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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 899 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
VACANZA IN ISTRIA
8.8.02

...Io tanto questa l'ammazzo, un giorno o l'altro. Neanche qui mi lascia in pace. 'Cosa hai scritto?' 'Quando scrivi?' 'Cosa aspetti?'

Io sono qua in Istria e non vorrei pensare a nulla. Erano anni che non mi concedevo una vacanza cos lunga.
E poi qui sto bene. Capisco la lingua, anche se rispondo in sloveno. La differenza tra questo e il croato, potrei affermare da un punto di vista neolatino, pari se non minore di quella che esiste tra italiano e spagnolo.
Mettiamoci anche il fatto che tanto gli Sloveni quanto i Croati sono confinanti, e che fino a una decina d'anni fa erano connazionali, sia pure con qualche forzatura da parte delle autorit: furono uniti il 1. dicembre 1918, all'indomani della caduta dell'Impero austro-ungarico, sotto il nome di Regno SHS, cio dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, Regno che negli anni Venti cambi nome in Regno di Jugoslavia e che dopo la II guerra mondiale fu mutato in Repubblica federativa socialista di Jugoslavia, dove per 'Jugoslavia' si deve intendere 'Terra degli Slavi del Sud'. Ciononostante Serbi, Croati e Sloveni hanno sempre tenuto alla loro identit.
Qui in Istria comunque ci sarebbe da discutere. Gli Istriani stessi si chiamano fuori da queste definizioni, ce l'hanno con Zagabria, la capitale (Zagabria ladrona? Questa mi pare d'averla gi sentita), si considerano per lo pi un'entit culturale ed anche etnica a s (e in Istria vivono ancora persino gruppi di Istro-Romeni, resti del ponte linguistico che esisteva tra l'Italia e la Romania). Dopo la guerra ci fu l'esodo degli Italiani: in trecentocinquantamila abbandonarono queste zone e venne a sostituirli gente dell'interno della ex Jugoslavia. Gli Istriani, quando li vedevano arrivare, dicevano: Ecco i Croati. Entit anche etnica, dicevo, in quanto l'Istriano-tipo, qualcuno in giro se ne vede, stava qua da prima che venissero a far visita i Romani. Romani che del resto, come dovunque, per prima cosa costruirono senza pensarci due volte. Basti pensare all'Arena di Pola, un mini-Colosseo abbastanza ben conservato. E dove mi trovo adesso, per esempio, era il porto forse pi importante di questa parte dell'Istria orientale, vicinissima a Fiume (Rijeka). Si chiamava Flanona e dava il nome all'odierno Golfo del Quarnaro (Sinus Flanaticus), poi si chiam Fianona in italiano veneziano e Plomin per le popolazioni slavofone. Anche ora si chiama cos.
La casetta, un bilocale che ho preso in affitto, ha quattrocento anni ed considerata patrimonio nazionale, e questo ancora niente se pensiamo alle varie chiese datate dodicesimo, undicesimo secolo e cos via. E alle mille leggende popolari, antiche come l'Istria.

...Ma tanto io questa l'ammazzo...

La strada dove si trova la rustica casetta porta gi, all'attracco per il traghetto, anzi per i tre traghetti che fanno la spola tra la terraferma e la vicina isola di Cherso (Cres - si pronuncia: Zrs). Anche di notte, ma allora il traghetto uno solo. Io scendo quella strada per andarmi a buttare su una spiaggetta di ghiaia e, grazie a un cartello che fisso sotto il tergicristallo, supero sbeffeggiando la coda chilometrica che si forma fin dalle prime ore del mattino - e non sempre gli ultimi della fila riescono ad imbarcarsi sul traghetto che arrivato, devono attendere quello successivo. Trajkt je arivo u prat, il traghetto arrivato in porto, si pu benissimo dire qui nella lingua croata locale che reca pi parole italiane di un dialetto sardo. L'italiano, con fortissimo accento veneto, lo parlano un po' tutti. Ma io li prendo alla sprovvista, voglio parlare la loro lingua o quantomeno provarci con il mio sloveno peraltro buono a quanto dicono, visto che mi sembra giusto e doveroso approfittare dell'occasione per rinfrescare la mente (Quello che assurdo che qui qualcuno capisce meglio l'italiano dello sloveno, m' capitato!).
Ci tra l'altro evita che la mia augusta figura venga confusa con quella degli Italiani che vengono ad appollaiarsi qui. Sono i migliori, si riconoscono tra tutti. Se non loro, i loro ragazzini, che sciamano intorno ai tavoli del ristorante tra l'incuria o addirittura la sorridente approvazione dei genitori. Gli adulti per parte loro sono detentori del record del chiasso in un locale pubblico: fosse questa una specialit olimpionica ci verrebbe attribuita la medaglia d'oro ad ogni edizione, e cos, d'ufficio, senza gara alcuna.
Ma l'altro giorno m'hanno fregato: ero appena sceso dalla mia auto, con targa ovviamente italiana, e certi tipi, due coppie mi pare, brutte come poche se ne vedono, mi chiedono se parlassi la loro lingua. Potevo dire di no? M'hanno chiesto come andare a Trieste per la strada pi breve; alle mie indicazioni m'hanno risposto che loro a Trieste ci abitano. La mia replica d'istinto sarebbe stata: E allora che cazzo volete da me? ...Ma non ho mosso in quel senso le corde vocali, ho anzi suggerito loro, una volta giunti l, di fare una stradina che in pochi conoscono per ritrovarsi subito a mare, con l'augurio sottinteso di finirci dentro con tutte le scarpe.

(non vero, non sono cos coriaceo; conto di far fuori, e con giusta causa, solamente 'sta rompicojoni - questo non croato, romanesco - che mi fa scrivere anche l'otto agosto paraponziponzipo')

Sono strani, i miei connazionali all'estero. Certo, non dico che dovrebbero conoscere il croato (ma qui ci sarebbe da parlare di chi possiede una casa nella zona e, risiedendo nella non lontana Trieste, trascorre qui buona parte dell'anno e tuttavia non parla una parola che sia una, complice certo il fatto che la gente di qua non solo parla italiano, ma approfitta di ogni occasione per praticarlo), dico per che potrebbero almeno cercare di esprimersi senza il proprio accento regionale, e a velocit non troppo elevata, il tutto ai fini di ci per cui usiamo la parola: la Comunicazione. Chiedo troppo? E, come scrivevo poco sopra, cercare di non farsi riconoscere sempre e dovunque da tutti; potrebbero farlo almeno per me, grazie. Ah, e se potessero fare a meno di pensare di essere tanti cloni di Giove e consorte Giunone quando bazzicano questa od altre terre: qui c' gente che lavora, che si fa gli affari propri, che si comporta in maniera pi che cortese; resta pur lecito il sospetto che lo faccia per questioni turistiche, ma tant': gente ammodo.
...E insomma, lo dico, agli Italiani rumorosi beninteso, in uno sloveno seppure un po' gergale: pjte se solt, andatevi a salare (la zucca).

Pensiamo invece e piuttosto a questo mare, a quest'isolone che mi sta davanti, stretto ma lungo una settantina di chilometri, collegato a sud da un ponte a un'altra isola, Loinj, Lussino in italiano.
Cherso, vista dalla veranda della casetta dove abito, mi fa una certa impressione. Sul suo lato occidentale, che mi sta alla destra, emerge un costone di roccia che praticamente un monte, neanche disgiunto infatti dal corpo dell'isola, e dietro ad esso ne emerge un altro del tutto simile, e poi un terzo. Non ho voglia di portare quei paragoni letterari o pseudo-tali per cui potrebbero essere le tre gigantesche dita di un mostro antico ivi fossilizzatosi o che so io. Se qualcuno lo ha fatto avr avuto le sue ragioni. Io invece, paradossalmente si dir, vedo in questa prosaicissima emersione a strati, dovuta al corrugamento conseguente, se non vado errato, alla spinta che l'Africa esercita sul continente europeo, in questa emersione vedo un'opera architettonica creata della Natura, in questo bellamente coadiuvata da Sua Maest il Sole. Questo, infatti, un po' a causa della sua stessa luminosit, un po' a causa della caligine che solleva sopra il mare, aiuta a far s che il primo costone si veda nitidissimo, il secondo un po' meno, il terzo addirittura scuro. Le quinte di un palcoscenico? Ma s, e sia. E l'effetto prospettico dove lo lasciamo? Il primo costone, grande e grosso che sembra di poterlo raggiungere con due bracciate, il secondo e il terzo a sfumare. E dietro alle tre quinte, lontana, circondata l'altro giorno da un anello che non saprei se chiamare nebbia o nuvola, un'altra isola, un'isoletta, Zeca. E senza richiami a mostri o leggende tutto questo mi appare gir poesia di per s.

Vi dirn peraltro che anch'io mi sono distinto: ho rispolverato la tavola da windsurf, ma la ruggine c tanta e il vento scarso. Insomma, il cinque scorso a momenti vengo risucchiato dal considerevole vortice che il traghetto, anche quando ormeggiato, suscita intorno a s. E dire che non gli ero vicino; fatto sta che c calato il poco vento che c'era, era rimasta appena una bavetta, e che quindi la tavola con me sopra non obbediva al vento bense al risucchio. E il traghetto stava anche salpando, per la miseria. Ha suonato quel suo trombone in mio onore, io sono riuscito a invertire la direzione al volo e sono uscito dalla sua rotta.
Adrenalina, sia tu santa! Devo riconoscere che m'ero spaventato: il vento, per poco che fosse, m'avrebbe portato dove volevo, il mio assetto era quello giusto, e nonostante cin continuavo ad avvicinarmi a questo mostro borbottante, in maniera ineluttabile quanto angosciosamente incredibile. Sembrava inevitabile che gli finissi addosso, meno male che poi...
Un marinaio ha lanciato al mio indirizzo parole che non ho distinto, ma che anche avessi compreso non credo sarebbe opportuno riportare qui. Io ringraziavo gli antichi folletti istriani, i Numi, quel minimo di abilitr ritrovata, un po' tutti insomma.
Verso le tre del pomeriggio si c poi scatenato un temporale da spavento. Ho visto un fulmine cadere in mare (non lontano da qui un'altra saetta ha ucciso una donna), cadere in mare, ironia della sorte, a un tiro di sasso da uno dei traghetti...
Del resto ormai c' guerra tra me e 'sti traghettatori della malora. Caronte, Caronte, non eri tu che secondo i Greci traghettavi le anime all'inferno? E' guerra: anche ieri mi metto le col surf a fare manovrette ad una ventina di metri dalla spiaggia, pronto a prendere il largo non appena il traghetto fosse partito. Be', e non compare un altro marinaio a dirmene quattro e forse cinque? Ma stavolta ha ricevuto in premio il tipico gesto che consiste nell'alzare un braccio e mandarlo all'indietro, come a dire: Ma vaffanculo te e 'sta bbagnarola. Traduciamoglielo, senn potrebbe non intendere, va': Hajde u kurac (leggi: 'craz', termine fondamentale che significa 'cazzo'), ti in tisti svoj zajebeni kaf, 'vai al c., tu e quella tua fottuta bacinella'. Pi sloveno che croato, ma tanto capisce...

19.8
Ho sonno.

24 e 29.8
...Ma l'Istria non solo questo. L'Istria anche lotta per vivere, parlo dei residenti. Qui dove attracca il traghetto i chioschi per la ristorazione sono ben sei, troppi.

Mario dal chiosco in legno mi dice: D'inverno lavoro in citt (Fiume-Rijeka) per uno grosso. Facciamo milleottocento hamburger al giorno, insomma da fare non manca. Qui, quest'anno, fanno la fila, aspettano il traghetto magari per mezz'ora, ma non ti comprano neanche una bottiglietta d'acqua.

Sandra, una bella ragazzotta penso sui venticinque anni (qui spesso hanno nomi italiani), mi dice: Ho questo chiosco al cinquanta con mio fratello. D'inverno... sono nezapsljena, disoccupata, a spasso.

La signora Fides (nome latino!), che lavora qui con la figlia Barbara: Ecco, mio marito lavorava in fabbrica. Con la privatizzazione quella fabbrica l'hanno chiusa, ed eccolo a spasso. Certo, abbiamo un po' di terra e lui la lavora, ma ne esce da mangiare, soldi contanti niente. Meno male che mio figlio ora lavora, una bocca di meno da sfamare. Per ecco che mia figlia ha Kristofer, nove mesi, mio genero adesso ha trovato da fare, meccanico e s' impiegato presso un'officina. Barbara fa la notte al chiosco, la mattina viene Bernarda, una nostra conoscente, a dare una mano. Io non so dove girarmi: o sto qua o mi tocca accudire alle faccende di casa. Credi che mi sia riuscito di fare una nuotata quest'anno? Guarda qua, sono jogurt. E per arrotondare stata a lavorare in Veneto, infatti quando parla italiano con qualche cliente sembra di assistere alla rappresentazione di una commedia di Goldoni. Gi qui tutti lo parlano cos, l'italiano; lei, di pi. Comunque ha la casa di campagna dove abita, due piani, grande abbastanza da poter viverci sua figlia con marito e bambino. E rimangono ancora sobe, camere da affittare. E possiede la terra e l'appartamento a Labin (Albona) dove abita, una ventina di chilometri da qua. Ha trovato di nuovo da fare in Italia, porter qualcosa a casa. E comunque non vuole pi affittare a Italiani con bambini: le hanno mezzo distrutto le stanze.

Lungo tutto il tratto finale della strada ferve l'attivit di cinque o sei ragazzotti sulla ventina: chi lava i vetri, chi distribuisce volantini, come un ragazzo della Slavonia che ora sta qua, ma vuole spostarsi in Slovenia quando sar il tempo della raccolta delle mele. Stamattina ho dato un passaggio a uno di loro proprio fino a Labin. D'inverno, mi dice, qualcosa al limite la trovi pure. Ma che ti danno? Duecentocinquanta kune al mese... Duecentocinquanta?, dico io. Ma scandaloso! Trentacinque euro al mese? No, fa lui, milleduecentocinquanta... Insomma, duecento euro scarsi. Scandaloso ugualmente. Per lui calciatore, centrocampista, e spera di passare di categoria, cos qualche kuna la vedr.

Insomma, qui non come in certe parti d'Italia, dove tre mesi di stagione turistica ti fanno vivere bene per tutto il resto dell'anno. Qui i prezzi per forza di cose sono limitati. Non potrebbe essere diversamente: i turisti senn andrebbero altrove. Molti vengono qui, infatti, perch contano di risparmiare. In cambio in effetti non ricevono molto, se per 'molto' si intendono locali ecc.: il mare e la natura. Discoteche, poche o niente, qualche casin, ma insomma siamo ben lontani, per esempio, dalla costa romagnola, dove il mare non sar gran che ma dove si pu mangiare una pizza alle cinque di mattina, e ballare e andare a visitare l'acquasurf o come diavolo si chiama. E per creare altrettante strutture, tolto il fatto che non girano soldi, si finirebbe col rovinare questo ambiente quasi incontaminato. E forse alla gente di qua, in fondo, non interessa, o forse non vuole, o forse non sa fare...

Poi ci sono Beata e Drago. Il nome Drago, per motivi che sarebbe inutile mettersi a spiegare qui, il corrispondente del nostro Carlo. Lei, Beata detta Beti, polacca. E' stata vent'anni sposata in Ungheria, parla infatti anche ungherese; conosce la musica rock degli anni 70. Il marito ungherese morto, la figlia ventiquattrenne, bellissima ragazza almeno dalle foto, fa la modella a Parigi. E lei sbarcata qui, dice che le piace. Ha conosciuto Drago e ora abitano insieme. Drago ha ereditato mezza collina, terreni e una casa tipica, di quelle con la cucina rotonda e il camino al centro: nelle lunghe sere d'inverno gli Istriani si scaldavano cos, seduti su panchine addossate alle pareti, al centro il fuoco e, legata a una catena pendente dal soffitto, la pentola.
Ma beve, beve troppo e non lavora. Aveva un posto e s' licenziato. Ha venduto un terreno, poi, chiss, ne vender un altro e cos via. Non vuole sposare Beata, lei da questo almeno ricaverebbe la cittadinanza croata e potrebbe aspirare ad un impiego migliore. S, perch Beata, quarantaseienne, percorre la fila di auto che attendono il traghetto e lava i parabrezza. Cos riesce a portare a casa un po' di kune che poi finiscono in birra.
Mi dicono che prima era una bella donna. Ora, m'hanno fatto notare, tutti i vestiti le stanno larghi, non pu tingersi i capelli, non pu sistemarsi i denti. Vero.
La loro casa, la casa di Drago per l'esattezza, va a pezzi. Se invece lui la mettesse a posto ne uscirebbero fuori un po' di stanze da affittare, d'estate, ai turisti. E se solo spendesse quattro soldi per comprare patate da piantare avrebbe un buon raccolto quasi gratis.
...Ma in questi giorni sta lavorando sodo, con suo fratello muratore, a Fiume. Mi ha anche incaricato: Cuvaj Beatu, sorvegliala, abbi cura di lei. Beata a sentire questo ha fatto una smorfia non esattamente di approvazione. Io ho risposto che non credo abbia bisogno dell'angelo custode, ma Drago era troppo su di giri per darmi retta. Poi, era mezzanotte, andato a tuffarsi. Dopo un po' lo sono andato a cercare, ma eccolo che spunta, grondante, gi di nuovo sulla strada. Meglio cos.
Abitano un po' pi su di me e ci scambiamo visite. Ma so che alla famiglia proprietaria della casa dove abito non sono molto graditi: in effetti vivono alla barbona, loro e i loro quattro cani; non ho ancora capito dove, come, quando e se si lavino: qui non c' ancora l'acquedotto, dovr passare un altro anno. I miei padroni di casa hanno una cisterna dove confluisce, filtrata, l'acqua piovana. E quindi abbiamo, tanto loro quanto io, acqua corrente, scaldabagno eccetera. Quell'acqua l'ho anche bevuta e non m' accaduto nulla. Beata e Drago, non so. E lui, diamine, quando troppo su di giri non lo capisco perch parla sottovoce e biascica le parole. Beata potrebbe tornarsene in Polonia, ha ancora la sua famiglia di origine l. Chi la tiene qua in Istria? La bellezza del posto o una sua patologia dell'anima?

Poi c' il Bosniaco, Gus(s)o. Faccia da mezzo manigoldo, sulla cinquantina, parla cento lingue e si guadagna da vivere col gioco delle tre carte. Per essere pi esatti, posa sull'asfalto un tappetino per auto blu sopra il quale posa l'interno di tre scatolette di fiammiferi Minerva, sotto una delle quali nascosta una pallina. Il pollo, lo scommettitore ops, deve indovinare dove sta. L'altro giorno si lamentava e imprecava contro tutti i Santi perch quest'anno ha avuto poco 'lavoro'. Vorrei consigliargli di andare a 'lavorare' sul traghetto, la traversata dura una ventina di minuti e quindi qualche fesso dovrebbe trovarlo, ma in realt lo manderei a bordo nella speranza che qualcuno lo buttasse a mare. A modo suo un filosofo: stavo parlando con la signora Fides, poggiati entrambi ad una tavola che fa anche da recinzione, nella parte esterna del chiosco che guarda la strada e le auto che attendono il traghetto, lui passa a bordo della sua Mercedes, rallenta quasi a fermarsi e ci dice: Chi no lavora - no fa l'amore. E riparte.
Stamane c'era una bella fila di auto e lui ne ha approfittato per stendere il suo tavolo verde, il tappetino blu. Ha fregato ben bene gente di Lubiana, ma poi uno, sembrava tedesco, ha fregato lui: approfittando di un suo momento di disattenzione ha sollevato le scatolette e ha visto dov'era la pallina. Per precauzione ha posato un piede sopra la scatoletta 'buona'. Al Bosniaco non rimasto che pagare. La scena si ripetuta due volte, c'erano diversi traghettandi a guardare. Ma faceva parte del gioco: il Tedesco in realt suo figlio, che comunque non sembra sentirsi proprio realizzato nell'esercitare il mestiere di 'compare', e poi c' anche il terzo, Barba Ivo. Il Bosniaco frequenta la zona da venticinque anni. La polizia lo avr preso cento volte, altre mille scampato. Si mettono l, Guso da solo, gli altri due facendo finta di passare per caso. Dei due, il primo perde, l'altro pure, il primo gioca di nuovo e si riprende i cinquanta euro che aveva perso in precedenza. La signora Fides mi dice che hanno puno love, un sacco di soldi. Guso ha esperienze lavorative anche a Bergamo e Milano. E perfino a Bali. Una multinazionale vivente.

Insomma, questo piccolo mondo conosce le sue piccole storie, che poi sono le storie un po' di tutti, da qualunque parte della Terra.
Qui ha inoltre pesato, e in maniera considerevole, la guerra che quasi dieci anni fa si sono combattuti Serbi e Croati. Qui in Istria no, non ci sono state battaglie. Ma le spese, quelle le ha dovute pagare anche questa gente, e pare che le guerre costino.

Io sono qua, mi tuffo in queste splendide acque, guardo, ascolto, parlo, scrivo.

Purtroppo ho fatto anche amicizia con un marinaio di uno dei traghetti. Dico 'purtroppo' perch avevo progettato orrendi attentati, che so, zucchero nel serbatoio, malloppi di carta di giornale in tutti i bagni della nave per ostruirglieli, lancio di preservativi pieni di vernice ecc. Ma ora non lo posso pi fare...
Avevo parcheggiato come faceva comodo a me (la tavola da surf pesicchia), e quando sono tornato per caricare di nuovo l'attrezzatura e tornarmene a casa costui, un ragazzo, s'avvicina e mi chiede se capisco il croato.
"Meglio lo sloveno, ma cosa c'?"
"Be', sa, lei non dovrebbe parcheggiare qui, qui la zona di imbarco delle auto".
"Sai, era solo per cinque minuti, dovevo scaricare la tavola... e poi ho visto anche altre auto".
"Certo", fa lui, "vedono uno e fanno altrettanto..."
Il fatto che aveva ragione. Ora ci salutiamo ogni volta che ci incontriamo. Mannaggia: volevo anche sabotare la bussola e spedirli, che so, verso le libiche sponde.
Ma sarebbe stato inutile: l'avrebbero trovata, Cherso, perch, anche se sono tre miglia, cinque e rotti chilometri, l'isola sta qua davanti e l'occhio inganna: sembrerebbe di averla qui, a portata di mano, sembrerebbe di poterla raggiungere a nuoto...

Da Plominsko Zagorje, frazione di Plomin (io questa l'ammazzo),
Peterpan, hrvatski Ban (Bano di Croazia)

(Testo inviato da Kriss)


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