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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 521 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Marco Pedonesi
L'ANIMA IN PENA DEL PIPETTA

"Andate a lavora', vagabondi! " aveva sentito a un tratto vociare il Pipetta, mentre stava tranquillamente cenando. Poi gi lo scroscio di una catinellata d'acqua sull'acciottolato.
Si affacci allora alla finestra e vide due straccioni con i piedi scalzi, tutti intirizziti dal freddo, che evidentemente cercavano ospitalit per quella notte.
Impietosito, apr loro la porta, li fece accomodare alla sua stessa tavola e prepar un caldo giaciglio accanto al camino.
Al mattino, poi, uno dei mendicanti and da lui, che gi stava lavorando nell'orto, e gli disse: "Voi ignorate a chi avete fatto la carit. Io sono S. Pietro e l'altro il Signore".
Al povero contadino, dall'emozione, cadde perfino la zappa di mano, cos cominci a cianciare parole per 1o pi insensate.
"Andate, andate! - insisteva intanto l'apostolo - Egli vi talmente riconoscente che qualunque cosa gli chiediate ve la conceder".
II Pipetta dur un po' di fatica a riprendersi dallo sbigottimento, ma poi si fece coraggio, and dal Signore, gli mostr un mazzo di carte da gioco e chiese di poter vincere sempre perch, quando perdeva, perdeva anche la pazienza. e gli scappava qualche moccolo.
Il buon Dio Sorrise a una tale ingenuit e volle senz'altro. accontentarlo.
Ora, quando S. Pietro seppe che invece della salvezza dell'anima quell'ignorante aveva fatto una richiesta tanto stupida, lo redargu duramente e gli disse che prima o poi lo avrebbe riveduto, ma di certo si sarebbe pentito di non aver pensato alla vita eterna.
I due pellegrini infine se ne andarono e l'uomo rest solo nella sua casa a fare quello che aveva sempre fatto. La sera, dopo cena, veniva qualche amico della sua stessa et ed egli, grazie alle carte benedette, gli ripuliva perbenino le tasche. E nessuno lo aveva pi sentito bestemmiare.
Poi venne l'ora che la Morte si avvicina silenziosa e comincia a sfogliare gli ultimi petali della nostra misera esistenza.
Era una calda sera d'estate e il Pipetta l'aspettava tranquillo sotto la pergola dove, come al solito, stava giocando con un compare. Il quale, fra l'altro, capito di che razza di visita si trattasse, lasci baracca e burattini e sgusci via come una schioppettata.
"Bene" fece il vecchio contadino, "l'aria ancora dolce, non c' ragione d'aver fretta. Prendi dunque le carte del compagno e fammi finire almeno la partita".
La Morte acconsent senza batter ciglio e, naturalmente, perse. Cos, ferita nel proprio orgoglio, volle continuare, regalando giorni, mesi, anni di vita incalcolabili, di modo che all'alba, se ne dovette andare bofonchiando con la coda fra le gambe.
Ne pass di tempo. Ma siccome nelle favole si fa buio in un momento, il Pipetta si era ormai stancato di vivere, perci un giorno prese il suo fardello e da solo si avvi verso il paradiso. Alle porte del quale Pietro, che lo aspettava memore della sua passata stoltezza, 1o cacci con poche sprezzanti parole.
Stessa accoglienza ricevette in Purgatorio, e cos pure all'Inferno, dove il Diavolo non voleva aver niente a che fare con chi aveva buggerato financo la Morte.
In tal stato, quella povera anima sbandata, stufa di essere presa a pesci in faccia, risal a muso duro dall'altezzoso portinaio e con un pugno bene assestato butt gi la porta.
"O che tu fai, birbante! " grid quegli facendogli ventaglio con la mano.
"Mi sono rotto i corbelli di gira' per li cieli a vuoto " rispose secco il Pipetta. "Quando vo' veniste a casa mia, io 'un ve le serrai le porte!"


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