettandosi al collo del vecchietto, cominci a urlare:
Oh! babbino mio! finalmente vi ho ritrovato! Ora poi non vi lascio pi, mai pi,
mai pi!
Dunque gli occhi mi dicono il vero? replic il vecchietto stropicciandosi gli occhi,
Dunque tu s proprio il mi caro Pinocchio?
S, s, sono io, proprio io! E voi mi avete digi perdonato, non vero? Oh! babbino
mio, come siete buono!... e pensare che io, invece... Oh! ma se sapeste quante disgrazie
mi son piovute sul capo e quante cose mi son andate per traverso! Figuratevi che il
giorno che voi, povero babbino, col vendere la vostra casacca mi compraste
lAbbecedario per andare a scuola, io scappai a vedere i burattini, e il burattinaio mi
voleva mettere sul fuoco perch gli cocessi il montone arrosto, che fu quello poi che mi
dette cinque monete doro, perch le portassi a voi, ma io trovai la Volpe e il Gatto, che
mi condussero allosteria del Gambero Rosso dove mangiarono come lupi, e partito solo
di notte incontrai gli assassini che si messero a corrermi dietro, e io via, e loro dietro, e io
via e loro sempre dietro, e io via, finch mimpiccarono a un ramo della Quercia grande,
dovecch la bella Bambina dai capelli turchini mi mand a prendere con una carrozzina,
e i medici, quando mebbero visitato, dissero subito: Se non morto, segno che
sempre vivo, e allora mi scapp detto una bugia, e il naso cominci a crescermi e non
mi passava pi dalla porta di camera, motivo per cui andai con la Volpe e col Gatto a
sotterrare le quattro monete doro, che una lavevo spesa allosteria, e il pappagallo si
messe a ridere, e viceversa di duemila monete non trovai pi nulla, la quale il giudice
quando seppe che ero stato derubato, mi fece subito mettere in prigione, per dare una
soddisfazione ai ladri, di dove, col venir via, vidi un bel grappolo duva in un campo, che
rimasi preso alla tagliola e il contadino di santa ragione mi messe il collare da cane perch
facessi la guardia al pollaio, che riconobbe la mia innocenza e mi lasci andare, e il
Serpente, colla coda che gli fumava, cominci a ridere e gli si strapp una vena sul petto
e cos ritornai alla Casa della bella Bambina, che era morta, e il Colombo vedendo che
piangevo mi disse: Ho visto il tu babbo che si fabbricava una barchettina per venirti a
cercare, e io gli dissi: Oh! se avessi lali anchio, e lui mi disse: Vuoi venire dal tuo
babbo?, e io gli dissi: Magari! ma chi mi ci porta, e lui mi disse: Ti ci porto io, e io gli
dissi: Come?, e lui mi disse: Montami sulla groppa, e cos abbiamo volato tutta la
notte, e poi la mattina tutti i pescatori che guardavano verso il mare mi dissero: C un
poveruomo in una barchetta che sta per affogare, e io da lontano vi riconobbi subito,
perch me lo diceva il core, e vi feci cenno di tornare alla spiaggia...
Ti riconobbi anchio, disse Geppetto, e sarei volentieri tornato alla spiaggia: ma
come fare? Il mare era grosso e un cavallone marrovesci la barchetta. Allora un orribile
Pesce-cane che era l vicino, appena mebbe visto nellacqua corse subito verso di me, e
tirata fuori la lingua, mi prese pari pari, e minghiott come un tortellino di Bologna.
E quant che siete chiuso qui dentro? domand Pinocchio.
Da quel giorno in poi, saranno oramai due anni: due anni, Pinocchio mio, che mi
son parsi due secoli!
E come avete fatto a campare? E dove avete trovata la candela? E i fiammiferi per
accenderla, chi ve li ha dati?
Ora ti racconter tutto. Devi dunque sapere che quella medesima burrasca, che
rovesci la mia barchetta, fece anche affondare un bastimento mercantile. I marinai si
salvarono tutti, ma il bastimento col a fondo e il solito Pesce-cane, che quel giorno
aveva un appetito eccellente, dopo aver inghiottito me, inghiott anche il bastimento...
Come? Lo inghiott tutto in un boccone?... domand Pinocchio maravigliato.
Tutto in un boccone: e risput solamente lalbero maestro, perch gli era rimasto
fra i denti come una lisca. Per mia gran fortuna, quel bastimento era carico di carne
conservata in cassette di stagno, di biscotto, ossia di pane abbrostolito, di bottiglie di
vino, duva secca, di cacio, di caff, di zucchero, di candele steariche e di scatole di
fiammiferi di cera. Con tutta questa grazia di Dio ho potuto campare due anni: ma oggi
sono agli ultimi sgoccioli: oggi nella dispensa non c pi nulla, e questa candela, che vedi
accesa, lultima candela che mi sia rimasta...
E dopo?...
E dopo, caro mio, rimarremo tutte due al buio.
Allora, babbino mio, disse Pinocchio, non c tempo da perdere. Bisogna
pensar subito a fuggire...
A fuggire?... e come?
Scappando dalla bocca del Pesce-cane e gettandosi a nuoto in mare.
Tu parli bene: ma io, caro Pinocchio, non so nuotare.
E che importa?... Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io, che sono un buon
nuotatore, vi porter sano e salvo fino alla spiaggia.
Illusioni, ragazzo mio! replic Geppetto, scotendo il capo e sorridendo
malinconicamente. Ti par egli possibile che un burattino, alto appena un metro, come
sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle?
Provatevi e vedrete! A ogni modo, se sar scritto in cielo che dobbiamo morire,
avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme.
E senza dir altro, Pinocchio prese in mano la candela, e andando avanti per far lume,
disse al suo babbo:
Venite dietro a me, e non abbiate paura. E cos camminarono un bel pezzo, e
traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del Pesce-cane. Ma giunti che furono al
punto dove cominciava la gran gola del mostro, pensarono bene di fermarsi per dare
unocchiata e cogliere il momento opportuno alla fuga.
Ora bisogna sapere che il Pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo dasma e di
palpitazione di cuore, era costretto a dormir a bocca aperta: per cui Pinocchio,
affacciandosi al principio della gola e guardando in su, pot vedere al di fuori di
quellenorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.
Questo il vero momento di scappare, bisbigli allora voltandosi al suo babbo.
Il Pescecane dorme come un ghiro: il mare tranquillo e ci si vede come di giorno.
Venite dunque, babbino, dietro a me e fra poco saremo salvi.
Detto fatto, salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati in quellimmensa
bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua; una lingua cos larga e
cos lunga, che pareva il viottolone dun giardino. E gi stavano l l per fare il gran salto
e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul pi bello, il Pesce-cane starnut, e nello
starnutire, dette uno scossone cos violento, che Pinocchio e Geppetto si trovarono
rimbalzati allindietro e scaraventati novamente in fondo allo stomaco del mostro.
Nel grandurto della caduta la candela si spense, e padre e figliuolo rimasero al buio.
E ora?... domand Pinocchio facendosi serio.
Ora ragazzo mio, siamo belle perduti.
Perch perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!...
Dove mi conduci?
Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura.
Ci detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta
di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e
scavalcarono i tre filari di denti. Prima per di fare il gran salto, il burattino disse al suo
babbo:
Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io.
Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, Pinocchio,
sicurissimo del fatto suo, si gett nellacqua e cominci a nuotare. Il mare era tranquillo
come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore e il Pesce-cane seguitava a
dormire di un sonno cos profondo, che non lavrebbe svegliato nemmeno una
cannonata.

XXXVI
FINALMENTE
PINOCCHIO CESSA DESSERE UN BURATTINO
E DIVENTA UN RAGAZZO.

Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si accorse che il suo
babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nellacqua,
tremava fitto fitto, come se al poveruomo gli battesse la febbre terzana.
Tremava di freddo o di paura? Chi lo sa? Forse un po delluno e un po dellaltro. Ma
Pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura, gli disse per confortarlo:
Coraggio babbo! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi.
Ma dov questa spiaggia benedetta? domand il vecchietto diventando sempre
pi inquieto, e appuntando gli occhi, come fanno i sarti quando infilano lago. Eccomi
qui, che guardo da tutte le parti, e non vedo altro che cielo e mare.
Ma io vedo anche la spiaggia, disse il burattino. Per vostra regola io sono come
i gatti: ci vedo meglio di notte che di giorno.
Il povero Pinocchio faceva finta di essere di buonumore: ma invece... Invece
cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e
affannoso... insomma non ne poteva pi, la spiaggia era sempre lontana.
Nuot finch ebbe fiato: poi si volt col capo verso Geppetto, e disse con parole
interrotte:
Babbo mio, aiutatemi... perch io muoio!
E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce
di chitarra scordata che disse:
Chi che muore?
Sono io e il mio povero babbo!...
Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!...
Preciso: e tu?
Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.
E come hai fatto a scappare?
Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te,
sono fuggito anchio.
Tonno mio, tu cpiti proprio a tempo! Ti prego per lamor che porti ai Tonnini tuoi
figliuoli: aiutaci, o siamo perduti.
Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutte due alla mia coda, e lasciatevi
guidare. In quattro minuti vi condurr alla riva.
Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo accettarono subito linvito: ma
invece di attaccarsi alla coda, giudicarono pi comodo di mettersi addirittura a sedere
sulla groppa del Tonno.
Siamo troppo pesi?... gli domand Pinocchio.
Pesi? Neanche per ombra; mi par di avere addosso due gusci di conchiglia,
rispose il Tonno, il quale era di una corporatura cos grossa e robusta, da parere un
vitello di due anni.
Giunti alla riva, Pinocchio salt a terra il primo, per aiutare il suo babbo a fare
altrettanto; poi si volt al Tonno, e con voce commossa gli disse:
Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti
abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!...
Il Tonno cacci il muso fuori dallacqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra,
gli pos un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima
tenerezza, il povero Tonno, che non cera avvezzo, si sent talmente commosso, che
vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacci il capo sottacqua e
spar.
Intanto sera fatto giorno.
Allora Pinocchio, offrendo il suo braccio a Geppetto, che aveva appena il fiato di
reggersi in piedi, gli disse:
Appoggiatevi pure al mio braccio, caro babbino, e andiamo. Cammineremo pian
pianino come le formicole, e quando saremo stanchi ci riposeremo lungo la via.
E dove dobbiamo andare? domand Geppetto.
In cerca di una casa o duna capanna, dove ci diano per carit un boccon di pane e
un po di paglia che ci serva da letto.
Non avevano ancora fatti cento passi, che videro seduti sul ciglione della strada due
brutti ceffi, i quali stavano l in atto di chiedere lelemosina.
Erano il Gatto e la Volpe: ma non si riconoscevano pi da quelli duna volta.
Figuratevi che il Gatto, a furia di fingersi cieco, aveva finito collaccecare davvero: e la
Volpe invecchiata, intignata e tutta perduta da una parte, non aveva pi nemmeno la
coda. Cos . Quella trista ladracchiola, caduta nella pi squallida miseria, si trov
costretta un bel giorno a vendere perfino la sua bellissima coda a un merciaio ambulante,
che la compr per farsene uno scacciamosche.
O Pinocchio, grid la Volpe con voce di piagnisteo, fai un po di carit a questi
due poveri infermi.
Infermi! ripet il Gatto.
Addio, mascherine! rispose il burattino. Mi avete ingannato una volta, e ora non
mi ripigliate pi.
Credilo, Pinocchio, che oggi siamo poveri e disgraziati davvero!
Davvero! ripet il Gatto.
Se siete poveri, ve lo meritate. Ricordatevi del proverbio che dice: I quattrini rubati
non fanno mai frutto. Addio, mascherine!
Abbi compassione di noi!...
Di noi!...
Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: La farina del diavolo va
tutta in crusca.
Non ci abbandonare!...
...are! - ripet il Gatto.
Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: Chi ruba il mantello al suo
prossimo, per il solito muore senza camicia.
E cos dicendo, Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada:
finch, fatti altri cento passi, videro in fondo a una viottola in mezzo ai campi una bella
capanna tutta di paglia, e col tetto coperto dembrici e di mattoni.
Quella capanna devessere abitata da qualcuno, disse Pinocchio. Andiamo l e
bussiamo.
Difatti andarono, e bussarono alla porta.
Chi ? disse una vocina di dentro.
Siamo un povero babbo e un povero figliuolo, senza pane e senza tetto, rispose il
burattino.
Girate la chiave, e la porta si aprir, disse la solita vocina.
Pinocchio gir la chiave, e la porta si apri. Appena entrati dentro, guardarono di qua,
guardarono di l, e non videro nessuno.
O il padrone della capanna dov? disse Pinocchio maravigliato.
Eccomi quass!
Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto, e videro sopra un travicello il
Grillo-parlante:
Oh! mio caro Grillino, disse Pinocchio salutandolo garbatamente.
Ora mi chiami il tuo caro Grillino, non vero? Ma ti rammenti di quando, per
scacciarmi di casa tua, mi tirasti un martello di legno?...
Hai ragione, Grillino! Scaccia anche me... tira anche a me un martello di legno: ma
abbi piet del mio povero babbo...
Io avr piet del babbo e anche del figliuolo: ma ho voluto rammentarti il brutto
garbo ricevuto, per insegnarti che in questo mondo, quando si pu, bisogna mostrarsi
cortesi con tutti, se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno.
Hai ragione, Grillino, hai ragione da vendere e io terr a mente la lezione che mi
hai data. Ma mi dici come hai fatto a comprarti questa bella capanna?
Questa capanna mi stata regalata ieri da una graziosa capra, che aveva la lana dun
bellissimo colore turchino.
E la capra dov andata? domand Pinocchio con vivissima curiosit.
Non lo so.
E quando ritorner?...
Non ritorner mai. Ieri partita tutta afflitta, e, belando, pareva che dicesse:
Povero Pinocchio... oramai non lo rivedr pi... il Pesce-cane a questora lavr belle
divorato!....
Ha detto proprio cos?... Dunque era lei!... Era lei!... era la mia cara Fatina!...
cominci a urlare Pinocchio, singhiozzando e piangendo dirottamente.
Quandebbe pianto ben bene, si rasciug gli occhi e, preparato un buon lettino di
paglia, vi distese sopra il vecchio Geppetto. Poi domand al Grillo-parlante:
Dimmi, Grillino: dove potrei trovare un bicchiere di latte per il mio povero babbo?
Tre campi distante di qui c lortolano Giangio, che tiene le mucche. V da lui e
troverai il latte, che cerchi.
Pinocchio and di corsa a casa dellortolano Giangio; ma lortolano gli disse:
Quanto ne vuoi del latte?
Ne voglio un bicchiere pieno.
Un bicchiere di latte costa un soldo. Comincia intanto dal darmi il soldo.
Non ho nemmeno un centesimo, rispose Pinocchio tutto mortificato e dolente.
Male, burattino mio, replic lortolano. Se tu non hai nemmeno un centesimo,
io non ho nemmeno un dito di latte.
Pazienza! disse Pinocchio e fece latto di andarsene.
Aspetta un po, disse Giangio. Fra te e me ci possiamo accomodare. Vuoi
adattarti a girare il bindolo?
Che cos il bindolo?
Gli quellordigno di legno, che serve a tirar su lacqua dalla cisterna, per annaffiare
gli ortaggi.
Mi prover...
Dunque, tirami su cento secchie dacqua e io ti regaler in compenso un bicchiere
di latte.
Sta bene.
Giangio condusse il burattino nellorto e glinsegn la maniera di girare il bindolo.
Pinocchio si pose subito al lavoro; ma prima di aver tirato su le cento secchie dacqua,
era tutto grondante di sudore dalla testa ai piedi. Una fatica a quel modo non laveva
durata mai.
Finora questa fatica di girare il bindolo, disse lortolano, lho fatta fare al mio
ciuchino: ma oggi quel povero animale in fin di vita.
Mi menate a vederlo? disse Pinocchio.
Volentieri.
Appena che Pinocchio fu entrato nella stalla vide un bel ciuchino disteso sulla paglia,
rifinito dalla fame e dal troppo lavoro.
Quando lebbe guardato fisso fisso, disse dentro di s, turbandosi:
Eppure quel ciuchino lo conosco! Non mi fisonomia nuova!
E chinatosi fino a lui, gli domand in dialetto asinino:
Chi sei?
A questa domanda, il ciuchino apri gli occhi moribondi, e rispose balbettando nel
medesimo dialetto:
Sono Lu...ci...gno...lo.
E dopo richiuse gli occhi e spir.
Oh! povero Lucignolo! disse Pinocchio a mezza voce: e presa una manciata di
paglia, si rasciug una lacrima che gli colava gi per il viso.
Ti commovi tanto per un asino che non ti costa nulla? disse lortolano. Che
cosa dovrei far io che lo comprai a quattrini contanti?
Vi dir... era un mio amico!...
Tuo amico?
Un mio compagno di scuola!...
Come?! url Giangio dando in una gran risata. Come?! avevi dei somari per
compagni di scuola!... Figuriamoci i belli studi che devi aver fatto!...
Il burattino, sentendosi mortificato da quelle parole, non rispose: ma prese il suo
bicchiere di latte quasi caldo, e se ne torn alla capanna.
E da quel giorno in poi, continu pi di cinque mesi a levarsi ogni mattina, prima
dellalba, per andare a girare il bindolo, e guadagnare cos quel bicchiere di latte, che
faceva tanto bene alla salute cagionosa del suo babbo. N si content di questo: perch a
tempo avanzato, impar a fabbricare anche i canestri e i panieri di giunco: e coi quattrini
che ne ricavava, provvedeva con moltissimo giudizio a tutte le spese giornaliere. Fra le
altre cose, costru da s stesso un elegante carrettino per condurre a spasso il suo babbo
alle belle giornate, e per fargli prendere una boccata daria.
Nelle veglie poi della sera, si esercitava a leggere e a scrivere. Aveva comprato nel
vicino paese per pochi centesimi un grosso libro, al quale mancavano il frontespizio e
lindice, e con quello faceva la sua lettura. Quanto allo scrivere, si serviva di un fuscello
temperato a uso penna; e non avendo n calamaio n inchiostro, lo intingeva in una
boccettina ripiena di sugo di more e di ciliege.
Fatto sta, che con la sua buona volont dingegnarsi, di lavorare e di tirarsi avanti,
non solo era riuscito a mantenere quasi agiatamente il suo genitore sempre malaticcio,
ma per di pi aveva potuto mettere da parte anche quaranta soldi per comprarsi un
vestitino nuovo.
Una mattina disse a suo padre:
Vado qui al mercato vicino, a comprarmi una giacchettina, un berrettino e un paio
di scarpe. Quando torner a casa, soggiunse ridendo, sar vestito cos bene, che mi
scambierete per un gran signore.
E uscito di casa, cominci a correre tutto allegro e contento. Quando a un tratto sent
chiamarsi per nome: e voltandosi, vide una bella Lumaca che sbucava fuori della siepe.
Non mi riconosci? disse la Lumaca.
Mi pare e non mi pare...
Non ti ricordi di quella Lumaca, che stava per cameriera con la Fata dai capelli
turchini? Non ti rammenti di quella volta, quando scesi a farti lume e che tu rimanesti
con un piede confitto nelluscio di casa?
Mi rammento di tutto, grid Pinocchio. Rispondimi subito, Lumachina bella:
dove hai lasciato la mia buona Fata? Che fa? Mi ha perdonato? Si ricorda sempre di me?
Mi vuol sempre bene? molto lontana da qui? Potrei andare a trovarla?
A tutte queste domande fatte precipitosamente e senza ripigliar fiato, la Lumaca
rispose con la sua solita flemma:
Pinocchio mio! La povera Fata giace in un fondo di letto allo spedale!...
Allo spedale?...
Pur troppo! Colpita da mille disgrazie, si gravemente ammalata e non ha pi da
comprarsi un boccon di pane.
Davvero?... Oh! Che gran dolore che mi hai dato! Oh! povera Fatina! Povera
Fatina! Povera Fatina!... Se avessi un milione, correrei a portarglielo... Ma io non ho che
quaranta soldi... eccoli qui: andavo giusto a comprarmi un vestito nuovo. Prendili,
Lumaca, e v a portarli subito alla mia buona Fata.
E il tuo vestito nuovo?...
Che mimporta del vestito nuovo? Venderei anche questi cenci che ho addosso, per
poterla aiutare! V, Lumaca, spcciati: e fra due giorni ritorna qui, che spero di poterti
dare qualche altro soldo. Finora ho lavorato per mantenere il mio babbo: da oggi in l,
lavorer cinque ore di pi per mantenere anche la mia buona mamma. Addio, Lumaca, e
fra due giorni ti aspetto.
La Lumaca, contro il suo costume, cominci a correre come una lucertola nei grandi
solleoni dagosto.
Quando Pinocchio torn a casa, il suo babbo gli domand:
E il vestito nuovo?
Non m stato possibile di trovarne uno che mi tornasse bene. Pazienza!... Lo
comprer unaltra volta.
Quella sera Pinocchio, invece di vegliare fino alle dieci, vegli fino alla mezzanotte
suonata; e invece di far otto canestre di giunco ne fece sedici.
Poi and a letto e si addorment. E nel dormire, gli parve di vedere in sogno la Fata,
tutta bella e sorridente, la quale, dopo avergli dato un bacio, gli disse cos.
Bravo Pinocchio! In grazia del tuo buon cuore, io ti perdono tutte le monellerie che
hai fatto fino a oggi. I ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro
miserie e nelle loro infermit, meritano sempre gran lode e grande affetto, anche se non
possono esser citati come modelli dubbidienza e di buona condotta. Metti giudizio per
lavvenire, e sarai felice.
A questo punto il sogno fin, e Pinocchio si svegli con tanto docchi spalancati.
Ora immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando, svegliandosi, si accorse che
non era pi un burattino di legno: ma che era diventato, invece, un ragazzo come tutti gli
altri. Dette unocchiata allintorno e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide
una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicit quasi elegante. Saltando
gi dal letto, trov preparato un bel vestiario nuovo, un berretto nuovo e un paio di
stivaletti di pelle, che gli tornavano una vera pittura.
Appena si fu vestito gli venne fatto naturalmente di mettere la mani nelle tasche e tir
fuori un piccolo portamonete davorio, sul quale erano scritte queste parole: La Fata dai
capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del
suo buon cuore. Aperto il portamonete, invece dei quaranta soldi di rame, vi
luccicavano quaranta zecchini doro, tutti nuovi di zecca.
Dopo and a guardarsi allo specchio, e gli parve dessere un altro. Non vide pi
riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide limmagine vispa e
intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con unaria allegra
e festosa come una pasqua di rose.
In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle altre, Pinocchio
non sapeva pi nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti.
E il mio babbo dov? grid tutta un tratto: ed entrato nella stanza accanto trov
il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buonumore, come una volta, il quale, avendo
ripreso subito la sua professione dintagliatore in legno, stava appunto disegnando una
bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali.
Levatemi una curiosit, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento
improvviso? gli domand Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci.
Questo improvviso cambiamento in casa nostra tutto merito tuo, disse
Geppetto.
Perch merito mio?...
Perch quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virt di far prendere
un aspetto nuovo e sorridente anche allinterno delle loro famiglie.
E il vecchio Pinocchio di legno dove si sar nascosto?
Eccolo l, rispose Geppetto; e gli accenn un grosso burattino appoggiato a una
seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe
incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.
Pinocchio si volt a guardarlo; e dopo che lebbe guardato un poco, disse dentro di s
con grandissima compiacenza:
Comero buffo, quandero un burattino!... e come ora son contento di essere
diventato un ragazzino perbene!...

FINE


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