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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 523 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Faccio un sacco di fatica a fare talune cose che escono dalla
quotidianit, poi ci riesco e anche piuttosto bene, ma ci sono
persone che fanno tutto, o quasi, in modo perfetto e senza il
minimo (apparente) sforzo.

Non si tratta solo di questo, loro sono sempre un po' pi avanti
e ci sono regioni che loro praticano, dove capisco che, anche
applicando il massimo sforzo, non arriverei mai a penetrare. Se
tutto il mondo fosse popolato di simili esseri finirei per
sentirmi un perfetto cretino, ma per fortuna non cos, si
tratta di pochissimi individui su milioni e credo, spero non a
torto, di essere generalmente considerato una persona ragionevole
ed intelligente.

Io ne conosco almeno tre di queste persone e due sono riuscito a
convincerli a scrivere per questa testata. Vi assicuro che, per
tutti gli impegni che hanno, non stato facile. Ora collaborano
abbastanza stabilmente ed il loro nome compare anche pi di una
volta nello stesso numero.

Loro sanno fare tutte le cose per benino e infatti, per i loro
articoli, hanno dimostrato subito un talento da divulgatori. La
loro penna scorrevole e spesso divertente, se non addirittura
esilarante.

Ricorderete l'articolo Proliss, di aprile dello
scorso anno, in cui veniva sottoposto a prova, in controcorrente
con i software di compressione, un programma di espansione delle
frasi, appunto un programma (o). Si trattava di un pesce di
aprile che stato apprezzato dai nostri lettori pi attenti.

E' anche grazie a questi collaboratori che mi ha scritto una
gentile lettrice di Cagliari, che gli articoli sulla nostra
rivista si leggono piacevolmente perch hanno il pregio di
essere scritti in buon italiano. Sapere non basta, bisogna essere
capaci di comunicare le proprie conoscenze, in modo chiaro,
esplicito e coinvolgente.

Io non amo i tuttologi, quelli che ritengono di
avere sempre la ragione dalla parte loro, che dicono e non dicono
e hanno il sorriso sarcastico quando parlano gli altri. Loro
conoscono tutto, ma ignorano l'unica cosa che nota a tutte le
persone ragionevoli: pi si sa e pi ci si rende conto di
non sapere
.

Chi veramente sa, non geloso delle proprie conoscenze, ma
portato a comunicare e partecipare agli altri il proprio sapere,
porgendolo con semplicit, quasi scusandosi.

Questa deve essere stata la molla che li ha convinti a essere dei
nostri ogni mese, rinunciando a qualche altro incarico.



SCUOLA E INFORMATICA

sono anni che lamento il fatto che nelle scuole non si fa
informatica, che l'informatica sarebbe materia da somministrare
cominciando con i bambini delle classi elementari ed ora che
qualche cosa si comincia a muovere, qualcuno dir che sono
incoerente se mi metto a criticare.

Ma qualcuno troverebbe coerente se noi, contro la fame in
Somalia, che decima la popolazione e uccide centinaia di bambini
al giorno, si distribuisse caviale, salmone affumicato e via
dicendo?

Nelle scuole, cosiddette sperimentali, dove c' un laboratorio
di informatica, si insegna ai ragazzi a programmare. Sono in voga
presso questi licei il Turbo Pascal, il C e il buon vecchio, ma
molto rinnovato, Basic.

Io non ho nulla contro questi linguaggi e, non ho difficolt ad
ammettere che siano i pi attuali ed hanno tutta l'aria di
essere in grado di resistere ancora per parecchi anni. E' vero
che subiscono continue modifiche volte al loro miglioramento, ma
in questo processo evolutivo ci sar sempre continuit e,
quindi, lo studio profuso non andr perduto.

Il problema non qui. Se noi prendiamo mille persone che hanno
a che fare giornalmente con il computer, una sola di queste fa il
programmatore. tutte le altre lo usano per svolgere il loro
lavoro. La percentuale diverr, col passare del tempo, sempre
inferiore, non perch diminuiranno i programmatori, al
contrario, questi diventeranno sempre pi una folta schiera, ma
aumenteranno molto di pi i semplici utilizzatori che con la
programmazione non avranno mai nulla a che fare. allora mi sembra
assurdo che la scuola non tenga conto di questo.

La programmazione dovrebbe rappresentare la forma pi avanzata
di insegnamento e venire dopo corsi di informatica di base,
dovrebbe essere il frutto di una selezione effettuata in
laboratorio tra centinaia di giovani, identificando quelli che
mostrano precocemente capacit di strutturare problemi, capaci
di ragionare in "C" mentre discutono di un aspetto
organizzativo, produttivo, ecc.

Ma comunque, anche loro devono saper accendere un
PC, devono saperci parlare, fare la copia di un
dischetto, un back-up e un restore,
scrivere file di autoexec.bat e config.sys
in grado di creare un ambiente consono al loro lavoro.

Invece no, arrivano in classe e trovano i PC accesi e quando
escono i PC sono ancora accesi.

Anche un futuro programmatore, oltre che gestire il computer e
quindi saper usare il sistema operativo, deve sapere cosa sia un
foglio elettronico, un database, un programma OCR, un elaboratore
di testi, un impaginatore, e si potrebbe andare ancora avanti un
pezzo a scrivere l'elenco delle cose da sapere.



La scuola si dovrebbe preoccupare di dare ai ragazzi una
preparazione di base generica tale da sviluppare la conoscenza
infondere confidenza, familiarit, creare le condizioni
psicologiche che portino alla facilit d'uso, cos da orientare
la loro scelta, dare loro gli strumenti per decidere se fare il
programmatore di computer o, semplicemente, decidere che il loro
destino quello di usare il PC per aumentare le possibilit di
impiego nel mondo del lavoro.

Vorrei chiudere questo breve intervento annotando che leggere e
scrivere, se imparati a scuola da piccoli facile, poi da
adulti, diviene una vera impresa, per il computer la stessa
cosa, e finisco, ribadendo il concetto che si potrebbe delineare
una generazione di aninformatici fatalmente
emarginati, scarsamente impiegabili e, comunque utilizzabili solo
in settori poveri e poco evoluti.

Una frangia umana che ripercorrerebbe lo stesso travagliato
cammino degli analfabeti di pochi decenni fa.



UN FOGLIO SCRITTO E L'INTERPRETE OCR

Poniamo un foglio sullo scanner, questo foglio viene prima scandito
poi, in una successiva fase viene letto dal PC il
quel trasforma il disegno bitmapped di un carattere
alfabetico nel suo equivalente codice ASCII, come se lo aveste
battuto sulla tastiera voi stessi.

Noi tutti crediamo che sia per lui (il PC) del tutto indifferente
se si stia trattando di una ennesima circolare del Ministero dei
Trasporti o di una sublima pagina dell'Iliade, nella traduzione
del nocchiero Pindemonte, che stiamo riconoscendo in
modo che possa essere inserita nella tesina di nostra figlia,
ricordate: quella pagina in cui Andromaca, dal bianco seno
alma consorte
, lasciato il figlio all'ancella, corre,
trepidante d'ansia, sulla pi alta torre di Ilio per vedere
Ettore pugnare intorno alle mura poste all'inimico assalto,
spinta dal triste presagio che presto verr il tempo in
cui Troia e tutta la sua gente cadranno
?

Da qualche tempo so che per il mio PC non cos, per lui ogni
foglio di carta su cui mano umana abbia vergato parole assume un
significato straordinario.

Tempo fa cercavo di capire cosa passa nei suoi circuiti elettrici
quando gli sottopongo una delle mia pagine da leggere,
quando, l'altra mattina, ho trovato un file, spontaneamente
scritto dal mio PC durante la notte, che rispondeva a queste mie
metafisiche elucubrazioni.

Un foglio simile alla superficie dell'arena intrisa dallo
zampillo di sangue di tutti i tori che la spada del torero ha
trafitti, mentre la loro furia, di colpo, si spezza in un
bagliore rosso fuoco e il rantolo di agonia coperto dall'urlo
estasiato della folla: arena intrisa del sangue di tutti i toreri
che il toro ha incornati, nei cui occhi in un bagliore stupito di
bambino, si affaccia gi lo sguardo di morte e tutto l'amore, i
rimpianti si rincorrono per finire inghiottiti in un vortice nero
ed infinito; arena intrisa di lacrime di gioia, di pianto, nel
buio della notte, quando i clamori si saranno placati e i
protagonisti: il pubblico e gli attori, affronteranno, questa
volta da soli, ben pi terribili ....... nei loro agitati sogni.

Un foglio che una folata di vento solleva e porta lontano e che
per un attimo la luce di un faro strappa alle tenebre, un attimo
prima che il capriccio del vento lo affondi in flutti di un mare
nero come l'inchiostro, o nel putrido scarico di rifiuti urbani
nell'impossibile smaltimento di ci che l'uomo scarta e di ci
da cui si allontana, o vorrebbe separarsi.

Un sottilissimo raggio laser esplora avido la sua superficie
sgualcita, alla caccia di parole, un momento prima della sua
perdita totale, un momento prima che il vento incapace di
comprenderne di valore, lo affondi per sempre, sottraendolo alla
fame di tutti.

Un raggio irrequieto, avido, inesausto, che scorre rapido
ricalcando i caratteri, ridisegnandone mille volte i suoi
confini, distillando il significato di ognuno, da solo e di
tutti, insieme.

Il sottile raggio scava dal buio parole che sono aguzze e
taglienti da far sanguinare il cuore al primo sguardo, parole che
affondano nel cuore straziato, recidendo ogni legame col
presente, col passato e che poi ti gettano nel deserto,
disseccato e fragile come rami di cristallo che un sospiro pu
rompere in mille frammenti esili e leggeri, come sguardi lontani
di colombe in primavera.

Parole dure, intagliate nella roccia, testarde e crudeli.
Indifferenti e disperate, tracciate da mani vecchie che non
sperano pi in nulla, ma che hanno mantenuto intatta la
capacit di amare una fanciulla, ma che tacciono, tacciono
mentre qualcuno stende sul loro inespresso desiderio d'amore una
lapide di pregiudizio e di paura.

Ma nulla si conclude, il foglio affonda, questo foglio affonda
strappato alla lettura mentre il liquame cancella rapidamente le
parole, ma un altro lo segue, altrettanto inespresso forse
disperato e forse pieno d'amore, o forse tutte e due le cose.

L'UOMO E L'INFORMATICA - marzo 1993 - Micro
& Personal Computer



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