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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 608 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Marco Pedonesi
LA MARCIA TRIONFALE

Ivano veniva da tutti chiamato Dod, perch da bambino voleva imparare a suonare. E siccome lo zio Adelmo gli aveva regalato un violino per il suo undicesimo compleanno, sulle prime non faceva che ripetere la scala di Do maggiore, dato che - cos diceva - doveva sciogliersi bene le dita.
Non era trascorso comunque molto tempo che era diventato un concertista promettente i cui duetti col flauto di Pinuccia, conosciuta al ginnasio, venivano apprezzati nell'intera Val di Veglia.
Pinuccia, a dire il vero, era stata per Ivano il magnifico fiore non colto. Essi si amavano come si possono amare due adolescenti che per la prima volta sperimentano un sentimento forte e sconosciuto.
Non poca curiosit suscitavano a Villalba i loro sguardi trasognati, i sorrisi ammiccanti nei quali pareva conservarsi il segreto di quella giovanile passione.
S, essi erano impegnati in un sodalizio che li faceva apparire diversi e irraggiungibili: qualcosa come un giuramento di quelli che si scrivono nel silenzio e nella solitudine di sguardi appena rapiti, in un rispecchiarsi di sogni e tacite promesse.
Era facile, a quei tempi, incontrarli sull'aia di qualche vecchia corte, quando c'erano le feste del Maggio, e ascoltarli suonare come avvolti da un cono di luce che li proteggeva dall'allegria chiassosa, e un po' greve dei valligiani. I quali nutrivano per loro una sorta di fascinazione, forse dovuta all'incomprensibile natura di ci che essi soli, in fondo, sapevano fare.
Tuttavia, rifuggivano volentieri dalla folla e preferivano appartarsi in luoghi solitari, dove potevano abbandonarsi a un ritmo quasi impercettibile, pi vicino a quello del vento, della pioggia, del gorgoglio dei ruscelli.
Allora l'archetto di Dod prendeva a scivolare sulle corde e sembrava che delicate ali di farfalla vi danzassero. Mentre nel flauto di Pinuccia era la natura stessa che sospirava E quei prolungati sospiri l'alito dei frassini trasportava in luoghi che solo i suoi occhi potevano vedere.
Cos fu per giorni e giorni, per mesi e forse anni. E se l'uno sognava il cielo, l'altra vi cercava la luna.
Ma venne il giorno che Pinuccia non pot pi recarsi col compagno a suonare nei boschi.
Il corso degli eventi spesso una fiumana che travolge i sentimenti pi delicati, sostituendo ad essi oscuri legami in cui non v' spazio per i singoli destini.
La storia non conosce la fanciullesca gioia del rond, la sua lieve cadenza. Essa si annunzia con passo pesante, preceduta dal suono delle fanfare, come un canto propiziatorio che scolpisca orizzonti di morte al suo ingresso trionfale. E solo quando stanca di procedere concede un breve riposo agli amanti.
Gli sviluppi politici conseguenti alla firma del Patto d'Acciaio fra Hitler e Mussolini avevano riscaldato gli animi anche di coloro che non si erano apertamente opposti al fascismo. Il padre di Ivano era uno di questi. Cos quello di Pinuccia, allora federale di Villalba, si era trasformato nel suo pi accanito persecutore.
Ancora una volta la favola si trasform in tragedia. E le rispettive famiglie non riuscirono a sottrarsi ai ruoli che questa aveva loro assegnato.
Ora, a entrambi mancava la melodia del vento e della foglia, il bisbiglio quieto della montagna. E visto che non potevano pi amarsi, riposero i loro strumenti, che erano stati un po' il vocabolario dal quale avevano attinto per giurarsi un'ingenua fedelt.


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