CITTA
II
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In alcuni punti, dalle passerelle di rame, dalle piattaforme, dalle scale che girano intorno ai mercati e alle colonne, ho creduto di poter giudicare la profondità della città! E' il prodigio di cui non ho potuto rendermi conto: quali sono i livelli degli altri quartieri, sopra o sotto l'acropoli? Per lo straniero della nostra epoca, è impossibile accertarlo. Il quartiere commerciale è un circo di un unico stile, con gallerie ad archi. Non si vedono botteghe, ma la neve della strada è calpestata. Alcuni nababbi, rari quanto coloro che vanno a spasso in una mattina di domenica a Londra, si dirigono verso una diligenza di diamanti. Alcuni divani di velluto rosso; vengono servite bibite popolari, il cui prezzo varia da ottocento a ottomila rupie. All'idea di cercar teatri in quel circo, io rispondo a me stesso che le botteghe devono contenere drammi abbastanza cupi. Penso che ci sia una polizia; ma la legge deve essere tanto strana, che rinuncio a farmi un'idea degli avventurieri di qui. Il sobborgo, elegante quanto una bella via di Parigi, è favorito da un'aria di luce; l'elemento democratico consta di alcune centinaia d'anime. Anche là le case non si seguono; il sobborgo si perde bizzarramente nella campagna, la «Contea» che empie l'occidente eterno delle foreste e delle piantagioni prodigiose, ove i gentiluomini selvaggi dànno la caccia alle loro cronache sotto la luce che è stata creata. |
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