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Pubblicata il: settembre 18, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 2332 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Nicola Lombardi

LA CITTÀ CHE NON C'È

Il silenzio percorre le strade deserte e raduna i miei pensieri.
Il tempo scorre lento, stanotte, e porta dalla sorgente immagini sorprendentemente vive.
Sotto le Logge del Pretorio sonnecchia in penombra, seduto sulla sua savonarola, Civitali. Gli tiro una falda della cappa; si sveglia sorpreso della mia visita, scende dal piedistallo. Ha sempre tante cose da raccontarmi: di quando lavorava i marmi per S. Martino, dei committenti ricchi ed esigenti. Ha bisogno di sfogarsi; lo ascolto, poi lo saluto. In molti gli passano davanti, ma sono pochi a chiedersi chi sia quel personaggio con il berrettino.
Cammino, le luci dei lampioni mi pungono lo sguardo.
Preso dalla frenesia del non esser visto, vorrei rubare tutti i nomi storici dalla città e ribattezzare strade e piazze con quelli che preferisco.
Lascio Piazza dei Piccioni, pochi minuti e mi fermo a bere ad una fontana. Sono in Corte del Biduino, che sul finire del 1100 scrisse con lo scalpello storie fascinose. Quasi per istinto mi avvicino all'architrave con il Miracolo di S. Nicola.
Tutto il giorno le ambulanze vi s'inginocchiano davanti devote, incensandolo coi loro turiboli di smog. Il capolavoro affumicato le sopporta a stento, prigioniero di pietre antiche: visibilmente incassato. Solo a notte tarda respira, devo approfittarne, mi piacerebbe entrare dentro quelle architetture in rilievo.
Mi nascondo dietro una colonna, anch'io figurina paffuta e panneggiata; contemplo quel bimbo appena nato rizzarsi vispo nella tinozza da bagno, fra due attonite.
Poi, con lo sguardo, salto giù dal portale ed infilo via della Pizza: strada illustre per la casa natale di Boccherini, anche se una targa da imbavagliare borbotta arrogante che è Buia.
Una piazzetta. dal nome delizioso mi consola, che non mi spiace sia chiamata "dell'Arte". E' bello, di notte, sedersi su una fioriera rotonda; le fronde sulla testa nascondono i lampioni. I giorni di esposizione, fra. un corteo di curiosi e intenditori, giostrano intorno al verde ombelico i cavalletti.
Non so come ci sono arrivato nei pressi dell'arena romana; un giallo cartello impiccione vorrebbe condurmici lui.
Ho appena il tempo di ammirare Piazza del Mosaico: sgocciolio d'ori nel catino del buio; poi via ad Anello mi cattura.
Uno spazio si apre oltre una volta. Curve facciate mi abbracciano lo sguardo: è Corte delle Cento Finestre. Mi sento spiato, traccio un diametro di passi e mi allontano.
Il silenzio, contento lascio che mi prenda per mano.
Dal quadrivio dell'Arco Invisibile ai fossi, incontro alcuni amici. Sono in via degli Storici di Lucca, perché il Sercambi, il Mazzarosa, il Mancini ed il Tommasi vi affacciano le loro abitazioni, quasi si fossero dati appuntamento sul filo dei secoli. Le lapidi sulle facciate ci parlano di loro.
Dalla porta medioevale allo Stellario costeggio le case variopinte di via Liguria.
Giungo ad uno slargo: la piazza dei Grandi Lucchesi, con l'ariosa S. Francesco che ne contiene il sepolcro o il ricordo.
Mi inoltro per una strada dal nome sgradevole, ormai via del Museo.
La Villa di Paolo Guinigi mi rende curioso; poche volte mi ci sono avvicinato di notte. Dietro la cancellata s'inseguono le arcate e le trifore, dentro l'edificio i segni del passato e l'arte dei nostri antenati. Al mattino, i custodi non si accorgeranno di nulla.
Cammino con passo da ubriaco, quasi che i nomi cambiati, quei nomi quotidiani e di sempre a cui non si fa neanche più caso, aprissero una voragine sotto i miei piedi. Ritorno indietro, per non smarrirmi in questa città che non conosco. Passando davanti ad un teatro scrivo col pensiero Piazza Pirandello, sulla targa dove non vedo il nome di Puccini. Proseguo sfiorando una grande chiesa. Piazza della Fontana, dietro una siepe di macchine la sento che scroscia. Il riflesso di un lampione disegna sui marmi un arabesco tremolante.
Termino il giro in Piazza dei Bambini, dove mi scruta un'antica colonna.


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