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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 483 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Quello che ci commuove di pi sono le immagini dei bambini
dilaniati dalle schegge, ma non sono le ferite ad aprire un varco
nella nostra indifferenza fondata sull'assuefazione alle barbarie
umane, ma lo sguardo oscuro di questi bambini, denso di
sofferenza, ma privo di accuse per chiunque.

E' lo sguardo misterioso e distante di chi ha ritirato il proprio
interesse dal mondo per rinchiudere in se stesso gli ultimi
frammenti di un'illusione di civilt e d'amore.

E' come se il progresso avesse bisogno di un giornaliero
olocausto di vite umane.

Uomini, donne e bambini si muovono nell'inferno della citt
esposti al tiro dei cecchini appostati alla ricerca del capretto
da immolare ad una assurda guerra santa. Tiratori
"scelti", in gara a chi commette l'omicidio pi
infamante, trasformano gli uomini in prede braccate e impaurite
che si aggirano fameliche e furtive alla continua ricerca di
qualcosa che plachi il loro bisogno di cibo.

Uomini, dalle alture che circondano la citt assediata, come
nelle peggiori epoche dei barbari, fanno piovere i colpi di
mortaio sulle case dove sopravvivono nella paura le proprie
mogli.

I padri uccidono i figli, frutto di un incrocio differenziato da
sfumature che il fanatismo ha marchiato come perverso, in una
sorta di collettiva follia scatenata dall'odio e che coinvolge
intere etnie che fino a ieri erano amiche e sorelle.

Il mondo malato, focolai di morte, odio e violenza sbocciano
in ogni parte del globo.

Ora l'odio razziale ad armare la mano dei fanatici, ora
l'ideologia politica a scatenare la bestia che nell'uomo non si
mai estinta.

La gente si unisce e si ama per un po', poi si divide e si odia;
si aggrega in federazioni e poi si divide in trib. Dai palchi
il capobranco grida alla folla uniamoci e bonifichiamo i
territori posti a sud. Costi quello che costi. Cosa sar mai la
vita di un fanciullo contro il progresso della civilt e il
recupero dei nostri diritti profanati?
.

I valori si affermano e cambiano con la stessa rapidit con cui
si sono imposti ed il gregge umano ora pecora, ora belva,
continua ad essere lo strumento nelle mani di pochi.

Come fare a scotomizzare i sensi di colpa risvegliati da questo
fiume di violenza?



UN'ANCORA

Non si pu ogni giorno vivere nell'angoscia di un'umanit
permanentemente martoriata. Ne andrebbe del nostro equilibrio
psichico, ne sarebbe coinvolta la nostra sfera affettiva, ne
risentirebbe la nostra produttivit.

Quello che occorre un'ancora alla quale agganciare quello che
di solido rimane nella nostra ideologia di vita, un'ancora per
impedire il naufragio dei nostri sogni e delle speranze
gelosamente coltivate nel profondo del nostro io.

Servirebbe un qualche cosa che ci rassicurasse la notte, prima di
prendere sonno e siamo disturbati dalle immagini di sangue
dell'ultimo TG.

Immagini di morte, di miseria che nella soglia del sonno vanno a
braccetto con la nostra realt politica fatta di corruzione, di
arroganza, di arricchimenti perpetrati sulla pelle dei deboli e
che qualcuno vorrebbe farci dimenticare con un colpo di

spugna. Non pagher nessuno di quelli che dovrebbero, ma
continuer a pagare, sotto forma di tasse dirette, indirette, di una
tantum
, di minimum Tax di acconti, di ticket,
di strutture assenti, chi ha sempre pagato. Quelli senza potere,
per i quali valgono regole e galera.

Allora guardare fuori casa e guardare in casa non cambia molto. I
nostri mali endemici tali resteranno, anche dopo, quando ai
giudici, desiderosi di mondare le mani lorde dei potenti, sar
impedito di andare avanti.

I media sono molto occupati a battere il tamburo sulle atrocit
degli altri allo scopo di minimizzare quelle che i loro padroni e
sponsor hanno fatto e continuano a fare in casa nostra.
Arriveranno a convincerci che sono state solo sciocchezze sulle
quali ridicolo attardarsi.

Mai come oggi ricorre alla mente il mito della Fenice che muore e
risorge dalle sue ceneri fumanti, vigorosa e famelica pi che
mai.

La nostra classe politica, che abbiamo voluta e abbiamo mantenuta
per pi di quarant'anni e che sembrava sconfitta e agonizzante,
ora riprende vigore, potere e arroganza.

Allora serve un'ancora per non essere sommersi dall'onda di
impotenza che ci sommerge e si impadronisce di noi.

Abbiamo fatto i referendum; abbiamo votato contro tutti; abbiamo
discusso, esecrato, inveito e persino scioperato. Ci siamo
indignati a cena, davanti al televisore mentre, aspettando il
momento del film, guardavamo il telegiornale.

Ma la civilt segue il suo flusso perverso e iniquo ignorando le
nostre speranze e il nostro desiderio di giustizia.

Ci vorrebbe un'ancora alla quale aggrapparci in attesa che i
tempi cambino, mentre ci illudiamo pensando che le cose non sono
sempre andate in questo modo.



NOI NO

Allora, prima che il sonno ci afferri trascinandoci nell'universo
sconosciuto della nostra mente, riusciamo ancora una volta a non
chiederci se noi saremmo il cecchino appostato in attesa di un
preda cui far esplodere il cervello, piuttosto che la preda che
fruga tra i rifiuti dove non c' pi nulla da prendere.

S, perch quei cecchini, quelle prede, solo poco tempo fa
erano gli albergatori affabili che avevano conosciuto durante la
nostra vacanza. Persone che, come noi, esecravano la violenza,
imprecavano contro il malgoverno e coltivavano i fiori nei vasi.

Qualcuno aveva un gatto che accarezzava davanti alla TV mentre si
indignava per le atrocit di cui si macchiavano gli Iracheni nei
confronti del popolo saudita, dei kwaitiani in nome di una
religione integralista e fanatica.

Proprio gli stessi e non marziani venuti dallo spazio.

Allora ecco che il vero interrogativo, cui si vuole sfuggire,
proprio questo: da quale parte sar io quando dovesse succedere
anche da noi? Quando la scorsa sottile di civilt di perbenismo,
verr via, sospinta da aliti di sospetto, aliti alimentati da un
odio mai morto, aliti nutriti di paura e di vigliaccheria da
quale parte della barricata saremo?



IN VITRO

Allora bisogna far finta di nulla, le cose vadano come devono
andare e non saremo certo noi a cambiarle.

La nostra ancora di salvataggio diventa il PC. Perch il PC a
saperlo usare bene come l'universo. C' tutto e molto di pi
di quanto si possa desiderare.

Si crea una bolla che comprende noi ed il nostro PC, una bolla
attraverso cui nulla passa, in nessuna delle due direzioni.

Una nicchia impermeabile ad amore ed odio, al sentimentalismo
deleterio e perbenista di tanta gente che crede di stare sulla
breccia e non ha mai saputo che differenza passi tra sentimento e
sentimentalismo.

Per non essere pazzi meglio diventare pazzi, ma non
contraddittorio come dire ci si uccide per non morire.
Questo diverso perch se per morire ci sono infiniti modi, la
morte ha un solo aspetto.

Ci sono, invece, infinite e sottili strategie, per convincersi
che le cose non stiano come stanno, che noi siamo diversi, che
non esiste belva in agguato nel buio del nostro inconscio.

Basta sedersi alla tastiera, il computer che ronfa come un gatto
che si crogiola accanto alla brace del camino e ci si immerge in
una realt virtuale.

Io li ho visti questi giochi dove si combatte con armi che ancora
non esistono nella realt, si sfida l'universo attraversato da
astronavi armate, capaci di polverizzare un pianeta con un solo
colpo. Si azzerano civilt, si spegne ogni focolaio di vita.

E' solo un gioco perch il PC non sanguina mai. I pianeti sono
pronti a riprendere la loro orbita ad un Start New Game e gli
eroi riacquisteranno la loro consistenza virtuale.

In questa bolla che contiene computer ed uomo si compiono eccidi
e nefandezze che farebbero impallidire anche un cecchino
bosniaco.

Ma il silicio di cui fatto il PC freddo come il ghiaccio.

Ci sono altre follie pi sottili e lucide, talmente grandi e
geniali che ci riportano alla mente uomini come Michelangelo,
Leonardo, Freud e Hitler. Follie che si consumano sulla tastiera
fingendo che il silicio sia carbonio, che i tasti siano petali di
rosa tiepidi come il corpo di una fanciulla amata e poi perduta
per sempre. E le parole siano sospiri e le frasi sentenze senza
appello e l'agonia di un verso la nostra agonia.

In questa bolla si consumano passioni e vite, poesia e
sentimento, morte e resurrezione.



CONCLUSIONE

Bisognerebbe che i fatti della Ex Jugoslavia fossero fatti degli
ex jugoslavi, che nella loro bolla non uscisse ne penetrasse pi
nulla. Come bisognerebbe che i fatti di Somalia, di Iraq, di
Iran, della Turchia della Palestina, di Israele fossero fatti di
somali, di iracheni, di curdi, di palestinesi e di israeliani.

Perch ci deve essere qualcuno di fuori che si intromette e
spara le sue potenti artiglierie su l'uno piuttosto che
sull'altro, in nome di quale War Game si uccide e si pretendere
di fare ordine e di ristabilire la pace tra chi ancora deve
stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi?

Lasciamo che le cose maturino, si evolvano nella sofferenza e nel
dolore sul proprio humus e non aggiungiamo dolore a dolore,
sangue a sangue, morte a morte.

Noi accendiamo il nostro PC e, mentre una leggera corrente
percorre i circuiti elettrici e intiepidisce il silicio,
illudiamoci di aver sistemato tutto. Illudiamoci di aver dato a
Cesare quello che di Cesare. Convinciamoci che esistono buoni
e cattivi e che la ragione tutta da una parte e il torto
dall'altra.

Ma oggi vi propongo di fare un nuovo gioco. Contrapponiamo i
buoni ai buoni in una bolla e mettiamo i cattivi contro i cattivi
in un'altra bolla.

Potrebbero nascere altre regole e forse, una nuova civilt.

L'UOMO E L'INFORMATICA - settembre 1993-
Micro & Personal Computer



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