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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 615 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Michele Buti

Una caverna dentro la tua mente, un abitat ostico,
gallerie e cunicoli che compongono un labirinto pieno di dolore.

Ma ormai abituato a vedere nell'oscurit.
A percepire anche la minima vibrazione nell'etere.
Simile ad un animale, Conosci tutto il tuo mondo, ti muovi furtivamente nel buio.
Solo, rannicchiato dietro una roccia di cui non sai il colore, perche non puoi vederla,
ma che ormai conosci benissimo perche ogni volta che ricordi come ra il mondo fuori
qui che vieni a far scorrere le tue lacrime.
Che ormai hanno formato un piccolo specchio di acqua salata nel quale ti senti affogare soltanto sentendone l'odore.
Incosciente ti accasci al suolo lasciando che il tempo faccia il suo corso e che ti porti ancora il giorno successivo.


Ti svegli di soprassalto con uno strano stupore ti rendi conto che
la pozza di lacrime non c piu. Dove finita?
E' impossibile riconoscere in quest'oscurit perenne se sia giorno o notte cominci a correre per le gallerie fino a che non senti un forte boato provenire proprio da dietro di te, voltandoti vedi una cosa che non ricordavi piu esistesse. La luce.
Ti contorci su te stesso, sento le vene trasformarsi in filo spinato, la pelle che tira in ogni direzione un calore fortissimo mi investe, e per la prima volta riesco a vedere le mie mani, scopro di essere uomo,di nuovo, vedo i miei piedi i miei genitali, il mio corpo nudo e bianco segnato dalla prigionia, ma che ancora conserva qualcosa di umano.
Sporgendo fuori la testa sento una leggera brezza avvolgermi e donarmi nuova vitalit.
Allora inizio ad uscire fino a che non mi ritrovo completamente fuori dal crepaccio.
Un infinito manto verde ricopre le dolci colline macchiate qua e la di fiori colorati.
Lo sguardo torna di nuovo al corpo che appare grigio, cadaverico ed hai la sensazione che qualsiasi cosa tocchi
diventi nera si trasformi in qualcosa di orrido qualcosa che ricorda molto il crepaccio dal quale provieni.
La paura investe la mente e cerchi riparo nell'unico posto sicuro che conosci: la pietra delle lacrime, ma ormai
scopri che il crepaccio non c pi si richiuso al momento che ne sei uscito.
Senza la tua pietra ti senti perduto, finalmente sei uscito dalla gabbia in cui eri rinchiuso,
e spaesato ti disperi tentando inutilmente di tornarvi.


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