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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 458 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
L'informatica in modo attivo o passivo ci riguarda tutti. Non
c' un momento della nostra vita in cui non si venga a contatto
con una realt che il computer abbia reso possibile.

C' chi teme il computer come teme ogni minaccia alla libert.
C' chi il computer lo venera come venera tutto quello che
libera l'uomo dalla schiavit del lavoro bruto.

Tra l'amore e l'odio c' l'indifferenza. Un mare di maestosa
indifferenza nel quale naviga la maggioranza che, pur non potendo
fare a meno di registrare il grande impatto che l'informatica
produce nella cultura umana, intesa nel suo significato pi
vasto, continua a vivere ignorandola e a disquisire d'altro.

Conosco un sociologo che usa il PC esclusivamente per scrivere i
suoi saggi ed convinto che il computer sia solo una macchina
da scrivere un po' pi evoluta e, qualche volta alla presenza di
difficolt dovute alla sua scarsa conoscenza delle funzionalit
del suo PC, portato a ritenere che questo sia una
complicazione introdotta, a viva forza, nella sua vita.

L'informatica personale una realt neonata. Solo quindici
anni fa ancora non esisteva, ed diventata un fenomeno di cui
la massa venuta a conoscenza da meno di otto. Ma questo non
giustifica gli osservatori dei mutamenti della civilt, perch
in questi pochi anni c' stata la rivoluzione non meno vistosa
di quelle, a suo tempo, prodotte dai mezzi di comunicazione e dei
trasporto. Qui non si tratta di accorgersi dei prodromi. Oramai
siamo nel pieno del processo evolutivo.

Perch tanta resistenza?

Con questo numero cercher qualche stimolo da sottoporre alla
vostra speculazione perch non pretendo di risolvere il problema
da solo.

Tempo fa, tra un interrogatorio a un inquisito e la preparazione
di un nuovo avviso di garanzia, il giudice Di Pietro ha trovato
il tempo di fare, nella capitale, una conferenza sull'ausilio che
l'informatica personale d nell'operazione "mani
pulite".

Egli ritiene che l'intreccio di nomi, situazioni, ricorrenze
siano ad un livello quantitativo che solo l'informatica pu
tenere insieme in modo organico, strutturato e quindi
utilizzabile.

Da qualche tempo gli adolescenti di ambo i sessi chiedono per il
loro compleanno un Personal Computer invece che il classico
motorino. Qualcuno, gi a partire dal dodicesimo anno, ha avuto
un Personal Computer in regalo e qualcuno anche prima. Non parlo
solo di famiglie abbienti che possono permettersi, con
leggerezza, regali di questo costo, ma anche di genitori che
vivono al limite del loro stipendio.

Tempo fa un professore universitario, di matematica venendo
incontro al desiderio della figlia undicenne, per il suo
compleanno le ha regalato un PC. Fin qui niente di strano, anche
se undici anni costituiscono, per un regalo di questo genere,
un'eccezione. Quando alla bambina stato chiesto quali giochi
voleva che le fossero installati nel suo computer, ha risposto
che no, non voleva game, preferiva un linguaggio di
programmazione di ultima generazione.

Ho diretta notizia di neo pensionati che acquistano un PC per
portarselo a casa. A 65 anni non deve essere facilissimo
impadronirsi dei comandi del sistema operativo, ma qualcosa li
spinge a questo passo.

Un amico che solitamente guida con doverosa prudenza, ha
rischiato, giorni fa, di schiantarsi con la sua auto contro un
muro. Aveva appena terminato di giocare con il computer
un'appassionante gara di formula 1 con un programma che faceva un
uso molto efficace della realt virtuale.



MULTIMEDIALITA'

Se ne discute di continuo, esiste, non esiste, cos'?

Secondo me come se si discutesse se esiste l'acqua o meno. La
mutimedialit iniziata da quando su una pellicola, oltre
all'immagine, stata aggiunta una colonna sonora. Un prodotto
audiovisivo multimediale e questo esiste ancor prima
dell'informatica personale. Il fatto nuovo riguarda
l'interattivit con l'ambiente che grazie alla multimedialit
ci trasporta su piani di realt simulati, ovvero virtuali.

Il campo di discussione dovrebbe, pi produttivamente, spostarsi
sui possibili sviluppi che l'informatica, arricchita della
multimedialit, permette in questo settore.

Da un lato c' l'utente, il fruitore che, con un puntatore in
pugno, pu scegliere i percorsi verso cui lo spingono i suoi
interessi; dall'altra c' il creatore del prodotto che deve dare
una materia strutturata e malleabile, suscettibile di ulteriori
modellazioni e sviluppi imprevisti.

Il rapporto che voleva attiva la parte del produttore e passiva
quella del fruitore si attenua sempre pi. Gi oggi molte aree
sono in coabitazione.

Il fruitore ha un materiale fatto di suoni, immagini, parole che,
come colori su di una tavolozza, pu trasformare in immagini,
ostaggi di comunicazioni a pi livelli che penetrano regioni
profonde della nostra mente.

La multimedialit pu diventare materia di psicodramma perch
il fruitore, che si identifica con l'interprete, non ne
seguirebbe passivamente, come nel film, la sorte ineluttabilmente
predeterminata nella celluloide. Una sorte che subisce, in quanto
non l'ha scelta lui e perch potrebbe non condividere. Ma con la
multimedialit (informatica) allo spettatore/attore
consentito giocare il suo ruolo e fare la scelta che gli pi
congeniale, anche quella che, provenendo dalle regioni inconsce
della sua psiche, sconfesserebbe davanti a chiunque.

Una sorta di viaggio onirico cosciente, con ampie valenze
catartiche.

Non bisogna temere la "simulazione" in quanto surrogato
dell'esperienza diretta, sarebbe come negare e ripudiare il
romanzo, la poesia e tutte le favole della nostra infanzia.



MIGLIORE & PEGGIORE

Un altro tipo di discussione, che spesso si accende tra utenti
dotati di una buona preparazione informatica, riguarda la bont
del programma prediletto.

L'oggetto del contendere pu riguardare la potenza del
programma, la sua facilit d'uso, la modernit
dell'interfaccia, l'interconnettivit con altri mondi, la sua
indipendenza dalla piattaforma. Tutte argomentazioni piene di
buon senso ma che rischiano di spostare il centro dell'interesse,
creando confusione tra il mezzo e il fine.

Un programma, per l'utente deve essere un mezzo e non il fine.

Io sono del parere che un programma sia uno strumento raffinato
per fare qualcosa che diversamente sarebbe fatto con fatica o non
potrebbe essere fatto per niente.

Lo strumento non deve essere fine a se stesso, n dovrebbe
sussistere il compiacimento del suo utilizzo al di fuori dei
risultati raggiunti.

L'uso di uno strumento non deve distogliere l'attenzione dalla
cosa che si sta facendo, anzi deve essere del tutto trasparente,
non deve interporre nulla tra l'utente ed il prodotto finale per
il quale utilizzato.

Il programma migliore quello che si conosce meglio. Quello con
il quale svolgiamo il nostro lavoro quotidiano e che alla sera
abbiamo persino dimenticato di aver usato.

Non bisogna farsi prendere dalla trappola dell'ultimo programma
uscito, dal programma che promette di essere il pi potente di
tutti, n, tantomeno, dal desiderio di saperli usare tutti. Si
passerebbe la vita ad imparare ad usare strumenti, non ne
conosceremmo bene nessuno e non avremmo il tempo per produrre
qualcosa di nostro.



DIFFICILE

Ma perch l'uso di un PC, almeno all'inizio, cos
impenetrabile e ostico? Molte persone, messe di fronte
all'incapacit di provocare reazioni sensate in un computer,
sentono lo stimolo di rivedere il buon concetto che fino a quel
momento avevano avuto di se stessi. In realt, io credo che, per
quanto possa essere semplificata l'interfaccia utente (e lo pu
essere ancora molto), non sar mai cos semplice da consentire
a chiunque di accendere per la prima volta un PC e cominciare a
lavorarci subito.

Sarebbe come pretendere che un bambino prendesse un libro e,
senza mai aver studiato, lo leggesse.

A questo proposito c' da fare un'osservazione importante.
Imparare a leggere e scrivere per i bambini cinesi molto pi
arduo che per i nostri bambini. Il perch presto detto: i
cinesi devono imparare a leggere e capire il significato degli
ideogrammi uno per uno. Gli ideogrammi sono circa 48.000 e si
pronunciano con 5 diverse intonazioni a differenza delle lingue
moderne che di intonazioni ne hanno solo due. Neanche il cinese
pi dotto conosce tutti gli ideogrammi. E' come se l'alfabeto
cinese avesse tante lettere dell'alfabeto quante sono le parole.
Il nostro alfabeto composta da 21 lettere tra consonanti e
vocali con le quali possiamo comporre tutte le nostre parole.

Per noi il problema non imparare separatamente alcune decine
di miglia di parole, ma capire il meccanismo che lega le vocali
con le consonanti. Ogni suono verbale riconducibile ad una ben
determinata lettera dell'alfabeto.

La lingua cinese nata oltre quattromila anni fa. Il nostro
sistema alfabetico, molto pi recente, il frutto di
un'esperienza che maturata passando anche attraverso la lingua
cinese.

A maggiore complessit non vero che corrisponda sempre
maggiore potenza. Infatti, la maggiore difficolt dello studio
della lingua cinese, non a vantaggio di nulla. Con la lingua
cinese non ci si fa nulla di pi di quanto si possa fare con la
lingua italiana.

Per analogia con questo ragionamento viene spontaneo pensare che
ci potrebbe essere un modo per semplificare il linguaggio
informatico rendendolo pi rapidamente assimilabile.

Ora la domanda di quanto possa migliorarsi il livello di
accessibilit all'interfaccia utente del computer.

Un prodotto per diventare di uso comune deve fare i conti con
quella che la capacit media della massa. Oggi un PC non
certamente facile da usare come un televisore, un frigorifero o
una lavastoviglie.



CONCLUSIONE

Come avevo detto fin dall'inizio, non avevo nessuna presunzione
di spiegare nulla, ma volevo solo comunicarvi alcuni stimoli che
l'osservazione dell'universo informatico mi suggeriva.

Io ritengo che ci sia materia di speculazione per i nostri
intellettuali inspiegabilmente assenti dal nostro mondo. O forse
la spiegazione, provocatoria, potrebbe essere: se ne tengono
lontani come ci si tiene lontano da tutto ci che non si capisce
e non ci si sa spiegare?

L'UOMO E L'INFORMATICA - giugno 1993- Micro
& Personal Computer



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