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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 575 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Colloquio

Quella domanda proprio non me laspettavo. Ma risposi comunque, quasi senza imbarazzo n rancore. Eppure, a pensarci, me ne viene di rabbia, persino non mi capacito a crederci. Luomo che me la fece era mio cognato, marito di mia sorella da poco pi di un anno. Da molti di pi, forse sei o sette, faceva praticamente parte della nostra famiglia. Per questo era a conoscenza di quello che mi era successo due anni prima, e poi anche dopo. Ai tempi mi era persino venuto a trovare in ospedale. Il giorno del mio compleanno, me lo ricordo bene. Era mio cognato, mi sembra naturale.
E che stavamo parlando di lavoro, lui stava lavorando ed io ero l perch un lavoro lo stavo cercando. Mi sembr scorretta, tutto qui. Abusivamente utilizzava informazioni del tutto personali, di cui era a conoscenza esclusivamente e soltanto in virt della nostra parentela, a scopi professionali. Questo fu il mio pensiero. Evidentemente non voleva correre rischi, il cognato. Fornire un soggetto fallato ad una ditta che si era rivolta alla sua agenzia. Poteva voler dire compromettere il rapporto di reciproca fiducia installatosi grazie alle gi fortunate e fruttuose collaborazioni avvenute in passato.

Mi chiese se ero sicura che non sarebbe accaduto pi. Stupida. Pi che altro mi sembr molto stupida. Non che uno lo sa quando gli arriva la follia addosso, non lo vuole e non lo sospetta, viene travolto, forse posseduto. Solo i falsi poeti invocano la follia, perch folli non sono e gli fa schifo di essere normali, io no. Me ne sarei stata volentieri alla larga, vorrei mai pi sentire lodore, la forza ma soprattutto il dolore che d. Se sono sicura? No, per niente ne sono sicura e quanto vorrei esserlo non lo so dire. Ma come spiegare a mio cognato? Cosa dire alla persona che mi stava di fronte, responsabile di unagenzia di lavoro temporaneo - interinale mentre mi offre lopportunit di andare a lavorare per qualche mese almeno in una buona ditta della provincia, con uno stipendio discreto ed un incarico compatibile? Risposi sorridendo che non potevo averne la certezza, stavo tuttavia facendo il possibile perch non accadesse. Frequentavo in effetti da qualche mese uno specialista, uno psichiatra per esattezza, unora alla settimana. Non lo sapevo se mi faceva bene, se sarebbe servito a qualcosa oppure non avrebbe portato a niente di buono, come i tentativi precedenti. Andavo l, lo salutavo con una stretta di mano unico contatto fisico di cui in quel periodo beneficiavo con alcun essere umano mi sedevo allaltro lato della sua scrivania, e parlavo se mi veniva qualcosa da dire, altrimenti me ne stavo zitta a sostenere un opprimente silenzio fino allo scadere dellora. Questo era il possibile. Ma restai sul vago, dissi che vedevo uno specialista e che ormai da parecchio tempo mi sentivo bene, di problemi non ne avevo pi avuti. D'altronde dovevo fare bella figura, si trattava pur sempre di ottenere un lavoro, cazzo! Oggi gi difficile trovare un lavoro quando si normali, figuriamoci avendo problemi Problemi. Di testa, certo la testa che ogni tanto vacilla.

Ho urlato, pianto, corso, vaneggiato, ho gridato puttana ad una sconosciuta, camminato per ore sotto la pioggia e ballato nel fango. E capitato, non ho saputo evitarlo.
Intanto dicevo al mio uomo che era finito lamore.

Comunque alla fine in quella ditta mi ci mand, e ancora oggi io ci lavoro, da quasi tre anni ormai. Di brutte figure non glie ne ho fatte fare. Salva la faccia ed il rapporto con il parentado.


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