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Pubblicata il: gennaio 20, 2014 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1285 | Valorazione:

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Tatanka Iyotake Toro Seduto Indiani Lakota - Siux 1830-1890

DISCORSO DI TORO SEDUTO

Sono nato sulle Colline Nere (Black Hills), le montagne madri del mio popolo.
Mi chiamarono Lento, ma sapevo che un giorno, mi sarei conquistato un altro nome. Allora non sapevo neppure dell'esistenza dei bianchi. Ero un Indiano, e prima ancora di essere indiano, ero un Lakota, e tra i Lakota appartenevo alla trib guerriera pi valorosa: gli Hunkpapa. La nostra fierezza era immensa.
I nostri guerrieri erano temuti da tutte le trib vicine. Il nostro territorio di caccia era enorme, nel cuore delle grandi pianure. Avevamo molti cavalli e il nostro popolo non conosceva la fame da molte lune. S, posso dirlo, ero fiero di essere un Lakota, fiero di essere un Hunkpapa.
A quattordici anni non volli pi essere un ragazzo. Non ero molto alto, ma ero forte e vigoroso. Mi sentivo un uomo e tutta la trib doveva sapere quanto ero coraggioso.
Era gi passato molto tempo da quando avevo abbattuto da solo il mio primo bisonte, con un arco costruito da mio padre. Cos vidi che un gruppo di guerrieri si stava preparando per un'escursione, seppi che era giunto il tempo per farmi notare. Guardai i guerrieri che si allontanavano due a due per recarsi al loro appuntamento e quando gli ultimi lasciarono l'accampamento, li seguii senza farmi notare. Ma sulla collina dove si erano radunati, non ero atteso...che cosa ci facevo l? Gli uomini mi ignorarono in silenzio.
Come dovevo essere ridicolo, col mio piccolo arco buono solo per cacciare uccellini. Mio padre mi si avvicin; tenendo il mio pony per la criniera gli dissi "Veniamo anche noi". Vidi nel suo sguardo che era fiero di me. Mi disse solo: "Hai un buon cavallo. Cerca di fare qualcosa di valoroso". Quindi mi diede un 'bastone da colpi', una lunga asta con l'estremit ricurva, sulla quale erano attaccate delle piume d'aquila.
Era l'arma suprema del coraggio. Avevamo cavalcato a lungo, quando un esploratore ci avvert che una banda di Crow stava venendo verso di noi. Quindi ci appostammo dietro una collina per prepararci al combattimento. Dipinsi il mio corpo di giallo e il mio pony col rosso di guerra. Gli altri non prestavano attenzione a ci che facevo. Alcuni coprivano la bocca e le narici dei loro cavalli con l'erba di medicina per renderli veloci come il vento. Altri, con lo scudo al braccio e il corpo nudo attendevano il segnale. "Hoka Hey!". Spronando il mio pony coi talloni, sfrecciai dritto verso i nemici, col mio bastone da colpi in mano. Dopo un attimo di stupore, anche i guerrieri della nostra banda caricarono per non restare indietro. Ma avevo un buon vantaggio e la mia cavalcatura era veloce. Ero in testa al gruppo.
Ci stavamo avventando sui Crow; colti di sorpresa, si diedero alla fuga. Mi lanciai all'inseguimento come un pazzo, incosciente come poteva esserlo un giovane Hunkpapa. Uno dei nemici cap che l'avrei raggiunto presto e scese a terra per incoccare una freccia. Ma nel mio cuore e nella mia testa non m'importava nulla di quell'arco e quella freccia! Avevo sete di gloria, sete di combattere. Mi scagliai su di lui, mi porsi e lo colpii violentemente all'avambraccio nel momento in cui tese il suo arco. La freccia vol in cielo. Io gridai e urlai a pieni polmoni; "On hey! Io, Lento, l'ho battuto!". Altri guerrieri riuscirono a raggiungere dei Crow in fuga e quel giorno vi furono famosi combattimenti. Poi radunammo i trofei, prima di rientrare al nostro accampamento.Giunti in prossimit dei tip, ci fermammo per attendere l'alba, quindi, con frastuono di zoccoli, il nostro gruppo entr nell'accampamento gridando vittoria. I cavalli girarono attorno alle capanne e ogni valoroso grid a voce alta le azioni brillanti di cui era stato capace. Io restai indietro, perch non ero ancora un vero guerriero, ma mio padre venne a cercarmi. Mi mise tra i capelli una penna d'aquila - la penna che ha gi toccato le nuvole! - e mi ricopr da capo a piedi con i colori della vittoria. Quindi mi fece salire su un magnifico cavallo e mi port con lui gridando: "Mio figlio ha battuto il nemico. E' valoroso. Gli do il nome di Tatanka Iyotake, Toro Seduto!".
Non abbassai lo sguardo; al contrario, guardai fiero davanti a me. Meritavo la ricompensa. Non ero stato solo un valoroso che si era mostrato coraggioso, ero stato il primo a toccare il nemico. Quella sera partecipai alla danza della vittoria e mostrai molte volte come avevo battuto il Crow mentre puntava la sua freccia su di me. Mio padre offr due cavalli in mio onore. Il mio cuore volava come il falco. Le grida delle ragazze, gli applausi degli uomini, gli sguardi di tutti mi montarono la testa e mi inebriarono. Mi ero guadagnato un nuovo nome, Toro Seduto, un nome sacro del quale mio padre mi aveva considerato degno. Pronunciai questo nome nella testa e sentii penetrare dentro di me la forza e lo spirito del bisonte, che da allora non mi lasci pi. Non era un nome come gli altri, era stato dato a mio padre da un bisonte che si era avvicinato al bivacco allestito con tre compagni di caccia. Il vecchio bisonte, col capo chino verso l'erba mormorava incessantemente: "Bisonte Seduto, Bisonte che Salta, Bisonte che Monta, Bisonte Solitario...rappresentano i quattro stadi della vita del bisonte". Mio padre era anche uno sciamano rispettato e aveva una grande conoscenza delle cose sacre. Prese per s il nome di Bisonte Seduto, ma dopo la prima prodezza lo don a me, per chiamarsi poi fino alla morte Bisonte che Salta. Nel mondo dello Spirito nulla viene lasciato al caso. So che se mi stato dato il nome del Bisonte, per vegliare sul mio popolo come il Sole-Bisonte veglia sugli uomini. Dopo la mia prima prodezza da guerriero, mio padre mi port con s sulle colline: "La forza del braccio e il coraggio sono grandi cose, ma non sono nulla senza l'aiuto di una 'visione'. Solo una visione ti conceder alleati tra le creature del cielo, dell'acqua e della terra. Un uomo senza visione un uomo senza potere".
Quindi mi condusse da Sognatore del Sole, il pi grande sciamano. Poteva trasformarsi in un animale, sapeva predire il futuro e comandava la pioggia. Lui e mio padre mi prepararono a quella che doveva essere la mia prima visione. Poco a poco, le pietre, gli alberi, gli animali, tutto il piccolo mondo che mi circondava divenne propizio per la visione.Non lo vedevo con gli occhi dell'abitudine. Avevo l'impressione di comprendere e di divenire di volta in volta la potenza delle rocce, il tronco rugoso degli alberi o le code rosse che volavano sui cedri. E' una cosa difficile da spiegare, ma vedevo tutte le creature dell'universo in una maniera sacra. E sentivo le loro voci che supplicavano con me. Il vento soffiava: "Verr la voce del Grande Mistero", e i rami che sterminavo ripetevano senza sosta: "Si verr, verr, la voce sacra". Il sole si lev, ma non sapevo pi se era l'alba del primo o del secondo giorno. Il tempo sembrava non esistere pi, mentre la mia invocazione era diventata rauca come quella di un animale. All'improvviso, un'aquila maculata apparve in cielo da ovest e si mise a volteggiare sopra di me, come fossi stato la preda sulla quale gettarsi. Non era che un punto tra le nuvole, ma i miei occhi potevano vedere ciascuna delle sue piume, il globo lucido del suo occhio e i suoi artigli. Ogni cerchio che compiva mi aspirava sempre pi, finch mi trascin con s in cielo. Non sapevo pi se ero io stesso o se ero l'aquila. Tra le mie braccia sentivo il fruscio dell'aria e vidi le quattro pertiche ornate coi nastri sacri allungarsi a dismisura. L'aquila e il vento cantavano all'unisono: "Mio padre mi ha donato questa Nazione; un duro compito proteggerla!", e la mia bocca ripeteva le stesse parole. Pronunciandole, sentii il 'potere' invadermi e sommergermi, spingendo su di me come la pelle nuova di serpente. I miei occhi risplendevano di lacrime, mentre comprendevo il significato profondo di quelle parole. Sapevo che quella sarebbe stata la gloria, ma sarebbe stato anche dolore.
Come il bisonte, l'aquila un animale sacro.
Le sue piume sono paragonabili ai raggi del sole e le sue ali le permettono di volare cos in alto da poter avvicinare Wakan Tanka ed esserne messaggera. Quel giorno, con la voce dell'aquila, il Grande Spirito mi confid il destino del mio popolo. M'avvert in anticipo che sarebbe stata una missione difficile (...). Nei giorni difficili non sono i forti a soffrire di pi, ma i deboli, che si ritrovano ogni giorno sempre pi bisognosi. Un capo deve sapere ascoltare la sua gente, soprattutto i pi indifesi. E' a loro che deve pensare, non alla sua gloria personale.
Io, che ero pazzo per la guerra, calmo ora la mia collera e la mia sete di combattere per diventare poco a poco un seguace della pace. La pace con l'uomo bianco durata circa otto anni, perch l'uomo rosso paziente. I bianchi hanno rispettato solo a met le parole del trattato e noi abbiamo chiuso un occhio. Io, Toro Seduto, so sopportare con pazienza, ma quando la misura colma, guai a chi mi ha fatto salire il fuoco alla testa! Ho riunito il Gran Consiglio, ho chiamato tutta la mia gente alla guerra e ho inviato messaggeri ovunque: "Siamo in guerra, unitevi a me al mio accampamento, uniamoci per una grande battaglia contro i soldati!". Dalle colline, dalle montagne, dai confini della prateria, i guerrieri mi raggiunsero a migliaia.
Al di l delle nostre differenze, siamo tutti fratelli, e i fratelli si radunano per cacciare il lupo quando si avvicina troppo al tip. Gli Oglala di Cavallo Pazzo, I Minniconjou di Luna Nera, i Cheyenne di Cavallo Piccolo, gli Arapaho, gli Yanktonais, i Piedi Neri, i Cheyenne del Sud...gli indomiti Santee di Inkpaduta e anche alcuni Brul che disconobbero il loro capo Coda Maculata. Tutti risposero all'appello della guerra. Giovani valorosi bramosi di combattere, vecchi guerrieri dal passato glorioso e intere famiglie lasciate a morire di fame nelle 'agenzie' dell'uomo bianco.
Solo gli Oglala di Nuvola Rossa furono sordi al richiamo, ma Jack, figlio del capo, ci raggiunse senza ascoltare suo padre. L'accampamento non smetteva di crescere e non si contavano le danze e le feste che si tenevano ogni giorno. Gli amici si ritrovavano. Bande di ragazzini andavano e venivano sui loro pony. Le ragazze cercavano quadrifogli nella prateria, come portafortuna per quando i giovani cercano la loro compagna. Eravamo come sciami d'api ronzanti e ogni arrivo di un nuovo gruppo era salutato dagli annunci degli urlatori e dal chiasso di coloro che si ritrovavano.Ma venne il momento di affilare i coltelli e di fabbricare punte per le frecce.
Venne il momento di prepararci a combattere. Due Lune venne scelto per comandare i Cheyenne, mentre io avrei guidato i Lakota. Cos decise il Consiglio. Poco dopo feci trasferire l'accampamento in un luogo propizio per una grande Danza del Sole. Era l'epoca in cui il Sole pi alto e tutte le forze della vita sono pi potenti. Vi erano tutte le condizioni per una buona Danza che rafforzasse il mio popolo. Fui designato per guidare la cerimonia e fu senza dubbio una delle pi grandi Danze del Sole mai eseguite dalla mia gente.
La fierezza invase il mio cuore vedendo il gran numero di guerrieri ai quali venivano dipinti di rosso mani e piedi. Avendo fatto voto di offrire al Grande Mistero una copertura scarlatta, avanzai a torso nudo fino al luogo sacro. L, davanti a tutti, mio fratello Bisonte che Salta procedette con l'offerta. Con un coltello e un punzone, tagli cinquanta pezzi di carne da ciascuna delle mie braccia, mentre salmodiavo delle preghiere. L'offerta del proprio corpo l'unica che possiamo fare a Wakan Tanka, perch solo il nostro corpo ci appartiene. Possiamo sacrificare degli animali o far bruciare del tabacco e delle erbe. Ma non sono cose che ci appartengono veramente. Ecco perch il Grande Spirito ascolta coloro che gli offrono la loro carne.
In questo modo, nulla di buono viene senza dolore. Non vi primavera senza il freddo dell'inverno che purifica il terreno. Per germogliare, il seme deve perforare il suolo. Quindi danzai fissando il Sole, mentre il sangue colava dalle mie ferite. Ho danzato fino al crepuscolo, tra il frastuono dei tamburi e dei sonagli, in compagnia di tutti i giovani valorosi che offrivano la loro sofferenza per la vita della Nazione. Ho danzato tutta la notte e tutto il giorno seguente, fino all'ora in cui il sole si trovava dritto sopra gli uomini. Il mio spirito non mi apparteneva pi e vol oltre le nuvole. Vidi le giubbe blu che arrivavano come un branco di locuste, con la testa in basso perdendo i loro capelli. Caddero proprio nel nostro accampamento. Una voce parl alla mia testa: "Te li regalo, perch non hanno orecchi". Sorrisi, poi morii in un istante.
Credo sia stato Luna Nera che mi stese a terra e mi spruzz con acqua fresca. Quando ritornai tra i vivi, raccontai la mia visione e tutti si rallegrarono. Se i bianchi erano a testa in gi significava che sarebbero morti. Wakan Tanka aveva accettato la mia offerta; eravamo sotto la sua protezione. Ma avvertii i miei: i bianchi che sarebbero morti in battaglia erano un dono del cielo. Non avremmo dovuto spogliarli, n prendere i loro cavalli, altrimenti la maledizione si sarebbe abbattuta su di noi. Guai a chi brama le ricchezze dell'uomo bianco!
Poco dopo, vi fu una grande battaglia in cui massacrammo le truppe di Capelli Lunghi ( Generale Custer). Ancora oggi, i bianchi cercano di capire perch abbiamo vinto quel giorno, ma io so che la protezione del Grande Spirito ci guid e che il nostro popolo si batt per una giusta causa. Le giubbe blu non sono uomini come noi. Combattono perch il loro mestiere e non hanno nulla da difendere. A Forte Buford ho ceduto le armi e i cavalli...quei cavalli sui quali ho galoppato a lungo, battendo i miei nemici. Non ho avuto il coraggio di farlo da solo. E' stato mio figlio Piede di Corvo che l'ha fatto per me . Qualche luna fa ho visitato la citt pi grande dell'uomo bianco e i prodigi che pu offrire mi hanno riempito di ammirazione.
Ma per le vie della citt ho visto dei bambini che tendevano la mano come mendicanti. E' stata una visione cos miserabile che il cuore mi doleva e ho dato loro i pochi soldi che avevo in tasca. Come potranno i bianchi prendersi cura dell'uomo rosso se lasciano morire in miseria i loro stessi figli? Sembra che a loro interessino solo il potere e il denaro! Il loro appetito non ha limiti. A loro non basta prendere le nostre colline e le nostre praterie, vogliono rubarci anche l'anima. Mandano i nostri figli nelle loro scuole affinch imparino a vivere come loro. Vogliono che ascoltiamo le parole del loro Dio scritte in un libro, ma il nostro libro sacro sono il vento, la pioggia e le stelle.
Vogliono che diventiamo contadini che lavorano per loro. Porto il nome del bisonte e non sar mai come un animale domestico rinchiuso. Vogliano che dimentichiamo il potere del cerchio per vivere nelle loro case quadrate; che rinunciamo alle nostre danze e alla nostra 'medicina'. E alcuni dei nostri sono cos disperati che si prestano ad abbandonare la 'via rossa'. I nostri fratelli dimenticano le forze che sono state in nostro potere: il bisonte, la pipa e il cerchio. E quelle forze ci abbandonano... Il mondo dell'uomo bianco ha l'insolenza dei guerrieri vittoriosi.
Ma solo la pietra dura nel tempo. Pu darsi che un giorno il 'potere' dell'uomo bianco rinasca, come un albero congelato che ricresce dalle sue radici...


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