La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 604 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Se ci volessimo divertire a dividere in due categorie tutto ci
che appartiene al mondo animale, insetti compresi, potremmo
definire due insiemi opposti ma assolutamente interdipendenti,
nati con la vita stessa sulla Terra: i cacciatori e le prede.

Mentre per gli animali impegnati nella quotidiana lotta alla
sopravvivenza la cosa molto evidente, per la razza umana serve
un po' pi di discernimento.

Solitamente, a parte lievi sfumature, quando si definiscono due
categorie antagoniste, l'appartenente ad una delle due categorie
possiede un insieme di caratteristiche che sono opposte a quelle
di uno appartenente all'altra. Invece, l'appartenente alle nostre
due categorie , contemporaneamente, preda e predatore. Possiamo
affermare che, tranne un certo numero di eccezioni quali i felini
di grandi dimensioni che sono solo predatori e gli erbivori che
sono solo prede, lo stesso individuo, in tutto il resto del regno
animale, appartiene indistintamente alle due categorie.

Queste facili constatazioni dovrebbero convincerci che non vale
la pena di soffermarci su queste quisquilie dove il PC non pu
entrarci assolutamente. Infatti non ci soffermeremo su questo
essendo nostra intenzione di parlare solo dei modernissimi
cacciatori, terrore dei bagnanti, indicati con il nome dei
pericolosissimi predatori che infestano le acque marine di
rinomati luoghi di vacanze. S, stiamo portando alla vostra
attenzione gli squali i quali, grazie al PC, hanno
trovato nuovi e pi stimolanti territori di caccia.

E qui siamo tornati agli umani, tra le razze animali la migliore
e la peggiore, allo stesso tempo, che abbia mai allignato e
alligni sul pianeta Terra.

La civilt da millenni ha sollevato la razza umana dalla
necessit di procurarsi il cibo. Nessuno si alza pi di buon
mattino per scovare ed uccidere il proprio pranzo nella tana o
nella boscaglia, tra l'altro, correndo il serio rischio di finire
invitato alla tavola di qualche altro cacciatore pi astuto, o
solo pi affamato, non per mangiare ma per essere mangiato.

Oggi c' chi uccide per noi e tra la preda ed il cacciatore ci
corre talmente tanta distanza che la componente emotiva si
totalmente dileguata. Volete mettere la soddisfazione di un
primitivo mentre addenta un bel cosciotto di lepre, catturata
dopo quattro ore di agguati, con quella di un ragioniere che ha
fatto la spesa al supermercato e che, mentre addenta il cosciotto
di coniglio trattato con gli estrogeni, assilla la moglie con la
quotidiana tirata sul continuo amento dei prezzi dei generi
alimentari?

Il Programmatore nello scrivere la routine Caccia al Cibo non
aveva certo trascurato lo stimolo di piacere che procura
uccidere, questo stimolo, oggi inutilizzato, permane nel
programma come fossile. Non essendo stato pi rilasciato un
aggiornamento del Programma Uomo abbiamo a che fare con questo ed
altri infiniti fossili che rendono instabile il Programma Uomo in
parecchi punti.

Probabilmente sono questi fossili che promuovono nuove forme di
caccia tra gli umani. Forme che si aprono ad un ampio ventaglio
di scelte, qualcuna molto vicina allo stimolo, come la caccia
stagionale, a forme pi sotterranee i cui legami con la
soddisfazione del procacciare cibo si riescono a capire solo
ricorrendo al sondaggio della psicologia del profondo.



La caccia telematica alle incaute pulzelle che si avventurano nei
siti, s, s, pulzelle e non gazzelle, ha un suo specifico
nome: Sharking. Il termine inglese, appositamente
coniato da chiss chi, non ha una ancora una traduzione italiana
e, secondo noi, in qualsiasi modo venga tradotto perde molto
della sua efficacia. Lo shark appunto il
pericolosissimo e sanguinario squalo che volentieri si ciba di
carne umana della quale, nonostante tutto, pare vada matto.

Allora facciamo luce sulla scena. Da una parte abbiamo le incaute
fanciulle che, spinte fuori dal nido dal desiderio di conoscere
cose nuove, iniziano a frequentare Piazzette Telematiche e,
dall'altra, abbiamo gli squali, cacciatori di dette pulzelle che,
dotati dei soliti vecchi meccanismi di adescamento, minano tutto
il territorio con le loro diaboliche trappole.

Le innocenti creature fanno il loro timido ingresso portandosi
dietro tutto il loro abbagliante candore, la loro ingenuit e,
sebbene siano state nutrite di telenovela pi che di latte e di
miele, arrivano con gli occhi di cerbiatte sgranati dalla
meraviglia e la dolcezza delle loro parole nettare alle
orecchie dello squaliforme mentale.



Ed ecco ora un frammento di una storia scritta dalla stessa preda
della quale purtroppo ignoriamo tutto. Si tratta di un messaggio
trovato in un cassonetto di rifiuti di un sito di una sperduta
stradina telematica nel quali ci siamo fortuitamente imbattuti
tempo fa.

Lo spazio ci impedisce di commentare, comunque, ognuno pu, da
solo, nell'intimo della propria coscienza, chiedersi se preda
o cacciatore.



Era come restare davanti ad uno splendido quadro che aveva
perduto ogni colore e le forme stessero svanendo le une dentro le
altre.

Improvvisamente la vita mi aveva tolto tutta gioia di esistere
che si possiede quando si ragazzi, mi sentivo finita
nonostante i pochi anni trascorsi dalla mia nascita. Ero poco
pi di una bambina, eppure davanti a me, si era spalancata la
porta del nulla oltre la quale c' solamente un abisso di
silenzio che inghiotte ogni desiderio, ogni speranza.

Ho incontrato un uomo. Ho lasciato che mi uccidesse, che si
prendesse il mio corpo e la mia anima ed insieme a questi il mio
cuore. Mi sono lasciata in balia dei desideri di quest'uomo, mi
sono annullata per diventare come lui voleva che fossi: una
bambola da usare quando serve e poi riporre nello scaffale, tra
la polvere delle cose inutili.

Poi, dopo un'agonia infinita, lui mi ha definitivamente lasciato.
Al termine del suo gioco spietato io non sono stata pi capace
di rimettere insieme i mille frammenti nei quali aveva ridotto la
mia anima.

Mi ero cos legata a quella tortura mortale che il suo abbandono
definitivo fu infinitamente pi doloroso di quanto fino ad
allora avessi sopportato.

Per lui avevo abbandonato tutti e tutto, dopo di lui, persi gli
amici e la serenit, c'era solo ad aspettarmi la solitudine pi
assoluta, una vita popolata solo di fantasmi che urlavano tutta
l'inutilit della mia presenza.

Sola come mai prima, senza nessuna speranza, passai un anno
legata ai ricordi dolorosi della mia macabra storia lasciando che
la vita trascorresse squallida e vuota come mi si proponeva,
consapevole che non avrei pi avuto un solo attimo di felicit.

Lui cos cattivo, cos spietato, se n'era andato ed io, seduta
dove lui aveva cessato di usare il mio corpo, trascorrevo il
tempo a piangere e a ricordare.

Mentre il tempo fluiva in un inutile trascorrere di minuti, ore,
giorni, settimane e mesi che, come granelli di sabbia si
accumulano formando piccole dune solitarie nel deserto, io sempre
pi mi smarrivo nelle gallerie della memoria.

Era piccoli cunicoli pieni di tetri, vecchi quadri, privi
dell'essenza vitale che un'opera artistica racchiude in s,
erano semplici tele macchiate di rosso e nero che io contemplavo
in ogni istante trafitta dai colori pi accesi che la natura
pu generare.

Finch un giorno comune di met marzo, seduta sulla lunga panca
ricoperta di cuoio al centro della sala, immersa nel silenzio,
secondo la tradizione che ormai andava avanti da un anno stavo
fissando l'inutile quadro della mia vita, mi sorprende il rumore
di una porta che si apre e poi, dopo qualche momento, si
richiude.

Una ventata d'aria avvolse il mio corpo subito ritraendosi con un
brivido, come spaventata dalla mia carne inerte.

Un visitatore era penetrato inaspettato tra i fantasmi dei miei
giorni. Rimasi immobile.

Dei passi.

Un breve borbottio, le parole rapide, tranquille di un uomo
scambiate con mio fratello, custode della mia stanza e della mia
solitudine. presto le voci cessarono per lasciare solo il rumore
del suo passo lento, pacato che ogni tanto si interrompeva
mentre, senza fretta, visitava la mia galleria.

Dopo un po' l'uomo entr nel mio campo visivo. Io continuavo a
pensare alla mia solitudine ma gli occhi si aprirono su di lui e
lo guardarono. Non poteva essere altro che il capo della BBS
nella quale, tempo prima, spinta da un impulso irrazionale e
forse disperato, avevo inviato una mia poesia come si lancia un
grido di aiuto prima di annegare.

Lui continu a guardare le tele e poi, innanzi a me, si ferm a
fissare il mio quadro, quel tetro

dipinto privo di attrattiva, nei sui occhi si leggeva lo sforzo
intenso di capire cosa io potessi trovarci di tanto interessante
da tenermi l avvinta tutta la vita.

Io cercai di fare mente locale, di ricordare le poesie che avevo
inviato e il loro contenuto.

Non avevo creduto che qualcuno avrebbe mai risposto alle mie
stupide parole ma soprattutto il sangue mi gel le guance,
perch mi rendevo conto che una volta ancora avevo fatto un
gesto impulsivo senza sapere minimamente cosa stessi per
incontrare.

Eppure, dopo un anno, ero di nuovo fuori dalla mia stanza, tra la
gente, ancora piena di disperazione, ma con una gemma di speranza
che la primavera stava facendo sbocciare nel mio cuore.

Io che ho sempre odiato i computer ora mi sento cos
incredibilmente costretta a doverli usare!

L'uomo si avvicin, si volt verso di me e mi sorrise, aveva il
viso stanco di un uomo che ha

sofferto ma nei suoi occhi risplendeva la gioia di vivere tipica
di un bambino innocente.

Prima ancora che lui potesse dire qualcosa di sensato io pensai
che avesse circa trent'anni e che fosse un solitario.

Ricambiai il suo sorriso e lui senza nessuna incertezza
incominci a parlarmi.

Rimasi un po' scossa dal suo fare cos confidenziale e deciso ma
poi ricordai che io stessa avevo permesso questo: nel messaggio
che introduceva i miei versi ero stata molto socievole.

Lui mi parl a lungo ed io rimasi ad ascoltarlo, mi fece i
complimenti per la qualit della poesia e mi chiese di
continuare a scrivere. La capacit di espressione e delle buone
esperienze alle spalle avrebbero fatto di me una scrittrice di
successo. Ma per pubblicare qualcosa, il mio stile richiedeva
ancora di essere affinato.

Continu ad essermi vicino con le sue parole sul monitor,
aspettavo ansiosamente i suoi messaggi sempre pi affascinata,
sempre pi dimentica dell'uomo che mi aveva adoperato, non
capivo come una persona che non avevo mai incontrato di cui non
conoscevo il viso e nemmeno la voce potesse essermi pi vicino
di quanti fino a quel momento mi avessero conosciuto e
frequentato per anni.

Uscii, senza nemmeno accorgermi, dalla galleria per restare
pomeriggi interi nella Piazzetta Telematica che lui aveva creato.

Ci innamorammo subito dopo il primo incontro ma la vita ci
separava, io a Verona e lui a Roma e questo diventava sempre pi
difficile da sopportare.

Non sapevamo nulla se non quello che ci scrivevamo e le nostre
lettere erano piene di amore fiabesco puro e incontaminato.

Lui mi present i suoi amici ed io i miei. Mi affezionai a loro
e lui cominci a detestare la stupidit delle persone che mi
erano accanto ogni giorno.V Frequentai assiduamente quella
Piazzetta piena di amici che ricordava un'Eden ricco e fertile
fino al giorno in cui mi misi in viaggio con delle amiche alla
scoperta della vecchia Europa.

Vissi dimentica di lui, del suo amore.

Un giorno, molto tempo dopo il mio ritorno, mi affacciai nella
Piazzetta, lui era l in attesa paziente del mio ritorno.
L'amore torn nella sua pienezza.

Poi venni a sapere che aveva una figlia pi grande di me ed io
mi sent togliere la terra sotto i piedi: quell'uomo cos
perfetto, di cui ero cos innamorata aveva una figlia.

Mentre morivo ancora una volta non potevo cessare dall'amarlo.



Felice Pagnani e Francesca Colletti - L'UOMO E L'INFORMATICA
- settembre 1995 - Micro & Personal Computer


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Racconti inediti e/o celebri più letti

» Oscar Wilde LA BALLATA DEL CARCERE DI READING
» Howard Phillips Lovecraft LESTRANEO
» Saint Germain IO SONO COSCIENZA, INTELLIGENZA, VOLONTA 3
» Saint Germain PENSARE E CREARE 5
» SAINT GERMAIN LAutorit 12
Gli ultimi Racconti inediti e/o celebri pubblicati

» monik elena _ io e te
» Sandrino Aquilani - Gli alberi
» Marina Lolli - Aprile 1949-Giugno 2012
» Ferruccio Frontini-Acca
» Non Tutti sanno chi sono - Desiree Dal Pin
» ZioPier - I colori del buio


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
l'illusione della vita che sfugge, l'assenza.

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6629
Autori registrati
3144
Totali visite
11734588
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2013 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e ripubblicato nel 2013 dalla redazione di Latamclick.