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Pubblicata il: giugno 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1011 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
"Non crede, caro il signor T., che si presenti giustappunto il caso di
farmi salire in casa sua? Ritengo sia il minimo che lei debba fare, date
le circostanze". A terra, l'ampia gonna in stile scozzese
scompostamente ripiegata verso l'addome, la ragazza sui ventiquattro
anni mi guardava con fare piuttosto scanzonato, le sue lunghe trecce
oscillando ad ogni movimento del capo. Non mi chiesi neppure come
faceva a conoscere il mio nome. D'altra parte, l'urto non mi sembrava
essere stato tanto violento da provocare quel capitombolo.

"Date le Che? Non le sembra di esagerare, carissima".

"Eva. Eva Farinelli", mi disse con tono sprezzante e con quell'aria da
ragazzina viziata che, in seguito, imparai molto bene a conoscere.

Ricordo benissimo. Pi che di un incontro si era trattato di uno scontro.

"Dagli esiti infausti", era solita ripetere, con sfacciata malizia, ogni volta che l'avvenimento le veniva rammentato.

E poi: "Bella la locomotiva!", non appena mise piede nella mia camera. "Davvero caratteristica!".

Si guard intorno e sembr meravigliarsi del fatto che quella fosse la mia casa.

"Sa cosa si dice di lei?", prosegu mentre scopriva il ginocchio ancora leggermente sanguinante.

"Attenta, brucer un poco, signorina"

"Farinelli" e, a questa sua immediata replica, versai con cautela un
po' di disinfettante sulla ferita, sogghignando benevolmente alla
smorfia che si materializzava sul suo volto.

"Garza e cerotti sono sul tavolino, mia cara. A sua disposizione. Credo
che, ora, lei possa benissimo provvedere a medicarsi da s".

Seduta sul letto, il ginocchio sbucciato leggermente piegato verso
l'alto, il braccialetto d'oro che tintinnava alla caviglia, Eva ricambi
il mio sarcasmo con un brillante sorriso. Le cose sembravano sempre
scivolarle addosso.

"Comunque, dicevo"- prosegu come se il suo pensiero non fosse mai stato
interrotto- "la gente pensa che lei possieda un grandissimo talento
ma". Tacque e quel silenzio mi sembr decisamente artificioso,
calcolato.

Senza dubbio, si sarebbe aspettata da me un'occhiata interrogativa o una
qualsiasi altra reazione che per non venne. Mi limitai a voltarle le
spalle con la massima tranquillit, fingendo di tornare nel soggiorno.

"Mi sarei, infatti, immaginata di trovare molti bei dipinti appesi alle
pareti", incalz inclinando leggermente la testa da un lato. Allora,
com' naturale, la treccia destra si abbass verso il basso,
accompagnata da un contrapposto movimento dell'altra.

"E invece che delusione! Nulla di interessante, a parte la locomotiva Beh, caratteristica!".

Che la locomotiva apparisse, a quei candidi occhietti scuri,
"caratteristica" era ormai fuori discussione. Che la sua sfacciataggine
mi risultasse parecchio fastidiosa era altrettanto evidente. Seduta sul
letto cominci a dondolare avanti e indietro la gamba sana.

"Insomma, lo sa, la gente dice che come artista avrebbe potuto dare di pi Soprattutto dopo la Ninfa alla fonte".

"Ah, s? E, se mi lecito saperlo, a lei questa cosa interessa tanto?
In ogni caso, ragazzina impertinente, tu credi di saper tutto?", e quel
"tu" echeggi in modo strano nell'aria, come una nota stonata
all'interno di una perfetta armonia di suoni. "Devo precisare" -
continuai- "che si tratta della Ninfa alla selva. Probabilmente,
signorina Farinelli, lei si confonde".



Fu cos che Eva entr con la forza di un uragano nella mia piatta
esistenza d'artista squattrinato e senza ispirazione. D'altronde, era
proprio questa la definizione che la gente andava ripetendo alle mie
spalle ormai da anni.


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