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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 806 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Non sono passati molti anni da quando sono apparsi i primi
computer destinati ad alleviare il lavoro al comune mortale,
eppure sono abbastanza perch un ragazzo che oggi si affaccia
alla maggiore et possa credere che il PC sia sempre esistito
come il martello, la TV e la corrente elettrica.

Lui ha imparato l'alfabeto digitandolo sulla tastiera, lui ha un
amico di mouse, anzi lui ha infiniti amici di mouse che contatta
ogni giorni in ogni parte del mondo. Lui non cresciuto
giocando a sottomuro, fuori di casa, nella strada con gli altri
bambini. Lui stato protagonista di sfide nella galassia, ha
pilotato astronavi e distrutto galassie stringendo in pugno il
joystick e i destini di un terzo dell'universo, chiuso nella sua
cameretta al riparo dai pericoli di cui il mondo esterno
gravido. Lui non sa come siano fatti i suoi amici, conosce i loro
pensieri perch passa la ore a scambiare messaggi, ma il loro
aspetto non lo interessa, a lui piace starsene comodamente a casa
con il suo PC che gli apre una finestra su un mondo affascinante
e senza pericoli.

Al suo PC ha affidato i suoi primi affanni amorosi, ha confidato
le sue speranze e le sue paure e poi la sua felicit ed il suo
trionfo. Lui c' cresciuto insieme, i suoi anni diventavano
sempre di pi, la sua altezza cresceva e mentre metteva i pantaloni
lunghi regalava al suo PC di un disco fisso pi capace perch i
suoi interessi aumentavano. Poi, mentre lui passava dalla scuola
media inferiore alla superiore, il suo PC passava da una versione
di DOS a una pi evoluta, da un versione di Windows a una pi
evoluta. I suoi compleanni venivano scanditi da nuove CPU e tutto
andava pi in fretta con l'aumentare della velocit del clock.
Era appena un bimbo quando batteva il suo piccolo pugno sulla
tastiera del primo PC 8088 a 4.77 MHz, ora tutto corre a pi di
200, 300 volte tanto.

Quello che a noi ancora desta meraviglia, quello che a noi
risulta ostico da capire, quello che ci getta nello sconforto per
lui normale amministrazione, tutto semplice da capire e
immediato da fare.

Oramai questa la generazione dei ragazzi del PC.



Nerina, IV generazione delle ragazze il cui pallore di candido
marmo aveva ispirato il nome ad una robot pediatra dal dubbio
senso dell'umorismo, si sentiva felice e sicura e non era mai
stata cos in pericolo. Mai cos vicina a diventare il bersaglio
di un sottile raggio laser sparato da un uomo a caccia di trofei.

Il suo mondo passava tutto attraverso i 45" dello schermo
piatto che si apriva incastonato nella parete rivestita di plastica
e velluto che in quella settimana aveva programmato di un azzurro
intenso e profondo. Lo stesso azzurro che aveva visto in un
documentario su certi mari che bagnano le rive dell'Africa
Orientale, un continente tenebroso e affascinante dove vivevano
ancora i selvaggi, uomini senza personal computer, uomini che si
sfioravano parlando, scambiandosi germi, infettandosi e morendo
abbandonati nel deserto dove gli scorpioni abitano i loro teschi
calcinati dal sole.

Mar Rosso. S, doveva essere proprio quello il nome. Infatti,
ricordava di aver sorriso nel vederlo cos intensamente azzurro.

Povera Nerina, povera piccola e ingenua Nerina che ancora
sorrideva quando sullo schermo era apparsa una donna che
stringeva tra le braccia un bambino nero e lucido come l'inferno.
La scena doveva ispirare disgusto diceva il commentatore. Questo
contatto osceno di carne contro carne, il sudore acre della pelle
sudata, sporca di polvere, le provocavano invece una intensa
emozione. Un sottile desiderio di essere lei a stringere tra le
esili braccia di adolescente il piccolo corpo di carne vera,
morbida e tenera, le cresceva nel petto, le infiammava il sangue
che il cuore pompava con crescente accelerazione inondando i suoi
organi solitamente sotto controllo, irrorando i tessuti del suo cervello.
Non era facile controllare i pensieri che prendevano direzioni
sbagliate, tutte pericolose e mortali.

Poi la scena era cambiata e, dopo la pubblicit del Centro, il
suo insegnante aveva riempito lo schermo col suo sorriso paterno
invitandola ad un oretta di studio in compagnia della Storia
Antica, con Interrogazione Finale, per il solito controllo sul
livello di apprendimento raggiunto. I giudizi su di lei erano
sempre il massimo ottenibile e questo era il premio per il suo
impegno.

La Storia l'aveva sempre affascinata. Seguiva l'evolversi della
civilt come se si trattasse di una favola per adulti. Amava gli
eroi, e seguiva le loro imprese con trepida aspettativa.
L'interrogazione era andata in modo soddisfacente anche se lei si
ostinava a battere le risposte alla tastiera, rifiutandosi di
utilizzare i comandi vocali, provocando in questo modo la blanda
disapprovazione del suo insegnante che, invece, comunicava con
lei esclusivamente con i toni ricchi e profondi del violoncello.

Lei non conosceva il professore che probabilmente era solo un
programma del PC, ma a lungo aveva immaginato che esistesse tanto
che era stata segretamente innamorata di lui. Una notte aveva
sognato che lui le accarezzava la mano mentre, assorti,
ascoltavano la Primavera di Vivaldi per l'ora di Musica, che
quella volta trattava il barocco italiano. Proprio nel momento in
cui tutti i violini attaccano il vibrato a imitazione dello
stormire delle foglie lei aveva sentito la mano asciutta di lui
stringere per un momento la sua e poi le dita passare e ripassare
come onde sulla sua mano abbandonata sulla tastiera. Tutto il suo
corpo aveva preso a vibrare e il sangue martellava cos forte
nella sua testa da coprire il suono dei violini.

Solo pi tardi, pi o meno verso i tredici anni, aveva
ipotizzato che il professore non fosse altro che un programma utilizzato
dal Centro per la didattica. Infatti, poteva riprogrammare il
tono della voce fino a farlo diventare quello stridulo di una
bambina di quattro anni, poteva trasformare la sua pacatezza in
furore, la sua allegria in tetra disperazione. Ma a lei piaceva
cos, paterno, dolce e infinitamente tollerante.

La totale immersione nella Storia l'aveva distolta dall'immagine
della madre che stringeva al seno il suo bambino. Ma nell'ora
seguente la sua mente era tornata spesso a riconsiderarla con un
misto di piacere e disgusto insieme. Lei non sarebbe mai stata
madre, almeno non nel modo osceno e animalesco come probabilmente
lo era stata quella donna nel momento della concezione. Il
Centro, pochi giorni prima, aveva prelevato alcuni suoi ovuli; da
uno di questi le avrebbero assicurato la sua discendenza anche se
la cosa era del tutto platonica perch lei non avrebbe mai
stretto un qualsivoglia corpicino tra le braccia, mai labbra di
bimbo avrebbero succhiato il latte dal suo seno acerbo, sterile e incontaminato,
mai le avrebbero permesso di incontrare un essere vivente n,
tantomeno, quello che in particolare poteva essere carne della
sua carne.

Doveva bastarle il pensiero che da qualche parte cresceva una
creatura che era sua figlia.



L'ora della giornata che preferiva era quella di Pensiero Libero.
Nessun condizionamento, poteva scegliere la musica preferita, il
colore e l'intensit della luce nella sua stanza e le era anche
concessa una bibita secondo i suoi desideri, a prescindere dal
fatto che facesse bene o male al suo organismo.

Nerina, come la quasi totalit delle adolescenti con le quali
era in contatto telematico, approfittava per scrivere i suoi pensieri
nel Diario Segreto. Digitava sulla tastiera DS, e con il
programma di scrittura, automaticamente, si apriva sullo schermo
l'ultima pagina scritta. I tasti di navigazione le consentivano
di scorrere le pagine avanti e indietro, oppure poteva cercarsi
un passo semplicemente digitando una data, una parola, una frase
intera, un nome.

Era incerta se descrivere la ridda di contrastanti sentimenti che
l'immagine della donna nera che stringeva il suo piccolo continuava
a procurarle. Spesso, scrivere le era servito per liberarsi,
chiarire, superare, come, o meglio, l'ora di Meditazione
Trascendentale che pure le faceva cos bene.

I minuti passavano e lei non faceva nulla, le sue mani esili, le
sue dita sottili abbandonate sulla tastiera non danzavano come al
solito sui tasti mentre le lettere si raggruppavano nello schermo
come sciami di farfalle creando teorie di parole, frasi, che
rappresentavano pensieri, sentimenti, speranze.

Nulla, era permesso non fare nulla, si poteva stare un'ora intera
senza fare nulla, anche se intuiva che il Centro l'avrebbe preso
come un segnale d'ozio.

Prima che il suo pensiero si muovesse in una nuova direzione le
sue dita avevano gi azionato il navigatore e le pagine correvano
all'indietro, alla ricerca di due nomi legati da un operatore di
congiunzione: Giulietta and Romeo. Una tragedia successa tanti
secoli prima, in un paese chiamato Italia, che il suo professore
le aveva insegnato per illustrare meglio i tremendi pericoli che
si annidano in quel primitivo sentimento chiamato amore.

Lo schermo mostrava i sui pensieri scritti alcuni mesi prima,
pensieri che credeva di aver dimenticati; pensieri attraverso i
quali trasparivano i turbamenti della sua anima che in qualche
modo la riconducevano ai turbamenti attuali.

La storia di quei due ragazzi ci mette in guardia sui
pericoli dell'amore, aveva scritto, un sentimento questo, che
porta direttamente alla pazzia e, quindi, alla morte attraverso
diversi stadi di esaltazione per i quali... pu valere la pena
di correre il rischio. Mi piacerebbe essere svegliata una mattina
dal canto dell'usignolo.


Felice Pagnani - L'UOMO E L'INFORMATICA - febbraio 1996 -
Micro & Personal Computer



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