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Pubblicata il: settembre 08, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1358 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Richard Bach

IL GABBIANO
JONATTHAN LIVINGSTON

Cap. 1

Era di primo mattino,
e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle
scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava
verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che
non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adun, si
diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da
mangiare. Cominciava cos una nuova dura giornata.
Ma lontano di l soletto, lontano dalla costa e
dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto:
era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una
trentina di metri daltezza: distese le zampette palmate,
aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per
imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare
lento. E infatti rallent tanto che il vento divenne un frusco
lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le
sue ali. Strinse gli occhi, si concentr intensamente,
trattenne il fiato, comp ancora uno sforzo per accrescere
solo dun paio di centimetri quella penosa
torsione e Dun tratto gli si arruffano le penne, entra in
stallo e precipita gi. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non
stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro una
vergogna, un disonore.
Ma il gabbiano Jonathan Livingston che faccia
tosta, eccolo l che ci riprova ancora, tende e torce le ali per
aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf
stalla di nuovo no, non era un uccello come tanti.
La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena
di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli
basta arrivare dalla costa a dov il cibo e poi tornare a
casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta,
conta mangiare. A quel gabbiano l, invece, non importava
tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Pi dogni altra cosa
al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.
Ma a sue spese scopr che, a pensarla n quel modo,non facile
poi trovare amici, fra gli altri uccelli. E anche i
suoi genitori arano afflitti a vederlo cos: che passava
giornate intere tutto solo, dietro i suoi esperimenti, quei
suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando.
Non sapeva spiegarsi perch, ad esempio, quando
volava basso sullacqua, a unaltezza inferiore alla met
della sua apertura alare, riusciva a sostenersi pi a lungo
nellaria e con meno fatica. Concludeva la planata, lui, mica
con quel solito tuffo a zampingi nel mare, bens con una
lunga scivolata liscia liscia, sfiorando la superficie con le
gambe raccolte contro il corpo, in un tutto aerodinamico.
Quando poi si diede a eseguire planate con atterraggio a
zampe retratte anche sulla spiaggia (e a misurare quindi, coi
suoi passi, la lunghezza di ogni planata) i suoi genitori si
mostrarono molto ma molto sconsolati.
Ma perch, Jon, perch? gli domand sua madre.
Perch non devi essere un gabbiano come gli altri, Jon? Ci
vuole tanto poco! Ma perch non lo lasci ai pellicani il volo
radente? agli albatri? E perch non mangi niente? Figlio
mio, sei ridotto penne e ossa!
Non mimporta se sono penne e ossa, mamma. A
me importa soltanto imparare che cosa si pu fare su per
aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere.
Sta un po a sentire, Jonathan gli disse suo
padre, con le buone. Manca poco allinverno. E le barche
saranno pochine, e i pesci nuoteranno pi profondi, sotto il
pelo dellacqua. Se proprio vuoi studiare, studia la
pappatoria e il modo di procurartela! Sta faccenda del volo
bella e buona, ma mica puoi sfamarti con la planata, dico
bene? Non scordarti, figliolo, che si vola per mangiare.
Jonathan assent, obbediente. Nei giorni successivi
cerc quindi di comportarsi come gli altri gabbiani. Ci si
mise di buona volont. E, gettando strida, giostrava,
torneava anche lui con lo Stormo intorno ai moli, intorno ai
pescherecci, tuffandosi a gara per acchiappare un pezzo di
pane, un pesciolino, qualche avanzo. Ma a un certo punto
non ne pot pi.
Tutto questo non ha senso, si disse: e lasci cadere,
apposta, unacciuga duramente conquistata, se la pappasse
quel vecchio gabbiano affamato che lo seguiva. Qui perdo
tempo, quando potrei impiegarlo invece a esercitarmi! Ci
sono tante cose da imparare!
Non and molto, infatti, che Jonathan piant lo
Stormo e torn solo, sullalto mare, a esercitarsi, affamato e
felice.
Adesso studiava velocit e, in capo a una settimana
di allenamenti, ne sapeva di pi, su questa materia, del pi
veloce gabbiano che cera al mondo.
Eccolo a circa trecento metri daltezza che,
battendo le ali a pi non posso, si butta in picchiata: una
picchiata vertiginosa verso le onde. A questo punto capisce
perch ai gabbiani questa manovra, a tutta velocit, non pu
riuscire. In appena sei secondi, uno tocca le settanta miglia
allora: velocit alla quale lala dun uccello non pi
stabile, nella fase ascendente.
Ci si era provato pi volte, ma sempre con lo stesso
risultato. Pur mettendoci il massimo impegno, perdeva
sempre il controllo, a una velocit cos elevata.
Saliva a quota trecento. Avanti dritto, a tutta birra,
prima. Poi scivolata nellaria. E gi in picchiata. Niente!
Ogni santa volta lala sinistra andava in stallo nella fase
ascendente, lui veniva spostato con violenza a mano manca,
stallava con la destra per cercare di riprendersi e, trac,
cadeva in vite.
Non riusciva a metterci sufficiente attenzione, al
momento in cui dava quel colpo dala ascendente. Dieci
volte ci aveva provato e ogni volta, appena toccate le
settanta miglia orarie, si trasformava in una trottola di
penne e, perduto il dominio dellaria, tonfava nellacqua.
Il trucco gli balen alla fine in mente, quandera
ormai fradicio consiste nel tener le ali ferme. S:
remeggiare finch non sei sulle cinquanta miglia, poi tener
salde le ali.
Sal a quota seicento e riprov. Si butt in
picchiata, becco diritto in gi, ali tutte aperte, appena
toccate le cinquanta, spiegate e ferme. Occorreva una forza
tremenda, ma il trucco riusciva. Nello spazio di dieci
secondi, era sfrecciato a novanta miglia lora. Jonathan
aveva stabilito il record mondiale di velocit dei gabbiani!
Ma il suo trionfo fu di breve durata. Nellistante in
cui saccinse a risalire, nellistante in cui mut
langolazione delle ali, perse disastrosamente il controllo,
frull e divenne un turbino di penne. Come prima: solo
che, a novanta, fu un effetto-dinamite. E Jonathan espose in
aria. Piomb in mare. In un mare duro come il granito.
Quando torn in s, era buio da un bel pezzo.
Galleggiava cullato dalla maretta, sulla scia del chiardiluna.
Si sentiva le ali sbrindellate pesanti come il piombo, ma pi
ancora gli pesava il fallimento. Si augur, indebolito
comera, che quel peso bastasse a trascinarlo dolcemente
gi, verso il fondo, e che fosse finita.
Mentre affondava, una voce strana e cupa risuon
dentro di lui. Ah, non c via di scampo. Niente da fare, sei
un gabbiano. La natura ti impone certi limiti. Se tu fossi
destinato a imparare tante cose sul volo, avresti un
portolano nel cervello. Carte nautiche avresti, per meningi.
E se tu fossi fatto per volare come il vento, avresti lala
corta del falcone, e mangeresti topi anzich pesci. S s,
aveva ragione tuo padre. Lascia perdere queste
stupidaggini. Torna a casa, torna presso il tuo Stormo, e
accontentati di quello che sei, un povero gabbiano limitato.
Quella voce svan, e Jonathan era daccordo. Un
gabbiano a questora di notte dovrebbessere a nanna, sulla
costa. Dora in poi, giur Jonathan, io sar un gabbiano per
bene. E tutti saranno contenti di me.
A fatica si tir fuori dallacqua e si diresse
mestamente verso terra. Meno male che aveva imparato a
volare a bassa quota, il che gli consentiva un risparmio di
energie.
Non pensiamoci pi, disse a se stesso. E finita, non
sono pi me stesso. Devo scordarmi quello che ho
imparato. Quello che ero, adesso sono soltanto un gabbiano
come tutti gli altri. Gabbiano sei, e da gabbiano vola.
E cos si lev, bench stanchissimo, a una quota di
circa trenta meri e si mise a remigare alacremente, alla
gabbiana, verso la costa.
Si sent meglio, dopo aver preso quella decisione di
comportarsi come un gabbiano qualsiasi. Basta! Non
avrebbe dovuto dar pi retta a quel dmone che listigava a
imparare nuove cose. Basta dora in poi con le sfide, basta
coi fallimenti. Ah, era bello smettere di pensare, e volare
tranquilli nel buio, verso le luci occhieggianti della costa.
Nel buio! La voce cavernosa suon chioccia di
paura. Ma i gabbiani non volano al buio! mai!
Per Jonathan, distratto, non le bad. Com bello,
ripeteva fra s. La luna col suo strascico dargento, e le luci
della riva che disegnano tremule scie sullacqua, nella
notte, cos calma e tranquilla
Psati! I gabbiani non volano nel buio! Se eri nato
anche tu per volare di notte, avresti gli occhi come una
civetta! Una bussola avresti, per cervello! Avresti lala
corta del falcone!
Librato nelle tenebre, lass, il gabbiano Jonathan, a
questo punto, batt gli occhi. La fatica svan, svan il
dolore, e anche i buoni propositi svanirono.
Lala corta. Le ali corte di un falco!
Stormo Buonappetito come un indistinto nugolo di
volteggianti atomi di polvere.
Lui si sentiva vivo come non mai, e fremente di
gioia, fiero di aver domato la paura. Poi, senza indugio
alcuno, si attill le ali al corpo, protendendo i smmoli
angolati, e si scagli a capofitto. Percorsi circa trecento
metri ,aveva gi raggiunto la velocit-limite: il vento adesso
era una solida barriera pulsante, da sfondare, non poteva
darci dentro pi forte. Stava volando a perpendicolo a ben
duecento e quattordici miglia allora. Deglut. Se gli si
spalancano le ali, addio, di lui non rimarr che un milione
di pezzetti di gabbiano. Ma la velocit era potenza, era
gioia, era bellezza.
A quota trecento inizi la richiamata: lestremit
sporgente delle ali tagliava il vento con un frusco sordo e
pareva prossima a schiantarsi, lui era una meteora e la barca
e lo sciame dei gabbiani, sul piano inclinato del mare,
apparivano sempre pi grossi, sulla sua traiettoria di volo.
Non poteva fermarsi. E nemmeno di virare era
capace, a quella velocit. Collisione uguale morte.
Istantanea.
Allora chiuse gli occhi.
Cos accadde che, quella mattina, poco dopo il
levar del sole, il gabbiano Jonathan Livingston pass come
una saetta nel bel mezzo dello Stormo Buonappetito , a
duecento e dodici miglia orarie, a occhi chiusi, proiettile
pennuto e sibilante. Il Gabbiano della Fortuna gli fu
benigno, per quella volta. Non ci furono morti.
Quando cominci a riprendere quota, filava ancora
alla bellezza di centosessanta miglia allora. Quandebbe
rallentato sulle venti, e finalmente riapr le ali, il
peschereccio era una mollica laggi, sul mare, a pi di mille
metri sotto di lui.
Ebbe un moto di trionfo. Aveva toccato il limite
estremo della velocit! Un gabbiano a duecentoquattordici
miglia orarie! Era un primato che segnava una data, era il
momento pi fulgido nella storia dello Stormo, e per il
gabbiano Jonathan da quel momento si dischiudevano
orizzonti nuovi.
Si port a unaltezza di duemila e cinquecento
metri nella plaga remota prescelta per le sue esercitazioni
e, retratte le ali per un nuovo spettacoloso tuffo, si accinse
senza porre tempo in mezzo a imparare la virata.
Una singola penna del smmolo scopr -, mossa
duna frazione di centimetro, permette di effettuare
unampia scorrevole virata, a folle velocit. Prima di
arrivarci, per, scopr a sue spese che, a muoverne pi
duna delle penne, schizzi via a vortice come una palla di
fucileSicch Jonathan fu anche il primo uccello che
esegu voli acrobatici.
Non perse tempo, quel giorno, a parlare con gli altri
gabbiani, ma seguit a volare solitario fin a dopo il
tramonto. E scopr la gran volta, la vite orizzontale, la virata
imperiale, la scampanata, la gran volta rovescia.
Quando il gabbiano Jonathan torn presso lo
Stormo, sulla spiaggia, era ormai notte fonda. La testa gli
girava, era stanchissimo. Tuttavia, tanto era allegro che
comp una gran volta e una fulminea vite orizzontale prima
di toccar terra.
Quando lo sapranno pensava -, quando sapranno
delle Nuove Prospettive da me aperte, impazziranno di
gioia. Dora in poi vivere qui sar pi vario e interessante.
Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia
del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi
avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle
tenebre dellignoranza, ci accorgeremo dessere creature di
grande intelligenza e abilit. Saremo liberi! Impareremo a
volare!
Lavvenire gli appariva tutto rose e fiori.
Appena tocc terra vide che i gabbiani erano riuniti
in Assemblea Generale. Ed aveva tutta laria di trovarsi in
riunione gi da tempo. Fatto sta che aspettavano proprio lui.
Il gabbiano Jonathan Livingston si porti al centro
dellEmiciclo! ordin lAnziano. Il suo tono di voce era
quello delle grandi cerimonie.
E quellordine sempre foriero o di grande
vergogna o di grandi onori. E l al centro dellEmiciclo
che, appunto, ai capi gabbiani che pi si sono distinti viene
reso onore dal Consiglio.
Ma s, pens Jonathan, stamattina mi hanno visto.
Tutto lo Stormo ha assistito alla mia impresa. Ma io non
voglio onori. Non aspiro ad essere un capo. Io desidero solo
farli partecipi delle mie scoperte, mostrar loro i magnifici
orizzonti che ora si sono aperti per noi tutti.
E si fece avanti.
Il gabbiano Jonathan Livingston lAnziano
proclam viene messo alla gogna e svergognato al
cospetto di tutti i suoi simili!
Fu come se lavessero colpito con un randellata. I
ginocchi gli si sciolsero, le penne gli si fecero flosce, le
orecchie gli ronzavano. Messo alla gogna? lui? ma no,
impossibile! e la sua Grande Impresa? le Nuove
Prospettive? Non hanno capito niente! C un errore! si
sbagliano di grosso!
per la sua temeraria e irresponsabile condotta,
intonava la voce solenne per esser egli venuto meno alla
tradizionale dignit della grande Famiglia de Gabbiani
Questo significava chegli sarebbe stato espulso dal
consorzio dei suoi simili, esiliato, condannato a una vita
solitaria laggi, sulle Scogliere Remote.
affinch mediti e impari che lincosciente
temerariet non pu dare alcun frutto. Tutto ci ignoto, e
tutto della vita imperscrutabile, tranne che siamo al
mondo per mangiare, e campare il pi a lungo possibile.
Nessun gabbiano, mai, si leva a protestare contro le
decisioni del Consiglio, ma la voce di Jonathan si lev.
Incoscienza? Condotta irresponsabile? Fratelli miei!
grid. Ma chi ha pi coscienza dun gabbiano che cerca di
dare un significato, uno scopo pi alto allesistenza? Per
millanni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e una
sardella, ma ora abbiamo una ragione, una vera ragione di
vita imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi
solo il tempo di spiegarvi quello che oggi ho scoperto
Ma lo Stormo pareva di sasso, tantera impassibile.
Non abbiamo pi nulla in comune, noi e te
intonarono in coro i gabbiani, e , con fare solenne, sordi alle
sue proteste, gli voltarono tutti la schiena
E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni
esule e solo. Vol oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il
suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri
gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del
volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.
Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose. Impar
che, venendo gi in picchiata a tutta birra, puoi infilarti
sottacqua e acchiappare pesci pi prelibati, quelli che
nuotano in branchi tre metri sotto la superficie: non aveva
pi bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per
sopravvivere. Impar a dormire sospeso a mezzaria, dopo
aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente
dun vento fuoricosta, e coprire cos un centinaio di miglia
dal tramonto allalba. Con uguale padronanza ora volava
attraverso fitti banchi di nebbia sulloceano, o senn si
portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole
abbagliava mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se
ne stanno appollaiati in terraferma, mugugnando per la
pioggia e la foschia. Impar a sfruttare i venti dalta quota,
e portarsi nellentroterra, per un bel tratto, e far pranzo con
insetti saporiti.
Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva
adesso da s solo. Egli impar a volare, e non si
rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scopr
cherano la noia e la paura e la rabbia a render cos breve la
vita dun gabbiano. Ma, con lanimo sgombro da esse, lui,
per lui, visse contento, e visse molto a lungo.
Arrivarono chera gi sera. E trovarono Jonathan
che volava librato, solo e in pace con se stesso, nel libero
cielo che lui tanto amava. I due gabbiani che, a un tratto, gli
comparvero daccanto, uno di qua e uno di l, erano candidi
come la luna, e dalle loro piume emanava un chiarore
blando, suadente, nellaria che imbruniva. Ma pi amabile
ancora era la grazia, labilit, con cui volavano,
mantenendo, fra le punte delle rispettive ali, una breve e
costante distanza.
Senza profferir parola, Jonathan volle metterli alla
prova. Una prova che mai nessun gabbiano aveva superato.
Impresse alle sue ali una torsione tale che gli permise di
rallentare, fino al limite estremo, a un soffio dello stallo.
Ebbene, qui due radiosi uccelli, pure loro, rallentarono con
lui, gli restarono alla pari, senza sforzo. Altroch se
sintendevano, di volo lento.
Allora lui, raccolte le ali, rot e si butt gi in
picchiata a centonovanta miglia allora. E quelli si tuffarono
con lui, sfrecciando insieme a lui, in perfetta formazione.
Infine lui comp, nella cabrata, un lungo mulinello
verticale. E quelli volteggiarono con lui, tutti giulivi.
Si rimise in volo orizzontale e per un po non apr
becco. Molto bene, disse poi e voi chi siete?
Veniamo dal tuo Stormo, Jonathan. Siamo fratelli
tuoi. Quelle parole furono pronunciate con calma e
fermezza. Siamo venuti per condurti pi in alto. Per
condurti a casa.
Io casa non ne ho. N ho una patria, n uno
stormo. Sono un Reietto. E pi in alto di cos, ve lassicuro
stiamo volando ala sommit del Vento che nasce dalla
Grande Montagna pi in alto di cos, tranne magari un par
di cento metri, non riuscirei a sollevare questo mio vecchio
corpo.
S che invece puoi riuscirci, vecchio Jonathan.
Perch tu hai imparato tutto. Hai terminato un corso
distruzione, e ne incomincia un altro, per te. Adesso.
Come aveva illuminato tutta quanta la sua vita, il
lume dellintelletto lo soccorse in quel momento, e lui cap.
Avevano ragione, quegli uccelli. Lui poteva volare, s, pi
in alto. Ed era lora, s, di andare a casa.
Abbracci con un ultimo sguardo il suo cielo, i
magnifici campi del cielo, dove aveva imparato tante cose.
Sono pronto disse alfine.
E il gabbiano Jonathan Livingston fece prua verso
lalto, scortato da quei due splendidi uccelli, e scomparvero
insieme nella notte.

Cap. 2

Sicch questo il paradiso,
egli pens, e gli venne da sorridere fra s. Non era mica
molto rispettoso, criticare il paradiso, quando ancora non ci
sei manco arrivato.
Provenienti dalla Terra, oltre le nubi, lui e gli altri due
gabbiani volavano in formazione compatta, e dun tratto,
egli si accorse che il suo corpo si era fatto splendente come
il loro. S s, lui era sempre il gabbiano Jonathan, era lo
stesso giovane gabbiano che sempre si era sentito, dentro di
s, di essere: solo che la forma esteriore era cambiata,
adesso.
Il suo pareva sempre un corpo di gabbiano, ma gi
volava molto molto meglio di quello di prima. Guarda qua,
disse a se stesso, ora con met fatica vado il doppio pi
veloce: due volte tanto, rispetto ai miei migliori risultati
sulla terra!
Le sue penne splendevano adesso dun candore soave,
le sue ali erano lievi, lisce come dargento polito, perfette.
Si mise subito, tutto contento, a provarle, a imparare a
usarle, a imprimere potenza alle sue nuove ali.
A duecentocinquanta miglia allora, cap che era
vicino al limite massimo di velocit per volo orizzontale. A
duecentosettantatr, si rese conto che pi di cos non
sarebbe riuscito a forzare, e ne fu un attimo deluso. Vera
un limite oltre il quale, anche col suo nuovo corpo, non si
andava. E bench fosse molto superiore al suo antico
primato, era pur sempre un limite anche quello. E avrebbe
durato fatica, a superarlo. In paradiso pens non
dovrebbero esserci limiti!
Si apr uno squarcio fra le nubi, i due uccelli di scorta
gli augurarono: Buon atterraggio, Jonathan! e svanirono
nellaria.
Egli stava volando sopra un mare, verso una costa
tutta frastagliata. Qualche raro gabbiano, sulla scogliera,
volteggiava sfruttando le correnti ascensionali. Pi lontano,
verso nord, allorizzonte quasi, pochi altri volavano.
Le novit che vede fanno nascere in lui nuovi
pensieri, nuovi interrogativi. Perch sono cos poco
numerosi, qui, i gabbiani? Il paradiso dovrebbe essere
gremito! E perch, tutta un tratto, mi sento cos stanco? In
paradiso non si dovrebbe n patir stanchezza n aver sonno.
Ma dov che laveva inteso dire? La sua memoria si
faceva labile, sempre pi si affievolivano i ricordi della vita
terrena. Sulla terra, certo, certo, lui aveva imparato tante
cose, ma i particolari adesso erano tutti sfocati: l ci si
affanna per procurarsi il cibo l una volta aveva
esiliato
I gabbiani della costa, una dozzina, gli volarono
incontro, ma nessuno di loro disse niente. Tuttavia, lui
avvert che era il benvenuto, e che l era di casa. Era stato
un gran giorno, per lui, quello, un giorno di cui per non
ricordava laurora.
Vir per atterrare sulla spiaggia. Si sostenne un
istante battendo le ali, a un centimetro dal suolo, poi lieve si
pos sopra la sabbia. Gli altri gabbiani atterrarono
anchessi, ma nessuno di loro batt neanche una piuma.
Volteggiavano nellaria ad ali aperte e poi, non si sa come,
mutata linclinazione delle penne, eccoli fermi nello stesso
istante in cui le zampe toccavano terra.
Jonathan ammir la loro tecnica, ma era troppo sfinito
per provarcisi anche lui. E su quella spiaggetta, senza avere
scambiato una parola, si addorment.
Nei giorni che seguirono, Jonathan si avvide che
ceran tante cose da imparare, sul volo, in quel luogo,
quante cose ce neran state nella vita che si era lasciata alle
spalle. Ma una differenza cera. Qui, gli altri gabbiani la
pensavano come lui. Per ciascuno di loro, la cosa pi
importante della vita era tendere alla perfezione in ci che
pi importava, cio nel volo. Erano uccelli magnifici, tutti
quanti, e ogni giorno passavano ore e ore a esercitarsi nel
volo, a cimentarsi in acrobazie sempre pi difficili.
Pass parecchio tempo e Jonathan pareva proprio
essersi scordato dellatro mondo, donde era venuto, del
luogo nato dove lo Stormo campava la sua magra vita,
incurante della gioia di volare, adoprando le ali solamente
per ricercare e procacciarsi il cibo. Per di tanto in tanto,
per un attimo, se ne ricordava.
E se ne ramment una mattina, mentre era fuori con il
suo istruttore, e insieme riposavano sul lido, dopo una serie
di spericolati mulinelli nellaria.
Ma dove sono tutti quanti, Sullivan? domand,
senza emettere alcun suono (dato che ormai sera
impratichito della telepatia che quei gabbiani adoperavano
per comunicare, anzich strida e gracchiamenti). Perch
siamo cos pochi, qui? Sai, l, da dove vengo io, di gabbiani
ce nerano
a migliaia e migliaia, lo so. Sullivan scosse la
testa. Cosa vuoi che ti dica? Mi sa tanto che tu, Jonathan,
sei un uccello come se ne trova uno su un milione. Per lo
pi, noialtri ci abbiam messo uninfinit di tempo ad
arrivare fin qui. Passavamo da un mondo allaltro, ognuno
quasi uguale al precedente, e, subito, ci si scordava donde
venivamo n cimportava dove fossimo diretti. Insomma, si
viveva alla giornata. Hai idea di quante vite ci sar toccato
vivere, prima che ci passasse pel cervello che c, al
mondo, qualcosaltro che conta, oltre al mangiare, al
beccarci fra di noi, oltre insomma alla Legge dello Stormo?
Ma mille vite, Jon, ma diecimila! E poi, dopo quel primo
piccolo barlume, saranno occorso altre cento vite prima che
cominciassimo a intuire che c una cosa chiamata
perfezione. E poi, altre cento prima di capire che lo scopo
della vita appunto quello di adeguarci il pi possibile a
quellideale. Sintende che per noi vale la stessa regola,
anche adesso: scegliamo il nostro mondo successivo in base
a ci che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il
mondo di poi sar identico a quello di prima, e avrai anche
l le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap.
Distese le ali, si gir pronto a levarsi. Ma tu, Jon,
soggiunse tu hai imparato tante cose in una volta che non
sei dovuto passare attraverso un migliaio di vite per arrivare
a questa.
Di l a un momento, eccoli di nuovo librati in cielo, a
esercitarsi. I mulinelli in formazione gli riuscivano difficili
poich, durante la fase rovesciata di quella manovra, a
Jonathan toccava anche pensare alla rovescia, per invertir
la curva della propria ala e invertirla in armonia con quella
del suo istruttore.
Proviamo di nuovo diceva Sullivan, e poi ancora:
Riproviamo, e ancora. Poi, alla fine: Bravo. Quindi
cominciarono a esercitarsi nella gran volta.
Una sera, i gabbiani che non erano impegnati in prove
di volo notturno, se ne stavano insieme sulla spiaggia,
ciascuno immerso nei propri pensieri. Jonathan, fattosi
coraggio, si avvicin al Gabbiano Anziano (si diceva che
costui fosse prossimo ormai a trasmigare in un mondo pi
evoluto).
Ciang lo chiam, con un po di titubanza.
Il vecchio lo guard affabilmente: Che c
figliolo?. La tarda et, anzich indebolirlo, gli aveva
conferito maggior vigore: volava meglio di qualsiasi altro
ed era gi padrone di esercizi di cui gli altri dello Stormo
conoscevano appena i rudimenti.
Ciang, questo mondo non il paradiso, dico bene?
LAnziano ebbe un sorriso, nel chiarore della luna.
Non si finisce mai dimparare, Jonathan disse.
Ma allora, dopo qui, cosa ci aspetta? Dove andremo?
E un posto come il paradiso c o non c?
No, Jonathan, un posto come quello, no, non c. Il
paradiso non mica un luogo. Non si trova nello spazio, e
neanche nel tempo. Il paradiso essere perfetti. Tacque un
minuto, e poi: Tu sei uno che vola velocissimo, nevvero?.
Mi mi piace andare forte disse Jonathan, preso
alla sprovvista, ma fiero che lAnziano se ne fosse accorto.
Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai
raggiunto la velocit perfetta. Il che non significa mille
miglia allora, n un milione di miglia, e neanche vuol dire
andare alla velocit della luce. Perch qualsiasi numero,
vedi, un limite, mentre la perfezione non ha limiti.
Velocit perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser
l.
Senza alcun preavviso, Ciang scomparve. Per
riapparire in un batter docchio a una ventina di metri da l,
sulla riva del mare. Poi di nuovo spar e si ritrov, nella
stessa frazione di secondo, accanto a Jonathan. Pare un
giochetto disse.
Jonathan era sbalordito. Dimentic di fare altre
domande sul paradiso e chiese, invece: Ma come ci riesci?
Che effetto fa? E fin dove riesci ad arrivare?
Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel
tempo, dovunque tu desideri disse lAnziano. Io mi sono
recato in ogni luogo possibile e immaginabile, in ogni dove
e in ogni quando. Lanci uno sguardo al mare,
allorizzonte. E buffo. Quei gabbiano che non hanno una
meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non
arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che
aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun
viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno. Ricordati,
Jonathan, il paradiso non si trova n nello spazio n nel
tempo, poich lo spazio e il tempo sono privi di senso e di
valore. Il paradiso 腔
Mi potresti insegnare a volare in quel modo?
Jonathan fremeva tutto, allidea di una nuova vittoria
sullignoto.
Sintende, se desideri imparare.
Lo desidero, s. Quando si comincia?
Anche adesso, se ti va.
Voglio imparare a volare in quel modo disse
Jonathan, e una strana luce brillava nei suoi occhi. Dimmi
cosa devo fare.
Ciang parl con lentezza, fissando attentamente il
suo giovane interlocutore. Per volare alla velocit del
pensiero, verso qualsivoglia luogo, disse tu devi
innanzitutto persuaderti che ci sei gi arrivato.
Il segreto, secondo Ciang, stava tutto qui: Jonathan
doveva smettere di considerare se stesso prigioniero di un
corpo limitato, un corpo avente unapertura di centodieci
centimetri e i cui itinerari potevano venir tracciati su una
carta nautica. Il segreto consisteva nel sapere che la sua
vera natura viveva, perfetta come un numero non scritto,
contemporaneamente dappertutto, nello spazio e nel tempo.
Jonathan si applic, furiosamente, giorno dopo
giorno, da prima dellalba a dopo la mezzanotte. Ma per
quanti mai sforzi facesse, non riusciva a spostarsi di
ununghia.
Lascia perdere la fede! ripeteva sempre Ciang.
Non t mica servita, la fede, per volare. T bastato
lintelletto: capire la faccenda. E qui la stessa cosa, Su,
riprova.
Poi un giorno, sulla spiaggia, a occhi chiusi,
concentrato in se stesso, Jonathan afferr, in un baleno,
quel che Ciang voleva dire. Ma vero! Io sono un
gabbiano perfetto, senza limiti n limitazioni! E prov un
grande brivido di gioia.
Bravo! gli disse Ciang, e il suo tono era di
vittoria.
Jonathan riapr gli occhi. Si trovava, con lAnziano,
loro due soli, da qualche altra parte. Erano su una spiaggia
sconosciuta. Cerano alberi fin sulla riva del mare, e due
astri gemelli splendevano in cielo.
Finalmente hai capito il principio, disse Ciang
anche se, naturalmente, la tua tecnica va alquanto
dirozzata.
Jonathan era scombussolato. Dove siamo?
Del tutto indifferente a quello strano paesaggio,
lAnziano gli rispose in modo vago: Siamo, ovvio, su n
qualche pianeta con il cielo verde e un duplice astro per
sole!
Jonathan ruppe in un grido di gioia, il primo suono
che emettesse da quando aveva lasciato la terra.
FUNZIONA!
Sicuro che funziona, Jon disse Ciang. Funziona
sempre, quando sai quel che fai. Dunque, per quello che
riguarda la tua tecnica
Quando furono di ritorno, era gi buio. Gli altri
gabbiani guardavano Jonathan sbigottiti, ammirati:
lavevano pur visto scomparire, cos, su due piedi.
Presero a fargli le congratulazioni, ma lui tagli
corto: Sono io il novellino, qui. Sono alle prime armi. Ho
tantissime cose da imparare da voi, altroch.
Non direi, Jon gli disse Sullivan, l accanto. Tu
sei quello che ha meno paura dimparare, fra tutti i gabbiani
che ho visto in diecimila anni. Lo Stormo ammutol, e
Jonathan si gingillava, pieno dimbarazzo.
Bene. Possiamo cominciare a occuparci del fattore
tempo, se ti va gli disse Ciang. E ci si lavora su finch
non arrivi al punto che sei in grado di volare nel passato e
nel futuro. E, poi dopo, uno pronto per la parte pi
difficile, pi forte, ma anche pi piacevole di tutte. Uno
pronto per volare verso le alte sfere, e arrivare a capire il
segreto della bont e dellamore.
Trascorse un mese, o qualcosa che sembr durare
un mese, durante il quale Jonathan fece progressi
sorprendenti. Aveva sempre avuto facilit dapprendimento,
ma adesso, come discepolo prediletto dellAnziano,
assimilava le nozioni alla velocit di un computer, un
cervello elettronico piumato.
Ma poi un giorno arriv la scomparsa di Ciang. Era
l insieme a loro che parlava, con calma, a tutti quanti,
esortandoli a non desistere mai dallo studio, a perseverare
nelle esercitazioni, ad approfondire la loro conoscenza di
quel perfetto invisibile principio che governa la vita
delluniverso. Quandoecco, sempre pi, mentre parla cos,
le sue penne si fanno pi splendenti, sempre pi, finch
alfine nessuno dei gabbiani riesce a sostenerne pi la vista.
Jonathan, disse Ciang, e queste furono le sue
ultime parole, tu sguita a istruirti sullamore.
Quando gli occhi abbagliati tornarono a vedere,
Ciang non cera pi.
Man mano che i giorni passavano, sempre
pi di frequentemente capitava a Jonathan di
ripensare alla Terra donde era venuto. Se laggi lui
avesse conosciuto solo una decima, anche sono una
centesima parte, delle cose che adesso sapeva,
quanto pi senso avrebbe avuto allora, la vita!
Chiss, si domandava, riposando sul lido, chiss se
laggi adesso ci sar qualche gabbiano che lotta e
sarrovella per superare i propri limiti, per scoprire
come il volo non sia solo qualcosa per procurarsi un
tozzo di pan secco, sulla scia duna barchetta.
Chiss se qualcun altro sar stato esiliato come me
per aver proclamato le sue idee al cospetto dello
Stormo.
E pi Jonathan ripassava le lezioni di bont,
pi meditava sulla natura dellamore, pi cresceva,
in lui, la nostalgia della Terra. Poich, nonostante la
vita solitaria che gli era toccato condurre, il
gabbiano Jonathan era nato per fare linsegnante. E,
per lui, mettere in pratica lamore voleva dire
rendere partecipe della verit da lui appresa,
conquistata, qualche altro gabbiano che a quella
stessa verit anelasse.
Sullivan anche lui era dedito, adesso, ai
voli alla velocit del pensiero, ed aiutava gli altri ad
imparare non ne era mica tanto convinto per.
Tu eri un esule, Jon, ai tuoi tempi, eri un
Reietto. E come puoi illuderti che adesso i gabbiani,
gli stessi di allora, ti ascolterebbero? Tu conosci il
proverbio, e dice il vero: Pi alto vola il gabbiano,
e pi vede lontano. Ma quei gabbiani l, dalle tue
parti, non si levano quasi da terra, stanno sempre a
schiamazzare e far baruffe fra di loro. Sono lontani
le mille miglia dal cielo, e tu vorresti farglielo
vedere, il paradiso da laggi dove si trovano? Jon,
quelli l non vedono al di l del proprio becco! Resta
qui. Qui puoi dare una mano ai novellini, che per
sono abbastanza evoluti per intenderti. Tacque un
attimo poi soggiunse: E se Ciang fosse tornato al
vecchio mondo prima della sua venuta qui? Di un
po, cosa saresti, oggi, tu?
Questo era un argomento convincente. S,
Sullivan aveva ragione. Pi alto vola il gabbiano, e
pi vede lontano.
Quindi Jonathan rimase e si dedic a istruire
le reclute, man mano che arrivavano: erano uccelli
molto svegli e, tutti, imparavano assai presto. Ma la
vecchia nostalgia tornava a pungerlo. Non poteva
far a meno di pensare che forse cerano, sulla Terra,
due tre gabbiani in grado di trarre profitto dai suoi
insegnamenti. Quanto pi ne saprebbe, a questora,
lui, se Ciang gli fosse stato accanto, nel suo esilio!
Sully, devo tornare disse infine. I tuoi
allievi gi se la cavano bene. Ti aiuteranno loro, a
tirar su le nuove reclute.
Sullivan sospir, ma non discusse. Disse
soltanto: Sentir la tua mancanza, Jonathan.
Che dici mai? Sully, vergogna! lo
rimprover Jonathan. Via, non dire sciocchezze!
Cosa studiamo a fare, tutto il giorno?
Se la nostra amicizia dipendesse da cose come lo spazio e il
tempo, allora, una volta superati spazio e tempo, noi
avremmo anche distrutto questo nostro sodalizio!
Non ti pare? Ma se superi il tempo e lo spazio, non
vi sar nientaltro che lAdesso e il Qui, il Qui e
lAdesso. E non ti sa che, in questo Hic et Nunc, noi
avremo loccasione di vederci, eh, ogni tanto?
Il gabbiano Sullivan fu mosso a ridere, suo
malgrado. Che uccello matto che sei disse in tono
affettuoso. Semmai c uno che possa insegnargli,
a quei rasoterra laggi, a vedere lontano mille
miglia, questi il gabbiano Jonathan Livingston.
Abbass gli occhi, contempl la sabbia. Addio,
Jon, amico mio.
Arrivederci, Sully. Ci rivedremo ancora.
Detto questo, Jonathan si concentr col
pensiero per trasferirsi con esso un unaltra spiaggia
e in un altro tempo, laggi, dove vola un grande
stormo di gabbiani. Ormai sapeva bene di non essere
di carne e ossa e penne, ma unidea: senza limiti n
limitazioni, una perfetta idea di libert.
Il gabbiano Fletcher Lynd era giovane
ancora, per era certo che nessun gabbiano avesse
mai subito un trattamento pi duro del suo, da
qualsivoglia Stormo, n avesse mai patito ingiustizia
peggiore.
Non me nimporta niente, di come la
pensano loro!, rimuginava fra s, furioso, mentre
volava verso le Scogliere remote, e la rabbia gli
offuscava la vista. Dicano quel che gli pare, ma
volare non vuol dire soltanto portarsi da qua a l
sbatacchiando le ali! Perfino un una zanzara ne
capace! Solo per aver eseguito qualche
evoluzioncella, cos, per gioco, sopra il capo
dellAnziano, mhanno esiliato! Eccomi Reietto! Ma
non vedono? Ma sono proprio ciechi? Non si
rendono conto dellebbrezza che potrebbero provare
se anche loro imparassero a volare sul serio?
Che mimporta di come la pensano quelli!
Glielo far vedere io, cosa sintende per volare! Io
sar un fuorilegge, se a questo che han voluto
ridurmi, ma li far pentire amaramente
A questo punto ud dentro di lui una voce e,
per quanto soave essa fosse, ne prese un tale
spavento che vacill e perdette lequilibrio.
Via, non essere duro con loro, Fletcher.
Esiliando te, a se stessi che hanno fatto del male.
Un giorno i loro occhi si apriranno. E allora la
vedranno come te. Perdonali, e aiutali a capire.
Guard e vide alla sua destra le ali quasi si
toccavano il pi splendido e bianco dei gabbiani
volare senza sforzo accanto a lui, senza muovere
una penna, e s che lui filava, quasi al massimo.
Per un po regn il caos nel cranio del
giovane uccello.
Che cosa mi succede? Sono matto? Sono
morto? Che cos questo?
Dolce e pacata, al voce parl ancora e
domand: Gabbiano Fletcher Lynd, ora rispondi, tu
desideri volare?
SI, DESIDERO VOLARE!
Gabbiano Fletcher Lynd, sei disposto ad
amare tanto il volo da perdonare i torti che hai
subito, e un giorno tornar l presso lo Stormo, e
adoprarti perch gli altri imparino?
Non sarebbe valso a niente mentire a
quellessere arcano e stupendo, per ferito che uno
fosse nel suo orgoglio.
Son disposto, s rispose Fletcher Lynd a
voce bassa.
Allora, Fletch, gli disse quella splendida
creatura, in un tono di voce molto affabile,
cominceremo con il volo orizzontale

Cap. 3

Jonathan volteggiava lentamente
sopra le Scogliere Remote, e osservava il suo discepolo.
Fletcher Lynd, giovane e acerbo, era quasi perfetto come
allievo. Era forte e leggero e veloce e, quel che pi contava,
era divorato dalla passione del volo.
Eccolo l che arriva, grigia piccola meteora, eccolo
che esce da una picchiata, e sfreccia a centocinquanta
miglia allora davanti al suo istruttore. Ed ecco che ora
cabra repentino e tenta un mulinello verticale lento, in
sedici movimenti staccati successivi. E li enumerava a uno
a uno a voce alta, i vari passaggi da una fase allaltra.
ottonovediecimamma mia come
rallentoundicivorrei poter frenare forte come te
dodicimannaggianoncelafopi
tredicistiultimitremovimentiquattoraaaaak!
Era arrivato alla scampanata finale (aveva cabrato
quasi in verticale perdendo velocit fino al limite dello
stallo) ma non gli era riuscita anche perch sera troppo
innervosito per la paura di non farcela: sicch cadde
allindietro, capitombolando, ed entr in una vite rovescia.
Alla fine si riprese, ansimante, un trenta metri pi sotto.
Perdi tempo, Jon, con me! Ho i riflessi troppo lenti.
Sono troppo scemo. Provo e riprovo, ma non ci riesco mai.
Jonathan guard gi e gli fece un cenno col capo.
Non ci riuscirai no, finch forzi cos la cabrata. Fletch, hai
perso quaranta miglia allora nella fase iniziale. Devi essere
pi sciolto. Deciso ma scioltissimo, hai inteso?
Planando si port accanto al giovane. Adesso ci
proviamo insieme, in formazione. E sta attento a quella
cabrata. Devessere scorrevole, il passaggio.
In capo a sei mesi, Jonathan aveva sei allievi, tutti
esuli e reietti, ma pieni di passione. E curiosi di quella
novit: volare per la gioia di volare!
Tutti loro riuscivano meglio nella pratica, per, che
non nella teoria: pi lesti a eseguire gli esercizi che ad
afferrarne larcano perch celato in essi.
Ciascuno di noi , in verit, unimmagine del
Grande Gabbiano, uninfinita idea di libert, senza limiti
spiegava loro Jonathan, la sera, sulla spiaggia. E il volo di
precisione un passo avanti verso lespressione della nostra
pi vera natura. Noi dobbiamo lasciar perdere, scavalcare
tutto ci che ci limita. Ecco il perch di questi nostri
esercizi di volo rallentato, volo veloce, volo acrobatico
Ma a questo punto i suoi discepoli gi dormivano,
esausti dopo lintensa giornata di voli. Essi amavano molto
addestrarsi, godevano dellebbrezza dellaria, avevano una
sete di cose nuove che, di lezione in lezione, si faceva
soltanto pi forte. Ma nessuno di loro, neppure Fletcher
Lynd, riusciva a capacitarsi che i voli del pensiero possano
essere tanto reali quanto i voli nel vento e con le penne.
Il vostro corpo, dalla punta del becco alla coda,
dalluna allaltra punta delle ali, diceva loro Jonathan,
ancora, non altro che il vostro pensiero, una forma del
vostro pensiero, visibile, concreta. Spezzate le catene che
imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sar
libero.
Niente. Gli pareva una favola. Comunque lui
esponesse il suo credo, a loro faceva sempre leffetto di una
bella fiaba. Eppoi avevano il sonno arretrato.
Trascorso un altro mese, Jonathan disse che era
tempo di far ritorno allo Stormo.
Non siamo ancora pronti! disse il gabbiano Henry
Calvin. Eppoi quelli l non ci vogliono. Ci hanno buttato
fuori. Non possiamo mica imporre la nostra presenza dove
non gradita!
Siamo liberi di andare dove ci aggrada e di essere
quelli che siamo rispose Jonathan e, levatosi in volo, fece
rotta verso oriente, dove aveva dimora lo Stormo.
Fu un momento dangoscia pei discepoli: la Legge
dello Stormo ferreamente vietava il ritorno del Reietto.
Nessuno aveva infranto questa legge, mai una volta in
diecimila anni. Ora la Legge comandava di restare,
Jonathan di andare. E lui era gi lontano pi di un miglio,
solitario sul mare. Se indugiavano ancora, si sarebbe
trovato ad affrontare da solo lostilit dello Stormo.
B non siamo tenuti a osservare la Legge, se non
facciamo parte dello Stormo disse Fletcher, piuttosto
impacciato. Eppoi, se c una zuffa, saremo pi daiuto
l.
E cos, quel mattino, arrivarono in volo da
occidente. Erano in otto e volavano in compatta
formazione, a doppio rombo, con le ali che quasi si
sfioravano. Sorvolarono la Spiaggia del Consiglio a
centotrentacinque miglia orarie, Jonathan in testa, Fletcher
agile e sciolto alla sua destra, henry Calvin, forzando un po
di pi, alla sua sinistra. Poi lintera formazione comp come
un sol uccello una virata in volo orizzontale poi
rovescio poi di nuovo orizzontale, veloci come il vento.
Quasi quella formazione fosse stata unenorme
cesoia, tagli netto le strida e il gracchiare di cui la
spiaggia, al solito, ferveva brulicante. E ottomila pupille di
gabbiano guardarono, sbarrate. Uno dopo laltro, gli otto
uccelli si impennarono fulminei e ognuno descrisse una
gran volta, al termine della quale venne a posarsi
lentamente sulla sabbia. Poi, come se quella fosse cosa di
ogni giorno, il gabbiano Jonathan si mise a fare i suoi rilievi
sulla manovra appena effettuata.
In primo luogo, disse, con disappunto, siete stai
un tantino lenti nella fase di raduno
Fu come se un filmine si fosse abbattuto nel bel
mezzo dello Stormo. Ma sono dei reietti, quegli uccelli! E
hanno osato ritornare! Ma questo inaudito
inammissibile! Lo sbigottimento era tale che valse a
sovvertire il pronostico di Fletcher: e non ci fu battaglia.
Solo confusione.
B, daccordo, s, s, sono reietti, dicevano alcuni
dei gabbiani pi giovani ma accidenti! Dove avranno
imparato a volare in quel modo?
Ci volle quasi unora perch lordine dato
dallAnziano si diffondesse di becco in becco per tutto lo
Stormo: la consegna era ignorarli. Il gabbiano che rivolge la
parola a un reietto, reietto anche lui. Il gabbiano che posa
lo sguardo su un reietto, infrange la Legge dello Stormo.
Sicch, da quel momento, tutti stornarono gli occhi
da Jonathan e si voltarono dallaltra parte, ma lui non parve
neanche farci caso. Seguit a tener lezione, imperterrito,
proprio l sulla Spiaggia del Consiglio; e si mostrava, con i
suoi allievi, pi severo che mai, pi esigente, perch
dessero il meglio di s.
Gabbiano Martin! grid a un certo punto. E tu
quello lo che chiami volo rallentato? Se sai fare meglio,
faccelo un po vedere! AVANTI!
Allora Martin William, un gabbiano piccoletto e
tranquillo, stimolato da quellinatteso cicchetto, ce la mise
proprio tutta e super se stesso in quellesercizio. Con
appena una bava di brezza riusc, torcendo le penne, a
sollevarsi senza un battito dali dalla sabbia alle nubi, e a
ridiscendere aliando.
Del pari, il gabbiano Charles-Roland vol nel Vento
della Grande Montagna a unaltezza di settemila metri, ne
torn paonazzo dal freddo, mezzo intontito ma felice, e
deciso a volare pi in alto lindomani.
Il gabbiano Fletcher, chera il pi appassionato di
tutti per le acrobazie, effettu un tonneau verticale in sedici
distinti movimenti, e il giorno seguente ci aggiunse, come
tocco finale, una ruota tripla. Le sue penne sfavillavano
ardite nei raggi del sole, e pi dun paio docchi si levarono,
furtivi, dalla spiaggia, ad ammirarlo.
E sempre Jonathan era l al fianco dei suoi
discepoli, a guidarli, a dar loro degli esempi, prodigo di
strigliate e di consigli. Volava insieme a loro nella notte,
attraverso le nebbie e le tempeste, e per il puro piacere di
volare, mentre lo Stormo, miserabilmente, infreddoliva a
terra.
Terminate le lezioni di volo, gli allievi si ricreavano
sulla sabbia. E, con landar del tempo, presero ad ascoltare
Jonathan con maggior attenzione. Aveva, s, certe sue folli
idee che loro no riuscivano a capire, per ne aveva anche
tante altre che loro comprendevano e trovavano sensate.
A poco a poco, la sera,, intorno al cerchio dei
discepoli, venne a formarsi un secondo cerchio: un cerchio
di gabbiani che ascoltavano curiosi, per ore di file, nel buio,
gli uni fingendo di ignorare gli altri, per essere ignorati a
loro volta. Prima dellalba, chiotti, se la svignavano.
Era trascorso un mese dal Ritorno, quando il primo
gabbiano dello Stormo si decise a varcare il confine. Chiese
che gli insegnassero a volare. Con quellaltro, Gabbian
Terence Lowell si poneva al di fuori della Legge, e riceveva
il marchio di Reietto. Ma ora Jonathan aveva otto discepoli.
La notte successiva, a farsi avanti fu Gabbian Kirk
Maynard
: barcollando e strascicando unala sulla sabbia. Si
gett ai piedi di Jonathan. Aiutami, gli disse molto calmo,
con quel tono che dei moribondi, desidero volare pi di
qualunque altra cosa al mondo
Vieni con noi, allora gli disse Jonathan. Sollevati
dal suolo insieme a me, e cominciamo quando ti pare.
Non capisci. La mia ala Io non riesco a
muoverla.
Maynard, tu sei libero di essere te stesso, questa
la libert che hai, adesso qui, e nulla ti pu essere
dostacolo. Questa la Legge del Grande Gabbiano, la
legge che E.
Intendi dire che posso volare?
Dico che tu sei libero.
Semplicemente, allora, Kirk Maynard allarg le ali,
cos, senza il minimo sforzo, e si lev nel cielo oscuro della
notte. Lo Stormo fu destato di soprassalto dalle sue grida.
Gridava a squarciagola, da unaltezza di pi di cento metri:
So volare! Ehi, guardate! SO VOLARE!
Al levar del sole, erano circa mille gli uccelli che si
accalcavano intorno alla cerchia degli allievi, per guardare
Kirk Maynard, curiosi. E non glienimportava, desser
notati. Ascoltavano il gabbiano Jonathan, e cercavano tutti
di capirlo.
Lui parlava di cose molto semplici. Diceva che
giusto che un gabbiano voli, essendo nato per la libert, e
che suo dovere lasciar perder e scavalcare tutto ci che
intralcia, che si oppone alla sua libert, vuoi superstizioni,
vuoi antiche abitudini, vuoi qualsiasi altra forma di
schiavit.
Sorse una voce dalla moltitudine: Scavalcare anche
la Legge dello Stormo?.
Lunica vera legge quella che conduce alla
libert disse Jonathan. Altra legge non c.
E tu pensi che noi saremmo buoni di volare uguale
a te? si lev unaltra voce. Tu sei fuori del comune, e ci
hai doti divine, mica sei un uccello compagno a noi!
Fletcher allora? E Lowell? O senn prendi CharlesRoland! O guarda Judy Lee! Anche loro sono fuori del
comune e hanno doti divine, secondo te? Lunica differenza,
credi a me, che loro hanno compreso ci che
veramente sono, e ora tendono a metterlo in pratica. Hanno
cominciato ad adeguarsi a se stessi!
Gli allievi, tranne Fletcher, sinnervosirono, messi a
disagio. Non serano resi conto chera quello, che stavano
facendo.
Vanno dicendo, quelli dello Stormo, disse
Fletcher a Jonathan un giorno, dopo le prove di velocit,
che, se tu non sei il Figlio del Grande Gabbiano in
persona, allora sei un par di mila anni in anticipo sul
tempo.
Jonathan sospir. Si corre sempre il rischio di venire
fraintesi, pens. O ti danno del demonio o ti chiamano dio.
E tu, Fletcher, che ne pensi? Ti pare che siamo in anticipo
sul nostro tempo?
Un lungo silenzio. B, direi che questo modo di
volare pu benissimo esser cosa dei tempi nostri, bastava
che qualcuno si desse la briga di scoprirlo. Voglio dire, non
cosa che ha a che fare col tempo. In anticipo saremo sul
costume, sulle usanze, semmai. Pi evoluti degli altri
gabbiani, saremo.
E qualcosa disse Jonathan, virando per planare.
Molto meglio che trovarci in anticipo sul nostro tempo!
Accadde giusto una settimana dopo. Fletcher stava
impartendo una lezione propedeutica a un gruppo di
matricole. Era appena uscito da una picchiata da oltre
duemila metri e, nella richiamata, sfrecciava a pochi palmi
dalla spiaggia, quando un giovane uccello ai primi voli
plan direttamente sulla sua traiettoria, e chiamava la
madre. Il giovane Fletcher aveva un decimo di secondo per
evitare il piccolo e cos effettu una fulminea virata sulla
sinistra e and a schiantarsi, a duecento miglia lora, contro
un masso di granito.
Quella roccia per lui fu la soglia attraverso cui si
accede in un diverso mondo. Ci fu un cozzo accecante, un
nero scoppio di terrore e stupore, e un istante dopo egli
vagava alla deriva in uno strano cielo, immemore, a tratti
ricordando qualche cosa, di nuovo scivolando nelloblio,
ora triste, ora pieno di paura, ora infinitamente sconsolato.
La voce giunse a lui come quel primo giorno che
aveva incontrato il gabbiano Jonathan Livingston.
Il fatto , Fletcher, che bisogna superarli un po alla
volta, i nostri limiti, con un po di pazienza. Qui sta il
trucco. Tu non eri ancora pronto per volare attraverso la
roccia. Non ceravamo ancora arrivati, a quel punto del
programma.
Jonathan!
Noto anche come il Figlio del Grande Gabbiano.
Ma cosa fai tu qui? Quella rupe! Sono io sono
morto non vero?
Oh, di, Fletch. Basta riflettere. Se adesso stai
parlando con me non puoi essere morto, dico bene? E
successo soltanto che hai cambiato, in maniera un po
brusca, livello di coscienza. Ecco tutto. E adesso, a te la
scelta. Puoi restare cost, e imparare nuove cose a codesto
livello che, peraltro, alquanto pi elevato di quello da
cui provieni oppure puoi tornare a prestare la tua opera
presso lo Stormo. Eh, gli Anziani ci speravano in una
qualche disgrazia, anche se ora si mostrano sgomenti per il
grosso favore che gli hai reso!
Voglio tornare presso lo Stormo, chiaro. Avevo
appena cominciato il corso, con quel gruppo di matricole!
Daccordo, Fletcher. Ricordi? Ti dicevo che il
corpo non altro che un grumo di pensiero
Fletcher scosse la testa e stiracchi le ali e apr gli
occhi, ai piedi della rupe. Intorno a lui si era radunato tutto
lo Stormo. Quando si mosse, dalla turba si lev un gran
clamore di strida e gracchiamenti.
E resuscitato! Era morto e adesso vivo unaltra
volta!
Lha toccato con la punta dellala! Glia ha ridato la
vita! Il Figlio del Grande Gabbiano!
No! Lui stesso lo nega! E un demonio! E il
DIAVOLO! E venuto a disgregare lo Stormo!
La turba era formata da tremila gabbiani,
quattromila. Erano spaventati, da quello cui avevano
assistito. Ed il grido E IL DIAVOLO! IL DIAVOLO!
pass come una procella in mezzo a loro. Vitrei gli occhi,
affilati i rostri, savanzavano, pronti a uccidere.
Ti sentiresti pi tranquillo, Fletcher, se tagliassimo
la corda? chiese Jonathan.
Non credo che farei molte obiezioni
E, da un istante allaltro, eccoli a mezzo miglio da l,
e i rutilanti della turba non beccarono altro che aria.
Chiss perch, si arrovellava Jonathan la cosa
pi difficile del mondo convincere un uccello che egli
libero? E che pu dimostrarlo a se stesso, solo che ci metta
un po di buona volont? La libert basta solo esercitarla.
Ma perch? Perch devessere tanto difficile?
Fletcher batteva ancora gli occhi, dopo quel rapido
mutamento di scena. Ma come hai fatto? Come siamo
arrivati da l a qui?
Eri daccordo, no, che si tagliasse la corda?
S, ma come hai fatto
Per tutte le cose, Fletcher, questione desercizio!
Quando fu la mattina seguente, lo Stormo aveva gi
dimenticato la sua collera. Fletcher no. Ti ricordi che una
volta mi dicesti, tu, Jonathan, che bisogna voler bene allo
Stormo, perdonarli, tornare tra loro, e aiutarli a capire,
imparare?
Certo.
Ma di un po, come fai ad amare una tale
marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura
dammazzarti?
Oh, Fletch, non mica per questo che li ami! E
chiaro che non ami la cattiveria e lodio, questo no. Ma
bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la
bont che c in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in
se stessi. E questo che io intendo per amore. E ci provi
anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.
E seguit: Mi ricordo per esempio di un bellicoso
uccello che, di nome, si chiamava Fletcher. Era giovane. E
lavevano esiliato, era un Reietto. E aveva giurato vendetta,
era pronto a combattere contro lo Stormo allultimo sangue.
E cos si accingeva a fabbricarsi il suo piccolo inferno
privato, l, alle Scogliere Remote. Ed eccolo qua oggi,
invece, intento a edificare un paradiso, e a guidare tutto
quanto lo Stormo verso questa mta.
Fletcher si volse verso il suo istruttore, e nei suoi
occhi pass lo sgomento: Guidarli io? Che cosa intendi
dire? Io guidarli? Sei tu, qui, listruttore, il maestro. E mica
puoi andartene cos.
Non posso, eh? Ma di, non pensi che potrebbero
esserci altri stormi, altri Fletcher, altrove, dove potrebbe
esserci pi bisogno di un maestro che non qui? Qui, voialtri
avete gi iniziato il cammino verso al luce.
Ma io, Jon, sono un semplice gabbiano mentre
tu
sarei lunico Figlio del Grande Gabbiano, vuoi
dire? Jonathan sospir e guard lorizzonte. Tu non hai
pi bisogno di me. Devi solo seguitare a conoscere meglio
te stesso, ogni giorno un pochino di pi, trovare il vero
gabbiano Fletcher Lynd. E lui, il tuo maestro. E lui, che tu
devi capire. E in lui che tu devi esercitarti: a esser lui.
Di l a poco il corpo di Jonathan prese a tremolare
nellaria, come una lingua di fuoco, e farsi trasparente. Fa
che non si spargano sciocche dicerie sul mio conto. E fa
anche che non mi trasformino in un dio. Intesi, Fletch?
Sono solo un gabbiano. Mi piace volare...
JONATHAN!
Povero Fletch. Non dar retta ai tuoi occhi, e non
credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ci che
limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che
conosci gi, allora imparerai come si vola.
Il tremulo barlume si spense del tutto. Il gabbiano
Jonathan era svanito nellaria, nellimpalpabile aria.
Di l a poco, fattosi forza, Fletcher Lynd si lev in
volo. E incontr un gruppo di nuovi adepti, ansiosi di
ricevere la loro prima lezione.
Innanzi tutto, incominci, piuttosto greve, vi
dovete render conto che un gabbiano fatto a immagine del
Grande Gabbiano, uninfinita idea di libert, senza limite
alcuno, e il vostro corpo, da una punta dellala a quellaltra,
altro non che un grumo di pensiero.
I giovani gabbiani lo guardavano, stupiti e un po
canzonatori. Ehi ehi, pensavano, cos che tu cinsegni la
gran volta?
Fletcher sospir e ricominci daccapo. Hm.
Dunque E li scrut con occhio critico. Allora
cominceremo dal volo orizzontale. E mentre pronunciava
quelle parole, si rese conto, cos, dun tratto, che il suo
amico non era pi divino di quanto lui stesso, Fletcher, non
fosse.
Senza limiti, eh, Jonathan? Pens. E va bene.
Giorno verr che ti comparir davanti, allimprovviso io,
sulla tua spiaggia, per insegnarti una cosetta o due, in
materia di volo, amico mio!
E quantunque cercasse di mostrarsi tutto serio e
severo ai suoi allievi, il gabbiano Fletcher, a un tratto, per
un attimo, li vide come veramente erano, e sorrise: non
soltanto gli piacevano, li amava. Quello che vide era molto
bello. Nessun limite, eh, Jonathan? Pens, e sorrideva. Era
come linizio di una gara: aveva cominciato a imparare.

Fine

Jonathan quel vivido
piccolo fuoco
che arde in tutti noi,
che vive
solo per quei momenti
in cui raggiungiamo
la perfezione.


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