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Pubblicata il: settembre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 604 | Valorazione:

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Stelvio Mestrovich
R O M U L U S

L' Eurocity Romulus arriv puntualissimo alla stazione di Leoben alle nove e venticinque. Gli occupanti dello scompartimento, in cui mi trovavo, scesero tutti, cosicch rimasi solo. Ne approfittai per sedermi accanto al finestrino. Ero partito alle sette e mezzo da Vienna. Avevo ancora nove ore di treno davanti a me prima di arrivare a Firenze. Sbadigliai, stirandomi. Il sole cominci a farsi vedere, brillando sulla neve sporca addossata lungo i muretti, oltre i binari. Si era verso la fine di aprile, di odori neanche parlarne, solo un gran freddo che cancellava pure l' immaginazione. Stringevo tra le mani un libro di racconti di Arthur Schnitzler. Aperto alla pagina in cui la signorina Elsa si presentava nuda nel salone gremito dell' albergo, con un mantello nero che l' avvolgeva tutta. Il treno si mosse. Leoben Hbf. Il solito intreccio di scambi. L' addio della stazione. Gli occhi di nuovo sul libro. E' noioso leggere in treno, ti saltano righe e concentrazione. Ma aiuta a capire che fuori peggio ancora. Dov'ero rimasto, dunque? Ah, proprio qui! In uno dei rari capoversi del racconto. Stavo per riprendere la lettura, quando udii un frusco. Qualcuno era entrato nello scompartimento. Era una donna. Molto bella. Continuai a guardarla, mentre si toglieva il giubbotto in similpelle e il cappello You Young. Non aveva valige. Si accomod sul sedile vicino alla porta dello scompartimento. Dal lato opposto al mio. Vestiva una gonna in jeans di linea diritta, molto lunga e abbottonata davanti fino all' altezza del ginocchio. Finsi di tornare alla signorina Elsa. Lei accavall le gambe e accese una sigaretta. Sul suo grembo, un grosso volume, alcune cartelle e la borsetta. Forse era una insegnante? Ne aveva l' aria. Il treno riprese l' andatura normale. Dal riflesso del finestrino mi accorsi che la donna mi stava osservando. Mi voltai verso di lei. No, non mi osservava. Mi puntava. Non sostenni a lungo quello sguardo. Mi rifugiai nelle pagine del libro. Per poco. Poi il paesaggio. E se riprovassi? Lo feci. Lei sempre l. Ad esplorarmi con quegli occhioni azzurri. Il viso era carino. Acqua e sapone. I capelli corti, sul castano. Probabilmente si stava chiedendo se ero italiano oppure austriaco. Difficile da stabilire a prima vista. E se le parlassi? Forse pi in l. La prossima stazione Klagenfurt. Ci sono due ore di tempo. Ma avrei scommesso sulla mia incapacit di attaccare discorso. Lei intanto si era tolta le scarpe. Aveva dei bellissimi piedini. Per mirarli dovevo girare un po' la testa, essendo appoggiati sul posto pi lontano alla mia destra. Cercai di controllarmi. Facile tradirsi. La donna, poi, continuava a fissarmi. Aveva aperto il grosso volume, ma non si decideva a leggere. Con la mano sinistra tormentava il bottone pi basso della gonna. I polpacci apparivano seducenti, non di meno i ginocchi. Primo impatto col piacere. Come comportarsi? Mi prese il nervoso alle gambe. Resistere, resistere. Non ritenni che fosse il caso di alzarsi. Provai a distenderle. Molto lentamente. Lasciai il libro, chinandomi un pochettino. In quel mentre entr il controllore. Lo benedissi. Il biglietto era dentro la giacca, accanto alla valigia. Scattai in piedi. "Vielen Dank!" Un sorriso. Poi di nuovo soli. Mi rimisi a sedere. Lei continuava a studiarmi. Due spilli che mi foravano la carne. Belli quanto volete, ma dolorosi. Mi imposi di parlare. Quello era il momento. Il treno procedeva come un bruco tra l' erba innevata. La mia compagna di viaggio punt i piedi sul sedile di fronte e alz un poco le gambe. La gonna scopr un palmo di coscia. Di sotto lo spettacolo era ancor pi eccitante. Lei mi becc mentre la esploravo. Distolsi lo sguardo. Un paio di secondi. Quindi ritentai. Sorrideva. Forse cercava di comunicarmi qualcosa. Forza, di! Che aspetti? Siamo gi a met percorso. La lancetta del Romulus corre sul quadrante del Tempo! Potrei scendere a Klagenfurt. Che giova nelle fata dar di cozzo? Quel poco di sole di Leoben era scomparso. Ora nevicava. Avrei potuto dire 'nevica'. Come si dice in tedesco? 'Es schneit', gi. Ma ridicolo come approccio. Non lo vede lei che sta nevicando? No, no. Mi rifiuto di apparire un imbecille. Rimanendo zitto, per, non rischio di peggiorare le cose? Senza dubbio. E' terribile, lo so. Maledetta! Su, calmati! Tossii. Sbirciai alla mia destra. Prima la porta dello scompartimento. Poi lei. Leggeva. Bast un secondo perch me ne innamorassi. O ne ero gi innamorato? Difficile ragionare. E se riuscissi a parlarle? E se sbocciasse un' amicizia? Meglio, un rapporto? E se scendessimo insieme alla sua stazione? Mia moglie mi aspetta stasera a casa. Potrei telefonarle. Inventare una scusa. Un deragliamento a causa della neve. No, non regge. E' troppo furba. Ma che sto farneticando? Quella l neanche la conosco. Potrebbe essere fidanzata. Addirittura sposata con figli. Ripresi o finsi di riprendere la lettura della novella di Schnitzler. Di nuovo sulla difensiva. Ogni tanto sparavo uno sguardo come un cecchino. Un altro bottone era caduto. La vista di quel paradiso mi rimescol il sangue. Saltarle addosso? Chiudere le tendine e assecondare gli istinti? Prospettiva allettante, ma irrealizzabile. Non sono un bruto. Lei mi istiga o io esagero? In definitiva mi mostra solo un po' di gambe. Quanto a guardarmi, chiss, le sembrer curioso. Il castello di Hochosterwitz. Esso corona la cima di un colle ripido e isolato. Finalmente ho qualcosa su cui soffermare l' attenzione. Il treno, neanche a farlo apposta, aumenta la velocit. E quella meraviglia gi passato. Il presente torna di prepotenza. La mia compagna di viaggio accende un' altra sigaretta. Perch non ha fatto il gesto di offrirmene una? Sarebbe stato un pretesto del tutto innocente. Ma spettava a lei ? Che razza di uomo sono dunque io? Mi figuro i miei amici. Se fossero qui. Chiss quante risate! A quest' ora se la sarebbero ripassata tutti. Alla faccia mia . Eppure ... Lei non mi d l' idea di una donna facile. Cerco giustificazioni? Lotto contro l' evidenza? Guardai l' orologio. Manca poco. Ormai andata cos. Improvvisamente lei smise di leggere. Si alz, ricomponendosi. Quindi, sempre a piedi nudi, si avvicin al finestrino. Cadevano grossi fiocchi di neve. Che si schiacciavano contro il vetro. Come impazziti. Il treno rallent. Il mio cuore, invece, batteva con incredibile violenza. Il Romulus fren bruscamente. Lei stette per perdere l' equilibrio e io l' afferrai per la vita spingendola verso di me. Me la ritrovai tra le braccia. In preda a una eccitazione senza limiti, tentai di baciarla. Lei si svincol dalla stretta. Poi mi dette un' unghiata. Con fiero cipiglio, torn al suo posto. Ma non si mise a sedere. Si infil gli stivaletti. Mi apostrof 'Du Saukerl! ' , che in italiano significa 'brutto porco!'. Raccatt la sua roba e usc indignata dallo scompartimento. Klagenfurt Hbf. La vidi montare su un altro treno. Due minuti. E il Romulus ripart.


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