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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 587 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Nella vita di un uomo si presentano innumerevoli occasioni per
fare esperienze diverse ma cogliamo solo quelle per le quali la
nostra cultura e le nostre inclinazioni ci rendono disponibili.

Non questo il mio caso, almeno per questa volta, perch le
circostanze mi hanno forzato la mano.

Tra le varie cose che non avevo in programma di fare c'era
proprio l'insegnamento. Anzi, nella mia carriera di pessimo
studente, terrore degli insegnanti, ho sempre provato un profondo
senso di pena per chi, pi o meno, disperatamente tenta di
indurre la cultura l dove sembra possibile solo l'anarchia e il
rifiuto di qualsivoglia curricolum scolastico. Assumere il ruolo
del vituperato docente era davvero l'ultima delle cose che abbia
mai desiderato fare, forse, per un'oscura paura della nemesi.

Fino alla terza media i miei risultati scolastici sono stati da
schedina del totocalcio. Con i miei insegnanti non si mai
stabilita un'intesa ma si dipanava, lungo il corso degli anni, un
filo ininterrotto di contrasti, spesso violenti, dai quali sono
sempre uscito perdente, perch il mio avversario aveva il potere
di rimandarmi ad ottobre, quando non si spingeva fino alla
bocciatura.

Per indisciplina, sono stato cacciato dai collegi che mi
ospitavano, mi accusavano di non tenere in alcun conto gli studi
e di essere di ostacolo agli insegnanti nella loro attivit e,
cosa peggiore di tutte a loro dire, di rappresentare un pessimo
esempio per i miei compagni.

Sballottato di collegio in collegio ha passato qualche anno a
Firenze in due diversi istituti e poi a Potenza. Il mio primo
collegio, una villa grande ed antica, era sito sulla cima di una
collina coltivata a vigneto dove io andavo a rubare l'uva. Un
vasto parco nascondeva alla vista dei passanti la costruzione e i
suoi piccolissimi abitanti. Il paese pi vicino si chiama
Loreto, da qui, in breve, si raggiungeva Recanati, terra di un
poeta che ho cominciato ad amare immediatamente, nonostante la
scuola. In questo luogo ho fatto l'asilo e qualche anno di
elementari. Mi ricordo delle suore che mi ripetevano che, siccome
ero cos cattivo, non sarei mai diventato prete e, da morto,
sarei andato dritto dritto all'inferno ad arrostire le natiche
tra ladri ed assassini. Le due cose non mi preoccupavano affatto,
non desideravo fare il prete perch ogni notte sognavo di
guidare la Jeep e la mia massima aspirazione era portare
all'ospedale, con l'ambulanza, i bambini ammalati. Per la
questione di arrostire all'inferno la cosa, pi che una
minaccia, mi sembrava una promessa non priva del suo fascino: ho
sempre sofferto il freddo nei collegi dove andavo e, di quei
tempi, ricordo solo inverni particolarmente rigidi. Forse per
questo oggi amo il caldo, il sole, l'estate torrida, all'inferno
ho smesso di credere da un pezzo e la mia macchina un
fuoristrada.

Da studente, almeno all'inizio, ho fatto alcuni tentativi per
conquistare i miei insegnanti, ma tutti finivano per odiami ed io
finivo per odiare loro. Non si pu amare troppo a lungo chi ci
odia.

Nella mia memoria ce n' uno che piangeva in classe. Mentre noi
svolgevamo un problema lui, silenziosamente, senza vergognarsi di
noi piccoli che non potevamo capire, lasciava alla nostra
curiosit che lacrime inarrestabili solcassero il suo volto.
Piangeva liberamente o forse credeva che non ce ne accorgessimo.
Per lui noi non esistevamo, c'era solo il suo universo e la sua
inestinguibile pena. Forse per questo, o perch un giorno,
abbastanza all'inizio dell'anno, scomparso non ha fatto in
tempo ad odiarmi n io ad odiare lui. Al suo posto venuta una
maestra giovane e carina che ha subito cominciato ad odiarmi e a
farsi odiare.

A lei non piacevano i miei temi. Li riempiva di segni blu e rossi
al punto che non si poteva pi leggere la frase corretta. Le sue
note dicevano che i miei scritti erano fuori tema, i concetti
oscuri, la sintassi poco ortodossa, la grammatica, seppure
passabile, non bastava da sola a farmi avere la sufficienza. A
volte, quando li trovava particolarmente assurdi, li leggeva ad
alta voce per far ridere la classe e la classe rideva perch
alle elementari i bambini sono molto influenzabili e, come le
pecorelle, quello che fa uno fanno gli altri.

A differenza degli altri bambini, leggevo moltissimo, mi
piacevano le poesie, mi bastava leggerne una perch mi si
imprimesse indelebile nella memoria ma, se la poesia da studiare
non mi piaceva non riuscivo ad impararla nemmeno se da quello
fosse dipesa la promozione. All'epoca i miei poeti preferiti
erano Leopardi e Foscolo, odiavo Carducci e Pascoli ma pi di
tutti odiavo Manzoni, sui suoi Inni, parafrasavo versi ridicoli
se non osceni che subito diventavano famosi nella mia e nelle
altre classi.

Disprezzavo il libro Cuore ed i suoi ridicoli personaggi, non mi
piaceva i Promessi Sposi e non mi sono mai portato sul quel ramo
del lago di Como per paura di ritrovare la stessa noia e
l'avversione di allora.



Non ho mai smesso di studiare, ho scelto un lavoro che mi obbliga
a passare molto del mio tempo a studiare perch apprendere la
pi bella cosa che ci sia. Ho smesso da un pezzo di odiare chi
mi insegna qualcosa, anzi sono queste le persone la cui compagnia
prediligo sopra quella di qualsiasi altra.

Al liceo le cose sono andate in un modo completamente diverso ma,
raccontarvi questo, almeno oggi, non rientra nelle mie
intenzione. Nemmeno voglio raccontarvi di come e perch,
all'improvviso, mi sia trovato dietro la cattedra con una classe
in attesa di odiarmi e di essere odiata.

In realt non si tratta della classica cattedra ma di una
postazione multimediale alla quale sono connesse otto stazioni.
Dietro ogni stazione due giovani in attesa di diventare dei
professionisti. Qualcuno non ha mai visto un PC, qualcuno nato
con lo Spectrum sotto al cuscino. Un ampio ventaglio di
esperienze che vanno dallo zero assoluto ad una elevata
conoscenza dell'informatica. Un bel grattacapo, insieme a tutto
il resto.

Questo disparit di esperienze mi era subito parsa un problema
senza soluzione. Calibrare il corso in basso significava annegare
i migliori in un mare di noia, calibrarlo verso l'alto
significava fallire completamente l'obiettivo. La classica via di
mezzo, non solo estranea al mio modo di pensare ma, in una
situazione del genere, non era applicabile se non scontentando
gli uni e gli altri.

Questo problema deve avermi distolto dalla dinamica dei
sentimenti che sempre mi avevano legato al mio insegnante e che
ora credevo dovessero legarmi ai miei allievi.

Probabilmente proprio a causa della mia mancanza di esperienza
nel campo della didattica ho trovato la soluzione che si
rivelata adatta alla circostanza ed ha portato i suoi buoni
frutti. Ho utilizzato i migliori come collaboratori che, per
un'ora al giorno, si sono prestati a colmare le lacune di quelli
che erano partiti da zero conoscenze informatiche.

Questo ha portato a due risultati importanti. Si stabilito un
rapporto di grande collaborazione tra i ragazzi che ha subito
creato un'atmosfera di amicizia grazie ad reale impegno nei
rispettivi ruoli di docenti e di discenti. Un impegno che si
esteso anche nel rapporto con me. In questo modo i pi deboli si
sono rinforzati nella base delle conoscenze e quelli pi avanti
non hanno avuto l'opportunit di annoiarsi mai. Non solo il
ruolo assunto di collaboratori docenti li ha spinti ad un
maggiore impegno nell'apprendimento delle cose che ignoravano e
di Delphi che rappresentava il cuore del corso.

Il mio primo corso terminato, ora ne sto concludendo altri due
e spero di farne ancora tanti altri negli anni a venire.

Non ho solo insegnato ai ragazzi ad assemblare componenti
multimediali con Delphi, ma ho cercato di trasmettergli un
atteggiamento professionale nell'accostare un problema e nel
risolverlo, ho promosso la collaborazione tra loro, li ho
stimolati a cercare di rimuovere i problemi da soli senza cercare
la soluzione dagli altri.

Contrariamente ad ogni mia aspettativa non si sono innescati
meccanismi di odio, anzi, molto presto, il rapporto che si
stabilito con i ragazzi comprendeva la stima reciproca se non
addirittura l'affetto che si prova per le persone che si stanno
occupando di te.

Lungo il percorso didattico i ragazzi hanno conquistato la
conoscenza e la padronanza di mezzi che li hanno trasformati da
quello che il tipico ragazzo diplomato disoccupato con poche
possibilit di trovare un lavoro ad un certo livello in un
professionista che sta scegliendosi un lavoro adeguato alle sue
capacit.

Sono stato attento a non deludere le loro aspettative, ho dato il
massimo e questo risultato essere pi di quanto si
aspettassero dal corso, questo li ha stimolati a superare con
determinazione tutti gli scogli che inevitabilmente il corso
presentava.

Un fattore importante che ha contribuito al risultato finale
stato proprio Delphi. I ragazzi con l'apprendimento di questo
ambiente di sviluppo modificano automaticamente il loro
atteggiamento nei confronti del PC: da semplici utilizzatori
diventano dominatori della macchina.

Questa esperienza, che non ritengo conclusa, mi sta facendo
rivedere molte delle mie idee sulla vita e sulle persone, mi ha
fatto capire quanto io sia cambiato quando, da studente liceale,
alcuni professori si sono presi cura di me.

Nella mia memoria i ricordi della scuola elementare e media
avevano, nella loro negativit, oscurato quelli del liceo che
ora sto rivalutando. Oggi sono quello che sono anche grazie a
loro.


Felice Pagnani - L'UOMO E L'INFORMATICA - giugno 1996 - Micro
& Personal Computer



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