METROPOLITANA
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Dal deserto di bitume fuggono in linea retta, sbandandosi con gli strati di bruma digradanti in bande orribili nel cielo che s'incurva, arretra e scende, formato dal più sinistro fumo nero che possa fare l'Oceano in lutto, gli elmetti, le ruote, le barche, le groppe. - La battaglia. Alza la testa: quel ponte di legno, arcato; quegli ultimi orti; quelle maschere colorite sotto la lanterna frustata dalla fredda notte; l'ondina grulla dalla veste frusciante, ai piedi dei fiume; quei crani luminosi nelle piantagioni di piselli, e le altre fantasmagorie. - La campagna. Quelle strade orlate di cancelli e di muri che contengono appena i loro boschetti, e gli atroci fiori che si chiamerebbero cuori e sorelle, damasco dannante di languore, - possessi di fantastiche aristocrazie ultrarenane, giapponesi, guaranì, atte ancora a ricevere la musica degli antichi, - e vi sono alberghi che, per sempre, non s'aprono già più; - vi sono principesse e, se non sei troppo oppresso, lo studio degli astri. - li cielo. La mattina in cui, con Lei, vi dibatteste fra quegli splendori di neve, quelle labbra verdi, quegli specchi, quelle bandiere nere e quei raggi azzurri, e quei profumi purpurei dei sole dei poli. - La tua forza. |
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