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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 632 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Nei tempi andati c'era stata un'epoca di barbarie in cui gli
umani non dormivano ancora in camera iperbarica e poteva persino
accadere che due individui dividessero la stessa stanza e persino
lo stesso letto, con grave pericolo per la loro integrit fisica
e mentale. L'uomo uccideva l'uomo per futili motivi: odio
razziale (Sentimento di tipo negativo causato dalla diffenza del
colore della pelle), egemonia territoriale (le nazioni erano
divise e controllavano il proprio territorio nutrendo mire
espansionistiche verso i territori viciniori), possesso di
mercati, sfruttamento di risorse primarie.

Ora che nel mondo, grazie all'IP (Informatica Personale) e alla
religione MicraIbiemmeSoft, c' da secoli la pace, queste cose
ci fanno sorridere ma possono riempirci di sgomento quando, nel
tepore della cellula abitativa, aspettiamo il comando per
rinchiuderci nella confortevole iperB, dove ci attende la nostra
amata RV (Realt Virtuale).

Si chiamava Nerina. Il nome le era stato affibbiato dalla robot
del reparto neonati colpita, nel suo senso dell'umorismo, dal
candore immacolato della pelle di questa bambina appena uscita,
sana e vispa, dalla provetta.

La neonata, quasi ad approvare la scelta aveva sorriso alla robot
nell'udire quel nome e si era subito addormentata. C'era ancora
tempo prima di prendere in mano il proprio destino con il saggio
aiuto di un PC e di un Gaetiano della MicroaIbiemmeSoft, la
potente Chiesa unificata.

Ora non sorrideva pi Nerina, mentre fuggiva e i suoi piedi
sfioravano la sabbia lasciando lievi orme come tiepide carezze di
primavera sulla sua pelle ancora candida e serica. Le gambe di
cerbiatta, con lunghe falcate, solcavano veloci la striscia di
deserto che separava la civilt dalla fitta boscaglia dove
vivevano alcune centinaia di paria assieme agli animali selvaggi.
Quello era territorio di caccia.

Il corpo snello, potente e nudo, solcava l'aria con sottile
rumore di frusta. Legato al fianco, con una sottile cinghia di
pelle, oscillava un corto pugnale, sfiorandole il fianco stretto,
quasi maschile, da adolescente, alla ricerca del suo ruolo
sessuale.

L'arma le era stata consegnata dalla FLI (Federazione Liberi
Cacciatori), con poche istruzioni sul suo uso, prima di liberarla
nella Riserva.

Quella era un epoca di grande civilt e la preda aveva diritto a
difendersi contro cacciatori che si muovevano armati di
sofisticati fucili laser muniti di cannocchiale a raggi
infrarossi, con radar da polso, capaci di scovare una preda,
piccola come una bambina, anche a tre chilometri di distanza.

I cacciatori erano ancora lontani, ma presto sarebbe iniziata la
battuta e lei era una preda ambita, anche se, per i suoi
quattordici anni, l'uccisore, avrebbero avuto solo un premio di
terza classe.



"MUORI"

Mentre Nerina correva, pensava impavida alla morte. Non
le sarebbe servito il coltello per difendersi, sarebbe stato
sufficiente il pensiero, sarebbe bastato che lei avesse fissato
con gli occhi bellissimi il cacciatore e che il pensiero avesse
contenuto l'imperativo "muori", per togliere ogni fiato
di vita da quel corpo.

Mentre Nerina correva, pensava con struggente dolore, che nel
grembo non le sarebbe mai cresciuto un figlio, che le braccia non
avrebbero mai stretto un uomo, che mai avrebbe detto o sentito
dirsi un tenero "ti amo".

Nerina correva, ma il respiro era profondo e regolare, non aveva
paura di morire, perch sapeva che nessuno poteva ucciderla, ma
era infinitamente triste perch pensava che mai le labbra di un
bambino si sarebbero strette attorno ai capezzoli che coronavano
i piccoli suoi seni, solidi come roccia, per succhiarne perle di
latte.

Il sole era al tramonto, una palla di fuoco occiduo disegnava
lunghe ombre; un ultimo, agonizzante bagliore rosso sangue, prima
dell'inizio di un silenziosa notte di caccia, di trionfo, di
angoscia e di morte.

Mancavano pochi minuti poi, per tre notti, i cacciatori sarebbero
stati liberi di uccidere ogni essere umano, senza le insegne
dell'FLI, che si fosse trovato nella riserva comprendente, oltre
alla striscia di deserto, con le dorate dune di sabbia, anche
l'intricata boscaglia, dove si addentravano solo i cacciatori
pi coraggiosi, spesso senza farne ritorno.

La caccia durava dal tramonto all'alba, ogni uccisione fuori da
questo orario, avrebbe trasformato il trasgressore in una preda
che, nuda e armata di solo coltello, si sarebbe trovata ad
affrontare la morte che tante volte aveva procurato ad altri
uomini indegni di essere chiamati tali, rei di offese alla
dignit umana, rei di essersi sottratti alla protezione dell'IP,
rei di ribellione al progresso tecnologico.

Persone indegne che avevano cercato il contatto fisico, con il
rischio di propagare terribili malattie che avevano funestato
l'uomo nell'antichit, come l'AIDS che colpiva i peccatori di
fornicazione e che aveva sterminato intere popolazioni di
corrotti. Che BG XXIII ci protegga.



LA CACCIA

Nerina sapeva di essere forte e fragile allo stesso tempo, era
simile al suo cuore forte e fragile come un calice di cristallo
capace di entrare in vibrazione con l'universo e, al calare del
sole, non affrett la sua corsa.

Non avrebbe mai potuto raggiungere la boscaglia in tempo. Per
muoversi aveva solo le gambe, e i cacciatori disponevano di
veloci alivoli con i quali si spostavano agevolmente per terra e
per aria e avrebbero colmato lo spazio che li separava da lei in
pochi minuti.

E non aveva ancora paura quando scorse la luna sorgere a levante,
verso la boscaglia che si stagliava lontana e irraggiungibile
sullo sfondo delle dune, che restituivano alla notte il calore
accumulato di giorno, mitigandone i rigori.

Intanto i cacciatori avevano cominciato a muoversi veloci e
silenziosi alla sua ricerca.

Il giovane corpo di Nerina non era mai stato sfiorato da essere
umano, solo sterilizzate mani di robot l'avevano accudita,
aiutata a crescere, a diventare forte, invincibile, audace. Mai
una carezza tenera di madre sul suo corpo, mai quella di un
padre, mai quella di un amante sul suo seno, capace di scatenare
la passione nelle sue carni, nelle sue viscere, mentre nella sua
mente sarebbe divampato l'amore cieco, disperato, infinito, umile
ed arrogante. Ma quelle erano cose di cui si leggeva nel
"Libro degli Inferi", che parlava dei castighi, della
morte, della depravazione, della bestialit che portavano
all'esecrazione e alla "cacciata".

Ora solo il silenzio della notte, lo scalpiccio dei suoi piedi
veloci sulla sabbia ed il suo fiato, come la nota di un flauto
intermittente, leggera e rauca.

Ma lei non ha paura della morte perch sa che non morir,
perch lei sa di non aver mai vissuto veramente prima, ha capito
che l'RV solo un surrogato della vita e che questa caccia
porta con s la vita insieme al tanto temuto e insieme
desiderato amore.

Quando lo sguardo degli occhi bellissimi di Nerina incroceranno
quelli del cacciatore, nel pensiero lei non grider
"muori", ma "ti amo" e lui lascer cadere il
fucile, la prender tra le braccia e lei gli si stringer
fortemente contro per evitare che il cuore impazzito le sfugga
dal petto.

Lui asciugher con una carezza le lacrime che le scorrono sulle
gote immacolate e poi l'amer sulle dune, coprir il suo corpo
di luna con lunghe, silenziose carezze sussurrando ti amo, fino
al sorgere del sole.



LA MORTE

Ora nella notte, al suo respiro e allo scalpiccio dei suoi piedi
nudi sulla sabbia, si aggiunge il ronzio di un piccolo motore
atomico. Il primo alivolo su di lei. Tra un momento si
fermer su una duna e inizier la caccia, con la preda che
fugge tra le sabbie e il cacciatore che pregusta la fine.

Ma lei non fugge, non ha paura, si ferma bene in vista sulla
duna, in attesa che giunga lui, il suo salvatore. L'uomo scende
dall'alivolo, il fucile imbracciato, l'occhio nel mirino fruga
nel buio della notte, poi la vede, vede la sagoma immobile di un
cerbiatto contro la luce della luna.

Lei a levante e lui ad oriente, si fronteggiano silenziosi ed
immobili.

Il corpo di Nerina si staglia contro la luna, nuda, impudica,
pericolosa, mortale, il dito del cacciatore si irrigidisce sul
grilletto mentre fissa quegli occhi liquidi oltre i quali
guizzano le fiamme degli inferi. L'uomo si staglia illuminato
dalla luna contro il buio. E' bello, giovane e il suo sguardo
nascosto dall'arma, ma lei sa che trepido e pieno di
tenerezza per lei. Nerina lancia con il pensiero "ti
amo" e subito sulla sua nuda ed immacolata fronte sboccia un
fiore scarlatto, solo una goccia di sangue prima che il suo
cervello esploda in una nuvola gassosa.

L'UOMO E L'INFORMATICA - gennaio 1994 -
Micro & Personal Computer




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