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Pubblicata il: ottobre 24, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 647 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
I SILENZI DELLA LUCE

E un bel giorno, come non accadeva da anni; certo, anche oggi ho dovuto inventare la mia meridiana, fare a pugni con le tenebre che mi
porto dentro, ma almeno ho una nuova coscienza.
Mi sento viva, anzi, la vita mi scoppia dentro col suo fragore, non posso contenerla, e ho imparato a domare i silenzi della luce, gli spettri di quel sole che mi morto davanti agli occhi.

Non vedo da quattro anni, da quando ne avevo venti, ed buio integrale davanti a me. La mia mente, alla perdita di un senso cos importante, aveva reagito imponendo il lutto totale al mio intimo, e cera proprio da perdere il senno in quel black-out. Non posso affermare daver superato tutte le prove di questa corsa ad ostacoli che la mia esistenza, e quel mondo spento che mi si rivolta dentro, spettinato e con un incarnato diafano, ancora morde i miei spasimi, e tuttavia ho adottato altre strategie per un armistizio con le tenebre, che mi avevano costretta al conflitto con lambiente che mi circonda.

A volte mi prende il desiderio di correre e spalancare il cielo insieme a tutta la luce che contiene, poi versarmela addosso come fosse una secchiata dacqua fresca; e vorrei guidare la mia auto, oltrepassare il limite Il limite! E una parola farsene una ragione! E proprio questultima che mi ringhia contro, e trovo veti ovunque, una segnaletica di rigori che mi fa diventare idrofoba! Qualcuno me lo fa notare, ma io lo ignoro. Mi sono rassegnata, che parola difficile da pronunciare!, mi sembra davere la cuscuta sotto la lingua, quando sono costretta ad ammettere che non mi resta altro. Tutti i desideri hanno il verme dellimpossibile.

Un glaucoma pigmentario, curato con trattamenti non appropriati, mi ha condannata ad essere invisa alla luce per sempre, e negli anni ottanta, questa patologia, nella maggior parte dei casi, irreversibile.
Dopo lotte e ribellioni sono uscita dalla mia trincea e sono rientrata nellesercito regolare dei viventi. Accolgo ogni sfida, abbatto barriere e ostacoli - montagne dei miei percorsi accidentati - e punto al traguardo; investo fino allultimo spicciolo di risorsa per sentirmi a norma, con le stesse opportunit degli altri. Il pensiero ha vista acuta, le parole hanno gambe agili e scattanti, e ho imparato a vezzeggiare limmaginario, a mettere la museruola alle fauci della paura, per andare oltre gli impedimenti, la preclusione.

Frequento lezioni regolari allUniversit, pratico il nuoto in piscina, ho tanti interessi che hanno acceso altre prospettive; raggi artificiali, certo, ma io ho legittimato questo nuovo stato, lalternativa soccombere sotto limmane peso del dramma, fra gli strali di un mondo insolente, fedifrago, che ha pi volte minacciato di schiacciarmi se cedo allinerzia. Linterdizione alla luce, quando ne prendi atto, ti sconvolge fino al dissesto mentale; e le cose vorticano intorno, come sagome senza senso, non sai pi andare, non hai pi strade ma scarpate; ovunque.

Accettare approssimazioni di vita, i decimali delle cose, come omaggi beffardi di un destino che su di te ha rivolto la sua collera, non semplice. Ho lottato contro questi aspidi, e ho chiuso i conti con i rimpianti e la rivolta interiore: sublimare inquietudini e istinti gregari di rigetto, riconvertire con altre viste sul mare, lunica svolta possibile. Il primo anno stato durissimo; ricordo che mi precipitavo sui muri per accendere gli interruttori della luce, e non mi bastava la risposta crudele, dopo un po la mia mano ritentava, spinta da pulsioni inconsce, da una mente che non accettava la realt. Prima che il sipario allungasse le sue ombre sui miei occhi, amavo contemplare la natura in ogni sua manifestazione, e ritrovarmi anche questa porta sbattuta contro, stato arduo, durissimo.

Mi facevo accompagnare al mare, nei primi tempi del disastro, accettavo questi pasti frugali di vita, e nel contempo mi ribellavo; avvertivo intorno i fasti splendenti di quella natura integra, ne percepivo i profumi, ne ascoltavo i versi e le voci, e mi ritrovavo con gli spasimi, il desiderio morboso di guardarmi intorno. Una volta quasi urlai a Dio: ma perch hai reso la vita cos bella e irresistibile? Perch? Per farmi un dispetto? Il mondo si era contratto in me, con difficolt raggiungevo le sue espansioni, avvertivo il fermento del vivere come un cerchio incombente, e allora mi fermavo in ascolto, per placare la mia impotenza, domare a frustate gli occhi della mente, nel vuoto che mi stordiva. Vedevo con i suoni, a volte violini, altre percussioni che aggredivano i miei recettori, ormai sensibilissimi.

Ora vedo con gli occhi del mio cane; io e lui ci parliamo, ci scambiamo i privilegi; abbiamo idiomi diversi, certo, ma pochi sanno quanto questi animali siano intelligenti nel comprendere, acuti nel presentire.
E vedo anche con i sensi che mi sono rimasti, che hanno triplicato il volume e lefficienza, ho antenne paraboliche ovunque, e non permetto agli occhi altrui il sopravvento sui miei, solo perch sono indigente di sole; e tanto meno dessere travolta dai cingoli di una luce ambigua. Ho radar infallibili rettifico! quasi infallibili, per torcere le lunghe membra della menzogna, e costringerla alla resa. Non sono sottomessa, e non voglio pietismi, n amo essere circondata di riguardi eccessivi. Non mi convince lappellativo non vedente, da revisionare, da riportare alla zecca per un nuovo conio. Non salto di gioia nemmeno quando mi chiamano diversamente abile. Vorrei essere trattata come persona normale, e basta.

Le parole sono lampioni alla mia strada, e non importa se a volte vinciampo, so rialzarmi.
Poi sei arrivato tu. Non chiedermi di ricordare quando, o dove, non lo so, ho rimosso levento. Strategie mentali che ignoro, hanno omesso i dettagli di quella memoria, vivo con limpressione che tua abbia sempre fatto parte degli arredi del mio tempo. Le tue lezioni di autostima, trasfusioni di pura dignit, mi hanno attraversato come torrenti sotterranei, falde altrimenti in secca.

Non mi hai compatita, n trattata da diversa, devo anzi riconoscere che il tuo modo dessere severo con me stato terapeutico, perch le tue parole sono state elementi che hanno irrorato lintimo, la mia mente, che poi ha espresso altre attitudini, nuove inclinazioni. Ho inconsciamente resistito a questo sentimento, lho respinto, fino a quando tu mi hai fatto sentire unimbecille. Con queste parole: - Perch ti difendi da me, eh? Spiegamelo! Cretina! Se non la pianti ti piego come un vestito logoro e ti porto in una discarica, almeno qui ti sentirai al tuo posto!
Basta! Finiscila dessere cos brutale con te stessa. Perch sei assillata da questa assurda indegnit? Vuoi spiegarmelo?

Fui io a ripiegare il mio orgoglio come un vestito logoro, e quel cielo lontanissimo, del quale avevo scordato il colore, mi restitu la coscienza, senza riserve di rifiuti codardi, mettendo due ali daquila a quel sentimento scaraventato in un ripostiglio del cuore.

Non voglio pensarci, mi vergogno.

Stasera col mio cane, dopo la lezione alluniversit, voglio andare allOrto Botanico, ci vado spesso. Ci andavo anche prima, e conosco ogni angolo, mi tutto familiare, qui. C un legame stretto, parentale, con la natura; ho fatto la pace con questa Signora del Creato da qualche tempo... Qui sento una strana attrazione versi i sistemi immensi dellUniverso, richiami quasi ancestrali allorigine. Come fosse un processo involutivo che mi riporta indietro; difficile spiegare quando lequilibrio dei sensi viene stravolto dalla mancanza di quello pi importante. Il ritmo assordante del progresso non si sente, o quasi, ed leggero anche il traffico dei miei pensieri; tutto il frastuono giunge come eco sommerso. E il silenzio mi dice tante cose. Non uninsidia qui, il silenzio; a volte sono portata a sostenere che magniloquenza di Dio, per redarguire i suoni aspri del mondo Forse cos.

Sento il senso dappartenenza a questi luoghi immuni, ai suoi processi, che neppure la mancanza di luce non pi in grado dinquisirne i tratti - pu profanare. Poich non posso trattenermi nella superficie del visibile, mi limito a scandagliare in profondit il senso delle cose. Puoi giungere alla conclusione che anche le pietre hanno unanima. Lintimo di una persona alla quale stata preclusa la visione dei propri orizzonti, quello di percorrere vie di pensiero che prima non sospettava, attratta comera in unorbita dapparenze. Dopo il primo impatto con questo nuovo corso di vita, i giorni mi tramontavano contro, erano cerchi chiusi, ora ne arresto la fuga con i mezzi che mi sono rimasti. La mia una vita che non ha le sue carte in regola, noto la tessera mancante, ma non pu essere alibi per proclamarne lassenza. Ho il passaporto per un nuovo viaggio.

Certo, osservo il mondo a una distanza di sicurezza, ne scruto i suoni, ne filtro il tacere, e lacero la coltre di buio attraverso la parola, inseguendo i fili che mi portano allordito della societ in cui vivo. Ora non minfastidiscono i rintocchi delle campane; gli anni scorsi queste scansioni producevano strani effetti in me, comprese le ore che a casa mia cadevano dallorologio a pendolo come foglie morte, riflettendo echi sinistri nei miei stati intimi. Non mi tormento nel tentativo estremo e parossistico dindovinare i tratti somatici delle persone che incontro, le considero vite in transito che amo; e basta. Lideazione certo iperattiva e frenetica, perch tutti i requisiti dellessere sono rivolti al mio mondo ipogeo, e cos che gli occhi della mente acquistano nuove e insospettabili diottrie, per questioni di compenso.

Che splendore lOrto Botanico!, e tutti i versi degli uccelli che impazzano in questaria estiva ovattata, mi fanno sentire desserci al mondo.
Gorgheggi di rondini, e trilli che rimuovono scorie, zirli di cicale e concerti di piccoli viventi, mi fanno amare le cerimonie della natura. E poi c il messaggio di Renzo, ieri lho letto nel mio pc, uno speciale; per fortuna il progresso non si dimentica di quelli come me. Un messaggio che mi ha caricata in modo esponenziale. Renzo lavora poco lontano da qui, lo sto aspettando in questa scranna di legno, sotto uno faggio svettante. Ho fissato in me indelebilmente le parole del suo messaggio: Sai, qualcuno mi ha riferito che in Canada ci sono stati interventi su persone affette dalla tua stessa patologia, e tanti sono stati i successi Sappi che ti porter anche in capo al mondo, pur di restituirti la luce. Non dimenticare che io ci sono, non sei sola
Le tue parole sanno come braccare le mie insicurezze, per questo tu sai essere vento e io libert.

Col messaggio di Renzo leclissi diventata parziale.
Vi ho gi detto che lentusiasmo forte, oggi; il pensiero corre a duecento allora. I raggi prepotenti di questo sole appassito dentro il mio sguardo, mi dispensano comunque calore. Sento che il giorno si sta arrotolando nei crinali dei monti vicini; il cane mi lecca le mani e mi chiede dalzarmi; ma allimprovviso arriva lui, il mio est e il mio ovest, punti cardinali ai quali non pensavo pi.


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