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Pubblicata il: gennaio 28, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 826 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Lev Tolstoj
Russia Jsnaja Poljana, 09/09/1828 Astpovo, 20/11/1910

IL NATALE DI MARTIN

In una certa citt viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perch lavorava bene, usava materiali di buona qualit e per di pi non si faceva pagare troppo. Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, and a trovarlo. E Martin gli apr il suo cuore. "Non ho pi desiderio di vivere" gli confess. "Non ho pi speranza." Il vegliardo rispose: "La tua disperazione dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicit. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi." Martin si compr una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sent talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.

E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arriv al brano in cui un ricco fariseo invit il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi." Martin riflett. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi pos il capo sulle braccia e si addorment. All'improvviso ud una voce e si svegli di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: "Martin! Guarda fuori in strada domani, perch io verr."

L'indomani mattina Martin si alz prima dell'alba, accese il fuoco e prepar la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e cos, pi che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Pass un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominci a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continu il suo lavoro. Dopo aver dato una dozzina di punti, guard fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. "Entra" disse "vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo." "Che Dio ti benedica!" rispose Stepanic. Entr, scuotendosi di dosso la neve e si strofin ben bene le scarpe al punto che barcoll e per poco non cadde. "Non niente" gli disse Martin. "Siediti e prendi un po'di t." Riemp due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra. "Stai aspettando qualcuno?" gli chiese il visitatore. "Ieri sera" rispose Martin "stavo leggendo di quando Cristo and in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: ' Guarda in strada domani, perch io verr '

Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. "Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo." Stepanic se ne and e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina pass di l e si ferm accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin usc e la invit a entrare. Una volta in casa, le offr un po' di pane e della zuppa. "Mangia, mia cara, e riscaldati" le disse. Mangiando, la donna gli disse chi era: "Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo pi nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle." Martin and a prendere un vecchio mantello. "Ecco" disse. " un po' liso ma baster per avvolgere il piccolo." La donna, prendendolo, scoppi in lacrime. "Che il Signore ti benedica." "Prendi" disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l'accompagn alla porta.

Martin torn a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito pass di corsa, prese una mela e cerc di svignarsela. Ma la vecchia lo afferr per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente. Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. "Lascialo andare, nonnina" disse Martin. "Perdonalo, per amor di Cristo." La vecchia lasci il ragazzo. "Chiedi perdono alla nonnina" gli ingiunse allora Martin. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: "Te la pagher io, nonnina." "Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato" disse la vecchia. "Oh, nonnina" fece Martin "se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato." "Sar anche vero" disse la vecchia "ma stanno diventando terribilmente viziati." Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo s fece avanti. "Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada." La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.

Martin torn a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva pi a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazz via i ritagli di pelle dal pavimento e pos una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale. Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si volt.Una voce gli sussurr all'orecchio: "Martin, non mi riconosci?" "Chi sei?" chiese Martin. "Sono io"disse la voce. E da un angolo buio della stanza usc Stepanic, che sorrise e poi svan come una nuvola. "Sono io" disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero. "Sono io" ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono. Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo l dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse:

Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei pi piccoli dei miei fratelli, l'avete fatto a me.

Cos Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.


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