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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 632 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
La bellezza della vita

di Paolo Petitto

Marcello prendeva la vita come veniva e ti coinvolgeva in ogni cosa con un entusiasmo che a chi non lo conosceva appariva sospetto, lievemente folle. Un giorno, era domenica, mi sveglia di soprassalto e mi ordina di prender su e accompagnarlo ad Arezzo.
Ad Arezzo? feci io stupito.
S, ad Arezzo, che c di strano? Ieri ero l col motore, mi si fuso, quel dannato, e adesso devo andarlo a prendere colla bianchina.
Oh Cristo pensai che diavolo ci faceva mio fratello ad Arezzo? Mi stropicciai gli occhi, inforcai gli occhiali e lo osservai con unattenzione che evidentemente non gli piacque.
Be, che hai da guardarmi cos? Di, vestiti, ch intanto scaldo il motore.
I motori erano il suo forte. La sua passione. Quando si era fidanzato, col farfallone di famiglia che gli pendeva un po da un lato, aveva avvertito subito la sua futura compagna, in un dialetto che solo di malavoglia diveniva comprensibile, che prima veniva la moto, la sua motona gialla, e poi tutto il resto, lei compresa. Se le andava bene, bene,
se no, chi si visto si visto.
Non so come Claudia avesse accettato, forse le parve una battuta misogina ma divertente, di quelle che il sesso forte inventa per farsi forte, fatto sta che dopo due mesi eravamo tutti in chiesa. Tutti i parenti, intendo, e gli amici di questo pazzerello figlio della Romagna e dei cappelletti.
Allora, ti muovi? mi urlava incalzandomi.
Arrivo, arrivo gli risposi quella mattina, ancora intirizzito nonostante lestate si fosse gi fatta annunciare da una tiepida brezza. Mentre mi schiarivo le idee, mi venne in mente che due omoni come noi, nella bianchina, ci saremmo a pena stati, ma la moto
Vedremo, in qualche modo faremo fu la laconica risposta di Marcello.
Ci infilammo nella bianchina, che gi dopo una ventina di chilometri cominciava a protestare sferragliando.
Ma sei sicuro che regger il carico? gli chiesi impensierito.
Ma s, ma s, non ti preoccupare. E poi, perch preoccuparsi prima del tempo? Vedremo, faremo
Tutto cos, mio fratello. Vedremo, faremo, bim bum bam e il gioco fatto.
Durante il viaggio mi raccont comerano andate le cose, perch si era recato laggi (non era proprio ad Arezzo, era l vicino) e come si era fuso il motore. O meglio, credette di spiegarmi comerano andate, perch fu tale lardore con cui me ne parl che io non capii nulla, salvo che un piccolo prete a cui aveva dato un passaggio, terrorizzato dal fumo che gli era salito su su fino alle mutande, era caduto allindietro e con la sottanona nera alzata pi grande di lui era scappato gridando qualcosa contro il demonio. Se no Marcello non se ne sarebbe nemmeno accorto, del fumo: si era voltato e, invece di scendere dalla sella e spegnere il fumo, o perlomeno allontanarsi per prudenza, si era messo a ridere come un bambino, vedendo quel pipistrello cattolico che si dimenava come un elfo pagano. Rideva anche adesso mentre mi raccontava farfugliando la scena, degna dissi io di un film comico. Non approfondii, e tra un sigaro e laltro, di quelli il cui fumo ti si attacca ai peli del naso almeno per due giorni, arrivammo a destinazione.
La moto non cera. Al suo posto un cane nero ci abbaiava fastidiosamente contro. Marcello gli fece due occhiacci cos e il cane indietreggi, senza smettere di ululare come un ossesso.
Non fa niente, buono ci grid a sua volta un contadino che doveva essere il padrone. Ogni volta che passa qualcuno, o una macchina, abbaia, non abbiate paura.
Marcello gli chiese se sapesse qualcosa della sua moto gialla. Il contadino ridacchi, pur notando lespressione maldisposta di mio fratello, e dopo aver tossicchiato alquanto come per farsi pregare e creare un po di suspense (Bisogna capirli mi disse poi Marcello devesser stato levento della giornata.), ci indic un monticello poco distante, dritto a noi, dove qualche balordo aveva scarrozzato la moto nel tentativo, vano, di rimetterla in sesto.
Ringraziammo senza sorridere e ci avviammo. La trovammo ai limiti di una scarpata e appena la vide riapparve sulla faccia di mio fratello lespressione solita, fiduciosa ed entusiasta. Si tolse le scarpe e si avventur, non proprio prudentemente, sul pendio. Perch si fosse tolte quelle scarpacce che stavano infestando i prati primaverili non saprei, forse per amore del pericolo, perch cos aumentava la probabilit di ferirsi, anche se la pellaccia dura dei suoi piedi non temeva che le ortiche di Romagna, come diceva lui. Mi tolsi le scarpe anchio, per solidariet, e lo aiutai a portar su quella carcassa color reseda che Marcello si ostinava a voler chiamare motocicletta. Forcelle, tamburi e carter erano irriconoscibili, ma lui sorrideva, sorrideva, sorrideva per averla ritrovata ed io non fiatavo, anche perch il sollevarla a mano e poi il trascinarla nel baule della bianchina mi cost, in termini di ossigeno, un buon capitale polmonare. Vista la situazione, non resistetti:
Be, e adesso che si fa, lo vedi che in due davanti non ci stiamo!?
Marcello volle provare lo stesso, ma dopo due o tre chilometri durante i quali la manopola del gas rischiava ad ogni buca di tagliarmi netto il naso, gli abbaiai un ferma! e lui, di malavoglia, fren. Dopo aver pensato tutte le soluzioni possibili, arriv a mettermi nel baule con lei (la moto) con un braccio semialzato (per non ammaccarla) e semisdraiato su un fianco per non uscire da quella ridicola posizione fetale. Chi ci avesse visto non avrebbe certamente potuto fare a meno di compatirci come due pazzi, non tanto per aver caricato una moto, quanto per averlo fatto con una bianchina.
Volle il cielo che presso Bagno di Romagna ci ferm la polizia.
E cos quello?
Mah - si disimpegn Marcello vede, che dobbiamo trasportare quella moto e, vede, non ci stavamo in due, cos ho detto a Valentino, mio fratello
Piacere feci io con uno stereotipato sorriso.
No no, macch, voi scherzate, mai la maniera di
Senta, ispettore fece Marcello avendo notato le mostrine da assistente non poi cos grave, se lei prova a mettersi col braccio cos, vede? la moto non sporge pi di
Ma che, insiste? Ma mi faccia il piacere! Ma guarda te se aspettatemi qui. e indic la pietra miliare, che sembrava farci locchiolino. Il poliziotto, felice di potersi arrabbiare una volta tanto per un sacrosanto motivo, prese la macchina e si diresse verso la casa cantoniera l vicino. Marcello non ci pens due volte, mi spinse dentro senza tante cerimonie e pigi lacceleratore come pi non si poteva. Tutto ballava nel baule, e la mia testa non la sentivo pi.
Dire che Marcello andasse forte, in macchina o in moto, era un eufemismo. Quando vedeva un vecchio o un bambino attraversare la strada sulle strisce, mio fratello accelerava perch diceva senza laria di giustificarsi cos accelerano pure loro e ci guadagnamo tutti. Le curve secondo lui non erano state fatte per necessit geografiche, ma per soddisfare la sua instancabile brama di radere i pendii. Questa era la sua filosofia, e assecondarla non era sempre cosa da poco.


La tiepida brezza divenne calda e Marcello scalpitava. Il sole lo rendeva ancor pi irrequieto. Claudia cercava di fargli passare le mattane col suo comprensivo e pur caparbio amore coniugale, ma un bel giorno lui si alz e decise di investire tutti i suoi soldi, a dir vero mica tanti, in un piccolo bagno a Lido di Volano. Anche investire un eufemismo, diciamo pure buttar via. Bella la sabbia, carina la localit, ma il bernoccolo degli affari Marcello proprio non ce laveva e, invece di ristrutturare il piccolo ma fatiscente impianto, si perdeva a sfornare mousse per i parenti e gli amici, che non venivano se non nei weekend. Pass tutto maggio a pulire (si fa per dire: girava con la ramazza e perdeva due ore a parlare con la dottoressa-guardia-medica, tre ore a recuperare il gatto del vicino-rivale, quattro o pi a sorbire il sole sulla sdraio pi sgangherata (ma abbastanza rappresentativa) dello stabilimento, come lo chiamava per darsi un po dimportanza di fronte agli amici.
Il primo cliente era atteso con ansia. Lui aveva aperto cinque o sei ombrelloni, a met giugno, per fingere un inizio di stagione, ma pi per invidia nei confronti del vicino che per attirare il fatidico, agognato, fantomatico primo cliente. Che, chiss come, si fece vivo sul serio.
Si fece vivo alle due, in pieno sole, mentre Marcello e il suo lavorante un ragazzino figlio dun suo amico di caserma dei tempi che furono mangiavano con lena affannata. Guai a toccargli gli spaghetti, a Marcello: era un rito, e come tale nessun profano poteva interromperlo.
Scusi, potrei avere una sdraio e un ombrellone? - fu la domanda dello sventurato, che non sapeva di essere il primo di una piccola schiera di coraggiosi.
Marcello non si scompose, continu imperterrito a riempirsi la bocca con la forchetta a mo di vanga, mugg sommesso come per scacciare una mosca e rispose coi denti impastati al rag:
Senta, adesso non il caso, quando ho finito ne riparleremo.
Io ero al banco, mi ero improvvisato barman e avrei potuto benissimo inaugurare lo stabilimento col primo cliente. Marcello era cos, voleva fare tutto lui e se stava officiando con la pastasciutta non se ne parlava neanche. Mi impose con occhi dacciaio il silenzio; vi lascio immaginare la faccia dellavventuroso avventore.
Unaltra volta, mentre il vicino poteva vantare loccupazione di ben sei delle dodici file di ombrelloni, Marcello, che ne aveva a malapena una, super se stesso. Vedemmo avanzare un burbanzoso giovanotto, di quelli che in spiaggia ostentano la giacca di Armani sotto un catenone a crocifisso made in Korea, stranamente educato nel chiedere una sdraio al padrone. Marcello lo fiss indulgente, poi tutta un tratto cambi espressione e gli fiat:
No, io a lei non gliela do, la sdraio.
E perch? fece larmaniano.
Perch lei un momento fa ha pisciato sulle mie petunie, l davanti, e non pu dire che non vero perch lho vista io in persona.
Marcello era cos, e come si faceva a non volergli bene?


Ora fa il camionista, forse perch solo cos riesce a placare la sua ansia di girare, di scovare, di correre il mondo. Dopo aver fatto tutti i mestieri e nessuno, si quietato muovendosi di continuo. Al mare chiamava gli amici e ci rimetteva sempre, era (ed ) la classica persona che d molto pi di quanto riceva e non per questo si sente defraudata, anzi trova sempre nuovi stimoli per inventare la bellezza della vita, parole che, come motore, rimbalzavano senza noia e senza vergogna nella sua bocca. Nessuno in famiglia si stupiva nel vederlo ritornare dai suoi viaggi in moto con la testa rabberciata (le fasciature naturalmente se le faceva da solo) o con una gamba offesa, e nemmeno quando impugnava il manubrio dopo una frattura multipla allomero. Sfrecciava col gesso che gli piegava il braccio, ed anche gli appuntati, alla moda militare e deferenti, lo salutavano.






(Testo inviato da Paul)


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