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Pubblicata il: ottobre 03, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1663 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Phillips Lovecraft
1890-1937

ARIA FREDDA

Volete spiegazioni sul perch mi fa paura una corrente daria fredda; sul perch rabbrividisco pi del normale quando entro in una stanza non riscaldata; e sulla nausea e sul ribrezzo che provo quando il fresco della sera si infiltra nella mitezza di una giornata di tiepido autunno.

Be, certe persone sono sensibili al freddo come altre lo sono ad un cattivo odore, ed io faccio parte di questi soggetti sensibili.

Adesso vi racconter le circostanze pi spaventose in cui mi sia mai ritrovato, lasciando a voi giudicare se giustifichino o meno la mia assurda paura.

ingannevole pensare che lorrore sia sempre connesso al buio, al silenzio e allisolamento.

Io lho scoperto nel riverbero del primo pomeriggio, nel frastuono assordante di una metropoli, e nellaffollatissimo ambiente di una modesta pensione, con una noiosa padrona di casa e due forzuti vicini di appartamento.

Nella primavera del 1923, avevo trovato a New York un lavoro molto piatto e poco remunerativo per una rivista e, dal momento che non potevo permettermi un affitto elevato, avevo setacciato una miriade di pensionati, luno pi squallido dellaltro, in cerca di una camera che, oltre a trovarsi in un edificio non troppo vecchio, avesse anche un mobilio decente ed un affitto ragionevole.

Purtroppo compresi subito che tra i mali dovevo scegliere il minore; ed invece, dopo un po, scovai per caso un caseggiato nella Quattordicesima Ovest che mi parve meno ripugnante degli altri.

Era una palazzina di mattoni a quattro piani color marrone bruciato, che non doveva avere pi di quarantanni, la cui facciata recava ancora decorazioni di legno e di marmo, ed il cui fasto decaduto, pur offuscato dagli anni, testimoniava di un buon gusto e di uno splendore da tempo andati.

Nelle stanze, dal soffitto alto ed ornato, tappezzate con una carta orrenda e decorate con comici infissi di stucco, incombeva un vago odore deprimente di umidit e di cibo rancido.

I pavimenti, per, erano puliti, le lenzuola decenti, e lacqua calda durava abbastanza senza che il getto si interrompesse.

Cos mi convinsi che quello sarebbe stato un posto se non altro sopportabile dove chiudere il naso, in attesa del giorno in cui avrei potuto permettermi unabitazione pi vivibile.

La padrona, una spagnola molto trascurata e quasi barbuta di nome Herrero, non saliva ad angosciarmi con le sue chiacchiere, n mi prendeva a brutte parole per aver tenuto accesa fino a tardi la luce del pianerottolo del terzo piano.

Gli altri inquilini erano discreti e tranquilli pi di quanto potessi sperare, visto che erano spagnoli di livello sociale appena pi alto dello strato pi misero della popolazione.

Solo il frastuono delle macchine che transitavano sulla statale sottostante si rivel una seccatura seria.

Mi ero trasferito l da appena tre settimane, quando accadde il primo fatto curioso.

Una sera saranno state le otto sentii gocciare sul pavimento, e compresi immediatamente che era gi da un bel pezzo che respiravo un acre odore di ammoniaca.

Dando unocchiata in giro, mi accorsi che gocciava il soffitto; linfiltrazione apparentemente si originava da un angolo verso il lato sulla strada.

Desiderando risolvere subito il problema, scesi di corsa a pianterreno per riferire linconveniente alla padrona.

La donna mi tranquillizz, dicendomi che tra poco sarebbe tornato tutto normale.

Il dottor Munoz, schiamazz, mentre saliva di corsa le scale, precedendomi, avr rovesciato le sue boccette chimiche.

troppo malato per curarsi da s.

Peggiora in continuazione, ma non vuole farsi aiutare da nessuno.

Soffre di una malattia molto curiosa: deve fare bagni di ammoniaca per tutto il giorno, e dice che non sopporta il caldo.

La camera se la pulisce da solo la stanzetta tutta piena di bottigliette e non fa pi il medico.

Un tempo, per, era un bravissimo dottore lha sentito dire mio fratello, che abita a Barcellona e poco tempo fa ha guarito il braccio di un idraulico che se lera rotto.

Non mette mai il naso fuori di casa, se esce solo per andare sul tetto; il mio figliolo, Esteban, gli porta da mangiare, le lenzuola pulite, le medicine e i suoi prodotti chimici.

Signore mio, quanti sali di ammoniaca compra quelluomo, per non sentire caldo! La signora Herrero spar su per le scale del quarto piano, ed io tornai in camera.

Lammoniaca non gocciava pi e, mentre asciugavo quella che era caduta ed aprivo la finestra per far circolare laria, udii i passi pesanti della padrona al piano di sopra.

La stanza del dottor Munoz era sempre stata molto silenziosa, eccettuati alcuni rumori che somigliavano ad un motore a benzina messo in funzione, visto che quelluomo camminava leggero.

Riflettei brevemente su quale male potesse affliggerlo, e se quel suo tenace rifiuto di chiedere aiuto agli altri non fosse dovuto ad un carattere molto eccentrico.

Mi venne una vaga tristezza pensando ad un uomo che una volta era famoso e che adesso era decaduto.

Non avrei mai visto il dottor Munoz se non fosse stato per lattacco di cuore che mi colse una mattina mentre sedevo alla mia scrivania.

I medici mi avevano avvisato della pericolosit di attacchi del genere, e pertanto sapevo che dovevo far presto.

Cos, ricordando quello che mi era stato raccontato dalla padrona riguardo il braccio dellidraulico, arrancai al piano di sopra e bussai leggermente alluscio che corrispondeva a quello della mia stanza.

Proveniente dalla destra, una strana voce dal perfetto accento inglese mi domand chi fossi e che cosa volessi.

Una volta che ebbi detto il mio nome e spiegato il motivo della mia presenza, udii che si apriva una porta accanto alluscio di casa.

Fui investito da una corrente daria fredda e, mentre entravo, rabbrividii nonostante fosse unafosa giornata di fine giugno.

Lappartamento era spazioso, ed arredato con un lusso ed un buon gusto che mi lasciarono allibito, visti lo squallore ed il sudiciume della palazzina.

Il divano letto ed il resto del mobilio interamente in mogano, la costosa tappezzeria, i quadri di valore e limmensa biblioteca, erano larredamento dello studio di un gentiluomo, anzich quello della camera da letto di un pensionato.

Vidi che il vano corrispondente al mio lo stanzino delle bottiglie e dei medicinali cui aveva accennato la signora Herrero era in realt il laboratorio del medico, e che lambiente in cui questo passava la maggior parte del tempo era lampia camera da letto, nelle cui ampie nicchie e nel cui bagno attiguo teneva gli abiti e gli strumenti che non gli servivano.

Il dottor Munoz, sembrava chiaro, doveva essere una persona estremamente colta e di ottima estrazione sociale.

Luomo che avevo di fronte era di piccola statura ma proporzionato, ed indossava un abito scuro di taglio impeccabile.

La faccia, dai tratti nobili e lespressione altera ma non altezzosa, era incorniciata da una corta barba ferrigna, ed i grandi occhi scuri erano protetti da un paio di occhiali vecchio modello pince-nez, tra le cui lenti spiccava un naso aquilino che gli dava unaria moresca, modificando linsieme dai lineamenti celto-iberici.

I capelli, folti ed ordinati, indicavano il regolare servizio del barbiere, ed una riga centrale li divideva accuratamente sulla fronte alta.

Dallintera persona di quelluomo emanava unintelligenza profonda, cultura e nascita illustri.

Quando mi apparve in quella ventata daria fredda, per, mi ispir una vaga ripugnanza che non trovava alcun fondamento.

Forse quella mia avversione istintiva era provocata dalla sua pelle violacea e dalle sue mani gelide, sebbene tali caratteristiche fossero giustificate, poi, dalla sua infermit.

Probabilmente mi aveva colto di sopresa quel freddo anormale, in una giornata tanto afosa.

Tutto ci che giunge inaspettato, difatti, ci ispira sempre repulsione, ostilit e paura.

Tuttavia la mia ripugnanza cedette subito il posto allammirazione: quello strano dottore, nonostante quelle mani fredde e livide, si rivel subito molto competente.

Determin esattamente lorigine del mio disturbo, e mi prest con immediata efficienza le migliori cure.

Nel frattempo mi diceva, con un tono molto garbato pur se la voce era leggermente roca e senza timbro, che avevo trovato in lui uno dei pi ostinati avversari della morte.

Mi confid che aveva dilapidato lintero patrimonio e perso tutti gli amici per condurre una vita dedicata a certi esperimenti particolari che sperava lo portassero a sconfiggerla per sempre.

Mi parve bonariamente esaltato, e divenne estremamente ciarliero mentre terminava di auscultarmi il petto e preparava una miscela di medicinali che era andato a prendere nello stanzino.

Probabilmente gli faceva molto piacere trovare inaspettatamente la compagnia di una persona istruita ed educata in quel misero stabile, cos seguit a discorrere e parlarmi dei suoi ricordi di tempi migliori.

La sua voce, anche se era curiosa, mi risultava piacevole, per non riuscivo a sentire il suo respiro.

Voleva distrarmi dal trauma dellattacco di cuore illustrandomi certe sue teorie ed esperimenti, e ricordo che cerc di confortarmi rivolgendomi parole molto gentili.

Si dichiar convinto che la forza di volont e la consapevolezza possono vincere sulla vita stessa, sostenendo che, se un corpo umano era in buone condizioni di salute e di conservazione, beneficiando di alcuni accorgimenti scientifici che esaltassero tali caratteristiche, poteva mantenere una sorta di animazione nervosa malgrado talune imperfezioni o menomazioni, e addirittura se privato di certi organi.

Un giorno o laltro, mi assicur scherzando, mi avrebbe insegnato a vivere o perlomeno a condurre una sorta di esistenza consapevole persino senza cuore.

Lui, invece, soffriva di una complessit di disturbi che lo obbligavano a seguire un regime scrupoloso, ad esempio il fresco costante.

Un minimo aumento di temperatura, se si protraeva troppo, poteva risultargli letale.

Era per questo che manteneva lambiente a temperatura bassissima allincirca a quattro o cinque gradi centigradi ricorrendo ad un sistema di refrigerazione funzionante ad ammoniaca, ed alimentato da un motore a benzina responsabile del noioso rumore che dovevo aver udito molto spesso nellappartamento di sotto.

Essendomi riavuto dallattacco con una rapidit eccezionale, presi congedo dalla fredda abitazione di quel recluso con la sottomissione e quasi la venerazione di un discepolo verso il proprio maestro.

Da quella volta gli feci visita assiduamente, con laccorgimento, per, di portarmi il cappotto.

Mi raccontava degli esperimenti segreti che aveva condotto e dei risultati stupefacenti che aveva raggiunto, ed io tremavo leggermente alla vista di certi rarissimi volumi che gremivano gli scaffali della libreria.

Devo anche dire che le sue cure prodigiose mi guarirono quasi completamente del disturbo che avevo al cuore.

Un campo che affascinava molto il dottore era la magia medioevale, poich riteneva che in certe formule si nascondessero arcani poteri capaci di agire sul sistema nervoso e di restituire il battito vitale ad un corpo malgrado la morte della sua sostanza organica.

Mi meravigli particolarmente ci che mi raccont riguardo ad un suo vecchio amico di Valencia, un tale dottor Torres, che lo aveva assistito durante i suoi primi esperimenti ed aiutato in seguito a sopravvivere alla gravissima malattia, che lo aveva colpito diciotto anni prima, causa dei suoi attuali problemi di salute.

Quelleccezionale scienziato, purtroppo, era morto subito dopo, vittima dello stesso spietato nemico contro il quale aveva tanto combattuto riuscendo a salvare lamico.

Probabilmente la grandezza dellimpresa lo aveva sfinito.

Perch i sistemi che i due avevano usato mi confid il dottor Munoz a bassa voce erano stati davvero eccezionali, dal momento che avevano richiesto certi metodi che i colleghi pi anziani e pi tradizionalisti avrebbero di certo aborrito.

Di cosa si trattasse esattamente, tuttavia, non volle spiegarmelo.

Con il passare delle settimane, mi accorgevo con grande tristezza che la salute del mio nuovo amico, come mi aveva fatto notare la signora Herrero, con lentezza ma ineluttabilmente, stava peggiorando.

La sua pelle, gi bluastra, diventava sempre pi livida, la sua voce sempre pi rauca, i movimenti sempre pi scoordinati, e la volont sempre pi fiacca.

Lui pareva cosciente dellaggravarsi della propria malattia, e la sua conversazione ed il suo sguardo cominciarono a diventare fastidiosamente sprezzanti, ridestando in me quellimpalpabile ripugnanza che mi aveva suscitato quando lavevo conosciuto.

Adesso si lasciava andare a fisime bizzarre, ad esempio la mania per le spezie esotiche e per lincenso egiziano, al punto che il suo appartamento olezzava come la tomba di un Faraone della Valle dei Re.

Contemporaneamente, il bisogno di freddo andava crescendo, ed io lo aiutai ad aggiungere nuovi tubi al macchinario ad ammoniaca, modificando le pompe ed il motore al fine di abbassare la temperatura fino a zero gradi, ed anche qualcosa sotto.

La stanza da bagno ed il laboratorio, invece, venivano mantenuti ad una temperatura un po pi alta, perch lacqua non si ghiacciasse e fosse possibile preparare i reagenti chimici.

Loccupante dellappartamento vicino si lament che dalla porta passava una corrente fredda, per cui dovetti aiutare il dottore ad installare una tenda molto pesante che bloccasse laria.

Il medico sembrava ossessionato da un terrore crescente e maniacale.

Non faceva che parlare della morte, e poi mi dava istruzioni su come provvedere alla sua sepoltura ed al suo funerale ridendo follemente.

Alla fine, lo trovai detestabile e addirittura ripugnante.

Tuttavia, dovendogli essere riconoscente per le cure prodigiose che mi aveva prodigato, non avevo cuore di abbandonarlo a quella gente sconosciuta che gli abitava accanto, e cos mi recavo tutti i giorni a riordinargli la stanza e a rendermi utile, indossando un pesante cappotto che avevo acquistato per andare da lui.

Provvedevo anche alle sue compere, e rimanevo piuttosto stupito nel vedere certi prodotti che ordinava alle farmacie ed alle industrie farmaceutiche.

Nellappartamento inizi ad aleggiare una cupa atmosfera paurosa.

Linterno della palazzina, come ho gi avuto occasione di dire, odorava di muffa: ma il lezzo che ti aggrediva le narici in quelle sue stanze era addirittura pestilenziale, e non riuscivano a coprirlo nemmeno il bruciare continuo dellincenso e delle spezie e lesalazione dei suoi innumerevoli bagni di ammoniaca, che lui voleva fare assolutamente da solo.

Poi mi resi conto che quel fetore era provocato dalla sua malattia, e mi colse un brivido pensando a quale fosse.

Tutte le volte che veniva di sopra, la signora Herrero si faceva il segno della croce.

In fine lasci che mi occupassi io del dottore, proibendo persino al figlio, Esteban, di seguitare a fargli le commissioni.

Ogni volta che proponevo di sentire il parere di un collega, il dottore cominciava ad agitarsi come un pazzo, spendendo tutte le sue energie.

Era chiaro che temeva le conseguenze di unemozione violenta, ma la sua volont e la sua forza parevano crescere, anzich diminuire, e rifiutava con ostinazione di mettersi a letto.

Dopo la debolezza che aveva mostrato nei giorni precedenti, improvvisamente torn in lui il suo vecchio proposito, facendolo opporre caparbiamente allo spauracchio della morte nonostante lantico nemico lo avesse gi preso nella sua stretta.

Cess di mangiare del tutto, anche se il bisogno di cibo, per lui, era sempre stato pressoch superfluo.

Era ormai sostenuto soltanto dalla forza di volont.

Prese labitudine di redigere lunghi documenti, sigillandoli poi accuratamente ed ordinandomi di recapitarli a certe persone, delle quali mi diede lindirizzo, quando lui fosse morto.

In massima parte, le lettere erano destinate ad indiani dellEst; alcune, per, erano indirizzate ad un dottore francese, un tempo famoso, ritenuto deceduto e fatto oggetto di molte maldicenze.

Dopo la morte di Munoz, bruciai tutti i documenti evitando addirittura di aprirli.

Laspetto e la voce del dottore divennero infine orribili, e la sua compagnia veramente fastidiosa.

Un giorno, a settembre, venne un operaio ad aggiustargli la lampada da scrittoio, ed il poveretto, dopo averlo visto, fu colto da un attacco epilettico, in seguito al quale giur di non rimettere mai pi piede l dentro.

E pensare che quelluomo aveva sopportato spettacoli ben pi orripilanti, durante la Grande Guerra.

Dopo di che, allincirca alla met di ottobre, arriv inaspettatamente lorrore pi grande.

Una sera, verso le undici, si ruppe la pompa della refrigeratrice, ed il sistema di raffreddamento ad ammoniaca dopo tre ore si blocc.

Il dottor Munoz mi chiam da lui battendo dei colpi sul pavimento, ed io mi concentrai al massimo per riparare il guasto mentre lui malediceva il cielo e la terra con una vocetta cos sottile ed orrenda da travalicare ogni immaginazione.

Purtroppo, per, i miei tentativi furono inutili.

Allora chiamai il meccanico di un garage notturno, e luomo ci comunic che non poteva far nulla fino allindomani mattina, quando, cio, sarebbe stato possibile avere un nuovo stantuffo.

Temetti che la collera ed il panico dellammalato, avendo assunto una proporzione incredibile, finissero per dare il colpo di grazia al suo fragilissimo corpo.

Ad un tratto, in una fitta di dolore, si premette gli occhi con le mani e vol in bagno.

Dopo un po riusc bendato, ed io non rividi mai pi i suoi occhi.

Frattanto la temperatura dellappartamento saliva progressivamente, ed il dottore, verso le cinque del mattino, si chiuse nel bagno, e mi disse di fargli avere tutto il ghiaccio che mi riusciva di trovare nei supermercati e nei locali notturni.

Non appena tornavo da una delle mie spedizioni, spesso demoralizzanti, e lasciavo il pacco per terra davanti alla porta, udivo dallinterno un rumore dacqua, e poi la sua vocetta stridula mi ordinava: Altro portane altro!.

Alla fine spunt il giorno era un tiepido mattino e gli esercizi riaprirono.

Ad Esteban chiesi la cortesia di seguitare lui a cercare il ghiaccio, mentre io, nel frattempo, sarei andato a comprare lo stantuffo; se preferiva, si poteva fare il contrario.

Il ragazzo, per, su ordine della madre, non volle assolutamente aiutarmi.

Come estrema risorsa, dovetti ingaggiare un poveretto trovato allangolo dellOttava Strada con lincarico di portare al dottore tutto il ghiaccio che avrebbe trovato in un negozio con il quale mi ero gi accordato, ed io cominciai la lenta ricerca di uno stantuffo e di un meccanico che lo montasse.

Sembrava proprio che la cosa fosse impossibile, e mi venne unirritazione molto simile a quella del dottore, quando vidi che il tempo passava in telefonate lunghissime ed inconcludenti, ed in corse allucinanti da un posto allaltro prendendo alternativamente macchina e metropolitana.

Poi, verso mezzogiorno, trovai fortunatamente un magazzino dallaltra parte della citt, e allincirca alluna e mezzo tornai alla pensione con tutti gli arnesi occorrenti e con due bravi meccanici.

Non avevo potuto fare di pi, e mi auguravo di essere arrivato in tempo.

Purtroppo, il pi sinistro terrore era giunto prima di me.

Tutto ledificio era in agitazione, e la voce grave e solenne di un uomo che pregava sovrastava la confusione generale.

Nellappartamento aleggiava unatmosfera satanica, e gli inquilini, avvertendo le esalazioni che filtravano dalla porta chiusa del bagno del dottore, si erano messi a recitare il rosario.

Il poveretto da me reclutato, aveva lanciato degli urli dissennati subito dopo la seconda consegna di ghiaccio: forse era stato troppo curioso.

Non era possibile che fosse riuscito a chiudere la porta alle sue spalle, ed invece quella era proprio bloccata e, a quanto sembrava, dallinterno.

Non veniva alcun rumore da dentro, eccettuato un continuo e lento gocciare.

Dopo un rapido conciliabolo con la signora Herrero e i due meccanici, proposi loro di sfondare la porta, nonostante fossi in preda al terrore: ma la padrona, con un fil di ferro, aveva escogitato un sistema per aprirla.

Per cautela, aprimmo tutte le finestre dellappartamento; quindi, riparandoci il naso con un fazzoletto, e tremando dalla paura, entrammo tutti insieme nella camera a sud, dove si erano insinuati i caldi raggi del sole del primo pomeriggio.

Vedemmo una sorta di striscia scura e glutinosa attraversare il pavimento dalla porta aperta del bagno alluscio di casa, e da questo allo scrittoio, sotto il quale si era coagulata una repellente chiazza viscosa.

Un foglio di carta recava delle righe scarabocchiate alla meglio da una mano inzaccherata di fango, come se le ultime parole fossero state scritte in tutta fretta da un artiglio.

Dallo scrittoio, la striscia proseguiva fino al divano, e l finiva in maniera indicibile.

Cosa cera o forse, cosa cera stato su quel divano, non sono in grado di dirlo, n oso provarci.

Ecco, comunque, quello che riuscii a leggere su quel sudicio foglio di carta prima di dargli fuoco con un fiammifero; ecco quello che decifrai con orrore, quando la padrona di casa ed i meccanici se ne furono andati di corsa da quel luogo diabolico per riferire alla pi vicina stazione di polizia la loro storia insensata e pazzesca.

Le oscene parole che recava quel foglio non parevano credibili al calore del sole, con il frastuono dei camion e delle macchine che assordavano la trafficatissima Quattordicesima Strada.

Ma io vi prestai fede lo stesso.

Su certe cose pi saggio non porsi domande.

Posso dire soltanto che ora aborrisco lodore dellammoniaca, e che una corrente daria in un luogo non riscaldato mi procura uno svenimento.

La fine, diceva quel foglio ributtante, prossima.

Il ghiaccio terminato, quelluomo che entrato ed fuggito.

La temperatura sta aumentando inesorabilmente, ed i tessuti stanno per cedere.

Ricordi ci che ti dissi in merito alla volont ed al sistema nervoso che possono tenere in vita il corpo anche se gli organi vitali hanno cessato di funzionare? La teoria era esatta, ma non definitiva.

Si venficato un progressivo degrado che non avevo immaginato.

Il Dottor Torres lo aveva capito, ma il trauma lo ha ucciso.

Non poteva sopportar di fare quello che andava fatto: seguendo le istruzioni che io gli avevo lasciato in una lettera, avrebbe dovuto abbandonarsi nel buio e nellignoto, da cui avrebbe potuto esser portato indietro soltanto artificialmente.

Avrebbe dovuto attenersi esattamente alla mia volont e ricorrere alla conservazione artificiale grazie al freddo, come ho fatto io io che sono morto diciotto anni fa.


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