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Pubblicata il: ottobre 08, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 972 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tarquato Tasso

LA GERUSALEMME LIBERATA

CANTO PRIMO
Canto larme pietose e l capitano
che l gran sepolcro liber di Cristo.
Molto egli opr co l senno e con la mano,
molto soffr nel glorioso acquisto;
e in van lInferno vi soppose, e in vano
sarm dAsia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli di favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.
O Musa, tu che di caduchi allori
non circondi la fronte in Elicona,
ma su nel cielo infra i beati cori
hai di stelle immortali aurea corona,
tu spira al petto mio celesti ardori,
tu rischiara il mio canto, e tu perdona
sintesso fregi al ver, sadorno in parte
daltri diletti, che de tuoi, le carte.
Sai che l corre il mondo ove pi versi
di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,
e che l vero, condito in molli versi,
i pi schivi allettando ha persuaso.
Cos a legro fanciul porgiamo aspersi
di soavi licor gli orli del vaso:
succhi amari ingannato intanto ei beve,
e da linganno suo vita riceve.
Tu, magnanimo Alfonso, il quale ritogli
al furor di fortuna e guidi in porto
me peregrino errante, e fra gli scogli
e fra londe agitato e quasi absorto,
queste mie carte in lieta fronte accogli,
che quasi in voto a te sacrate i porto.
Forse un d fia che la presaga penna
osi scriver di te quel chor naccenna.
ben ragion, segli averr chin pace
il buon popol di Cristo unqua si veda,
e con navi e cavalli al fero Trace
cerchi ritr la grande ingiusta preda,
cha te lo scettro in terra o, se ti piace,
lalto imperio de mari a te conceda.
Emulo di Goffredo, i nostri carmi
intanto ascolta, e tapparecchia a larmi.
Gi l sesto anno volgea, chin oriente
pass il campo cristiano a lalta impresa;
e Nicea per assalto, e la potente
Antiochia con arte avea gi presa.
Lavea poscia in battaglia incontra gente
di Persia innumerabile difesa,
e Tortosa espugnata; indi a la rea
stagion di loco, e l novo anno attendea.
E l fine omai di quel piovoso inverno,
che fea larme cessar, lunge non era;
quando da lalto soglio il Padre eterno,
ch ne la parte pi del ciel sincera,
e quanto da le stelle al basso inferno,
tanto pi in su de la stellata spera,
gli occhi in gi volse, e in un sol punto e in una
vista mir ci chin s il mondo aduna.
Mir tutte le cose, ed in Soria
saffis poi ne principi cristiani;
e con quel guardo suo cha dentro spia
nel pi secreto lor gli affetti umani,
vide Goffredo che scacciar desia
de la santa citt gli empi pagani,
e pien di f, di zelo, ogni mortale
gloria, imperio, tesor mette in non cale.
Ma vede in Baldovin cupido ingegno,
cha lumane grandezze intento aspira:
vede Tancredi aver la vita a sdegno,
tanto un suo vano amor lange e martira:
e fondar Boemondo al novo regno
suo dAntiochia alti princpi mira,
e leggi imporre, ed introdur costume
ed arti e culto di verace nume;
e cotanto internarsi in tal pensiero,
chaltra impresa non par che pi rammenti:
scorge in Rinaldo e animo guerriero
e spirti di riposo impazienti;
non cupidigia in lui doro o dimpero,
ma donor brame immoderate, ardenti:
scorge che da la bocca intento pende
di Guelfo, e i chiari antichi essempi apprende.
Ma poi chebbe di questi e daltri cori
scrti glintimi sensi il Re del mondo,
chiama a s da gli angelici splendori
Gabriel, che ne primi era secondo.
tra Dio questi e lanime migliori
interprete fedel, nunzio giocondo:
gi i decreti del Ciel porta, ed al Cielo
riporta de mortali i preghi e l zelo.
Disse al suo nunzio Dio: "Goffredo trova,
e in mio nome di lui: perch si cessa?
perch la guerra omai non si rinova
a liberar Gierusalemme oppressa?
Chiami i duci a consiglio, e i tardi mova
a lalta impresa: ei capitan fia dessa.
Io qui leleggo; e l faran gli altri in terra,
gi suoi compagni, or suoi ministri in guerra."
Cos parlogli, e Gabriel saccinse
veloce ad esseguir limposte cose:
la sua forma invisibil daria cinse
ed al senso mortal la sottopose.
Umane membra, aspetto uman si finse,
ma di celeste maest il compose;
tra giovene e fanciullo et confine
prese, ed orn di raggi il biondo crine.
Ali bianche vest, chan dor le cime,
infaticabilmente agili e preste.
Fende i venti e le nubi, e va sublime
sovra la terra e sovra il mar con queste.
Cos vestito, indirizzossi a lime
parti del mondo il messaggier celeste:
pria sul Libano monte ei si ritenne,
e si libr su ladeguate penne;
e vr le piagge di Tortosa poi
drizz precipitando il volo in giuso.
Sorgeva il novo sol da i lidi eoi,
parte gi fuor, ma l pi ne londe chiuso;
e porgea matutini i preghi suoi
Goffredo a Dio, come egli avea per uso;
quando a paro co l sol, ma pi lucente,
langelo gli appar da loriente;
e gli disse: "Goffredo, ecco opportuna
gi la stagion chal guerreggiar saspetta;
perch dunque trapor dimora alcuna
a liberar Gierusalem soggetta?
Tu i principi a consiglio omai raguna,
tu al fin de lopra i neghittosi affretta.
Dio per lor duce gi telegge, ed essi
sopporran volontari a te se stessi.
Dio messaggier mi manda: io ti rivelo
la sua mente in suo nome. Oh quanta spene
aver dalta vittoria, oh quanto zelo
de loste a te commessa or ti conviene!"
Tacque; e, sparito, rivol del cielo
a le parti pi eccelse e pi serene.
Resta Goffredo a i detti, a lo splendore,
docchi abbagliato, attonito di core.
Ma poi che si riscote, e che discorre
chi venne, chi mand, che gli fu detto,
se gi bramava, or tutto arde dimporre
fine a la guerra ondegli duce eletto.
Non che l vedersi a gli altri in Ciel preporre
daura dambizion gli gonfi il petto,
ma il suo voler pi nel voler sinfiamma
del suo Signor, come favilla in fiamma.
Dunque gli eroi compagni, i quai non lunge
erano sparsi, a ragunarsi invita;
lettere a lettre, e messi a messi aggiunge,
sempre al consiglio la preghiera unita;
ci chalma generosa alletta e punge,
ci che pu risvegliar virt sopita,
tutto par che ritrovi, e in efficace
modo ladorna s che sforza e piace.
Vennero i duci, e gli altri anco seguiro,
e Boemondo sol qui non convenne.
Parte fuor sattend, parte nel giro
e tra gli alberghi suoi Tortosa tenne.
I grandi de lessercito suniro
(glorioso senato) in d solenne.
Qui il pio Goffredo incominci tra loro,
augusto in volto ed in sermon sonoro:
"Guerrier di Dio, cha ristorar i danni
de la sua fede il Re del Cielo elesse,
e securi fra larme e fra glinganni
de la terra e del mar vi scrse e resse,
s chabbiam tante e tante in s pochi anni
ribellanti provincie a lui sommesse,
e fra le genti debellate e dome
stese linsegne sue vittrici e l nome,
gi non lasciammo i dolci pegni e l nido
nativo noi (se l creder mio non erra),
n la vita esponemmo al mare infido
ed a i perigli di lontana guerra,
per acquistar di breve suono un grido
vulgare e posseder barbara terra,
ch proposto ci avremmo angusto e scarso
premio, e in danno de lalme il sangue sparso.
Ma fu de pensier nostri ultimo segno
espugnar di Sion le nobil mura,
e sottrarre i cristiani al giogo indegno
di servit cos spiacente e dura,
fondando in Palestina un novo regno,
ovabbia la piet sede secura;
n sia chi neghi al peregrin devoto
dadorar la gran tomba e scirre il voto.
Dunque il fatto sin ora al rischio molto,
pi che molto al travaglio, a lonor poco,
nulla al disegno, ove o si fermi o vlto
sia limpeto de larmi in altro loco.
Che giover laver dEuropa accolto
s grande sforzo, e posto in Asia il foco,
quando sia poi di s gran moti il fine
non fabbriche di regni, ma ruine?
Non edifica quei che vuol glimperi
su fondamenti fabricar mondani,
ove ha pochi di patria e f stranieri
fra glinfiniti popoli pagani,
ove ne Greci non conven che speri,
e i favor dOccidente ha s lontani;
ma ben move ruine, ondegli oppresso
sol construtto un sepolcro abbia a se stesso.
Turchi, Persi, Antiochia (illustre suono
e di nome magnifico e di cose)
opre nostre non gi, ma del Ciel dono
furo, e vittorie fur meravigliose.
Or se da noi rivolte e torte sono
contra quel fin che l donator dispose,
temo ce n privi, e favola a le genti
quel s chiaro rimbombo al fin diventi.
Ah non sia alcun, per Dio, che s graditi
doni in uso s reo perda e diffonda!
A quei che sono alti princpi orditi
di tutta lopra il filo e l fin risponda.
Ora che i passi liberi e spediti,
ora che la stagione abbiam seconda,
ch non corriamo a la citt ch mta
dogni nostra vittoria? e che pi l vieta?
Principi, io vi protesto (i miei protesti
udr il mondo presente, udr il futuro,
lodono or su nel Cielo anco i Celesti):
il tempo de limpresa gi maturo;
men diviene opportun pi che si resti,
incertissimo fia quel ch securo.
Presago son, s lento il nostro corso,
avr dEgitto il Palestin soccorso."
Disse, e a i detti segu breve bisbiglio;
ma sorse poscia il solitario Piero,
che privato fra principi a consiglio
sedea, del gran passaggio autor primiero:
"Ci chessorta Goffredo, ed io consiglio,
n loco a dubbio vha, s certo il vero
e per s noto: ei dimostrollo a lungo,
voi lapprovate, io questo sol vaggiungo:
se ben raccolgo le discordie e lonte
quasi a prova da voi fatte e patite,
i ritrosi pareri, e le non pronte
e in mezzo a lesseguire opre impedite,
reco ad unaltra originaria fonte
la cagion dogni indugio e dogni lite,
a quella autorit che, in molti e vari
dopinion quasi librata, pari.
Ove un sol non impera, onde i giudci
pendano poi de premi e de le pene,
onde sian compartite opre ed uffici,
ivi errante il governo esser conviene.
Deh! fate un corpo sol de membri amici,
fate un capo che gli altri indrizzi e frene,
date ad un sol lo scettro e la possanza,
e sostenga di re vece e sembianza."
Qui tacque il veglio. Or quai pensier, quai petti
son chiusi a te, santAura e divo Ardore?
Inspiri tu de lEremita i detti,
e tu glimprimi a i cavalier nel core;
sgombri glinserti, anzi glinnati affetti
di sovrastar, di libert, donore,
s che Guglielmo e Guelfo, i pi sublimi,
chiamr Goffredo per lor duce i primi.
Lapprovr gli altri: esser sue parti denno
deliberare e comandar altrui.
Imponga a i vinti legge egli a suo senno,
porti la guerra e quando vle e a cui;
gli altri, gi pari, ubidienti al cenno
siano or ministri de glimperii sui.
Concluso ci, fama ne vola, e grande
per le lingue de gli uomini si spande.
Ei si mostra a i soldati, e ben lor pare
degno de lalto grado ove lhan posto,
e riceve i saluti e l militare
applauso, in volto placido e composto.
Poi cha le dimostranze umili e care
damor, dubidienza ebbe risposto,
impon che l d seguente in un gran campo
tutto si mostri a lui schierato il campo.
Facea ne loriente il sol ritorno,
sereno e luminoso oltre lusato,
quando co raggi usc del novo giorno
sotto linsegne ogni guerriero armato,
e si mostr quanto pot pi adorno
al pio Buglion, girando il largo prato.
Sera egli fermo, e si vedea davanti
passar distinti i cavalieri e i fanti.
Mente, de gli anni e de loblio nemica,
de le cose custode e dispensiera,
vagliami tua ragion, s chio ridica
di quel campo ogni duce ed ogni schiera:
suoni e risplenda la lor fama antica,
fatta da gli anni omai tacita e nera;
tolto da tuoi tesori, orni mia lingua
ci chascolti ogni et, nulla lestingua.
Prima i Franchi mostrrsi: il duce loro
Ugone esser solea, del re fratello.
Ne lIsola di Francia eletti foro,
fra quattro fiumi, ampio paese e bello.
Poscia chUgon mor, de gigli doro
segu lusata insegna il fer drapello
sotto Clotareo, capitano egregio,
a cui, se nulla manca, il nome regio.
Mille son di gravissima armatura,
sono altrettanti i cavalier seguenti,
di disciplina a i primi e di natura
e darme e di sembianza indifferenti;
normandi tutti, e gli ha Roberto in cura,
che principe nativo de le genti.
Poi duo pastor de popoli spiegaro
le squadre lor, Guglielmo ed Ademaro.
Luno e laltro di lor, che ne divini
uffici gi tratt pio ministero,
sotto lelmo premendo i lunghi crini,
essercita de larme or luso fero.
Da la citt dOrange e da i confini
quattrocento guerrier scelse il primiero;
ma guida quei di Poggio in guerra laltro,
numero egual, n men ne larme scaltro.
Baldovin poscia in mostra addur si vede
co Bolognesi suoi quei del germano,
ch le sue genti il pio fratel gli cede
or chei de capitani capitano.
Il conte di Carnuti indi succede,
potente di consiglio e pro di mano;
van con lui quattrocento, e triplicati
conduce Baldovino in sella armati.
Occupa Guelfo il campo a lor vicino,
uom cha lalta fortuna agguaglia il merto:
conta costui per genitor latino
de gli avi Estensi un lungo ordine e certo.
Ma german di cognome e di domino,
ne la gran casa de Guelfoni inserto:
regge Carinzia, e presso lIstro e l Reno
ci che i prischi Suevi e i Reti avino.
A questo, che retaggio era materno,
acquisti ei giunse gloriosi e grandi.
Quindi gente traea che prende a scherno
dandar contra la morte, ovei comandi:
usa a temprar ne caldi alberghi il verno,
e celebrar con lieti inviti i prandi.
Fur cinquemila a la partenza, e a pena
(de Persi avanzo) il terzo or qui ne mena.
Seguia la gente poi candida e bionda
che tra i Franchi e i Germani e l mar si giace,
ove la Mosa ed ove il Reno inonda,
terra di biade e danimai ferace;
e glinsulani lor, che dalta sponda
riparo fansi a locean vorace:
locean che non pur le merci e i legni,
ma intere inghiotte le cittadi e i regni.
Gli uni e gli altri son mille, e tutti vanno
sotto un altro Roberto insieme a stuolo.
Maggior alquanto lo squadron britanno;
Guglielmo il regge, al re minor figliuolo.
Sono glInglesi sagittari, ed hanno
gente con lor ch pi vicina al polo:
questi da lalte selve irsuti manda
la divisa dal mondo ultima Irlanda.
Vien poi Tancredi, e non alcun fra tanti
(tranne Rinaldo) o feritor maggiore,
o pi bel di maniere e di sembianti,
o pi eccelso ed intrepido di core.
Salcunombra di colpa i suoi gran vanti
rende men chiari, sol follia damore:
nato fra larme, amor di breve vista,
che si nutre daffanni, e forza acquista.
fama che quel d che glorioso
fe la rotta de Persi il popol franco,
poi che Tancredi al fin vittorioso
i fuggitivi di seguir fu stanco,
cerc di refrigerio e di riposo
a larse labbia, al travagliato fianco,
e trasse ove invitollo al rezzo estivo
cinto di verdi seggi un fonte vivo.
Quivi a lui dimproviso una donzella
tutta, fuor che la fronte, armata apparse:
era pagana, e l venuta anchella
per listessa cagion di ristorarse.
Egli mirolla, ed ammir la bella
sembianza, e dessa si compiacque, e narse.
Oh meraviglia! Amor, cha pena nato,
gi grande vola, e gi trionfa armato.
Ella delmo coprissi, e se non era
chaltri quivi arrivr, ben lassaliva.
Part dal vinto suo la donna altera,
ch per necessit sol fuggitiva;
ma limagine sua bella e guerriera
tale ei serb nel cor, qual essa viva;
e sempre ha nel pensiero e latto e l loco
in che la vide, esca continua al foco.
E ben nel volto suo la gente accorta
legger potria: "Questi arde, e fuor di spene";
cos vien sospiroso, e cos porta
basse le ciglia e di mestizia piene.
Gli ottocento a cavallo, a cui fa scorta,
lascir le piaggie di Campagna amene,
pompa maggior de la natura, e i colli
che vagheggia il Tirren fertili e molli.
Venian dietro ducento in Grecia nati,
che son quasi di ferro in tutto scarchi:
pendon spade ritorte a lun de lati,
suonano al tergo lor faretre ed archi;
asciutti hanno i cavalli, al corso usati,
a la fatica invitti, al cibo parchi:
ne lassalir son pronti e nel ritrarsi,
e combatton fuggendo erranti e sparsi.
Tatin regge la schiera, e sol fu questi
che, greco, accompagn larme latine.
Oh vergogna! oh misfatto! or non avesti
tu, Grecia, quelle guerre a te vicine?
E pur quasi a spettacolo sedesti,
lenta aspettando de grandatti il fine.
Or, se tu se vil serva, il tuo servaggio
(non ti lagnar) giustizia, e non oltraggio.
Squadra dordine estrema ecco vien poi
ma donor prima e di valor e darte.
Son qui gli aventurieri, invitti eroi,
terror de lAsia e folgori di Marte.
Taccia Argo i Mini, e taccia Art que suoi
erranti, che di sogni empion le carte;
chogni antica memoria appo costoro
perde: or qual duce fia degno di loro?
Dudon di Consa il duce; e perch duro
fu il giudicar di sangue e di virtute,
gli altri sopporsi a lui concordi furo,
chavea pi cose fatte e pi vedute.
Ei di virilit grave e maturo,
mostra in fresco vigor chiome canute;
mostra, quasi donor vestigi degni,
di non brutte ferite impressi segni.
Eustazio poi fra i primi; e i propri pregi
illustre il fanno, e pi il fratel .
Gernando v, nato di re norvegi,
che scettri vanta e titoli e corone.
Ruggier di Balnavilla infra gli egregi
la vecchia fama ed Engerlan ripone;
e celebrati son fra pi gagliardi
un Gentonio, un Rambaldo e due Gherardi.
Son fra lodati Ubaldo anco, e Rosmondo
del gran ducato di Lincastro erede;
non fia chObizzo il Tosco aggravi al fondo
chi fa de le memorie avare prede,
n i tre frati lombardi al chiaro mondo
involi, Achille, Sforza e Palamede,
o l forte Otton, che conquist lo scudo
in cui da langue esce il fanciullo ignudo.
N Guasco n Ridolfo a dietro lasso,
n lun n laltro Guido, ambo famosi,
non Eberardo e non Gernier trapasso
sotto silenzio ingratamente ascosi.
Ove voi me, di numerar gi lasso,
Gildippe ed Odoardo, amanti e sposi,
rapite? o ne la guerra anco consorti,
non sarete disgiunti ancor che morti!
Ne le scole dAmor che non sapprende?
Ivi si fe costei guerriera ardita:
va sempre affissa al caro fianco, e pende
da un fato solo luna e laltra vita.
Colpo che ad un sol noccia unqua non scende,
ma indiviso il dolor dogni ferita;
e spesso lun ferito, e laltro langue,
e versa lalma quel, se questa il sangue.
Ma il fanciullo Rinaldo, e sovra questi
e sovra quanti in mostra eran condutti,
dolcemente feroce alzar vedresti
la regal fronte, e in lui mirar sol tutti.
Let precorse e la speranza, e presti
pareano i fior quando nusciro i frutti;
se l miri fulminar ne larme avolto,
Marte lo stimi; Amor, se scopre il volto.
Lui ne la riva dAdige produsse
a Bertoldo Sofia, Sofia la bella
a Bertoldo il possente; e pria che fusse
tolto quasi il bambin da la mammella,
Matilda il volse, e nutricollo, e instrusse
ne larti regie; e sempre ei fu con ella,
sin chinvagh la giovanetta mente
la tromba che sudia da loriente.
Allor (n pur tre lustri avea forniti)
fugg soletto, e corse strade ignote;
varc lEgeo, pass di Grecia i liti,
giunse nel campo in region remote.
Nobilissima fuga, e che limti
ben degna alcun magnanimo nepote.
Tre anni son che in guerra, e intempestiva
molle piuma del mento a pena usciva.
Passati i cavalieri, in mostra viene
la gente a piede, ed Raimondo inanti.
Regea Tolosa, e scelse infra Pirene
e fra Garona e locean suoi fanti.
Son quattromila, e ben armati e bene
instrutti, usi al disagio e toleranti;
buona la gente, e non pu da pi dotta
o da pi forte guida esser condotta.
Ma cinquemila Stefano dAmbuosa
e di Blesse e di Turs in guerra adduce.
Non gente robusta o faticosa,
se ben tutta di ferro ella riluce.
La terra molle, lieta e dilettosa,
simili a s gli abitator produce.
Impeto fan ne le battaglie prime,
ma di leggier poi langue, e si reprime.
Alcasto il terzo vien, qual presso a Tebe
gi Capaneo, con minaccioso volto:
seimila Elvezi, audace e fera plebe,
da gli alpini castelli avea raccolto,
che l ferro uso a far solchi, a franger glebe,
in nove forme e in pi degne opre ha vlto;
e con la man, che guard rozzi armenti,
par chi regni sfidar nulla paventi.
Vedi appresso spiegar lalto vessillo
co l diadema di Piero e con le chiavi.
Qui settemila aduna il buon Camillo
pedoni, darme rilucenti e gravi,
lieto cha tanta impresa il Ciel sortillo,
ove rinovi il prisco onor de gli avi,
o mostri almen cha la virt latina
o nulla manca, o sol la disciplina.
Ma gi tutte le squadre eran con bella
mostra passate, e lultima fu questa,
quando Goffredo i maggior duci appella,
e la sua mente a lor fa manifesta:
"Come appaia diman lalba novella
vuo che loste sinvii leggiera e presta,
s chella giunga a la citt sacrata,
quanto possibil pi, meno aspettata.
Preparatevi dunque ed al viaggio
ed a la pugna e a la vittoria ancora."
Questo ardito parlar duom cos saggio
sollecita ciascuno e lavvalora.
Tutti dandar son pronti al novo raggio,
e impazienti in aspettar laurora.
Ma l provido Buglion senza ogni tema
non per, bench nel cor la prema.
Perchegli avea certe novelle intese
che s dEgitto il re gi posto in via
inverso Gaza, bello e forte arnese
da fronteggiare i regni di Soria.
N creder pu che luomo a fere imprese
avezzo sempre, or lento in ozio stia;
ma, daverlo aspettando aspro nemico,
parla al fedel suo messeggiero Enrico:
"Sovra una lieve saettia tragitto
vuo che tu faccia ne la greca terra.
Ivi giunger dovea (cos mha scritto
chi mai per uso in avisar non erra)
un giovene regal, danimo invitto,
cha farsi vien nostro compagno in guerra:
prence de Dani, e mena un grande stuolo
sin da i paesi sottoposti al polo.
Ma perch l greco imperator fallace
seco forse user le solite arti,
per far cho torni indietro o l corso audace
torca in altre da noi lontane parti,
tu, nunzio mio, tu, consiglier verace,
in mio nome il disponi a ci che parti
nostro e suo bene, e di che tosto vegna,
ch di lui fra ogni tardanza indegna.
Non venir seco tu, ma resta appresso
al re de Greci a procurar laiuto,
che gi pi duna volta a noi promesso
e per ragion di patto anco dovuto."
Cos parla e linforma, e poi che l messo
le lettre ha di credenza e di saluto,
toglie, affrettando il suo partir, congedo,
e tregua fa co suoi pensier Goffredo.
Il d seguente, allor chaperte sono
del lucido oriente al sol le porte,
di trombe udissi e di tamburi un suono,
ondal camino ogni guerrier sessorte.
Non s grato a i caldi giorni il tuono
che speranza di pioggia al mondo apporte,
come fu caro a le feroci genti
laltero suon de bellici instrumenti.
Tosto ciascun, da gran desio compunto,
veste le membra de lusate spoglie,
e tosto appar di tutte larme in punto,
tosto sotto i suoi duci ognuom saccoglie,
e lordinato essercito congiunto
tutte le sue bandiere al vento scioglie:
e nel vessillo imperiale e grande
la trionfante Croce al ciel si spande.
Intanto il sol, che de celesti campi
va pi sempre avanzando e in alto ascende,
larme percote e ne trae fiamme e lampi
tremuli e chiari, onde le viste offende.
Laria par di faville intorno avampi,
e quasi dalto incendio in forma splende,
e co feri nitriti il suono accorda
del ferro scosso e le campagne assorda.
Il capitan, che da nemici aguati
le schiere sue dassecurar desia,
molti a cavallo leggiermente armati
a scoprire il paese intorno invia;
e inanzi i guastatori avea mandati,
da cui si debbe agevolar la via,
e i vti luoghi empire e spianar gli erti,
e da cui siano i chiusi passi aperti.
Non gente pagana insieme accolta,
non muro cinto di profondo fossa,
non gran torrente, o monte alpestre, o folta
selva, che l lor viaggio arrestar possa.
Cos de gli altri fiumi il re tal volta,
quando superbo oltra misura ingrossa,
sovra le sponde ruinoso scorre,
n cosa mai che gli sardisca opporre.
Sol di Tripoli il re, che n ben guardate
mura, genti, tesori ed arme serra,
forse le schiere franche avria tardate,
ma non os di provocarle in guerra.
Lor con messi e con doni anco placate
ricett volontario entro la terra,
e ricev condizion di pace,
s come imporle al pio Goffredo piace.
Qui del monte Seir, chalto e sovrano
da loriente a la cittade presso,
gran turba scese de fedeli al piano
dogni et mescolata e dogni sesso:
port suoi doni al vincitor cristiano,
godea in mirarlo e in ragionar con esso,
stupia de larme pellegrine; e guida
ebbe da lor Goffredo amica e fida.
Conduce ei sempre a le maritime onde
vicino il campo per diritte strade,
sapendo ben che le propinque sponde
lamica armata costeggiando rade,
la qual pu far che tutto il campo abonde
de necessari arnesi e che le biade
ogni isola de Greci a lui sol mieta,
e Scio pietrosa gli vendemmi e Creta.
Geme il vicino mar sotto lincarco
de lalte navi e de pi levi pini,
s che non sapre omai securo varco
nel mar Mediterraneo a i saracini;
choltra quei cha Georgio armati e Marco
ne veneziani e liguri confini,
altri Inghilterra e Francia ed altri Olanda,
e la fertil Sicilia altri ne manda.
E questi, che son tutti insieme uniti
con saldissimi lacci in un volere,
seran carchi e provisti in vari liti
di ci ch duopo a le terrestri schiere,
le quai, trovando liberi e sforniti
i passi de nemici a le frontiere,
in corso velocissimo se n vanno
l ve Cristo soffr mortale affanno.
Ma precorsa la fama, apportatrice
de veraci romori e de bugiardi,
chunito il campo vincitor felice,
che gi s mosso e che non chi l tardi;
quante e qual sian le squadre ella ridice,
narra il nome e l valor de pi gagliardi,
narra i lor vanti, e con terribil faccia
gli usurpatori di Sion minaccia.
E laspettar del male mal peggiore,
forse, che non parrebbe il mal presente;
pende ad ognaura incerta di romore
ogni orecchia sospesa ed ogni mente;
e un confuso bisbiglio entro e di fore
trascorre i campi e la citt dolente.
Ma il vecchio re ne gi vicin perigli
volge nel dubbio cor feri consigli.
Aladin detto il re, che, di quel regno
novo signor, vive in continua cura:
uom gi crudel, ma l suo feroce ingegno
pur mitigato avea let matura.
Egli, che de Latini ud il disegno
chan dassalir di sua citt le mura,
giunge al vecchio timor novi sospetti,
e de nemici pave e de soggetti.
Per che dentro a una citt commisto
popolo alberga di contraria fede:
la debil parte e la minore in Cristo,
la grande e forte in Macometto crede.
Ma quando il re fe di Sion lacquisto,
e vi cerc di stabilir la sede,
scem i publici pesi a suoi pagani,
ma pi gravonne i miseri cristiani.
Questo pensier la ferit nativa,
che da gli anni sopita e fredda langue,
irritando inasprisce, e la ravviva
s chassetata pi che mai di sangue.
Tal fero torna a la stagione estiva
quel che parve nel gel piacevol angue,
cos leon domestico riprende
linnato suo furor, saltri loffende.
"Veggio" dicea "de la letizia nova
veraci segni in questa turba infida;
il danno universal solo a lei giova,
sol nel pianto comun par chella rida;
e forse insidie e tradimenti or cova,
rivolgendo fra s come muccida,
o come al mio nemico, e suo consorte
popolo, occultamente apra le porte.
Ma no l far: prevenir questi empi
disegni loro, e sfogherommi a pieno.
Gli uccider, faronne acerbi scempi,
svener i figli a le lor madri in seno,
arder loro alberghi e insieme i tmpi,
questi i debiti roghi a i morti fino;
e su quel lor sepolcro in mezzo a i voti
vittime pria far de sacerdoti."
Cos liniquo fra suo cor ragiona,
pur non segue pensier s mal concetto;
ma sa quegli innocenti egli perdona,
di vilt, non di pietade effetto,
ch sun timor a incrudelir lo sprona,
il ritien pi potente altro sospetto:
troncar le vie daccordo, e de nemici
troppo teme irritar larme vittrici.
Tempra dunque il fellon la rabbia insana,
anzi altrove pur cerca ove la sfoghi;
i rustici edifici abbatte e spiana,
e d in preda a le fiamme i culti luoghi;
parte alcuna non lascia integra o sana
ove il Franco si pasca, ove salloghi;
turba le fonti e i rivi, e le pure onde
di veneni mortiferi confonde.
Spietatamente cauto, e non oblia
di rinforzar Gierusalem fra tanto.
Da tre lati fortissima era pria,
sol verso Borea men secura alquanto;
ma da primi sospetti ei le munia
dalti ripari il suo men forte canto,
e vaccogliea gran quantitade in fretta
di gente mercenaria e di soggetta.


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