Stelvio Mestrovich
LE PIACE SALIERI?

           La giovane donna del palco numero 6 era graziosissima. Guardava nervosa il teatro che si riempiva. Aspettava qualcuno. Era sola e dava segni di insofferenza. Il ventaglio non trovava pace nelle sue mani sottili e le stecche di avorio venivano aperte e chiuse con discontinuità. Quando si sporgeva dalla balconata, lasciava intravedere un seno di madonna rinascimentale, schivo ma voluttuoso. Lo ammirò un signore che da parecchi minuti stava osservando i movimenti della giovane col suo binocolo da teatro. Costui era seduto in un palchetto dello stesso ordine proprio di fronte a quello dell' affascinante signora. Vestiva di nero, era alto, gracile e di un pallore senza speranza. Lei lo ravvisò e ne seguì un cenno di saluto. Poi, avvampò in viso per l' imbarazzo.
            Sonò il primo gong. Erano passate le ventuno e l' opera La grotta di Trofonio stava per iniziare. Lo stridìo degli strumenti crebbe e così pure il trambusto causato dagli incolti che amano tardare. Fu in quegli attimi che Antonio, così si chiamava il signore vestito di nero, vide entrare un uomo brutto e sgraziato nel palco numero 6. Mise a fuoco il binocolo per osservarlo meglio. Pareva l' immagine stessa della sgradevolezza: piccolo, obeso, mezzo pelato, con la testa sproporzionata nei confronti del corpo. In più, sudava come un facchino, ma - a dispetto di quest' ultimo - portava al mignolo della mano destra un magnifico solitario. L' unica cosa che lo salvava era l' eleganza, un' eleganza non sobria, bensì sfacciata.
            La graziosa occupante del palco numero 6 accolse quell' uomo con un gelido sorriso. Lui la baciò sulla guancia, quindi si accomodò sulla poltroncina. Un leggero battimano annunciò l' ingresso del direttore d' orchestra.
Il primo atto fu accolto tiepidamente dal pubblico. La trama del dramma giocoso non era delle migliori. Chi entrava nell' antro del mago e filosofo Trofonio poteva cambiare l' umore da serio a sereno e viceversa. Plistene, uomo di pensiero e ricco di brio, innamorato di Dori, una delle figlie di Aristone, fu il primo a sottoporsi alla prova. Poi toccò ad Artemidoro, un pedissequo imitatore di Socrate e di Platone, promesso a Ofelia, l' altra figlia di Aristone.
            L' effetto che ne sortì fu disastroso. I due, ritornati dalle rispettive morose, dettero vita a divertentissimi contrasti, che generarono alfine aspre discussioni e prevedibili litigi.
            La bella musica di Salieri sostenne, finché poté , la scipitezza della vicenda resa scandalosa da un libretto senza alcuna verve.
            Appena le luci si riaccesero, Antonio si alzò in piedi e, con la scusa di applaudire i cantanti, puntò lo sguardo sul palco numero 6, giusto in tempo per vedere che il ricco d' un giorno, così definì malignamente il rivale, l' elegantone brutto come il peccato, venendogli in mente non a caso un' altra opera del Maestro di Legnago, se ne stava andando con aria strafottente. Si armò di coraggio e, in pochi minuti, fu dalla donna.
            " Ciao. " le disse.
            Lei batté le ciglia sensualmente, abbozzando un mezzo saluto.
            " Con chi te la fai adesso? " volle sapere Antonio.
            " L' hai visto tu stesso. "
            " Meriteresti di meglio. Di', non ti vergogni? "
            " Ha i soldi. E tanti. " ribatté la sua ex compagna.
            " Qual è il suo nome? "
            " Wolfang Amadé. "
            " Me l' immaginavo. " borbottò in tono dimesso Antonio.
            La donna aprì il ventaglio maliziosamente.
            " Le sue industrie petrolifere gli fruttano miliardi. " precisò.
            L' uomo dal pallore senza speranza strinse i pugni. Capì di essere un fallito, una nullità rispetto al nuovo re del petrolio. La sua piccola azienda era stata spazzata via dal novello magnate come una foglia dal vento autunnale. Debiti, operai licenziati, ufficiali giudiziari, un processo, quindi l' interdizione. E lei? La graziosa occupante del palco numero sei? Oh, lo aveva subito piantato in asso! Ella apparteneva a quel tipo di donna che non può rinunciare al lusso, pur a scapito dell' amore. Ma che cos' è l' amore? Esiste veramente? Si può ancora essere amati ?
            Wolfang Amadé ritornò. Masticando un chewing gum, agitava un pieghevole della stagione teatrale. Guardò l' intruso con sprezzante distacco. Antonio si era alzato, ma i due evitarono di stringersi la mano. La donna rimase statuaria.
            " Le piace Salieri? " gli domandò l' uomo vestito di nero.
            Wolfang Amadé palesò tutta la sua grettezza.
            " La ritengo musica di bassa lega, un esclusivo diletto di bande paesane. "
            E aggiunse :
            " Sono venuto qui solo per assistere a un fiasco. "
            Antonio non perse il controllo di sé e replicò:
            " Salieri è stato un grande compositore e oggi la critica lo sta giustamente rivalutando."
            L' altro non fu della stessa opinione.
            " Ancora due serate così e ritornerà nel dimenticatoio. " sogghignò beffardo.
            " Non lo credo. " polemizzò Antonio. " Il pubblico sta apprezzando l' opera. "
            Un colpo di gong pose fine alla discussione. Grappoli di persone animarono la platea. L' uomo vestito di nero si inchinò prima di accomiatarsi.
            " Ma lei chi è, mi scusi? " si sentì chiedere da Wolfang Amadé.
            " Un amico di Gloria. " disse caustico prima di chiudere la porta del palchetto.
            Il secondo atto si aprì con Aristone che, informato degli ultimi avvenimenti, propose alle figlie di cambiare i propri innamorati per fare trionfare di nuovo la pace, ma tale idea fu rifiutata. Allora sia Plistene che Artemidoro, ignorando completamente che anche le loro donne erano entrate nella grotta, si sottoposero di nuovo all' incantesimo. Risultato: punto e da capo.
            Trofonio, intanto, rivolto al pubblico, si lamentava che i giovani non capissero che la virtù e la saggezza non si trovavano mai agli estremi, bensì nel mezzo. Uno voleva imporsi su tutti i sapienti, l' altro godere di ogni piacere.
            Dori e Ofelia, per potersi riconciliare coi loro morosi, dovettero entrare un' altra volta nell' antro del mago. Trofonio, nell' epilogo, predisse il futuro a tutti, ma nessuno volle più a che fare con lui. Lo stesso Aristone, al quale l' incantatore filosofo aveva mostrato la porta della magìa, dopo avere deciso di non oltrepassarla onde evitare ulteriori guai, si allontanò dalla grotta.
            Antonio pensò che la ripetizione dell' incantesimo non poteva essere né un accorgimento artistico né tanto meno drammatico, ciò nonostante Salieri era riuscito brillantemente a celare una simile debolezza con una musica piena di idee e vivacissima, utilizzando gli strumenti a fiato in maniera magistrale.
            Gli applausi furono più calorosi che alla fine del primo atto. L' opera era sostanzialmente piaciuta. Scroscianti battimani per il basso, un cantante scozzese, e per il direttore d' orchestra, al quale fu riconosciuto il merito di avere proposto un lavoro assai raro e non certo di repertorio.
            L' uomo vestito di nero si rallegrò del discreto successo dell' opera e quando il sipario calò e la gente cominciò a lasciare il teatro, si rimise a sedere sulla poltroncina del suo palco. Quello contrassegnato col numero 6 era già vuoto. Fece in tempo soltanto a vedere la sgradevole figura di Wolfang Amadé che si allontanava in grande fretta.
            Una profonda tristezza invase Antonio. Chiuse gli occhi, attendendo che il teatro si vuotasse. La tenda rossa, quella del sipario, separava la finzione dalla realtà. O quest' ultima era ingannevole? Per un po' rimase unico attore e spettatore. Poi, a malincuore, dovette andarsene.
            Fuori, tra gli orchestrali che discutevano davanti al bar degli artisti, udì un violinista dire: " Non è stato Salieri a uccidere Mozart, ma Puskin a uccidere Salieri. "
            Antonio sorrise e mantenne il suo passo. Nei pressi di casa, si ricordò di dovere restituire la marsina. Ci avrebbe pensato l' indomani. Chissà , poi , quando gli sarebbe capitata di nuovo l' occasione di mettere piede in un teatro ...
            " Maledetto Mozart! " borbottò.