Il Bittegone
Tanti anni fa, nel 1984, sono capitato al "Bittegone di Felice Pagnani" per acquistare un pezzo di ricambio per il mio Apple. Notai con sorpresa come il titolare, evidentemente Pagnani, su mia richiesta spiegasse con precisione e abbondanza di dettagli il funzionamento del pezzo da me richiesto, nonostante l'ammontare infimo, 15 mila lire all'incirca, del mio acquisto. Infimo, sapendo che a quell'epoca un Apple-compatibile, importato per primo da Pagnani e battezzato Susy5, costava dalle 3 alle 5 milioni. Anche se situato all'estremo opposto della città, sul raccordo all'altezza della Tuscolana, da quel giorno mi recai periodicamente al Bittegone per immergermi in un'atmosfera che fu quello del ritrovo di giovani appassionati di informatica che trovavano lì materiali e conoscenze all'avanguardia, grazie alla presenza di Felice Pagnani, che coagulava attorno alla sua magnetica persona una grande quantità di personaggi dalle professionalità più disparate, ma tutti accomunati dalla determinazione di conoscere questo nuovo strumento dell'informatica, che solo allora cominiciava timidamente ad essere accessibile ad una massa più ampia.
Moltissime persone a Roma sono state accompagnate nei loro primi passi informatici dal paziente e sempre disponibile Pagnani, che mai si è chiesto se il tempo e l'energia così impiegati gli avessero portato beneficio economico o meno, preoccupato come era esclusivamente di trasmettere le sue conoscenze a chi veramente ne avesse interesse o bisogno. In tanti anni che ho avuto l'occasione di frequentarlo, non l'ho mai sentito dire di "no" a qualcuno, neanche quando questo qualcuno oggettivamente non avrebbe "meritato" la sua attenzione.
Fortunatamente un atteggiamento così serio e generoso ha anche portato ad un certo successo commerciale, grazie alla grande fiducia riposto nel sua agire, che sommava alla serietà del metodo anche delle sempre perfette intuizioni riguardanti le evoluzioni e le tendenze di un mercato che allora era in stato embrionale. Capiva fra i primi l'importanza della assistenza completa, a iniziare dalla configurazione della macchina, a chi volesse acquistare un personal computer, capiva la necessità di garantire realmente la fornitura di uno strumento collaudato e funzionante al cliente. Ma questo non fu da lui considerato ulteriore fonte di guadagno, ma semplicemente il suo dovere di fornitore.
Il Bittegone così si trasformò in Computerline srl per poter affrontare efficacemente la sempre crescente attività. Uno dopo l'altro si dovevano aggiungere nuovi locali, fino a trasferirsi, arrivato all'apice del successo, in una ampia sede appena fuori dal raccordo sulla Flaminia. Il successo e l'ingrandirsi della struttura non hanno però minimamente cambiato il Felice del Bittegone, che è rimasto sempre il sicuro punto di riferimento, non solo per l'occasionale ed incerto acquirente singolo, ma anche per grosse strutture che in lui apprezzavano la capacità tecnica e la serietà nel trattare gli affari.
Diversi anni dopo le intuizioni di Pagnani, il Mercato ha scoperto, ahimè, l'affare personal computer, ed è iniziata la guerra al massimo ribasso dei prezzi, riducendo a mero elettrodomestico uno strumento estremamente complesso e comunque fonte di una grande quantità di problemi connessi al suo utilizzo. Anche se tutto questo fu intuito con grande anticipo da Felice, tuttavia non riuscì ad imporre alla struttura, ormai troppo pesante, la nuova rotta che lui cercava di delineare. Così, negli anni di crisi della prima metà degli anni novanta Pagnani lasciò l'attività perché lui mercante non lo era mai stato e mai lo sarebbe potuto o voluto diventare.
Si ritirò nel suo studio denso di ricordi dei suoi frequenti viaggi orientali, e, con un sottofondo costante di musica, prevalentemente classica, si dedicò a scrivere articoli per riviste di informatica, a creare CD Rom multimediali di alta qualità quando quel termine per i più fu ancora sconosciuto. Fu chiamato a ristrutturare una rivista che stava sull'orlo del fallimento, cosa che fece con il suo solito impegno e la sua illimitata fantasia, portando in poco tempo le vendite a livelli prima mai raggiunti, ed avviando allora la rubrica "L'uomo e l'informatica", dove raccontava, in una serie di articoli assolutamente non convenzionali, il suo rapporto con il personal computer, prevedendo con larghissimo anticipo, come era suo solito, l'enorme impatto che l'adozione massiccia e diffusa del computer avrebbe avuto sulla cultura di massa.
Finalmente cominciò ad insegnare nei corsi di formazione professionale, dove, oltre a redigere con successo numerosi progetti per corsi di tecnici multimediali, riscosse subito un tale successo che non fu in grado, questa volta, di dire "si" a tutte le richieste che volevano lui come docente, tenendo spesso già due lezioni giornaliere da 5 ore ciascuna. Molti sono i giovani a cui ha potuto così trasmettere parte della sua lunga esperienza nel campo dell'informatica ma soprattutto la sua innata passione per il lavoro ben fatto e l'entusiasmo nell'utilizzo del computer come strumento creativo. Molti sono i giovani che grazie al suo insegnamento hanno trovato un futuro professionale degno dei suoi insegnamenti, e molti sono i giovani che lo ricordano con gratitudine e con affetto.
Ultima fra le sue creazioni è un sito su internet, dedicato alla poesia, una sua passione presente dall'infanzia, ed unico nel suo genere per dimensioni e contenuti. Come sempre il suo impegno nella realizzazione del sito era totale, però sembrava avere più importanza di qualsiasi altra cosa, sembrava avere fretta nel completarlo, per quanto fosse chiaro che mai avrebbo potuto essere completato in quanto era aperto alla pubblicazione di poesie inedite di scrittori inediti, un'area del sito in continuo aumento. All'interno del sito della poesia, solo pochi mesi fa, ha avviato il giornale on-line che ha voluto chiamare "ai bordi" perché voleva che raccogliesse articoli da tutte quelle persone che non riuscivano fare proprie le opinioni preconfezionate che la nostra società del consumo ci propina instancabilmente. Seguiva con particolare soddisfazione le statistiche dei visitatori del suo sito, numeri che ben presto hanno raggiunto livelli medi di tutto rispetto e in cui vedeva la conferma di questa sua ultima intuizione, che cioè di gente che usa la propria testa e che sente l'esigenza di esprimersi liberamente c'è n'è in grande quantità e che a questa gente bisogna dare la possibilità di esprimersi, al di fuori dei canali istituzionali e quindi al di fuori della logica della produttività e del denaro. Inutile dire quindi che la sola idea di sfruttare commercialmente il successo del suo sito lo fece arrabbiare, o meglio, lo rattristava, perché arrabbiato, adesso che ci penso, non l'ho mai visto.
Comune a tutte queste attività, solo apparentemente eterogenee, è l'imperativa esigenza di Felice di essere utile a chiunque avesse bisogno di lui. E utile lo è stato davvero, grazie alla sua profonda capacità e alla sua umile generosità.
Rimane, per noi tutti che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, un grande vuoto, che viene colmato soltanto da tanti bei ricordi. Ricordi, però, ancora in grado di suscitare entusiasmo e vitalità, esattamente come lo fecero ogni volta le sue parole e le sue sempre ferventi idee.

peter landser