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(Per la vostra cara morta, il suo amico). 2 novembre 1877 - "Quando sui boschi obliati l'inverno più s'adombra Tu piangi, o prigioniero solitario alla soglia Perché questo sepolcro gemino, nostro orgoglio, Ahimè! solo d'assenti grevi fiori s'ingombra. Invano Mezzanotte cade nella penombra, Non odi, gli occhi fissi t'esalti nella veglia Fino a che sull'antica poltrona nel barbaglio Dell'estremo tizzone appaia la mia Ombra. Chi sovente desidera la Visita non deve Premer con troppi fiori la pietra che solleva La mia mano col tedio d'una forza sepolta. Anima al chiaro fuoco tremante di sedere, Per riviver mi basta se alle tue labbra ascolto Il soffio del mio nome mormorato alle sere". |