Malarmé
"UNA TORBIDA NEGRA DAL DEMONIO SQUASSATA..."
Una torbida negra dal demonio squassata
Vuol gustare una bimba triste di frutta nuove
E già anche colpevoli nella veste bucata,
Quell'ingorda s'appresta alle scaltrite prove:

Al suo ventre compara due mamme piccolette
E sì alto che mano non lo saprà tenere
Essa dardeggia il palpito buio delle scarpette
Simile a qualche lingua inabile al piacere.

Contro la nudità paurosa di gazzella
Che trema, sopra il dorso come un folle elefante
Attendendo riversa e ammirandosi, ella
Alla bimba sorride con la bocca abbagliante;

E tra le gambe dove la vittima si china,
Nera una pelle alzando aperta sotto il crine,
Il palato s'avanza di quella bocca strana
Pallida e rosa al pari di conchiglia marina.

 

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