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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 548 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Ora, che di tempo ne passato, dovremmo trovare il coraggio di
fermarci a considerare com' stata la nostra vita, com', e di
quanto ci siamo allontanati dai nostri sogni. La paura di questo
confronto non ci fa trovare il tempo per questa meditazione.
Tempo che, invece, troviamo da spendere in mille piccole
occupazioni falsamente prioritarie che riusciamo, grazie a grossi
compromessi con la nostra ragione, ad utilizzare come alibi al
mancato impegno, o al suo perpetuo procrastinarsi, forse, per non
essere costretti ad accettare il crollo di tutti i nostri sogni e
propositi infantili. Frammenti di parole che avranno pure fatto
parte di un discorso qualunque, che passato lasciando le cose
come stavano, oppure, frammenti ancora capaci di ferire il cuore
a morte. Frammenti che, con le folate del vento arrivano sulla
collina, mentre attendo che qualche cosa si muova dal fondo
intricato ed inesplicabile della mia mente. Le cronache di questi
giorni, come quelle di tutti i giorni, sono piene di morte, di
sofferenza, di assurdit. Cose che pongono l'inesorabile
interrogativo di chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Ma
come se ogni giorno si rinascesse nuovamente alla vita,
dimentichi degli orrori e delle atrocit commesse e, con
l'incoscienza del bambino, si ricominciasse da capo la
sperimentazione della nostra crudelt sulle persone e sulle
cose. Percorriamo il sentiero della nostra vita correndo incontro
al nulla, fuggendo il passato, le nostre paure e rincorrendo
sogni nebulosi che porteranno il nostro collo dritto nel percorso
della falce che coglier l'ultimo nostro istante di perplessit

Barbara, Maria, Giovanna, Francesca, Giovanni, Andrea dove siete?
E poi gli altri e le altre di cui ho persino dimenticato il nome?

Ho voluto dimenticare tutto, degli altri, di me, dei miei sogni,
dei miei proponimenti. Tutto, tanto che se avessi il coraggio di
voltarmi indietro vedrei solo un muro di pietra invalicabile
oltre il quale non accaduto nulla.

Se lo incontrassimo per via neanche lo riconosceremmo il bambino
che eravamo.

Ora immaginiamo una mattina appena tiepida di primavera, come
oggi, l'automobile, avvolta in una nube di vapore, ci ha traditi
e noi siamo immobili, furenti sul ciglio della strada, vicino a
quel pezzo di ferraglia che, prima di fermarsi, ha esalato un
ultimo sinistro cigolio simile ad un rantolo d'agonia. Noi la
guardiamo con odio, quantunque, priva delle nostre cure, ci abbia
generosamente servito per anni, ora ci ha abbandonato forse per
sempre: talmente malmessa che nemmeno vale la pena di chiamare
qualcuno per rimuoverla, per dedicarle ancora cure ed attenzioni.

Improvvisamente l'odore della campagna entra dentro di noi, il
malumore per incanto si dissolve, e ci accorgiamo che esistono le
gemme, i petali dei fiori, le distese verdi del grano nuovo che
presto sar biondo e gagliardo come bionda, tenera e gagliarda
era... L'emozione mi stringe il cuore, come avevo dimenticato da
tempo potesse succedere, e dal fondo dei ricordi cresce
l'immagine di una bambina bionda come una spiga di grano matura.

Dio, come ero innamorato di lei. Gioia, felicit, disperazione,
bello, brutto, tutto da lei dipendeva. Bastava un suo sorriso
perch il freddo inverno si mutasse nella dolce primavera.

Che ne sar stato di lei? Talmente assorto nel mio
ricordo non ho visto sopraggiungere il bambino che ora mi guarda
divertito e mi ripete Che ne sar stato di lei?

Ho perso molto tempo a fare un database dei miei libri. Le liste
raggruppate per i diversi campi compongono un bel tomo.

Ho l'elenco di tutti i miei dischi ed ora dei miei CD. Tutti ben
catalogati. Li posso cercare per autore, titolo del brano,
strumento, direttore d'orchestra, interprete solista e genere
musicale. Amo molto il violoncello ed ho 19 brani dove questo
strumento solista. Del concerto per violoncello e orchestra di
Lal ne ho ben 3 differenti interpretazioni. se voglio, posso
sapere subito tutto quello che possiedo composto nel periodo
barocco, oppure contemporaneo. In pochi secondi posso sapere
quante volte ricorre il nome di Giuseppe Verdi, quali delle sue
opere possiedo e, raffinando la richiesta, voglio solo tutte
quelle opere di G. Verdi nelle quali gli interpreti siano M. Del
Monaco e R. Tebaldi. Tutto questo per tenere sotto controllo le
cose che amo e che voglio ricordare.

Ma io nella mia vita, cavalcando cavalli e tigri, dei miei
ricordi, delle mie speranze, illusioni, ideali cosa ho sotto
controllo?

Bisogna fare in modo di non aver tempo di pensare a queste cose,
ma il bambino mi guarda, i suoi occhi non sono pi divertiti, ma
solo velati di tristezza e di rimpianto.

Non serve a nulla gli dico, oramai vinto, fare
un database dei ricordi
.

Ma lo far, trover il coraggio e tirer fuori dalla memoria
tutti i ricordi belli e quelli brutti.

Prima di tutto devo raggruppare il materiale e, per fare questo,
devo rimuovere la tendenza a dimenticare che mi fa trovare mille
scuse per rimandare.

Mi occorre un bel database che consenta un campo memo
e per questo posso continuare ad usare il dBase IV ver. 1.1. Il
campo memo indispensabile perch l ci andranno
tutte quelle cose che verranno fuori dopo, quando ogni resistenza
croller travolta dall'onda del rimpianto, della disillusione,
del desiderio di redenzione. Un campo per dopo, per quando il
lavoro di frammentazione sar finito ed inizier quello di
ricostruzione sulle macerie.

Ci metterai un campo che conterr tutti i nomi femminili
che hanno gonfiato il tuo cuore d'amore?


Si, perch ho amato e sono stato amato e sono stato buono
e generoso perch ero felice, ma ci metter pure un campo in
cui dire quanto sia stato cattivo, ingiusto, infedele, meschino,
insensibile e di quanto sia stato capace di contraccambiare amore
con dolore ed infelicit
.

Ma non solo il male che ho fatto, anche quello che ho ricevuto.
In un campo memo scriver che lei ha immerso il
coltello nel mio cuore e ancora tenendolo impugnato, sporco del
mio sangue, nascosto dietro alla schiena, sorridendomi con i suoi
grandi occhi screziati di ombre notturne, mi ha detto che era
finita, finita per sempre, questione ancora di pochi attimi poi
sarebbe scomparsa dalla mia vita, lasciandomi spoglio e secco
come un ramo d'inverno.

Oppure, dopo l'ultima lite, come improvvisamente la diga non
abbia pi retto e siano crollati gli argini riversando a valle
tutto l'accumulo di anni di frustrazioni, di rinunzie, di
incomprensioni, di parole inespresse, e come la mia gola si fosse
fatta secca per l'urlo incessante, disarticolato che fuori
suonava come basta, basta, basta! ma nella mia mente
era un singhiozzo , un ringhio che gridava desolazione,
disperazione, desiderio di una coltre sotto la quale seppellire
tutto, seppellirsi, oppure fuggire nel deserto o restare tappato
nella tana, chiudere i telefoni, le finestre e sprangare le
porte, staccare la luce e l'acqua, qualsiasi legame.

Sei stato cos male?

Si, ma poi stavo subito meglio, era come una catarsi che mi
faceva di nuovo capire la lieve carezza del sole sul mio viso
ispido di barba.

Metterai un campo per gli amici?

Si, quelli che mi porto dietro da anni. Quelli che ho
dimenticato. Quelli che ho tradito. E gli altri, quelli che per
noncuranza ho trascurato ed abbandonato lungo il percorso.


Ci metter pure di tutte quelle mattine che ho scambiato con la
gente sconosciuta sguardi mortali di odio, mentre nella morsa del
traffico, che rende la citt inumana, paralizzato
dall'impotenza, avrei decimato la popolazione con le mie stesse
mani.

Hai mai avuto una donna per amico?

Interrogher il mio dBase.

La risposta?

La risposta la trover nel campo illusioni Xor
crudelt.

Povera Luigia, studiavamo insieme, facevamo gli esami insieme,
eravamo molto amici e andavamo anche a letto insieme. Lei faceva
le ricerche in biblioteca per me, per le tesine che l'universit
ci richiedeva e la sera aspettava che io fossi fuori dai miei
tanti impegni per parlare un poco con me. Non ho mai capito
quanto mi amasse fino al giorno in cui le ho presentato una mia
nuova conquista. Ha balbettato stendendo la mano: Tanto
piacere
ma le due mani non si sono mai strette perch lei
afflosciata a terra, come se all'improvviso qualcosa avesse
risucchiato la vita dal suo corpo lasciandola interamente
svuotata. Ora la rivedo al suolo svenuta con un profondo senso di
vergogna per non aver mai capito, o non aver mai voluto capire
per egoismo, convenienza.

Intanto, sulla crudele, incosciente fine di questa, cominciava
una nuova, assurda storia con la quale riempir tutti i campi
previsti, da quello della felicit a quello della disperazione,
dell'entusiasmo a quello della noia e dell'indifferenza.
Riempir i campi previsti ed il resto, come distillato da un
magma informe di giorni ed anni passati a distruggersi a vicenda,
colmer il campo memo fino a farlo traboccare.

Scriver: E' potuto succedere perch lei ha sottratto da
sotto i miei piedi un granello di sabbia al giorno.

Cos sono passati anni della mia vita fino a trovarmi solo, in
piedi su una zolla di terra, in mezzo al deserto, privo di
interessi, di voglia di vivere.


Parole, versi, note musicali, come foglie autunnali strappate dal
vento, sono frammenti di una canzone di Paoli, distaccatosi dagli
abissi magmatici della memoria, mi riportano a momenti di
desolazione che devo organizzare per alimentare i miei campi sui
quali effettuare le mie ricerche, fare i miei grafici.

Tutte le donne che ho amato fin qui, mi hanno sbranato una volta
di pi, mi hanno rubato tutto quello che avevo e hanno riso di
quel che dicevo. La prima volta mi han detto di s, poi mi hanno
sputato in faccia dei no.

Sono stato vittima, ma quante volte sono stato il carnefice dei
miei carnefici? Tutto mi dir il dBase appena avr finito di
raccontargli tutte le mie storie. Poi chieder che mi stampi un
grafico per sapere se sono stato pi buono che cattivo. Un
grafico per sapere chi mi ha fatto soffrire di pi e chi mi ha
reso pi felice. Poi ne chieder un altro per sapere chi ho
fatto soffrire di pi e chi ho fatto pi felice per scoprire,
magari, che sono la stessa persona.

Il bambino mi guarda, ora i suoi occhi sono pieni di sincera
preoccupazione per me. Vuoi veramente sapere tutto questo?

Mi sembra di si. Mi sembra di non desiderare altro, mosso come
sono da un desiderio di martirio e di espiazione, sono pronto ad
affondare l'affilato bisturi per mondare ogni pi recondito
meandro della mia memoria. Mi sembra di voler ricordare tutto,
talmente tanto il mio desiderio che gi mi chiedo in quale
astuto modo stia cercando di ingannarmi per continuare a fingere
che non sia successo nulla.

Fuori dalla finestra il sole ha fugate le brume della notte e con
quelle la vaga inquietudine che aveva accompagnato il mio sonno
leggero.

Fuori un tiepido raggio scalda la terra risvegliando la vita nei
semi sepolti, dentro stimola pensieri timorosi di crescere, che a
lungo hanno soggiornato in una regione della mente al limite
della coscienza, pronti a balzarvi dentro alla prima
opportunit.

In quali posti lontani dovr fuggire? Quante volte me lo sono
chiesto, ma io sono un animale stanziale, non posso allontanarmi
che pochi metri dalla mia tana per tornarci poi, subito dopo, a
sognare una vera fuga.

Nel campo memo del record fughe metter una delle
fughe pi anomale che un essere umano possa fare.

La fuga in dentro.

Questo risale al tempo del collegio nel quale sono entrato quando
ancora affannosamente si cerca di capire dove finisce il proprio
corpo e dove comincia il mondo esterno. Si cerca un argine per
frenare le ondate di emozioni che provocano la fame, la sete, il
freddo e il caldo. I ragazzi, quelli che in collegio c'erano
arrivati dopo e avevano nel cuore una casa lontana, degli affetti
ai quali pensare, quando fuggivano, verso di quelli tentavano di
ritornare. Io no, quando sono fuggito, ho fatto una fuga verso
l'interno, nel collegio stesso, perch quella era la mia sola ed
inospitale casa non avendone altra nella memoria, perch i miei
istitutori, per niente amabili, erano le sole persone di cui io
avessi memoria nella mia infanzia remota, talmente tanti da farne
di loro degli anonimi volti e dimenticati, perch non c'era il
ricordo di mani che carezzevolmente, con amore avessero percorso
il mio corpo nell'accudirlo.

Loro, non conoscendo nulla di me, del vuoto affettivo nel quale
ero precipitato, mi hanno cercato fuori, nella campagna,
inutilmente per tre giorni e, se non avessi deciso di finire io
quella assurda quanto inutile fuga, la ricerca sarebbe certamente
durata molto di pi. Forse da allora che ho capito che non
c' posto nel quale si possa fuggire a se stessi, e che gli
altri ti cercheranno sempre dove tu non sarai mai. Devo dire
tutto al mio dBase IV Ver. 1.1, (la 1.01 ha troppi bug e bisogna
chiedere l'aggiornamento perch altrimenti potrebbe piantarsi
nel bel mezzo di un'analisi) se voglio avere un bilancio
imparziale della mia vita fin qui.

Posso riempire i campi con passione, amore, odio e rabbia, posso
essere falso e sincero e il mio dBase che non ha sentimento mi
dar il grafico della mia rabbia e della mia falsit, dicendo
che sono stato pi rabbioso che falso, pi verace che falso,
pi amato che odiato, pi solo e randagio di un cane e che c'
ancora spazio per la speranza e per l'amore. Oppure che di spazio
oramai non ce n' rimasto pi per nessuna cosa, per nessuna
persona, che il tempo scaduto e tutti i giochi sono
definitivamente conclusi, gli esami sono tutti falliti e niente
prove d'appello. Il male fatto e le sue cicatrici sono per sempre
e nulla potr cancellarli. L'unico rimedio la dimenticanza
che opera incessantemente sedimentando, coprendo, rimuovendo,
scotomizzando. Allora la fuga consiste nell'allontanarsi dal
passato per lenire lo strazio degli artigli della memoria
affondati nel cuore. La dimenticanza per togliere il rossore
della vergogna dal viso, per frenare il tremore della mano, per
consentire allo sguardo di fissarsi lontano con inesausto, avido
desiderio di nuove immagini che si stampino nella retina
dell'occhio.

Un uomo pieno di ricordi riesce a vedere solo in se stesso. Non
ha bisogno di occhi per vedere altri occhi che lo scrutino
dentro, n di orecchie per ascoltare la voce di qualcuno che
parli alla sua dolcezza o alla sua collera. Non ha bisogno di
andare e venire perch tutto gi avvenuto dentro di lui e i
suoi ricordi sono le sue maree, i suoi giorni e le sue notti e il
trascorrere delle stagioni e il sole e la luna e tutte le stelle
che a miliardi tempestano il cielo di diamanti. Bisognerebbe
smettere di aver bisogno di qualcuno o di ognuno e bisognerebbe
che nessuno avesse bisogno di qualcuno o di ognuno.

I miei piedi sono gi, molto in basso e poggiano sulla terra di
questo sentiero, la mia testa, perduta tra le nubi, molto in
alto e gli occhi fissano con sguardo di tenerezza il pallido sole
invernale la cui luce non riesce a vincerla con la luna che,
appena sorta ad est, si accinge al suo percorso, le mie braccia
sono distese ad abbracciare l'orizzonte, le mie mani talmente
lontane si perdono nella bruma azzurrina. Cos espanso e
dilatato potrei dissolvermi in una nube di gas e non ritrovare
mai pi la mia consistenza di uomo cieco e brancolante nel buio,
smemorato ed ancora una volta pronto a cercare la luce. Si,
meglio e smemorato che disperso in atomi nell'universo.

Si, meglio un corpo qualsiasi di donna nel quale scavare un buco
per seppellire il trasalire improvviso di un ricordo la cui luce
potrebbe abbagliare la ragione.

Bisogna impegnarsi nei giochi dei ruoli quotidiani che la vita
impone. Doveri di cittadino, di padre e di figlio, di marito e di
amante. Gli unici ricordi: date e ricorrenze e tutto filer
liscio. Capisci perch non posso? Il bambino scuote il capo e si
allontana, io lo chiamo, ma una forma di paralisi, simile a
quella che prende nel sogno mi inchioda al terreno e non posso
seguirlo e prenderlo gentilmente per il braccio per pregarlo di
rimanere ancora con me a parlare di quella bambina bella come una
spiga di grano matura con cui passavo le mie giornate a giocare
ad inventarmi la nostra vita futura e che per me era il cielo, la
terra e il mare.

Una pena terribile mi attanaglia, come se il mio cuore lui lo
stringesse nel suo piccolo pugno e ne facesse zampillare via
tutto il sangue.

Si ferma un attimo e si volta verso di me, non completamente,
come a non voler mostrare che i suoi occhi grandi sono pieni di
lacrime e con la sua voce beffarda mi grida:

Che ne sar stato di lei?

Penso con rabbia che sar diventata una matrona, grassa da far
paura, stupida ed ottusa e che i suoi occhi un tempo di diamante
siano ormai velati dall'amarezza che le procurano la vita, il
marito e i figli.

Sono furente e prendo a calci il ferro vecchio che fino a poco fa
era un'automobile che si succhia buona parte dei miei introiti
perch per lei pago assicurazione, bollo autoradio, meccanico,
benzina, pedaggi autostradali e che non stata capace di
portarmi fino al mio posto di lavoro. Altro che bilancio della
vita. Qui bisogna fare qualcosa se si vuole un'auto nuova.

Mi incammino verso una fermata che, come sorta dalla mia
fantasia, scorgo a pochi metri e intanto l'autobus mi sorpassa
stracarico di pendolari immersi nei loro pensieri. Dal vetro del
finestrino posteriore, appannato dai fiati caldi e umidi, mi
sembra che il volto di una bambina bionda come una spiga di grano
matura mi guardi, i suoi occhi sono pieni di una infinita
tristezza.

Sono fermo, di nuovo la paralisi attanaglia le mie gambe, non
posso correre, non prender mai quell'autobus che intanto
riparte dalla fermata dove nessuno sceso, dove nessuno
salito. Forse, come nel Processo di Kafka era stata
fatta per me ed io non ne ho approfittato. Pazienza, non sar
per un'altra volta.


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