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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1011 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I cavalli sono delle pecore. Anzi sono delle grosse pecore. A
differenza delle pecore non forniscono lana, ma si lasciano
cavalcare cosa che con le pecore non si fa, anche perch, oltre
che venir male, causa le ridotte dimensioni dell'animale, non
sarebbe abbastanza chic. E' meglio dire, il luned mattina alla
graziosa collega: "ieri ho fatto una lunga cavalcata in
maremma su un magnifico Camorgue Delta", piuttosto che
"ieri ho pecorinato a lungo nella bassa padana su una
belante purosangue Merinos che si trascinava penosamente sotto il
mio peso".

Non solo i cavalli sono pecore, ma tutti gli animali da branco
sono pecore, uomini compresi (ovviamente anche le donne). Questi,
oltre tutto, non si possono cavalcare e ne' forniscono lana al
resto delle creature che potrebbero farne richiesta. Comunque non
si pu non ammettere che tra le pecore, i cavalli e gli uomini
alcune differenze ci siano, forse pi estetiche che sostanziali.

Ho ancora nella mente la scena di un film della mia infanzia : un
cane da pastore impazzito spingeva il suo gregge di pecore gi
per un dirupo. Una dopo l'altra, con ottusa cecit, tutte si
lanciavano nel vuoto schiantandosi sulle rocce. C'era sempre
qualcuno che ci diceva a scuola, o in collegio: "non
comportatevi come un branco di pecore !" e io mi dicevo che
non mi ci sarei mai comportato Ricordo che alcuni ragazzi
ridevano sentendosi talmente differenti da quei paurosi e stupidi
quadrupedi. Oggi loro si sentono ancora molto differenti, mentre
io sento che l'odore del branco impregna i miei vestiti e la mia
vita.

Avete mai osservato come un branco di pecore, minacciate da un
improvviso oscurarsi di sole, si stringano le une alle altre, con
i loro musi ben ficcati nel di dietro della pecora che precede, i
fianchi coperti dai fianchi della vicina ? Solo quelle veramente
al centro si sentono tranquille, le altre temono per le loro
parti scoperte. I loro occhi non vedono, le loro menti non
pensano e in questo modo placano il tumulto del loro piccolo,
pavido cuore di pecora.

Il sentimento che rincuora la pecora di essere uguale. Essa
non ha sovrastrutture culturali che le confondano la mente. Non
desidera essere diversa e quindi uccide tutto quello che c' di
diverso per poter mantenere una identit con l'uguale.

Ma torniamo a parlare dei cavalli. Se si cominciano a frequentare
i cavalli si scopre che essi non sono affatto tutti uguali, ma
anzi, oltre che differire nella forma, differiscono ancor pi
nel comportamento (leggi carattere). Mi dicono che il prezzo(il
loro valore) dipende da vari fattori tra cui spiccano: "cosa
sa fare" e "com' fatto." E' un po' che osservo
cavalli, ma pi li osservo, pi penso all'esistenza umana e
pi divento conscio del mio essere animale da branco. Il
puledro, viene tolto dal branco per essere domato, per poterci
riuscire basta convincerlo che chi vuole domarlo il suo
capobranco, perch, nel sentimento dell'animale, c',
sovrastante, l'idea che esiste un capobranco cui affidarsi per
ogni azione e al quale dovuta obbedienza acritica e devozione
completa. Non so se abbiate mai fatto la passeggiata sul cavallo
che taluni circoli ippici la domenica consentono di fare a tutti
colore che lo richiedano pur non avendo alcuna dimestichezza con
il cavallo stesso. Il gruppo di cavalli e uomini, visto un po'
dall'alto potrebbe essere confuso per un gruppo di pecore che si
avviano lentamente al pascolo, visto da vicino, invece, non c'
nessuna differenza. Gli animali stanno compatti, testa bassa
infilata nel didietro di cui sopra, non rispondono ai comandi del
cavaliere, ma seguono il cavallo della guida che in quel momento
agisce da capobranco. La guida procede lentamente per evitare di
lasciare caduti sul campo. Ma se la guida impazzisse, come il
cane del film della mia infanzia, e partisse al galoppo tutti i
cavalli dietro lo seguirebbero con incosciente esultanza,
provocando immaginabili conseguenze per i malcapitati cavalieri.

Cosa dire poi delle folle in delirio a piazza Venezia, dello
sterminio degli ebrei da parte dei tedeschi e dei palestinesi da
parte degli ebrei?

Se a qualcuno questo sembrasse entrarci come i cavoli a merenda,
beato quel qualcuno, perch lui nel branco c' sempre stato
senza mai nemmeno un soprassalto della mente, tranquillo e
pacioso, se riuscir a tenere i fianchi coperti, arriver alla
fine senza aver mai spento il sorriso idiota sulla sua faccia
idiota.

Il piacere che si prova ad andare a cavallo, dopo, quando si
imparato, deve essere simile a quello che prova Dio a fare il
capobranco. Ed ora il Centauro, semidio mitologico mezzo uomo e
mezzo cavallo. L'uomo ed il cavallo escono dal branco e creano
una sinergia. L'uomo attanaglia tra le sue cosce il dorso e i
fianchi del cavallo fino a fondersi con lui. La sua forza
intellettiva fluisce ed il cavallo se ne appropria. Il corpo
dell'uomo acquista la potenza e l'energia locomotoria di quella
del cavallo e volano insieme verso mete lontane. La conquista va
ben oltre lo spazio terrestre percorso in un galoppare ebbro di
eccitata felicit. La vera conquista sta nella contemplazione
degli spazi della mente che espandendosi raggiungono una
coscienza individuale pur mantenendo la coscienza
dell'appartenenza al gruppo.

Essere individui nel gruppo, in questo credo dovrebbe consistere
tutto il significato della nostra presenza.

La luce dell'alba arriva sempre pi presto. Ogni mattino spio il
cielo buio in attesa che un lieve lucore sciolga l'enigma che ha
legato i miei sogni alla notte. Il sorgere del giorno sembra
rassicurarmi. Prima, quando le giornate si accorciavano sempre di
pi, mi sentivo ansioso, come se la luce del giorno dovesse
durare sempre meno fino a scomparire del tutto lasciandoci solo
una infinita notte di tenebre. Ci sono giorni in cui il sol
scalda la terra come in primavera fino ad ingannare i semi e gli
uccelli. Gli alberi si coprono di gemme in una festa di colori
che un colpo di coda dell'inverno potrebbe uccidere, perch
ancora manca tempo a primavera.

La mattina, molto presto esco a correre, camminare, vagabondare.
Mi libero molto in fretta dal traffico delle auto. L'altro giorno
c'erano, dietro uno steccato, due cavalli che mangiavano l'erba
bagnata di rugiada, al mio apparire si sono immobilizzati con il
muso fisso verso di me, ho accarezzato la grande fronte
inespressiva di uno dei due e da un suo grande, rotondo occhio
sgorgata una lacrima. Ci siamo guardati a lungo in silenzio con
un grande senso di pena. Un albero di mimosa che il giorno prima
era completamente fiorito (gialla irrompe la mimosa) era stato
interamente spogliato da qualcuno o da molti.

Ogni mattina incontro un bambino biondo delle elementari che si
distacca dal gruppo dei suoi compagni di scuola, attraversa la
strada e mi dice "dammi il cinque" e allora la palma
della mia mano sfiora la sua. Ci sono dei momenti in cui so di
essere veramente felice. Mi basta solo pensare che non sono su
una macchina, imbottigliato nel traffico in attesa di timbrare un
cartellino ed aspettare che passi un altro dei miei giorni.
Quante volte, anche noi addetti ai lavori, sentendoci dire
"mi spiace ma c' un guasto al centro dati, il computer
bloccato, deve aspettare, o meglio, ripassi domani", ci
pieghiamo con molta naturalezza a questa ineluttabilit dei
calcolatori che non fanno il proprio dovere a cui permesso
guastarsi senza destare la nostra ira che, invece, esplode
minacciosa per altri tipi di disservizi che sono provocati dagli
uomini o da macchine meno cariche di significati.

C' un che di autoritario in tutto questo modo di sentire che mi
rende critico. I servizi non si devono fermare solo perch uno
stupido calcolatore si guastato, si facciano le cose con
concetti di ridondanza e che non accada pi . Il calcolatore
solo uno strumento qualunque e non mi va di dipendere da lui.

L'UOMO E L'INFORMATICA - febbraio 1992 -
Micro & Personal Computer


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