La Poesia

La casa della poesia
non avrà mai porte





Il più grande sito italiano di poesie e racconti

Entra o Registrati Che metta del giusto animo il pellegrino che bussa alla casa della poesia.


La Poesia | Antologia completa | Testi più votati | Ricerca avanzata | Rss Feeds | Invio materiale

    Poesie e racconti
» Poesia antica greca e latina
» Poesia dialettale italiana
» Poesia italiana
» Poesie inedite
» Poesie straniere tradotte
» Racconti inediti e/o celebri

  Filtra le poesie e racconti
Più lette
Più votate dagli utenti

  Felice Pagnani
Disegni
Sito Poesia
In ricordo

   Iscrivermi alla newsletter
Iscrivendoti alla newsletter riceverai la info dei nuovi materiali pubblicati.
Nome E-mail

Titolo/Autore Testi    ricerca avanzata
Pubblicata il: giugno 13, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 1043 | Valorazione

Occhio al medio ambiente | Invia per per e-mail

  
Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Due giorni dopo, di mattina, il padrone di casa venne a bussarmi. Lo
sentii gridare il mio nome da dietro la porta. Trovai alquanto strana la
cosa. Risposi mentre ero ancora sdraiato nel letto, un po' stordito per
il brusco ed insolito modo di ridestarmi.

"Un momento", gridai uscendo con un balzo dalle lenzuola stropicciate,
il cuscino nuovamente a terra. Ultimamente il mio sonno doveva essere
stato piuttosto convulso. Da qualche giorno, infatti, trovavo al mio
risveglio il cuscino gettato sul pavimento, ad almeno un metro dal
letto.

Ebbi appena il tempo di guardarmi allo specchio, il volto scavato, la
barba incolta, di ammirare ci che restava di me, quando il vecchio
batt nuovamente sul legno della porta con un colpo ancora pi violento,
accompagnando quel gesto con un perentorio annuncio: "Signor T., ci
sono visite!".

A quelle parole provai una strana sensazione. Chi poteva essere?
Indossai la camicia bianca e mi diressi con passo rapido verso il mio
mattiniero e inaspettato visitatore.



"Perdoni il disordine, miss"

" Brown", continu la donna, pronta a levarmi dall'impaccio, avendo
intuito che il suo nome mi era sfuggito gi al momento delle
presentazioni. Mi guard, poi, con un sorriso divertito, lasciando
intravedere una fila perfetta di denti, bianchi e ben allineati, che
spiccavano nel colore scuro della pelle. Il viso rotondo, due amabili
fossette che si scolpivano nelle guance al movimento delle labbra,
"credo che si stia chiedendo come faccia, io, a sapere di lei", disse.

Era naturale. "Probabilmente c' un equivoco, un errore di persona", pensai.

I miei pensieri furono, d'altra parte, interrotti nuovamente dalle
parole della donna. I capelli pettinati all'indietro, una perfetta
parlata italiana, miss Brown non sembrava per nulla stupita del mio
vistoso imbarazzo. Anzi, credo che indovin immediatamente il mio
pensiero perch, senza perdere tempo, aggiunse: "Ha gi fatto colazione?
Ho visto che qui davanti c' un grazioso Caff Beh, la aspetto gi,
signor T.".

A quelle parole la mia sorpresa (inutile dirlo) quadruplic e subentr
in me un sottile senso di timore, come se avessi avuto qualcosa da
nascondere. La vidi ridiscendere, con assoluta tranquillit, il primo
gradino. Quindi si volt: "Dimenticavo: sono qui per la Ninfa alla
selva. Ricorda?". Allora cominciai ad intuire il senso dell'inaspettata
visita.



Il Dream Caf, a dispetto del nome cos ricco di significato, era una
modesta caffetteria gestita da immigrati tunisini ormai da una decina
d'anni. Mohammed, il proprietario, nel corso delle mie sempre pi
frequenti colazioni, si era pi volte dilungato a raccontarmi la storia
avventurosa della sua famiglia.

"Mio nonno era proprietario di venti cammelli", soleva ripetere con un
senso di fierezza tutto particolare. "Ah, che bei tempi, quelli! Venti
grossi, robusti cammelli" e mentre lo diceva alzava il mento sporgente,
si passava la mano sul viso e guardava, con aria trasognata, dietro il
bancone semicircolare dove campeggiava una gigantografia con la scritta
"Tunisia" in bella mostra.

" aspetto una persona", disse miss Brown, seduta al tavolino nell'angolo a destra del bancone.

Mohammed, in piedi davanti a lei nella sua consueta veste di cameriere, a
quella frase aveva accennato un mezzo inchino, fatto un leggero passo
indietro e, proprio nell'atto di girarsi, si era accorto del mio
ingresso nel suo Caff.

"Ciao, signor T.!" e, nel dire ci, allung il passo dall'ampia falcata e
mi si fece incontro. "Passata bene la serata? La tua fidanzata, quella
graziosa signorina coi capelli scuri"

"Eva, Mohammed. Si chiama Eva", lo interruppi.

"S giusto, Eva Dicevo Eva, appunto" e si sistem il colletto bianco
della divisa, " stata qui ieri pomeriggio e mi ha detto che l'altra
sera ecco: crede di aver esagerato!".

"Beh, caro Mohammed, questo lo so bene da me. Sono felice che anche lei
si sia, per una volta, resa conto della cosa, ma non vedo la necessit
di venirlo a raccontare a te".

Il tunisino, allora, abbass gli occhi scuri sul pavimento e finse di
giocare col piede su una macchia secca di caff. Toss e ritorn dietro
al bancone, dove si rimise ad asciugare le tazzine pulite e ad
armeggiare con la macchinetta dell'espresso. Alle sue spalle spiccava,
per un particolare accostamento cromatico, un'oasi verdeggiante
circondata dalla gialla sabbia del deserto e sovrastata, nell'azzurro
fin troppo intenso del cielo, dalla scritta "TUNISIA" cui si aggiungeva,
al modo d'un sottotitolo, "mon amour", scritto con caratteri pi
minuti.



"Mi scusi di nuovo, signorina Brown, per l'attesa. Ho cercato di rendermi il pi presentabile possibile", dissi.

Ma lei non sembrava dar peso alle mie giustificazioni. "Senza dubbio",
proseguii con tono scherzoso, "Mohammed le avr raccontato..".

"Dei trenta cammelli del nonno?", rispose sorridendo la donna.

Rimasi, per un attimo, sbalordito dall'improvvisa crescita del numero dei cammelli posseduti dal nonno di Mohammed.

"Trenta?!", replicai bonariamente. "Allora, ultimamente, il buon
Mohammed ha provveduto ad una riconta del bestiame. Fino a ieri erano
soltanto venti!".

"Non stato difficile rintracciarla, sa? Qui la gente parla ancora di
lei Nonostante che dopo l'incidente, intendo dire", cominci la donna
facendosi pi seria. "Non voglio entrare, ad ogni modo, nel merito
della questione. E' cosa che riguarda esclusivamente lei e poche altre
persone. Anche se, le dir, non comprendo pienamente le ragioni del suo
comportamento. Tuttavia, come dicevo poc'anzi, sono affari suoi. Quello
che pi mi preme di sapere da lei se", e si interruppe come se
lasciasse passare un altro pensiero, "se disposto a lavorare per noi.
Su commissione. Diciamo, un piccolo ciclo di cinque lavoretti".

"Miss Brown", risposi, " una richiesta ultimamente un tantino fuori
luogo. Dopo l'incidente ecco, nulla pi come prima. Ho chiuso. La
gente non pu capire, lei non pu capire. La mano trema, la testa si
rifiuta di collaborare, le idee si dissolvono in un denso fumo. Tutto
ci risulta insopportabile."

La donna rimase per un attimo a fissarmi in silenzio. Il tunisino, nel
frattempo, erigendosi con la sua mole su un lato del tavolo, attendeva
l'ordinazione in perfetto silenzio.

"Un caff doppio, Mohammed e", detto ci, spostai lo sguardo verso la mia ospite.

"Anche per me, grazie", concluse la signorina Brown.

L'intervento del padrone del caff serv, per il mio momentaneo
sollievo, a distogliere l'attenzione dal discorso da poco cominciato.
Non appena Mohammed si fu allontanato, la mia ospite si limit ad
allungarmi un biglietto da visita. "Ci pensi", disse. "Sappia che la
Ninfa alla selva il pezzo pregiato della nostra collezione. Tuttavia,
come ben sa, senza il ciclo completo, cos come prevedeva il disegno
originario, il suo valore risulta notevolmente sminuito".

Fuori, attraverso la vetrata, potevo distinguere nitidamente le persone
accalcarsi all'interno dell'autobus diretto verso la citt. Era una
giornata di sole. L'inverno alle porte, la fine del mese oramai vicina.
Pensai per un attimo al vecchio padrone di casa, alla giovane inquilina
che l'aveva sorpreso all'interno della sua camera, con le mani nel
cassetto della biancheria. Nascosi a stento il mio divertimento. La
ragazza se ne era andata, l'anziano signore aveva sparlato di lei a
destra e sinistra: quando qualcuno, per celia, gli domandava di quella
storia, egli era solito rispondere con un cenno della mano, simile al
gesto di chi vuole scacciare una mosca, seguito da una parola poco
appropriata per indicare una signorina per bene.


 Commenti degli utenti

Non ci sono commenti...



Protected by Copyscape DMCA Takedown Notice Violation Search
1 2 3 4 5
Come ti è sembrato?     Scarso
Eccellente    


Ti proponiamo i Racconti inediti e/o celebri più letti

» Oscar Wilde LA BALLATA DEL CARCERE DI READING
» Howard Phillips Lovecraft LESTRANEO
» Saint Germain IO SONO COSCIENZA, INTELLIGENZA, VOLONTA 3
» Saint Germain PENSARE E CREARE 5
» SAINT GERMAIN LAutorit 12
Gli ultimi Racconti inediti e/o celebri pubblicati

» Preghiera alla Luna
» Davide Zocca- Hate for fgm is my only God ( English )
» Giovanni G. A. Tozzi - Monologo di un macigno
» La nostra vita segreta
» L'aquilone
» monik elena _ io e te


    Una pubblicazione proposta fra le tante presenti nel sito
UN AVARO CHE CALUNNIA IL FIGLIO Tu che hai una montagna di denaro, quanto raramente pu possederne un altro cittadino, Paterno, un soldo non lo di e dormi su un forziere, come quel drago enorme, cantato dai poeti,

    Statistiche generali
Pubblicazioni
6763
Autori registrati
3725
Totali visite
15458296
Categorie
35

Eliminare i file cookie | Torna su   

2000, 2020 © La-Poesia.it | Fondato da Felice Pagnani e adesso curato da Manuel Pagnani.