Arthur Rimbaud


PARATA



    Bricconi assai solidi. Parecchi hanno sfruttato ì vostri mondi. Senza bisogni, e poco ansiosi di mettere in opera le loro brillanti facoltà e la loro esperienza delle vostre coscienze. Che uomini maturi! Occhi inebetiti a guisa della notte d'estate, rossi e neri, tricolori, d'acciaio punteggiato di stelle d'oro; facce deformi, plumbee, illividite, incendiate; raucedini burlesche! Il portamento crudele degli orpelli! Vi sono alcuni giovani - come guarderebbero Cherubino? - dotati di voci terrificanti e di certe risorse pericolose. Vengono mandati a farsi uno stile in città, bardati d'un lusso disgustoso.

    O il più violento Paradiso della smorfia rabbiosa! Nessun paragone possibile con i vostri Fachiri e le altre buffonate sceniche. In costumi improvvisati, con il gusto dei brutto sogno, rappresentano scene elegiache, tragedie di malandrini e di semidei spiritosi come la storia o le religioni non sono state mai. Cinesi, ottentotti, zingari, scimuniti, iene, Moloch, vecchi pazzi, demoni sinistri, mescolano le burle popolari, materne, con pose e tenerezze bestiali. Interpreterebbero nuove opere teatrali e canzoni innocentissime. Giocolieri consumati, trasformano il luogo e le persone, e si servono della commedia magnetica. Gli occhi fiammeggiano, il sangue canta, le ossa si dilatano, scorrono lacrime e filetti rossi. Le loro celie o il loro terrore durano un minuto, oppure mesi interi. lo solo posseggo la chiave di questa selvaggia parata.

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