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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 641 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Love Train

Fumava distrattamente, guardando fuori dal finestrino il susseguirsi di campi coltivati e di piccole fattorie isolate nella campagna emiliana. I radi alberi non riuscivano a offrire refrigerio in quell'assolato pomeriggio estivo. Era uscito dallo scompartimento per sfuggire al senso di oppressione e all'afa di quel viaggio interminabile, che si sarebbe concluso solo il mattino seguente a Bari. Il finestrino aperto gli mandava una leggera brezza e cominci a sentirsi meglio. Doveva smetterla con quella vita, pens. Anche se aveva diradato molto i suoi spostamenti di lavoro, affidandoli ai dipendenti pi giovani, c'erano incontri che richiedevano la sua esperienza e il suo tatto per andare a buon fine e non riusciva a sottrarsi a quegli impegni, o forse non lo voleva abbastanza.
Quella era stata la sua vita per tanto tempo, ora, a cinquant'anni, poteva ritenersi soddisfatto. Ancora qualche viaggio ogni tanto per aggiudicarsi le forniture pi sostanziose, per il resto, ormai, il suo era un lavoro di supervisione dell'attivit dei suoi giovani collaboratori e poteva dedicare pi tempo alla famiglia.
Sua moglie ne era felice. Finalmente aveva anche lei un marito che arrivava puntualmente a casa ogni sera, che la portava ogni tanto fuori in pizzeria con gli amici e divideva con lei le preoccupazioni quotidiane, dopo anni di solitudine a stare dietro ai figli e alle loro occupazioni, salvo poi avere per qualche giorno al mese un uomo per casa, stanco, stressato e per niente desideroso di compagnia e di divertimenti.
"Come ho fatto a vivere cos per tanto tempo?" gli domandava con una punta di risentimento in fondo agli occhi scuri. "Dovevo pensare a tutto io, alla casa, ai bambini, la scuola, i colloqui con i professori, portarli a tennis, a danza, alle feste con gli amici..." elencava, con finta aria da martire "Sono cos felice, Giulio, di avere di nuovo un marito..." concludeva raggiante, abbracciandolo.
Era fiera del suo uomo che dal nulla si era conquistata una posizione invidiabile, e poi, accidenti! Era ancora un bell'uomo, distinto, elegante, anche adesso con i capelli spruzzati d'argento alle tempie e il sorriso aperto di sempre. Ormai solo qualche viaggio ogni tanto interrompeva il quadretto di quella famigliola felice e unita.
Il treno stava rallentando, e un fischio acuto annunci il suo ingresso nella stazione di Bologna. Giulio si scosse dai suoi pensieri e pigramente segu con gli occhi i passeggeri che si affollavano sulla pensilina: la solita fauna estiva, pens annoiato, finch non la vide.
Si stup che nel duemila ci fossero ancora donne che continuavano a vestire cos, per questo attir la sua attenzione. Era giovane, sui trent'anni, ma l'aria assente e il dolore dipinto sul volto lo incurios, come il pesante abito da lutto, completato dalle calze nere e dalle scarpe chiuse. L'accompagnava una donna pi anziana, anch'essa vestita di nero, che l'aiutava a issare una grossa valigia di fibra e poi la salutava piangendo. Nella massa colorata di donne giovani e meno giovani in sandali e gambe nude, quell'apparizione gli fece uno strano effetto. Poi il treno ripart e Giulio ritorn nel suo scompartimento.
Le due donne di mezz'et con cui aveva scambiato qualche frase di circostanza, erano scese e nello scompartimento rimaneva solo un militare che si era appisolato con la testa appoggiata alla parete. Ad ogni scossone del treno pareva sul punto di svegliarsi, ma poi ripiombava nel suo torpore.
Giulio abbass il finestrino e prese la rivista che giaceva abbandonata sul sedile, gettando ogni tanto lo sguardo fuori. Il sole si era abbassato lontano, tra gli alberi, ma l'aria del tramonto non accennava a portare un po' di refrigerio. D'improvviso la porta si apr e la donna vestita a lutto si stagli sulla soglia, preceduta dalla grossa valigia.
"Posso aiutarla? Aspetti, troppo pesante per lei!". Senza aspettare risposta, Giulio era scattato in piedi a sistemare il bagaglio sulla mensola, mentre la giovane ringraziava con un cenno, arrossendo un poco e dimostrando di non gradire alcun genere di conversazione...
Si era seduta davanti a lui, e, Giulio prese ad osservarla con curiosit, al riparo della rivista. Era meno giovane di quanto pareva, diciamo... sui trentotto, quaranta, ma forse era per via del volto tirato e pallido, sotto la massa di capelli bruni raccolti alla meglio con un fermaglio e che si incollavano alla fronte sudata. Il sudore le imperlava il labbro superiore e le pieghe del collo. Sul petto, appeso ad una spessa catena, un grosso medaglione d'oro, con una fotografia. Ritraeva un giovane uomo con uno sguardo deciso e fiero, forse il marito, pens Giulio.
Intanto la donna aveva preso un fazzoletto dalla borsa e se lo passava sul volto e sul collo, con evidente sollievo, ma il completo pesante e le calze non contribuivano certo a mantenerla fresca, anzi...
Dopo un po' sempre senza sollevare gli occhi, cominci a sfilarsi la giacca dell'abito. Sotto aveva una camicetta nera scollata sul seno prosperoso. Giulio si sorprese con imbarazzo di guardare con insistenza quella pelle bianca e liscia e quelle rotondit che sobbalzavano ritmicamente e distolse subito lo sguardo. Non cos il militare, che nel frattempo si era svegliato.
La donna non si curava di loro, continuava a detergersi il sudore, portando il fazzoletto al volto, al collo, dentro la scollatura, quietamente, i grandi occhi abbassati. Poi prese a sventolarsi con un grosso ventaglio tratto dalla borsa. I capelli corvini, liberati dal fermaglio, si sollevavano leggeri a sfiorarle il volto, i grandi occhi socchiusi e tutto il corpo si abbandonavano al sollievo di quella lieve frescura con un piacere quasi sensuale, ma evidentemente non era sufficiente.
Il militare, che le era di fianco, non le toglieva gli occhi di dosso e li spalanc sconcertato quando lei, con disinvoltura cominci a sfilarsi le calze. Con gesti precisi, e con una tranquillit assoluta, come se fosse sola, sollev leggermente la gonna e arrotol, davanti ai due uomini stupiti, prima un'autoreggente e poi l'altra, sfilandole con grazia e riponendole nella borsa. L'atteggiamento della donna era calmo e innocente, ma l'atmosfera nello scompartimento cominci a farsi arroventata, anche se, nel frattempo, una timida brezza stava rinfrescando l'aria.
Il militare approfittava di ogni sussulto del treno per avvicinarsi alla sua vicina e inebriarsi del suo profumo di donna giovane e calda, anzi, con il palmo della mano, casualmente abbandonata sul sedile, pi di una volta aveva sfiorato il fianco e la coscia della donna, ma lei pareva non accorgersene. Accavallava le gambe, sporgeva il busto, si passava le mani sui capelli, esibendo le belle braccia tornite fino alle ascelle, apparentemente senza rendersi conto delle reazioni dei due uomini ai suoi movimenti
Il militare, anche se ostentava indifferenza, tradiva la sua eccitazione dal volto arrossato e dagli occhi inquieti, che si socchiudevano a tratti, persi in chiss quali pensieri. Improvvisamente afferr il giubbotto e se lo pos in grembo. A Giulio, seduto di fronte, non sfugg il tremito delle mani e l'ansia quasi dolorosa dipinta sul volto del ragazzo. Fingendo anche lui una padronanza che era solo apparente, trasse un plico di carte dalla valigetta dei documenti aperta sul sedile, cercando di concentrarsi nella lettura dei nuovi contratti, ma sentiva le tempie pulsare, mentre una strana inquietudine gli saliva alla gola. Malgrado cercasse di estraniarsi, si sentiva profondamente coinvolto dalla situazione piena di elettricit che si era venuta creando tra loro tre, e non riusciva a distogliere la mente e la fantasia da quello che avrebbe potuto succedere col favore della notte.
Ma non accadde proprio nulla di quanto pensava. Poco dopo, con evidente dispiacere, il militare prese la sua borsa e si prepar a scendere. Giulio rimase solo con la donna. Nello scompartimento, il silenzio era rotto solo dal loro respiro e dallo sferragliare del treno.
La notte vellutata stava scendendo rapidamente con grandi pennellate di cobalto. Lontano, all'orizzonte, una debole striscia rossa indugiava sul riflesso del mare. La donna, senza una parola, come se volesse finalmente riposare, si alz a tirare le tendine dello scompartimento e poi, ritornando, si sedette con disinvoltura al fianco di Giulio. Senza parlare, gli si fece pi vicina, tanto da sfiorarlo ad ogni movimento brusco del treno. Nell'ombra, la sua mano bianca adesso era su di lui e indugiava...
In preda ad un'eccitazione incontenibile, che lo stava torturando da ore, Giulio le afferr un seno e lo strinse voluttuosamente, chinandosi a baciarla con foga sul collo. Allora la donna, sempre in silenzio e senza guardarlo, lo attir su di s, offrendogli la bocca, mentre si stendeva sul sedile. Giulio si trov tra le braccia una donna insaziabile e appassionata che lo sfin, lasciandolo immerso in un sonno profondo e senza sogni.

Il primo sole dell'alba gli fer gli occhi. Ancora stordito, accennando a un sorriso, si volse a cercarla con lo sguardo, almeno per chiederle il nome, ma era scomparsa e con lei la valigia. Abbandonato sul sedile, come un mucchietto di stracci, stava il pesante abito nero. Null'altro.
Sul sedile di fronte, un ometto arzillo mangiava un panino e beveva caff.
"Buon giorno!" lo salut allegramente, sorridendo della sua espressione confusa e sgomenta, "ha dormito tutta la notte, sa? Beato lei! Io non riesco a chiudere occhio in treno..."
"La signora... scesa?" domand infine Giulio, ricomponendosi e sollevandosi a sedere. L'uomo scosse il capo.
"Quando sono salito non c'era nessuno, solo lei che dormiva con quel ventaglio vicino. Faceva caldo ieri, eh?"
"Il ventaglio... gi..." farfugli Giulio, trovando il ventaglio della donna accanto a s. Con il vestito nero, era l'unica cosa tangibile che lo legava alla sconosciuta, che gli faceva comprendere inequivocabilmente che lei era veramente esistita e che l'ardore di quella notte non era stato un parto della sua fantasia...
Socchiuse gli occhi al ricordo di quelle ore indimenticabili. Mai aveva provato un simile trasporto, un piacere quasi doloroso, una complicit totale e assoluta, un'affinit rara che nemmeno con sua moglie, dopo anni d'amore, aveva mai raggiunto. Chiss che cosa sarebbe successo, se l'avesse trovata vicino a s, che piega avrebbe potuto prendere la sua vita da ora in poi... Invece... tutto finito, dissolto.
Meglio cos, si disse realisticamente, ritrovando il suo sangue freddo, i sogni devono restare tali, per essere reali e vivi, altrimenti assumono il sapore banale della vita di ogni giorno.
*
Si prepar a scendere, era ormai giunto a destinazione. Osserv il ventaglio abbandonato sul sedile. Il ricordo di quella notte era impresso in modo indelebile nella sua mente, non aveva bisogno di nulla per richiamarlo alla memoria.
"Le piace questo ventaglio?" chiese all'ometto "glielo regalo, a me non serve pi".

Lorenza Guidi


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