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Pubblicata il: agosto 14, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 676 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Saint Germain

IL BENE E IL MALE

9

Nel giardino dell'Eden dove tu dimoravi prima d'intraprendere la tua missione terrena, cresceva un albero il cui frutto chiamato della Conoscenza del Bene e del Male. Durante la tua dimora in quel giardino dell'Eden tu eri completamente impersonale, perch non avevi ancora gustato quel frutto. Ma una volta ceduto al desiderio, che l'agente terreno della mia volont e il cui compito principale appunto quello di indurti a gustare quel frutto, tu, appena mangiatolo, cadesti, ossia fosti costretto a uscire dal tuo stato edenico (come il pulcino dal guscio e la rosa dal bocciolo) e ti trovasti immerso in condizioni del tutto nuove e strane; poich invece d'aver dominio sui regni inferiori e di ricevere da essi quanto ti occorreva, ti trovasti a dover coltivare il suolo per ridurlo a produrre, a dover insomma guadagnare il pane col sudore della tua fronte. Ma, avendo assunto questa missione terrena, era necessario che tu entrassi pienamente nelle condizioni della vita terrena, allo scopo di sviluppare una mente e perfezionare un corpo capaci di esprimere la mia Idea sulla Terra; ragione e causa reali della tua entrata in tali condizioni.

Essendo caduto, o meglio, uscito dal tuo stato impersonale edenico, e permettendo ora al desiderio di guidarli, tu non eri pi capace di vedere la realt dell'anima delle cose poich avevi rivestito un corpo fisico, un involucro terrestre, con un cervello umano che, influenzato dal desiderio, agiva come un velo sulla coscienza della tua anima, ottenebrava la tua vista e velava la tua mente, in modo che la luce della Verit non poteva penetrarvi e ogni cosa era colorata e distorta alla tua umana comprensione.

E vedevi tutte le cose confusamente come attraverso una nebbia, che t'impediva di vederle nella loro realt; tu le vedevi solo nella loro nebulosa apparenza, che per a te sembrava la loro realt. Cos avveniva per tutte le cose che vedevi mediante i tuoi occhi fisici, cose animate e inanimate; per tutto quanto tu concepivi nella tua mente umana, perfino per il tuo s e per gli altri s che ti circondavano.

Non scorgendo pi l'anima delle cose, ma soltanto la loro offuscata apparenza, tu venisti a pensare che quelle ombre fossero la vera sostanza e che il mondo intorno a te fosse composto e pieno di tale sostanza. Ma quella nebbia era solo effetto della luce della verit che non poteva penetrare attraverso la tua mente umana, il cui intelletto, come una lente imperfetta, distorceva ogni cosa e la faceva apparire reale.

Orbene, l'intelletto una creatura del desiderio e completamente dominata da esso e non , come altri suppongono, una facolt dell'anima. In altre parole, quella nebbia era la torbida lente del tuo intelletto umano che, poich dominato dal desiderio, rifletteva e faceva interpretare falsamente alla tua coscienza ogni immagine, idea o impulso che io ispirassi dall'interno o attirassi dall'esterno, durante il processo del risveglio che operavo nella tua coscienza, al riconoscimento della mia Idea interna sempre incalzante per esprimersi esteriormente. Tutto ci io facevo appositamente, per mezzo del desiderio, per condurti coscientemente nel cuore delle condizioni terrene.

Mentre questa falsa visione, ispirata dal desiderio, cagionava molti errori, molto travaglio e molta sofferenza, tu, a poco a poco, perdevi la fiducia nel tuo vero S, in me, l'Uno Impersonale interno. Mi dimenticavi insomma, e cos non sapevi pi dove rivolgerti nella tua impotenza; eppure, se tu non avessi perduto la memoria del tuo stato divino e concentrata tutta la tua coscienza in queste condizioni terrene, io non avrei potuto sviluppare la tua mente, la tua volont umana, tutte le tue facolt e fornire al tuo corpo umano la forza e i poteri che mi avrebbero permesso di esprimere perfettamente sulla Terra la mia Idea divina. E ci doveva essere.

Cos, attraverso i tuoi errori, le tue pene, le tue sofferenze, il desiderio di alleviarle fece sorgere nella tua mente l'idea del Male e quando queste pene non esistevano pi esso ispir l'idea del Bene. E a tutte le apparenze di cose e condizioni tu attribuisti le qualit del Bene e del Male, nella misura in cui soddisfacevano o meno il tuo desiderio, il mio agente, il mio s umano, ossia te, nella tua personalit umana.

Ma tutte queste condizioni ed esperienze in cui tu entravi, che chiamavi Bene se ti piacevano e Male se ti spiacevano, erano soltanto incidenti creati dal desiderio per suscitare in te certe facolt dell'anima che ti avrebbero reso capace di riconoscere la verit che Io, dentro, desideravo in quel momento imprimere sulla tua coscienza.

Il Male (apparente) era l'aspetto positivo del frutto dell'albero, che sempre ti allettava, col suo bell'aspetto e con la dolcezza del primo assaggio, a mangiare e godere fino alla saziet, o finch i suoi effetti dannosi si manifestassero e divenissero una maledizione, apportatrice del disinganno che serviva a farti tornare pieno di umiliazione a me, il tuo vero S, che per mezzo della nuova coscienza cos risvegliata, poteva allora estrarre l'essenza del frutto e incorporarla nella sostanza e nel tessuto dell'anima.

Il Bene (apparente) era l'aspetto negativo del frutto, venuto a espressione mediante il tuo riconoscimento e la tua obbedienza al suo impulso e che ora ti permetteva di godere i suoi felici effetti naturali e di ricevere i benefici esterni della mia guida e della mia ispirazione piene d'amore.

Ma questo tu che era condotto dal desiderio attraverso tutte queste esperienze, era soltanto la tua personalit umana che il Tu reale sviluppava e preparava perch potesse divenire uno strumento perfetto per il tuo uso nell'esprimere la mia idea, che sempre cerca di manifestare nella carne la sua perfezione.

Tu facesti tutto ci non solo costringendo la tua personalit umana a mangiare il frutto del cosiddetto albero della scienza del Bene e del Male, ma costringendolo anche a vivere di esso, finch non avessi veduto e conosciuto il cosiddetto Male, e vivendo con esso tu non avessi scoperto in lui il germe del cosiddetto Bene e, raccoltolo e sollevatolo, non lo avessi rovesciato dall'altro lato; in modo che da allora in poi tu sapessi che Bene e Male non hanno esistenza reale e sono soltanto termini relativi che descrivono condizioni esterne guardate da differenti punti di vista; ossia aspetti esteriori differenti di una verit centrale interna la cui realt appunto ci che tu cerchi di conoscere, di essere, di esprimere.

Cos, durante le ultime et, tu hai, per cos dire, gettato via uno a uno gli strati della tua coscienza umana, dissipando la nebbia e il miraggio creato dall'intelletto intorno alla tua mente; soggiogando, spiritualizzando e quindi rischiarando l'intelletto stesso; finch ora tu cominci ad afferrare, per mezzo degli altri strati sempre pi sottili, qualche barlume di Me, l'unica grande Realt dentro tutte le cose.

Ma l'Onnisciente, l'Impersonale Io sono di te, ha fatto coscientemente e intenzionalmente tutto questo non allo scopo di acquistare la sola conoscenza delle condizioni e delle cose terrene, come il tuo intelletto ha proclamato a voce cos alta e con tanta autorit, ma perch tu potessi raccogliere ci che avevi seminato nelle remote et del passato e manifestare sulla Terra la mia perfetta Idea, come tu la manifesti anche ora nello stato impersonale, nella tua casa celeste.

E tu, ricordalo, sei il grande Io Impersonale che fa tutto ci, che muta continuamente l'apparenza esterna ma che dentro eternamente lo stesso.

Linfinito succedersi delle stagioni, la Primavera col suo affaccendato seminare; l'Estate con la sua calda maturazione; l'Autunno con la sua opulenta raccolta; l'Inverno, con la sua fredda, tranquilla abbondanza, anno per anno, vita dopo vita, succedentisi durante secoli ed epoche innumerevoli, sono soltanto l'ispirazione e l'espirazione del respiro della mia Idea, attraverso la Terra e te, mio attributo, e tutti gli altri miei attributi, durante il processo di manifestazione del mio sacro intento.

Si! Io faccio questo attraverso di te perch tu sei parte di me, perch solo attraverso te, mio attributo, io posso esprimere me stesso, io posso Essere. Io sono perch tu sei. Tu sei perch io esprimo me stesso. Io sono in te come la quercia nella ghianda. Tu sei me come il raggio solare il sole. Sei una fase della mia espressione. Tu, uno dei miei divini attributi, cerchi eternamente di esprimere la mia perfezione per mezzo della tua personalit mortale.

Precisamente come l'artista vede nella sua mente l'immagine perfetta che vuole dipingere, ma la sua mano non pu riprodurre completamente con i rozzi strumenti del pennello e dei colori le qualit e gli effetti che egli vede, cos tu mi vedi nel tuo S e sai che noi siamo uno, ma sei sempre ostacolato a esprimermi perfettamente dalla imperfezione del materiale terreno di cui composta la tua personalit umana con il suo corpo animale, la sua mente mortale, il suo egoistico intelletto. Eppure io creai il tuo corpo, la tua mente, il tuo intelletto, allo scopo di esprimere me stesso per mezzo tuo. Feci il tuo corpo a immagine della mia perfezione; la mente ti diedi perch tu conoscessi me e le opere mie; ti diedi l'intelletto perch tu interpretassi la mia Idea che io ispirai alla tua mente. Ma tu sei stato cos distratto dalle fasi umane di questo corpo, di questa mente, di questo intelletto e dei loro usi esteriori, che hai dimenticato me, l'una e unica Realt interna, la cui natura divina io cerco sempre di esprimere a te e per mezzo tuo.

Ma il tempo s'avvicina in cui gli usi esteriori non ti distrarranno pi, e in cui la mia Realt ti sar rivelata in tutto lo splendore della sua perfezione dentro di te.

Ma Tu, allorch io riveler cos me stesso, non sarai pi felice di prima, se ci che ti avr rivelato non diverr pane di vita per te; se non vivrai e non manifesterai la vita che esso rivela.


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