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Pubblicata il: settembre 18, 2013 | Da: Redazione
Categoria: Racconti inediti e/o celebri | Totali visite: 552 | Valorazione

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Redazione
Sono Manuel figlio di Felice, contento di portar avanti il lavoro di mio padre.
Vittorio Baccelli

Il derviscio

Il derviscio rotante aveva iniziato a danzare da bambino, nella sua citt c'era una moschea ove i maestri insegnavano questa arte che era soprattutto una mistica preghiera.
Le lezioni di musica e di danza si alternavano ad uno studio profondo dell'islam filtrato attraverso una conoscenza sufi con un forte sottofondo zoroastriano.
A quindici anni il derviscio gi si esibiva pubblicamente con altri danzatori molto pi anziani di lui.
Coltivava anche un'altra passione, la pittura. La sua pittura era astratta ed i suoi quadri erano molto apprezzati anche fuori dal suo paese.
Mentre in estasi ruotava si rese conto che il suo punto di consapevolezza lentamente si spostava ed in quei momenti il derviscio scivolava verso differenti realt.
Quando riusc a controllare con sicurezza lo spostamento il derviscio decise d'abbandonare i compagni e si trasfer nella campagna londinese.
Aveva acquistato una casa colonica che trasform in studio di pittura, una grande stanza fu invece arredata per la sua danza con tappeti sul pavimento, arazzi alle pareti ed un imponente impianto stereo in un angolo.
La vendita dei suoi quadri, affidata ad un gallerista londinese, stava andando a gonfie vele ed il derviscio sempre pi affinava la sua danza che sapeva essere un atto mistico.
La musica suonava per ore e lui ruotava, ruotava al suo ritmo, la rotazione spingeva la mente alla preghiera mentre il suo punto di consapevolezza scivolava, non pi incontrollabile, ma controllato, e fluttuava verso le pi varie dimensioni, e sempre pi con esattezza riusciva a scegliere il punto che lo trasportava nelle realt da lui volute.
Una in particolare l'attraeva prepotentemente, il suo ruotare lo trasportava su un verde morbido prato colmo di fiori, in questo luogo si vedevano boschi lontani, l'aria profumava d'incenso, il caldo sole diffondeva una morbida luce dorata.
Spesso sul prato bambini giocavano e tutto trasudava pace e serenit.
Un giorno mentre nella sua stanza ruotava davanti a due amici pittori che se ne stavano seduti su cuscini in un angolo, il derviscio spost il punto di consapevolezza verso il prato ed il mondo che tanto amava.
Gli amici esterrefatti lo videro dapprima farsi trasparente, poi pian piano sparire mentre seguitava a girare, a girare sempre pi velocemente.
Il derviscio si trov sul prato che tanto amava, fu circondato da bambini che lo invitavano a danzare.
E lui inizi a ruotare, a ruotare mentre nell'aria si levavano le melodie che lo guidavano nella danza.
Sulla terra il derviscio non fu mai pi visto.


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La moto sfrecciava lungo i viali alberati della citt,viali male illuminati,ma Nico non se ne curava affatto,volava leggero come una piuma e sembrava accarezzarle le strade,cavalcando il suo mostro d'acciaio.La mezzanotte era passata da un bel p e la luna brillava nel cielo con occhio vigile e premuroso; Nico curvo sulla moto, correva sempre pi impaziente di arrivare,ma il tragitto era ancora lungo.

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