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Pubblicata il: gennaio 05, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 7381 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Oscar Wilde

LA BALLATA DEL CARCERE DI READING

Egli non porta il suo abito rosso
perch rossi sono il sangue e il vino:
e il sangue e il vino erano sparsi
sulle sue mani, quando lo trovarono
accanto al letto ove giaceva morta
la donna amata ch'egli aveva uccisa.
Camminava tra gli Uomini Colpevoli
con indosso un logoro abito grigio
e un berretto sghembo sulla testa.
Il suo passo sembrava lieve e allegro.
Ma io non ho mai visto sguardo d'uomo
volgersi cosi ansioso verso il giorno.
Non ho veduto mai l'occhio di un uomo
volgersi con lo sguardo cosi ansioso
verso il lembo minuscolo d'azzurro
che nel carcere e il cielo e verso l'alta
nuvola trascinata alla deriva
come sospinta da vele d'argento.
Mi trovavo con altri condannati
in un raggio diverso e mi chiedevo
quale fosse la colpa di quell'uomo:
grande o piccola. Ad un tratto una voce
s'avvicin e mi disse in un sussurro:
"Quel tipo sta per essere impiccato".
Cristo santo!. Le mura di quel carcere
parvero vacillare all'improvviso
e la volta del cielo sul mio capo
sembr un casco d'acciaio incandescente.
Anche su me pesava una condanna,
ma in quel momento non aveva senso.
E mi chiedevo quale suo pensiero
inseguendo, egli il passo ora affrettava
e perch verso il giorno cos splendido
lo sguardo addolorato era rivolto.
Aveva ucciso la cosa che amava
e doveva pagare con la morte.

Eppure ogni uomo uccide ci che ama.
Io vorrei che ciascuno m'ascoltasse:
alcuni uccidono adulando, ad altri
basta solo uno sguardo d'amarezza.
Il vile uccide mentre porge un bacio
e l'uomo coraggioso con la strage!
Molti uccidono l'amore da giovani,
altri invece da vecchi. Chi lo strangola
con le avide mani del Peccato
e chi invece con le mani dell'Oro.
L'uomo gentile adopera il coltello
perch il freddo mortale sia pi rapido.
Alcuni amano troppo brevemente
ed altri troppo a lungo. C' chi vende
e chi compra; chi uccide il proprio amore
senza un singhiozzo e chi con molte lacrime.
Ma nessuno, tra quelli che hanno ucciso
ci che amavano, paga con la morte.
Nessuno morir con unorrenda morte
morte in un giorno pieno di vergogna;
nessuno avr una corda intorno al collo
n una benda coperta sulla faccia,
n coi suoi piedi annasper nel vuoto
cercando invano un punto ove poggiarsi.
Nessuno sieder tra silenziosi
uomini che lo scrutano a ogni istante:
quando gli occhi si sforzano di piangere,
o quando il cuore tenta una preghiera,
o per timore che qualcuno rubi
dal carcere la preda designata.
Nessuno all'alba vedr la sua stanza
popolarsi di orribili figure:
il Cappellano nella bianca tonaca,
il Prefetto severo e quasi triste,
il Direttore con I 'abito nero.
Ogni Condanna ha il loro volto giallo.
Nessuno si vedr porgere l'abito
da indossare per l'ultimo momento,
n un medico distratto annoter
i suoi battiti mentre un orologio
scandisce il tempo e ogni suo tic-tac
un orribile colpo di martello.

Nessuno sentir la soffocante
sete che rende arida la gola
nell'istante che il boia, coi suoi guanti
da giardiniere, appare sulla porta
per stringere con tre giri di corda
quella gola che pi non avr sete.
Nessuno chiner la testa a udire
la lettura dell'Ordine di Morte.
Langoscia del suo cuore gli dir
che non e ancora morto ma i suoi occhi
scorgeranno una bara: creder
d'essere nella fiera degli orrori.
Nessuno fisser l'aria attraverso
un minuscolo tetto di cristallo:
nessuno pregher con le sue labbra
di creta che finisca l'agonia
n sentir sulle sue guance il bacio
di Caifa posarsi come un brivido.

II

Egli per sei settimane pass
nel cortile col suo abito grigio
e il berretto sghembo sulla testa:
il suo passo sembrava lieve e allegro
ma io non ho mai visto sguardo d'uomo
volgersi cos ansioso verso il giorno.
Non ho veduto mai l'occhio di un uomo
volgersi con lo sguardo cos ansioso
verso il lembo minuscolo d'azzurro
che nel carcere il cielo e verso l'alta
nuvola che trascina alla deriva
il suo vello di lana sfilacciato.
Egli non tormentava le sue mani
come capita agli uomini meschini
che coltivano un'assurda Speranza
dove c' solo la Disperazione.
Solo guardava in alto verso il sole
e respirava l'aria del mattino.
Non torceva le mani, non cadeva
in lacrime e neppure sospirava
lamentandosi: ma beveva laria
come a trovarsi un ultimo sollievo
Noi vedevamo le sue labbra schiuse
assaporare il sole come il vino.
Io e gli altri compagni di sventura
chiusi in un raggio diverso, smettemmo
di chiederci se fosse grande o piccolo
il delitto che avevamo commesso
e guardavamo con occhi stupiti
l'uomo che doveva essere impiccato.
Era strano vederlo camminare
con un passo cos leggero e allegro;
era strano vedere che i suoi occhi
si fissavano al giorno cos ansiosi;
era strano pensare ch'egli avesse
un debito pauroso da pagare.

Gli olmi e le querce hanno le foglie adorne
di grazia: a primavera esse rifulgono.
L'albero della forca invece torvo
e per radici ha serpenti affamati:
perch possa generare i suoi frutti
un uomo deve morire su di esso.
Tutte le cose della terra tendono
all'alto posto ove la grazia siede:
ma chi aspira a sedere sopra un alto
patibolo, con il volto bendato
guardando il cielo per l'ultima volta
attraverso il collare della morte?
Dolce danzare al suono dei violini
quando la Vita e Amore ci sorridono:
danzare al suono dei flauti, danzare
col liuto, piacevole e gentile:
ma non dolce quando il piede agile
danza a vuoto nell'aria ov' sospeso.
Giorno per giorno restammo a guardarlo
con occhi attenti e con tristi pensieri:
ci chiedevamo se ognuno di noi
avrebbe atteso come lui la morte.
Noi non sappiamo come il rosso Inferno
pu turbare il nostro animo accecato.
Infine l'uomo morto non apparve
mai pi tra i Condannati e ci fu chiaro
che ormai giaceva nella fredda tenebra
dell'orrenda darsena e non avremmo
pi rivisto il suo volto: non nel giorno
dell'abbondanza e non nella miseria.
Come due navi in mezzo alla tempesta
ci eravamo incrociati: ma nessuno
di noi due fece un segno o parlo mai.
Non avevamo parole da dire:
non nella notte santa ci incontrammo
ma nel giorno coperto di vergogna.
Intorno a noi c'era il muro di un carcere:
eravamo due uomini esiliati.
Il mondo ci scacciava dal suo cuore
e Dio dal suo pensiero. Su di noi
s'era chiusa la trappola di ferro
che spietata in attesa del Peccato.

III

Nel Cortile del Debito ci sono
aride pietre e un muro troppo alto:
qui egli non poteva respirare
che l'aria cupa di un cielo di piombo
mentre due guardie stavano al suo fianco
per impedire che potesse uccidersi.
A volte egli sedeva tra coloro
che spiavano attenti la sua pena:
chi per vedere il pianto nei suoi occhi,
chi le sue labbra dire una preghiera
e chi per impedire che sfuggisse
al carcere la preda designata.
Il Direttore s'era trincerato
dietro il Regolamento Carcerario;
il medico diceva che la morte
soltanto un fenomeno scientifico;
il Cappellano gli parlo due giorni
lasciandogli un libretto di preghiere.
E per due giorni egli fumo la pipa,
bevve il suo quarto di birra e sembrava
che la paura non trovasse posto
nel suo animo forte, risoluto.
Spesso diceva d'essere contento
d'avvicinarsi al giorno del carnefice.
Nessuna delle guardie mai gli chiese
perch dicesse queste strane cose:
a chi e stato affidato come compito
di sorvegliare un condannato a morte
non permesso dire una parola
e il suo volto deve essere una maschera.
Pure, se egli commosso s'avvicina
a confortarlo ed a fargli coraggio,
a cosa serve la Piet
dell'Uomo nella tana abitata dal Delitto?
Quale parola di piet sarebbe
l'aiuto ad uno spirito fraterno?
Procediamo con passo malsicuro:
la Parata degli Sciagurati,
Non abbiamo rammarico: sappiamo
d'essere la Brigata del Diavolo.
Il piombo ai piedi e le teste rasate
sembrano una gioiosa mascherata.
Abbiamo retto corde di catrame
con le unghie spezzate e sanguinanti;
abbiamo ripulito i pavimenti,
lucidato le porte e le rotaie
e insaponato il palco asse per asse
levando un alto strepito dai secchi.
Abbiamo manovrato un polveroso
trapano, abbiamo spaccato le pietre,
cuciti i sacchi, percosso lo stagno,
urlato inni e sudato a una macina:
e intanto il sentimento del terrore
prendeva posto nel cuore di ogni uomo.
Prendeva posto al punto che ogni giorno
s'insinuava come un'onda sporca,
finch dimenticammo anche l'amara
sorte che attende i ladri e i disonesti:
col passo di chi torna dal lavoro
noi varcammo la soglia di una tomba.
L'enorme bocca della tana gialla
era in attesa di una cosa viva:
il fango urlando domandava sangue
per dissetare l'anello d'asfalto;
noi sapevamo che in un'alba livida
avremmo visto penzolare un uomo.
Quando entrammo il nostro animo era pieno
di Terrore, di Morte, di Condanna
il boia col suo passo inavvertito
s'avvicinava fino a noi nel buio.
Io camminavo tremante e, a tentoni,
cercavo la mia tomba numerata.

In quella notte i vuoti corridoi
erano popolati dalle forme
della Paura: non si udiva un passo
nella citt di ferro, ma alle sbarre
delle finestre chiuse sulle stelle,
bianchi volti sembravano apparire.
Egli disteso come uno che giace
in una dolce prateria e sogna.
Le guardie che l'osservano dormire
non capiscono come un uomo possa
dormire tanto dolcemente, mentre
il carnefice veglia accanto a lui.
Ma il sonno manca agli uomini che piangono
colui che non ha pianto: noi, i relitti,
i disonesti, gli impostori, siamo
scossi da una vigilia senza pace
e un nuovo terrore si fa strada
con l'angoscia nell'animo d'ognuno.
pauroso sentire che ci pesa
il delitto di un altro sulle spalle!
Perch allora la Spada del Peccato
agita la sua elsa avvelenata
e come piombo fuso noi versiamo
lacrime per il sangue che non diamo.
Ora le guardie con passi felpati
ci vengono a spiare nelle celle
e rimangono attonite a vedere
grige figure lungo il pavimento:
gli uomini che non hanno mai pregato
ora in ginocchio dicono preghiere.
In ginocchio per una notte intera:
pazzesco funerale di un cadavere!
Le ali tremanti della mezzanotte
oscillavano come un carro funebre.
Nel vino amaro chiuso in una spugna
si sentiva il sapore del Rimorso.

Si ud il canto di un gallo e poi di un altro:
eppure il giorno non veniva ancora.
Le ombre del Terrore si curvavano
sopra di noi, distesi nei nostri angoli.
I fantasmi che vanno nella notte
sembravano giocare innanzi a noi.
Scivolavano avanti, indietro, in fretta,
simili a viaggiatori nella nebbia.
Erano avvolti in mantelli sontuosi
e sembravano irridere alla luna:
verso il loro convegno di fantasmi
correvano con grazia disgustosa.
Con cento smorfie li vedemmo andate
tenendosi per mano, nelle tenebre.
La folla dei fantasmi s'aggirava
in una vorticosa sarabanda:
sembravano ridicoli arabeschi
disegnati dal vento sulla sabbia.
Saltellavano come marionette
Sulla punta dei piedi, in giravolte:
poi, mostrando la loro orrenda maschera,
soffiarono nei flauti del Terrore
e cantarono a lungo, ad alta voce.
Era il canto di veglia per il morto.
E gridavano: "Il mondo cos largo,
ma l'uomo incatenato non ha spazio!
Gettare i dadi per una o due volte
un gioco senza dubbio signorile.
Ma non vince chi gioca col Peccato
nella casa ov' chiusa la Vergogna".
Non avevano un aspetto gradevole
questi esseri cos buffi e gioiosi:
per gli uomini che giacciono in catene
e i cui piedi non hanno il passo libero,
io so che queste forme quasi vive
rappresentano un orrendo spettacolo.
E vanno intorno, sempre intorno. Danzano
In un giro di valzer, allacciati
con mille smorfie: coppie che vacillano
sulle scale con passo malsicuro,
sguardi invitanti sulle facce orribili,
muovono i nostri cuori alla preghiera.
Il vento del mattino incominci
a soffiare gemendo: ma era notte.
Sopra un ampio telaio si tesseva
filo per filo il velo delle tenebre
e noi, tra le preghiere, aspettavamo
atterriti la Giustizia del Sole.
Il vento lamentoso s'aggir
tra le mura del carcere in angoscia:
una ruota dacciaio inesorabile
ci sembrava il passare quei minuti.
Vento di morte, cosa abbiamo fatto
per meritare simile tortura?
Infine io vidi tra le sbarre oscure
come una grata ricamata in piombo
muoversi lungo i muri calcinati
posti di fronte al mio letto di tavole:
in qualche posto del mondo si levava
l'alba rossa terribile di Dio.
Alle sei mettemmo in ordine i letti,
alle sette ogni cosa era tranquilla,
ma il vento che soffiava senza tregua
riempiva tutto il carcere: il Signore
della Morte, col suo respiro gelido,
era entrato in quel luogo per uccidere.
Non passava solenne in un corteo
n cavalcava un destriero lunare.
Un asse sdrucciolevole e una corda
bastano per erigere un patibolo.
Cos l'Araldo vestito di tenebre
s'apprestava al suo compito segreto.
Noi sembravamo uomini perduti
su una palude oppressa dalle tenebre:
non osavamo dire una preghiera
n esprimere la nostra amara angoscia.
Sentivamo qualcosa che moriva
in tutti noi: ed era la Speranza.
La Giustizia terribile dell'Uomo
compie il suo corso e mai se ne allontana:
uccide il forte come uccide il debole
n il suo passo spietato pu arrestarsi.
Col tallone di ferro schiaccia luomo
Forte: quale mostruoso parricidio!
Aspettammo il rintocco delle otto,
La nostra lingua era arsa dalla sete.
Il rintocco delle otto segna l'ora
del Destino per l'uomo maledetto:
il Destino che adopera il suo nodo
contro l'uomo malvagio e contro il buono.
Oramai dovevamo solo attendere
il segnale: come esseri di pietra
lungo una valle abbandonata, stemmo
in silenzio seduti. Solo il cuore
d'ognuno aveva battiti violenti
come un pazzo che infuria su un tamburo.
L'orologio del carcere d'un tratto
scosse l'aria con un sordo rintocco
e da ogni parte si lev un lamento
disperato, angoscioso, come il rantolo
che le paludi spaventate ascoltano
dalla tana nascosta di un lebbroso.
Come a volte le cose pi paurose
nel cristallo di un sogno si rivelano,
noi vedemmo penzolare a una trave
un abito di canapa consunto
e udimmo una preghiera strangolata
in un urlo dal laccio del carnefice.
Nessuno pu capire pi di me
l'alta maledizione che egli invoca
e i lamenti selvaggi, il grido amaro,
i sudori di sangue del suo corpo:
egli che vive assai pi di una vita
dovr patire assai pi di una morte.

IV

Non ci sono cappelle in questo giorno
che un uomo sta per essere impiccato:
il Cappellano ha il cuore troppo debole
o forse la sua faccia troppo pallida
oppure nei suoi occhi c' segnato
qualcosa che nessuno deve leggere.
Restammo chiusi fino a mezzogiorno
o mezzanotte: poi si ud il rintocco
della campana, un tintinnio di chiavi,
e i carcerieri aprirono le celle:
sulle scale di ferro discendemmo,
ognuno dal suo Inferno solitario,
E quando uscimmo a respirare l'aria
nessuno aveva lo sguardo di sempre:
chi in volto era sbiancato, chi era grigio
per la paura. E io non ho mai visto
sguardi d'uomini in preda alla tristezza
volgersi cos ansiosi verso il giorno.
Non ho veduto mai uomini tristi
volgersi con gli sguardi cos ansiosi
verso il lembo minuscolo d'azzurro
che nel carcere il cielo e verso l'alte
nuvole che viaggiano felici:
isole di una strana libert.
Vidi molti di noi che camminavano
a capo chino, ciascuno pensando
che se avesse pagato il proprio debito
sarebbe morto al posto di quell'uomo:
egli ha ucciso una cosa che viveva
ed essi invece hanno finito i morti.
L'uomo che pecca una seconda volta
risveglia al pianto uno spirito morto
lo toglie dal suo sudicio sudario
e lo costringe a sanguinare ancora,
a sanguinare dalle piaghe aperte,
a versare altro sangue inutilmente.

Come scimmie o pagliacci, il cui mostruoso
vestito Ornato di frecce contorte,
noi silenziosi camminammo in cerchio
lungo il viscido asfalto del cortile;
camminammo in silenzio, sempre in cerchio,
e nessuno diceva una parola.
Camminammo in silenzio, tutti in cerchio,
e nella mente svuotata di ognuno
la memoria delle cose pi orribili
s'avventava come un vento pauroso.
Davanti a noi camminava l'Orrore
e il Terrore strisciando ci seguiva.

I carcerieri andavano su e gi
con gli occhi fissi sul gregge dei bruti,
Avevano uniformi nuove, lucide,
con gli ornamenti dei giorni di festa.
Ma gli stivali imbiancati di calce
ci dicevano di dove tornavano.
Dove una larga tomba stata aperta
prima non c'erano tombe, ma solo
una distesa di fango e di sabbia
presso le orribili mura del carcere.
Quest'uomo avr come proprio sudario
un ammasso di calce che lo brucia.
Questuomo miserabile ha un sudario
che solo pochi possono sperare:
sprofondato nel cortile di un carcere,
esposto alla vergogna pi completa,
egli giace coi piedi incatenati
avvolto in un lenzuolo incandescente.
Qui la calce che brucia da ogni parte
divora la sua carne e le sue ossa:
divora a notte le sue fragili ossa
e di giorno la sua tenera carne.
Divora a turno la carne e le ossa
ma divora il suo cuore senza sosta.

Per tre anni nessuno getter
una radice o un seme in questo posto.
Per tre anni lunghissimi la terra
di questo posto sar nuda e sterile
e con stupore pieno di rimprovero
guarder verso il cielo incuriosito.
Dicono: basta un cuore assassinato
per guastare ogni seme. Non vero!
La buona terra di Dio, questa terra,
migliore di quanto supponiamo.
La rosa rossa potrebbe fiorirvi
pi rossa ancora e pi bianca la bianca.
Dalla sua bocca una rosa vermiglia!
Dal suo cuore una rosa tutta bianca!
Chi pu dire da quali strane vie
viene alla luce il volere di Cristo
se un giorno anche lo sterile bastone
del pellegrino si copri di fiori?
Ma non la rosa bianca come latte
E non la rossa pu fiorire in carcere
solo il rottame, il ciottolo, la selce,
sono le cose che possiamo avere.
Non i fiori, che servono a guarire
un uomo dalla sua disperazione.
La rosa rossa di vino e la bianca
non lasceranno mai cadere i petali
sulla distesa di fango e di sabbia
presso le orribili mura del carcere,
per dire ai prigionieri del cortile
che il figliolo di Dio mor per tutti.

Anche se le orride mura del carcere
lo circondano ancora da ogni parte
e i ceppi incatenano lo spirito
che non pu camminare nella notte
(il suo spirito pu soltanto piangere
perch giace su un suolo maledetto)
egli in pace. Quest'uomo miserabile
e in pace o presto lo sar. Per lui
non esistono cose senza senso
n il Terrore cammina a mezzogiorno:
la terra senza luce ove egli giace
e lontana dal Sole e dalla Luna.
Lo hanno impiccato al modo delle bestie.
Nessuno ha pronunciato un solo requiem:
eppure gli bastava una preghiera
per dare pace all'animo atterrito.
Lo hanno portato fuori in tutta fretta
e l'hanno sprofondato in una tana.
I carcerieri gli hanno tolto gli abiti,
hanno mostrato il suo corpo alle mosche,
hanno deriso la sua gola gonfia
e lo sguardo impietrito dei suoi occhi.
Hanno riso ammucchiando con le pale
il sudario che ricopre il colpevole.
Il Cappellano non s' inginocchiato
accanto alla sua tomba maledetta
non ha tracciato con la mano il segno
della Croce di Cristo: eppure anch'egli
appartiene alla schiera di coloro
che il Signore venne in terra a salvare.
Non importa: se egli ha attraversato
il limite fissato per la vita
lacrime sconosciute riempiranno
l'urna della Piet per lui. Avr
i lamenti degli uomini esiliati:
per gli esiliati esiste solo il pianto.
V
Io non so dire se la Legge e giusta
o se la Legge e ingiusta. So soltanto
che noi languiamo abbandonati in carcere
circondati da mura troppo alte
dove ogni giorno e lungo come un anno:
un anno fatto di giorni lunghissimi.
E questo posso dire: che ogni Legge
creata dall'uomo per l'Uomo, dal tempo
che il primo Uomo assassin suo fratello
ed ebbe inizio la pazzia del mondo,
rende paglia il frumento e tiene in vita
gli sterpi: allora si ingrandisce il male.
Ed anche questo so (vorrei che ognuno
lo sapesse): ogni carcere e costruito
dall'uomo con mattoni di vergogna
e chiuso dalle sbarre, perch Cristo
non veda come gli uomini riescono
a mutilare anche i propri fratelli.
Con queste sbarre macchiano la luna
ed acciecano il sole. Forse e giusto
che tengano nascosto il loro Inferno:
dentro avvengono cose che nessuno,
non il Figlio di Dio e non il Figlio
dell'Uomo, avrebbe forza di guardare.

Soltanto gli atti vili, come le erbe
velenose, fioriscono nel carcere:
tutto ci che di buono v' nell'Uomo
qui va in rovina e avvizzisce per sempre.
Sulla porta c' la Pallida Angoscia.
Il Carceriere la Disperazione.
Fanno mancare ogni cosa al bambino
che spaventato piange notte e giorno,
deridono chi e vecchio e grigio, frustano
lo sprovveduto, flagellano il debole,
cosi che alcuni impazziscono e tutti
diventano crudeli e pi non parlano.
Ogni misera cella che abitiamo
nera e sporca come una latrina:
il fetido respiro della morte
ci raggiunge dovunque. Tutto, tranne
la Lussuria, diventa arida polvere
nella macchina dell'umanit.
L'acqua salmastra che beviamo striscia
come una melma disgustosa e il duro
pane amaro che pesano ogni giorno
e impastato di creta e di calcina.
Il Sonno non riposa, ma con occhi
furibondi cammina urlando al tempo.

E anche se la Fame con la Sete
lotta, come un serpente con la vipera,
non e il cibo che in carcere ci assilla:
ci che deprime e uccide di pi
e che ogni pietra raccolta di giorno
si trasforma in un cuore nella notte.
mezzanotte nel cuore di un uomo,
e il crepuscolo nella cella di un altro:
ognuno nel suo inferno solitario
gira un uncino o lacera una corda.
Il silenzio lontano e pi solenne
del suono di una campana di rame.
Mai una voce umana s'avvicina
per dire una parola di conforto.
Lo sguardo che ci scruta dalla porta
non ha piet, impassibile. Da tutti
dimenticati, siamo qui a marcire,
sfigurati nel corpo e nello spirito.
Cos, sola e umiliata, arrugginisce
la catena di ferro della Vita.
Alcuni piangono, altri maledicono,
altri invece non mandano un lamento.
Ma la legge di Dio generosa
e pu spezzare la pietra di un cuore.
Per ogni cuore d'uomo che si spezza nella
cella o nel cortile di un carcere
un tesoro viene offerto al Signore,
come quando una scatola si ruppe
e l'odore rarissimo del nardo
riempi l'immonda casa del lebbroso.
Felice il cuore che si pu spezzare
e raggiungere il perdono e la pace.
Non altrimenti un uomo pu trovare
la via che lo allontana dal Peccato.
Non altrimenti, che attraverso il cuore
spezzato, Cristo potr entrare in lui.

Ora, con la sua gola rossa e gonfia,
con i suoi occhi immobili, impietriti,
egli aspetta le mani benedette
che portarono il ladro in Paradiso:
forse il Signore non respinger
questo cuore spezzato che si pente.
L'uomo che legge il libro della Legge
gli lascio tre settimane di vita:
tre sole settimane per curare
la discordia che agitava il suo spirito
e liberare dai grumi di sangue
la mano che aveva retto il coltello.
Con lacrime di sangue egli deterse
la mano che l'acciaio aveva stretto:
soltanto il sangue pu asciugare il sangue
e solo il pianto pu sanare un'anima.
La macchia rossa che lasci Caino
divenne il bianco sigillo di Cristo.
VI
Nel carcere della citt di Reading
fu scavata una fossa di vergogna:
ora vi giace un uomo maledetto
divorato dai denti delle fiamme.
avvolto in un sudario incandescente
nella tomba rimasta senza nome.
Lasciatelo giacere nel silenzio
fino al giorno che Cristo chiamer
tutti i morti a raccolta. Non spargete
vane lacrime o inutili sospiri:
aveva ucciso la cosa che amava
e doveva pagare con la morte.
Eppure ogni uomo uccide ci che ama.
Io vorrei che ciascuno m'ascoltasse:
alcuni uccidono adulando, ad altri
basta solo uno sguardo d'amarezza.
Il vile uccide mentre porge un bacio
e l'uomo coraggioso con la strage!


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