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Pubblicata il: giugno 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1299 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
"Mi perdoni, signor Mancinelli, il vecchio fienile dei Mattei ancora
in piedi?", chiesi quasi per caso, fingendo un certo disinteresse per la
risposta. Il mio interlocutore non parve meravigliarsi di
quell'insolita domanda, si carezz i capelli bianchi con la mano
sinistra e, circondato da nuvole di fumo, tir una profonda aspirata dal
bocchino della pipa.

"Il vecchio fienile dei Mattei giusto", rispose quasi seguendo un
altro ordine di pensieri, "dopo la morte dei vecchi coniugi Che vuole,
il loro unico figlio partito per l'America avendo conosciuto quella
ragazzotta del Texas insomma, per farla breve, tutte le loro propriet
sono state abbandonate, sono andate in rovina. La fattoriase la
ricorda? Era cos florida, a quei tempi! Beh, dicevo", prosegu dando
un'occhiata fuori dalla finestra, dove continuava ad imperversare il
maltempo, "la fattoria divenuta il rifugio prediletto per ogni sorta
di animali: topi, pipistrelli, bisce. Persino le civette ci costruiscono
i nidi".

Rise. L'odore di tabacco era sempre pi pungente, l'anziano guardiano si
interruppe, soffi dalla bocca altre nuvole bianche, aggrott le folte
sopracciglia e, proprio quando ormai disperavo di ottenere da lui
l'informazione che desideravo, aggiunse: "Ma lei, se non sbaglio, mi
aveva chiesto del fienile. Il "fienile dei fantasmi", come dice il mio
caro nipotino con la su banda di marmocchi. Le ho parlato di mio nipote?
Un bel ragazzino, biondo, robusto, di undici anni! Bando alle
divagazioni: la vecchia stalla se ne sta ancora l, mezza scassata,
accanto alla miniera di rame, con quattro robuste assi che ne sbarrano
l'ingresso. Aspetta in religioso silenzio, come tutti noi del resto, che
il vento, una bufera di neve oppure -che ne so- un terremoto se la
portino via!" e pronunci la seguente frase con tono solenne,
probabilmente scorgendo in quella fatiscente costruzione la grave
metafora della condizione umana.



"Emanuele, per una volta devo riconoscere che hai avuto ragione Venire
qui mi ha fatto bene. Stanotte ho dormito come non mi accadeva da
tempoMi sento veramente rinata! Che ore sono?". Eva scendeva dalle
scale, appena sveglia, i capelli neri arruffati, il pesante pigiama
largo sopra il suo esile corpo, il segno del cuscino sul viso.

"Ma che ore sono?", replic e concluse la frase con un interminabile,
gustoso sbadiglio. Poi, non appena si accorse della presenza del signor
Mancinelli, nascose a stento un momentaneo imbarazzo, realizz, nella
frazione di secondo immediatamente successiva, che si trovava nelle
condizioni di ricevere un ospite in pigiama e decise di affrontare
l'inaspettato contrattempo dando sfoggio di tutta la sua abilit
femminile. Il repertorio era piuttosto vasto: si copr con la mano la
bocca semiaperta sgranando gli occhioni scuri e fingendo un ingenuo
stupore, cominci poi a sbattere le palpebre e, con la voce pi suadente
e fanciullesca che aveva, si present all'anziano signore tendendo
mollemente verso di lui il braccio. Come affascinato da tanta,
imprevista grazia, l'anziano guardiano ritrov d'incanto la cavalleria
dei suoi giorni migliori, ricevette il braccio di Eva con un leggero
inchino e, sfiorando con le labbra la mano di lei, proruppe in uno
splendido "Enchant" che mi lasci a lungo divertito.

"Eva, il signor Mancinelli il custode dell'antico castello che hai
potuto ammirare strada facendo. Ricordi? Sar una decina di minuti da
qui. Ebbene, ho una sorpresa per te. Il nostro ospite, infatti, ci ha
poco fa concesso l'onore di farci da cicerone Come hai ben immaginato,
ti comunico che oggi pomeriggio il castello a tua disposizione".

Detto ci, lanciai un'occhiata complice al vecchio guardiano, il quale
rispose con un sorriso e con una lunga boccata di fumo. La meraviglia di
Eva fu evidente, pari solo alla sua gioia. Cerc di darsi un contegno,
si irrigid sulla schiena e si limit a dire: "Finalmente qualcosa di
molto, molto interessante!".



Il vecchio fienile dei Mattei si trovava proprio accanto alla miniera di
rame. Indossai impermeabile, cappello di lana e stivali, presi la
torcia elettrica e richiusi dietro di me il pesante portone. Eva dormiva
di un sonno profondo, persa con tutta probabilit nel sogno del
castello, tanto che ero riuscito a scivolare gi dal letto senza che lei
si muovesse di un solo millimetro. Di fuori, la pioggia aveva allentato
notevolmente la sua morsa e, per mia fortuna, pareva voler concedere
una tregua per l'intero corso della notte.

"Sono le tre e mezza", pensai, "e tutto sembra volgere nel migliore dei
modi. La giornata stata piuttosto intensa, la visita all'antica
roccaforte ha lasciato Eva veramente soddisfatta. Da tempo non la vedevo
cos felice! Continuava a ripetere, con quella sua aria da eterna
bambina, che aveva avuto la sensazione di essere una regina Ma ora
basta!. Fra qualche ora ogni cosa sar sistemata, ogni errore riparato".
E mi avventurai per il sentiero fangoso che si inerpicava nel bosco,
risoluto a compiere il mio intendimento.



Il mio piede scivolava ad ogni passo ed avevo pi volte rischiato di
rotolare per terra. Le radici degli alberi, l'irregolarit del terreno,
la mancanza d'illuminazione (mi ero ben presto reso conto che il fascio
di luce della torcia finiva inesorabilmente inghiottito dall'oscurit)
non rendevano affatto agevole il mio impervio cammino. Mi trascinavo
cos, con il rischio di perdere l'orientamento, fra sterpi, rovi e
foglie imputridite e intanto pensavo che avrei dovuto prevedere tutte
quelle difficolt e provvedere, nelle prime ore del pomeriggio, ad
effettuare un prudente sopralluogo.

Eppure i ricordi giovanili cominciavano a riaffiorare, rinfrancandomi: a
poco a poco, infatti, i rumori della foresta, ogni scricchiolio dei
rami, ogni gibbosit del suolo mi furono familiari come quando, da
bambino, correvo a nascondermi nella vecchia miniera sfidando il buio
fitto; oppure quando, di buon mattino e anni pi tardi, cercavo di
sorprendere, fra i rami o nel florido sottobosco, un cervo, un coniglio o
una qualsiasi altra preda, sopraffatto dall'impulso di cacciare.

Gradatamente mi persuasi che quella foresta era da sempre una mia fidata
alleata, che mi avrebbe protetto che, infine, sarebbe stata lei ad
indicarmi la via da seguire, come sempre aveva fatto. Allora il mio
incedere si fece pi sicuro, il movimento delle gambe sempre pi rapido,
tanto che mi sembr di volare via il ponte sul torrente e superai,
senza nemmeno accorgermi, l'ultima insidia della palude finch, di
fronte a me, comparve la miniera e, proprio l accanto, come uno spettro
levato sopra la testa di un fanciullo terrorizzato, il fienile dei
Mattei!

Levai il capo di fronte a quella visione e mi feci beffa delle quattro
assi incrociate (s, era proprio come aveva detto il vecchio
Mancinelli!) che avevano l'insulsa pretesa di sbarrarmi il cammino Non
sarebbero certo bastate, pensai, e non sarebbero bastati neppure cento
feroci cani da guardia! E come un pazzo, con calci e pugni, fracassai la
porta marcia del fienile e in un attimo fui dentro come sette anni
prima, con la stessa rabbia, con la stessa disperazione Dentro!

Non avevo alcun dubbio: nessuno aveva pi messo piede in quel fienile da
quando ne avevo sbarrato la porta. Tutto sembrava come quel giorno:
l'ascia ancora incastrata nel tronco, i grossi chiodi, ormai
arrugginiti, sparsi a terra e, pi in fondo, il pesante armadio di legno
che cos bene copriva l'intercapedine

Sbarazzarsi dell'armadio fu pi facile di quanto mi fossi immaginato. Un
istante dopo, come in balia di una violenta febbre, stringevo nel pugno
i fogli ingialliti con gli schizzi in carboncino dei corpi seminudi
delle quattro divinit, con le loro rotondit delicate e sinuose, ma
maledettamente cos distanti dalla magnificenza della Ninfa alla selva !
Poi, finalmente, ecco i tre dipinti originali



Li avevo fatti a pezzi con l'ascia e tutto quanto era finito in un rogo
purificatore: carta, tele, colori Avevo ancora davanti a me il rosso
intenso della fiamma e nelle narici l'odore pungente della cenere
quando, aprendo il portone, mi sentii addosso gli occhi sconvolti,
bagnati di pianto, di Eva che ripeteva fuori di s, in una confusa
cantilena, "Dove sei stato, dove sei stato".

La pendola, allora, rintocc le sei..


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