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Pubblicata il: giugno 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 812 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Ho scoperto che non sono l'unico a tenere sempre alimentato il
mio computer. In Inghilterra c' almeno un'altra persona che lo
fa. Alcuni suoi parenti mi riferiscono che in quella casa
succedono fatti assai strani.

Durante la notte si sente un battito di ali e sullo schermo
acceso svolazzano farfalle colorate con le tinte care a Matisse.
Queste farfalle assumono ogni tanto il volto dolce delle
ballerine di Degas e i loro sguardi sono giovani e maliziosi,
oppure, improvvisamente, si trasformano in azzurri sciami di
immagini che ricordano le figure profondamente intense e
bellissime del periodo blu di Picasso.

Tutto questo misterioso e romantico.

Ma, a volte, si odono urla strazianti e lo schermo mostra un
pozzo nero di infinito inferno. Un buio cos intenso da
assorbire tutta la luce intorno e con questa la vita che,
risucchiata da quel buco nero, si assottiglia e si dipana in un
viaggio a ritroso nella memoria.

E questo terribile e misterioso.

Un PC spento un PC morto.

Non come quando noi dormiamo che siamo tutt'altro che inerti.
Anzi, viviamo molto pi da addormentati che da svegli Nella
nostra attivit onirica facciamo tutte le cose proibite che
durante il giorno non oseremmo nemmeno pronunciare.

La mia curiosit era stata oramai scatenata, l'ospite era
garbata, ma non sembrava disponibile a dire altro. Ma nulla
stimola pi dell'incredulit ed io ho giocato questa carta,
fino a strappare la promessa di una visita a questa parente con
il PC sempre acceso.



LA MEMORIA

Devo fare una telefonata, prendo l'agenda telefonica, leggo il
numero che mi interessa, lo compongo e lo dimentico subito.

La nostra mente ha una sua parte di memoria che assomiglia molto
alla RAM, non trattiene i dati che per il tempo necessario alla
loro elaborazione poi, li perde per sempre.

E', come la RAM, una memoria temporanea, senza speranza di
futuro, a meno di provvedere a prendere i dati contenuti e, con
un comando di salvataggio, deporli in un disco fisso.

Anche questa operazione assomiglia a quanto compie la mente umana
per recuperare dati in modo semplice. Noi disponiamo di un enorme
magazzino nel quale si buttano dentro, pi o meno alla rinfusa,
i dati di tutto quello che ci accade attimo per attimo. Tutto si
memorizza: parole, immagini, profumi e odori sgradevoli,
vibrazioni, sensazioni ed emozioni.

In quel magazzino c' tutto, ma talmente tanto materiale che
difficile ritrovarlo; talmente tanto che, della maggior parte
delle cose, abbiamo completamente perduto le tracce.

Noi ignoriamo di avere certi ricordi.

Sono ricordi rimossi che a rievocarli porterebbero sofferenza,
disagio, paura, rimorso. Ricordi che, per il loro contenuto di
felicit passate, il rievocarli potrebbe provocare l'immediata
determinazione di farla finita per sempre pur di sfuggire al
grigiore di un'esistenza rinunciataria.

Eppure pu accadere che qualcosa della realt che ci circonda,
un profumo, una voce, un volto risvegli all'improvviso nella
memoria un ricordo di cose che credevamo totalmente dimenticate,
un ricordo che nemmeno per un attimo potremmo credere non
appartenerci.

Immaginiamo di avere oggi quarant'anni, immaginiamo che la mente
(il nostro disco fisso di svariati terabyte), sia piena dei dati
memorizzati dal giorno della nascita a questo istante. Sono
directory e subdirectory annidate le une nelle altre, senza
l'apparente piano di una struttura organicamente studiata.

Il magazzino della mia mente un coacervo di ricordi
indistricabili di cui non esiste un indice da nessuna parte e nel
quale ci si smarrisce. Forse persino Peter Norton rinuncerebbe a
capirci e se lui, invece che occuparsi di computer si fosse
interessato di medicina, oggi sarebbe un famoso psicanalista.

Io ignoro molto di quello che c' nel disco rigido del mio PC
che, grazie a Stacker, ho portato a 400 MB e nel quale ho fatto
ordine un paio di anni fa.

Cerco di orizzontarmi con comandi tipo "Tree", con
"FF" (File Finder), ma spesso leggo titoli di directory
che non ricordo di aver mai creato, lancio programmi che non
capisco quando io li abbia mai memorizzati. Leggo lunghi elenchi
di file ignorandone completamente il contenuto, i loro
significati e le implicazioni con altri programmi e con la mia
vita, spesso penso che qualcosa l'abbia generato spontaneamente
il mio PC per il suo personale gaudio.



IL VIAGGIO

Non amo pi prendere l'aereo, forse perch sono saltato
dall'uno all'altro per troppo tempo a causa del mio lavoro, negli
anni passati. Mi piace viaggiare e, chiuso nel guscio del mio
camper, percorrerei il mondo intero. Ma questa volta, come la
maggior parte delle volte che mi debbo trasferire da un posto
all'altro, sono in aereo, perch il tempo tiranno e ogni cosa
sembra svanire se non la si prende in tempo.

Londra mi accoglie nel tepore di una primavera incipiente che
nell'aria, nelle persone che affollano le strade, nel chiasso dei
pub la sera, nei locali vicino a Piccadilly, nel Tube affollato
di musicisti e mimi. Io amo Londra, pi di Parigi e di Roma e se
non sono andato a vivere l e solo per questione di radici, di
clima e di lingua.

Il problema non farsi capire, io sono terrorizzato dall'idea
di comunicare in una lingua diversa da quella della mia infanzia
cose che affondano profondamente nella mia cultura basata sulle
mie esperienze e, in parte, sulla lettura che ha permeato la mia
adolescenza al punto da renderla indistinguibile dall'esperienza
stessa.

Durante il volo sono caduto in quello che chiamo il terzo
stato
: non il sonno, ma nemmeno la veglia, tutto
continua a fluire dentro e fuori di me in una sorta di convivenza
di presente e passato.

Sul rumore attutito dei reattori si distaccano frammenti di
interrogativi come perch non potrebbe risuccedere? ,
oppure frasi come ho paura a ricominciare e ho
gi sofferto abbastanza
, poi il flusso viene soffocato
dalla voce che annuncia l'imminente atterraggio.



IL PC SEMPRE ACCESO

Gli imbarazzi sono subito superati. Non ci sono barriere di
lingua, lei parla l'italiano e l'inglese benissimo, una di quelle
creature che invidio di pi perch sanno esprimersi in pi
lingue e sono capaci, se vogliono, di non lasciare mai nulla di
inespresso.

Noi ci siamo riconosciuti subito, bastato uno sguardo e subito
si stabilita l'intesa. Anche lei scrive per vivere, senza di
quello non potrebbe, come me, ma non solo perch l'editore ci
retribuisce.

Anche lei, come me, non si distacca mai dal suo PC. Anche lei,
come me, il suo PC non lo ha pi spento da oltre tre anni, da
quando ha capito, che spegnerlo come farlo morire ogni volta.

Eppure sento che c' qualcosa che ancora mi sfugge, qualcosa
simile ad un tormento sottile, tradito solo dai suoi occhi
inquieti. A volte palpabile, denso ed inarrestabile. A lei
successo qualcosa di incomprensibile, ed la scoperta di questo
mistero che mi spinge a cercare di capire, perch temo che tutto
questo possa succedere anche a me.



LA NOTTE

Il suo un PC di grande marca, ma la configurazione non
nulla di speciale, un 486/DX/33 con un disco fisso da 210 MB,
video da 14" colore pilotato da una S-VGA.

Molti dei programmi sono stati inseriti da lei, come quelli di
scrittura e di impaginazione, una subdirectory per i testi, una
per il database che gestisce il suo indirizzario, una per
l'agenda telefonica e una per il programma di comunicazione che
pilota il modem per l'invio degli articoli al suo editore tramite
linea telefonica.

Altri non si sa chi li abbia inseriti, ci sono e basta.

Ho cercato di capire a cosa servissero, ma non ci sono riuscito,
in uno usciva la scritta attenzione: flusso inarrestabile
della coscienza in corso
, oppure operazione di
rimozione, pericoloso interrompere
.

Durante il giorno il suo PC non mostra evidenti segni di una
attivit propria, il comportamento quello che riteniamo
familiare: accensione del led del disco fisso accompagnata da
rumori sommessi come il ticchettio di una penna sul foglio,
quando facciamo operazioni di salvataggio. Sullo schermo si legge
il solito scarno e criptico linguaggio con il quale interagiamo
con lui.

L'unica anomalia riscontrata dalla mia nuova amica era un certa
titubanza da parte del PC nel memorizzare su disco frasi
riguardanti i sentimenti umani, ma per tutto il resto massima
efficienza e velocit.

E' la notte che accadono le cose anomale. Ma la mia amica dice
che non sempre uguale e che non uguale per tutti. Ci sono
notti in cui lui sembra essere come spento, se non fosse per
qualche improvviso bagliore sullo schermo, o per un sospiro lento
e pacato che esce dall'altoparlantino ogni tanto.

Sono piccolo, indistinguibile dal resto, sono la notte e le mie
mani e le mie gambe sono la mia culla che proseguono nella stanza
e nella casa e nella citt.

Io sono l'universo, un universo raggelato dalla disperazione
dell'abbandono, un'angoscia senza nome, senza respiro, solo il
terrore di tornare nel nulla senza passare per un'antica
sensazione oceanica di benessere.

Lui spia questo dilagare, l'occhio attento, freddo e distaccato,
si sofferma sui flussi ormonali che la marea montante mischia in
una miscela mielosa che fa scoppiare il cuore, o lo fa arrestare
perch il sangue oramai diventato solido come il marmo
gelido.

Mi sveglio, il mio cuore fermo, ma io sono vivo, ordino al mio
cuore di ripartire, un gioco che facevo da bambino, e lui
riparte.

Ora, dormi mi dice, voglio sentire quando ti
ha abbandonato la seconda volta.


Inutile resistergli, lui ha fame di conoscere i sentimenti.
Allora mi riaddormento. Questo non mi far soffrire e lui
rester sorpreso e furioso per non aver capito.

Perch?

Perch c' solo un abbandono e tutti gli altri sono la
ripetizione del primo e la sofferenza unica ed infinita la
prima volta come tutte le volte seguenti, ma ci si abitua anche a
questo, lo vedi come batte tranquillo il mio cuore?


Forse perch non ricordi bene.

Sfiora con un sottile fascio di elettroni alcuni neuroni e il suo
sguardo lo sguardo tenero della notte, sotto le palpebre mi
sorride, ecco, infatti le labbra si dischiudono scoprendo
leggermente i denti che ridono, sono inondato di gioia. Poi: Non
vorrei che tu credessi che ti abbia abbandonato una seconda
volta.


Non l'hai ancora fatto, lo stai facendo ora, solo che non
lo sai, comunque questo me lo dovevi. Non si pu vivere di
ricordi, come essere morti a met.


Sono libero, ho vinto, una vittoria per che non mi riempie di
gioia, troppi morti lungo la strada. Ma verr il tempo per
tornare a vivere finalmente via dai fantasmi.

Io non capisco dice lui, oramai figura indistinta da
lei.

Mi dispiace, sto andandomene e non posso spiegarti pi di
quanto tu non abbia gi capito. La spiegazione sempre dentro
noi stessi, io ho cercato di tirartela fuori, non ci sono
riuscito, pazienza.


Ho salutato la mia amica sulla soglia della sua casa nella quale
non torner mai pi e nei suoi occhi ho letto questo quotidiano
abbandono.

L'UOMO E L'INFORMATICA - maggio 1993 - Micro
& Personal Computer



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