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Pubblicata il: dicembre 09, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 5353 | Valorazione:

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Marchese de Sade
Parigi 1740 Saint Maurice 1814

SERAPHINE

Sono nata a Parigi, da un uomo e da una donna la cui reputazione molto equivoca non doveva far sperare, per il frutto del loro amore, in qualit morali troppo estese. Mio padre era guardiano dei cappuccini del Marais; mia madre una graziosa birbante del quartiere, che padre Simon, autore della mia nascita, manteneva col danaro del convento, in una casa non troppo lontana. Avevo un fratello pi vecchio di me di un anno, risultato dello stesso intrigo, e che Pauline, mia madre,allevava come me con principi assai trascurati. Questo fratellino, chiamato de l'Aigle dal nome della famiglia di mio padre, era insieme il pi bei fanciullo e il pi insigne libertino che forse vi fosse in tutta Parigi.
Le inclinazioni viziose erano in lui manifeste fin dai giovani anni; e la canaglietta ci teneva moltissimo a suggerirmele tutte. Aveva appena dieci anni ed era gi porcaccione, ubriacone, ladro e crudele, mi ispirava ogni vizio, raccomandandomeli tutti con forza d'intelletto e di ragione veramente straordinaria per la sua et. Fu lui a rivelarmi i segreti della nostra nascita, facendo sorgere in me, per coloro che l'avevano provocata, il massimo disprezzo. Tuttavia de l'Aigle amava sua madre, e si vedeva chiaramente che persino la concupiva.
- Ho solo dieci anni, Sraphine, mi diceva talvolta; ma andrei a letto con mia madre, e bene quanto Simon; sono sicurissimo che sarei altrettanto in gamba... Li ho visti... so tutto, e quando vuoi t'insegno.
Disgraziatamente, come ho detto, Pauline favoriva un poco quelle cattive predisposizioni: idolatrava mio fratello, lo faceva dormire con lei, e de l'Aigle non ci mise troppo tempo a dirmi che era la madre incestuosa a insegnarle una grande parte delle cose intorno alle quali aveva tanta voglia d'istruirmi. Quest'intemperanza poteva essere tollerata dall'et di mia madre la quale, avendo messo al mondo mio fratello a tredici anni, ne aveva appena ventitr. Piena di ardore e graziosa come un angelo, la birbante, scusata dalla natura, ascoltava molto pi la sua voce di quella della ragione. Mi era stato facile vedere, dai consigli che da lei ricevevo, che la sua morale era assai rilassata. Ma non avendo ancora abbastanza comprendonio per interpretarne i motivi, prendevo per tenerezza ci che era effetto della completa corruzione.
Questi erano all'incirca i motivi per i quali veniva trascurata la nostra educazione; ci insegnavano quasi soltanto a leggere e scrivere; ma non ad avere una qualche attitudine... niente morale... niente religione. Simon, il pi empio, il pi libertino degli uomini, aveva espressamente proibito che qualcuno ci parlasse di Dio.
- Sarebbe da desiderare, diceva, che avessero sgozzato chi per primo ne pronunci il nome. Salviamo la giovent da conoscenze cos pericolose: saranno altrettanti esseri sfuggiti all'errore. Possano agire parimenti tutti i padri! scenderebbe la filosofia su ogni uomo.
Ecco, mi direte forse, una grande dose d'intelligenza per un cappuccino, ma mio padre ne aveva. Era per giunta molto libertino; ed infatti vero che simile difetto riguarda sempre i grandi uomini, e ben raramente colui che provvisto di lumi esente dall'ateismo o dall'immoralit.
Bench l'intrigo fra Simon e la mia rispettabile madre durasse da tredici anni, siccome l'aveva sverginata a dieci, e lei stessa fosse il frutto di un primo legame di quel reverendo padre con una bottegaia del quartiere, donde risultava che Pauline, insieme figlia sua e amante, per meritare il suo cuore aveva un duplice titolo; bench fossero, dicevo, tredici anni che la faccenda andava avanti, in ragione del duplice legame di cui dicevo, l'amicizia fra di loro non si era per niente raffreddata. L'assoluta compiacenza di mia madre, l'estrema sua docilit ai capricci irregolari del cappuccino, insomma, in una parola, l'insieme di tutti questi motivi gli rendeva la compagnia di Pauline preziosa, e non c'era giorno in cui non venisse a passare cinque o sei ore in casa. Il superiore del convento, Padre Ives, che manteneva dal canto suo una graziosissima ragazza di diciotto anni chiamata Luce, si univa alla coppia con l'amante. Insieme alle due coppie vi era, per ciascuna, una graziosissima cameriera, e le due intervenivano di solito alle riunioni libidinose: l, dopo aver gustato in genere un copioso pasto, offrivano a Venere immondi sacrifici, il cui ordinamento generale, e i relativi particolari, potevano venire solo da monaci geniali.
L'allegra banda si era riunita, un giorno, quando mio fratello venne da me frettoloso.
- Sraphine, mi disse, sei curiosa di sapere in che modo questi bravi religiosi passano il loro tempo?
- Ma certo.
- Per, cara sorellina, prima di farti godere dello spettacolo esigo che t'impegni a una condizione.
- Quale?
- Mi lascerai fare con t quel che vedremo fare fra di loro.
- E cosa fanno, fra di loro?
- Lo vedrai, sorella... Allora! accetti?
E il birichino sostenne la proposta con un bacio cos caldo sulle mie labbra che subito mi fu chiara di che temperamento infuocato la natura mi avesse dotata: scaricai fra le braccia di mio fratello. Il furbacchione, gi addentro nella questione, profitta della debolezza, mi getta riversa su di un letto, mi alza le sottane, apre le cosce, e raccatta in bocca, premurosamente, gl'inequivocabili segni del piacere da lui risvegliato.
- Perdi sperma, sorella, mi disse de l'Aigle... S, amor mio, quel che hai fatto si chiama cos... Sei pi avanti di me: io non posso ancora far altrettanto. Mia madre ha un bei darsi da fare a scrollarmi, succhiarmi, non ne ricava niente; dice che verr... che debbo aspettare di giungere ai quattordici anni; ma non per questo sento meno piacere. Toh, continu mio fratello prendendomi la mano e portandomela su un piccolo membro gi durissimo e di una garbatissima grossezza,
scuoti qua, sorella, vedrai come sono contento... O meglio, aspetta, ti sistemo come mia madre sistema me quando sto con lei.
E il briccone, cos dicendo, mi sbarazza delle gonne, si tira via le brache, e, coricatami sul letto, si stende in senso contrario su di me, in modo da piazzarmi il bischero in bocca, mentre mi poggia le labbra sulla vagina. Io lo succhio, lui restituisce; e restiamo cos quasi un'ora, a svenire, senza variare di postura. Infine, il rumore fatto nella camera vicina attir la nostra attenzione e ci avvert di cambiare parte, diventando spettatori da attori che eravamo.
Questa prima scena di libertinaggio, della quale mio fratello mi procurava il panorama, troppo interessante perch non ve la descriva al dettaglio, quindi senza timore di spiacere cos far fin nelle minime circostanze. Le espressioni che bisognerebbe usare dovrebbero essere, lo sento, pure quanto lo ero io a quell'et; ma il racconto, trasmesso sotto siffatti veli, ci perderebbe, per cui debbo, per essere pi esatta, usare i termini dei quali mi servirei se volessi descrivervi ora la medesima scena. Cominciamo dai personaggi.
Mia madre, come sapete, aveva ventitr anni, era bella come un angelo, coi capelli castani, il corpo tondo bench snello e agile, carni sode e di grande vigore giovanile, superbi occhi, ma il viso un po' acceso dalle troppe intemperanze a tavola... sorta di vizio in cui l'aveva indotta il desiderio di piacere all'amante, che non godeva di lei cos voluttuosamente come quando l'eccesso di vino e di liquori gli aveva fatto perdere affatto la ragione.
Luce, amante del Padre Ives, superiore del convento e amico di mio padre, aveva, come ho appena detto, diciotto anni, era bionda, begli occhi blu, assai interessanti, bellissima pelle, seno... chiappe sublimi, e uno fra i conni pi stretti, secondo quel che sostenevano i porcaccioni, che fosse possibile offrire a dei cappuccini.
Le due cameriere erano sorelle, spulzellate dai due libertini all'et di dieci anni, e da allora al servizio loro. La maggiore, di nome Martine, poteva avere all'incirca sedici anni; Lonarde, la minore, ne aveva appena quindici; bei volti, bei corpo, giovent, ecco ci che, senza esagerazione, poneva ambedue le ragazze fra le pi graziose campagnole di Francia.
Quanto ai monaci, avevano all'incirca la medesima et. Tuttavia mio padre pareva il pi vecchio, e poteva avere quarant'anni; fatto come un satiro, barba blu, occhi neri, vigorosissimo, fantasia infuocata, e uno dei pi superbi bischeri di Francia, undici pollici di lunghezza, a parte il glande, e otto di giro. Ives aveva solo trentott'anni; la fisionomia era meno gradevole di quella di mio padre, gli occhi piccoli, il naso lungo, ma era ben piantato e ancora pi libertino di mio padre.
La compagnia aveva appena finito di mangiare, quando scendemmo dal letto sul quale avevamo fatto le nostre stravaganze, e ci attaccammo con gli occhi contro la parete che separava la camera in cui eravamo da quella in cui stavano per essere celebrate le orge.
Dall'eccitazione in cui scorgemmo ogni testa, ci apparve chiaro che i sacrifici che si preparavano a celebrare avrebbero risentito di quelli che avevano celebrati sugli altari della buona tavola. Soprattutto mio padre mi parve completamente brillo.
- Ives disse al confratello, facciamo spogliare queste grazie; quella che sar nuda per prima ce la sbrigheremo subito... la pi pigra, invece, ricever cinquanta frustate da ognuno di noi.
- D'accordo, rispose Ives; ho voglia sia di fottere che di frustare. Non che questo, per me, non sia cosa infinitamente migliore della prima; ma siccome oggi rizzo un mucchio, ho bisogno di sparare sperma, e lo perdo bene solo fottendo.
E il villanzone, cos dicendo, sottolineava l'argomentare suo con un bel bastone muscoloso il cui capo scarlatto minacciava il cielo.


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