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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 792 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tristi memorie di un'altra vita.

Charles era un uomo che aveva vissuto fin da piccolo a contatto con la dura realt della vita. I pochi amici che aveva se li era conquistati con la fiducia e la tenacia, col rispetto, con la coerenza. Con l'umilt di ogni giorno era riuscito ad attirarsi le simpatie di tutte le famiglie del quartiere, e di soldi non ne aveva mai visto tanti.
Purtroppo le conoscenze che fece pi avanti lo portarono su un'altra strada, anche se non fu facile dimenticarsi di lui. Lo perdemmo di vista pi volte finch non ci disse che aveva trovato nuovi amici a Boston.
Rimasi pi di trent'anni senza vederlo, finch lo ritrovai in un albergo dei sobborghi di Boston, malato, indebitato e stanco di vivere.
Parlammo delle nostre vite, di come ci eravamo persi, e lui tranquillo descriveva New York, Philadelphia, e le sue serate nei locali pi malfamati. Ricordava benissimo tutti gli amici di Roxton Square, le piccole furberie...E poi quando gli chiesi dov'era Jenny, lui si alz di scatto e pronunci lentamente per tre volte quel nome, e guardando oltre l'orizzonte sfior con le mani il muro oramai ingiallito dal tempo.
Tutto era perduto.


Boston 14\04\1990
Queste sono le mie tristi memorie. Raccontano ci che ero, quello che sono. Non un pentimento, ma solo la mia vita raccontata da un volto afflitto, stanco, esageratamente vissuto. Forse sono stato una scheggia nella vita delle persone, una stella cometa che si spenta, che ha portato una gioia effimera.
Ma, come se ad un certo punto della tua vita non trovassi un bivio sul quale appendere i tuoi sogni e cercare altro. In fondo la mia verit, il mio dolore, la mia inutilit in questo mondo. Destinato per sempre ad assaporare il gusto malvagio delle bottiglie vuote e ad amare chi non si immagina una sensazione del genere. E voi, le vostre battaglie le avete vissute, angeli rossi nel cielo?
No, non questo il mio mondo, non qui la felicit, non qui il sorriso pi bello che io abbia mai visto e nemmeno la mano che vorrei stringere. Da giovane avevo pensato la vita come un viaggio, come un'ennesima storia da raccontare, come un soffio di vento che si cala nel mare e accarezza le onde...
E ora la paura della verit potrebbe distruggere questo fragile castello di sabbia. Soffrire in silenzio stato il mio comandamento e potrete stare sicuri, non ci sar spazio per pentimenti o strane parole d'addio. Niente di tutto questo sar nel mio cuore, cos come il futuro non scritto. Ma non aspetter il momento propizio, n agir sotto l'ombra dei miei ricordi per trovare l'anelante gioia. Ho ucciso i miei sogni tempo fa e nell'ultima strada che mi accingo a percorrere vagano solo ricordi.
Sono un perdente, lo ammetto sotto la luce di questa noia. Sono un pagliaccio mascherato che nasconde la sua faccia afflitta sotto lumi di sorrisi e facili battute. Dentro di me oltre un viso stanco e distrutto da tanta fatica, c' solo tristezza. Ora potrete deridermi, prendermi a schiaffi. Non sentir niente perch oramai ho perso, sono in pace con me stesso. E queste lacrime sono vere come il sentimento dei sentimenti, l'amore. Non chiedono di essere ascoltate e nemmeno raccolte da una mano calda, affettuosa. No, che senso avrebbe.....
Preferisco morire e credere che in un'altra vita potr essere migliore, una volta che avr rinunciato
al mio egoismo, sprezzante e paranoico, suggestivo a tratti. Rinunciare ad una storia d'amore per colmare il vuoto di un cuore che non puoi conquistare. Molti non l'hanno capito, molti non hanno nemmeno osato guardare. Puntate pure il dito contro di me, ho cercato invano la mia felicit in altri luoghi, mentre il destino mi sollecitava a non credere alle mie illusioni.
Costruire favole, io ho fatto solo questo in 50anni di vita, ed ora ha ancora senso scavare nell'oscurit dei miei pensieri?...
Niente mi attira come il suo sguardo tremolante, come le sue mani piccole e docili che colorano la vita di forme svariate, e il nodo di questa cravatta si fa sempre pi stretto, pressante con una domanda che mi torna in mente pi volte, quando vedo il cielo terso di nuvole e di sorprese: Dov' Jenny? Dov' la sua voce, il suo sorriso immerso tra i ricordi di un'estate infelice e l'inverno freddo di un amico innamorato?. Ed quello che non ho mai saputo dirle, ci per cui non ho lottato, ci che inutile ora. Come posso parlarne adesso, a distanza di anni...sarebbe solo un modo per piangersi addosso. Questo in fondo un lamento, onestamente bastardo. Io ho le ore contate, non temo di morire, e nemmeno che lei possa posare una rosa sulla mia lapide.
Forse non scriveranno un epitaffio, io del resto non ho un messaggio da dare, e nemmeno un testamento da lasciare a qualcuno. Agli amici pi cari, credete che basti un sorriso?
Non credo in Dio, non mi sono mai posto il problema e da giovane ho sempre pensato di finire all'inferno, questa la storia di un uomo che nascondendo attimi di tenerezza ha distrutto la sua vita, e quella degli altri. Sono cresciuto tra gli orfani disperati e con quella sensazione di morte che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita, affidando le mie capacit a gente senza scrupoli, prima di trovare qualche pazzo che mi avrebbe insegnato a fare soldi sulla pelle della gente. Senza mostrarmi le lacrime della mia adolescenza, mi avrebbe portato con l'impegno in una scuola privata e gli studi nelle migliori universit, per dirmi che la vita una battaglia senza esclusione di colpi.
Allora ero molto ingenuo e pur di fare soldi, fui in grado di lasciare ad amici e amiche solo una mia foto, solo un triste ricordo che non si sarebbe fatto vivo nemmeno per telefono, nemmeno durante le feste, nemmeno in un giorno di pioggia.
Cos ho iniziato a morire dentro al cuore, e prima di accorgermi di questo sono passati anni. Finch l'uomo gode della sua falsa felicit oscura se stesso e gli altri, convincendosi che la sua esistenza la sola cosa che importa.
Il mondo non mi interessava. Avevo perso l'amore per la vita, per la scrittura, bruciai persino i miei quaderni di poesie, e le bottiglie vuote riuscivo a vederle anche in una chiesa, quando mi isolavo o studiavo un nuovo piano, per il quale il mio padrone mi avrebbe ricompensato a dovere, come era solito fare d'altronde con tutti i suoi dipendenti. Non posso dire di non aver avuto soldi. E nemmeno posso negare di aver ucciso le mie idee giovanili di povert, umilt, solidariet. Ogni volta che guardavo la gente cadere per terra, stramazzare dalla disperazione, i miei occhi si lasciavano ad andare a commenti ciechi e ignoranti. Che farabutto! Guarda Jack non riesce nemmeno a campare le sue figlie, sporco povero!, dissi ad alta voce, mentre stordito dalla caduta lui riusciva, a malapena tenendosi in piedi, a salutare le sue figlie che prendevano il bus.
Ero un mostro. Il ragazzino della via accanto, timido, buono e sempre pronto ad aiutare gli altri e dopo se stesso era sparito sotto l'accecante luce dei soldi facili, sotto un mantello grigio ricoperto da pacchetti di sigarette. Il fascino di un'auto metallizzata, di una vita troppo facile, che aveva smesso di sniffare Pattex alla stazione.
Il mio falso moralismo, il mio atteggiamento irruento e lascivo, schivato da chi un tempo avrebbe dato la vita per un Charles vecchio stile, per un sorriso senza denti d'oro, vero, sofferto, con la faccia sporca d'olio e di polveri varie che i miei polmoni avevano accumulato con indifferenza, mi stava lentamente distruggendo.
In tutto questo sentimento di odio che andava formandosi nell'aria, avevo trovato una ragazza di passaggio, destinata a non durare nella mia vita per colpa mia, ma rimasta impressa nel cuore come il dipinto di un tramonto.
L'avevo conosciuta in un bar, e non pensavo certo che mi sarei innamorato. In quelle condizioni un simile rifiuto umano non avrebbe potuto certo stabilire una relazione duratura, nemmeno forse parlare intimamente di qualsiasi cosa, come se in realt ci conoscessimo da tempo. Come se volessimo conquistare il tempo insieme, senza pensare ad un futuro. Lei era un'amica, confondeva ricordi e realt in uno sguardo profondo e lunatico, incomprensibile ad ogni essere umano, e non lasciava spazio a grandi discorsi sulle sue avventure, preferendo soffrire dentro il suo mondo.
Ma cosa volete che vi dica? Che stata una storia bellissima? O che il motivo per cui lei non qui, sono le solite frasi che si attaccano sui giornali di cronaca rosa? No, niente di tutto ci.
La colpa mia, solamente mia. Non intendo fare il moralista. La situazione non lo permette, e nemmeno io sono stato tanto bravo con le parole, a parte consolare mia madre quando mio padre tornava ubriaco. Ora smettila, hai un lavoro? S, allora vattene, non t'ho insegnato a guardare avanti? Allora fallo, abbandonaci al nostro destino, di l a poco sarebbe morto di cancro.
Le forze per andare avanti erano concentrate su di lei. Solo con lei, accidenti, solo con lei...
Prima di partire avevo un grande sogno: da bambino mi piaceva andare nel parco sotto casa, a correre o a passeggiare, per riflettere sulla mia condizione di vita, sul mio futuro, con le solite monotone domande, con i soliti consigli di un padre alcolizzatoFai soldi e sparisci da questa casa, chiss se era veramente mio padre...
Volevo ripulire quel parco da siringhe e sogni strozzati, volevo ricostruire un'atmosfera diversa, piena di umilt, e invece oggi dalla finestra della mia camera d'albergo vedo solo case, fumo grigio, disperazione, quiete apparente e i soliti spacciatori, che regalano le loro caramelle avvelenate a chi crede di aver perso la speranza nella vita. Non si accorgono che stanno per cadere nel vuoto, e finch non perderanno tutto e tutti, continueranno a perseguire quei falsi ideali. Poi magari un giorno, rammenteranno la loro vita e negheranno ogni cosa, ogni fatto, e avranno paura veramente di morire.
Io del resto, cosa posso dire? La mia esperienza parla chiaro, e non sembra nemmeno offendere chi ogni istante di vita ha perduto.
Stavo ricordando in queste memorie, di quello sbaglio che feci e che mi port a fallire, a considerare la vita come un autentico contratto miliardario. Con la firma di un usuraio e una stretta di mano con chi aveva rovinato le famiglie dei miei amici d'infanzia.
Una svolta, un salto all'indietro nella storia, rinnegando ci per cui da bambino ero rimasto impressionato e che da adolescente avevo imparato a vivere senza vergogna: la povert.
Non mi mancava l'affetto di mia madre, nemmeno quello di mia zia. Mio padre era un operaio in un fonderia di Boston, di lui non m'importava nulla, ma d'altronde penso la cosa fosse reciproca.
Odio. Si poteva odiare senza volerlo, si doveva disprezzare, perch il ricco non poteva avere niente a che fare con la sensibilit, a meno che non portasse ad interessi molto alti.
Cos non stato con Jenny...l'unica cosa di vero che avrebbe potuto risvegliare questa mente soffocata da mille pensieri, da mille desideri irrealizzati.
Pensarci ora riapre una ferita, non sento dolore. In fondo stata una mia scelta, priva di senso vero, ma in questo tempo che ci dato da vivere si fanno tanti errori. Io i miei li ho fatti, e non ho paura di ammetterli, anche se tardi, troppo...
Queste ultime righe non hanno quasi senso ma l'amore che mi spinge a farlo, ed io non posso evitare di non scrivere. I pochi che leggeranno queste righe penseranno che sia un pentimento, o la tragica vita di un uomo senza cuore, niente di tutto ci.
Mi preoccupo solo di me, datemi l'opportunit di essere egoista, ancora per una volta, solo per poco.
La fune che mi lega a questo mondo si sta per sciogliere, dunque consentitemi di peccare ancora.
Io ho amato Jenny con tutto me stesso, e non ho mai avuto il coraggio di dire parlare col cuore in gola, n di credere che una storia cos profonda potesse cambiarmi per sempre. Non ci ho fatto caso, una piccolezza che invece mi ha condizionato. Sono diventato pi sprezzante, meno umano, lasciando per terra chi aveva sempre cercato di farmi desistere dal seguire quella strada. Forse dovevo trovare un modo per calpestare me stesso, l'odio verso mio padre, verso una vita che con me non era stata gentile, verso tutto ci che mi stava portando alla pazzia.
Questo in fondo il vuoto che io lascio, nessuno sentir la mia mancanza, nessuno vedr pi i miei occhi profondamente scossi e tristi. Non penseranno mai autisti di tram, impiegati, o assassini, quando guarderanno quella vecchia faccia rugosa stampata sul giornale, di trovarsi davanti ad un uomo senza cuore, freddo, malato d'amore da tempo, logorato nell'anima tanto da pensare pi volte al suicidio, senza amici, perduto in una citt che da tempo mi deprime e non voglio pi conoscere. Il tempo delle lunghe passeggiate col nonno erano finite da un pezzo, e cos i sorrisi di chi gi mi vedeva egregio dottore, docente di storia...
Forse non mi conoscevano abbastanza, e io da parte mia non avevo mai pensato alle premure di una madre afflitta da un doppio silenzio.
Il mio dolore autentico, l'unica cosa che non rinnego, come l'amore dunque. Il resto non conta, tempo e tempo perduto, come chiacchiere.
Non lascio certo rimpianti, e al mio funerale non ci saranno nemmeno corone di fiori. In caso contrario avr sbagliato, come sempre, e dagli errori compiuti avr il tempo per riflettere ed evitare di commetterli, forse in un'altra vita.
Non potr dimenticare mai chi mi ha sempre voluto bene, chi ha cercato di salvarmi. Non avranno di che lamentarsi, avranno dedicato la loro vita ad altri. In fondo cosa c' di pi gratificante?.

Questo avevo letto nelle sue memorie, un foglio sbiadito fra le foto che da giovane lo ritraevano felice, vicino ad un parco verde e soleggiato.
Il viale era ricco di fiori, le persone osservavano tristi il carro che si allontanava tra la nebbia di primo mattino, molto inusuale.
Tra le persone presenti vecchi conoscenti, amici che un tempo frequentava, e in lontananza una figura oscura,che nascondeva il suo viso tra i suoi ricci e amabili capelli, come aveva detto Charles. Ma non so dire chi fosse. Lasci cadere una rosa per la strada e si allontan senza fare troppo rumore.


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